s. S.'s, Lipsia 1876: Th. Glowes, S. and Hutcheson, Londra 1882; J. Martinau, Types of ethical theory, II, 2 e ed., Oxford 1886, p. 408 sgg.; J. J. Martin, S.s and Hutchesons Verhältnis zu Hume, Halle 1912; Chr. Weiser, S. u. das deutsche Geistesleben, Berlino 1916; B. Croce, S. in Italia, in Uomini e cose della vecchia Italia, I, Bari 1917; L. Bandini, S., Bari 1930; E. Cassirer, S. u. die Renaissance des Platonismus in England, Berlino 1932; E. Garin, L'illuminismo inglese. I moralisti, Milano 1941, pp. 106 sgg. Altre indicazioni in W. Ziegenfuss, Philo-sophen-Lexikon, II, Berlino 1950, pp. 223-27. Tullio Piacentini
SHAJH al-ISLAM. - Uno dei tanti appellativi (algāb) islamici che appaiono verso la metà del sec. IV a. H. ( $=$ sec. x. a. D.) e che significa, all'incirca, "principe dell'islām ". Dapprima applicato come semplice titolo onorifico a 'ulamā' e a mistici di particolare dottrina, si specializzò sempre più al campo dei giurisperiti e fu attribuito a quei mufti le cui fatwa godessero di particolare autorità. Nell'Impero ottomano S. al-I. fu il titolo dato al mufti di Istanbul, che raggiunse un'importanza politicoreligiosa sconosciuta in altri Stati islamici.
L'importanza dello S. al-I. si consolidò specialmente al tempo dei sultani Selim I (m. nel 1520) e Solimano I

(Int. Enc. Cast.)
SPAGGISTICA - Funzone per il sigillo plumbeo pontificio (bolla). Vaticano, Palazzo Pontificio.
(m. nel 1566) quando il mufti di Istanbul ottenne una supremazia amministrativa su tutti gli 'ulamá' dell'Impero n. Alcuni orientalisti hanno attribuito questa organizzazione gerarchica dei giureconsulti religiosi con a capo lo S. al-I. - la quale non corrisponde alla tradizione islamica che non conosce un "clero" specializzato - a influenze dell'organizzazione episcopale cristiana presente nell'Impero ottomano, agli ordini del patriarca ecumenico. Comunque, era il Sultano che aveva il potere di nominare e destituire lo S. al-I. Nel cerimoniale esso veniva subito dopo il Gran Visir e, oltre al titolo suddetto, portava anche altri pomposi appellativi onorifici quali ad es., "il dottissimo fra i dotti", "mare delle scienze", ecc. Vestiva di solito un qaftān bianco e un turbante ornato di una fascia d'oro. A differenza degli altri alti funzionari ottomani, di solito ex-cristiani convertiti, i mufti e di conseguenza lo S. al-I., appartenevano a vecchie famiglie musulmane, e seguivano, prima di arrivare all'alta carica, regolari corsi di studi nelle madrave (scuole religiose) percorrendo, prima di giungere all'autorità suprema, tutti i gradi della magistratura religiosa. Man mano si formò tutta un'organizzazione di scuole, gradi accademici, tribunali canonici, tutto agli ordini dello S. al-I.
Compito degli S. al-I. fu soprattutto quello di emanare fatwa su questioni di interesse pubblico generale: si citano, ad es., le storiche fatwa autorizzanti la guerra contro l'Egitto (1516), la guerra contro Venezia (1570), l'uso del bere caffè (poco tempo innanzi considerato illecito per fatwa di un precedente S. al-I.), l'istituzione di tipografie (1727), ecc. Benché gli S. al-I. fossero in generale facilmente obbedienti ai voleri dei loro signori. i Sultani, pure non mancarono coraggiosi "non liott" come la fatwa di Abū 's-Su'ād (m. nel 1574) contro l'idea di convertire a forza tutti i cristiani e quella di Es'ad Effendi contro i massacri di principi ottomani. L'istituzione dello S. al-I., che negli ultimi tempi della sua esistenza era servita di appoggio alla più reazionaria politica dei sultani ottomani, fu abolita nel 1922 dalla Repubblica turca. I modernisti islamici si dimostrarono nettamente contrari all'istituzione dello S. al-I., che ritenevano contraria ai principi dell'islām genuino. Attualmente nei vari Stati islamici le funzioni di S. al-I. sono in parte esercitate dal mufti della capitale o, come in Egitto, dagli S. dell'Azhar, ma senza quell'organizzazione gerarchica, tipica dell'Impero ottomano. Nel Pa-
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(da Les écrivains célèbres, a cura di R. Guereau, II. Parigi 1821, tan, contro p. 105
Shakespeare, William - Ritratto. Incisione di Droeschout. Londra, Galleria nazionale dei ritratti.
kistan (v.), ad es., il capo dei mufti ha ancora abitualmente il titolo di S. al-I.
BibL.: M.C. D'Ohsson, Tableau général de l'Empire othoman. V, Parigi 1768-91, p. 495 sgg.; F. M. Paveja, Islamologia, Roma 1951, pp. 196-97; J. H. Kramers, Shaikh al-Islam, in Encycl. de l'Islam, IV, Leida 1934. pp. 285-88. Alessandro Bausani
SHAKERS. - Dispregiativo (da shake = tremare) dato a una piccola setta, il cui nome ufficiale è "società unita dei credenti" (United Society of Believers).
L'origine della setta risale a una irlandese, Anna Lee (m. nel 1782), moglie di un fabbro, la quale si fece conoscere in Inghilterra (nel 1768 ca.) per certe visioni e profezie e per la pretesa di essere la sposa dell'Agnello dell'Apocalisse, e pertanto madre del novello Messia e degli eletti sparsi su tutta la terra. Affermava di parlare 72 lingue, pero soltanto quelle dei morti, che da lei dovevano essere giudicati. Avendo trovato opposizione in Inghilterra, si trasferì negli Stati Uniti (1774), stabilendosi (1776) presso Niskayuna o Watervliet (Nuova York). La nuova setta si mostro attivissima; i predicatori parlavano con tanta emozione che i loro corpi apparivano fortemente agitati; da ciò derivò loro il nome di Shaking Quakers. La setta non raggiunse un grande sviluppo e da vari anni declina. I s. vivevano isolati dal mondo, nelle città situate lungo il corso dell'Hudson, presso Albany e in alcune località degli Stati dell'Ohio e del Kentucky. Il loro numero non ha mai superato qualche migliaio, frazionati in una quindicina di comunità, con ca. 50 pastori. Gli s. sono una specie di a socialisti cristiani e; formano piccole colonie agricole nelle quali si pratica la comunanza dei beni e il celibato; ritengono che il mondo attuale è cattivo, che bisogna pertanto farlo cessare il più presto possibile astenendosi dal matrimonio. Attendono con fiducia il prossimo ritorno di Gesù Cristo, nel quale però non considerano che un uomo divenuto Figlio di Dio per adozione. Nel 1925 contavano appena sei chiese e 250 membri.
