volume-11

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vanna d'Arco a Montépilloy nel 1429.

La liata dei vescovi di S. è conservata in un suo sacra-
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(da Morshe, T.C.I., Milano 1853, fig. 200)
Senigallia, diocesi di - Interno della chiesa della Croce, rifatta nel sec. xVII.
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(ftd. La Cignaya-Zenlis)
Senlis - Portale sud (sec. xili) dell'antica Cattedrale.
mentario (oggi nella Biblioteca di Ste-Geneviève [BB. 20]) che è del sec. IX, perché composta sotto il vescovo Adeberto ( $871-900$ ); ma la lista episcopale vi fu aggiunta al margine del canone della Messa, dopo l'elezione del vescovo Bernuino nel 937; altre mani vi aggiunsero i seguenti fino a Enrico del 1167 o 1168 . Il primo vescovo è s. Regolo, la cui festa si celebra al 24 apr.; dei sette successivi, non si hanno che i nomi; l'ottavo, Libanio, fu al Concilio del 511 a Orléans, dove si recò nel 549 Gonotierno; Mallulfo ca. il 584 è ricordato da Gregorio di Tours (Historia Francorum, VI, 46); Algomaro fu al Concilio di Clichy nel 627; Ermeno a quello di Noyon nell'814; Goffredo a quello di Parigi nell'829 e di Thionville nell'835; Offredo intervenne al Concilio di Trosly nel 909; tra i presuli più recenti si ricordano il card. F. Rochefoucauld (1615) e l'ultimo mons. J. A. de la Roquelaure, che mori arcivescovo di Malines, dove fu trasferito dopo che Pio VII nel Concordato del 1801 aveva unito la sede a quella di Beauvaia; Pio IX concesse al vescovo di detta diocesi di aggiungere i titoli delle soppresse diocesi di S. e di Noyon.

La Cattedrale, Notre-Dame, è una costruzione gotica dei secc. xil-xili con modifiche del sec. xvi. Essa fu edificata sul posto d'un edificio anteriore e di due altre piccole chiese all'incirca del sec. x; iniziato nel 1153, fu dedicata nel 1191; ma il largo transetto venne sistemato nel sec. xili. quando si eressero la sala capitolare e la Biblioteca annessa. L'interno misura m. 72 di lunghezza e le volte raggiungono m. 24 di altezza. Il coro è munito di deambulatorio, in cui si irradiano cinque cappelle. Le navatelle e il presbiterio hanno una galleria superiore che gira anche all'esterno. La facciata è fiancheggiata a sud dal campanile alto m. 78 con piano ottagono; nel portale centrale ( $\mathbf{1 1 8 5 - 9 0}$ ) il timpano è decorato con l'incoronazione della B. Vergine e con scene della sua dormizio e risurrezione; ai lati statue di profeti e i mesi dell'anno; i portali laterali sono in stile gotico fiammeggiante. L'antico episcopio con la sua cappella risale in parte al sec. xili. La chiesa di S. Pietro,

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(da A. Parrot, Archéologie mesopotamienne. Les étapes, Parigi 1818, p. 218, pp. 118)

SENNACHERIB - Il palazzo di S. nella pianta di Ninive.
oggi trasformata in mercato, era stata eretta nel 1029 ma di tale epoca resta solo il campanile nord, la cui faccia fu aggiunta nel 1432; l'altro a sud fu eretto nel 1615 ; la facciata è del 1516 . L'interno a tre navi è a pilastri con capitelli gotici decorati di figure fantastiche; il coro e il transetto sono del sec. xili. A destra della chiesa si trova la Biblioteca pubblica. L'antica chiesa di S. Framburgo, già collegiale è della fine del sec. xili e ad una sola navata; ora è ridotta ad officina. L'antica chiesa romanica di St-Aignan, con qualche aggiunta gotica, è stata trasformata in teatro; dell'antica chiesa dei Cordiglieri resta solo il portale, come per l'antica chiesa dei Carmelitani, che era stata eretta nel 1303. Il Vieux Château è costruito sull'edificio romano; esso servì di residenza regale da Clodoveo a Enrico IV. Sotto Luigi VI venne eretta la cappella in cui s. Luigi nel 1264 eresse il priorato di S. Maurizio e vi depose reliquie dei martiri della legione Tebana; venne demolita durante la Rivoluzione. L'Ospedale della Carità aveva annessa una cappella del 1706 trasformata in Musée de la Vênerie. Notevole era l'abbazia di St-Victor fondata nel 1062 dalla regina Anna moglie di Enrico I; oggi l'edificio è adibito a residenza del Collegio St-Victor diretto dai padri Eudisti. La chiesa risale al 1138, restaurata nel sec. xvir; il campanile è della fine del sec. xir, il grande chiostro annesso è del 1680. A 3 km . a sud-est di S. si trova l'abbazia "de la Victoire" fondata da Filippo Augusto dopo la battaglia di Bouvines; Luigi XI la rese filiale dell'abbazia di St- Victor di Parigi. Essa fu soppressa nel 1783. La chiesa fu ricostruita tra il 1472-1519.

Bibl.: L. Duchesne, Postes épisc. de l'anc. Gaule, III, Parigi 1912. pp. 115-18; E. Muller, S. et ses environs, Senlis 1896; E. Mâle, Le portail de S. et son influence, in Rev. de l'art ancien et moderne, 29 (1911), pp. 161-76; M. Aubert, S., $2^{\circ}$ ed., Parigi 1922; Cottineau, II, coll. 3004-3005. Enrico Josi

SENNAAR (ebr. Šin'ār). - Termine geografico che in alcune pericopi bibliche significa la terra di Babilonia, p. ex., Gen. 10, 10 sg. (persino in opposizione all'Assiria); ibid. 11, 1-9 (torre di Babele [v.]); Dan. 1, 2; Zach. 5, 11. In altre però sembrerebbe
indicare in senso più generale la Mesopotamia, come Jos. 7, 21, mentre in Gen. 14, 1.9 e Is. 11, 11 potrebbe anche indicare un'altra Šin'är al nord della Siria.

Il senso preciso della parola è quanto mai discusso e tale rimarrà finché non saranno pubblicati tutti i testi di Mari (v.). La parola corrisponderebbe all'accadico Sanhar, che occorre in tre testi assiri (lettere di el-'Amärnah) e tre testi hittiti di Boğazköj, fin qui trovati, nonché all'egiziano Šagr (Sangar), in tredici luoghi (Gardiner). In egiziano la parola indica un paese molto importante. Un termine egizio per la Babilonide, del resto, manca. Perciò Gardiner, nello studio più esauriente dell'argomento, pensa che significhi, come di preferenza nella Bibbia, la terra di Babilonia. Albright però 24 anni prima la localizzd nel paese di Hana, nel Medio Eufrate, attorno a Terqa. Gelb pensa che sia attorno a Kilis, presso Aleppo. Il p. R. de Vaux recentemente riprende l'opinione che originariamente significhi la regione attorno al Monte Sinğar, ad ovest di Mossul (greco Singara). L'identificazione con "Sumer" è abbandonata.

