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 il nome di enclavement corrisponde la legatura del lupo e della volpe, inferociti dal malocchio, contro i quali occorre ripetere tre volte speciali formole di scongiuro, facendo ogni volta un nodo su una cordicella.

Pila legata alla tradizione risulta generalmente l'architettura popolare dei paesi di montagna. Tra le costruzioni di carattere primitivo prevale la forma circolare della capanna (pagghiaru), che nasconde forse un originario significato magico-simbolico, ed è comune anche a costruzioni in pietra, quali i trolli pugliesi e i muraghi sardi.

- Vedi tav, XXX-XXXIII.

Bon.: L. Vigo, Raccolta amplissima di canti popolari sivil., $2^{\circ}$ ed., Catania 1870-74; G. Pitrè, Biblioteca delle tradizioni popolari sicil., 25 voll., Palermo-Torino 1870-1913; id., Bibliografia delle tradizioni popol. in Italia, ivi 1894 ; id., La famiglia, la casa. la vita del popolo siciliano, Palermo 1913; S. Salomone-Marino, Tradizione e storia, in Nuove effemeridi siciliane, 3 e serie, 4 (1876), p. 311 sq.; id., Leggendo popolari siciliane in poesia, Palermo 1880; id., Le reputatrici in S., nell'età di mezzo e moderna, ivi 1886; Guastella, Canti popolari del circondario di Modica, Modica 1876; Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, dir. da G. Pitié e Salomone-Marino (1882-1907); G. Gentile, Il tramonto della cultura siciliana, Bologna 1919; G. Schito, Canti tradizionali ed altri saggi delle colonie albanesi di S., Napoli 1923; G. Capito, Il carretto sivil., Milano 1923; B. RubinoG. Cocchiara, Usi e costumi, novelle e poesie del popolo sicil., Palermo-Roma 1924; R. Corso, Sviluppo storico dell'etnografia siciliana, in Atti cal $2^{\circ}$ Congo, di chimica pura e applicata, Roma 1926; G. Cocchiara, Gli studi delle tradizioni popolari in S., Palermo-Roma 1928; id., Le lucerne sivil. a figura umana, in Arch. stor. per la S., 1936-37; id., La vita e l'arte del pop. sicil. nel Museo Pitré, Palermo 1938; id., Le immagini devote del pop. sicil., ivi 1940; C. Naselli, Presepi in S., in Emporium, dic. 1931, p. 323 sgg.; id., Saggio sulle ninne-nanne sicil., Catania 1948; F. Toschi, La poesia popolare religiosa in Italia, Firenze 1935, pp. 21-44; Anoy. A. Bernardy, Il costume del popolo siciliano, in Lares, 8 (1937, 1)), pp. 92-98; F. B. Pratella, Primo documentario per la storia dell'etnologia in Italia, II, Udine 1941, pp. 421-76; C. Di Mito, Folklore sicil.: svelletismi distici e matte?, in Folklore, 3 (1948), pp. 20-40; L. Picone, La processione del Corpus Domini con la cfiesta dei santi in Corleone, ibid., 4 (1950), pp. 8394; P. Toschi, Rapporti fra regione e tradizione popolare, estr. dagli Annali del Museo Pitrè, 1 (1950); F. Branciforti, La storia del Crocifisso del Soccorso di Caltagirone, ibid., 5 (1950-51), fascc. III-IV, pp. 54-69; G. Bonomo, La contreddanza sicil., in Lares, 17 (1931), fascc. IV-vi, pp. 104-20. Giovanni Bronzini

SICKENBERGER, JOSEPH. - Esegeta cattolico. n. a Kempton (Baviera) il 19 marzo 1872, m. a Kitzbühel il 27 marzo 1945.

Fece gli studi teologici a Monaco (1891-96), dove ebbe come maestro O. Bardenhewer (v.); sacerdote nel 1896, a Roma nel 1896-98 vicario al Campesanto Teutonico (v.) per attendere agli studi di archeologia cristiana, si laureò nel igoo a Monaco con la tesi Titus von Bostra. Studies zu dessen Lukashanilien, pubblicata nella collana Texte und Untersuchungen (Lipsia 1901). Con un'altra tesi: Die Lukashatene des Niketas von Herakleia, accettata e inserita nella stessa collana (Lipsia 1902), si abilitò come libero docente d'esegesi del Nuovo Testamento a Monaco, dove già nello stesso anno fu nominato professore straordinario di patrologia e di archeologia cristiana. Nel 1903, assieme con J. Goettuberger, professore del Vecchio Testamento a Freising, fondò la rivista Biblische Zeitschrift (v.), nella quale diresse per 18 anni la sezione neotestamentaria. Nel 1905 fu trasferito a