Il loro culto si manifesta in salti e danze, durante le quali imprimono a tutto il corpo delle scosse nervose, simboleggianti l'entusiasmo che provano al pensiero della
prossima venuta del Cristo. Ritengono pure di imitare cosi David danzante davanti l'Arca e Giovanni Battista nel seno della madre.
BibL.: F. E. Evans, Compendium of the origin, history of the United Society of Believers, Nuova York 1859; C. Jonnet, Les Etats-Unis contemporains, Parigi 1876, pp. 370-71; A. WhiteL. S. Taylor, Shakerism, its meaning and messages, Columbus (Ohio) 1905; J. P. Mc Loan, A bibliography of Shaker literature, ivi 1915; E. T. Clark, The small Sects in America, York 1949, pp. $142-46$. Leone Cristiani
SHAKESPEARE, William. - Poets, n. a Strat-ford-on-Avon (Inghilterra) nel 1564 (fu battezzato il 26 apr.), ivi m. il 23 apr. 1616.
Suo padre Giovanni, piccolo proprietario di campagna, s'era dato da fare con l'industria e col commercio, e guadagnata la simpatia dei borghigiani, che lo avevano eletto balivo del Comune: sua madre, Maria Arden, era di vecchia gente facoltosa. Una crisi sopravvenne, forse non solo economica, se il cattolicesimo di Giovanni coinvolse il declino della famiglia, negli anni che coincisero con l'inizio dell'assolutismo anticattolico di Elisabetta d'Inghilterra. Anche per questo la carriera di studi del giovinetto non fu regolare, ma piuttosto di autodidatta, genialmente disposto a far proprio quel sapere che occorreva al suo discorso di poeta. Certo fu alla Grammar School di Stratford e forse completò la sua educazione alla corte di un signore feudale, come paggio e singing boy: uno di quei ragazzi cantori che facevano anche da attori in rappresentazioni teatrali. Sposo a dicicto anni di Anna Hathaway, lasciò il borgo natio quando crebbe il peso della famiglia e cercò fortuna a Londra, nel 1585 o al principio del 1586 . Poté trovarla: aveva, con affabilità di modi e gentilezza d'indole, doti di pratico realizzatore; e come attore (fece, tra l'altro, la parte dello Spettro nel suo stesso Amleto), e soprattutto come comproprietario, poté rimediare al poco grovento che toccava agli autori. Fu al a Teatro a detto cosi per antonomasia, il primo sorto a Londra, e alla a Rosa s, più tardi al a Globo s ed si a Blackfriars s; e della compagnia che s'era posta sotto la protezione del conte di Leicester (gli attori erano fuori legge, in quella società britannica piena di impulsi e di divieti, e solo una livrea poteva salvarli dalle persecuzioni) e poi dello stesso re Giacomo I. Ed era fra i suoi protettori influenti il conte di Southampton, il dedicatario dei Sonetti. Già nel 1592 giunse il successo; alla poesia non discende, come gli university nits, i begli spiriti universitari, dalla dignità di una cultura cattedratica, intellettualisticamente elaborata; vi sale mescolandosi alle realizzazioni di un artigianato teatrale attento ed espertissimo, collabora con altri autori, lavora su testi grossamente elaborati, che conduce ad una perfezione estrema di animazione, di individuazione, di stile; quindi i sospetti e la dolente invettiva di Roberto Green contro la sua presunta invadenza (s un corvo venuto su dal nulla, rimpannucciato con le nostre penne, avvolto in una pelle di commediante, presume di poter gonfiare un endecasillabo quanto il migliore fra voi; ed essendo un a Giovanni fac-totum a fatto e finito, ha l'idea di essere il solo crolla-teatro del paese... (Shake-speare significa "crolla-lancia»). Eccolo produrre i documenti della sua eccellenza letteraria in un esercizio estremamente raffinato su temi della tradizione mitografica, nei poemetti di Venere e Adone (1593) e di Lucrezio (1594) e nei Sonetti, la cui composizione, e probabile pubblicazione sparsa, si prolunga dagli stessi anni al 1600 , raccolti ed editi nel 1609. Via via il successo cresce, acclamato dal pubblico, lodato a corte, esaltato da Francesco Meres nella Palladis Tamia: Wit's Treasury (1598) a paragone degli altri poeti del tempo e dei classici greci, latini ed italiani, saccheggiato da editori poco scrupolosi che pubblicarono, lui vivo, 16 delle sue opere teatrali. La fortuna gli consentì di risollevare le sorti della famiglia a Stratford, arricchita ed araldicamente annobilita.
Gravi avvenimenti, se non turbarono la sua costante carriera, lo condussero ad una crisi che rimane oscura nella cronaca, ma avvertibile nella poetica: la congiura di Essex, che travolse alcuni dei suoi più ammirati amici (1601); ed una passione morbosa, simboleggiata
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dalla dark lady dei Sonetti. Un tetro pessimismo si documenta nell'opera dal Giulio Cesare (1601) all'incompiuto Timone d'Atene ( 1607 ?). Forse con una malattia culmina, nel 1608, questa crisi; ma s'immerge in una meditazione religiosa che gli dichiara la sua via e ne esce pacificato, aperto a parole più confidenti che la sua stessa poesia gli rivela. Nel 1611 si ritira a Stratford, pur rimanendo connesso con Londra da interessi e da viaggi non infrequenti. Died a Popist, morì da cattolico: cosi afferma un'attendibile testimonianza.
Fra i documenti scarsi o incerti, che della sua vita estersore ci rimangono, e l'immensa presenza della sua poesia nel mondo moderno, c'è tal divario che spesso s'è ricorso alla leggenda, per darne un ritratto ideale, e l'opera è stata sottratta al suo nome per attribuirla a questo o a quel personaggio del suo tempo, che avesse dignità di linguaggio o di scienza: p. es., a Francesco Bacone: cedendo tali biografi e mitografi all'errore che fa della creazione poetica la risultante di una situazione storica e di un programma culturale, anziché un modo primordiale di conoscenza che investe e trasfigura le sistemazioni riflessive della cultura e le occasioni della cronaca. S. è appunto il poeta che sembra librarsi in una assoluta disponibilità d'immagine verso un più vasto mondo: colmo di meraviglie queimando; e che la creatura umana vi accorra più a cercarvi il diletto delle forme innumerevoli che a riconoscersi. In realtà si sa oggi di lui quanto basta di certezze documentate per accompagnarlo in vita fra cose mediocri o importanti dal nascere al morire. E per quel ch'è la sua opera, tre secoli di fortuna sempre più estesa e di esegesi sempre più profonda consentono, senza togliere nulla al prodigio di una poesia che s'affida piena d'ingenua fiducia al vasto mondo e torna ingenua al suo Creatore, di osservarla nella circostanza di tempo e di dottrina che appartengono al poeta non meno che alla civiltà cristiana di tutto l'Occidente. Infine, se dopo avere esplorato la cronaca e la parola tentiamo il segreto della sua anima, se della poesia facciamo la pietra di paragone per la sua vita morale e per quella che insegna agli uomini suoi seguaci, lo vediamo ritrarsi dall'avventura ingenua e superba dell'ingegno ad una meditazione via via più severa, penitenzialmente assorta, e quindi aprirsi ad una riacquistata fiducia: l'ultimo suo messaggio è ad un'umanità che smarritasi ritrova se stessa dopo la compesta; mentre l'alato Ariete, il vocale spirito della poesia, torna a vivere fra le corolle, il poeta spezza la verga degli incanti e chiede, perché Dio abbia misericordia di lui, il soccorso della preghiera fraterna. E quasi riassume in una parabola il senso di un'epoca della civiltà d'Occidente e il ritorno, dopo il trionfo delle arti e le vertigini del dominio, alla patria cristiana.