BibL.: W. F. Albright, Shine 'ar-Šanhar, in Am. Journ. of sem. lang., 40 (1923 sg.), pp. 123-33; I. J. Gelb, Shanhar, ibid., 23 (1936 sg.), p. 233 sgg.; A. H. Gardiner, Ancient Egypt, anomastica, I, Oxford 1947, pp. 209-12 (la migliore trattazione dell'argomento, con le bibl. antecedente); R. de Vaux, in Rev. bibl., 23 (1948), p. 339 sgg.
Fictro Noher

SENNACHERIB. - Re assiro (assiro ${ }^{d}$ Sinahhē-eriba "Sin mi ha dato un sostituto per i [suoi] fratellini [morti] "; ebr. Sanhēeribh), che resse l'Impero neoassiro dal 705 al 681 , al tempo del suo massimo splendore culturale. Ricorre in una scena drammatica narrata nella Bibbia tre volte (II Reg. 16, 13-19, 36; Is. 36-37; II Par. 32, 1-23) e in molte iscrizioni cuneiformi, che delineano il suo carattere.

Grande politico, S. ebbe passioni che potrebbero sembrare moderne: vivissimo interesse per le invenzioni tecniche, per l'arte edilizia, per la letteratura, specialmente sumerica, e la filologia dei vari dialetti del suo Impero (cf. Is. 36-37), per l'alpinismo da lui aggiunto alla caccia tanto prediletta da tutti i re neoassiri. La passione però per la regina preferita Naqi'a (prob. nome aramaico, dalla regione di Lahiru a mezzogiorno di Babilonia, assiro Zabätu "la pura v], donna di molta capacità politica, causó turbamenti che finirono con l'assassinio di S. Egli, che sotto il padre Sargon II (v.) aveva avuto la reggenza dei paesi Nairi e quella più difficile della Babilonia, si dimostrò in politica estera sempre moderato. Consentiva perfino a diminuzioni del vasto territorio, se la difesa ne risultava difficile. Ma si manifestó condottiero energico, quando le rivolte minacciavano il commercio, o l'onore dell'Impero lo richiedeva. Aspirava più al progresso interno del suo regno, a fargli sorpassare lo splendore della civiltà babilonese, che a conquiste militari. Succeduto al padre nel 705 , impiegò i primi due anni a raddoppiare ed abbellire Ninive (v.), dove costruì il "palazzo senza pari ", due cinture di mura più ampie, vari templi, strade e piazze larghissime; nei dintorni fece costruire una rete di canali, specialmente l'acquedotto grandioso di Jervan, descritto da T. Jacobsen e S. Lloyd. Introdusse il cotone a Ninive, creando una nuova industria per la sua grande popolazione, e la mirra. Un giardino botanico e zoologico fu aggiunto al Palazzo: nel parco erano tutte le specie di erbe, alberi fruttiferi e selvatici, che crescevano fra l'Amano e il Golfo Persico, e uno stagno circondato da boschetti, da alte canne e da cipressi, nei quali vivevano uccelli igirru, cinghiali, cervi.

Trascurò quindi, nei primi due anni del suo regno, di andare a Babilonia a condurre in processione a capodanno la statua di Bēl, rito richiesto per essere considerato re legittimo del trono di Marduk. Ne seguì una divisione fra i Babilonesi: gli uni restavano fedeli all'Assiria considerando S. re legittimo, benché non avesse ritualmente iniziato il suo regno a Babilonia; gli altri, irritati, presero l'avventuriero Marduk-sākir-šum e l'iniziarono re con il rito sacro. Mentre S. restava ancora lontano, gli Elamiti

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ed il loro alleato Merodach-Baladan (v.), deponendo l'usurpatore, s'affermavano una altra volta in Babilonia; ma nella campagna del 703. per un errore strategico di Mero-dach-Baladan, persero la doppia battaglia di Kutba e di Kiš. S. entrò trionfatore in Babilonia, ricevuto da amico, e i suoi valorosi soldati depredarono soltanto il Palazzo di Merodach-Baladan. S. conquistò (703702) le fortezze delle tribù caldee; mentre Merodach-Baladan si nascose nelle paludi agli sbocchi dell'Eufrate e del Tigri. Ritornato S. in patria, Biš-ibnl, servo del Palazzo istituito da S. re di Babilonia, non fu all'altezza del compito delicato, e un altro capo caldeo, Marduk-ušĕzib, spadroneggiava nei dintorni di Babilonia. S. accorse dunque anche nel 700 (probabilmente dopo la campagna in Giudea) e vinse e deportò molti dei Bír-Jalán, ma i due capi caldei fuggirono con navi a Nagitu-Raqqé, oltre il golfo, in terra elamitica. S. allora costituì suo figlio Aššur-nādin-šumí re di Babilonia, portando con sé l'incapace B8š-ibni al Palazzo di Ninive. Non c'era da sperare pace finché i fuorusciti caldei, guidati da Merodach-Baladan e dai suoi figli dopo la sua morte, non fossero sloggiati da NagituRaqqé. S. fece venire marinai e costruttori di navi dalla costa siro-fenicia e a Ninive si aprirono i cantieri per una flotta capace di trasportare un grande esercito; si costruì anche una via piana fra Opis e l'Eufrate per trasportare quelle navi per via terrestre. L'avanzata, iniziata nel 694, ebbe gran successo all'inizio, benché i Caldei sommergessero le terre tagliando le dighe; ma passata la grande armata al delta, Hallušu re d'Elam irruppe in Babilonide, prese Sippar e Babilonia, aiutato da «quinte colonne», fece prigioniero Aššur-nādin-šumí, io condusse in Elam e l'uccise. Allora il partito antiassiro si diede a grandi massacri epurativi; fece re Nergalušězib, che però poté mantenersi solo nelle città di Babilonia, Sippar e Borsippa. L'esercito di S., benché tagliato dalla patria e senza rifornimenti, visse la battaglia presso Nippur, prese vivo Nergal-ušězib, che a Ninive fu ucciso. Ma un altro principe dei Caldei, Mušĕzib- ${ }^{3}$ Marduk, si fece re di Babilonia; più di ogni altro odiato da S., chiamato dagli assiri Šuzub ( $=$ fuggitivo o), si alleò subito con Umanu-Menanu d'Elam. Nella battaglia sanguinosissima di Halūlé ( 693 ), della quale S.diede la migliore descrizione di battaglia nell'Oriente antico, lo Šuzub non soccombere. Ma quando più tardi Umano-Menanu fu colpito da paralisi nervosa, egli rimase solo di fronte a S., che sulle orme del padre aveva mobilitato persino le tribù arabe. Seguì l'invasione assira nel 690 , che finì con la presa, il saccheggio, e la distruzione della meravigliosa città di Babilonia; più del fuoco vi contribuil l'acqua, la quale, dopo che i soldati ebbero ostruiti i canali e specialmente l'Arabitu, invase la città e la rese paludosa e inabitabile. Dovettero emigrare gli stessi dèi, a Ninive, dove lo Šuzub fu giustiziato. Solo 11 anni più tardi la regina Naql'a, governatrice di Babilonia sotto il figlio Asarhaddon (v.), cominciò a bonificare e poi a ricostruire quella metropoli delle genti.

