volume-11

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imase interrotta. Sua opera principale: Ethica christiana (4 voll., Pavia 1783). Nella dottrina teologica della Grazia, T. dipende da Bais, nel concetto di gerarchia cattolica da Sarpi, dai gallicani francesi, dal giansenista Van Espen e dall'opera di Van Hontheim; nell'insegnamento e nella prassi sacramentaria codificò il suo pensiero negli atti del Sinodo pistoiese, rivelandosi contro l'attrizionismo, il sistema morale probabilista e il limbo per i bambini morti senza Battesimo; circa le relazioni fra Stato e Chiesa ripete Richer, Dupin, De Marca, Febronio. In Italia fu tra i primi filosofi a rinnegare "il pessimo sistema della scolastica " e a leggere e consigliare la lettura di Rousseau, Voltaire, Montesquieu, non indifferente al sensismo di Locke e Condillac e alle teorie dello Hobbes. Aderiva spiritualmente alla Chiesa sciamatica di Utrecht, spregiudicato assertore della tolleranza ecclesiastica contro la presunta "intolleranza" della S. Sede, pugnace anticurialista. Ma non si può ignorare la facondia del suo insegnamento, l'interesse che suscitarono le sue pubblicazioni si da segnare il punto di contraddizione della polemica religiosa, il contributo al risveglio degli studi sacri anche se in un modo troppo illuministico senza tuttavia mai arrivare, prima nella Rivoluzione Francese e poi nell'orientamento del primo liberalismo ottocentesco, direttamente ad una idea di libertà e di indipendenza nazionale, ma solo indirettamente dietro le vecchie barriere dell'assolutismo ecclesiastico e politico.

Bibl.: Mem. e docum. per la stor. dell'Univ. di Pavia e degli uomini illustri che vi insegnarono, Pavia 1878, pp. 330-36; E. Rota, P. T. di Brescia "teologo piacentino e la controversia giansenista a Piacenza, in Boll. d. Soc. pavese di Stor. patria, 1912, pp. 343-64; S. Ricci, Il maggior teologo giansenista d'Italia P. T., in La scuola cattol., 20 (1921), pp. 14 sgg., 100 sgg., 276 sgg., 358 sg.; E. Rota, Il giansenismo in Lombardia sulla fine del sec. XVII, Brescia 1927; C. A. Jeznolo, Il giansenismo in Italia prima della rivoluzione, Bari 1928, pp. 261-332; G. Mantese, P. T. e il giansenismo braciano, Milano 1942. Benvenuto Matteucci

TAMBURINI, Tommaso. - Gesuita, moralista, n. a Caltanissetta il 6 marzo 1591, m. a Palermo il 10 ott. 1675 .

Insegnò da prima retorica, filosofia e teologia dogmatica; indi per 17 anni teologia morale nei collegi di Messina e di Palermo; fu anche parecchie volte rettore e contava tra i consultori e censori della Inquisizione di Sicilia.

L'ottimo successo delle prime tre sue opere, riprodotte in varie edizioni: Methodus expeditae Confesiensis (Roma 1647), Methodus expeditae Comanionis (ivi 1648), De sacrificio Missae expedite celebrando (Palermo 1649), nelle quali scioglieva quasi tutti i casi, che possono intervenire nella pratica di questi Sacramenti, con chiarezza, brevità e mitezza, indussero il generale V. Carafa a proporgli di scrivere una Summa completa di casuistica; si ebbero percib: Expeditae Decalogi explicationes (2 voll., Venezia 1654); Expedita iuris divini, naturalis et ecclesiastici moralis explicatio (3 voll., Palermo 1661); Tractatus de Bulla Cruciatae (ivi 1663). Se le numerose edizioni gli acquistarono una grande fama, del resto ben meritata, di dottrina e di erudizione, non mancarono però anche di suscitargli contro le recriminazioni e le ire accese di teologi di altre scuole, che lo denunciarono come lassista, pernicioso, distruttore della morale cristiana. Egli stesso, sotto lo pseudonimo di don Luigi Sanmario si difese contro il p. V. Baronio: Germana doctrina r. p. Thomae Tamburini perspicue repellens impugnationes r. p. Vincentis Baronii adversus illum aliatas (ivi 1666). Si può tuttavia ritenere il T. un teologo probabilista, notando però che alcune soluzioni troppo larghe non possono scusarlo del tutto dal rimprovero di tendenza lassista. Ed è ormai comune il giudizio di s. Alfonso de' Liguori: «Negari non potest quod auctor iste multum facilis fuerit ad tribuendum probabilitatis pondus opinionibus, quae probabiles dici non merebantur, unde cum cautela legendus est" (Theol. moralis, lib. IV, n. 645). D'altronde
se alcune sue soluzioni furono poi condannate dalla Chiesa, ciò dimostra soltanto che egli ha errato e non che sia di proposito lassista. Postumi uscirono, ca. vent'anni dopo la sua morte: Tractatus quinque in quinque Ecclesiae praecepta (Palermo 1694) a cura di Filippo Sidonetti; ma si tratta delle lezioni, a cui il T. non aveva potuto mettere l'ultima mano.

Bibl.: Is migliore ed. completa è quello curata dal p. A. Zaccaria (3 voll., Venezia 1755), in cui vengono riferite le proposizioni condannate da Alessandro VI ed Innocenzo XI, e confutate in particolare le accuse lasciate contro il presunto lassismo dell'autore. Cf. anche Hurter, IV, coll. 279-81; Sommervogel, VII, coll. 1830-41; R. Brouillard, s. v. in DThC, XV (1946), coll. 34-38; M. Petrocchi, Il problema del lattismo nel sec. XVII, Roma 1953, v. indice. Celestino Testore

TAMBURO. - Struttura muraria di raccordo tra i pennacchi e la cupola, a forma cilindrica o prismatica, generalmente, in quest'ultimo caso, a pianta ottagonale.

Manca nelle prime chiese bizantine, essendo la cupola voltata direttamente sui pennacchi (S. Sofia, SS. Sergio e Bacco a Costantinopoli), e nei battisteri romanici a pianta centrale data la conformazione a tiburio: la struttura basamento - per lo più ottagona - prosegue esternamente per tutta l'altezza della cupola, nascondendone l'estradosso, per costituire il sostegno della copertura a tetto conico. Così pure, nella basilica di S. Marco a Venezia ed in quella di S. Antonio a Padova, il t. è solo apparente, ma senza funzione statica, perché la cupola esterna ha solo scopo di protezione, mentre la vera cupola in muratura è impostata direttamente sui pennacchi.

Un primo tentativo, di indubbia ispirazione classica, si osserva nel duomo di Pisa, dove però il passaggio dalla zona basamentale rettangolare alla cupola ovale viene ottenuto mediante pennacchi a cuffia, anziché a trombe; più tardi si trova nel duomo di Siena una struttura dodecagona, analoga al t., inserita tra la pianta esagonale dalla crociera e la cupola circolare, ma le irregolarità iconografiche determinano disorganicità costruttive e mancanza di unità compositiva. Solo a S. Maria del Fiore viene realizzata una disposizione unitaria, iniziando però la pianta ottagonale sia dalla struttura portante basamentale, cosicché sono eliminati i pennacchi di raccordo e si semplificano tutti i problemi costruttivi. Sul medesimo schema costruttivo sono concepite la basilica di Loreto e il duomo di Pavia. Invece in altre chiese quattrocentesche di minori dimensioni si compie un ulteriore progresso impostando il t., sempre a pianta ottagona, sopra una base quadrata mediante pennacchi di raccordo costruttivamente semplificati, dato l'innesto con una parete piana (S. Maria del Popolo a Roma, S. Maria delle Grazie o del Calcanio a Cortona, duomo di Torino, cappella Colleoni a Bergamo). Esternamente questi t. presentano pareti liscie intonacate o a cortina di mattoni, nelle quali si aprono finestroni rettangolari o centinati; soltanto all'inizio del secolo successivo appaiono quasi timidamente gli ordini architettonici in S. Maria di Loreto a Roma.