L'edizione in-folio, del 1623 , curata da suoi compagni d'arte, aduna le sue opere catalogandole in commedie, storie e tragedie; e fu enorme e fortunato il lavoro della critica, non senza qualche incertezza, a stabilirne il canone e la cronologia, valendosi d'ogni suggerimento esterno di cronaca ed interno di testo, di lessico e di stile. Facile ritrovare i suoi temi nella memoria vulgata (che la sua fama crebbe negli ultimi due secoli ad una risonanza immensa in ogni parte del mondo: nessun autore di teatro è presente come lui sulle scene, e quasi tutte le sue favole sono entrate nel comune patrimonio mitografico). Romeo e Giuliettu (1591) canta la magia del richiamo d'amore che al di là della rissa cittadina conduce ad una morte gli sposi giovinetti; Riccardo III (1592) innalza a disumana efferatezza l'idea machiavelliana del tiranno che domina di frode e di forza, e Riccardo II (1593) medita potosamente l'idea della sacralità regale che sopravvivce allo stesso eccesso del dominio e alla sventura della deposizione; il Mercante di Venezia (1594) nel quadro di un'Italia remota e gentile compone reminiscenze di Marlow, umore beffardo e la saggezza di una femminilità amorosa ed accorta; il Sagno di una notte di mezza estate (1595) ricama nel velo di una favola nuziale i nomi di una classicità ripensata feudalmente e gli spiritelli del settentrione; in Enrico IV (1597) lacrime e sangue grondano dalla dignità regale e l'ira guerresca si gonfia in parvenze grottesche, ed Enrico $V$ (1599)
inneggia alla vittoria nazionale: un periodo della sua poetica singolarmente fervido e felice, questo, che si chiude con le commedie Come vi garba (1599) e Notte dell'Epifania (1599), favole di una ritrovata arcadia, musica effusa sui felici errori del desiderio d'amore. Ma la sua meditazione sui precipizi del dominio, sulle insidie dei sensi, sulla corruzione della carne, sul male che avvelena ogni dignità umana e travolge ogni grandezza si fa d'improvviso cupa e violenta: Giulio Cesare (1601) è un inno disperato e atterrito alla magnanimità sfortunata degli eroi politici, schiantati dalla inerzia stessa del tiranno che sopprimono e che pur li vince, dopo morto; e i temi della regalità, della lussuria. della vendetta ripercorrono Amleto (1602); ma anche si fa più audace, nel tumulto della crisi, il suo impegno verso una meditazione più ardita, religiosamente impegnata. Amleto non ascolta la voce ultraterrena del re, ucciso, a tradimento, che esce dal Purgatorio per ammonire il figlio ed erede, re legittimo, a compiere la giustizia : col suo indugio trascina in un gorgo di delitti insieme i colpevoli e gli innocenti. Otello (1604) è l'eroe generoso e innamorato che non resiste alla tentazione del male e si lascia travolgere ossesso dalle furie della gelosia omicida. Macbeth (1605) è anch'esso travolto dalla tentazione diabolica, anche più esplicitamente dichiarata, che lo insidia nell'ambizione di regno. Lear (1606) crede follemente di poter sottrarsi ai doveri della regalità, divide il regno tra le figlie ambizjose, caccia la figlia devota, s'innalza inebriate di parole e di gesti, sé e i suoi travolge in una demenza acclamata e dolente. Con Antonio e Cleopatra (1608) e con Coriolano (1608) i temi della passione e dell'ambizione sono riosservati con occhio più sgombro: i protagonisti sanno ormai che vogliono, affrontano consapevoli le conseguenze del loro volere, si giudicano. Misura per misura (1605), con il suo accorato appello evangelico, e la festività spensierata del Racconto d'incerno (1610) preparano da opposte parti la conciliazione della Tempesta (1611).
Più difficile discernere, di là dalla suggestione della forma e della fortuna, l'intima storia della poetica: la quale si svolge da un iniziale affidarsi di S. ad una nativa forza geniale, verace pur nelle sue parvenze più estrose: il wit, l'ingegno, lo spirito, una luce che scopre fra le cose rapporti impensati e le illumina. Consentaneo ai modi dell'età barocca, il poeta si affida più all'invenzione che ai consigli della ragione ed alle esperienze della storia. Dono di una natura benigna, il wit tutto discopre e dichiara, la faccia del mondo e la legge morale, l'idea della libertà e quella che le consegue della dignità crrrana; e secondo una perduta e poi ritrovata norma di bene ricompone la vita dell'ucreo. Il suo genio esplora l'universo umano cosi nella estensione avventurcsa ccre nella profondità religiosa. Nessuno più di lui si fida della parola; confidandole il suo destino d'ucreo, anzi la sorte della sua gente e del mondo; ma nessuno è più pronto a trasformare in vocazione la disponibilità poetica, e a cedere, umilmente fervido, alle verità che la parola discopre. La cultura rinascimentale aveva disposto la parola ad accompagnare la descrizione di un cosmo già ordinato dalla dottrina: quello che Dante percorre; il nuovo poeta sembra avventurarsi in un mondo imprevedibile, eppure la parola lo riconduce a ritrovare verità eterne che parevan perdute e a ricomporre in armonia concorde l'esperienza propria di uomo e l'esperienza partecipata della storia dopo di lui.
Biol., W. Ehisch e L. L. Schnecking, S. Bibliographus, Oxford 1931. Studi : R. Croce, Ariosto, S. e Corneille, Bari 1920; F. Gundolf, S., Sein Wesen und Werk, Berlino 1928; E. K. Chambers, W. S., a study of facts and prebi.mc, 2 voll., Oxford 1930: M. Apollonio, S., Brescia 1941; M. Piva, Storia della lett. ingl., $4^{4}$ ed., Firenze 1944, pp. 71-117; T. S. Eliot, S. and the sinirism of Ssuera, in Saggi elisabetismi, vers. it., Milano 1947; P. Rebora, S. la vita, l'opera, il messaggio, ivi 1947.
Sfario Apollonio
SHANGHAI, diocesi di. - Nella Cina centroorientale, sulla costa della provincia civile del Kiangsu: prende nome dalla famosa città che si stende alla foce del Fiume Azzurro e che è uno dei più importanti empori commerciali del mondo.
