Situata nella parte settentrionale dell'Isola Formosa, eretta il 30 dic. 1949 col grado di prefettura apost. per divisione dell'antica prefettura di Isola Formosa (oggi Kaoshung), e affidata alla Congregazione cinese dei Discepoli del Signore.
La città di T., capitale di tutta l'isola, nelle presenti circostanze ha assunto l'importanza che aveva Chungking durante l'ultima guerra, perché è divenuta la sede del governo di Chiang-kai-schek. In data 7 ag. 1952, la medesima prefettura apost. diventò arcidiocesi metropolitana, con arcivescovo mons. Giuseppe Kuo, della stessa Congregazione. Numerosi missionari esteri, tra cui gesuiti e francescani, capulsi dalla Cina, si sono trasferiti a Formosa, come collaboratori dell'Ordinario di T., ove il movimento di conversioni ha segnato un crescendo notevole e, con il moltiplicarsi dei centri di assistenza e propaganda religiosa, aumenterà rapidamente. In pari data, nella stessa Isola Formosa, sono state erette due altre missioni indipendenti :
1. Prefettura apost. di Hwalien, costituita dalle due sottoprefetture civili di Hwalienhsien e Taitunghsien, distaccate, la prima dall'arcidiocesi di T., e la seconda dalla prefettura apost. di Kaoshung, con una popolazione di 433.784 ab. I cattolici sono appena 500 . E questo un territorio geograficamente isolato dal resto dell'isola, con due sole vie di difficile accesso dal nord e dal sud. Vi si trovano popolazioni autoctone di razza diversa dal resto della popolazione cinese, immigrata, particolarmente in quest'ultimo secolo, dalla vicina Amoy (provincia del Fukien), le quali hanno costumi propri, vivono isolati e, oltre i loro dialetti speciali, parlano il giapponese, che era stato loro insegnato dai precedenti dominatori. Questa nuova prefettura è stata affidata alla Società delle Missioni Estere di Parigi.
2. Prefettura apost. di Kiay, costituita dalle due sottoprefetture civili di Kizyhsien e Yuinlinhsien, situate nella parte settentrionale della prefettura apost. di Kaoshung, da cui sono state distaccate, e immediatamente a sud dell'arcidiocesi di T. Questa nuova missione, su una popolazione di $1.256 .469 \mathrm{ab}$., conta ca. 5000 cattolici ed è stata affidata al clero secolare cinese.
Bibl.: Arch. di Prop. Fide, Relax. con sommario, pos. prot. n. $4283 / 49$; ibid., pos. prot. nn. 3088/52, 3089/52, 3429/52, 3430/52, 3050/52; MC. 1950, pp. 382-33; AAS, 42 (1950), pp. 421-22.
Edoardo Pecoraio
T'AI P'ING, BIVOLTA dei. - Moto rivoluzionario antimancese determinatosi e svoltosi sotto i due imperatori Hsienfung (1850-61) e T'ungchi (18611875). La rivolta fu iniziata e capeggiata da un certo Hung Hsu-tsüen (1813-63), un Hakka dei pressi di Canton, baccelliere bocciato e scontento, già al servizio dei missionari protestanti.

Taipeh, arcidiocesi di - S. E. mons. Giuseppe Kuo, primo arcivescovo di T., parla al microfono subito dopo la sua consacrazione, avvenuta il 26 ott. 1952.
Leggendo alcuni discorsi sulla Bibbia, si convinse d'essere il secondo figlio di Dio, e quindi fratello cadetto di Gesù Cristo; si battezzò da sé, e, con un amico, si recò nel Kwangsi per predicare ai selvaggi Mao Tse (1844). Il nuovo vangelo prometteva ogni bene in terra e in cielo e i suoi seguaci sarebbero sfuggiti tutti ad un furioso cataclisma in vista. Il veggente ebbe fortuna, e in breve riuscì a formare un esercito formidabile, che s'impossessò di parecchie grandi città nella vallata del Fiume Azzurro. Nanchino fu presa nel 1853, fatta capitale dell'Impero dei T. e tenuta per undici anni. Per poco non arrivavano a Pechino. Questo moto rivoluzionario, che mirava alla conquista della Cina per detronizzare gli imperatori mancesi, minacciava la Cina proprio mentre questa era impegnata nella seconda guerra contro l'Inghilterra (1856-60). Nel 1860 la situazione era assai grave, quando il principe Kung, fratello dell'imperatore Hsienfung (m. nel 1861), con scaltra manovra seppe approfittare della nuova armata europeo-manilese formata dai due avventurieri americani Ward e Burgevine, sollecitati dai grossi commercianti di Sciangai, facendola ufficialmente riconoscere con decreto imperiale del 16 apr. 1862. Fu questa armata "sempre vittoriosa ", che, unita con alcune truppe imperiali, riuscì a riprendere le città già cadute in mano ai ribelli e, sotto la condotta di Gordon, succeduto al Burgevine, finì la campagna con la presa di Nanchino (luglio 1864). La rivolta era durata quattordici anni, s'era estesa a dodici province, aveva rovinate oltre seicento città. Hung Hsu-tsüen s'era suicidato il mese prima.
Bibl.: W. Callery e J. Ivan, History of the T. insurrection, Londra 1833; H. Egmont Hake, Events in the T. rebellion, ivi 1891; H. Cordier, Hist. génér. de la Chine, IV, Parigi 1920, p. 31 sgg. Giovanni Battista Tragella
TAISIA (Taide, Thaïs), santa. - Penitente egiziana del sec. iv.
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(1st. Enc. Catt.)
Taisla, santa - T. prima e dopo la conversione. Incisione premessa alla commedia Paphnaxius di Rotavita, Da Opera Hromite, Norimberga 1301 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
La leggenda la presenta come una giovane cristiana di Alessandria, cortigiana, ricondotta sulla retta via dalI'abate Serapione (BHG, 1695 ; nelle Vitae Patrum: PL 73, 661-62 chi la converte è chiamato Pafnuzio; nelle versione siriaca è chiamato Besarione, in una redazione greca Giovanni il Piccolo e la penitente Ilaiola: Nau, v. ep. cit. in bibl., p. 80) che la rinchiude in una cella di un monastero femminile. Dopo tre anni di vita penitente, l'autore della sua conversione la libera dalla reclusione, ma dopo pochi giorni T. muore. Non ci sono elementi sufficienti per poter identificare, come si è tentato di fare, la tomba di una certa Galas e di un certo Serapione, ritrovata ad Antinoe, oggi al Museo Guimet di Parigi (cf. H. Leclercq, Antinoe, in DACL, I, II, coll. 2337-40) con quella della nostra Oaxiric (nome copto derivante da Isis) e di Serapione, suo padre spirituale. D'altronde nelle redazioni più antiche della leggenda il nome di T. non figura, e la cortigiana è anonima. Per questo motivo è molto probabile che T. sia un nome fittizio, e la sua Vita un racconto a sfondo morale della fine del sec. iv, che conobbe una larghissima diffusione nel medioevo: Rotavita (v.) ne fece l'argomento della sua commedia Paphnaxius; Marbodo nel sec. xi la mise in versi; dal sec. xit-xiII si hanno due lunghi poemi in francese. I Greci ne celebrano la festa l'8 ott.