Ma l'innovazione fondamentale viene apportata da Bramante, dapprima nel tempietto di S. Pietro in Montorio, abbandonando le forme poligonali, sopravvivenza della tradizione gotica, ed impostando la cupola sopra un corpo cilindrico; e poi, sviluppando questa concezione classica, nel progetto per la Basilica Vaticana dove l'ordine architettonico diviene l'elemento dominante nel loggiato architravato, trasformando così il t. da pieno in traforato. La concezione bramantesca, mirabile per chiarezza di proporzioni, è stata giustamente definita "magnifica illogicità» nei riguardi costruttivi e statici.

Il modello per i secoli successivi si ha però nella forma data al t. da Michelangelo, in cui si equilibrano genialmente le esigenze statiche con l'unità compositiva, dando risalto alla struttura portante - pilastri e colonne a tutto aggetto - così da concentrare le spinte e da conferire un senso di articolazione ed un'espressione di potenza plastica. Al modello michelangiolesco si atterranno più o meno fedelmente gli architetti dei due secoli seguenti, sia ripetendo il motivo del colonnato (S. Andrea della Valle e S. Carlo al Corso in Roma, basilica di Superga, duomo nuovo di Brescia, duomo di Catania), sia adottando

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(da Ars Hapanica, P., Madrid 103, fig. 167; Tamizuro - T. ottagonale poggiante su trombe, una delle quali o visibile. Architetto Pennafreita, m. nel 1286. - Lérida, Cate

Paraste al posto delle colonne (S. Maria di Provenzano a Siena, S. Carlo ai Catinari in Roma, duomo di Palermo, duomo di Como), conservando però la trabeazione spezzata che imprime un senso di movimento ed un vivace effetto pittorico. Si allontana dagli altri il t. di S. Andrea delle Fratte a Roma che nella sua conformazione, non più cilindrica, ma su pianta mistilinea, manifesta il dinamismo borrominiano.

La stabilità delle cupole di notevoli dimensioni, specialmente se a sesto ribassato, determina talora interessanti disposizioni costruttive che anche esteticamente contribuiscono a rendere più serrato il collegamento tra le diverse parti dell'organismo architettonico: cosi a S. Maria della Salute in Venezia il t. è circondato dalle caratteristiche grandi volute (gli "orecchioni") che trasmettono le spinte sui muri perimetrali, mentre nel santuario di Vicoforte queste sono assorbite da enormi contrafforti a torre collocati in corrispondenza dei costoloni della cupola.

L'Ottocento continua freddamente gli schemi precedenti, nella forma del loggiato (S. Carlo di Milano) o in quella, più rispondente al gusto neoclassico, della superficie cilindrica completamente chiusa (S. Francesco di Paola a Napoli). Nella seconda metà del secolo le tendenze storicistiche portano talora all'imitazione delle forme rinascimentali (duomo di Cerignola, S. Maria Ausiliatrice di Torino); una concezione interamente nuova segue invece, con geniale ardimento, l'Antonelli nel S. Gaudenzio di Novara, frazionando il t. in una serie di loggiati sovrapposti, dei quali i superiori nascondono il nascimento della cupola. - Vedi tav. CXXI.

Birl.: G. Delon - G. Bezold, Kiveld, Baukunst des Abendlandes, Stoccarda 1894; J. Durm, Architektur der Renaissance in Italien, Berlino 1914; G. Giovannoni, Tra la cupola di Bramante e quella di Michelangelo, in Saggi sulla architett. del Rinascim., Milano 1035, pp. 143-76.

Mario Zocca
TAMETSI: v. MATRIMONIO; MATRIMONIO CLANDESTINO.

TAMING, diOCESI di. - Nell'estremità meridionale della provincia del Hopeh, nella Cina settentrionale.

Fu eretta in prefettura apost. l'ir marzo 1935 con 7 sottoprefetture civili della missione di Sienhsien (v.) e fu affidata alla Compagnia di Gesù, che per il lavoro apostolico vi manda i religiosi della provincia regolare ungherese. Il to luglio 1947 fu elevata a diocesi, suffraganea di Pechino.

Ha un'estensione di 8640 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 2.000 .000 di ab., i cattolici erano 42.409 ; i sacerdoti 34 , di cui 9 cinesi; i seminaristi maggiori 8 ; i fratelli laici 21 , di cui 10 cinesi; le suore 30 , di cui 13 indigens. Tra le opere figuravano 6 dispensari di medicinali, i orfanotrofio, i ospizio per vecchi, 32 scuole con 1008 alunni.

L'evangelizzazione di T., per opera dei Gesuiti di Sienhsien, cominciò nella seconda metà dello scorso secolo: nel 1857 non vi erano né cristianità, né cristiani; questi nel 1861 erano 6, cresciuti a 12 nel 1864 e formanti una cristianità. Nel 1880 le cristianità erano 23 e i fedeli 399, saliti rispettivamente a 408 e a 8732 nel 1910 e a 920 e a 36.002 nel 1934, l'anno precedente alla erezione di T.

Birl.: AAS, 28 (1936), pp. 57-58; 39 (1947), pp. 614-16; Arch. di Prop. Fide, Incarto erezione T. 1935; Relazione T. 1947; MC, 1950, p. 315.

Adamo Pucci
TAMISIER, Marie-Marthe-Baptiste: v. CONGRESSI EUCARISTICI.

TAMMUZ. - Dio mesopotamico (sumer. du-mu-ZI, accad. Tamūzu) della vegetazione, giovane, rifiorente in primavera dopo la morte invernale ( $=$ discesa agli inferi o morte), morente quando il sole estivo inaridisce la terra. Il culto di T. era sumerico (DUMU-ZI $=$ "figlio"), anteriore al poco a. C. Se ne celebrava la festa annuale nel quarto mese, detto $T$. (giugno-luglio). Al culto di T. era strettamente associato quello di Ištar, la «regina del cielo» (accad. Iarrat Samè) di cui Ier. 7, 18, Venere assira cui si identificava l'Astarte fenicia.