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Shanghai, diocesi di - Il Seminario per il clero indigeno.
Fu eretta in vicariato apostolico il 13 dic. 1933 con territorio smembrato dal vicariato apost. di Nanchino (v.) e che risultò diviso in due parti, una a sud e l'altra a nord della missione di Haimen (v.); il 9 giugno 1949 la parte nord dette origine alle due prefetture apostoliche di Haichow (v.) e di Yangchow (v.), quella sud alla diocesi di Soochow (v.); nella stessa data la missione madre, fino allora affidata alla Compagnia di Gesù, passò al clero secolare cinese. Fin dall'11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, S. era stata elevata a diocesi suffraganea di Nanchino.
Così ridotta a una estensione di ca. 5500 kmq . e a una popolazione totale di ca. 7.000 .000 di ab., il 30 giugno 1949, la missione di S. contava 108.935 cattolici e 1594 catecumeni. Il vescovo e gli 80 sacerdoti cinesi erano coadiuvati da numerosi religiosi e religiose, in numero, queste ultime, di oltre 600 di cui più della metà cinesi. Così i Gesuiti dirigevano in S. l'Università Cattolica "Aurora" e diverse parrocchie e a Zikawei, presso S., dove è anche la residenza dell'Ordinario, avevano la casa di probandato e la loro residenza, il noto Osservatorio metereologico, lo scolasticato con la facoltà teologica, il Collegio S. Ignazio, il Seminario minore e quello regionale per il Kiangsu, l'orfanotrofio; i Salesiani oltre a una parrocchia avevano un orfanotrofio e una scuola industriale, una scuola primaria e una media, officine e una stazione agricola; i Piccoli Fratelli di Maria dirigevano i collegi S. Francesco Saverio e S. Giovanna d'Arco e la scuola municipale franco-cinese; i Fratelli della Carità un ospedale maschile per alienati; le 18 Congregazioni femminili avevano molteplici opere rispondenti alle finalità della propria Congregazione; come pure i Lazzaristi, la Società delle Missioni Estere di Parigi, la Congregazione del Cuore Immacolato di Maria (Scheut), gli Eremitani di S. Agostino, i Recolletti, la Società del Verbo Divino, i Frati Minori e la Società di S. Colombano avevano la loro rispettiva procura con almeno tre religiosi per ognuna. La città di S. aveva 14 parrocchie, mentre il restante territorio era diviso in 39 distretti, provvisti di numerose chiese o cappelle.
La predicazione del Vangelo nella regione di S. risale ai tempi del p. Matteo Ricci, che fu in Cina dal 1583 al 1610 , e la storia di quella cristianità si confonde con quella di Nanchino, di cui fece parte fino a questi ultimi tempi. Il 12 luglio 1842 arrivarono a S. i pp. Gorzeland e Estève, i primi gesuiti richiesti a Gregorio XVI dai fedeli superstiti alle grandi persecuzioni del sec. xviri; durante la persecuzione dei Taiping (1850-64) la sola cristianità di S. poté vivere nelle concessioni europee. A S. fu tenuto, nel 1924, il primo Concilio cinese. Vedi tav. XXVIII.
BibL.: GM, p. 206; Lazaristes du Pérang. Les Missions de Chine, 5 (1938-39), pp. 204-16; Arch. di Prop. Fide, Relazione S., 1949; MC, 1950, p. 341.
SHAOWU, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Nella parte nord-occidentale della provincia del Fukien, nella Cina meridionale.
Fu eretta in missione sui iuris il 18 luglio 1929 con quattro sottoprefetture civili staccate dal vicariato apost. di Foochow e fu affidata alla Società del Divin Salvatore; il 21 maggio 1938 fu elevata a prefettura apost. Ha un'estensione di 788 r kmq . Al 30 giugno 1949, su una popolazione totale di 270.411 ab., i cattolici erano 4850 e i catecumeni 1275 con 17 sacerdoti regolari di cui i cinese, i sacerdote secolare cinese, 3 scolastici del Di- vin Salvatore, 9 seminaristi minori e 2 maggiori. Il personale ausiliario contava : 4 fratelli religiosi laici, 24 suore di cui 16 cinesi, 18 catechisti, 34 maestri, 22 battezzatori, 2 medici, 51 infermiere. Le stazioni primarie erano 10 e 18 le secondarie con 8 chiese, 11 cappelle. Le opere contavano 1 ospedale, 8 dispensari, 2 orfanotrofi, 2 ospici per vecchi. Le scuole erano complessivamente 5 con 401 alunni.
L'evangelizzazione del territorio di S. avvenne saltuariamente: nel 1671 i Gesuiti vi avevano 400 cristiani. Nella seconda metà del sec. xix i Domenicani spagnoli fondarono residenze fisse a S. e a Kwangtseh. Sulla fine del 1922 arrivarono a S. i primi 3 sacerdoti della Società del Divin Salvatore, cui fu poi affidata la missione fin dal suo inizio.
BibL.: AAS, 22 (1930), pp. 127-28; 30 (1938), pp. 336-37; GM, p. 206; MC, 1950, p. 382; Arch. di Prop. Fide, Relazione S. 1949.
Adamo Pucci
SHASI, prefettura apostolica di. - Nella parte sud della provincia del Hupeh, nella Cina centrale.
Fu eretta il 7 luglio 1936 con territorio smembrato dal vicariato apost. di Ichang e affidata all'Ordine dei Frati Minori, che per il lavoro missionario vi manda i religiosi della provincia regolare del Smo. Nome di Gesù negli Stati Uniti d'America. Ha un'estensione di 9360 kmq . Al 30 giugno 1948, su una popolazione totale di ca. 2.000 .000 di ab., i cattolici erano 8119 e i catecumeni 793 con 4 sacerdoti secolari cinesi e 21 sacerdoti religiosi, americani. Il personale ausiliario contava i fratello laico americano, 9 suore francescane missionarie di Maria di cui 6 cinesi e 16 suore terziarie francescane cinesi; 34 catechisti, 84 maestri. Sul territorio, diviso in 3 vicariati foranei, erano sparse 13 stazioni primarie e 106 secondarie con 2 chiese e 32 oratori. Le opere consistevano in 1 ospedale, 7 dispensari, 1 orfanotrofio, 1 ospizio per vecchi. Le scuole elementari avevano 1027 alunni, le 2 medie 357 , le 2 superiori 86 , le 16 di preghiera e primi elementi 437.
Gli inizi dell'apostolato missionario nel territorio di S. risalgono alla fine del sec. xvir per opera del gesuita p. Motel; nel 1727 mons. Müllener, C. M., ex alunno del Collegio Urbano di Propaganda Fide, vicario apost. dello Szechwan (1716-42), eresse un oratorio a S. dove si dice che avesse la sua residenza per qualche anno mons. Maggi, coadiutore del Müllener. Nel 1732 il sacerdote cinese Andrea Ly si era stabilito a Hengtishih, anche oggi fiorente cristianità. Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù (1773) i cristiani di questo territorio furono assistiti dai sacerdoti secolari cinesi, ex-alunni del Collegio cinese della S. Famiglia di Napoli. Dopo il 1900 il cristianesimo fece sensibili progressi : nel 1935 i fedeli erano ca. 7000 .