BibL.: Synaxarium Constantinope, col. 120; i testi agiogr. in BHL, 8012-13, 2056, p. 287; BHG, 1695-97; BHG, 1137: P. Batiffol, La légende de ste Thals, in Bullet. de littér. ecclés., 5 (1903), pp. 207-17; F. Nau, Hist. de Thals. Publication des textes grecs inédits et de divers autres textes et versions, in Annales du Musée Guimet, 30, parte $3^{2}$ (1903), pp. 51-114 (cf. la recens. dei due sopra ricordati studi dovuta ad H. Delehaye, in Anal. Bull., 24 (1903), pp. 400-401).
A. Pietro Frutaz
TAIYUAN, ARCIDIOCESI di. - Al centro della provincia dello Shansi, nella Cina settentrionale: è la missione madre di tutte le missioni dello Shansi.
Eretta infatti con il nome di vicariato apost. dello Shansi il 3 marzo 1844, per divisione del vicariato apost. dello Shansi e Shansi, il 17 giugno 1890 cedette tutta la parte sud, che fu eretta in vicariato apost. dello Shansi meridionale (v. luan) ed esso prese il nome di vicariato apost. dello Shansi settentrionale. Il 14 marzo 1922 cedette 6 sottoprefetture civili per l'erezione di Tatung (v.); il 3 dic. 1924 prese il nome di vicariato apost. di T., il 12 maggio 1926 fu di nuovo diviso per l'erezione di Fenyang (v.) e di Shohchow (v.); finalmente il 17 maggio 1931 cedette 10 sottoprefetture civili per dar vita alla prefettura apost. di Yütze (v.). L'11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata ad arcidiocesi metropolitana con le diocesi suffraganee di Fenyang, Luan, Shohchow, Tatung e Yütze, cui nel 1950 fu aggiunta Hungtung. E affidata fin dall'inizio all'Ordine dei Frati Minori, che per il lavoro missionario vi manda i religiosi della provincia regolare romana dei SS. apostoli Pietro e Paolo.
Ha un'estensione di ca. 16.000 kmq . Al 30 giugno 1950, su una popolazione totale di ca. 1.500 .000 ab., i cattolici erano 40.429 e i catecumeni 67 , serviti da 48 chiese e 155 cappelle; i sacerdoti francescani 25 , di cui 4 indigeni, e 17 quelli del clero secolare cinese; i seminariati maggiori: 10, i minori 50; 4 scolastici cinesi francescani e 4 fratelli laici, di cui 1 indigeno: 52 le suore, di cui 39 cinesi; 11 i catechisti, 28 i maestri, 9 i battezzatori, 3 i medici e 8 gli infermieri. Tra le opere figuravano i ospedale, 8 dispensari di medicinali, 2 orfanotrofi, 2 ospizi per vecchi, 14 scuole con 1222 alunni. Nei pressi di T. ha sede il seminario regionale per le missioni dello Shansi.
Anche se nei secc. viI-viII vi arrivò la predicazione degli eretici nestoriani, dalla linotrofa provincia dello Shensi (v. sIAN), e nel sec. xiv quella dei francescani Giovanni da Monte Corvino e Odorico da Pordenone, l'odierna Chiesa dello Shansi risale alla predicazione dei Gesuiti al principio del sec. xvir. I primi neofiti furono battezzati a Kiangchow (v.) dal gesuita Giulio Aleni nel 1620 e a T. dal gesuita Trigault nel 1635: sulla fine del secolo (il 15 ott. 1696) lo Shansi fu unito allo Shensi in un unico vicariato apost. e fu affidato ai Francescani, dei quali il primo a raggiungere T., nel 1725, fu il p. Francesco M. Garretto; altri confratelli si spinsero negli anni 1742, 1755 fino alla Grande Muraglia ed oltre ancora. Vennero poi le persecuzioni a rallentare il lavoro missionario, che potè riprendere verso il 1840 e permise le divisioni più sopra ricordate, e la fondazione, nel 1893, di un convento con noviziato serafico per la coltivazione delle vocazioni indigene alla vita religiosa. Le persecuzione dei Boxers, nel 1900, fu particolarmente sanguinosa nella missione di T., dove caddero il vicario apost. mons. Gregorio Grassi e il suo coadiutore mons. Francesco Fogolla con i missionari Elia Pacchini, Teodoro Balat e Andrea Bauer, 7 suore francescane missionarie di Maria, 5 seminaristi e 9 domestici, tutti beatificati il 24 nov. 1947. Perirono pure 7 sacerdoti cinesi, i mandarino e 1400 fedeli. Dopo la bufera, la pace, le riparazioni, la rinascita della missione.
BibL.: GM, p. 210; G. B. Tragella, Italia Missionaria, Ro-ma-Milano 1939, pp. 161-66; Arch. di Prop. Fide, Relazione T. 195v; MC. 1950, pp. 326-27. Adamo Pucci
TAKTIKA. - L'espressione proveniente dalla parola taxis ( $=$ ordo) venne applicata agli elenchi delle dignità civili ed ecclesiastiche (Notitiae dignitatum) fra le quali è celebre l'elenco scritto alla fine del sec. Iv : Notitia dignitatum omnium tam civilium quam militarium, con le sue due parti (Oriens-Occidens) nella edizione di Seeck (Berlino 1876). Oggi però il termine viene usato piuttosto per elenchi della geografia ecclesiastica bizantina di cui esistono parecchi fatti in diversi secoli.
Molto celebri sono i T. di Leone VI (fine del sec. IX), i Nea T. di Costantino Porfirogenito (sec. x), l'Esthesis di Adronico Paleologo (sec. xiv); ma anche altri elenchi esistono, quello di Epifanio (sec. Iv), di Giorgio di Cipro (sec. vir), di Nilo Doxopatris (sec. xir). Lo schema degli
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elenchi bizantini ha quattro parti ordinariamente: 1) patriarchi; 2) metropoliti; 3) arcivescovi (autocefali); 4) vescovi; queste parti non contengono i nomi dei prelati, ma soltanto le loro sedi. Molto importanti sono per completare e autenticare quegli elenchi le sottoscrizioni dei sınodali nei concili ecumenici. Anche le fonti liturgiche (dipṭpca, synodika), le fonti diplomatiche (imperiali ed ecclesiastiche), le fonti letterarie e quelle epigrafiche non sono da trascurarsi per stabilire elenchi esatti. I padri Assuncionisti hanno cominciato l'edizione di un Corpus notitiorum episcopatuum per eseguire un progetto del compianto Gerland.
Bib.: H. Golzer, Ungedrechte und ungenügend veröffentlichte Notitiae episcopatuum, in Bayer. Abad. der Wiss., Monaco 1900; V. Laurent, Les sources à consulter pour l'établissement des listes épiscop. du patriarcat byc., in Echos d'Orient, 30 (1931), pp. 63-83; E. Gerland-V. Laurent, Corpus notitiorum episcopatuum Eccl. Orient. Graecae, I, fasce. I e 2, Costantinopoli 1931-36; G. J. Konidares, Tạ̃cṭ̣kâ §̂ 'EaSgikc, in Mẹ703n 'E33nıcá Eṛxus3coai82ıa. XII, Atene 1933, pp. 726737; E. Schwartz, Über die Bischofslisten der Synoden von Chalkedon, Nicos v. Konstantinopel, in Bayer. Abad. der Wiss., Monaco 1937.
