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eganografia (scrittura segreta) o con le abbreviazioni convenzionali del tempo, sopperisce all'oratoria religiosa (secc. xIII-27I) con la raccolta delle prediche volgari di s. Bernardino da Siena, ad opera del cimatore di panni Benedetto di Mastro Bartolomeo (1427), delle prediche di fra' Girolamo Savonarola, da parte del notaro Lorenzo Violi (1492-98) e dei discorsi di Martin Lutero.

Con l'invenzione della stampa e l'abbandono di molte abbreviazioni, si manifestò da una parte un nuovo indirizzo della t. e dall'altra una corrente di studi e di ricerche sulle antiche note tironiane, il cui ritrovamento fu dovuto all'abate G. Tritemio (v.). A lui seguirono dotti studiosi, fra i quali P. Bembo, che nel 1313 ebbe dal papa Giulio II l'incarico di decifrare il De sideribus di Caio Giulio Igino in note tironiane; il belga Joest Lips (15741606), l'olandese G. Gruter (1560-1627), che fece la prima raccolta di note e diede inizio agli studi sulle note tiro-

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(per cortesia di F. Giulietti)
Tachigrafia - Saggi di moderni sistemi di stenografia italiana a) Gabelsberger-Noe; b) Taylor-Delpino; c) Pitman-Francini; d) Marchionni; e) Meschini; f) Cima. Testa: La stenografia e arte antichissima. La scienza moderna ne attribuisce l'invenzione ai Romani.
niane, nei quali emersero J. Mabillon (De re diplomatica, I, Parigi 1681, p. 18 e tav. 16), il predetto P. Carpentier (1697-1767) ed Ulrico Kopp (1762-1834), autore della Palaeographia critica (Mansheim 1817), che elencò 13 mila note, interpretandole come provenute, attraverso modificazioni convenzionali, dalle lettere dell'alfabeto latino. Questi studi furono rinnovati ed ampliati in Francia da E. Chatelain, J. Tardif, J. Havet, V. Jusselin; in Germania da W. Schmitz, che pubblicò ed illustrò i Commentari di Cassel (1893), C. E. Krause (1853), O. Lehmann (1869), F. Ruess (1879); in Austria da Th. Sickel (1867); in Italia da C. Paoli (1840-1902), L. Schiaparelli (1871-1934), C. Cipolla, il card. G. Mercati, A. Cerlini; e, con particolare indirizzo, da G. L. Perugi, il quale, in un suo lavoro del 1911, contestò le deduzioni del Kopp, sostenendo una nuova teoria (non convenzionalismo, ma base fonetico-sillabica e derivazione dei segni dalle grafie dei popoli paleoitalici) ed escludendo l'uso delle note a scopi tachigrafici.

Il nuovo indirizzo della t., determinato in Inghilterra dagli sviluppi politici e parlamentari, si manifestò al principio del sec. xvir con il sistema del sacerdote J. Willis (1602), il quale introdusse il termine di "stenografia", adottò un alfabeto geometrico ed il criterio della scelta degli elementi indispensabili alla costruzione delle parole. A lui seguirono innumerevoli autori, dei quali più notevoli S. Taylor (1786), che geometrizzò completamente il sistema con l'omissione delle vocali, e I. Pitman (1837), che elaborò il concetto di "fonografia". La scuola geometrica si estese specialmente in Francia (Th. Bertin, 1792; I. Prevost, 1866; E. Duployé, 1867, sistema che vi è ancora il più conosciuto) ed in Spagna (F. Martí, 1800), mentre in Germania si affermò, per i suoi pregi razionali e scientifici, il sistema corsivo di F. X. Gabelsberger (1789-1849). In Italia, specie per l'impulso degli avvenimenti politici, ebbero diffusione, fin dal 1797, sistemi geometrici di imitazione franco-inglese (Molina, Amanti, Taylor-Delpino), nonché, dal 1883, il PitmanFrancini; prevalse però, ed è tuttora la più diffusa, l'applicazione del sistema di Gabelsberger fatta da Enrico Noe (1835-1914) e pubblicata nel 1863. Frattanto sono sorti sistemi misti, in Inghilterra (J. Gregg, 1888, molto diffuso in America, oltre al Pitman), in Italia (Meschini, 1906 e 1916; Cima, 1911) ed unificati in Germania (Einheitskurzschrift, 1924), ed in Ungheria (Radnai, 1927), mentre la stenografia ha esteso le sue applicazioni in ogni campo (politica, giornalismo, scuole, commercio e industria, esercito, tribunali).

Nella stessa vita della Chiesa cattolica la stenografia ha notevoli affermazioni. E da ricordare il servizio stenografico per il Concilio Vaticano (1869-70) organizzato per ordine di Pio IX e affidato, sotto la direzione del sac. Virginio Marchese (1831-1917), a 23 chierici di diverse nazionalità (Th. Granderath, Geschichte des Vatikanischen Concil, trad. franc., I, Bruxelles 1907, p. 476; II, ivi

1907, p. 438 e altrove; F. Giulietti, Un testamento stenografico e il Concilio Vaticano del 1870, Firenze 1950).

Numerosi cultori ha avuto ed ha l'arte stenografica nel mondo ecclesiastico moderno. Fra gli autori di sistemi sono da annoverarsi : per la Francia mora. Villecourt (1787-1867) e l'abate Emil. Duplove (1883-1912); per la Germania il benedettino Girolamo Gratzmüller (1853); per l'Italia il sac. Salvatore Morso (1813), l'abate Luigi Caterina (1822), il can. Taddeo Consoni (1826), il duomnicano Ludovico Roletti (1853), l'agoniziano Serafino Marchionni (1903); per l'Inghilterra il rev. Filippo Gibbs (1736) ed il gesuita Guglielmo Tatlock, applicatore (1913?) del sistema Pitman alla lingua latina. Il missionario J. Le Jeune (1800) usò un sistema stenografico di sua invenzione per diffondere scritti religiosi in lingua chinook fra i suoi confratelli e gli indiani evangelizzati della Colombia inglese (J. Mooney, Sibusscap. Indians, in Cath. Enc., XIII, p. 764 ). - Vedi tav. CXX.

Bibl.: J. W. Zeibig, Geschichte u. Literatur des Geschwandsverschlobens, Dredda 1878; V. Garthhausen, Gesch. der griechischen Tachygraphie, in Archiv für Stenographie, 57 (1906, 1), p. 49 sgg.; A. Mentz, Geschichte u. Systeme d. griechischen Tachygraphie, Berlino 1907; L.-E. Guénin, Hist. de la sthographie dans l'antiquité et au moyen dge. Parigi 1908; A. Navarre, Hist. générale de la stiic., ivi 1909; E. Meletti, Disegno storico della stenografia, Napoli 1910; Chr. Johnen, Gesch. d. Stenographie. Zusammenhang mit der allgemeinen Entwicklung der Schrift, I, Berlino 1911; L. Schiaparelli, Segni tachigrafici nelle notae iuris, in Archivio storico italiano, 72 (1914, 11), p. 241 sgg. e 73 (1912, 1), p. 245 sgg.; id., Assiamento alla studio delle abbrevziature latine nel medioevo, Firenze 108, passim fel, in specie pp. 34-36, 65-68); G. Aliprandi, Bibliogr. stenogr. ital. dal 1900 ad oggi, Padova 1931; H. I. Milne, Gesch shorthand manuab, tillabary and commentary, Londra 1934; G. Aliprandi, L'istmmenti di storia della stenogr., Torino 1940; A. Mentz, Tyromschen Noten, Berlino 1940; G. Costantigna, La pretesa formica. di un nuovo tipo di scritl. tachigr. sillab. nell'epoca longab., in Atti del I Congr. intero, di studi longab., Spoleto (1952), pp. 227-34; E. Aros, La tennique du liave d'après et Serlone, Parig: 1953, pp. 51-62.