BibL.: AAS, 29 (1937), pp. 21-23; Arch. di Prop. Fide, Relazione S. 1948; MC, 1950, p. 363.
Adamo Pucci
SHAOW, George Bernard. - Commediografo irlandese, n. a Dublino il 26 luglio 1856, m. a Ayot Saint Lawrence (Londra), il 2 nov. 1950. Iniziò la sua carriera a Londra come critico musicale e teatrale e su di lui inizialmente influirono Wagner, Nietzsche, Ibsen e, tra gli inglesi, Samuel Butler
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(l'autore di Eresohon). Svolgeva contemporaneamente un'intensa attività di polemista critico e sociale, avendo dato la propria adesione al fabianesimo (1889) di cui stese il Manifesto.
Scrisse, anche in gioventù, alcuni romanzi, ma la sua vocazione era per il teatro, al quale lavorò ininterrottamente fino alla morte, ottenendo consensi e successi che pochi scrittori han conosciuto. S. si servì del teatro come di un mezzo e pretesto per inculcare in un pubblico bendioposto i propri principi sociali e politici. Come s'è osservato, egli predica dal palcoscenico e le lunghe introduzioni alle sue commedie sono anche altrettanti sermoni laici. Ma il segreto del suo successo si deve alla brillante struttura del suo dialogo e alla felicità del paradosso estroso, che conquistarono le platee di tutto il mondo. Prescindendo dalla sua attività di socialista, la teoria più matura da lui elaborata e più accanitamente difesa in tutto il suo teatro, che è sempre un teatro a tesi, è quella della lifeforce, teoria che appare la prima volta in Mau and Superman (1913). C'è, secondo S., un'energia insita nell'uomo la quale ne garantisce l'evoluzione, un'evoluzione diversa da quella meccanica prospettata da Darwin di cui S. si professa avversario. Di essa è depositaria la donna più dell'uomo, in quanto la funzione della donna è intesa alla processione. La teoria, in parte derivata dal principio bergsoniano dell'álm vital, venne sostenuta da S. per tutta la sua lunga vita e i suoi principi igienici, il suo vegetarianismo, ecc. vanno posti in relazione con essa. S. e Wells furono detti i campioni del "modernismo" e contrapposti ai campioni del "medievalismo": Chesterton e Belloc. Fu proprio il Chesterton, che propugnava idee opposte a quelle di S., a scrivere la più interessante tra le biografie dell'irlandese. L'audacia, la combattività e l'estro di S. non impediscono che egli appaia oggi ai nostri occhi come molto legato a un'epoca positivistica che non è più la nostra.
Biel.: G. K. Chesterton, B. S., Londra 1909; F. Harris, G. B. S., an unauthorized biography, Londra 1931; A. Castelli, Lettera di G. B. S., Milano 1945.
Augusto Guidi
SHELLEY, Percy Bysshe. - Poeta romantico inglese, n. a Londra il 4 ag. 1792, m. annegato nella baia di Lerici l'8 luglio 1822. Rivoluzionario radicale e anarchico già negli anni di scuola, soffrì nel Collegio di Eton per la sua delicatezza di nervi.
Iniziati gli studi a Oxford, nel 1810 , vi si legò d'amicizia con T. J. Hogg che doveva più tardi essere uno dei suoi biografi. Inizic la sua carriera di scrittore con alcuni romanzi «neri» estremamente convenzionali, nei quali imitò le parti peggiori e più esasperate dei racconti esotizzanti allora in voga. I suoi primi versi (1810) sono anch'essi privi di vero valore poetico. Assorbendo le idee dei neoplatonisti insieme con quelle degli illuministi francesi e dei radicali inglesi, S. scrisse nel 1811 The defense of atheism procacciandosi l'espulsione dall'Università di Oxford. Ebbe un amore infelice per la cugina Harriet Grove nell'adolescenza, poi una breve passione per una giovane maestra, indi s'accese per Harriet Westbrook. Fuggì con lei e, nonostante la sua professione d'anarchia, la sposò a Edimburgo nel 1811. Continuò con lei una vita errabonda finché, innamoratosi di Mary Godwin, la figlia dell'anarchico William Godwin con cui aveva tenuta una lunga corrispondenza, abbandonò Harriet al suo triste destino di suicida. L'episodio, della cui gravità S. non parve rendersi conto rifiutandosi di accettarne la responsabilità, getta una luce sfavorevole sul suo carattere d'uomo. S. si provò in seguito a svolgere un'attività politica rivoluzionaria in Irlanda e tentò un'opera di bonifica nel Galles, ma furono iniziative inconcludenti. Nel 1814 fuggì con Mary in Svizzera, tornò in Inghilterra ove si guastò con il Godwin, e nel 1816 è di nuovo in Svizzera ove s'incontra con Byron. Nel suo Hymn to intellectual beauty (1816) il prevalere delle correnti platoniche su quelle radicali è già evidente. Dopo il suicidio di Harriet, S. ritornò in Inghilterra e sposò Mary. In The revolt of Islam (1818), una sua composizione non molto felice, egli esalta gli ideali rivoluzionari ma deplora
la prassi della Rivoluzione Francese. Nello stesso anno ritrovò Byron a Venezia e dalla loro conversazione nacque il pocmetto Julian and Maddalo. Lines written among the Euganean hills è un altro omaggio a Byron, da lui grandemente ammirato nonostante la sostanziale differenza del loro carattere e dei loro talenti. Nello stesso anno, a Napoli, S. compose alcuni tra i suoi versi più belli e più malinconici. Nell'anno successivo scrisse a Roma le sue composizioni maggiori: Prometheus unbound e The Cenci. Nel primo il sostrato speculativo è complesso e confuso, ma il simbolismo e lo slancio lirico vi sono in molti tratti superbi. Il secondo, compiuto a Livorno nel 1819, è anche ricco di bellezze poetiche sebbene non si presti alla rappresentazione. Tra i suoi componimenti satirici, accesi e violenti, si ricordano The masque of anarchy e Peter Bell the third, scritti nello stesso anno, il primo in risposta al cosiddetto "Peterloo Massacre" e il secondo diretto contro l'apostasia del Wordsworth. Il platonismo del poeta s'accentua in Epipsychidion (1821) dedicato a una gentildonna toscana, Emilia Viviani. Nello stesso anno S., per commemorare la morte del Keats, scrisse Adonais, una certamente tra le più belle elegie inglesi. Di Hellas, un dramma scritto per celebrare la rivoluzione greca, si salvano soltanto i cori. Il suo ultimo poema: The triumph of life, cade sotto l'influsso di Dante e dei Trionfi del Petrarca.