Nel vasto semicerchio che va dall'Elam fino alla Cilicia, dopo le devastazioni di Sargon II (v.) nell'Urartu (che cominciava già a riprendersi) vi fu calma durante il regno di S. Oltre spedizioni piuttosto alpinistiche, p. es., quella sul Judhi Dāgh, il celebre monte Nipur degli assiri, dove secondo gli antichi ricordi si era fermata l'arca di Utnapištim tra le acque del diluvio, è da ricordare quella del 702 nel paese di Elippi, a sud di Kirmanšăh, dove S. corresse la frontiera in suo favore di fronte all'Elam, fondando una sua cittadina Kar- ${ }^{3}$ Sinabfak-eriba ( $=$ fortezza di S. o). Alle porte cilicie, i generali di S. nel 796-95 si scostrarono con Kirun di Illabru, probabilmente greco che, condotto prigioniero a Ninive, fu per punizione scorticato, furono inoltre castigati i pirati appartenenti a quel popolo. Più a nord fu conquistato
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(da N. Schaller-W. Andrea, Die Kunst des Alten Orients. Berlino 168. tav. 10. Sennachernib - Navigazione e pesca sul 'Tigri. Rilievo in alabastro del Palazzo di S. a Ninive.

Til-Garimmu, ma fu perduta gran parte della Commagene e Militene.

Di maggiore interesse è la terza spedizione (701700) di S., contro una coalizione capeggiata al nord da Luli re di Sidone e al sud da Ezechia (v.) re di Giuda, sulla quale sono rimaste tre relazioni bibliche, differenti nel genere letterario e in parecchi particolari, e, a scegliere i più attendibili, due ricordi completi in iscrizioni cuneiformi (prisma di Taylor e quello dell'Oriental Institute di Chicago). Queste cinque relazioni rispecchiano il genere e le intenzioni particolari di ciascuno. Le tre bibliche con H. Haag si possono ridurre ad una sola fonte conservata più pura in II Par. 32, 1-23.

La pericope II Reg. 18, 13-19, 36 intende mettere in rilievo la pietà di Ezechia e il dono profetico di Isaia; unisce in sé diverse versioni dei fatti, come fa vedere l'aggiunta 18, 14-16: la formale sottomissione di Ezechia a S. e l'imposizione e pagamento del gravoso tributo, del quale non vi è menzione in Is. 36-37 dove è svolto un magnifico dramma in parecchi episodi intento ad esaltare l'uomo di Dio che salvò Israele: le due ambasciate dal Grande Re, i discorsi in ebraico del Rabsace (v.) che la seconda volta legge un proclama di S., la paura e preghiera di Ezechia, il messaggio che riceve Isaia, il suo canto trionfale con il quale il piccolo Giuda protetto da Jahweh sfida l'Assiria all'apogeo, l'intervento dell'Angelo e la fuga precipitosa degli Assiri. Quanto ai ricordi cuneiformi, è da ammettersi la loro autorità con H. Haag (contro G. Ricciotti, che procedendo poco storicamente presenta gli Assiri secondo un cliché di popolo orgoglioso, menzognero, soprattutto crudele). Ma questi documenti non seguono strettamente l'ordine cronologico; riassumono parecchie operazioni distinte in un ricordo attorno ad una stessa città.

Da queste fonti si può così ricostruire la terza spedizione di S. Egli conquistò dapprima le città appartenenti ai Sidoni e alla gente di Tiro, e anche Tiro terrestre. Lull fuggì a Cipru, dove i vassalli fedeli di S. l'uccisero. La costa fino ad Acco era allora caduta nelle mani di S. che mise sul trono di Sidone Ethbaal suo vassallo. Rimaste fedeli a S. le province di Dūru e Samerina, si sottomisero a S. anche Ammon, Moab ed Edom; resistettero a S. solo la costa filistea ed Ezechia. A sud Ezechia, alleato con il faraone Sabaka, dominava la coalizione : infatti in quel tempo conquistò la città filistea di Gaza, e quando i sudditi antiassiri di Accaron detronizzarono il loro re assirofilo Padi, lo consegnarono in catene ad Ezechia in Gerusalemme. E la coalizione tenne duro : al giungere di S. si sottomise solo Mitinti re di Asoto; le altre città della

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pianura e léphéláh: Bethdagon, Ioppe, Banai-Barqa Azuru, Themna, Elthece, come pure le fortezze di Giuda, p. es., Lachis (riflevi della presa in Ninive!) o Lebna, dovettero essere conquistate ad una ad una. S. mandò truppe contro Gerusalemme. Esse nell'imminenza della venuta del Faraone si fortificarono con bastioni vicini alle uscite della città. Ma l'esercito principale di S. continuava gli assedi e le espugnazioni delle città della pianura. Al giungere del Faraone sembra (H. Haag) che S. fosse costretto a ritirare il quartier generale da Lachis, già presa, a Lebna. La battaglia decisiva si combatté presso Elthece, dove il Faraone fu vinto, ma S. non ebbe più la forza d'invadere l'Egitto, colpito certamente da perdite notevoli. In tali circostanze si svolse il dramma di Gerusalemme, dove Isaia impedì la capitolazione totale; ivi per le preghiere del Re e del profeta e per i mezzi d'umana prudenza adibiti dal Re, si giunse ad un compromesso accettato da S. Cosi il Regno di Giuda evito di essere ridotto in provincia assira, cosa di somma importanza per il mantenimento della religione jalsvistica recentemente riformata. E verissimo quanto narra il Cronista, che Ezechia ebbe a scrivere da vinto lettere di scusa e dovette sottomettersi a condizioni di pace assai dure, come le diminuzioni del terreno nazionale a vantaggio di Padi ed altri vicini, e specialmente il gravosissimo tributo, che costrinse il pio Re perfino a fondere il tetto e gli ornamenti del Tempio di Gerusalemme. Eppure, per un re capo di una ribellione, era un miracolo morale che S. fosse sceso a patti, probabilmente per varie ragioni: proprie perdite, malattie nell'esercito, notizie cattive da Babilonia dove Bēl-ibnī si dimostrava incapace, preoccupazione di dover prolungare per anni l'assedio di Gerusalemme, imperialismo piuttosto moderato di S., e infine la potenza di Dio che muove i cuori dei re. Per un altro buon secolo il piccolo Regno di Giuda aveva salvato il diritto di vivere secondo le proprie leggi, fin che non giunse Nabuchodonosor (v.).

Non diversamente da quel che fece David con il figlio Salomone, più giovane ma avuto dalla consorte preferita, S. destinò Asarhaddon, figlio di Naql'a, a suo successore. Perciò S. fu assassinato, a quanto sembra, da babilonesi scontenti uniti ai figli maggiori messi da parte, probabilmente durante una funzione religiosa nel tempio di Nisroch (Ninurta?) a Ninive, nel tebet (genn.) 681. Però al figlio Asarhaddon e all'energica Naql'a non fu difficile comprimere la rivolta, che già nel marzo era spenta. S., ideatore della splendidissima Ninive, ucciso per l'amore verso una regina di incomparabili qualità, ricostruttrice di Babilonia meraviglia del mondo, era un tema che dovette impressionare la fantasia dei popoli. Ha dunque qualche probabilità la ricostruzione che l'americana Hildegard Lewy fa sulle notizie tramandate da Ctesia presso Diodoro Siculo: Ninos e Semiramis di Ctesia non sarebbero altri che S. e Naql'a; ambedue sarebbero fusi con i ricordi di altri personaggi storici: Ninos con SamāiAdad V (824-812); Naql'a con Samuramat, anch'essa donna energica e capacissima, che per 4 anni ( $8 \mathrm{II}-808$ ) resse l'Assira per il figlio minorenne Adad-nirā̄rī III. Erodoto però parla di due regine di grande ingegno: Semiramis e Nitocris sposa di Nabuchodonosor: presso lui sotto Nitocris si nasconderebbero i tratti di Naql'a.