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(da Journal of the Palsstias irticetat Society, I [801], p. 801, fig. 2). Siclo - Recto e verso di un s, in bronzo del tempo di Simone Bar Kökhébhá.
Würzburg come ordinario di patrologia; nel 1906 andò come ordinario d'esegesi del Nuovo Testamento a Breslavia, dove fino al 1924 svolse un'attività letteraria fecondissima. Ancora una volta ritornò allo studio delle - Catene + (v.), con l'edizione dei Fragmente der Hounlien des Cyrill von Alexandrien (in Texte und Untersuchungen, Lipsia 1909). Contribuí con alcuni preziosi volumi alla Bonner Bibel: Geschichte des N. Test. (Bonn 1918-34); Die beiden Briefe des hl. Ap. Paulus an die Korinther und sein Brief an die Römer (ivi 1919-34). Scrisse inoltre l'ecultto Leben Jesu nach den vier Evangelien nella collana Biblische Zeitfragen (Münster 1915-31; in un vol., 1932) e la notissima Kurzgefasste Einleitung in das Neue Testament (Friburgo 1916, 1920, 1925, 1939), tradotta in italiano (Torino 1942). Nel 1924 divenne successore dell'amato maestro O. Bardenhewer a Monaco e pubblicò in sua memoria le Erinnerungen an O. Bardenhewer (Friburgo 1937); inoltre la Erhlärung der Johannesepokalypse (Bonn 1940), scritta con criterio in quel difficile campo. Diresse con competenza la sezione del Nuovo Testamento del Lexikon für Theologie und Kirche (19301938). Sacerdote pio e zelante, ebbe influsso sulla formazione del clero, per il quale tenne conferenze, specialmente nel Bibelapostolat dell'arcidiocesi di Monaco.

BibL.: J. Michl. 7. S., in Bibel und Kirche, Stoccarda 1990, pp. 29-31. Pietro Nober
SICLO (ebr. šéqel). - Peso e moneta in uso nell'antico Oriente mediterraneo. Nei testi biblici riferentisi al periodo preesilico, il s. designa sempre un peso (v. talentzi). La moneta appare solo nel sec. viI a. C. e si discute se si debba attribuire ai Lidi oppure a popolazioni egee. Erodoto (I, 94) la dichiara di origine lidia.

Dario di Istaspe si ispirò a tale uso quando conio darici d'oro e s. d'argento. Il darico aureo valeva 20 s . d'argento del peso di 5,6 gr. Secondo Senofonte (Anabasi, I, 5, 6), il s. equivaleva a 7,50 oboli attici. Solo it re poteva coniare monete d'oro, mentre talvolta si concedeva ai satrapi ed alle città autonome di coniare monete d'argento. Ciò spiega l'esistenza di monete d'argento con la dicitura 7éhôdh (- Giuda 0), risalenti forse al sec. v a. C. A Simone Maccabeo simile diritto fu riconosciuto da Antioco VII Sidete (I Mach. 15, 6). Ma le monete d'argento esistenti con il nome di Simone datano o dal tempo della guerra contro i Romani ( $66-70$ d. C.) oppure da quello di Simone Bar Kökhēbhā' (v..) I principi asmonei, i re erodiani ed i procuratori romani coniarono solo monete di bronzo.

Il mezzo s. sacro, che ogni anno i Giudei dovevano pagare come tassa per il Tempio, generalmente si considera equivalente ad un didramma (v.) attico (ca. 360 lire d'oro).

BibL.: C. Cavedoni, Numismatica biblica, Modena 1890; F. W. Madden, Coins of the Jews, Londra 1881, pp. 2-23, 142-80; G. H. Hill, Catalogue of the Greek coins of Palestine, ivi 1914, pp. 184-87, 269-75; id., The Sbehel of the first revolt of the Jews, in The quarterly of the Department of antiquities in Palestine, 6 (1937), pp. 78-83; F. X. Kortleitner, Archaeologia, $3^{4}$ ed., Innsbruck 1917, pp. 653-60.

Beniamino Wambacu - Angelo Penne
SIC PATRES VITAM PERAGUNT IN UMBRA s. - Inno delle Lodi nella festa dei ss. Set.e Fondatori dei Servi di Maria, proseguimento dell'altro del Mattutino: Bella dum late... Autore
ne fu il p. Galletti dello stesso Ordine e fu riveduto da Leone XIII.