Giorgio Hofmann
TALAMINI, Natale. - Sacerdote, n. a Pescul (Belluno) il 25 dic. 1808, m. ivi il 6 apr. 1876.
Abbraccio giovanissimo lo stato ecclesiastico e si distinse talmente negli studi da essere nominato professore di lingue orientali nel Seminario di Udine subito dopo l'Ordinazione. Passò quindi a Venezia, precettore in casa Contarini e docente nelle pubbliche scuole, mentre dava alla luce tutto un canzoniere dedicato alle bellezze del suo Cadore. Contemporaneamente cospirava contro l'Austria e nel 1849 ebbe parte nel reggimento della Repubblica di Manin e di Tommaseo.
Caduta Venezia, si ritirò in Cadore, ma fu arrestato; venne poi assolto per insufficienza di prove. L'arciduca Massimiliano di Absburgo, viceré del Lombardo-Veneto, gli offerse più tardi di riprendere l'insegnamento, ma egli preferì vivere in decorosa povertà nel paese natale, dedicandosi alla cura d'anime, alla poesia e alla propaganda di italianità. Scoppiata la guerra del 1866 organizzò le bande armate cadorine per disturbare le retrovie austriache alle spalle delle truppe operanti nel Quadrilatero e ostacolare il traffico tra l'Austria e il Veneto. A guerra finita i suoi conterranei lo elessero deputato al Parlamento, ma la vita politica non era per lui, talché rassegnò le dimissioni, riprendendo le sue cure pastorali, gli studi e gli svaghi poetici. Le pregevoli sue poesie furono raccolte in volume tra il 1867 e il 1897.
Bib.: A. Ranzon, N. T., Cadore 1877; G. Da Damos, Gli ultimi anni della dominazione austr. in Cadore e le bande armate del 1866, Como 1911; R. Barbiera, Ricordi delle terre dolorose, Milano 1918, pp. 26-38; D. Montini, s. v. in Dision. del Ricer, IV, pp. 376-77.
Benzo U. Montini
TALAMO, Salvatore. - Filosofo neotomista, n. a Napoli il 6 sett. 1854, m. a Roma il 21 febbr. 1932.
Discepolo del Sanseverino (v.) e del Signoriello (v.), presto si affermò con l'ampio volume L'aristotelismo nella scolastica (Napoli 1873) e con notevoli articoli nella rivista La scienza e la fede. Chiamato da Leone XIII alla cattedra di filosofia del diritto all'Apollinare (1879), fu dal medesimo Pontefice nominato segretario dell'Accademia Romana di S. Tommaso (1880) : ufficio che tenne con onore per oltre mezzo secolo. Per 33 anni fu direttore e assiduo collaboratore della Rio. internaz. di studi sociali (fondata con il Toniolo nel 1893).
Particolarmente pregevoli le due monografie: Le origini del cristianesimo e il pensiero stoico (Roma 1892) e Il concetto della schiavitù da Aristotele ai Dottori scolastici (ivi 1908), che furono preparate e seguite da numerosi articoli e saggi filosofici. Studioso di vasta cultura, sensibile ai problemi imposti dalle moderne correnti filosofiche, fu particolarmente sollecito delle indagini storiche onde scoprire la genesi e lo sviluppo delle dottrine e degli errori (v., p. es., i tre discorsi su Il rinnovamento del pensiero temistico e la scienza moderna [Roma 1927]).
Bibl.: M. Cordovani, Commemorazione di mont. S.T., Roma 1933; V. Longo, Ricordo di mont. T., in Christus, I (1922), pp. 299-303.
Antonio Piolauri
TALBOT, Matthew. - Operaio, n. a Dublino il 2 maggio 1856, m. ivi il 7 giugno 1925.
Cresciuto in condizioni di famiglia assai ristrette e dai 12 anni obbligato a procacciarsi da vivere con il lavoro, fu operaio manovale e facchino nel dock; a poco a poco indulse al vizio del bere, e, nonostante gli ammonimenti della famiglia, vi perseverò per 15 anni, trascurando anche le opere di pietà e i Sacramenti. Convertitosi nel 1884, si diede ad una vita austerissima e di profonda pietà. Lasciò le bevande inebrianti; digiunava quasi tutto l'anno, prendendo il poco cibo in ginocchio, distribuiva quasi tutto il suo stipendio in opere buone, solo serbandosi quel poco che occorreva per vivere, dormiva su nude tavole, passando buona parte della notte a pregare. Fu anche terziario francescano. La morte lo colse, mentre andava in chiesa per la Messa domenicale. Ne fu introdotta la causa di beatificazione il 28 febbr. 1947.
Bibl.: AAS, 39 (1947), pp. 317-19; J. A. Clymn, Sotto la giubba di un facchino, trad. it., Milano 1936.
Celestino Testore
TALCA, diocesi di. - Città e diocesi nella repubblica del Cile, nell'America meridionale.
La diocesi si estende nelle provincie civili di Falca e di Curicò ed ha una superficie di 17.000 kmq , con una popolazione di 320.000 ab. dei quali 290.000 cattolici. Conta 40 parrocchie, servite da 56 sacerdoti diocesani e 65 religiosi, ha 1 seminario, 13 comunità religiose maschili e 20 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 413).
La diocesi fu creata da Pio XI il 16 ott. 1925 con la cost. apost. Apostolici numeris. E suffraganea di Santiago del Cile. La Cattedrale è dedicata a a. Agostino. La storia religiosa di T. si confonde con quella di Santiago. Bibl.: AAS, 18 (1926) pp. 201-202. Gastone Carrière
TALENTO (gr. тá̌avtov). - Peso in uso presso molti popoli antichi. Presso gli Ebrei, secondo Ex. 28, 25-27, equivaleva a 300 sicli. Secondo che si prende il siclo come la cinquantesima (cf. Deut. 22, 19. 29) oppure la sessantesima (cf. Ex. 38, 25; Ez. 45, 12) parte della mina, bisognerà fissare : $1 \mathrm{t} .=60$ mine $=3000$ sicli $=6000$ beqa' $=60000$ géräh oppure: i t. $=60$ mine $=3600$ sicli $=7200$ beqa' $=$ 72000 géräh. Gli scavi finora hanno fatto conoscere quattro beqa' rispettivamente di peso 5,8 gr.; 5,87 gr.; 6,11 gr.; $6,65 \mathrm{gr}$.
Partendo da tali dati, il peso del siclo sarebbe stato fra 12,80 gr. e 13,30 gr. Se si ammette, cosa molto discutibile, una misura unica per tutta la Palestina, secondo i risultati degli scavi si avrebbe il sistema : i t. $=39,900$ kg.; i mina $=665 \mathrm{gr.;}$ i siclo $=13,30 \mathrm{gr.;}$ i beqa' $=$ 6,65 gr.; i géräh $=0,665 \mathrm{gr}$. In pratica il t. sarebbe stato quasi identico a quello siríaco ( $40,500 \mathrm{~kg}$.).
Anche quando si parla di t. d'oro e d'argento, si deve intendere sempre del peso, e tenere presente che il loro valore variava secondo le regioni. Il t. babilonese pesava $30,300 \mathrm{~kg}$.; quello attico esprimeva il peso di una quantità aurea stimata 60 mine attiche oppure 6000 dracme. E impossibile dare un corrispondente esatto nella nostra moneta; in genere si considera la dracma come equivalente a lire oro 0,90 .