Bibl.: S. Smith, The first campaign of S., Londra 1921; D. D. Luckenbill, The annals of S., Chicago 1924; id., Ancient records..., II, ivi 1927; K. Fullerton, in Amer. journ. of Sem. lang., 42 (1925), pp. 1-23; B. Meissner, Könige Babylonien und Assyriens, Berlino 1925, pp. 191-210; S. Smith, Cambridge ancient hist., III, Cambridge 1925, pp. 43-60; L. L. Honor, S.'s invasion of Palestine, Nuova York 1926; G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1932, pp. 422-26; Th. Jacobsen-S. Lloyd, S.'s aqueduct at Jernan, Chicago 1932; P. Naster, L'Asie Mineure et l' Astyrien au VIIIe et VIIe siècles av. T.-C., Lovanis 1938, pp. 69-76; H. von Zeissl, Ag. Forschungen, XIV, Glückstadt 1944, pp. 17-34; A. L. Oppenhein, in Ancient near eastern texts relating to the Old Testament, Princeton 1950, p. 287 sgg.; H. Haag, La campagne de S. contre Jérusalem en 701, in Rev. bibl., 58 (1951), pp. 247-59; H. Lewy, Nīndivis-Naql'a, in Journ. of near eastern studies, 11 (1952), pp. 264-86. Pietro Nober

SENOFANE: v. Eleatismo.
SENS, ARCIDIOCESI di. - Città nel dipartimento della Yonne in Francia. Ha una popolazione di 271.685
ab. dei quali 25.000 cattolici. La diocesi attuale di S. è divisa in 5 arcipreture: S., Joigny, Auxerre, Tonnerre, Avallon (queste due ultime costituite a un dipresso con porzioni di territorio appartenenti alle antiche diocesi di Langres e di Autun), 37 decanati, 49 parrocchie con 442 succursali e 22 cappellante. I precedenti Capitoli delle antiche diocesi sopra indicate sono stati tutti soppressi ed è rimasto solo quello metropolitano con dieci canonici titolari. Non è rimasta alcuna delle abbazie erette sotto l'antico regime; degli antichi conventi solo quello delle carmelitane di S. è risorto dalle rovine; in compenso sono sorte nuove istituzioni, tra le quali le due fondate dal p. G. B. Nuard, cioè la Congregazione dei Padri di St. Edme di Pontigny e l'abbazia benedettina di La Pierre-qui-Vire; inoltre la Congregazione delle Suore della Provvidenza di S. e la comunità dei Domenicani dell'Eucaristia. Ordini non diocesani dirigono alcune scuole e parecchie opere di carità. Fino al 1903 il grande Seminario diocesano fu diretto dai Lazzaristi, mentre ora è affidato a sacerdoti secolari diocesani.
I. Storia dell'arcidiocesi. - In mancanza di documenti relativi mons. Duchesne ritenne che la lista episcopale fornisse elementi solidi, poiché il quarto vescovo di cui fa menzione, Severino, si identifica tra i 34 vescovi della Gallia che dettero la loro adesione alla lettera enciclica del Concilio di Sardica. Questa precisione permette di pensare che S. fosse dotata di una cattedra vescovile prima della fine del sec. III. Del resto la lista ha potuto, come molte altre, rimanere incompiuta, il vescovo posto al principio è quel Sabiniano da molti secoli venerato in S. quale martire. La Senonia, come ha rivelato L. Duchesne, era veramente il cuore dell'antica Francia. S. divenne ca. il 385 capitale della IV Lionese, avendo alle sue dipendenze Chartres, Auxerre, Meaux, Parigi, Orléans e Troyes. La circoscrizione civile servì perciò di quadro naturale alla costituzione ecclesiastica della provincia, quando nel sec. v fu introdotto il sistema metropolitano nell'organizzazione religiosa delle Gallie e la sede di Nevers, fondata dopo le altre, fu posta sotto la giurisdizione di S. Tuttavia l'importanza della Chiesa metropolitana di S. si affermò solo nel sec. viri, quando Vilvario di S. nel 769 fu a capo della missione episcopale franca che doveva partecipare al Concilio romano incaricato di giudicare l'ittruso Costantino II.

Nel secolo seguente Giovanni VIII aumentò il prestigio della sede di S. Volendo Carlo il Calvo ricostituire l'Impero di Carlomagno, egli aveva ottenuto che il Papa favorisse l'unione religiosa dei Reami franco e germanico, accomunandoli sotto l'alta autorità d'un prelato dovuto alla sua causa; così nell'876 Giovanni VIII aveva conferito ad Ansegiso, arcivescovo di S., funzioni precise che lo ponessero in condizioni di esercitare la sua autorità sui vescovi dei due paesi. Ma tale primato, rivendicato dai successori di Ansegiso, venne perduto due secoli dopo quando nel 1079 il papa Gregorio VII conferì a Gebuino, arcivescovo di Lione, la primazia della Gallia. Tuttavia per molto tempo gli arcivescovi di S. continuarono a portare, a titolo puramente onorifico, il titolo di primate delle Gallie e di Germania. Ma nel sec. xir la primaziale di S. ritornò in luce, quando nel 1163-64, il papa Alessandro III, allora in conflitto con Federico Barbarossa, stabilì la sua residenza a S. La Chiesa di S. però continuò ad essere la metropoli ecclesiastica di Parigi; quando nel sec. xiv tale superiorità venne minacciata, due Papi con la loro autorità protessero S.: Clemente VI, che nel 1330 ne era stato titolare, quale arcivescovo Pietro Roger, e Gregorio XI che ne era stato arcidiacono. Anche Carlo VIII difese la vecchia metropoli contro le pretese di mons. L. De Beaumont vescovo di Parigi. Nel sec. xvi la sede di S. fu tenuta dai più illustri personaggi ecclesiastici del Regno, rimanendo cosi al sicuro dalla rivalità di Parigi, la quale fu elevata a metropolitana da Gregorio XV nel 1622, che le assegnò quali suffraganee le diocesi di Chartres, Meaux e Orléans.

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(1st. Cambier Macan-Sens)
Sens. arcidICES: di - Facciata della Cattedrale (secc. xil-xili).