Francesco Giulietti
TAGITISMO. - Questo nome può compendiare, se non proprio tutta la letteratura della "ragion di Stato", quale fiorì dopo il terzo decennio del Cinquecento, certo quella parte di essa che più dipende dal Machiavelli e dalla polemica antimachiavellica.

La sua genesi è questa. L'umanesimo costituì il suo ideale civile negli eroi quasi santificati della Repubblica romana, s'esaltò quindi dal loro storico Livio, di cui si nutrirono fino all'ultimo i repubblicani del Rinascimento; e Jacopo Nardi finì la sua vita esule a Venezia traducendolo e commentandolo fra il 1530 e il 1540 . Ma i tempi e gli ideali mutavano. L'età ormai monarchica cercava i suoi paradigmi nell'impero, a tutto vantaggio dello storico di esso, Cornelio Tacito, i cui primi sei libri degli Annali Angelo Arcimbaldo aveva scoperti in Vestfalia nel 1513, e Filippo Beroaldo stampati a Roma nel 1515 per ordine di Leone X. Anche il modo di leggere le storie veniva rapidamente mutando. Ormai si trattava non d'imitare le sublimi gesta dei grandi a specchio dell'Etica aristotelica, ma d'indagarne i dietroscena al vaglio d'un'esperienza psicologica possibilmente affinata nella pratica degli affari; di risentire nell'azione dell'uomo politico il gran dramma fra il dover essere e l'essere. A questo studio non si sarebbero potute desiderare pagine più acconce di quelle, terribilmente pessimistiche, di Cornelio Tacito. Ma da chi prende le mosse codesto t.? Dal Machiavelli, il quale poi non è un tacitista; e può anche darsi che al tempo del Principe neppur conoscesse i primi sei libri degli Annali. Non per queste risulta men vero e sconcertante dal Principe il parallelismo del Valentino con l'altro Principe quasi nuovo, Tiberio, quando per fondare lo Stato ( $«$ Quomodo fides a principibus sit servanda»), essi vengono a patti con la morale quasi alla stessa maniera. Né meno tacitiano è il modo non mai più visto di legger le istorie iniziate dal Machiavelli dei Discorsi sulla prima Deca. Per il semplicismo con cui aveva creduto di poter risolvere il problema etico della ragion di Stato, Machiavelli fu tosto messo all'Indice; ma la curiosità e l'inverese ch'egli aveva pur suscitati e continuava a suscitare furon

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trasferiti sulle pagine di Tacito, che additava gli stessi problemi, ma con un tormento quasi religioso. Si direbbe che dei due il cristiano è Tacito, il pagano Machiavelli. Cosl fu che, nonostante le chiare interferenze con questo, tutta la letteratura della ragion di Stato fu virtualmente tacitista. La Chiesa stessa sentl profondamente il fascino dello scrittore latino, proprio per la sua implicita polemica contro la cinica leggerezza del Machiavelli. Racconta appunto un tacitista, Annibale Scoti : «Crebbe poi talmente il concerto e la stima [di Tacito] al tempo di Clemente VIII, il quale comincio a mettere fruttuosamente in pratica le massime di Tacito, che all'età nostra passa già per ogni qualità sua nella prima classe dei più illustri scrittori». Legione furono i tacitisti : famosi tra essi Giusto Lipsin e Traiano Boccalini. Ve ne furono di ogni tendenza. Quando Alberico Gentili ebbe cominciato a interpretare il Machiavelli non come il teorico, ma come il satirico dell'assolutismo, anche a Tacito toccò la stessa trasformazione. Ai tempi dell'illuminismo e della Rivoluzione Francese parve che in Tiberio egli avesse voluto svelare l'infamia delle monarchie. "Verrà un Tacito... * sono le parole del Foscolo a Napoleone nella lettera famosa.

Bibs.: G. Toffanin, Machiavelli e il s.t. (La - Politica storica - al tempo della controriforma), Padova 1921. Un accenno al t. e nel cap. 18 del Corso mali scrittori politici. Milano 1862, di G. Ferrari. Cf. inoltre: A. Druetto, Il t. nella stornografia greziuna in Rivista intern. di Filos. del Dir., 27 (1920), pp. 481-526. Giuseppe Toffanin
TACITO, Cornelio (Cornelius Tacitus). - Storico, n. verso il 55 d. C. (a Terni ?); pretore sotto Domiziano, console nel 97, m. nel 120 (cf. Tacito, Histor., I, i; Annal., XI, i1; Agric., 45). Fu grande amico di Plinio il Giovane che in varie sue lettere (I, 6, 20; II, 1, II; IV, 13; VI, 16, 20; VII, 20, 33; VIII, 7; IX, 10, 14) ne descrive il carattere.

Scrisse il Dialogus de oratoribus, a torto a lui negato, dove si discute sulle cause del decadere dell'eloquenza romana; De vita et moribus fulit Agricolae, suo suocero ( 98 d. C.) di cui esalta la spedizione in Britannia e la dignità del carattere; De origine et situ Germaniae (98) che è la fonte primigenia d'informazione sulla nazione tedesca, sulla sua indole, sulla sua costituzione politica; Annales e Historiae, concepite da T., come un'unica storia in 30 libri, dalla morte di Augusto a quella di Domiziano. Ci restano delle Historiae, che si sviluppavano in 14 libri, i primi 4 e la metà del $3^{\circ}$, da Galba a Domiziano (69-96); e degli Annales, che andavano ob excessu divi Augusti fino a Nerone e comprendevano 16 libri, i primi 4, parte del $5^{\circ}$, del $6^{\circ}$, e lacunosi i libri 11-16. Rimase inattuato il suo proposito di arrivare con la narrazione fino a Nerva e a Traiano (Agr., 3; Hist., I, 1; Ann., III, 24). La sua opera storica procede secondo il metodo annaliatico. Psicologo profondo e moralista austero, di fronte ai mali che affliggono il suo tempo e che gli sembrano anche più gravi quando li paragona alle virtù del passato, il suo patriottismo non sa trattenersi dalla deplorazione e da una pessimistica visione dell'avvenire. Scrittore imparziale e veritiero, egli ha uno stile vibrato, talora oscuro per troppa sintesi, ma pieno di vivacità e di colorito pittorico, certamente il più originale di tutta la letteratura latina. T. crede nella divinità che presiede agli avvenimenti umani, pur ritenendola indifferente verso le azioni buone o cattive degli uomini (Ann., IV, 1; XIV, 2; XVI, 33; Hist., I, 3). La sua fortuna e la sua fama assopite durante il medioevo, risorsero durante l'umanesimo e il Rinascimento.
T. e is. CRISITIANESIMO. - Il giudizio di T. sul cristianesimo è ostile, come si rileva dalla descrizione dell'incendio di Roma del 19 luglio 64, che devastò il Circo Massimo, il quartiere commerciale del Velsbro, il Foro e le Carine. Egli riferisce che secondo l'opinione degli storici a cui attinge, senza nominarli, secondo la sua norma quando essi sono d'accordo (cf. Ann., XII, 20, 3), l'incendio fu casuale o venne attribuito a perfidia di Nerone (forte au dolo principis incertum); e pone chiaramente in rilievo come su Nerone gravassero i sospetti della cittadinanza, a stornare i quali l'Imperatore sostituì al suo nome (subdidit reos) quello dei cristiani. Ma dimostra
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(1st. Enc. Catt.)
Tacito, Cornelio - Incipit del I. XI della Storia, con minia. ruta del sec. 27 - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 412, f. 2.
di avere una pessima opinione di costoro invisi al popolo per i loro delitti (per flagitia invisos). E prosegue affermando che tale esecrabile superstizione, un istante repressa, era divampata di nuovo non solo nella Giudea sua patria, ma anche in Roma * dove confluisce quanto vi è di atroce e di infame nel mondo $\times$. E dopo aver accennato ai gravissimi supplizi a cui furono condannati, conclude osservando che sebbene i cristiani fossero colpevoli e degni dei massimi rigori, pure muovevano a compassione perché sembravano sacrificati non all'interesse generale, ma per la crudeltà di uno solo.