Bibl.: F. X. Kortleimer, Archaeologia, $2^{4}$ ed., Innsbruck 1917, pp. 651-53; A. Barrois, La métrologie dans la Bible, in Revue biblique, 40 (1931), pp. 182-213; 41 (1932), pp. 50-76.
Beniamino N. Wandeeq - Angelo Penna
TALI, diocesi di. - Nella parte occidentale della provincia dello Yunnan, nella Cina meridionale.
Fu eretta in missione sui iuris, con 33 sottoprefetture civili del vicariato apost. di Yunnanfu (v. ximistoni) il 22 nov. 1929 e fu affidata ai Preti del S. Cuore di Gesù di Bétharram, che si trovavano sul posto fin dal 1922. Il 10 dic. 1934 fu elevata a prefettura apost. e il 9 dic. 1948 a diocesi, suffraganea di Kunming.
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Ha un'estensione di ca. 160.000 kmq . Al 30 giugno 1947, su una popolazione totale di ca. 5.000 .000 di ab., i cattolici erano 7524 e i catecumeni 2461 ; i sacerdoti 20 , di cui 2 del clero secolare cinese; 2 i fratelli laici esteri; 12 le suore, di cui 4 indigene. Tra le opere figuravano 4 orfanotrofi, 6 dispensari di medicinali, 12 scuole.
I Preti di Bétharram giunti nel territorio di T. nel 1922 lo trovarono quasi vergine dal punto di vista missionario : difficoltà di terreno, febbri maligne, brigantaggio, popolazione in parte primitiva e ridotta a uno stato di quasi completo materialismo, in parte cinese dedita al commercio e allo sfruttamento dei primitivi, hanno costituito altrettanti ostacoli all'avanzare del Vangelo, la cui predicazione ha avuto le sue vittime in 6 sacerdoti e 2 fratelli laici. Ma non mancarono i frutti : già nel 1929 i battezzati erano 1428 con 472 catecumeni e 2 seminaristi.
Birl.: Arch. di Prop. Fide, Incarto erezione T. 1929; Incarto elevazione T. a prefettura apost. 1934; Incarto elevazione T. a diocesi 1948; AAS, 22 (1930), pp. 268-69; 27 (1935), pp. 393 396; 41 (1949), pp. 314-16; GM, p. 210; MC, 1920, p. 394. Adamo Pucci
TAllJA, Urbano. - Teologo francescano, n. a Lopud nel 1859, m. a Ragusa in Dalmazia nel 1943. Provinciale, professore e rettore dello studio teologico francescano di Ragusa per 45 anni, membro della accademia teologica croata, della Società di studi filosofici e teologici, ecc.
Fu collaboratore di diverse riviste croate, tedesche, italiane. La sua attività scientifica comprende ca. 450 scritti; tra le opere stampate meritano d'essere ricordate : Socijalizam (Il socialismo; Ragusa 1905); "Errores scientifici et historici» o knjigama nadahmatim (nei libri ispirati) e "Citationes tacitae" (Zagaleria 1909); Religijocena skripsa i kréc. apologetika (Lo scetticismo religioso e l'apologetica cristiana, Serajevo 1913); Neumrlost čovječje duše, $2^{0}$ ed. (L'immortalità dell'anima, Ragusa 1925); Lijeh duševnim bolima (Medicina ai dolori spirituali, Spalato 1929); Isus Krist u svijetlu trijezne i netrijezne kritike (Gesù Cristo nella luce della critica sana e non sana, ivi 1933); Etički sistem sv. Augustina (Il sistema etico di s. Agostino, Belgrado 1934). Oltre il suo apostolato sacerdotale di confessore, predicatore, conferenziere, T. con la sua investigazione critica e acuta suscitò polemiche molto vivaci e diede un forte contributo allo sviluppo della teologia croata nei primi decenni del sec. xx.
Birl.: V. Lisičar, Lopud, Ragusa 1931, pp. 82-84; F. Frzop, Urban Talija, in Franjevac̆hi Vjesnik, Serajevo, 39 (1932), pp. 181, 199; M. Brlek, Libnost U. Talije, List. dobr. bisk., 43 (1945), p. 33; cf. ibid., 42 (1942), p. 13; N. Subotić, Valeniznielta i sjene, Zagabria 1944, pp. 80-98. Michele Brlek
TALISMANO: v. amuleto.
TALLEYRAND, Alexandre-Angélique, duca di. - Cardinale, n. a Parigi il 16 ott. 1736, m. ivi il 20 giugno 1821. Zio del ministro degli Esteri ed ex vescovo di Autun, studiò al Collegio di La Flèche ed al Seminario di S. Sulpizio.
Ordinato sacerdote, divenne elemosiniere del Re, vicario generale di Verdun nel 1762, coadiutore dell'arcivescovo di Reims, de la Roche-Aymon, cui successe nel 1777; affidò la direzione di quel Seminario ai Sulpiziani e fondò a Reims un Monte di pietà. Eletto nel 1789 deputato del clero agli Stati Generali, fece parte dell'Acc. semblea costituente e vi difese i diritti della Chiesa. Di li a poco lasciò la Francia, si stabili ad Aquisgrana, a Weimar e a Brunswick, finché Luigi XVIII nel 1803 non lo chiamò presso di sé a Varsavia. Dopo il Concordato del 1801 fu tra i vescovi che rifiutarono di dare le dimissioni. Grande elemosiniere del Re nel 1808, ritornò in Francia nel 1814 e fu nuovamente al seguito del Re a Gand, durante i Cento giorni. Creato Pari di Francia nello stesso anno, ebbe gran parte nella conclusione del Concordato del 1817. Dopo aver infine rinunciato all'arcivescovato di Reims, fu creato da Pio VII, il 28 luglio 1817, cardinale ed il $1^{\circ}$ ott. arcivescovo di Parigi. Prese possesso della nuova sede nel 1819 ed impose ai sacerdoti
della diocesi l'accettazione di un formulario favorevole al giansenismo.
Birl.: D. Frayssinous, Orations funèbres, Parigi 1821; G. Moroni, LII, Venezia 1851, pp. 106-107; A. Robert-E. Bour-loton-G. Congny, Dictionnaire des parlementaires français, V, Parigi 1891, p. 357; J. Schmidlin, Papstgeschich. der neuesten Zeit, I, Monaco 1933, passim. Silvio Turlani
TALLEYRAND PÉRIGORD, ChABLES-MAUrice, principe di. - Vescovo di Autun, diplomatico ed uomo di Stato, n. il 2 febbr. 1754 a Parigi, m. ivi il 17 maggio 1838. Entrò nel 1770 nel Seminario di St-Sulpice, ebbe nel 1775 l'abbazia di St-Denis di Reims e fu deputato di tale provincia (1775).