Nel 1791 la Rivoluzione sovverti l'antica organizzazione religiosa locale, imponendo una nuova disposizione dipartimentale. Ma il Concordato del 1801 soppresse la circoscrizione diocesana della Yonne, incorporandola nella diocesi di Troyes. Con breve del papa Pio VII del 4 sett. 1821 la sede di S. venne ricostituita con il territorio attuale. Le diocesi di Troyes, Nevers e Moulins divennero le suffragance della restaurata metropoli; solo venne soppressa la diocesi di Auxerre e il suo territorio. Lo stesso papa Pio VII con breve del 3 giugno 1823 concesse all'arcivescovo di S. di aggiungere al suo titolo quello di vescovo di Auxerre.

Personaggi illustri dell'arcidocesi. - Si ricordano s. Lupo taumaturgo, reso popolare dalla Legenda aurea, m. nel 623; l'arcivescovo G. Cornut, m. nel 1241; il card. Duprat, m. nel 1536, a cui si deve il Concordato del 1516; il card. L. De Bourbon, m. nel 1557; il card. L. di Lorena, m. nel 1562 ; il card. de Pellevé, m. nel 1592 ; il card. J. Du Perron, m. nel 1618; il card. De La Fare, m. nel 1828 .

Renato Fourrey
II. Archeologia e arte. - La Cattedrale dedicata a s. Stefano è un tipico esempio dell'arte gotica; iniziata nel 1130 dall'arcivescovo Enrico Sanglier, fu rimaneggiata nei secc. xili e xiv, e completata tra il 1490 e il 1520 con il transetto, al tempo dell'arcivescovo Tristano Da Salazar. La facciata (sec. xit) presenta nel portale centrale la scena delle vergini prudenti e delle stolte; nel timpano episodi della vita di s. Stefano, la cui statua si erge sul pilastro centrale; al di sopra della grande finestra statue di Cristo e due angeli. Le 70 statuine d'angeli e santi decoranti l'inquadratura furono decapitate il 7 nov. 1793, come nel portale destro le 22 statuine di profeti e angeli, i quattro bassorilievi con la morte, la sepoltura, l'Assunzione e l'Incoronazione della Vergine e la statua di

Filippo IV. La torre che si ergeva sopra il portale crollo nel 1267; venne rifatta nel 1535 ; essa contiene 10 statue rappresentanti i principali arcivescovi di S. All'angolo opposto la torre campanaria si eleva a 78 m . di altezza; il portale sinistro contiene i bassorilievi della Prodigalità c dell'Avarizia, mentre nel timpano sono episodi della vita di s. Giovanni Battista. I portali del transetto sono opera di M. Chambiges (1490-1513); le statuine portano ciascuna il nome d'un personaggio del Vecchio e del Nuovo Testamento. L'interno a tre navate misura m. 113,50 per 24,40 di altezza; la nave centrale è larga m. 15,50 con pilastri e colonne binate alternate; di grande valore sono le vetrate che vanno dal xir al xvi sec.: esse raffigurano nel transetto episodi della vita di Abramo e di Giuseppe, santi patroni della diocesi, il Paradiso, leggende di s. Stefano, di s. Nicola, l'albero di Jesse, il Giudizio finale (sec. xVI). Nel coro, separato da un artistico cancello donato dal card. De Luynes (1678), le vetrate rappresentano scene della Passione, della vita della B. Vergine e del martirio di s. Stefano (sec. xili). Nella cappella dell'abside le vetrate rappresentano gli apostoli s. Pietro, s. Paolo e s. Giovanni Evangelista (sec. xili). Del sec. xil sono le vetrate nel deambulatorio con la storia di s. Tommaso di Cantorbery, la leggenda di s. Eustachio, parabole del Figliuol prodigo e del Samaritano.

Il Tesoro della Cattedrale conserva una preziosa serie di tessuti in seta, tra cui si ricordano: frammenti di un tessuto in seta con scene relative alla storia di Giuseppe, con iscrizioni dichiarative in greco (E. Chartrave-M. Prou, Note sur un tissu byzantin à personnages et inscriptions du trésor de la cathédrale de S., in Mémoires de la Société des antiquaires de France, 58 [1897], pp. 258-70); una stoffa in seta con anitre e grifoni datata ca. l'a. 500 (H. PeirceR. Tylor. L'art byzantin. I, Parigi 1932, p. 103, tav. 181); una stoffa in seta con busti, anteriore al sec. vi (ibid., pp. 102-103, tav. 180); un frammento di stoffa serica con testa di bufalo (ibid., tav. 162 b), e un altro frammento con una menade, tutti e due del sec. v (ibid., tav. 162 c); il Sudario detto di s. Colomba e di s. Lupo, con sette zone sovrapposte con quattro medaglioni in ciascuna, con leoni affrontati e intorno cani, volpi, alberi (E. Chartraire, Les tissus anciens du Trésor de la cathédrale de S., in Revue de l'art chrétien, 61 [1911], pp. 372-76); il Sudario detto di s. Potenziana tolto nel 1896 di reliquie (ibid., p. 378); il Sudario detto dei ss. Innocenti, che avrebbe contenuto reliquie portate da s. Ursicino; secondo E. Chartraire risalirebbe al vescovo Ansegiso (870-83) che trasportò le dette reliquie dalla chiesa di S. Leone all'abbazia di St-Pierre-le-Vif (ibid., pp. 376378, n. 21 e fig. 21). Inoltre, una stoffa di seta con medaglioni, cavalli e volatili affrontati, opera persiana del sec. Ix (L. Duthuit - F. Volbach. L'art byzantin. Parigi [1932], p. 74 , tav. 89 a); un tessuto in seta damascata con grifoni, detto sudario di s. Viardo, lavoro bizantino del sec. x o xi (ibid., p. 77, tav. 97); un sudario in seta detto di st Victor con un uomo che stringe alla gola due leoni, attribuito al sec. viI (ibid., pp. 73-74, tavv. 8687); arazzo dell'adorazione dei Magi in seta e oro, opera della seconda metà del sec. xv, donato dal card. Carlo di Borbone (1535-57); paramenti sacri dell'arcivescovo P. De Charny (sec. xili), di s. Tommaso Becker che dimorò dal 1166 al 1170 nel monastero di S. Colomba; una pianeta bizantina attribuita a s. Ebbene arcivescovo di S. (m. nel 750); paramento d'altare detto "des Trois Couronnements" del sec. xv, rappresentante la B. Vergine incoronata dalla S.ma Trinità, Betsabca incoronata da Salomone ed Ester da Assuero; uno scrigno in avorio detto la "Sainte Chasse" con episodi della vita di Giuseppe e di David; un pettine liturgico e un anello episcopale attribuiti a s. Lupo (sec. viI). Si conservano pure una piaside in avorio del sec. vi, con scene di caccia al leone (H. Peirce - R. Tylor, op. cit., I, Parigi 1932, p. 94 e tav. 160 c); un dittico pure in avorio con scene del trionfo di Dioniso e di Selene, opera orientale attribuita alla metà del sec. v (ibid., pp. 78-79, tav. 121).

Nella cappella della Madonna è la venerata statua della b. Vergine donata nel 1334.