Forse si connette con il leggendario (per 28.880 anni) re Dumu-zi, famoso cacciatore, successore di Lugalbanda domatore dei dragoni, e predecessore di Gilgameš. Come Šamaš, T. riceve il titolo di "pastore" ( $v^{e} u$ ). Sorella di T. è Geštin-anna (s vite del cielo s) detta Bêlit-pèri (a Signora della campagna"). Verso il 1000 a. C., T. sostituisce le divinità cananee, note dai testi ugantici, Kiljan e Mêtt. Il dio principale di molti siro-fenici era 'Adön s signore" ( $=b a^{\prime} a l$ ) donde poi derivò il grecolatino Adonis (v. adone). Il nome proprio che si eolava sotto il titolo 'Adön era, sembra, T.; il T. siro-fenicio (Adone di Biblo) si identificava, almeno in parte, con l'egizio Osiride, il cui mito deve avere influenzato (dal sec. XVI a. C.) il mito paleoasiatico di T.; cosi leide si va identificando con Ištar o Astarte. Affine a T. è Telipinu del pantheon hittita, che in autunno muore, risuscita in primavera.
T. era stato introdotto tra gli Israeliti, a Gerusalemme stessa (Is. 17, 10 sg.), dai contatti con i Siro-Fenici e dai conquistatori assiro-babilonesi. Era «il diletto delle donne» siriane (Dan. 11, 37 sgg.). Ez. 8, 14 stigmatizza nel 390 a. C. l'«abominazione" ( $s \hat{e}^{\prime} \hat{e b h} d h$ )] idolatrica del culto di T. nel portale settentrionale del Tempio: ivi sedevano le donne che piangevano T. Mentre i Settanta trascrivono Gajujoos, s. Girolamo traduce Adonis e spiega poi il mito della morte e risurrezione di T.-Adone, celebrato dalle donne con pianti seguiti da giubilo e canti (PL 25, 82). Ma la celebrazione della risurrezione di T., ignorata da Ez. 8, 14, deve essere un'aggiunta posteriore, non originaria. Secondo F. E. Brown, era dedicato a Adone-T. il tempio pagano, prossimo alla sinagoga, di Dura Europea, costruito tra il 150 e il 160 d . C., modificato tra il 175 e il 182 ; non si conosce altro tempio di Adone, né da monumenti, né da testi. C. Autran ripete (1941) quanto avevano fantasticato H. Gunkel (1903), C. Vellay (1904), W. Frazer (1907), H. Gressmann (1908), ben confutati da W. Baudissin (1911), che Gesù fosse una trasposizione del mito di Adone-T.; citano s. Girolamo (PL 22. 581)

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(106. Fides)

TanaNarive, vicariato apostolicO di - Il Seminario St-Pierre.
e s. Paolino (PL 41, 320 sgg.), che parlano invece delle profanazioni di Adriano. T. K. Cheyne (I problemi biblici e la loro nuova soluzione, trad. it. Piacenza 1909, pp. 107-109) vede nella discesa agli inferi di Gesù il mito della discesa di T. e della discesa di Ištar, che va a cercarvi il suo morto sposo T. Secondo R. Dussaud (1921), l'uso di piangere ogni anno in Galaad la figlia di Iephte (Inde. 11, 40) sarebbe la sopravvivenza d'un culto amorrita di T.! T. Meek sostenne che dai canti del culto di T. siano derivati Cant. e vari salmi; lo confuta bene H. H. Rowley.

Bibl.: v. adone; S. H. Langdon, T. and Jstar, Oxford 1914; R. Dussaud, Les orig. cananéen. du sacrif. israél., Parigi 1921, pp. 261-64; T. Meek, Canticles of the T. cult, in Amer. journ. of sem. lang., 39 (1922), pp. 1-14; G. Furlani, La religione babilonese e antira, I, Bologna 1928, pp. 279-84 e 295-99; A. Médchiellle, Expiation, in DBs, fasc. XII (1934), coll. 11-13; M. Witzel, T. Liturgien und Verwandtes (Anal. Orient., 10), Roma 1935; H. H. Rowley, The interpret. of the Song of Songs, in Your. of theol. studies, 38 (1937), pp. 360-62; F. E. Brown, in The excavations at Dura - Europos... Prelimin. reports of the 7 th and 8 th seasons of work (1933-35), Nuova Heven 1939, pp. 135-74; G. Frank, Kultlieder aus dem Ischtar-Tamüz-Kreis, Lipsia 1939; T. H. Gaster, Ezechiel and the mysteries, in Your. of bibl. liter., 60 (1941), pp. 289-310; C. Autran, Des orig. du christianisme, in Nouv. rev. franr., 29 (1941), pp. 800-13, ben confutato da L.-H. Vincent, in Vivre et penser, I (1941), pp. 266-69; H. Otten, Bie Überlieferung des Te-lipinu-Mythus, Lipsia 1942; E. Dhorme, Les relig. de Babyl. et d'Atcyr. (Mana, 1, 11), Parigi 1945, pp. 16-20, 115-21, 134-37; A. Moortgat, T. Der Unsterblichheitsglaube in der altoriental. Bildkunst, Berlino 1949. Testi in Ancient near eastern texts relating to the Old Text., Princeton 1950, p. 41 sgg. Antonino Romeo

TAMPICO : v. TAMAULIPAS.
TANAGRA. - Antica diocesi nella Beozia (Grecia), suffraganea di Corinto. L'unico vescovo noto è Esichio, come risulta da una lettera da lui firmata all'imperatore Leone, dopo un Sinodo provinciale del 458 (Le Quien, in Oriens Christianus in 4 patriarchatus digestus, II, Parigi 1740, p. 212). Attualmente è diocesi titolare.
L. Duchesne illustrò un'iscrizione mutila databile al sec. v nella quale il defunto pone il suo sepolcro sotto la protezione di un santo martire di cui manca il nome (Inscription chrétienne de T., in Bull. de correspondance hellénique, 3 [1879], pp. 144-46). Una seconda epigrafe cristiana fu trovata nel 1935 e appartiene alla Sne del sec. Iv (L. P. Milburn, An early christian epitaph from T., in The Journal of theological Studies, 1950, pp. 176-86).

Enrico Josi
TANANARIVE, vicariato apostolicO di. E situato nella parte centrale del Madagascar.

Dopo vari tentativi infruttuosi fatti sotto la regina Ranavalona I (m. il 16 ag. 1861), Radama II finalmente permise ai missionari di recarsi a T., dove giunse nel
sett. del 1861 il p. Weber, seguito poi da altri missionari. L'anno dopo vi si recavano le prime suore di S. Giuseppe di Cluny. Anche i protestanti si insediarono a T. nel medesimo anno (1861) e riuscirono ad ottenere che il protestantesimo fosse riconosciuto religione di Stato. La missione si sviluppò rapidamente, ma durante la guerra dei Francesi contro gli Hova ebbe molto a soffrire, come pure dall'anticlericalismo del governo francese, che si era impadronito dell'Isola.

Il 21 genn. 1848 la prefettura ap. del Madagascar fu elevata a vicariato ap. Il 4 sett. dello stesso anno ne fu distaccata la prefettura ap. delle Isole S. Maria, Mayotta e Nossi-Ile, alla quale il 27 nov. 1858 furono annesse anche le Isole Anjouan, Mohély e la Grande Comore. Il 16 genn. 1896 il vicariato ap. di Madagascar fu diviso in vicariato ap. di Madagascar settentrionale per i Gesuiti con sede a T. e in vicariato ap. di Madagascar meridionale per i Lazzaristi con sede a Fort-Dauphin. Il confine era
il $22^{\circ}$ parallelo. Il 5 luglio 1898 dal vicariato ap. di Madagascar settentrionale fu distaccata la zona centrale dell'isola per formare il vicariato ap. di Madagascar centrale per i Gesuiti e il settentrionale passò agli Spiritoni. Il ro maggio 1913 dal vicariato ap. di Madagascar centrale fu distaccato il vicariato ap. di Fianarantsoa (v.) e il 15 maggio 1913 la prefettura ap. di Betalo, ora vicariato ap. di Antsirabé (v.). Il 20 maggio 1913 il vicariato ap. di Madagascar centrale fu chiamato vicariato ap. di T. Il 13 dic. 1933 dai vicariati ap. di T. e di Majunga fu distaccata la missione «sui iuris» di Miarnarivo (v.), ora vicariato ap. Il 18 giugno 1935 dai vicariati ap. di T. e Fianarantsoa fu distaccata la prefettura ap. di Vatomandry, ora vicariato ap. di Tamatave (v.). Dopo tutte queste divisioni T. è divenuto uno dei vicariati ap. più piccoli.