Pur essendo ostile al cristianesimo la sua lealtà di storico non solo gli impedisce di chiaramente accusarli, ma lascia intendere che il vero colpevole del disastro fu Nerone.

Bibs.: la migliore ediz. critica completa è di G. Andresen e E. Konstemann, Lipsis 1926-30; G. Lentefantin de Gubernatis, Historiae, I, II, III (Corpus Script. Lat. Paravianum), Torino 1918; id., Annales (ediz. naz. dell'Accadem. dei Lincei), Roma 1940; id., Agricola Germania, Dialogus (Corpus Script. Lat. Paravianum), Torino 1949. Anche utile l'ed. di H. GölzerH. Bornecque- G. Rabaud per la collez. Belles Lettres, Parigi 1922-25 (cf. Schenz-Hosius, II, pp. 642-43). Letteratura : P. R. Fabia, Les sources de Tacite, Parigi 1903; A. Profumo, L'incendio neroniano e i cristiani, in Nuovo bull. arch. cristiana, 9 (1903), fasc. 1-3; id., Le fonti e i tempi dell'incendio neroniano, Roma 1905; C. Marchesi, T., Messina 1925; Schanz, II, pp. 603641; E. Paratore, T., Firenze 1952. Nicola Turchi
TACITO, Marco Claudio (M. Claudius Tacitus, Imperator Augustus; appellativi * ex victoria * [Gothicus, Maximus] ecc.), imperatore romano. - Regnò negli anni $275-76$. L'uccisione di un imperatore di alte qualità militari e civili come Aureliano, mentre guidava una grande spedizione contro la Persia, lasciò sconcertati i soldati, che invece di gridare essi stessi un imperatore, si rivolsero al Senato, perché provvedesse

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(Int. Alloari)
Taddeo di Bartolo - T. di B. Polittico con l'Annunciazione e Santi - Siena, Galleria dell'Accademia.
alla successione. Né il Senato seppe dimostrare più decisa prontezza, finché dopo un periodo di reciproci inviti, riuscì a persuadere il proprio principe T. ad accettare il grave e periglioso incarico.

Nato a Interamna (Terni) in Umbria, godeva buona reputazione, ed Aureliano gli aveva conferito importanti incarichi e il consolato. Vecchio di 75 anni, si mise alacremente all'opera, anche se appaia un po' difficile credere che siano stati suoi tutti i provvedimenti che la Historia Augusta gli attribuisce.
T. onorò la memoria di Aureliano, ne puni gli uccisori, ne continuò alcune direttive, per esempio la vigilanza sulle zecche, la cura per il buon assetto delle strade, ecc. Dinanzi ad una grave minaccia di barbari (probabilmente Goti) che avevano invaso le regioni nord orientali dell'Asia Minore, non esitò a mettersi a capo di forze militari per combatterli. Per i successi ottenuti, fu insiguito del titolo di Gothicus Maximus. Ma ancora durante la campagna venne a morte, di malattia secondo alcune fonti, ucciso secondo altre.

BibL.: E. Hohl, Vopiscus und die Biographie des Kaisers Tacitus, in Klio, 11 (1911), pp. 186-90, 284-294; O. Th. Schultz, Vom Prinzipat aum Dominat, Paderborn 1919, p. 144; G. M. Becsanetti, La pretesa restaurazione senatoria dell'imperatore, in Rivista indo-greco-italica, 19 (1925), pp. 19-24; R. Paribeni, L'Italia imperiale, Milano 1928, p. 508; A. Calderini, La crisi dell'Impero nel sec. III, Bologna 1949, p. 211. Roberto Paribeni

TACNA, diOCESI di. - Diocesi e città nella Repubblica del Perù.

Ha una superficie di $27.122 \mathrm{kmq}$. con una popolazione di 125.000 ab. dei quali 120.000 cattolici, distribuiti in 16 parrocchie, servite da 17 sacerdoti diocesani e i regolare; ha un seminario, I comunità religiosa maschile
e 4 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 413). La diocesi fu creata dal papa Pio XII con la cost. apost. Nihil potius del 18 dic. 1944, per smembramento dell'arcidiocesi di Arequipa, elevando la chiesa parrocchiale di S. Pietro in T. a grado e dignità di cattedrale e quale suffraganea di Arequipa (v.).

BibL.: AAS., 37 (1945), pp. 142-44; Gestone Carrière
TADDEO, santo : v. ADDAI; GIUDA TADDEO.
TADDEO di Bartolo. - Pittore, n. a Siena intorno al 1362, m. ivi nel 1422; figlio di Bartolo di Mino barbiere e non del pittore Bartolo di Fredi (Vasari).

La più antica opera da lui firmata e datata, un polittico del 1389 già in S. Paolo a Collagarli (S. Miniato) e dato per perduto, ricomparve nel 1950 ad un'asta di Londra. Nel 1393, a Genova, s'impegnò per la pittura di due altari nella chiesa di S. Luca; tornato in Toscana, condusse gli affreschi del Giudizio nella collegiata di S. Gimignano; nel 1393 dipinse a Pisa per la cappella Sardi in S. Francesco una pala, emigrata poi nel Museo di Grenoble; nel 1397 il Battesimo di Cristo per il battistero di Triora; nel 1400 firma e data il trittico nella Compagnia di S. Caterina della Notte in Siena e nel 1401 il grandissimo trittico con l'Assunzione per il duomo di Montepulciano, la più vasta pittura su tavola di tutta la scuola senese. Dal 1406 al 1408 affrescò le Storie della Vergine (ora in parte ridipinte) nella cappella interna del Palazzo pubblico di Siena: il ciclo si completa con gli affreschi dell'anticappella, eseguiti nel 1414. Del 1409 è l'Annunciazione tre i is. Cosina e Damiano della Pinacoteca di Siena (n. 131), una delle sue opere più importanti. L'ultimo suo lavoro datato è la Madonna del 1418 nel Museo Fogg di Cambridge, Mass. (U.S.A.). T. concluse nobilmente sull'avanzato Quattrocento la tradizione pittorica iniziata nella prima metà del Trecento con i Lorenzetti : artista privo di slanci, ma sempre dignitoso e corretto, contribuì a diffondere nuovamente la pittura senese oltre i confini della sua città, in Liguria come in Umbria e in Sicilia.