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Il Palazzo arcivescovile fu eretto tra il 1510-65. Nel Palazzo sinodale o dell's Officialité o del sec. xili, restaurato da Viollet-le-Duc, si ammirano un grande arazzo con la storia di Giuditta e Oloferne decorato con gli stemmi del card. Wolsey (1515-29); il mausoleo del cardinale arcivescovo Duprat (1525-35); statue medievali e del Rinascimento e una serie di musaici romani. Il Museo municipale è ricco di sculture, stele, iscrizioni galloromane, collezioni di quadri e mobili; accoglie anche la Biblioteca municipale ricca di oltre 30.000 voll. e 300 manoscritti, tra i quali il Messale contenente la festa della Circoncisione con una caratteristica composizione in prosa attribuita a Pietro de Corbeil, arcivescovo di S. dal 119 r al 1221. Nella legatura è il dittico in avorio con il trionfo di Diana e di Bacco. La chiesa di St-Pierre-le-Rond è del sec. xili; la chiesa di St-Savinien (secc. xixili) conserva la cripta dell'inizio del sec. xir. L'abbazia di S. Colomba fu istituita da Clotario II nel 620; la chiesa fu ricostruita nel sec. xir e demolita nel 1792. Degli edifici antichi resta il refettorio del sec. xili incorporato negli edifici moderni occupati dalle Suore della S. Infanzia. Due reliquiari in pietra furono ritrovati presso l'altare della cripta di S. Saviniano (J. Perrin, Les châsses de pierre antiques des martyrs sénonais dans la crypte de St-Savinien, in Bull. de la Société archéol. de S., 1927-28, p. 734). Un musaico rappresentante due cervi affrontati ad un cantaro fu pubblicato dal Martigny (Mosolque chrétienne trouvée à S., in Gazette archéologique, 3 [1877], pp. 189-94). Nel 1909 nel luogo dove sorse la chiesa abbaziaie di St-Pierre-le-Vif si scoprì un sepolcro contenente una fibula merovingica d'oro (P. Deschamps, Note sur une fibule d'or trouvée à $S$., in Bull. archéol. du Comité, 1913, pp. 17-20, tav. 2 e fig. 1). Dal 1844 S. ha una "Société archéologique ".

Auxerre. - L'antico territorio della diocesi di Auxerre corrisponde a quello delle due diocesi di Auxerre e di Nevers prima della Rivoluzione. Ca. la fine del sec. v in seguito alle divisioni politiche tra il Reame franco e quello di Borgogna, con il territorio di quest'ultimo venne costituita la diocesi di Nevers. Vanto di Auxerre è s. Germano, m. a Ravenna nel 448. Durante il medioevo la storia della diocesi fu più volte turbata da vescovi feudali troppo spesso avidi di ingrandire i loro domini. La regione venne saccheggiata durante la guerra dei Cent'anni e poi dalle guerre di religione. La diocesi fu riorganizzata solo nel sec. xvir. Purtroppo però nel secolo seguente fu danneggiata dal giansenismo e la Ri voluzione ne volle la soppressione. Auxerre contava 217 parrocchie; era divisa nei due diaconati di Auxerre e Puisaye, a loro volta divisi il primo nelle arcipreture di Auxerre e di Vargy, il secondo in quelle di Puisaye e di St-Bria. Ebbe un Capitolo cattedrale composto di 59 canonici; la diocesi contò 9 collegi dei quali nella stessa Auxerre Notre Dame de la Cité. La chiesa di Auxerre possedette alla fine del sec. vi un calendario che passò nella compilazione del Martirologio geronimiano. Due canonici di Auxerre, Rainogala e Alagus, con l'aiuto di Enrico, monaco di S. Germano, composero al tempo del vescovo Wala, ca. 1'875, il Liber episcopalis della diocesi fino a Cristiano, noto sotto il titolo Gesta pontificum Antissiodor. (ed. Duru, in Bibliothèque historique de l'Yonne, 1) sul tipo del Liber pontificalis di Roma; esso fu continuato in seguito. Il ms. 123 della Biblioteca di Auxerre del sec. xir contiene le biografie prima da s. Pellegrino fino a Ugo abate di Pontigny (m. nel 1151), poi fino a Erardo di Lésigne (m. nel 1278). Il primo vescovo s. Pellegrino è indicato come martire nel Martirologio geronimiano al 16 maggio; la sua Passio sembra ispirata da quella del ss. Andoco e Tirso della diocesi di Autun della prima metà del sec. vi; anche il successore Marcelliano è nel Geronimiano al 12 maggio; così pure al 6 maggio Valeriano, attestato nel 346 ; Elladio l'8 maggio e Amatore (m. nel 418) al $1^{\circ}$ maggio; di esso il vescovo Annacario fece scrivere la vita dal prete Stefano, d'origine africana (Acta SS. Maii, I, p. 53). Segue poi s. Germano, che è ricordato nel Sacramentario geronimiano al 31 luglio; nel 1429 fu inviato in Bretagna dal papa Celestino per combattere i pelagiani. La sua vita fu
scritta da Costanzo prete di Lione, amico di Sidonio Apollinare, per suggerimento del vescovo Paziente (BHL, I, p. 515). Segue Elladio (nel Geronimiano al 28 sett.), Fraterno (nel Geronimiano al 29 sett.), Censurio (nel Geronimiano al 10 giugno; a lui scrisse ca. il 475 Sidonio Apollinare: Ep., VI, 10), Orso (nel Geronimiano al 29 luglio), Teodosio (nel Geronimiano al 17 luglio) che fu presente nel 511 al Concilio d'Orléans, Gregorio (nel Geronimiano al 19 dic.); Ottato (nel Geronimiano al 31 ag. e al 2 maggio dove si indica la sua traslazione), quindi Droctoaldo, Eleuterio (nel Geronimiano al 26 ag.) che fu ai Concili di Orléans degli aa. 533, 538, 541 e 549; Romano (nel Geronimiano al 6 ott.); Eterio (nel Geronimiano al 27 luglio). Poi Annacario, di cui il Geronimiano indica l'ordinazione al 31 luglio, fu ai Concili di Parigi nel 573; nel 581 e 585 a quelli di Mícon; papa Pelagio II gli scrisse nel 580 e nel 586 (Juffé-Wattenbach, 1048, 1057); riunì un Sinodo diocesano e mori nel 605; la sua biografia fu composta nel sec. ix (Acta SS. Iulii, VII, p. 97). Il suo successore Desiderio fu al Concilio di Parigi del 614; Palladio fu nel 627 al Concilio di Clichy e nel 650 a quello di Chalon-sur-Saône; Vigilio fu assassinato ca. il 684; Scopilio donò vasi preziosi alla Cattedrale (684-92); Tetrico (dal 692 al 767 ca., anno in cui fu assassinato); poi Flocoaldo, Savarico, Ainmaro, Quintiliano, Culliano, Clemente, Aidaffo, Maurino, Aronne che accompagnò Carlomagno a Roma nell'80o; Angelelmo, Eribaldo, Abba, Cristiano, Wala nell'872 che fu al Concilio di Ponthion nell'876; Vibaldo, Erifrido nel 909; poi s. Gerano (909-14); s. Betto (933-61); Giovanni (997-98); Umbaldo (1005-1114); Ugo di Montaigu (1116-36) amico di s. Bernardo; Ugo di Mâcon (1137-51), abate di Pontigny; Alano (1152-67), autore della vita di s. Bernardo; Guglielmo di Toucy (1167-81); Ugo di Noyers (1183-1206); Guglielmo di Seignelay (1207-20) poi arcivescovo di Parigi; Bernardo De Sully (1234-44); Guido De Mello (1247-70); Pietro De Mornay (1296-1306), che fu cancelliere di Francia; Pietro De Cros (1349-51), cardinale nel 1350; Filippo De Lenoncourt (1560-62), poi cardinale; il card. Filiberto Babon de la Bourdainière (1562-70); J. Amot (1571-93) dotto ellenista; Carlo De Caylus (1704-54); l'ultimo vescovo (1761) fu mons. J. B. Campion De Cicé; nel 1802 la diocesi fu incorporata in quella di Troyes e nel 1822 in quella di S. Il papa Pio VII, per conservare il ricordo della Chiesa di Auxerre, soppressa dal Concordato con breve del 3 giugno 1823, decise che in avvenire l'arcivescovo di S. portasse il titolo di vescovo di Auxerre.