Ha una superficie di kmq. 20.000 con ca. 6.000 .000 di ab. di cui 158.161 cattolici, 8572 catecumeni, 200.393 protestanti, 102.477 pagani e poche centinaia di musulmani. Vi sono 102 missionari, 157 fratelli, 208 suore. Vi è il Seminario maggiore regionale e il minore. Catechisti 634 , quasi-parrocchie 8 , stazioni missionarie principali 21 , secondarie 609 . Scuole elementari 234 , medie 18 , superiori 12 , professionali 3 , magistrali 2 . La missione è in pieno sviluppo anche per la organizzazione di associazioni pie e di Azione cattolica.

Bibl.: AAS, 5 (1913), p. 274; GM, pp. 276-77; MC, 1930, pp. 200-202; Arch. di Prop. Fide, protocollo n. 4329/31; L. Lopetegui, El despertar cristiano de Madagascar, Bilbao 1925, pp. 130-46.

Saverio Paventi
TANCHELMO (TancheLinus). - Eresiarca indipendente da altri gruppi contemporanei; agi nella Zelanda, in Fiandra e a Colonia, nel volgere dei secc. XI-XII; fu ucciso con un colpo alla testa durante un viaggio in barca, ca. il 1115 .
L'eresia di T. è una deviazione del movimento gregoriano contro il clero simoníaco e concubinario. Egli andò a Roma con il sacerdote Everwacherus, latore al papa (Urbano II o Pasquale II) del progetto di staccare dalla diocesi di Utrecht parte dei territori marittimi, nella Zelanda, per assegnarli a quella fiamminga di Tournai (e non di Thérouanne). Fallita la missione, la reazione del clero contribuì verosimilmente all'evoluzione eretica di T. e alla sua aperta ribellione, che ebbe particolare successo fra le incolte popolazioni rivierasche. Sotto pretesto della cattiva condotta del clero feudale e sul falso principio che la validità dei Sacramenti dipende dalla bontà del ministro, negò i poteri religiosi dei vescovi e sacerdoti, rifiutando loro sottomissione, s'oppose al pagamento delle decime, respinse i riti. Donne e uomini che lo seguivano s'abbandonavano a violenze armate. Il fabbro Manassès, suo discepolo, costituì una «gilda» di 12 uomini, ad imitazione del collegio apostolico, con una donna in rappresentanza

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della Madonna. I canonici di Utrecht, in una lettera, tra il 1112 e il 1114, all'arcivescovo di Colonia Federico, che teneva prigionieri T., Everwacherus e Manassès, aggravarono per animosità le accuse: T. si riteneva Dio facendosi attribuire onori divini dai seguaci, che bevevano l'acqua in cui s'era lavato considerandola un Sacramento di santificazione e una reliquia; aveva celebrato un sacrilego rito nuziale con Maria S.ma, impalmandone una status e invitando i seguaci ad offrire doni; teneva famigliarità immorale con ragazze e spose; procedeva con apparato e insegne regali fra una scorta armata. T. sconvolse in modo particolare la popolazione di Anversa, male assistita spiritualmente dal solo parroco concubinario della chiesa di S. Michele. L'eresia perdurò anche dopo la morte di T., intaccando perfino i canonici. Burcardo, vescovo di Cambrai, nell'opera di riforma vi chiamò verso il 1121-23 s. Norberto il quale, coadiuvato dal discepolo s. Evermond, riusci a togliere gli abusi contro l'Eucaristia, e molti seguaci di T. riportarono le particole consacrate che tenevano nascoste da molti anni. Il b. Waltmann, primo abate di S. Michele, disperse gli ultimi tanchelmiti.

Bibl.: I Epistola Trajectensis Ecclesiae e la Vita Norberti, nella duplice redax. (cf. MGH, Script., XII, pp. 690-91), in Acta SS. Iunii, I, Parigi 1866, pp. 831-34, e in PL 170, 1311-18; e 150, 367; Sigeberti continuatio Valcellensis, in MGH, Script., VI, p. 439 (PL 160, 383); P. Abelardo, Introdustio ad theologiam, PL 178, 1036; P. J. Goetschalckx, Oarhandenboek der Witbeerenabdij van Sint-Micheils te Antwerpen, I, Eeckeren-Donck 1909, pp. 1-8; H. Firenze, Tanchelin et le projet de démembrement du diac. d'Utrecht vers 1100, in Bull. de la classe des lettres del'Acad. r. de Belgique, $3^{e}$ serie, 13 (1927), pp. 112-19; E. de Moreau, Hist. de l'Eglise en Belgique, II, Bruxelles 1940, pp. 304-13. Ilarino da Milano

TANCREDI (Tancredus). - Canonista, n. a Bologna verso il 1185 , m. ivi tra il 1234 e il 1236.

Canonico e poi arcidiacono di Bologna (1226), è noto fin dal 1214 come decretorum magister; fu anche gran cancelliere dell'Università. Oltre l'insegnamento ebbe numerosissimi incarichi di fiducia dai pontefici Innocenzo III, Onorio III e Gregorio IX, soprattutto per dirimere vertenze ed eliminare abusi (causa con il podestà di Mantova per Massa Fiscalia, scomunica del pretore di Firenze per il privilegio del fòro, questione tra l'arcivescovo di Ravenna e la città di Cervia, tra l'abate di Nonantola e il vescovo di Pistoia). Ebbe parte nella composizione di liti nella stessa Bologna (monaci di S. Michele contro il Capitolo, vescovo contro i Canonici Regolari di S. Salvatore, Bolognesi e Modenesi, vescovo e Comune); fu membro della Commissione per la canonizzazione di s. Domenico. Quando Onorio III pubblicò la Compilatio quinta gliela dedicò, raccomandandone la diffusione e l'osservanza nelle scuole e nei tribunali. Le sue opere genuine sono: Ordo iudiciarius, scritto tra il 1214 e il 1216, raffazzonato da Bartolomeo da Brescia nel 1236 (ultima ed., a cura di F. Bergmann, Gottinga 1842); Summa de matrimonies, scritta tra il 1210 e il 1214 (ultima ed., a cura di A. Wunderlich, Gottinga 1841); Apparatus ad Compilationem I, II, III: il $1^{\circ}$ (1210-15) è compreso nella glossa ordinaria, il $2^{\circ}$ (scritto prima del 1215) fu rifatto insieme al $1^{\circ}$ dopo il 1220 , il $3^{\circ}$ (1220) è compreso nella glossa ordinaria: Glossae ad Compilationem V; Provinciale (manoscritti a Bamberga e Einsielden).