Fu ordinato prete nel 1779, consacrato vescovo di Autun nel 1789 ed eletto deputato agli Stati Generali. Ebbe parte notevole negli avvenimenti della Rivoluzione, propose che il patrimonio ecclesiastico fosse impiegato per far fronte al debito pubblico (1789), sostenne la costituzione civile del clero (1790). Partecipò in vario modo all'attività del governo repubblicano. Ormai era ribelle alla Chiesa perché nel 1790 aveva giurato la Costituzione civile del clero e poco dopo ricevette il breve della scomunica, che gli sarebbe stata infitta se non avesse ritrattato il giuramento entro quaranta giorni. Intanto gli erano rimaste solo le funzioni puramente amministrative di membro del Direttorio della Seine, per cui fu ben lieto di accettare una missione diplomatica a Londra (1792), allo scopo di ottenere la neutralità del governo inglese in caso di guerra. Pur non nutrendo eccessiva fiducia sulle possibilità di riuscita, tuttavia ebbe successo e l'Inghilterra promise di osservare la neutralità in caso di guerra tra Francia ed Austria. Tornò ancora in missione a Londra dopo gli avvenimenti del 10 ag. Lo scopo del viaggio era apparentemente di far accettare agli Inglesi l'unificazione del sistema di pesi e misure e mantenerli nella neutralità. In realtà T. si recava a Londra perché la residenza in Francia diventava pericolosa per lui. Nel dic. 1792 venne accusato dalla Convenzione di attività antirepubblicana e si salvò da funeste conseguenze solo perché si trovava all'estero, ma fu compreso nelle liste degli emigrati politici (1793). L'anno appresso passò negli Stati Uniti, ove si trattenne sino al 1796, anno in cui gli fu concesso di rientrare in Francia. Nel 1797 fu nominato da Barea ministro degli Esteri e fu fautore della spedizione di Bonaparte in Egitto, formulando un programma per cui il Mediterraneo doveva diventare un mare francese. Attaccato dai suoi avversari politici dopo il fallimento della campagna d'Egitto, si dimise e tentò di giustificarsi con lo scritto Eclaircissements. Venne nominato nuovamente ministro degli Esteri nel 1799 da Bonaparte e lasciò il ministero nel 1807. Fu in politica un fautore dei principi di legittimità e d'equilibrio e nella sua opera di uomo di Stato ebbe parte notevole nei rapporti tra Napoleone ed il Papa. Convinto, insieme a Napoleone, dell'opportunità di una concessione al sentimento religioso dei cattolici francesi, favorì quelle lunghe conversazioni in cui si ebbe l'aria di fare un'inevitabile concessione alla tolleranza ed alla libertà di coscienza, per fini di politica interna, mentre l'entusiasmo ed il fervore religioso che l'avvenimento suscitò nelle popolazioni conferirono di fatto al medesimo un carattere diametralmente opposto, dimostrando che si trattava veramente del sospirato ritorno della Chiesa fra i fedeli. Molti furono i progetti elaborati e solo il settimo venne giudicato soddisfacente da ambe le parti e si dovettero fare al card. Consalvi altre concessioni oltre quelle previste. Le trattative per la stipulazione del Concordato si conclusero nel 1801. L'anno seguente venivano sistemati i rapporti personali del T. con la Chiesa e nel giugno 1802, per intercessione di Napoleone, un breve pontificio lo rendeva allo stato laicale. Poteva così sposare civilmente Caterina Noël Worlée, ma malgrado ciò nel 1804, venendo in Francia, Pio VII rifiutò di conoscere colei che per la Chiesa era pur sempre una concubina.
Nel giugno 1806 T. ebbe da Napoleone, in premio della sua attività, il principato di Benevento, che rivendette al Papa nel 1815.
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Previde la rovina di Napoleone durante la campagna di Spagna ed intravolò rapporti con lo zar Alessandro per prepararsi il terreno favorevole presso coloro in cui vedeva i futuri vincitori. Venne presto in disgrazia dell'Imperatore per alcuni suoi commenti sulle operazioni in Spagna e fu anche revocato dalla carica di gran ciambellano ( 1809 ). Ebbe ancora due volte, nel 1812 e 1813 , l'offerta dall'Imperatore del

(da Lettres inédites de T. à Napoléon, Parigi 1881. Talleyrand Périgord, Charles Maunice, principe di - Ritratto. Incisione di Blanchard.
Ministero degli affari esteri; ma Napoleone aveva già subito la sconfitta in Russia ed il T., vedendo in ciò la conferma delle sue previsioni, non volle aderire all'invito. Ormai aveva dato il suo appoggio alla causa dei Borboni e lavorava a tale scopo. La sua abilità si rivelò al Congresso di Vienna, ove, pur rappresentando una nazione sconfitta, riusci a far sì che la Francia fosse accolta tra le grandi potenze europee. Dopo la fuga dall'Elba, Napoleone gli inviava un emissario, cui aveva promesso 200.000 franchi di rendita se fosse riuscito ad ottenere l'adesione di T. al suo governo, ma invano, giacché questi prevedeva troppo chiaramente la prossima catastrofe. Dopo la restaurazione fu presidente del Consiglio, ma l'opposizione interna, sostenuta dall'ostilità di Luigi XVIII verso di lui, fece sì che dopo pochi mesi si dimettesse e passasse all'opposizione liberale. Tornò alla diplomazia nel 1830 ed ebbe notevoli successi, come il riconoscimento di Luigi Filippo da parte dell'Inghilterra e la conclusione di un Trattato tra Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo, stipulato nel 1834. Nello stesso anno si dimetteva, ritirandosi a vita privata. Poche ore prima di morire rientrò in seno alla Chiesa e ritrattò la sua opera del periodo rivoluzionario ed i suoi trascorsi.
Bibl.: C. M. de Talleyrand-Périgord, Mémoires, ed. Broglie, Parigi 1891; G. De Maria, Benvenuto sotto il principato di T., Benevento 1901; A.-M.-P. Ingold, Bénévent sous la domination de T. et le gouvernement de Louis de Beer, Parigi 1916; Ch. Dupuis, Le ministère de T. en 1814, (vi 1919-20; G. LacourGaye, T., a voll., (vi 1930-34; F. Blot, T. homme d'Etat, ivi 1932 (trad. franc. di B. Lobstein); E. Dard, Napoléon et T., (vi 1932; A. Zazo, Un incidente diplomatico tra T. e la corte di Napoli, in Samotum, 16-18 (1943-45), pp. 162-67; A. Latreille, L'Eglise catholique et la Révolution frune., t. II: L'ère napoléonienne et la crise européenne (1800-15), Parigi 1950. Giuseppe Coniglio
TALLIS, Thomas. - N. ca. il 1505 , m. il 25 nov. 1585 a Greenwich, fu cantore ed organista dell'abbazia di S. Croce a Waltham, compositore ed organista di Corte sotto Enrico VIII, Edoardo VI, Maria ed Elisabetta.
La sua prima opera comprende 34 Cantiones quae ab argumento sacrae vocatur, 5 et 6 partium (1575). Altri sedici mottetti di lui uscirono insieme con diciotto del Byrd, suo grande allievo e collaboratore all'organo di corte. Un suo famoso mottetto a 40 voci diviso in 5 cori è intitolato Spem in alium non habuit.
Adottò primo la notazione musicale al testo volgare della nuova liturgia inglese, pubblicando diversi servizi sacri ed inoltre una messa a 4 voci (Sine titulo) una a cinque (Salve intemerata) e varie altre composizioni a quattro voci: Venite, Te Deum, Benedictus, Kyrie, Credo, Sanctus, Gloria, Magnificat, Nunc dimittis, nel First book of selected Church music (1641).