L'antica cattedrale di S. Stefano è fatta su costruzioni anteriori, di cui la primitiva attribuita a s. Amatore; l'attuale gotica fu iniziata nel 1215 dal vescovo Guglielmo de Seignelay, continuata da mons. Enrico De Villeneuve e finita tra il $1520-45$; quantunque in facciata la torre meridionale sia rimasta incompiuta, mentre quella a nord si alza a 65 m ., pur danneggiata durante le guerre di religione. Nel portale centrale è il Redentore tra gli angeli, la Madonna e s. Giovanni Ev.; il Giudizio Universale; nei piedritti le vergini prudenti e le folli; nei medaglioni la storia di Giuseppe e la parabola del Figliol prodigo. Nel portale scene relative a s. Giovanni Battista, alla creazione e al diluvio; a destra, storia di David e Betsabea e statuette delle arti liberali; più a destra un altorilievo con il Giudizio di Salomone. L'interno (m. 98,50 x 39) è a tre navi con cappelle laterali, che conservano avazai di affreschi ed un'epigrafe del 1573 che ricorda il restauro compiuto dal vescovo J. Amyot dopo le devastazioni degli Ugonotti nel 1567. Il coro e il deambulatorio sono in stile egivale (1215-45), con superbe vetrate a medaglioni del sec. xili ricchi di 353 soggetti tolti dalla S. Scrittura e dall'agiografia (R. Fourrey, Les serrières historides de la Cathédrale d'Auxerre, Auxerre 1931). Nella sagrestia pitture con la lapidazione di s. Stefano (1543).

La basilica di St-Germain fu costruita nella prima metà del sec. vi dalla regina Clotilde per accogliervi il corpo di s. Germano vescovo di Auxerre; le cripte inferiori furono compiute nell'859 quando in presenza di Carlo il Calvo vi furono deposte le spoglie di s. Germano.

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A sinistra: INGRESSO MONUMENTALE dell'Abhazia costruito tra il 1719 e il 1747 da Giuseppe Munggenast e Giovanni Gottardo Heyberger. In primo piano la statua di s. Pietro sulla scalinata della chiesa. A destra: FACCIATA DELLA CHIESA ABBAZIALE (1707-11).

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(per cortesia di mens. Rettore)
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In alto: VEDUTA AEREA DEL SEMINARIO MAGGIORE dell'arcidiocesi di Milano - Venegono Inferiore. In basso: PAPA GREGORIO XIII consegna i brevi per la fondazione di alcuni seminari. Dipinto di anonimo della fine del sec. xvi - Roma, Pontificia Università Gregoriana.

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Fu dedicata dal vescovo Cristiano, il 20 maggio 865 , insieme con l'oratorio annesso di S. Giovanni Battista, che occupò il posto d'un antico battistero il cui altare venne poi rivestito di argento dal vescovo Gualdrico (918-33) che vi fu sepolto vicino (Gesta Pontificum Antissider., 44). La navata fu distrutta nel 1811 ; rimase solo il campanile del sec. xir. Sotto il coro è la cripta del sec. xi, avanzo della Cattedrale romanica, del tempo di Ugo di Chalon, è a tre navate con deambulatorio; nella volta della cappella dell'abside è l'affresco del sec. xi rappresentante Cristo su cavallo bianco, circondato da quattro angeli pure su cavalli bianchi; un altro affresco offre G. Cristo in maestà circondato dagli Evangelisti, pure del sec. xi. Il Tesoro è ricco di statuette in avorio (secc. xiv-xvir), reliquiari in smalto di Limoges, manoscritti miniali, dittici dei secc. xiv-xvil, ecc. A sinistra della Cattedrale è la cappella dei SS. Clemente e Michele del sec. xir, adibita a cappella di patronato. La chiesa di S. Eusebio fece parte di un'abbazia fondata ca. il 63 e da s. Pallade; è una chiesa a tre navate del sec. xir, con coro del 1530 imitante quello della Cattedrale, con cappelle adorne di vetrate del 1616. Nel Tesoro si conserva il cosiddetto "Suaire de st Germain" stoffa bizantina con la quale Carlo il Calvo avvolse il corpo di s. Germano nella traslazione avvenuta nell'841. La chiesa di S. Pellegrino, ricostruita nel sec. xvi, è adibita oggi al culto protestante; le esplorazioni eseguitevi tra il 1927-28 da R. Louis hanno fatto riconoscere nel sottosuolo le costruzioni della primitiva cattedrale di Auxerre. La chiesa di S. Pietro, detta anche St-Père-en-Vallée ( $1536-72$ ), ha i suoi portali scolpiti nel 1648 con una grande torre campanaria quadrata alta m .45 ( $1536-54$ ) che riproduce quella della Cattedrale, le vetrate artistiche furono rovinate dai bombardamenti; in una cappella è un trittico in legno con la Natività. La Prefettura occupa l'antico episcopio: in esso si ammira una galleria romanica con 18 arcate poggianti su colonne monolitiche e colonnine binate, costruito da Ugo di Montaigu tra il 1115-36, restaurato nel 1948. Il piccolo edificio gotico al centro fu eretto nel 1257 dal vescovo Guido de Meldo e contiene l'antica sala sinodale. Nel luogo dove sorgeva il castello dei conti di Nèvres, in un palazzo del 1622 sono situati la Biblioteca e il Museo. La Biblioteca è ricca di oltre 60.000 voll., 200 manoscritti e incunaboli. Nel Museo collezioni archeologiche, numismatiche, di quadri e di sculture, tra le quali un retablo ligneo del sec. xvI proveniente dalla chiesa di Vermenton con altorilievo rappresentante la dormizione e l'incoronazione della Madonna. Vi è inoltre il Museo d'Eckmühl dedicato al periodo napoleonico. A oltre 4 km . da Auxerre si trova St-Bris-le-Vineux con una chiesa dedicata al ss. Prix (donde il nome attuale) e Cot del sec. xiri, restaurata nel 1926; vi si venera il sepolcro di s. Cot; nel coro è un affresco dell'albero di Jesse ( 1500 ca.). L'antica abbazia benedettina di S. Michele a Tonnerre fu fondata nell'800 ca. e restaurata ca. il gilo dal conte Milo di Tonnerre; ebbe un privilegio da papa Alessandro III; il card. Alano legato di papa Callisto III l'annoverò tra le dodici più insigni abbazie della Gallia; nella chiesa si veneravano le reliquie di s. Teodorico vescovo d'Orléans, nella prima metà del sec. xi; passò alla Congregazione di S. Mauro nel 1667; le rovine dell'abbazia sono a sud-est della cittadina attuale (Cottineau, II, col. 3170). L'abbazia cistercense di S. Edmondo di Pontigny, fondata da Tibaldo IV il Grande, conte di Champagne, ca. il 1114 (primo abate fu Ugo conte di Mâcon, compagno di s. Bernardo), fu molto beneficata dal re Luigi VII. Vi si rifugiarono tre arcivescovi di Canterbury: s. Tommaso Becket (ca. 1164), Stefano Langton e s. Edmondo che vi fu sepolto nel 1242. Restano avanzi dell'antica abbazia; la chiesa del sec. xir misura m. $108 \times 22$ ( 50 al transetto) è a tre navate, preceduta da un nartece. Il coro è circondato da 8 colonne e da un portico. Dietro l'altare è un grande reliquiario del sec. xvin con i resti di s. Edmondo (Cottineau, II, coll. 2331-52). E meta di pellegrinaggio il 16 nov. e il lunedì di Pentecoste. La Rivoluzione danneggiò gli edifici monastici; nel 1843 sei sacerdoti fondarono negli avanzi dell'abbazia la "Société des Pères de St Edme", ma ne
furono scacciati nel 1901 dalla legge di soppressione; gli edifici furono venduti, ma nel 1947 i Padri di St Edme tornarono dall'America dove erano emigrati aprendovi un Collegio franco-americano. - Vedi tav. XIX.