L'antialericalismo di S. è soltanto una forma della sua insofferenza di ogni potere costituito, ma nelle opere più mature egli mostra d'avere accettato pur non abbandonando i canoni razionalistici, i principi fondamentali di un'etica cristiana imbevuta di platonismo. Fu essenzialmente un lirico e la sua poesia, per ricchezza di forme e ritmi e per calore d'ispirazione, è tra le più sorprendenti dell'epoca romantica. Il poeta cattolico Francia Thompson scrisse su S. un bellissimo ed entusiastico saggio. In Inghilterra S. fece scuola a Beddoes, a Tennyson, al giovane Browning e più tardi a Swinburne. In Italia non godette la voga di Byron, ma fu esaltato dal Carducci e dal D'Annunzio e appassionatamente studiato da A. De Bosis.
Biel.: tra i saggi inglesi, numerosissimi, v. accanto alle testimonianze dei contemporanei, T. J. Hogg, E. J. Trelawny, T. L. Peacock (raccolte in due voll., Londra 1933), il cit. saggio del Thompson (ivi 1909), nonché: J. A. Symonds, S., ivi 1887; E. Dowdon, Life of S., ivi 1896 ecc.; esiste una S. Concordance, a cura di F. S. Ellis, ivi 1892; numerose le tradd. ital. tra le quali quelle di A. De Bosis; numerosi gli studi italiani tra i quali: M. L. Giartosio De Courten, S. e l'Italia, Milano 1923; lo studio più recente sullo S. è quello di Elio Chinol, P. B. S., Venezia 1931.
Augusto Guidi
SHERBROOKE, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città della provincia di Québec (Canada).
La diocesi conta una popolazione cattolica di 214.823 ab. ( 184.613 francesi e 2820 inglesi) ed una popolazione non cattolica di 26.992 ab. Vi si trovano 403 sacerdoti diocesani ( 94 religiosi di 11 congregazioni diverse), 69 seminaristi, 6 congregazioni di religiosi, 18 congregazioni femminili, 121 parrocchie, 135 chiese e cappelle, 1 seminario teologico, 2 seminari minori, 7 ospedali, 3 erfanotrofi, 4 noviziati.
La diocesi fu eretta da Pio IX il 28 ag. 1874 per smembramento di Trois-Rivières, St-Hyacinthe e Québec, per la parte della provincia di Québec conosciuta sotto il nome di Cantone de l'Est. Il primo missionario fu il rev. Giovanni Raymbault (1816-23). Nel 1855 mono. J. C. Prince, vescovo di St-Hyacinthe, volle edificarvi un collegio e a tale scopo dette il terreno necessario. Il Collegio prese ufficialmente il nome di Collegio di S. il 25 maggio 1857; fu canonicamente eretto come seminario diocesano da mons. Antonio Racine (1875-78) il 30 ag. 1875.
Al momento della sua fondazione la diocesi contava 29.000 cattolici, 28 sacerdoti diocesani e 20 parrocchie in un centro importante per la sua industria, il suo commercio e la fertilità della terra. Attualmente (1952) la città di S. ha una popolazione totale di 47.000 antine ( 42.000 francesi e 4000 inglesi). Il a marzo 1951, Pio XII smembrò le diocesi di St-Hyacinthe (prov. di Montréal) e Nicolet (prov. di Québec) ed elevò S. ad arcidiocesi, dandole per suffraganee le due dette nuove diocesi.
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BibL.: J. Me Gee, s. v. in Cath. Enc., XIII, pp. 756-57; Programme-Souvenir du $75^{e}$ aunivers. du Sémin. St-CharlesBorromée, Sherbrooke 1950; Le Canada Exclésiasl., 1950, Montréal 1950, pp. 268-88; Pio XII, Universi dominici gregis regimen, 2 marzo 1951, in AAS, 43 (1951), pp. 449-51; Ann. Pont., 1952, p. 376 .
Gustave Carrière
s'HERTOGENBOSCH, Bois-le-Duc, diOCESI di. - Città e diocesi dell'Olanda. La città è capoluogo del Brabante settentrionale, un po' a sud della bassa Mosa; la diocesi abbraccia la parte orientale della provincia del Brabante settentrionale e la parte meridionale della provincia di Gheldria.
Ha una superficie di 6000 kmg . con una popolazione di 1.215 .000 ab , dei quali 989.400 cattolici, distribuiti in 358 parrocchie, servite da 791 sacerdoti diocesani e 1370 regolari; conta un seminario maggiore a St Michielsgestel e uno minore a Haaren; ha 126 comunità religiose maschili e 327 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 376).
La diocesi fu eretta da Paolo IV, il 12 maggio 1559, quale suffraganea di Malines, con Francesco Sonnio come primo vescovo. Fino al 1637 sette vescovi la governarono in circostanze difficili: il protestantesimo, la guerra contro la Spagna. Il cattolicesimo vi finiva di nuovo, quando nel 1629 la città venne conquistata dalla Repubblica delle 7 Province, la quale soppresse la religione cattolica. Dal 1657 fino al 1853 la diocesi fu amministrata da vicari apostolici. Nel Concordato del 1827 tra il papa Leone XII e il re Guglielmo I venne stipulato che sarebbero state ripristinate nei Paesi Bassi nuove diocesi : e tra queste Bois-le-Duc; ritardata l'esecuzione a causa dei moti rivoluzionari del 1830, Pio IX il 4 marzo 1853 restituil la diocesi quale suffraganea di Utrecht; mons. Giovanni Zwijsen, vicario apostolico di Bois-le-Duc, fu elevato ad arcivescovo di Utrecht, alla cui sede rinunziò nel 1868 e venne nominato vescovo di Bois-le-Duc. Nel 1865 fu tenuto nella diocesi il primo Sinodo provinciale. Mirabile è la Cattedrale gotica dedicata a s. Giovanni Evangelista, già chiesa collegiata, fin dal 1360 ; il primo edificio romanico rimonta al 1210 , quello gotico venne iniziato nel 1280, ma devastato da un incendio nel 1419 fu ricostruito nella forma attuale tra il 1419-1520 con ritocchi nel 1530; misura m. $109.50 \times 28,55$. L'edificio ebbe molto a soffrire nel 1566 e nel periodo calvinista dal 1629 al 1810 ; si deve all'iniziativa di mons. Zwijsen, riorganizzatore della diocesi, l'opera di restauro ottenuta mediante il concorso della Statu, della provincia, della città e dei fedeli della diocesi. Nell'interno assai venerata è la miracolosa statua della B. Vergine. Prezioso è anche il Museo diocesano.
A Nimega (v.) si trova l'Università cattolica fondata nel 1923, a Tilburg la Scuola superiore cattolica di commercio.
Bibl.: autori vari, Hertogenbosch', s, in De Kath. Encyclopaedion, XII, Amsterdam 1936, pp. 262-63; P. Polman, Bois-le Duc, in DHG, IX, coll. 536-43.