Bibl.: G. Fantuzzi, Notiz. degli scritti, bolognesi, VIII, Bologna 1790, p. 76-86; F. Bergmann, Pölii, T., Gratice Libri de iudiciarum ordine, Gottinga 1842; F. C. de Savigny, Stor. del dir. rom. nel medioevo, II, Torino 1827, pp. 295-305; J. F. v. Schulte, Gesch. der Quellen und Literatur des von. Rechts, I, Stoccarda 1873, pp. 199-203; F. Valls-Taberner, Interno alla Summa de sponsolibus et matrimonies del Muntro T. di Bologna, in Rto. di storia del dir. ital., 11 (1938), pp. 387-82.

Augusto Moreschini
TANCREDI d' Altavilla. - Principe di Antiochia, n. ca. il 1072, m. ad Antiochia il 12 dic. 1112 .

Seguì Boemondo suo zio nella I Crociata (1096); combatté valorosamente a Nicea, Gerusalemme, Ascalona. Aspirò alla corona di Gerusalemme, ma inutilmente, sebbene la sua candidatura potesse appoggiarsi all'inestima-
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(fot. Ene, Catt.)
TANCREDI (TANCREDUS) - Incipit dell'Ordo iudiciarius - Biblioteca Vaticana, cod. Pal. lat. 636, f. $173^{2}$ (sec. xili-xiv).
bile tesoro della moschea di 'Omar, di cui si era impadronito al momento della caduta di Gerusalemme. Ebbe il titolo di principe di Galilee e difese valorosamente i domini suoi e dello zio Boemondo contro infedeli e contro cristiani. T. Tasso gli diede fama immortale nella Gerusalemme Liberata, esaltandolo come il tipo del cavaliere cristiano.

Bibl.: Rodolfo di Caen, Gesta Tancredi, in Recueil des bist. des Croisades, Hist. occid., III, Parigi 1880, pp. 603-716 (anche in PL 153, 491-540); L. Brélizet, L'Eglise et l'Orient au moyen âge, Les Croisades, $6^{e}$ ed., Parigi 1928 (v. indice); F. Chalandon, Essai sur le règne d'Abseis Commène, ivi 1900; R. Grousset, Hist. des Croisades, II, ivi 1956 (v. indice).

Gina Fasoli
TANCREDI di Lecce. - Principe normanno, figlio naturale di Ruggero di Puglia e di Emma dei conti di Lecce, insignito egli stesso dal 1149 del titolo di conte di Lecce.

Nel 1154 si rifugiò a Costantinopoli temendo le insidie di Guglielmo I che sospettava in lui un possibile pretendente alla corona, malgrado la sua illegittimità. Ritornato in patria dopo il 1166, e favorito da Guglielmo II, ottenne, per le sue qualità morali, e malgrado il suo fisico diagraziato, le simpatie della nobiltà del Regno, che nel 1189 lo contrappose ad Enrico VI, cui andavano la corona ed il Regno di Sicilia, quale eredità della moglie Costanza. Incoronato nel 1190 a Palermo, T. cercò alleati tra i nemici di Enrico VI, in Italia, in Germania, in Inghilterra, in Oriente. Gli eserciti che Enrico VI armò contro di lui subirono gravi perdite per epidemia ed insuccessi militari, ma la morte di T. nel 1194 e il passaggio della corona al giovane Guglielmo III favorirono il successo finale di Enrico VI.

Bibl.: H. Tvecbe, Kaiser Heinrich VI., Lipsia 1867; F. Chalandon, La domination normande en Italie, Parigi 1937; F. De Stefano, Storia della Sicilia dal sec. XI al XIX, Bari 1948, e bibl. ivi citata. Gina Fasoli

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Tanganica - 1) [Confini di colonia; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.

TANDJUNG-KARANG, PREFETTURA APOSTOLica di. - Nella parte meridionale dell'isola di Sumatra.

Comprende la residenza di Teluk-Betung (già Lampong) e il distretto di Kroe (dalla residenza di Benkulu), staccati dalla missione di Palembang ed eretti in prefettura ap. il 19 giugno 1952. Come la missione madre, è affidata alla Congregazione dei Preti del S. Cuore di Gesù. Ha un'estensione di 35.000 kmq . Al momento dell'erezione, su una popolazione totale di ca. 1.000 .000 di ab. i cattolici erano 2015; i sacerdoti 6, i fratelli laici 1, i seminaristi 9 , le suore 22. Tra le opere figuravano 2 collegi, 2 ospedali, 1 orfanotrofio, 8 edifici sacri tra chiese e cappelle. Le scuole: 7 elementari e 3 medie.

L'evangelizzazione di T. è recentissima; i fedeli sono quasi tutti raccolti in quattro cristianità : T. K., fondata nel 1928; Pringsewu, fondata nel 1932; Metro, fondata nel 1937, e Teluk-Betung, fondata nel 1949. La cristianità di Pasuruan, fondata nel 1938, fu distrutta e quindi abbandonata durante la guerra e non è stata ancora riaperta: i cattolici si trasferirono a Metro.

Bist.: Arch. di Prop. Fide, Incarto erea. T. 1952; AAS, 44 (1952), pp. 760-61. Adamo Pucci
TANGA, PREFETTURA APOSTOLICA di. - E situata nella parte settentrionale del Tanganica, sulla costa dell'Oceano Indiano, ed è affidata all'Istituto della Carità (Rosminiani). Fu eretta il 18 apr. 1950 con territorio distaccato dal vicariato ap. di Kilima-Njaro.

Ha una superficie di $28.037 \mathrm{kmq}$. con una popolazione di ca. 500.000 ab. I cattolici sono 17.380 (di cui 5610
indigeni, 11.480 esteri e 290 di stirpe mista), i catecumeni 1246, i dissidenti orientali 747 , i protestanti 18.000 , 1 maometrani circa 280.000 , i pagani ca. 180.000. Vi sono 21 sacerdoti esteri di cui 19 rosminiani e 2 della Congregazione dello Spirito Santo, 2 fratelli laici esteri (Rosminiani) e 21 suore estere; 6 stazioni principali e 42 secondarie con 5 chiese e 42 cappelle; 1 ospedale, 4 dispensari, 2 orfanotrofi, 1 lebbrosario, 72 scuole. Nell'ultimo anno si son avuti 443 Battasimi di adulti. Vi fiorisce l'Azione Cattolica. E una missione che sta al principio del suo sviluppo e che dà buone speranze di un fecondo apostolato entro i prossimi anni.

Bist.: AAS, 42 (1950), pp. 705-706; MC, 1950, p. 190; Arch. di Prop. Fide, pos, prot. n. 3869/52. Carlo Corvo

TANGANICA. - Territorio dell'Africa australe, che con il Ruanda e l'Urundi formava (dal 1891)
l'Africa orientale tedesca; poi ribattezzato con il nome attuale dagli Inglesi, cui venne concesso come mandato nel 1920 ed in amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite nel 1946.
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(per carteria dei Padri Missionari della Consolata)
Tangamica - L'antica pro-cattedrale di Tosamagonga, Nello sfondo la nuova Cattedrale. Vicariato apostolico di Iringa.