Bibl.: elenco delle opere in G. Grove, Dictionary of Music and Musicians, s. v., III. Londra 1928, Studi: D. Stevens, The Kegboard music of T. T.s, in Musical Times, 93 (1952), pp. 303-307.
Luisa Cervelli
TALLO (Thallus, Өó̀̀̀os, ma in Jacoby, Fragm. d. gr. Historiker, "Aλ̀os), - Storico, nativo della Samaria, liberto di Tiberio, autore di una Cronografia greca in tre libri, narrante gli avvenimenti dal re Belo di Assiria all'inizio dell'epoca imperiale. Egli in un passo del III l. della sua storia, riportato da Giulio Africano (PG 17, 309), chiama eclisse l'oscuramento del sole avvenuto alla morte di Gesù. Ecco come si esprime Giulio Africano: «Questo tenebrore, T., nel terzo libro delle Storie lo interpreta come una eclissi del sole, irragionevolmente a mio parere». Se si accetta che T. scrisse a Roma ca. il 50, questo testo acquista una notevole importanza poiché si viene a sapere che, a quella data, "a Roma, in ambienti vicini alla Corte imperiale, si parlava di Cristo e si polemizzava in scritto contro i cristiani, pei racconti della Passione" (Tondelli).
L'impossibilità che un'eclisse si potesse verificare in giornata di plenilunio, quale era la Pasqua ebraica, fornì argomento ai polemisti anticristiani, soprattutto a Celso, per attaccare il cristianesimo, ma Origene, s. Girolamo, s. Giovanni Crisostomo ebbero buon gioco a ribattere che non si trattò di un'eclisse ma di un oscuramento straordinario e sopranormale ( $\varepsilon_{\sigma \pi \sigma \tau \hat{\sigma}} \vartheta \eta$ ó $\xi \lambda \iota \sigma \varsigma$; $L c$. 22, 45) che insieme ad altri fenomeni seguì la morte del Redentore.
Quanto all'eclisse che secondo Flegone di Tralle, liberto dell'epoca di Adriano (autore di una Cronaca in 16 ll. divisa per Olimpiadi), sarebbe avvenuta nell'anno terzo della Olimpiade 202, cioè nel 32 d . C., non si riferisce all'episodio che seguì la morte di Gesù e di fatto né s. Giustino, né Taziano, né Arnobio, né Lattauzio, né s. Girolamo (salvo in quanto traduce la Cronaca di Eusebio) ricordano la Cronaca di Flegone.
Bibl.: P. de Labrialle, La réaction païenne, Parigi 1934, p. 204 sgg.; L. Tondelli, Gesù Cristo, Torino 1936, pp. 303-305; Fliche-Martin-Frutaz, 2* ed., I, p. 235. Nicola Turchi
TALMUD (talmûdh «studio»). - Grande corpus delle tradizioni rabbiniche, costituito dallo sviluppo che subì la Mišnik (v.) nei secoli successivi. La maggioranza dei trattati mišnici vengono sviluppati nella discussione, detta gēmäráa, dovuta ai maestri detti amorei (v.), che nelle sedute periodiche delle accademie talmudiche discutevano i vari testi giuridici.
Le accademie talmudiche erano dette jēē̄bhēth (jēē̄bhāh in origine significativa il *seggio* del maestro). In Palestina la più famosa aveva sede a Jamnia (Jahneh) ed esisteva già molto prima del 70 d . C.; le accademie palestinesi cessarono di esistere verso il 740 . Nella Babilonide le scuole più famose erano Sūrá e Pumbēditā; ne facevano parte studenti regolari, mantenuti spesso dal capo dell'Accademia, che riceveva offerte a questo scopo. Settanta studiosi costituivano il "Grande Sinedrio»; dietro ad essi prendevano posto altri trenta studiosi, che costituivano il *Piccolo Sinedrio». Di volta in volta si proponevano soggetti di discussione e il presidente controllava mediante un colloquio se gli studenti avevano preparato il testo allo studio. Si discutevano anche argomenti precettistici di attualità e la soluzione definitiva veniva scritta. Un mese speciale era dedicato a quesiti provenienti dall'estero. Il T. potrebbe definirsi il verbale delle sedute delle accademie.
Si hanno due redazioni del T. : il T. jèrā̌̌almī, anticamente detto T. "ēres Jē̄rā̌ēl, redatto in Palestina verso il 425 ; il T. bablil, redatto in Babilonide nel sec. V; quest'ultimo fu sottoposto nei secoli successivi alla revisione dei saborei (v.). Il periodo talmudico si considera chiuso fra il sec. vi e il vir; l'attività precettistica fu continuata dai "decisori" (v.). I dottori del T. traggono le loro deduzioni in materia precettistica servendosi di regole ermeneutiche sui generis, dette middēth, con cui cercano di collegare, spesso facendo violenza al testo, le loro deduzioni al testo biblico. Il numero delle middāth varia secondo le epoche; esse sono legate ai nomi di tre dottori: Hillēl (v.), che stabilisce 7 regole. R. Jiāmā̄ē̄l (sec. II), che ne stabilisce 13 ,
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(da Jüdisches Lexikon, V, coll. 817-18)
Talmud - Pagina del trattato Bérdēhātō ed. di D. Bomberg, Venezia 1520. In mezzo, testo della Miānāh e Gēmārō', a destra, commento di Raäl, a sinistra glosse dei Tosafisti.
R. 'Elf'ezer ben Jōsē hag-gēlīlī (fine sec. II), che porta le regole a 32 . Nel contenuto del T. bisogna distinguere la parte normativa o halakhica (v. HĀLĀKHĀN) dalla parte haggadica o narrativa (v. HAGGADHĀN). La materia trattata è oltremodo varia : diritto civile e penale; norme per il culto; dottrine mistiche; folklore; idee filosofiche; storia, geografia; medicina.
Secondo l'opinione dei rabbini, Mosè ricevette la Törāh sul Sinai, la trasmise a Giosuè, Giosuè ai Giudici (v.), i Giudici ai Profeti ed i Profeti agli uomini della Grande Sinagoga ('Abōth, 1, 1). La legge ricevuta da Mosè non sarebbe solo il Pentateuco, che, redatto in scritto, fu reso accessibile a tutti i popoli, ma anche tutta la Bibbia, la Miānāh e il T. (Bērdēhātō, 52) ; i vari maestri non fanno che ritrovare "le idee e le singole norme che facevano parte del patrimonio dato da Dio a Mosè. Il T. continua a rappresentare per gli ebrei per lo più un interesse non solo teorico-scientifico, ma eminentemente pratico. La lingua è per lo più aramaica; vi sono numerosi vocaboli greci e latini più o meno trasformati.
BibL.: traduzione del T. : M. Schwab, Le T. de Jérusalem, Parigi 1871-89 (parzialmente tradotto); L. Goldschmidt, Der babylonische T., 9 voll., Lipsia 1896-1935; I. Epstein, The Babylonian T., 34 voll., Londra 1933-48. Studi: S. Kraus, Griech. und latein. Lohnsōrter im T., Midrasch und Targum, 2 voll., 1898-99; id., Talmudische Archäol., 3 voll., Lipsia 1910-12; H. L. Strack, Einleitung in T. und Midrasch, Monaco 1921; H. L. Strack-P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testam. aus T. und Midrasch, 4 voll., Monaco 1922-28; G. F. Moore, Judaïsme, I-III, Cambrigie, I e II, 1927; III, 1930; J. Bonevven, Le Judaitene palestinien, 2 voll., Parigi 1934-35; id., Exigèse rabbinique et exigèse paulinienne, ivi 1939; E. Zolli, s. v. in Dix. delle opere, VII, pp. 326-27.