Cesario van Hulst
SHGUANIN, Cesario. - Teologo dell'Ordine dei Servi di Maria, n. a Schöntal l'i i giugno 1692, m. a Roma il 4 febbr. 1769. Religioso nel convento di Frohnleiten nella Stiria il 25 giugno 1713, ordinato sacerdote il 19 sett. 1716, fu professore di filosofia e di teologia prima a Innsbruck, poi a Roma nel Collegio Gandavense, presso S. Marcello al Corso.
Lasciò molti scritti d'indole filosofica, giuridica, agiografica, ascetica e storica. Tra i più pregevoli sono: l'Epitome scientiae animasticae seu assertiones philosophicae de praecipua microcosmi parte, nempe de anima rationali (Innsbruck 1724); De anatomia probabilismi (ivi 1725, ristampato poi in Germania c due volte in Roma); Arcanum tribunal poenitentiae (Ratisbona 1730); Scientia Sanctorum (in tedesco, pubblicato a Vienna nel 1736, tradotto poi dall'autore in latino e pubblicato a Roma nel 1759); Manuale clericorum saecularium, e vari altri opuscoli, pubblicati in vari tempi. Lasciò altri volumi inediti, conservati in gran parte nell'Archivio generale dell'Ordine, tra i quali da notare: Processus ab orbe condito novi et maximi
(4 tomi); Libri duodecim relationum super mysterio de universali reformatione ( 9 tomi in-fol.); Vita, passio et triumphus Mariae sine labe conceptae et Sanctissimac Dei Genitricis (4 voll. in-fol.); Opus universalis reformativnis ( 7 t. in-fol.); Opus pro resuscitanda fide ad vitam.
Per ca. otto anni fu confessore e direttore del monastero delle Serve di Maria Claustrali di Monaco di Baviera, ove accaddero vari fatti straordinari da lui narrati nei Processus. Recatosi a Roma nel 1736, vi rimase fino alla morte. Era stato creato cardinale, ma riservato in pectore. Per primo, nel 1762, chiese al papa Clemente XIII la definizione dogmatica dell'Assunzione corporea di Maria S.ma.
Bibl.: S. Borardo, Saggio della mariologia del P. C. S., in Marianam, 9 (1947), pp. 237-48.
Gabriele Roschini
SHIHNAN, diOCESI di. - Nella parte meridionale della provincia del Hupch, nella Cina centrale. Fu eretta in vicariato apost. il 14 giugno 1938 con 5 sottoprefetture civili del vicariato apost. di Ichang e fu affidata al clero secolare cinese; l'1 1 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi suffraganea di Hankow.
Ha un'estensione di 7500 kmg . Al 30 giugno 1947, su una popolazione di ca. 1.500 .000 ab., i cattolici erano 7850 e i catecumeni 220 ; i sacerdoti cinesi 9 e 5 gli esteri, 5 seminariati maggiori e 13 minori; le suore 28 , tutte cinesi. Tra le opere figuravano 2 orfanotrofi, 3 dispensari di medicinali, 15 scuole.
La prima propaganda cristiana, incominciata nel 1864, da rapporti occasionali di famiglie cristiane dello Szechawan con famiglie pagane di Tse-lo nella sottoprefettura civile di Li-chuan, nel territorio di S., fu coltivata da un catechista inviato a Tse-lo nel 1865 e quindi, l'anno appresso, da un sacerdote cinese venuto da Ichang e che fondò una salda cristianità, nonostante l'aperta e violenta opposizione dei pagani. Negli stessi anni fu fondata la cristianità nella città di S. per opera di un altro sacerdote cinese, il rev. Gioacchino Lo, che, fatto segno alle violenze di una fazione pagana, passò a Ien-goshan, ove fondò una seconda cristianità, i cui neofiti accettarono con eroica fedeltà la confisca dei beni e l'esilio nel 1882. Questi primi semi furono sviluppati dai pp. Teotimo Verhangen, poi vescovo e vicario apost., e Fiorenzo Robberecht, i quali con il p. Federico Verhagen, fratello di Teotimo, e con 5 cristiani furono martirizzati nella persecuzione del 1904, che per altro portò a una più rapida diffusione della fede anche nelle sottoprefetture civili di Suen-guen e Laifung.
Bibl.: MC. 1950, pp. 363-64; Arch. di Prop. Fide, Incarto erezione S. 1939.
Adamo Pucci
SHIHTSIEN, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Nella parte orientale della provincia del Kweichow, nella Cina centro-meridionale.
Fu eretta in missione sui iuris il 23 marzo 1932 con territorio distaccato dal vicariato apost. di Kweiyang e fu affidata alla Congregazione dei Missionari del S. Cuore di Gesù, che vi manda i religiosi della provincia regolare della Germania inferiore con sede a Hiltrup. Il 2 dic. 1937 fu elevata a prefettura apost. Ha un'estensione di 20.000 kmq . Al 30 giugno 1948, su una popolazione totale di ca. 3.000 .000 di ab., i cattolici erano 6045 e i catecumeni 500 , con 19 sacerdoti religiosi esteri e 3 sacerdoti secolari cinesi, 4 seminariati nel corso preparatorio, 7 in quello minore e 5 nel maggiore. Il personale ausiliario contava 3 fratelli laici missionari del S. Cuore di Gesù, 16 catechisti e 58 maestri. Le stazioni primarie erano 21, quelle secondarie 7 , servite da 2 chiese e 25 cappelle. Tra le opere figuravano 16 dispensari 1 orfanotrofio e 4 scuole elementari.
I Missionari del S. Cuore di Gesù arrivarono nell'attuale territorio di S. nel 1927 e lavorarono, fino al 1932, alle dipendenze del vicario apost. di Kweiyang : furono essi i primi a portare sul posto la predicazione evangelica, fino allora ostacolata dalla mancanza di comunicazioni e dai torbidi civili quasi permanenti; il loro
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primo superiore, p. Winkelmann, fu assassinato dai briganti nel 1930.
BibL.: AAS, 24 (1932), pp. 387-88; 30 (1938), pp. 230-51; GM, p. 206; MC, 1950, p. 392; Arch. di Prop. Fide, Relazione S. 1948. Adamo Pucci
SHIKOKU, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Situata nell'isola omonima, comprende quattro province civili e cioè Kagawa, Tokushima, Kochi e Ehime, la cui superficie complessiva è di 18.250 kmq ., con una popolazione di 4.219 .044 ab., in massima parte buddhisti e shintoisti. Fu eretta il 27 genn. 1904, per distacco dalla diocesi di Osaka.
I primordi dell'evangelizzazione nell'isola di S. risalgono al sec. XVI e sono dovuti ad alcuni padri gesuiti. Tra essi merita di essere ricordato il p. Francesco Cabral, che, nel 1575. converti il daimyo di Tosa. Anche questa missione ebbe i suoi martiri, tra cui s. Paolo Miki martirizzato nel 1597. I Domenicani della provincia del S.mo Rosario nelle Filippine iniziarono la loro opera a S. nel 1903 e conservarono la missione fino al 30 nov. 1950, quando questa passò al clero secolare giapponese, con la nomina di un amministratore apostolico.