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A sinistra: TAMBURO a colonne abbinate della chiesa di S. Andrea della Valle. Opera di C. Maderno (1608) - Roma. A destra: TAMBURO ottagonale con menaule a volute della chiesa di S. Maria della Salute iniziata nel 1631. Opera di B. Longhena - Venezia.

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In alto a sinistra: LAGO TANGANICA. In alto a destra: CASA DEI PADRI PALLOTTINI - Prefettura apostolica di Mbulu. In basso a sinistra: GRUPPO DI MISSIONARI INTENTI ALLA COSTRUZIONE DI UN MULINO - Tosa Maganga. In basso a destra: COSTRUZIONE DELLA NUOVA CHIESA (1942) - Tosa Maganga, Missione della Consolata.

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Il T. è ampio più di tre volte l'Italia ( 936.330 kmq .) e si stende fra $1^{\circ}$ e $11^{\circ} \mathrm{S}$., all'incirca, dal Lago Vittoria al Lago Niassa, affacciandosi sull'Oceano Indiano con una costa di 850 kmq . Risulta in complesso da un vasto altopiano (ca. 1000-1500 m. d'altezza), con clima tropicale attenuato dal rilievo, eccetto che sulla fascia litoranea, d'altronde piuttosto ristretta ( $20-30 \mathrm{~km}$. di profondità). La piovosità, che cresce da S . a N., è concentrata di regola nella stagione estiva, a S. e nel centro, ed in due periodi più umidi, a N., separati da due stagioni asciutte. Il paese è ricoperto per lo più da steppe e savane, che trapassano a foreste nella bassa fascia costiera ed a pascoli montani nelle regioni più elevate. Dovunque ricca la grossa fauna di ruminanti e carnivori felini, e ricchissima l'avifauna.

Il paese ha cospicue risorse agricole, forestali ( $40 \%$ della superficie territoriale) e minerarie. I prodotti principali sono oggi l'agave sisalana, il cotone, il caffè e le arachidi, cui si aggiungono non trascurabili quantitativi di riso, sesamo, thè, ecc. L'allevamento è fiorente ( 6,4 milioni di capi bovini; 3,5 di ovini; 2,3 di caprini, ecc.), nonostante che il flagello della tse-tse ne riduca le grandi possibilità. Dal sottosuolo si estraggono oro, diamanti, stagno e mica; ma le ingenti riserve di carbon fossile prossime al Lago Vittoria sono ancora intatte. Notevoli progressi ai sono fatti negli ultimi anni nelle comunicazioni interne ( 2600 km . di ferrovie), che hanno dato un forte impulso al commercio, nel quale le importazioni superano ovunque le esportazioni.

La popolazione ( 7,3 milioni di ab.) è costituita quasi tutta da negri bantu e nilotici, con Sualieli sulla costa; gli Europei sono ca. 20 mila e 45 mila gli Indiani. Essa è ripartita in 8 province, di cui le più densamente abitate sono quelle meridionali. Numerosi i centri urbani, di cui il più popoloso, Dar es Salam ( 70 mila ab.), sulla costa a S. dell'Isola Zanzibar, è la sede del governo Ugigi, sul Lago Tanganica ( 25 mila ab.), è il più importante dell'interno.

Bril.: C. Gilman, A population map of Tanganiyha territory. Dar es Salam 1936; Ch. Lenbuscher, Tanganiyha, Oxford 1944.

Giuseppe Caraci
Evangelizzazione. - Partendo dalla isola di Zanzibar i Missionari dello Spirito Santo nel 1867 iniziarono la missione di Bagamoyo nel territorio attuale di T., fondando scuole ed orfanotrofi per i numerosi giovani schiavi riscattati, e poi un villaggio cristiano.
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(per cortesia di Donna Cariangela Aimone-Cat) Tanganica - Capo Massai.
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(per cortesia dei Padri Missionari della Cunouata)
Tanganica - La popolazione di Tusamaganga (diocesi di Fringa) dinanzi alla Cattedrale (Pasqua 1948).

Dal 1877, con la fondazione della stazione di Mhonda, cominciò una ulteriore estensione della missione nella regione nord-orientale del territorio.

Nel 1878 l'interno della terra presso i grandi Laghi Tanganica e Victoria Nyanza fu affidato ai Padri Bianchi. Grandissimi ostacoli ad una efficace attività missionaria erano la caccia dei negri e l'influsso dei maomettani, che fu arginato dall'occupazione da parte della Germania e dalla creazione della colonia dell'Est-Africa tedesca nel 1885. Nel 1887 la parte meridionale della costa fu affidata ai Benedettini di S. Ottilia. Allora le missioni poterono molto progredire, anzitutto per la fondazione sistematica di scuole. Un contraccolpo a questi progressi fu la ribellione del 1905, durante la quale mons. Cassiano Spiss, O.S.B.(S. Ottilia), vicario apostolico del Zanzibar meridionale, fu trucidato insieme con 2 fratelli e 2 suore, e molte stazioni furono distrutte. Un altro contraccolpo fu la prima guerra mondiale: i Benedettini, perché tedeschi, furono espulsi. Subentrarono, quando il territorio cadde sotto mandato inglese, i Cappuccini svizzeri e i Benedettini svizzeri. Inoltre di alcuni distretti s'incaricarono i Missionari della Consolata (1922), i Passionisti (1935), i Pallottini (1943), i missionari di Maryknoll (1950) e i Rosminiani (1950). Il 25 marzo 1953 fu istituita la gerarchia ordinaria. Così si hanno attualmente nel territorio del T. 18 fiorenti missioni: Bagamoyo, nel 1906 vicariato ap., affidato alla Congregazione dello Spirito Santo, ora diocesi di Morogo. Budoba, nel 1929 vicariato ap. affidato alla Società dei Missionari d'Africa (Padri Bianchi), ora diocesi. Dar-es-Salaam, nel 1887 prefettura ap. di Zanguebar meridionale, nel 1902 vicariato ap., nel 1906 nome attuale, affidato ai Cappuccini. Dodoma, nel 1935 prefettura ap., affidata ai Passionisti, ora diocesi. Iringa, nel 1922 prefettura ap., nel 1948 vicariato ap., affidato ai Missionari della Consolata di Torino, ora diocesi. Karema, nel 1946 vicariato ap., affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. Kigoma, nel 1880 provocariato di T., nel 1887 vicariato ap., nel 1946 nome attuale, affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. Kilima-njaro, nel 1910 vicariato ap., affidato alla Congregazione dello Spirito Santo, ora diocesi di Moshi. Maswa, nel 1946 vicariato ap., affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. Mreza, nel 1932 missione di Tukuyu, nel 1938 prefettura ap., nel 1949 vicariato ap. con il nome attuale, affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. Mbulu, nel 1949 prefettura ap., affidata ai Pallottini, ora diocesi. Musoma, nel 1950 prefettura ap., affidata alla Società di Maryknoll. Mwanza, nel 1894 vicariato ap. di Victoria Nyanza meridionale, nel 1915 nome di Victoria Nyanza, nel 1929 nome attuale, affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. Npanba, nel 1931 abbazia nullius», affidata ai Benedettini di S. Ottilia. Peramino, nel 1913 prefettura ap. di Lindi, nel 1927

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abbazia « nullius», nel 1931 nome attuale, affidato ai Benedictini di S. Ottilia. KAGERA Inferiore, vicariato ap. nel 1951, ora diocesi di Rutabo. TadorA, nel 1887 vicariato ap. di Unyanembe, nel 1925 nome attuale, affidato ai Padri Bianchi, ora diocesi. TANGA, nel 1950 prefettura ap. affidata ai Rosminiani. - Vedi tav. CXXII.