BibL.: Thieme-Becker, XXXII (1938), pp. 395-97 con la bibl. precedente; Venturi, V (1907), p. 750 sgg.; P. Toesca, Il Trecento, Torino 1951, pp. 601-602; E. Sandberg Vavala, Sienese studies, Firenze 1953, pp. 218-23. Enzo Carli

TADDEO di SANT'ADAMO: v. DEMESER.
TADINI, Placido. - Cardinale, n. a Moncalvo, diocesi di Casale, l'ir ott. 1759, m. a Genova il 22 nov. 1847.

Entrò giovanissimo tra i Carmelitani dell'antica Osservanza ed ordinato sacerdote ebbe numerose cariche nell'Ordine, raggiungendo quello di assistente generale. Fu penitenziere nella Basilica Vaticana, professore di teologia morale alla Sapienza e membro del Collegio teologico della stessa Università (1824-29). Stimato come uno dei più dotti religiosi del suo tempo, ebbe incarichi di grande fiducia da Pio VII e da Leone XII, consultore dell'Indice, esaminatore dei vescovi, esaminatore apostolico del clero romano. Pio VIII lo elesse, nel 1828, vescovo di Biella e Gregorio XVI lo promosse arcivescovo di Genova nel 1832, e lo creò cardinale del titolo di S. Maria in Traspontina, chiesa ufficiata dai Carmelitani. Sebbene di età avanzata governò la vasta arcidiocesi con grande zelo e con vero spirito pastorale.

Fece rifiorire la disciplina ecclesiastica, combatté energicamente il giansenismo, restaurò ed ampliò il Seminario, fornendolo di ottimi professori. Istituì (1842) il Convitto ecclesiastico per i sacerdoti vecchi, bisognosi ed inabili, iniziativa tuttora fiorente. Celebrò nel 1836 un Sinodo apprezzatissimo e vigorosamente sostenne s. Antonio M. Gianelli e Giuseppe Frassinetti nelle loro opere di apostolato cristiano e di riforma dei costumi. Nella vita religiosa degli Stati sardi ebbe parte notevolissima e più volte Carlo Alberto si servì del suo consiglio e prudenza particolarmente nella designazione dei vescovi.

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In alto a sinistra: TABERNACOLO di B. Cellini (sec. xvi) - Milano, chiesa di S. Antonio Abate. In alto a destra: TABERNACOLO in bronzo dorato di G. L. Bernini (sec. xviI) - Basilica di S. Pietro in Vaticano, cappella del Sacramento. In basso a sinistra: TABERNACOLO in bronzo dorato, eseguito da G. Scalso ( $2^{2}$ metà del sec. xvi) su disegno del Riccio, con Angeli di G. Torrigiani - Roma, basilica di S. Maria Maggiore, cappella del Sacramento. In basso a destra: TABERNACOLO in bronzo, eseguito da Lorenzo di Pietro, detto il Ventilatta (1467-72), i due Angeli portacandelabri sono di Giovanni di Stefano (1489), per la chiesa dello Spedale di S. Maria della Scala - Siena, altare maggiore della Cattedrale.

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CARTELLE STENOGRAFICHE DEL CONCILIO VATICANO, III Congregazione generale del 28 dic. 1869, conservate nell'Archivio Segreto Vaticano. In alto a sinistra: Cartella di riscontro del prof. Virgilio Marchese, direttore del servizio stenografico. In alto a destra: Cartella di turno dello stenografo sac. G. L. Dehon, del Collegio francese di S. Chiara. In basso a sinistra: Cartella di turno dello stenografo sac. T. Metcalf, del Collegio americano del Nord. In basso a destra: Cartella di turno dello stenografo accolito Giovanni M. Zonghi del Collegio Capranicense.

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Bibl.: Moroni LXXII, p. 224; L. Sanguineti, Il b. Antonio M. Gianelli, Roma 1925, pp. 127, 141, 277; A. Durante, Mons. Salvatore Magnasco arciv. di Genova, Milano 1942, pp. 42-43. Mario de Camillis

TADINO (Gualdo). - Tadinum fu città romana sulla Flaminia, nell'Umbria, distrutta completamente nel sec. x; dalle sue rovine fu edificata più a nord, ai piedi della montagna, l'attuale Gualdo T.

Almeno fin dal sec. v fu sede episcopale. Nel luglio del 599 il papa s. Gregorio scrisse due lettere, l'una a Gaudioso vescovo di Gubbio e l'altra al clero e popolo di T. "diu sacerdotii proprii regimine destitutam "perché fosse ivi eletto un nuovo vescovo (cf. Jaffé-Wattenbach, nn. 1712-13). Secondo la tradizione, fu eletto, allora, il vescovo s. Facondino. La Legenda di s. Facondino, però, reperibile oggi in due redazioni diverse (la più antica nel cod. Vat. lat. 7853 della fine del sec. xiri e quella di poco più recente, tra l'altro, nel cod. Vat. lat. 3921, da cui la trascrissero i Bollandisti per gli Acta SS. Augusti, VI, Parigi 1868, p. 471 sgg.) non ha alcun riferimento cronologico. F. Lanzoni, percio, ha avanzato l'ipotesi che il vescovo Facondino di T. sarebbe da identificarsi con il Facundioso ricordato da s. Atanasio (cf. PG 25, 340) tra i quindici vescovi italiani che, pur non intervenendo di persona, approvarono il Sinodo di Sardica dell'anno 342. Probabilmente devo attribuirsi a T. anche il vescovo Gaudenzio presente al Concilio Romano del 499 perché la lezione più attendibile dei codici ha: «Gaudentius episcopus Ecclesiae Tadinensis».

Con la distruzione della città nel piano, scomparve anche la sede episcopale e il suo territorio fu annesso nel 1006 alla vicina sede di Nocera. La principale chiesa di Gualdo T., quella abbaziale di S. Benedetto, fu eretta collegiata il 26 maggio 1847 e cattedrale «honoris tantum causa" con decreto della S. Congr. Concistoriale del 2 genn. 1915 con la nuova denominazione di diocesi di Nocera Umbra (v.) e Gualdo T. Protettore della città è il b. Angelo, eremita camaldolese del sec. xiv.

Bibl.: Lanzoni, I, pp. 453-56; A. Guerrieri, Stor. civ. ed eccles. di Gualdo T., Gubbio 1933. Gino Sigismondi

TADMOR: v. Palmira.
TAGBILARAN, diocesi di. - Città e diocesi della provincia di Bohol nelle Isole Filippine.