Il poeta esalta le gesta dei sette nobili fiorentini i quali nella solitudine si temprano alle lotte che combatteranno dopo aver raggiunta un'alta perfezione.

BibL.: V. Terreno, Gli inni dell'Ufficio divino, Mondovi 1932, p. 182; A. Mirro, Gli inni del Bressario romano, Napoli 1947, p. 194. Silverio Mattei

SICGLO NORMANNA, ARTE. - Chiamata anche arte siculo-arabo-normanna: è la denominazione che gli storici del sec. xix hanno assegnato alle manifestazioni artistiche siciliane del periodo romanico.

Tale denominazione vorrebbe definire nello spazio - la Sicilia - e nel tempo - il periodo della dominazione normanna nell'isola - le manifestazioni di un gusto che se veramente non ha esempi fuori della Sicilia non lo si può certo considerare che in minimissima parte il frutto dei portati di una cultura normanna nell'isola. Pertanto a quella denominazione gli scrittori moderni preferiscono l'altra di arte romanica in Sicilia o arte siciliana del periodo romanico. Emilio Lazzanino

SICUREZZA SOCIALE. - E l'impostazione di una serie di piani e misure, atti a mantenere la pace sociale e il comune benessere. Le accezioni del termine sono diverse secondo le diverse applicazioni. Nella nuova impostazione del problema il concetto può dirsi sviluppato nei paesi anglo-sassoni dopo l'ultima grande guerra in seguito agli allarmi continuamente provocati dalle oscillazioni del mercato e dalla irrequietezza della vita economica e politica, oggi generalmente attribuiti al regime liberale della concorrenza.

1. Le quattro libertà e il Piano Beveridge. - La prima solenne dichiarazione che vi fece appello fu il messaggio di Franklin Delano Roosevelt al Congresso americano ( 6 genn. 1941), nel quale vennero proclamate le cosiddette quattro libertà fondamentali dell'uomo (libertà atlantiche), tra cui quelle dal bisogno e dalla paura.

Ne segui un largo movimento di studi e di realizzazioni sociali e politiche che, incontrandosi con le nuove vedute economiche (v. keynes), sboccò in Inghilterra nel 1944, a guerra finita, nel famoso Piano Beveridge per la piena occupazione e l'assistenza sociale dalla culla alla bara: primo esempio di un piano economico ispirato al concetto di una doverosa liberazione dell'individuo dalle maggiori preoccupazioni di natura economica, contro le quali il singolo è oggi praticamente disarmato.

In Italia, invece, per s. s. s'intende il più ristretto campo delle previdenze e assistenze sociali ai lavoratori salariati e stipendiati ed ai disoccupati. Ma in effetti una s. s. esiste non soltanto per le persone singole, ma anche per le aziende e le nazioni: individui, imprese e popoli sono, difatti, egualmente e solidalmente esposti a gravi colpi e a rischi continui, che traggono origine dal generale squilibrio economico e politico, e dalle periodiche crisi che distruggono pace, ricchezza e possibilità di lavoro. Individui e aziende, incalzati dalla disoccupazione e dal dissesto, si rivolgono allo Stato per essere difesi, protetti, sostenuti e reintegrati : gli Stati rispondono con previdenze e assicurazioni sociali a base sempre più larga, con assistenze sempre più generali e complete, con provvedimenti protettivi delle industrie e con finanziamenti, infine con piani economici particolarmente diretti alla piena occupazione.
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(da Journal of the Palsstias Oriental Society, I [201], p. 201, fig. 2)

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II. Il Piano Marshall. - Nel campo supernazionale è nota l'iniziativa nord-americana dell'E.R.P. (o "Piano Marshall") per la ricostruzione europea, sostituita prima della sua scadenza (io ott. 1951) dalla M.S.A. (Mutual Security Agency), la cui attività comprende quattro rami: aiuti militari per la difesa comune; aiuti economici per un sistema adeguato di sicurezza mutua; organizzazione ECA per i paesi dell'Asia sudorientale; provvedimenti relativi al IV punto di Truman sulla valorizzazione delle aree depresse di tutti i continenti.

Non rigidamente legata a schemi, tale attività non sostituisce né l'EECE né il Piano Schuman (v. unione EUROPEA) né il Pool agricolo europeo; ma segue con criteri di opportunità il manifestarsi nei paesi assistiti di esigenze finanziarie, economiche e sociali in rapporto allo stabilirsi di una mutua sicurezza, contemperando le necessità militari con quelle sociali.