Nel 1949 vi giunsero gli Oblati di Maria Immacolata, di nazionalità americana. L'isola di S., ai fini dell'attività missionaria, è divisa in tre vicariati foranei e cioè Kagawa affidata al clero secolare; Kochi-Tokushima ai missionari Oblati di Maria Immacolata; Ehime ai Domenicani. Ai due gruppi di missionari esteri si sono aggiunti alla fine del 1951 alcuni sacerdoti dell'Istituto spagnolo S. Francesco Saverio di Burgos, i quali svolgono il loro ministero nel distretto di Marugame, in provincia di Kagawa. L'isola di S., regione eminentemente buddhista, conta ben 88 smpli buddhisti, ove il popolo giapponese, prima della guerra, compiva i suoi pellegrinaggi. Però, nel dopoguerra, la forza morale tanto del buddhismo quanto dello shintoismo sembra affievolita nel popolo.
Vi sono 1300 cattolici; 3000 protestanti e 100 scismatici. I sacerdoti sono 23, di cui 4 nazionali. Non vi è il Seminario, ma i giovani vengono inviati al Seminario minore di Osaka e al Seminario maggiore di Tokyo. Vi sono 15 suore domenicane e 4 suore giapponesi figlie del S. Cuore di Gesù; 5 catechisti e 20 maestri; i scuola media; i orfanotrofio; 5 giardini d'infanzia; 10 chiese; 10 quasi-parrocchie.
Bibl.: Arch. della S. Congr. di Prop. Fide, Relazione quinquennale, pos. prot. n. 2897/51 ; ivi, Prospectus status Missionis, 1949-50, pos. prot. n. 1895/50; ivi, pos. prot. n. 1873/52; MC, 1950, p. 413.
SHiLLONG, diOcesi di. - Situata nell'India nordorientale, suffraganea di Calcutta.
Nel 1889 fu eretta la prefettura apost. dell'Assam, stralciandone il territorio dall'areidiocesi di Calcutta e dalla diocesi di Krishagar ed affidata alla Società del Divin Salvatore. Scoppiata la prima guerra mondiale i padri salvatoriani, tutti di nazionalità tedesca, furono espulsi ed allora la S. Congr. di Propaganda ne nominò amministratore apostolico l'arcivescovo di Calcutta. Terminata la guerra, la prefettura dell'Assam fu data ai Salesiani di d. Bosco (1921) e il 9 luglio 1934 elevata a diocesi con il nome di S. Nel suo territorio è compreso il principato di Bhutan (kmq. 46.600 , popolazione 300.000 ). Ha una superficie di kmq. 185.500 con 7.300 .000 ab., dei quali 4.000 .000 sono induisti, 2.200 .000 animisti, 750.000 macmettani, 224.500 protestanti e 84.564 cattolici. I sacerdoti sono 52 , tutti salesiani esteri, eccetto 2 indiani, 14 fratelli. Vi sono anche 10 «Irish Christian Brothers», che hanno un fiorente Collegio. Condivvano l'azione dei missionari 111 suore per la maggior parte estere, appartenenti a 6 diversi istituti. Vi è i seminario maggiore con 14 alunni o scolastici ed i alunnato con 19 ragazzi.

(per cortesia del 39. Saliciasti)
ShilLONG. diOcesi di - Lezione di catechismo presso un villaggio Khasī-Assam (India).
La diocesi, unica nel suo genere per varietà di stirpi, di lingua e per diversità di clima, è circondata al nord dalle catene dell'Himalaya e ha due fertilissime pianure, divise l'una dall'altra da alte colline, dove vivono tribù animiste con dialetti e costumi i più disparati. Lungo poi la pianura del Bramaputra si trovano in maggioranza indù, mentre nella pianura di Surna la maggioranza è musulmana. Ecclesiasticamente è divisa in 3 distretti o vicariati foranei, 18 stazioni primarie e 10 stazioni secondarie. Vi sono 710 catechisti e 19 catechiste, 293 maestri e 114 maestre, 308 scuole elementari, 23 scuole medie di vari gradi. La missione ha anche 3 collegi universitari. Le opere di carità sono rappresentate da 4 ospedali, 15 dispensari, 13 orfanotrofi, 4 asili per vecchi, i lebbrosario, 26 oratori. E una delle diocesi più promettenti dell'India settentrionale. Con decreto del 12 luglio 1951 furono distaccati i distretti civili di Lakimpur, Nord Lakimpur, Naga Hills, Sibsagar, Manipur e Sadya Fronier Tract con un complesso di 3.300 .000 ab., di cui 30.000 cattolici, e una superficie di 79.000 kmq . per erigervi la nuova diocesi di Dibrugarh.
Bibl.: AAS, 27 (1931), pp. 321-23; 44 (1952), pp. 167-69; MC, 1950, pp. 245-46.
Pringolo Borgna
SHINTŌ. - Dal sino-giapponese shin $=$ dio e $t \delta=$ via), donde il nostro shintoismo; con questo vocabolo i Giapponesi designarono la loro religione indigena dopo introdotto il buddhismo ( 552 d. C.), E sostanzialmente un culto politeistico della natura, ispirato meno dal timore delle sue forze, che da gratitudine e apprezzamento dei suoi doni. Più tardi, sotto l'influsso cinese, si aggiunse il culto degli antenati e degli eroi nazionali. Privo di un codice morale, senza una metafisica, senza escatologia, senza soteriologia, lo s. sarebbe forse scomparso di fronte alla superiorità dottrinale del buddhismo e del confucianesimo, se il suo intimo legame con il sistema politico vigente non ne avesse fatto un potente elemento di coesione nazionale. Infatti lo s. è una religione "nazionale» o meglio "politica».
Venuto a contatto con le altre religioni importate nell'arcipelago, lo s. subì influssi più o meno profondi. Il suo carattere primitivo od originario può solo ricostruirsi, almeno nelle grandi linee, attraverso l'esame critico delle fonti, cioè : il Kojiki (Memorie degli antichi eventi, 3 voll., scritto nel 712 d. C.), il Nikungi (Annali del Giappone, 30 voll., nel 720 d. C.), opere storiche, e i norite, allocuzioni solenni con carattere magico-incantatorio pronunciate nelle grandi solennità.
I. I sniti. - Scopo manifesto della cosmogonia e teogonia shintoiste è di dimostrare la discendenza della
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casa imperiale regnante dagli dèi che crearono il Giappone. I miti, infatti, cominciano con la creazione delle isole dell'arcipelago per opera di due divinità, Izanagi e la sua sposa Izanami, la quale muore dando alla luce il dio del fuoco (Kagutsuchi). Addolorato, Izanagi si reca allora nel "P'asse delle tenebre" (Yomi-tsu-kuini, una specie di Inferno?) per riprendere la sua compagna, ma fugge inorridito vedendola putrefatta. Uscito alla luce, egli si purifica nelle acque del fiume Oto e qui genera molte divinità