Eugenio Zolli
TAMAGNA, Giuseppe. - Filosofo e teologo dei Minori Conventuali, n. a Roma nel 1747 , ivi m. il 15 marzo 1798. Sacerdote nel 1772, fu professore nel Seminario di Montefiascone (1773-78), poi di teologia dogmatica a Roma, nell'Università della Sapienza (dal 1778), ove fu molto apprezzato.
Delle sue opere sono da ricordare: Institutiones logicae et metaphysicae ( 2 voll., Roma 1778-79), corso completo di filosofia, usato come testo in tutte le scuole dell'Ordine; Physico generalis (ivi 1780); De divinitate religionis christianae (ivi 1879); Origine e prerogative dei cardinali ( 2 voll., ivi 1790). Confutò le opere di M. Necker (sulla morale e religione), del Robaud (sull'indifferenza religiosa), dell'ab. Nicola Spedalieri (Lettere sull'opera dei diritti dell'uomo [saggi in G. Cimbaldi, L'anti-Spedalieri, Torino 1909, pp. 163-95]). Scrisse inoltre vari opuscoli sotto lo pseudonimo di Giuseppe Dottor Sigrandi. Coltivò anche le scienze fisiche e matematiche ed era laureato in medicina.
BibL.: Sbaraba, III, p. 263; D. Sparacso, Frammenti bibl. di scritt. min. conv., Assisi 1931, pp. 186-88; N. Papini, Minaclise Consent. Lectures, in Miscell. Franc., 33 (1933), pp. 236-37.
TAMALE, DIOCESI di. - Situata nella parte settentrionale della Costa d'Oro, affidata alla Società dei Missionari d'Africa (Padri Bianchi), suffraganea dell'arcidiocesi di Cape Coast.
Questo territorio fu eretto l'11 genn. 1926 in prefettura ap. di Narvongo, per distacco dal vicariato ap. di Ouagadougou, e quindi ingrandito con parte dell'allora vicariato ap. della Costa d'Oro (ora arcidiocesi di Cape Coast); fu elevato a vicariato ap. il 26 febbr. 1934; infine a diocesi col nome di T., il 18 apr. 1930. Ha una superficie di kmq. 78.958 , con ca. 860.000 ab., di cui 33.567 cattolici (con 2954 catecumeni e 4022 postulanti); 5284 protestanti; oltre 123.000 maonestani; più di 715.000 pagani. Sacerdoti indigeni 5 ; esteri 49 ; fratelli esteri 6 ; suore 50 , di cui 28 native e 22 estere; un noviziato con 9 novizie; un seminario maggiore con 12 alunni, e 4 alunni minori, catechisti 198; maestri 36 e maestre 6; io quasi parrocchie, 69 stazioni missionarie secondarie; io chiese, 65 cappelle. Ospedali 2 con 227 ricoverati durante l'anno 1951; dispensari 13; i orfanotrofio con 13 orfani e 11 orfanelle; due lebbrosari; 3 asili per vecchi; vi sono anche opere per la maternità e infanzia; 2 periodici con una tizatura complessiva di 4600 copie. Scuole 29 con 1712 alunni dei due sessi. Vi sono associazioni di Azione Cattolica.
BibL.: AAS, 18 (1926), pp. 249-300; 42 (1950), pp. 615-19; MC, 1950, p. 114; A Cuth. Directory of East Africa, Mombasa 1950, p. 175; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. n. 3644/52.
Carlo Corvo
TAMASSIA, Nino. - Storico del diritto italiano, n. a Revere di Mantova il $1^{\circ}$ dic. 1860 , m. a Padova l'11 dic. 1931.
Laureatosi a Pavia e perfezionatosi a Strasburgo, insegnò a Parma dal 1886, a Pisa dal 1888 e a Padova dal 1895 sino alla morte. La storia del diritto, che con i suoi predecessori (Sclopis, Pertile, Schupfer, Del Giudice) non aveva ancora affermato la propria autonomia dalle scuole straniere, ebbe col T. un nuovo indirizzo che fu detto non felicemente "nazionalistico" e ridusse a più giusti confini l'influenza del diritto germanico, esagerata dagli storici tedeschi e dallo Schupfer (v). Con oltre duecento studi particolari T. mise in luce l'eredità di Roma e l'azione continua della Chiesa "convergenti sulle naturali qualità e sulle condizioni storiche del popolo italiano" (Calisse). Prefetti a trattati e monografie le comunicazioni scientifiche, ricche di pensiero nella loro brevità : di qui l'accusa di frammentarietà della sua opera, smentita, tuttavia, dai volumi su Odofredo e su La famiglia italiana nei secc. XIV e XV. Risali oltre il diritto romano classico a quello delle regioni italiche affiorante nelle consuetudini popolari, ed usò le fonti dei secc. v e vi, prima trascurate, fra cui la patriatica, dedicando studi particolari agli scrittori ecclesiastici (s. Gregorio Magno, Zenone di Verona, s. Massimo, s. Pier Crisologo, Lanfranco di Pavia, Paolino d'Aquileia).
BibL.: C. Calisse, Necrol., in Arch. giur., $4^{4}$ serie, 23 (1932), pp. 241-44; P. S. Leicht, Necrol., in Arch. stor. ital., 7* serie, 17 (1932), pp. 322-30; M. Roberti, Il metodo stor. di N. T., in Riv. di Stor. del dir. ital., 2 (1932), pp. 2-18. Fulvio Crossra
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TAMATAVE, vicariato apostolico di. - Sulla costa orientale dell'isola di Madagascar.
Il 17 luglio 1832 sbarcò a T. il p. Henri de Solages, prefetto ap. dell'Isola di Bourbon, ora isole de La Réunion, per recarsi a Tananarive presso la regina Ranavalona I ed ottenere il permesso di predicare il Vangeio. Il missionario mori di stenti l'8 dic. 1832 lungo il cammino. Gli successe il p. M. Dalmond, che riuscì a formare una piccola cristianità nell'isola di S. Maria. Vi furono altri tentativi, tutti senza successo. Morta la Regina il 16 ag. 1861, il re Bodama II dà piena libertà di predicare il cristianesimo, e subito vi si recano i missionari dall'isola di Bourbon. Durante le guerre dei Francesi contro gli Hova, T. divenne un rifugio per i missionari dell'interno. Il 18 giugno 1935 per conservare ed anche accrescere le cristianità, già fondate, fu eretta la prefettura ap. Vatomandry con territorio distaccato dai vicariati ap. di Tananarive e Fianarantsoa ed affidata ai Preti missionari della Compagnia di Maria (Montfort). Il 25 maggio 1939 fu elevata a vicariato ap. di T. con l'annessione di territorio distaccato dai vicariati ap. di Tananarive e Diego Suarez.