La M.S.A. si propone inoltre di sviluppare in Europa una economia unificata, una maggiore produttivita e una più ampia liberalizzazione degli scambi; costituendo, infine, lo strumento economico del Patto atlantico, assume l'iniziativa di eventuali provvedimenti di emergenza. In questo senso il concetto di s. s. si confonde nell'altro di sicurezza collettiva: e tenta di correggere il comune difetto d'impostazione di tutti i piani di s. s., consistente nel fatto ch'esu portano rimedio soltanto alle ultime manifestazioni sensibili dello squilibrio mondiale, senza preoccuparsi di modificare le cause generali. Queste sono principalmente le troppo difficili e rischiose condizioni fatte al risparmio, la scarsa mobilità dei capitali, dei prodotti, e dei lavoratori, le incostanze di valore delle monete e l'artificiosa suddivisione dell'unica economia mondiale in tante politiche economiche nazionali, diverse e rivali.

All'ingegnosa magnanimità dei piani di s. s. fa riscontro, però, il loro altissimo costo sociale, generalmente non proporsionato ai risultati che se ne possono ottenere, per cui riescono proibitivi nei paesi più poveri che maggiormente ne abbisognerebbero. Le manifestazioni di crisi e di disorientamento seguitono quindi a prodursi per la indisturbata azione delle cause prime e vi si innesta, rendendole più gravi, un pericoloso sovvertimento morale in dipendenza del convincimento che la s. s. sia un diritto primordiale e generale di tutti nei confronti degli Stati, e che individui e aziende possano pretendere garanzie e benessere dallo Stato senza alcun efficace contributo d'intelligenza, di lavoro e di fedeltà da parte loro.

Dal punto di vista della tecnica economica intesa alla piena occupazione, tra il Beveridge e il Keynes esiste un divario: il primo suggerisce che lo Stato intervenga direttamente per colmare la differenza tra risparmio e investimenti, socializzando il consumo, mentre il secondo invita lo Stato a una politica di basso interesse nei finanziamenti privati, e a concorrervi attraverso le imposte, misurate manovre inflazionistiche e la graduale socializzazione della produzione. L'uno e l'altro sistema limitano e mortificano la libertà d'iniziativa, cioè la vera e insostituibile molla dell'attività produttiva: onde riescono a ottenere una produzione apparentemente più ordinata, ma generalmente inferiore come qualità e rendimento. Ne resta mortificato anche il risparmio, base ed anima della vita economica, sostituito da una tassazione ingrata. La politica della piena occupazione appare però, finora, l'unico diversivo efficace nella polemica tra libertà economica e comunismo: ma per rispondere completamente alle esigenze pratiche, nonché alla carità, alla giustizia e alla ragionevolezza, dovrebbe appoggiarsi a soluzioni di economia applicata relative al risparmio, al credito e allo scambio, universalmente valide e universalmente accettabili all'infuori e al disopra di ogni politica.
III. Il Consiglio economico dell'O.N.U.-L'O.N.U. si occupa della s. s. attraverso uno dei suoi organi : il Consiglio economico formato da 18 membri eletti per tre anni allo scopo di provvedere alla stabilità economica internazionale e ad iniziative umanitarie e previdenziali : nobili propositi, che però non ambiscono a risolvere problemi essenziali. Nulla aspettano, infatti, dal progresso tecnico della economia applicata, né accennano a togliere valore e significato economico ai rigidi confini politici
delle sovranità territoriali. Un tentativo più marcato, su questa via, si ha con il Piano Schuman, che rappresenta una vittoria della corrente federalistica nell'Unione europea (v.), caratterizzata dalla progressiva riduzione delle sovranità nazionali.

BibL.: W. Beveridge, Full employment in a free Society, Londra 1944; L. Meriam, Relief and Social Security, Washington 1946; A. Fisher, Progrès économique et sécurité sociale, Parigi 1947; id., The Clash of Progress and Security, Londra 1948; A. Getting, The economics of full employment, Oxford Univ. 1947; id., La sécurité sociale, Parigi 1948; L. Robbins, L'economia pianificata e l'ordine internaz., Milano 1948; V. Marrama, Teoria e politica della piena occupaz., Roma 1948; L. Federici, La teoria della piena occupaz., Frechi e nuovi sistemi, Bologna 1949; Atti della XXIII Settim. sociale dei catt. ital., Bologna 1949; A. Aiello, La terza via - nelle teorie di Menegazzi, Keynes, Beveridge, Rüphe 1949, Verona 1950; N. S. Stone - G. A. Lincoln - T. H. Harvey, Economics of national securities, Nuova York 1950; P. Pavar, La Società a servizio dell'uomo, Roma 1950; G. La Pira, L'attesa della povera gente, Firenze 1951

Mario Baronci
SIDDIM, valle di (ebr. 'Emeq Siddim). - Valle piena di pozzi di bitume (Gen. 14, 10), dove Chodoriahomor con i suoi alleati batté il re di Sodoma (v.) e confederati (ibid. 14, 8-10).