BibL.: anon., Chronique des Missions C. S. Sp. Aperçu histor. et exercice 1930-31, Parigi 1932, pp. 353-72; F. Leonard, Les Pères Blancs du card. Lavigerie, ivi 1935, pp. 124-40; MC, 1950, pp. 180-90.

Giovanni Rommerskirchen
TANGUAY, Cyprien. - Sacerdote e storico canadese, n. a Québec nel 1819 , m. ivi nel 1902.

Studiò nel Seminario di Québec; sacerdote nel 1843, si dedicò per oltre un ventennio al ministero parrocchiale, specialmente a Rimouski, dove fondò (1860) un rinomato collegio. Fondò pure a St-Germain il convento di Notre-Dame. Si occupava intanto di ricerche storiche e genealogiche, con particolare riguardo al periodo della colonizzazione francese del Canadà : taluni saggi dati alle stampe in riviste e periodici richiamarono su di lui l'attenzione del governo, e nel 1867 ebbe ufficiale incarico di stabilire l'esatta genealogia delle famiglie francesi stanziatesi successivamente nel Canadà ed il T. poté pubblicare il Dictionnaire généalogique des familles canadiennes françaises depuis les origines de la colonie jusqu'à nos jours ( 7 voll., 1871-90) che gli diede fama nazionale e gli meritò di essere accolto nella Royal Society of Canada, il massimo istituto scientifico del paese. Dal canto suo papa Leone XIII gli conferì dignità prelatizia dopo la pubblicazione del Répertoire du clergé canadien par ordre chronologique ( $2^{\mathrm{a}}$ ed., 1893). Mons. T. continuò gli studi prediletti sino alla morte, illustrando le vicende della Chiesa canadese senza tralasciare l'apostolato, diretto specialmente alle classi colte.

BibL.: J. Allaire, s. v. in Dict. du clergé canadien-franc., Montréal 1910; L. Lindsay, s. v. in Cath. Enc., XIV, p. 443. Renzo U. Montini

TANIS. - Città egiziana antica, a ca. 25 km . dall'attuale es-Sâliḅijjah presso il villaggio di Sān el-Hağar su un canale già parte del ramo tanitico del Nilo.

Secondo Num. 13, 23, T. (ebr. Ṣa'an) fu fondata sette anni dopo Hebron; ma le sue origini debbono essere più remote. E caratteristico in essa il culto del dio Seth, portato là probabilmente dagli Hyksos (v.); celebre è il santuario di questo dio fondato da Ramses II; ne sopravvivono in luogo le rovine; importanti resti di scultura sono al Museo del Cairo.

Ps. 77, 12 e 43, ricorda le campagne di T., dove Dio fece cose meravigliose al tempo dell'Esodo. Durante la XXI dinastia T. fu per più di un secolo capitale del paese, sicché Is. 19, 11 e 13 dà particolarmente importanza ai a principi di T. v. Nel 667 a. C. fu saccheggiata da Assurbanipal e più tardi da Nabuchodonosor (onde la profezia di Ex. 30, 14-18). Al tempo di Strabone (XVII, 802) era ancora una città fiorente; nella seconda metà del sec. I d. C. (Fl. Giuseppe, Bell. Iud., IV, 11, 5) era in decadenza.

BibL.: Fl. Petrie, T., I, Londra 1885; M. A. Murray - F. L. Griffith, T., II-IV, ivi 1888; H. Gauthier, Dict. des noms géograph., I, Cairo 1929, pp. 50, 74, 200 e passim; P. Monnet, Les nouvelles fouilles de T., Parigi 1933; id., T., ivi 1942.

Aristide Calderini
TANJORE, diOcesi di. - Situata nell'India sudorientale.

Con decreto della S. Congr. di Propaganda Fide del 13 nov. 1952, la diocesi di S. Tommaso di Meliapor, che per l'accordo tra la S. Sede e il Portogallo del 18 luglio 1950 cessava di far parte del patronato portoghese passando alle dipendenze di Propaganda, e l'arcidiocesi di Madras venivano limitate alla sola porzione di territorio compresa nel distretto civile di Chingleput e unite in modo da formare un'unica arcidiocesi di Madras-Meliapor, mentre con le parti di territorio delle due dette circoscrizioni ecclesiastiche, situate al di fuori del distretto di Chingleput, si erigevano rispettivamente le diocesi di Vellore e di T.

La diocesi di T., eretta con il territorio meridionale di S. Tommaso di Meliapor, comprende quasi tutto il distretto civile di T. ed un piccolo circondario di pertinenza del distretto civile del Sud Arcot. Confina con lo stretto di Palk, con le diocesi di Kumbakonam, Tiruchirapally e Madhurai. Ha una superficie di kmq. 9615 ed una popolazione di quasi 3 milioni di ab., di cui 85.000 cattolici, 40.000 protestanti ed il resto indù, con un'esigua minoranza di musulmani. E affidata al clero indigeno costituito da ca. 50 sacerdoti, quasi tutti indiani. La lingua usata è il tamil. Conta 41 stazioni primarie o quasiparrocchie, bene attrezzate, con sacerdoti stabilmente residenti. Tutto il territorio diocesano è molto popolato e fornito di scuole e collegi cattolici, di opere di carità e istituzioni benefiche. E suffraganea di Madras-Meliapor.

BibL.: Arch. di Prop. Fide, ponenza n. 23, 1952, pos. prot. n. $4151 / 52$.

Pompeo Borgna
TANJORE (regno) : v. TRICHINOPOLY.
TANNAITI ( $<$ ripetitori $>0 \times$ insegnanti $>$ ). - Dottori ebrei, anteriori al sec. III, il cui insegnamento è conservato nella raccolta ufficiale dell'insegnamento rabbinico detta Mišnāh (v.).

Tale titolo fu conferito anche ad una classe particolare di studiosi, specializzati nel riferire a mente i detti talmudici antichi a cui i dottori si richiamavano nella discussione; ma questi t. non ebbero importanza dottrinale. Il numero complessivo dei t. viene calcolato in 270 . Essi si dividono in 5 o 6 generazioni. Eccellono nella prima Sammaj e Hillé (v.), Rabbān Gamaliele il Vecchio, Jōhānān ben Zakkaj. Fra quelli appartenenti alla seconda Gamaliele II, Jōhāšūs' ben Hānañāh. Della terza: T'aryhōn, Ismaele, 'Aqlbā', Jōsē il Galileo. Della quarta: Mē'ir, Simeone ben Johaj, Giuda ben Ilaj, Jōsē ben Hālaphtā', Jōhānān il Sandalaio, Abbā' Sā'ūl. Della quarta: Simmaco, Giuda il Santo o il Principe (colui che pose le basi alla redazione della Mišnāh). Della sesta fanno parte dottori non più menzionati nella Mišnāh, tra cui Gamaliele III, Hijjā', Abba Areka (v.) o Rab.

BibL.: H. L. Strack, Einleitung in Talmud und Midras, $5^{\circ}$ ed., Monaco 1921, passim.