Ha una superficie di ca. 32.200 kmq . ed una popolazione di ca. 386.600 ab. di cui 48.179 cattolici, gli altri musulmani o pagani. Vi sono 40 missionari, 30 fratelli, 41 suore, 30 chiese, di cui a parrocchie, Scuole elementari 86 , medie 12 , professionali 3 . Le associazioni pie e di Azione Cattolica sono bene organizzate.
Biel.: AAS, 28 (1936), pp. 96-97; 31 (1939), pp. 381-28; Arch. di Prop. Fide, protocollo n. 4383/50; MC, 1930, p. 200. Ann. Pont. 1953, p. 737.
Saverio Paventi
TAMBURINS (già Ciudad Victoria), diocesi di - Città e diocesi dello Stato omonimo nel dipartimento di Monterrey (Repubblica del Messico).
Ha una superficie di 79.86 I kmq . con una popolazione di 706.900 ab. dei quali 670.500 sono cattolici; conta 33 parrocchie servite da 60 sacerdoti diocesani e 7 regolari; ha un seminario, 3 comunità religiose maschili e 11 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 415).
Il primo a predicare il Vangelo nella regione fu il p. André Olmos. Nel 1530 i Francescani fondarono l'amministrazione di S. Salvador, che comprendeva 12 conventi. Nel 1748 i religiosi del Collegio apostolico di Nostra Signora di Guadalupe de Zacatecas presero la protezione della missione. Il 6 marzo 1870 Pio IX la eresse a diocesi con la bolla Apostolicum in Universas Orbis Ecclesias.
La diocesi è suffraganea di Monterrey e il vescovo risiede a Tampico.
Biel.: anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LIX, pp. 198-202; C. Crivelli, s. v. in The Cath. Enc., XIV, p. 440. Enrico Josi
TAMBURINI, Michelangelo. - Decimoquarto generale della Compagnia di Gesù, n. a Modena il 27 sett. 1648, m. a Roma il 28 febbr. 1730 .
Insegnò per 12 anni filosofia a Bologna e teologia a Mantova : indi restò qualche tempo al servizio del card. Rinaldo d'Este, come teologo privato; poi governò la provincia veneta, fu segretario del generale T. Gonzalez e dal 1703 suo vicario. Il 3 genn. 1706 fu eletto generale.
Si può dire che sotto di lui l'Ordine toccò l'apogeo della sua attività apostolica; le missioni interne, soprattutto delle campagne, ripresero vigore in Italia e fuori (basti citare l'opera di s. Francesco di Girolamo a Napoli; del b. Antonio Baldinucci nella campagna romana, del ven. Emm. Padial nella Spagna); le missioni estere, in particolare quella del Paraguay, vennero fornite di numerosi e validi missionari; egli ottenne, inoltre, la canonizzazione di s. Francesco Borgia (1742), di s. Stanislao Koutka e s. Luigi Gonzaga (1726). Non mancarono però le prime avviaglie foriere della tempesta che poi sfociò nella soppressione dell'Ordine; in Francia la vendetta dei giansenisti per la bolla Unigenitus e la distruzione di Porto Reale, attribuite ai Padri; l'interdetto per 15 anni lanciato sui Padri di Parigi dal card. de Noailles; in Piemonte la questione della Università; in Spagna quella delle tasse quinquennali. Più di tutto preoccupò il T. la questione dei riti cinesi (v.) per la quale presentò a

Ida P. Tami, Storia generali dell'Inquititune, Milano 1805, p. 10; Tamburini, Pietro - Ritratto.
93; M. Pachtler, Monumenta Germaniae paedagogica, IX, Berlino 1890, pp. 122-25).
Biel.: Sommervogel, VII, 1827-30; Pastor XV, 348-50, 478-91; J. Brucker, L'élection du général de F́́mites, in Etudes, 190 (1906), pp. 76-84; A. Astrain, Hist. de la C. de 7, en la asistencia de España, VII, Madrid 1923, v. indice; F. Rodriguez, Hist. du C. de 7, na aistencia de Portugal, IV, 1, Porto 1950, v. indice; E. Rosa, I Oetuiti, 2a ed., Roma 1930, pp. 341-52. Celestino Testore
TAMBURINI, Pietro. - Teologo giansenista, n. il $1^{\circ}$ genn. 1739 in Brescia, m. il 14 marzo 1827. Fu il cervello e l'anima del giansenismo italiano. I termini della sua vita e l'ambito della sua opera (più di trenta pubblicazioni) segnano la curva descritta in Italia dall'eresia di Giansenio.
Se Scipione de' Ricci (v.) ebbe in quel movimento una sua importanza quasi esistenziale, territoriale, politica e insieme coreografica e propagandistica, il T. con il suo insegnamento universitario, la sua varia attività letteraria, con la partecipazione come promotore al Sinodo di Pistoia (v.) e l'influenza esercitata nei cenacoli religiosi e politici del tempo vi domina intellettualmente, riunendo in sé pregi e difetti e oscillazioni della eresia nella sua geografica comparsa italiana: polemista, irruente, teologo illuminista, ora sostenitore del governo assolutista, ora difensore del governo repubblicano. Tuttavia sempre fu coerente al suo sistema giurisdizionale gallicano e alle teorie gianseniste, permettendo così di stabilire, in una bibliografia tanto discorde, quale discriminante del giansenismo italiano, una costante teologica e giurisdizionale. Se toccò la politica fu per una connessione inevitabile di esistenza, per opportunismo e marginalmente, e ciò indica l'influenza che solo indirettamente esercitò nel risorgimento nazionale e nel liberalismo del sec. xix. Divulgatore, non pensatore originale: in teologia e in diritto canonico riferendosi agli appellanti ed ai giurisdizionalisti francesi e olandesi, aggiungendovi solo rilievi liturgici e pratici derivanti da controversie avventizie. Iniziò la sua educazione nella città natale studiando presso i Filippini, finché ordinato sacerdote nel 1760 , tre anni dopo passò a Roma dove fu prefetto degli studi al Collegio Irlandese. A Roma conobbe diversi gianseenisti, tra cui il de' Ricci e il conte di Bellegarde. Nel 1778 era professore nell'Ateneo pavese e nel 1781 prefetto degli studi del Collegio-seminario austro-ungarico, trasferito da Giuseppe II da Roma a Pavia. Preparò, diresse e divulgò il Sinodo di Pistoia del 1786, e durante la Rivoluzione Francese fu prima titolare della cattedra di filosofia morale e di diritto naturale nell'Università di Pavia e poi professore al Liceo di Brescia. Dopo la Rivoluzione Francese fu eletto direttore della Facoltà legale nella Università pavese, dove rimase fino alla morte a ca-
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rico di anni e di scomuniche "com'egli stesso disse. Sembra abbia fatto una buona morte con intima riconciliazione, anche se non risulta una ufficiale e chiara ritrattazione di errori. Inizio, vivente, la pubblicazione degli Opera omnia, che doveva constare di 41 volumi, ma che rimase interrotta. Sua opera principale: Ethica christiana (4 voll., Pavia 1783). Nella dottrina teologica della Grazia, T. dipende da Bais, nel concetto di gerarchia cattolica da Sarpi, dai gallicani francesi, dal giansenista Van Espen e dall'opera di Van Hontheim; nell'insegnamento e nella prassi sacramentaria codificò il suo pensiero negli atti del Sinodo pistoiese, rive