L'antica glossa $(14,3)$ "ora è il Mare di sale - o Mare Morto, ha influito sulla traduzione greca $\dot{\eta} \sigma \dot{\alpha} \alpha \gamma \xi \dot{\eta}$ $\dot{\alpha} \lambda \alpha \alpha \dot{\eta}(14,3), \dot{\eta} \alpha \alpha i \alpha \dot{\alpha} \dot{\eta} \dot{\alpha} \lambda \alpha \alpha \dot{\eta}(14,10)$ "la valle salata"; mentre s. Girolamo, dipendente da scritti talmudici, ha tradotto vailis silvestris prendendo $t$. come plurale di siddhek ("campo"). L'etimologia resta sconosciuta. La glossa vuole indicare che in epoca storica la piana fu ricoperta dalle acque del Mar Morto, di cui divenne una parte. Questo fatto può essere avvenuto soltanto nella parte meridionale a sud della penisola del Lisān, che è uno stagno con 5-6 metri d'acqua. La depressione sarebbe stata prodotta in seguito ad una conflagrazione, dovuta forse ad un terremoto, di cui esistono tracce lungo le rive, che avrebbe provocato la combustione dei gas del sottosuolo (petrolio, bitume, zolfo), invaso poi dalle acque del Mar Morto (v. PENTAMULI).

Donato Baldi
SIDGWICK, HENRY. - Filosofo, n. il 31 maggio 1838 a Skipton (Yorkshire), m. il 28 ag. 1900 a Cambridge. Studiò a Cambridge. Fellow del Trinity College (1859), fu incaricato (1869) dell'insegnamento della filosofia morale e, più tardi, anche della filosofia politica. Nel 1882 fu eletto presidente della Society for psychical research, di cui fu uno dei principali promotori.

Il S. continua la linea dell'utilitarismo del Bentham (v.) e di J. Stuart Mill (v.) dimostrando però, in conseguenza dei suoi studi della filosofia di Kant, una coscienza più viva delle difficoltà di conciliare l'imperativo altruistico del sistema con il suo concetto edonistico del bene. L'atto con cui si apprende la «desiderebilità» di una cosa possiede, per S., un valore oggettivo e interpersonale ed è, simultaneamente, uno stato di coscienza gradevole. Lo stesso orientamento edonistico della vita soggettiva richiede perciò di scegliersi fini valevoli per tutti, e di vincere le tendenze egoistiche. In materia di parapsicologia ha il merito di aver istituito una delle prime ricerche sperimentali sui fenomeni di telepatia (v.).

Opere principali: Methods of ethics (Londra 1873, $6^{a}$ ed. 1901); History of ethics (ivi 1879, $4^{2}$ ed. 1896); Principles of political economy (ivi 1883); The elements of politics (ivi 1891); Practical ethics (ivi 1898); Philosophy, its scope and relations (ivi 1902); The philosophy of Kant and other lectures and essays (ivi 1905).

BibL.: A. G. Sinclair, Das Utilitarismus bei S. und Spencer. Heidelberg 1907; P. Bernays, Das Moralprinzip bei S. und Kant, Ottings 1910; C. D. Broad, H. S., in The Hibbert Journal, 27 (1958), pp. 25-43.

Beda Thum
SIDNEY, PHiliP, sir. - Scrittore, n. a Penshurt il 30 nov. 1554, m. a Arnheim (Paesi Bassi) il 17 ott. 1586.

E considerato come il tipico gentleman dell'Inghilterra elisabettiana, con le virtù del cortigiano, del soldato

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e dello scalare, nella tradizione rinascimentale italiana e francese, protettore di artisti e di letterati, letterato egli stesso, e difensore della religione nazionale. Le sue opere, postume, comprendono il lungo romanzo epico-pastorale Arcadia (1590), che si pone accanto all'opera del Sannazaro e alla Diana di Jorge de Montemayor, scritto in prosa, talvolta prolissa, intercalata da liriche di carattere soprattutto amoroso; l'Apologie for Poetrie (1598), scritta in seguito ad un attacco contro il teatro da parte di Stephen Gosson, che lo fa il primo rappresentante della critica letteraria del Rinascimento inglese e in cui si trovano interessanti giudizi sulla produzione contemporanea; e Astrophel and Stella (1591), raccolta di sonetti indirizzat: a Penelope Devereux, che pongono il S. fra i rappresentanti più cospicui e più originali in Europa del genere di lirica petrarchesca.