Ha una superficie di 3976 kmq . con una popolazione di 577.167 ab. dei quali 567.122 sono cattolici. Conta 39 parrocchie servite da 51 sacerdoti diocesani e 10 regolari; ha un seminario, 5 comunità religiose maschili e 5 femminili (Ann. Pont. 1933, p. 414).

La diocesi fu creata dal papa Pio XII con la cost. apost. In sublimi dell'8 nov. 1941, quale suffraganea dell'arcidiocesi di Nome di Gesù, elevando la chiesa di S. Giuseppe al grado e dignità di cattedrale.

Bibl.: AAS, 34 (1942), pp. 25-27.
Enrico Josi
TAGENO. - Era cappellano e notaio di Dictpold, vescovo di Passau, nel 1184; m. a Tripoli prima del 3 nov. 1190.

Il suo maestro lo condusse con sé in Terra Santa e gli ordinò di redigere un diario degli avvenimenti durante la Crociata di Federico Barbarossa, dal 1189 al 21 giugno 1190. La sua Descriptio expeditionis asiatique Friderici contiene tre lettere importanti : la prima, indirizzata dal vescovo di Passau al duca d'Austria, dovette essere stata redatta da lui stesso; la seconda, inviata da Federico I; la terza, spedita all'Imperatore dalla regina Sibilla di Gerusalemme.

L'opera, pubblicata da Fruher-Struve in MGH, Scriptores, I, pp. 407-16, fu inserita, in forma abbreviata, nella Cronaca del prete Magnus Reicherspergensis in MGH, Script., XVII, pp. 509-16. Una versione parziale pubblich J. F. Michaud, in Bibliothèque des Croisades, III, Parigi 1829, pp. 25-35.

Bibl.: A. Chroust, T. Ansbert und die Historia peregrinorum, Gratz 1892, pp. 12-47; W. Wattenbach, Deutschlandgeschichtesquellen im Mittelalter, II, 6* ed., Berlino 1894, pp. 303 e 315;
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(da U. Tarchi, L'arte eristiano-romanica nell'Umbria e nella Sabina, Milano (SP, ten. 68)
Tadino (Gualdo) - Chiesa di S. Benedetto, eretta nel 1251.
L. Bréhier, L'Eglise et l'Orient au moyen âge. Les Croisades, $5^{2}$ ed., Parigi 1926.

Guglielmo Mollat
TAGETE: v. ETRUSCHI, RELIGIONE degli.
TAGINO. - Enrico II, di cui era cappellano, l'impose come arcivescovo al Capitolo cattedrale di Magdeburgo.

Consacrato il 2 febbr. 1004, T. riparò una grave mancanza commessa da Ottone II, che aveva fatto sopprimere la sede di Merseburgo e l'aveva riunita a quella di Magdeburgo; ma T., resosi conto che l'evangelizzazione dei Wendi ne veniva seriamente compromessa, rinunziò a Merseburgo, che cosi venne ristabilita come vescovato. La Cronaca di Dietmaro di Merseburgo parla di T. in termini molto elogiativi T. mori il 9 giugno 1012 a Rothenburg.

Bibl.: Dietmaro, Chronicon, in MGH, Script., III, pp. 802831; K. Halbriz, Zur Biographie des Erchischops Tagina von Magdeburg, in Mitteil. des Inst. für oesterreich. Geschichtsforschung, 12 (1894), pp. 121-28; A. Hauck, Kirchengesch. Deutschlands, III, Lipsia 1908, pp. 410-20.

TAGLIACOZZO, Giovan Bernardo. - Cardinale, n. a Corcumello nella Marsica, m. a Roma il 21 genn. 1449, della famiglia Delli Ponti. Fu nominato arcivescovo di Taranto il 20 ott. 1421 e vi rinunziò nel 1445 .

Ebbe parte importante nel Concilio di Basilea ed una prima volta nell'apr. 1432 fu con Andrea arcivescovo di Colossa e col vescovo di Maguelonne delegato di Eugenio IV al Concilio; giunse a Basilea il 14 ag. e vi tenne il 23 solenne discorso in difesa dei diritti e dell'operato del Papa, proponendo il trasferimento del Concilio; il 10 sett. la sua missione era finita. Il 7 maggio 1433 fu tra gli incaricati di presiedere il Concilio, incarico che gli fu rinnovato il 14 dic., ed il 24 apr. 1434 fu con i colleghi introdotto nel Concilio. Un'altra volta ancora ritornò a Basilea nel febbr. 1437 dopo l'inizio delle trattative con i Greci, e fu oggetto di un clamoroso incidente per essersi impadronito del sigillo del Concilio, per cui fu accusato come falsario, ed imprigionato riusci a fuggire nel maggio 1437. Il 18 dic. 1439 Eugenio IV

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(fot. Landry)
Tahiti, vicariato apostolico delle Isole - La Punta d'Arue.
lo creò cardinale ed il 20 maggio 1440 lo costitul legato a Napoli per procurare la pace tra Alfonso d'Aragona e Renato d'Angiò, ma non ottenne che una breve tregua. Il 7 marzo 1443 ebbe il vescovato di Palestrina; fu penitenziere maggiore e protettore dell'Ordine agostiniano.

Bibl.: Moroni, LXXII, pp. 227-28; Eubel, II, passim; Hefele-Leclercq, VII, p. 725 sgg. e passim; A. Primaldo Coco, L'archidioc. di Taranto nella luce della sua storia, Taranto 1937. Giuseppe Coniglio

TAGLIONE (TALIONE). - Uso e legge penale enunciata dapprima nel "Codice d'Alleanza" (Ex. 20, $24 ; 23,12$ ), ove si tratta dei compensi dovuti al danneggiato in caso di percosse, secondo che abbiano prodotto o no lesioni personali. "Se segue una disgrazia, porrai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, ustione per ustione, ferita per ferita, lividura per lividura" (ibid. 21, 23-25).

In Lev. 24, 19-20, in una serie di prescrizioni penali, si dice similmente: "Chi maltratta il suo prossimo, facciasi a lui uguale trattamento: piaga per piaga, occhio per occhio, dente per dente: quanto ha fatto ad altri sia fatto a lui». Deut. 19, 19-21 prescrive ai giudici : "Farete a lui (al falso accusatore) quello che tramava di fare al suo fratello. Così estirperai il male di mezzo a te, e i rimanenti all'udirlo s'intimoriranno. Non devi lasciarti impietosire, ma esigerai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede". Si tratta di soddisfazione data all'offeso. L'offeso propende a rendere di più. La prescrizione mosaica, limitando la vendetta alla reciprocità, ne mitigava la durezza e specialmente ne impediva la ripercussione via via più grande, quale si sarebbe avuta in forza dell'antichissimo costume semitico della vendetta del sangue, che cointeressava tutto il clan o la famiglia dell'offeso. Simili prescrizioni avevano il Codice di Hammarubi ( $\$ 196 \mathrm{sgg}$.) e la legge romana delle Dodici Tavole, da cui viene il nome t. "Si membrum rupit... talio esto" (tav. VIII). Quella che pare una legge dura era quindi in origine una mitigazione dei rudi sentimenti primitivi. Qualcosa di sapro e immaturo si avverte anche nel fatto che la legge del t. non contempla il caso di danno volontario, ma solo il danno prodotto, qualunque sia stata l'intenzione del responsabile.