Bon.. L. Duchesne, Faute ép. de l'anc. Gaule, II, pp. 393 422 (S), 430-52 (Auxerre; E. Charroure, Le Trésor de la cathédrale de S., Parigi 1931: E. Griffe, La Gaule chrét. d l'époque romaine, I, Parigi-Tolosa 1947, pp. 66, n. 24, 124-26; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1516-49, Parigi 1948, pp. 383-86, 748-50, 1106-1107. Per Auxerre: M. Pross, Inscript. caroling. des cryptes de St-Germain d'Auxerre, in Gazette archéol., 13 (1888), pp. 299-303; R. Louis, St-Germain d'Auxerre et ses cryptes, Auxerre 1927; Edward S. King, The Carolingian fresques of the Abbey of St. Germain d'Auxerre, in Art Bulletin, 11 (1929), pp. 537-75; J. Hubert, L'art pré-roman, Parigi 1938, passim; id., L'anant-nef caroling. de St-Germain d'Auxerre, in Cahiers archéol., 5 (1951), pp. 151-62; P. Deschamps-M. Thibout, La peinture morale en France, le haut moyen-âge et l'époque romaine, Parigi 1951, pp. 2, 4. 8, 16, 24 sg., 28 sg., 33, 44, 152, 158, 160 .

Enrico Josi
SENSAZIONE. - Da sensus, sensatio, gr. $\alpha$ ío $\vartheta \eta \sigma \varsigma$, è la manifestazione originaria e fondamentale della vita psichica, per cui si ha la prima forma di presenza delle cose - del mondo e del proprio corpo - alla coscienza del vivente. Oltre il significato biologico che la s. ha come mezzo di conservazione, sviluppo e difesa della vita, essa assume nell'uomo un superiore valore, come iniziale processo di conoscenza che fornisce la materia e i contenuti reali del pensiero (cf. Sum. Theol., $2^{\mathrm{a}}$ - $2^{\mathrm{er}}$, q. 67 , a. 2, c.).

Sonsuatio: I. La s. come processo fisio-psichico. - II. Classificazione delle s.: sensibili propri. - III. Spazio, movimento, tempo. - IV. La s. nella storia della filosofia. - V. Significato gnoseologico della s.

I. La s. COSIE PROCESSO FISIO-PSICHICO. - Condizione della coscienza nel mondo è il suo essere e manifestarsi in dipendenza del corpo; momento originario in cui si rivela questa "situazione" fondamentale della coscienza è la s. che si pone come fatto di coscienza, ma con rapporto intrinseco di derivazione causale da un fatto corporeo (dell'organismo, e, attraverso questo, dell'universo fisico). La s. presenta pertanto all'indagine una duplice direzione di approfondimento: a) la determinazione del suo condizionamento e delle sue modalità fisio-psichiche (psicofisica e psicologia sperimentale); b) l'analisi dello stato di coscienza in quanto tale e del significato ch'esso assume in rapporto ai compiti e ai fini dell'esistenza personale (gnoseologia, pedagogia, etica, ecc.). Come "reazione cosciente a una modificazione organica», la s. è processo fisio-psichico, e anzi il momento in cui si compie, con continuità di funzioni, il passaggio fra il fisico e lo psichico. Gli elementi e condizioni di tale processo sono l'organo, lo stimolo e l'energia o virtualità psichica del soggetto cosciente.

L'organo è, in certo senso, il soggetto corporeo immediato della facoltà del sentire ( $\alpha$ í $\sigma \vartheta \eta \tau \hat{\eta} \rho \iota \circ$ è $\hat{\eta} \hat{\eta} \tau o \iota \alpha \dot{\tau} \eta$ [ $\alpha$ í $\sigma \vartheta \eta \tau \iota \alpha \hat{\eta}]$ ̇̇̇ $\vartheta \vartheta \alpha \mu \iota \varsigma$; Aristotele, De an., II, 12, 424 a 24). Esso è fra le strutture più differenziate dell'organismo vivente. Consta essenzialmente: a) di un apparato recettivo (le terminazioni nervose periferiche); b) del nervo afferente; c) del centro sensoriale (nozione che oggi si ritiene abbia significato non soltanto anatomico, ma anche fisiologico). Terminazioni periferiche, nervo e centro costituiscono un'unità anatomico-funzionale che ha il compito di ricevere l'impressione dello stimolo, vi reagisce elaborandola, e condiziona a questo modo la risposta cosciente. Per i diversi sensi esiste una costanza di reazione nervoo-centrale espressa dalla legge di J. Müller (1801-58) : a stimoli di diversa natura un determinato organo reagisce sempre secondo la sua s. specifica.

Lo stimolo è un'azione (e conseguente modificazione) prodotta sull'organo. Tale azione può derivare: a) dalla realtà esterna, e precisamente dalle modificazione dei corpi che agiscono o per contatto della propria massa (s. tattili di resistenza, pressione, ecc.), o per dissociazione chimica (s. di gusto e forse anche di odorato), o per trasmissione di movimento vibratorio (s. visive e acustiche).

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b) L'azione-stimolo può derivare anche da fenomeni che hanno luogo all'interno dell'organo (p. es., processi di dissoluzione o degenerazione dei tessuti; correnti di azione-reazione intercellularl nei centri, da cui gli stati rappresentativi riproducenti elementi o complessi delle s. esterne). Non ogni attività del mondo fisico è atta a porsi come stimolo di senso: elettricità, radioattività, magnetismo non agiscono come stimoli specifici sulla sensibilità umana. Ma inoltre, anche lo st