Bibl.: ed.: The complete works, a cura di S. Feuillerat, 4 voll., Cambridge 1912-26; La Difesa della poesia, a cura di S. Policardi (trad. it.), Pedova 1946. Studi: F. Granville, Life of str. P. S., a cura di N. Smith, Oxford 1907; M. S. Goldman, Str P. S. and the Arcadia, Urbana 1934. Alberto Castelli

SIDONE (ebr. Șidhān). - Una delle più antiche e più importanti città marittime della Fenicia, il cui nome, perpetuatosi nell'odierna Șajdā, 35 km . a nord di Tiro, proveniva forse dal culto del dio Sid, attestato nei testi di Rās Šamrah.

Oscura ne è l'origine, ma la designazione di Sîdhôn, nella tavola dei popoli, come primogenito di Canaan (Gen. 10, 15) e l'uso adottato nei testi biblici (Jos. 13,6) e nei poemi omerici di chiamare i Fenici con il nome di Sidonii (Il., VI,289; XXIII,743; Odyss., XV, 415; XVII, 424) indica la supremazia che S. s'era acquistata fra le città della Fenicia. Anche quando prevalse la potente rivale Tiro, il nome di Sidoni rimase sinonimo di Fenici (I Reg. 16, 31). Nella Bibbia S. è ricordata sia come città (Iudc. 1,31; 18,28; Is. 23,2; Ez. 27,8) sia come territorio che delimitava la frontiera settentrionale di Canaan (Gen. 10, 19) e confinava con le tribù di Zabulon (ibid. 49,13) e di Aser (Jos. 19, 28). E detta "S. grande" (ibid. 11,8; 19,28) con i suoi sobborghi e dintorni, in opposizione alla primitiva "piccola città", distinta nella lista delle città conquistate nella gloriosa campagna di Sennacherib. Ribellatasi ad Asathaddon, fu ancora vinta e ancora saccheggiata da Nabuchodonosor (Ez. 32,22) e nel 356 da Artaserse Oco. Si arrese ad Alessandro; passò nel 197 dal dominio dei Tolomei a quello dei Seleucidi. Nel 64 a. C. fu dichiarata dai Romani città autonoma, ma Augusto la privò di questo privilegio. Gli abitanti di S., attratti dalla fama dei miracoli del Salvatore, si recarono in Galilea per ascoltarne gli insegnamenti (Mt. 3,8); Gesù stesso ne visitò il territorio (Mt. 15, 21; Mc. 7,24) e durante il viaggio sanò la figlia della Cananea (Mt. 15, 22-28; Mc. 7, 25-30). S. Paolo nel viaggio da Cesarea a Roma vi sostò (Abt. 27,3). Il cristianesimo vi si sviluppò ben presto e il vescovo di S. intervenne al Concilio di Nicea.

Gli scavi eseguiti solo parzialmente, giacché la città è densamente popolata, ne hanno rivelato l'origine antica, con reperti paleolitici e ceramica del medio bronzo nella cittadella. Al tempo ellenistico sono ascritti i bei sarcofagi rinvenuti nella vicina necropoli.

Bibl.: F. - M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 46r. Per gli scavi: L. Hennequin, in DBs. III (1938), coll. $439-45$.

Dionato Baldi
SIDONE. - 1) Diocesi dei Maroniti, fondata nel 1635 , poi nel 1838 unita con Tiro e nel 1900 di nuovo separata. Fedeli 57.000 , chiese 108, sacerdoti secolari 74 , religiosi 20.
2) Diocesi dei melkiti: sede già esistente nel sec. III. La serie cattolica ricomincia nel 1683 . Fedeli: 16.000; chiese 55; sacerdoti secolari 13, religiosi 12.

Bibl.: Ann. Pont. 1958, p. 378. Guglielmo de Vries
SIDONIO APOLLINARE: v. APOLLINARE SIDONIO.

SIDOTTI, Giovanni Battista. - N. a Palermo nel 1668 da famiglia nobile, m. in Giappone nel-l'ott.-nov. 1715. Fu sacerdote e missionario.