Vi è un progresso nel fatto che la legislazione, ispirata dalla costante norma di ristabilire la giustizia e la pace senza trascurare di punire la colpa, affida l'esecuzione
del t. all'autorità; la soddisfazione del privato è così sostituita dalla concezione del "tanto per tanto" come un atto di giustizia generale; nella pratica la distinzione tra lesione colpevole e involontaria si imponeva spontaneamente. In Hammurabi si osserva un ulteriore progresso: la tendenza a sostituire l'esecuzione del t. con pene pecuniarie. In Israele giunse a questo anche la giurisprudenza rabbinica (Bibbio' qromal', VIII, i sgg.), probabilmente fin dal tempo di Cristo, senza tuttavia abolire la legge.

Nel proclamare la legge cristiana, Gesù invitò i suoi seguaci, per amore, a rinunciare anche al diritto di un compenso (Mt. 5, 38-41) : come per tutti i rinnovamenti proposti nel Discorso del monte, indica una norma di perfezione religioso-morale. Anche per questo caso non impone ai pubblici poteri di trascurare la giusta punizione dei delinquenti, ma inculca ai singoli suoi discepoli la nuova legge, lasciando che la sua dottrina di carità compenetri con la sua dolcezza anche la legislazione civile.

Bibl.: H. Lesêtre, Talion, in DB, V (1912), coll. 1675-76; anon., Talion, in Enc. Eur. Am., LIX (1928), pp. 50-53; C. Perrin, s. v. in Nuovo Digesto Ital., XII, I (1940), p. 1247. Giovanni Rinaldi

TAHITI, vicariato apostolico delle Isole. - Si trova nell'Oceania orientale e comprende tutte le isole degli Stabilimenti francesi dell'Oceania, ad eccezione delle Isole Marchesi.

I primi tentativi di evangelizzazione si ebbero nel sec. xviri per opera di Manuel de Amat, viceré di Lima. I missionari francescani sbarcati a Vaiurua il 19 nov. 1772 ne ripartirono il 20 dic. del medesimo anno. Anche la seconda missione, inaugurata il $1^{\circ}$ genn. 1775 , fu abbandonata il 12 nov. dello stesso anno. Alla fine del medesimo secolo vi si stabilirono alcuni ministri anglicani. Nel 1836 i pp. Laval e Caret cercarono inutilmente di riprendere l'apostolato. Nel 1841 si poté dare inizio ad una vera e propria missione, in mezzo alle ostilità dei protestanti. Il 9 maggio 1848 le Isole T. furono erette in vicariato, allorché fu diviso il vicariato ap. di Polinesia o Oceania orientale. Comprendeva anche l'Isola di Pasqua, annessa all'arcidiocesi di Santiago del Cile con decreto dell'8 febbr. 1889 (eseguito nel 1921 dal nunzio apost.), e le Isole Cook (v.) e Manihiki, distaccate nel 1922. Nel 1875 le Isole Tuamotu erano già in gran parte cattoliche. Nelle Isole Sottovento il lavoro fu iniziato nel 1906 e nelle Isole Tubusi e Rapa nel 1908.
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(fot. Landry)
Tahiti, vicariato apostolico delle Isole - Porto di Papeste.

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La superficie dell'Oceano, in cui sono sparse le Isole del vicariato, è di kmq. 4.216 .000 . La popolazione conta ca. 60.000 ab. di razza mora. I cattolici sono 13.336 , I protestanti 30.000 , gli altri sono pagani di cui ca. 6.000 cinesi. Vi lavorano i Padri Picpusiani che sono 22, fratelli 15, suore 25. Stazioni primarie 15 , secondarie 72. Scuole elementari 14 , medie 2.

BibL.: anon., La Congregation des Pères des Sacrés-Cueurs, Parigi 1928, pp. 85-101; P. O. Reilly, Tentative d'évangélisation de T. par les Francisc. espagnols, in Revue d'hist. des missions, 10 (1933), pp. 381-409; MC, 1950, p. 478. Saverio Pavoni

TAICHOW, diocesi di. - Nella parte centroorientale della provincia del Chekiang, nella Cina centrale.

Fu eretta in vicariato ap. il 10 ag. 1926 con 5 sottoprefetture civili del vicariato ap. di Ningpo (v.) e fu affidata alle cure "patrum Sinensium Congregationis Missionis", ossia ai Lazzaristi cinesi della provincia regolare della Cina meridionale. L'1 1 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi suffraganea di Hangchow.

Ha un'estensione di 3133 kmq . Al 30 giugno 1948, su una popolazione totale di ca. 2.000 .000 di ab., i cattolici erano 7813 e i catecumeni 383 ; i sacerdoti 15 ; i seminaristi 8 di cui I maggiore; le suore 35 tutte cinesi; i catechisti 49. Tra le opere figuravano 1 orfanotrofio, 3 dispensari di medicinali, i ospizio per vecchi, is scuole clementari.

La prima attività missionaria nel territorio di T. fu esplicata dal sacerdote lazzarista cinese Fou, chiamatovi nel 1867 da due compatrioti, gli unici cristiani del luogo. Nel 1869 vi fu inviato da Ningpo il rev. Sin, del clero secolare cinese, il quale mori di colera un mese dopo il suo arrivo. Nel febbr. del 1870 vi giungeva un terzo sacerdote, il lazzarista italiano Rizzi : alla loro morte, avvenuta nello stesso anno ( 1890 ), il Fou e il Rizzi lasciavano 190 cattolici. I corpi di questi tre primi missionari riposano, uno accanto all'altro, nell'oratorio di Sao-Tchao. Vennero in seguito Lazzaristi esteri e indigeni e l'evangelizzazione progredi : furono moltiplicati i luoghi sacri, i collegi, l'opera della S. Infanzia, diretta dalle vergini indigene dell'Associazione del Purgatorio, e si arrivò così al passaggio del territorio alle cure del clero locale.

Bim.: AAS. 19 (1927), pp. 51-52; Arch. di Prop. Fide, Relazione quinquennale T. 1930; Relazione T., 1946; GM, p. 209; MC, 1950, p. 377. Adamo Pucci

TAICHUNG, PREFETTURA APOSTOLICA di. - La prefettura ap. dell'isola di Formosa fu eretta il 13 luglio 1913.

Il 30 dic. 1949 fu divisa per l'erezione di quella di Taipeh (ora arcidiocesi). Il restante territorio dell'antica missione assunse, allora, la denominazione di prefettura ap. di Kaoshung. Nella particolare situazione in cui versa l'isola di Formosa, a causa della sua sovrapopolazione (sette milioni di nativi e più di due milioni di rifugiati cinesi), la S. Congr. di Propaganda Fide, per provvedere in maniera più adeguata alle esigenze spirituali di quel territorio, il 10 ag. 1950 eresse la prefettura ap. di T., con la provincia civile omonima, distaccandola dalla prefettura ap. di Kaoshung. La nuova circoscrizione missionaria è stata affidata alla Società per le Missioni Estere degli Stati Uniti d'America (Maryknoll), come capace di recare un sano dinamismo nell' evangelizzazione di Formosa.