Eugenio Zolli
TANNER, Adam. - Gesuita, teologo, n. a Innsbruck il 14 apr. 1572, m. a Unken (presso Salisburgo) il 25 maggio 1632.

Insegnò per 34 anni teologia dogmatica, morale e controversie a Monaco, Ingolstadt, Praga e Vienna; e dotato com'era di acuta intelligenza e di ampia cultura, godette la fama del migliore teologo della controfforma in Germania, mentre gli avversari lo decoravano del titolo di «insolente». Prese parte ai colloqui di Ratisbona del 1601, di cui stese una Relatio compendiosa (tradotta da lui anche in tedesco [Monaco 1602]) e una confutazione vivace della Confessione di Augusta: Anatomia confessionis augustanae (Ingolstadt 1613); nel conflitto tra Venezia e Paolo V difese i diritti del Papa in Defensio Ecclesiae libertatis (ivi 1607), rivendicando la libertà della Chiesa contro le aggressioni tiranniche dello Stato. L'opera che gli diede maggior fama è : Universa theologia scholastica (4 voll., ivi 1626-27), che venne paragonata alla Somma di s. Tommaso, non solo per l'ordine delle questioni, ma anche per la solidità della dottrina e la concisione del dettato. In essa segue la dottrina di s. Tommaso, ma con uno sguardo ai tempi e allo sviluppo delle teorie; e mentre per una parte resta fermo all'opinione della incorruttibilità degli astri, pur avendo osservate direttamente le macchie lunari, per l'altra nella questione della Grazia e della immunità dei principi va troppo oltre. Si occupò pure di mitigare la severità nei processi contro le streghe.

BibL.: Sommervogel, VII, 1843-55; Hurter, III, 638-40; B. Duhr, Stellung der Jesuiten in den deutschen Hexenprozessen, Friburgo in. Br. 1900, p. 45 sgg.; id., Gesch. des Jesuiten in den Ländern deutscher Zange, II, II, ivi 1912, pp. 380-400, 516-21; W. Lore, A. T. und die Gnadenstratigheiten des 17. Jahrh., Breslavia 1932 (cf. osservazioni in Zeitschr. für hatbal. Theol., 55 [1933], pp. 313-14).

Celestino Testore
TANNOIA, Antonio. - Discepolo e primo biografo di s. Alfonso de Liguori, n. a Corato (Bari)

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il 27 sett. 1727, m. a Deliceto (Foggia) il 12 marzo 1808.

Seguì s. Alfonso e fu professo nella sua Congregazione nel 1747. Rettore, consultore generale, si distinse come maestro dei novizi, pei quali compose esercizi di pietà ancora in uso, e come storico diligente e accurato.

Conservano valore le Memorie istorico-critiche della vita, miracoli e traslazione del b. Benvenuto da Gubbio (2 voll., Napoli 1780); Vita del canonico G. Della Monica (ivi 1787); Vita del servo di Dio Fr. Gerardo Maiella (ivi 1804). Di capitale importanza sono i tre volumi della Vita ed Istituto del ven. Alfonso de Liguori (ivi 17981803), completati dal p. C. Berruti con l'aggiunta del 1. V, steso con materiale preparato in gran parte dallo stesso T. (ivi 1857) e poi alterato da A. Chiletti nell'ed. torinese del 1869. Stampò pure un'opera voluminosa intorno a Le api e loro utile e della maniera di ben governarle (ivi 1798-1801), per cui fu nominato socio dell'Accademia Georgofila di Firenze ed ebbe lodi dall'Istituto nazionale di Bologna. Rimangono di lui presso l'Archivio generale dei Redentoristi manoscritti inediti, illustranti le origini dell'Istituto ed i primi congregati.

Bibl.: Arch. generale C. SS. R., Lettere ed opere manoscr. del p. A. T.; A. De Risio, Vita del p. A. T., in Croniche della Congr. del SS. Red., Palermo 1858, pp. 259-69; Cl. Villecourt, Notice biograph. sur le r. p. A. T., in Vie et Institut de st A. M. de Liguori, Parigi 1863, pp. 21-24; F. Dumortier, Le p. A. T., Antore 1902 (trad. it., Casalbordine 1933); M. De Meulenswater, Bibliogr. générale des écriv. Redemptor., II, Lovanio 1935. pp. 417-19.

Oreste Gregorio
TANQUEREY, Adolphe-Alfred. - Teologo sulpiziario, n. a Blainville (Normandia) il $1^{\circ}$ maggio 1854, m. a Aix-en-Provence il 21 febbr. 1932.

Ordinato sacerdote nel 1878 , insegnò teologia dogmatica e morale a Rodez, a Baltimora e a S. Sulpizio a Parigi. Superiore del noviziato (1915-26) a Issy-le-Molineaux, si dedicò agli studi di ascetica. Molta simpatia continuano ad incontrare le sue pubblicazioni, in cui, oltre a una solida dottrina e una ricca documentazione, è ma-
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(fot. Ene. Cati.)
Tannoia, Antonio - Ritratto, conservato nella Casa generalizia del pp. Redentoristi - Roma.
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(per cortesia della Procura di S. Sulpizio, Roma) Tanqueray, Adolphe-Alfred - Ritratto.
nifesta la preoccupazione dell'autore di riuscire pratico, aggiornato e rispondente alle esigenze moderne.

Scrisse : Synopsis theologiae dogmaticae ( 3 voll., Pa-rigi-Roma 1894-96; $25^{a}$ ed. ivi 1942); Synopsis theologiae moralis et pastoralis ( 3 voll., ivi 1902); Brevior synopsis theologiae dogmaticae (ivi 1911); Brevior synopsis theologiae moralis et pastoralis (ivi 1913); Précis de théologie ascétique et mystique (ivi 1923), opera tradotta in breve tempo in dieci lingue; Dogmes générateurs de la piété (Parigi 1926); La divinisation de la souffrance (ivi 1931); Jésus vivant dans l'Eglise (ivi 1932). Larga la sua collaborazione a dizionari e riviste cattoliche, quali DThC, Cath. Enc., Americ. eccles. review, Vie spirituelle.

Bibl.: F. Perrier-A. Rosier, Chronique de théologie ascétique et mystique, in Ami du clergé, 42 (1925), pp. 30-31; F. Cimetier, s. v. in DThC, XV, coll. 47-48.

Vito Zollini
TANSILLO, Luigi. - N. di famiglia nolana, e probabilmente a Nola e non a Venosa, nel 1510, m. a Teano il $1^{\circ}$ dic. 1568. Poeta, cortigiano e soldato, resta una delle figure più notevoli e più amabili della nostra storia letteraria fra gli anni dell'Ariosto e quelli del Tasso. La sua fedeltà agli Spagnuoli nella persona prima di d. Pietro, vicerè di Napoli, poi del figlio di lui d. Garzia, fu sentimento sincero, e non è possibile fargliene colpa.

Poeta soltanto volgare, e senza il gusto della prosa, ha però l'occhio ai generi letterari, ai quali confronta, sui quali qualche volta regola un nativo fervore popolaresco. Ne vennero fuori le sue varie stanze. Nelle 183 del Vendesimiatore (scritto fra il 1532 e il 1534) un motivo schiettamente popolare con s'incontra non solo con reminiscenze di canti carnascialeschi, ma anc