Uditore della Rota, parti per l'Estremo Oriente con la legazione del card. de Tournon (v.), fermandosi nel 1704 nelle Filippine allo scopo di penetrare in Giappone. A Manila curò prima gli ammalati dell'Ospedale reale, che riuscì a fare ingrandire, e si adopcrò poi per la costruzione del Seminario di S. Clemente per indigeni, portato a termine per merito suo. Ottenne dagli Agostiniani Scalzi buon numero di missionari a disposizione del Giappone. Quindi, il 22 ag. 1708 porti con alcuni giapponesi per il Giappone, che raggiunse il 10 ott. successivo. Tradito e subito catturato, fu sottoposto a numerosi interrogatori, nei quali, pur confessandosi sacerdote cattolico, riusci a cattivarsi la simpatia e ad eludere la pena di morte. Il 28 ott. 1709 fu trasferito alla prigione Kirishitan Yoshiki presso Tokyo, sorretto dalla benevolenza dello stesso shogun. Qui, nel 1714, poté battezzare i suoi due custodi e forse altri. Risaputo il fatto, fu sottoposto a severissima custodia. Nel frattempo, il 27 ag. 1714. Propaganda le aveva nominato vicario apostolico del Giappone. Quello del S. fu l'ultimo tentativo della Chiesa per salvare i cristiani del Giappone.

Bibl.: Max V. Kisenburg, Kirishitan Yashiki, das ehemalige Christengefüggnis in Kuishikawa, in Monnm. Nippanica, I. Tokio 1938, pp. 300-304: R. Tassinari, The end of Padre S., ibid., V, 1, 1942, pp. 246-53; A. Stros, L'abbé Jean-Baptiste S., in Rev. d'hist. des Missions, 14 (1937), pp. 367-79, 494-501 e 15 (1938), pp. 80-91; L. Pedot, La S. C. de Propaganda Fide e la seizsioni del Giappone, Roma 1046, pp. 332-36 (quest'ultimo e l'unico che riporta le notisie della Propaganda sul S.). Lino Pedot

SIDRACH (ebr. Sadhrakh, Settanta $\Sigma_{s} \delta p \bar{s} \chi$ ). Nome babilonese imposto ad Anania (v.), compagno di Daniele (Dan. 1, 7; 3, 12 sgg.). Probabilmente è un'alterazione grafica del nome di divinità Marduk.

Bibl.: A. Jeremias, Das Alte Testament im Lichte des Alten Orients, $3^{2}$ ed., Lipsia 1916, p. 629. Giovanni Rinaldi

## SIEBENBURGEN: v. ALBA JULIA.

SIEDLCE, diocesi di. - Città e diocesi in Polonia. Ha una superficie di 14.300 kmq . con una popolazione di 784.300 ab. dei quali 740.188 cattolici, distribuiti in 264 parrocchie, servite da 331 sacerdoti diocesani e 26 regolari; ha due seminari, 7 comunità religiose maschili e 44 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 379).

Fondata nel 1818 con bolla di Pio VII Ex imposita nobis, sorta dallo smembramento di parti delle diocesi di Chelm, Cracovia, Poznan, Plock e Luck, che dal 1805 al 1818 formavano una parte della diocesi di Lublino (v.). Sede vescovile a Janów Podlaski e Biskupi. Primo vescovo : Feliks Łukasz na Lewinie Lewiński (1750-1825). Con decreto del governo russo del 1867 la diocesi di Podlachia fu soppressa rimanendo sotto l'amministrazione dei vescovi di Lublino. Fu ristabilita nel 1925 con sede vescovile a S. Suffraganea di Varsavia. Primo vescovo Henryk Przeździecki.

Podlachia e la Terra di Chelm furono oggetto, specialmente nel 1865-75, di crudeli persecuzioni religiose da parte della Russia, che provocarono una profonda eco in tutto il mondo (v. LUMINO). A S. la chiesa di S. Stanislao è del 1740, il Palazzo municipale del sec. xviri, il Palazzo detto "Aleksandria" del sec. xviII. A Janów Podlaski e Biskupi la collegiata della S.ma Trinità è del sec. xv. La chiesa dei Domenicani è del sec. xviII, il Seminario del 1685. A Kodeń la chiesa parrocchiale è del sec. xv.; vi si venera l'immagine miracolosa della Madonna.

Bibl.: P. Lescoeur, L'Eglise cath. en Pologne sous le gouvernement russe, Parigi 1876; A. M. Ammann, Stor. della chiesa russa e dei paesi (l'mitreff, Torino 1948. Adamo Macieliński

SIEDLISKA, Maria Francesca de. - In religione Maria di Gesù del Buon Pastore, fondatrice delle Suore della S. Famiglia di Nazaret, n. a Roszkowa-Walla (diocesi di Varsavia) il 12 nov. 1842, m. a Roma il 21 nov. 1902.