Bibl.: Arch. della S. Congr. di Prop. Fide, Relaz. con somma, pos. prot. no. 4283/49, 3227/50; MC. 1950, p. 481; AAS, 43 (1951), pp. 150-51. Edoardo Pecoraio

TAIGI, Anna Maria, beata. - N. a Siena il 29 maggio 1769, m. a Roma il 9 giugno 1837.

Trasportatasi a Roma con la famiglia nel 1774, ebbe una vita dura di lavoro per mantenere i suoi; nel 1789 sposò un domestico di casa Chigi, a cui diede sette figli; nel 1790 si iscrisse al Terz'ordine dei Trinitari. Si mostrò il modello più compito di sposa e di madre, tutto allietando con il suo sorriso e addossando sulle sue spalle ogni fatica
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(da F. BalogSara, Della ven. serva de Dio A.M.T., Roma 1066, ben. davanti al frontespizio)

Taigi, Anna Maria, beata - Ritratto.
più gravosa. Prese a condurre una vita di austera penitenza per la conversione dei peccatori e le necessità della Chiesa, cui aggiunse una tolleranza eroica di mali fisici e morali, di ingiurie, incomprensioni e anche aridità e tenebre di spirito. Fu favorita di doni soprannaturali; per 47 anni vide come in un sole, misteriosamente sospeso sul suo capo, avvenimenti presenti ma lontani, passati e futuri, lo stato delle coscienze e soprattutto le iniquità continue commesse contro Dio; il che intensificava il suo spirito di amore e di riparazione. Fu consultata da molti grandi della Chiesa e del mondo. Il suo corpo incorrotto fu portato nel 1855 a S. Maria della Pace e nel 1865 alla basilica di S. Crisogono, ufficata dai Trinitari. Beatificata il 30 maggio 1920. Festa il 9 giugno.

Bibl.: AAS, 11 (1919), pp. 25 sgg., 133 sgg.; Silvestro dell'Addolorata, Vita della ven. A.M.T., Roma 1901; C. Sabotti, La b. A.M.T., secondo la storia e la critica, ivi 1922; A. Bessière, La b. A.M.T., mère de famille (1769-1837), Parigi 1936.

Celestino Testore
TAIKU, vicariato apostolico di. - Situato nella parte sud-orientale della Corea, ha una superficie di 31.293 kmq . e una popolazione di 6.400 .000 ab .

L'8 apr. 1911 l'antico vicariato apost. di Corea fu scisso in due missioni indipendenti : vicariato di Seul (v). e vicariato di T., affidato alla Società delle Missioni estere di Parigi. L'evangelizzazione di questo territorio risale ai primordi del cristianesimo in Corea. Infatti, la missione di T. contava, già nel 1911, 25.000 cattolici, che nel 1922 erano saliti a 31.457 , con seminario (1913), convento delle Suore di S. Paolo di Chartres (1915) e la casa di riunione della Gioventù cattolica (1916). Nel 1927 quella circoscrizione fu divisa per l'erezione di due prefetture apost. e cioè di Chon-ju e di Kwang-ju. Durante la seconda guerra mondiale, all'Ordinario europeo, dimissionario, fu sostituito un amministratore apostolico di nazionalità giapponese. Nel dopo guerra, al prelato giapponese successe nel governo della missione un sacerdote coreano, finché il 9 dic. 1948 venne nominato l'attuale vicario apostolico mens. Giovanni Choe, passando, così, definitivamente il vicariato al clero secolare coreano.

Il numero dei cattolici è di 44.706 con 3111 catecumeni. Vi sono 125.000 protestanti; 1.200 .000 buddhisti; 2.500 .000 confucianisti e altrettanti taoisti. Il personale missionario è costituito da 27 sacerdoti, di cui 25 indigeni e 2 delle Missioni estere di Parigi; 102 suore, di cui 92 coreane, 3 francesi e 7 americane; 282 catechisti; 111 maestri; 15 medici; 29 infermieri. Vi sono 9 ospedali; 2 dispensari; 3 orfanotrofi; un ricovero per vecchi; una

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(da Petit de Jullerille, Hist. de la litt. trahocite, Parigi 1685, rev. tra pp. 287-22)
Taine, Hyppolite - Ritratto.
Fide, Prospectus status missionis, 1951-52, pos. prot. n. so8s/52. Edoardo Pecoraio

TAINE, Hyppolite. - Filosofo, storico, letterato e critico d'arte, n. a Vonzier il 21 apr. 1828, m. a Parigi il 5 marzo 1893.

Uscito dall'Ecole normale di Parigi (1848-51), dopo un periodo di insegnamento (1852-53) breve per contrasti filosofici, si dedicò a una lunga e fortunata carriera letteraria. L'Impero liberale nel 1865 lo chiamò a insegnare (estetica e teoria delle belle arti) all'Ecole polytechnique; la Terza Repubblica lo portò all'Académie Française. In una prima fase della sua attività si occupò di critica del classicismo (Essai sur La Fontaine et ses fables, 1853; Essai sur Tite Live, 1856), della letteratura (Histoire de la littérature anglaise, 1863) e dell'arte (Philosophie de l'art, 1865-69; De l'idéal dans l'art, 1867). Intanto elaborava la sua critica dello spiritualismo (De personis platonicis [1853]; Les philosophes classiques au XIX siècle en France [1855-56]; Le positivisme anglais, étude sur Stuart Mill [1864]), che lo condusse al neo-positivismo con l'opera De l'intelligence (1870). Da ultimo, e maturata anche da viaggi (Voyage aux Pyrenées [1855]; Voyage en Italie [1864]; Notes sur l'Angleterre [1872]) e da studi polemici (Essais, Nouveaux essais e Derniers essais de critique et d'histoire [1858]), scaturì da lui una nuova forma critico-positiva della storiografia politica, rappresentata dalla grande opera (1875 sgg.) su Les origines de la France contemporaine (Ancien régime, Révolution, Empire). Hanno valore autobiografico: Notes sur Paris, Vie et opinions de Thomas Graindorge (1863-65).

La coscienza è per il T. parallela all'esistenza dell'uomo come sistema nervoso (parallelismo psicofisico) e si fonde con questo in una realtà unica, neuropsichica. La stessa connessione e identità va stabilita tra cognizioni e cose. Il T. fece concorrenza al Mach (v.) e al Maxwell (v.) nel proporre la fusione dell'esperienza fisiologica, sensibile, intellettuale in un elemento solo, o "materia mentale", che egli riconobbe nelle immagini, come dati di fatto energetici e capaci di comporre fatti di coscienza e di natura e rapporti spirituali. Questa sua analisi ebbe molto seguito in psicologia (James, Bergson).

Secondo il T. arte e poesia sono da spiegare, nella determinazione storico-naturalistica da cui sorgono, con tre ordini di cause : la razza, l'ambiente naturale e sociale, il momento. Di queste cause l'opera d'arte o letteraria è un prodotto necessario : soltanto lo stile o forma tecnica mette in rilievo particolari caratteri dominanti ed elementi di individuazione, suggeriti dai valori morali e passionali e dal potere di sintetizzare idee e sentimenti.

Lo stesso metodo positivo applicò il T. alla Rivoluzione Francese, ai suoi antecedenti e conseguenti con grande arte di espositore e narratore, congiunta con scrupolosa cura nel raccogliere i fatti particolari dalla docu-
mentazione e nel vagliare le loro relazioni causali: ma le sue sintesi e induzioni, forse anche per ragioni politiche, sono oggi ritenute arbitrarie e unilaterali.

Brbl.: edizioni: T., sa vie et sa correspondance, 4 voll., Parigi 1902-1907; V. Giraud, Pages choisies avec introduction et notes, ivi 1909. Nuova ed. di tutte le opere presso la libr. Hachette, ivi 1920-26. Studi: A. de Margerie, T., Parigi 1894; G. Borzellotti, Ippolito T., Roma 1892; V. Giraud, Essai sur T., son oeuvre et son influence, Parigi 1903; id., Bibliographie critique de T., ivi 1904; A. Aulard, T. historien de la Révolution, ivi 1907; P. Lacombe, T. historien et sociologue, ivi 1909; F. C. Rue, T. et l'Angleterre, ivi 1923; A. Cherrillon, T., formation de sa pensée, ivi 1932; P. H. Pettibon, T., Renan, Barres, ivi 1934; W. Langwieler, H. T., Heidelberg 1935; J. P. Boosten, T. et Renan et l'idée de Dieu, Maastricht 1936; G. La Ferla, I. T., Roma 1937; K. de Schrepdryver, H. T., Parigi 1938; R. Stedebmann, T. und das Problem des geschichtlichen Verfalls, in Historische Zeitschrift, 1942-43, pp. 116-33; P. Boldenburger, L'opposition française à l'esthétique de T., in The Romanic Review, 36 (1945), n. 2 .

Santino Caramella
TAIONE, vescovo di Saragozza. - Successore immediato di s. Braulio (m. nel 651). La sua vita si svolge lungo il soc. vir. Prende parte ai Concili di Toledo, VIII (ca. 623) e IX (a. 655 ).

Il nome di T. figura nella storia della teologia come quello dell'iniziatore, seguendo s. Isidoro, della letteratura delle Sentenze, precedente alle Somme medievali. Effettivamente, affezionato agli scritti patriotici che, come gli scriveva s. Braulio (Ep. 42), "erano annidati nel suo petto", negli anni $646-49$ fece un viaggio a Roma, quando era ancora abate di un monastero, per trascrivere alcune opere di s. Gregorio Magno "che ancora non si trovano in Spagna ". Portatore di questa conquista, felice come bibliofilo soddisfatto (sicut excellent virrores capita praeda, dice egli stesso ad Eugenio) torna in Spagna per cominciare la grande compilazione delle Sentenze (a. 652): Libri Sententiarum V', con una lettera-prologo a Quirico, vescovo di Barcellona: "Tatus indignus Caesaraugustae urbis episcopus, cognomento Samuel, ad Quiricum, Barcinonensem episcopum", ed una dedica al lettore in 12 esametri ben costruiti. Intorno a questo viaggio di T. a Roma le leggende medievali tracciarono una versione fantastica, che oggi la critica rifiuta. Non si sa esattamente quali libri di sentenze di Gregorio Magno T. abbia dato alla Spagna. L'opera del gran Pontefice era conosciuta in Spagna fin da s. Isidoro. Forse i Commenti ad Ezechiele costituiscono una buona parte di quel bottino. Esiste un'altra lettera di T. a Eugenio di Toledo, come prologo di un'altra opera, estratta in sei codici dagli scritti gregoriani. Era commento alla Scrittura, con il quale veniva a completarsi, sotto un altro aspetto, il carattere profondamente dogmatico delle Sentenze. Non è stato però identificato con certezza, benché A. C. Vega lo indichi probabilmente contenuto in un codice della cattedrale di Lérida.

L'opera delle Sentenze, come lo stesso T. spiega nella lettera a Quirico, è un esteso florilegio in 5 ll., frutto di lunghe veglie, durante l'incursione di Praga con i Vasconi attraverso le terre di Saragozza. Nella quasi totalità compendia s. Gregorio Magno; solo eccezionalmente si rivolge a s. Agostino e a s. Isidoro. Il fine propostosi, di offrire una sintesi al lettori che non potevano occuparsi per esteso delle grandi opere, si ottenne pienamente in numerosi codici medievali. Dei 5 ll., il I, il V ed una parte del II, trattano di teologia dogmatica; gli altri di applicazioni morali, ascetiche e pastorali. E merito di T., che segue anche in questo s. Isidoro nella sua opera dallo stesso titolo, l'avere introdotto l'ordine e la sistemazione delle materie che non esistevano nei suoi antecessori, come s. Prospero di Aquitania. Pur mancando di altre doti personali e di originalità, non si deve negare a T. un'ampia visione dell'àmbito teologicomorale, una discreta fortuna nella selezione delle fonti ed un tono caldo e persuasivo. Per il resto, il suo stile tende verso un certo concettismo artificioso; la sua prosa risente i difetti crescenti dell'epoca; si allontana pian piano dalla semplicità generale di Braulio, suo maestro, e si fa talvolta affettato ed ampolloso.

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Nell'epistolario di Braulio di Saragozza (Ep. 42) rimane un Fragmentum di una lettera di T. al suo predecessore su vari problemi circa le reliquie della Passione, esistenti in Roma.

Bibl.: edd. M. Risco, España Sagrada, XXXI, Madrid 1776: PL 80, 727-92; Ep. ad Eugenium Toletanum, ed. F. Vollmer, in MGH. Aust. antig., XIV, Berlino 1903, p. 288; Z. García Villada, Fragmentos inéditos de Tajón, in Revista de Architom, Bibliotecas y Museos, 1924, pp. 23-31; E. Anspac, De Talonis libri primi et quinti Sententiarum capitibus in codice Aemilianensis deperditis, in Tainnis et Isidori nova fragmenta et opera, Madrid 1930, pp. 1-22; J. Madoz, Fragmentum, in Epistolario de s. Braulio de Saragozza (Estudios Onientes, $1^{2}$ serie, 2), Madrid 1941, pp. 176186. Studi: P. B. Gams, Die Kirchengeschichte von Spanien, II, II, Ratisbona 1874, pp. 143-51; L. Serrano, Una leyenda del Chronicon Pacense, in Rev. de Architom, Bibliotecas y Museos, 20 (1909), pp. 401-11; Z. García Villada, Historia eclesiástica de España, II, II, Madrid 1933, pp. 90-92; A. C. Vega, Una obra inédita de T., in Ciudad de Dios, 135 (1943), pp. 145-77; P. Martínez Hernández, El pensamiento penitencial en Tajón, in Rev. española de teologia, 6 (1946), pp. 185-222; J. Madoz, Escritores de la época visigótica, in Historia general de las literaturas hispánicas, I, Beccelluna 1949, p. 131; id., T. de Zaragoza y su viaje a Roma, in Mélanges 7. De Ghellinck, I, Gembloux 1951, pp. 345-60. Giuseppe Madoz
TAIPEH, ARCIDIOCESI di. - Situata nella parte settentrionale dell'Isola Formosa, eretta il 30 dic. 1949 col grado di prefettura apost. per divisione dell'antica prefettura di Isola Formosa (oggi Kaoshung), e affidata alla Congregazione cinese dei Discepoli del Signore