Benché di famiglia aliena dalla religione cattolica, crebbe dedita ad un'intensa pietà, tanto che alla prima

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(fat. Hab. fat. nec.)
A sinistra: LA MADONNA DEL BUON RIPOSO. Scultura attribuita ad Antonello Gagini (1428) - Palermo, Museo nazionale, proveniente dalla Cappella degli Ansalone allo Spasimo. A destra: ALTARE BAROCCO CON L'ALBERO DI JESSE (sec. xvit). Il Crocifisso ligneo è del sec. xv - Monreale, Cattedrale, cappella del Crocifisso.

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(fot. Fenlurini)
(fot. Enii)
In alto a sinistra: ESTERNO DELLA COLLEGIATA di S. Agata (sec. xiv) - Asciano presso Siena. In alto a destra: ESTERNO DELLA CHIESA DI S. MARIA DI PROVENZANO, opera di Flaminio del Turco (1594) su disegno di fra' D. Schifardini - Siena. In basso a sinistra: LA FONTEBRANDA nella ricostruzione del 1246 ad opera di Giov. di Stefano: in alto s. Domenico (secc. xIII-xiv) - Siena. In basso a destra: CASA DI S. CATERINA e oratorio della Contrada dell'Oca (1464-74) in Via Fontebranda - Siena.

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Siena, arcidocesi di - Sigillo di parte guelfa - Museo civico.

Comunione si propose di consacrarsi interamente al servizio di Dio. Rifiutate le nozze propostegl. dal padre e superate le più gravi difficoltà di salute e di contraddizioni, poté finalmente istituire a Roma, quasi sotto gli occhi e le pre. mure di Pio IX, la sua nuova Congregazione il $1^{\circ}$ ott. 1873. Questa mirava allo scopo particolare di occuparsi della educazione dei fanciulli poveri in apposite scuole; di raccogliere orfanelli nei propri asili, ricoverare infermi poveri in ospedali senza alcuna retta, radunare nelle proprie case fanciulle e donne per gli esercizi spirituali, e ciò anche nelle missioni. Le case si moltiplicarono ben presto, specialmente nella Polonia e nell'America settentrionale, guidate e animate dalle frequenti lettere e visite della fondatrice. La causa di beatificazione fu introdotta il 4 dic. 1940.

Brec.: V. Sardi, Vita della serva di Dio M. F. de S., fondatr. della Congregaz. della S. Famiglia di Nazaret, Grottaferrata 1921; AAS, 33 (1941), pp. 166-68.

Celestino Testore
SIENA, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi, capoluogo di provincia in Toscana. Ha una superficie di 800 kmq , con una popolazione di 85.000 ab. dei quali 84.000 cattolici, distribuiti in 110 parrocchie e 13 vicariati, serviti da 140 sacerdoti secolari e 70 regolari; ha seminario maggiore e minore, in comunità religiose maschili e 33 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 379). La diocesi, che subì forti diminuzioni nei secc. xv e xvi, si stende in forma di rettangolo irregolare, da nord a sud, principalmente sul versante destro dell'Ombrone con gli affluenti Arbia, Merse, Lanzo, Gretano; è attraversata dalle Vie Cassia e Grossetana. Sue suffragance sono le diocesi di Grosseto, Chiusi, Massa Marittima, Sovana e Pitigliano.
I. Origine e storia. - S. (Saena, Sena, Senae) ha origini oscure. Probabile centro etrusco, divenne ca. il 30 a. C. importante colonia romana, ma ne rimangono pochi ruderi.

Il cristianesimo vi si introdusse secondo la tradizione agli inizi del sec. Iv per opera del giovane romano Ansano Anicio, martirizzato per la fede sull'Arbia nel 303 e divenuto patrono principale della diocesi. Del martire sono documentati nel sec. viI un monastero e una chiesa (Lanzoni, p. 564). Pare quasi certo che fosse vescovo di S. quel Floriano che nel 313 intervenne al Concilio di Roma, ma la storia della diocesi per i primi secoli è avvolta nel buio. Dopo Floriano si ricordano Eusebio, che partecipò al Sinodo romano del 465 ; Mauro a quello del 649 e in quel torno concluse un compromesso con il vescovo di Arezzo sul possesso contrastato di diciotto pievi situate in territorio senese (cf. C. Lazzeri, La donazione del tribuno Zenobio, ecc., Arezzo 1938, p. 12 sgg.); Vitaliano che nel Concilio romano del 680 sottoscrisse la nota Lettera all'Imperatore d'Oriente. Il compromesso per le pievi controverse non fu mantenuto e lunghi contrasti con alterne vicende si ripeterono e sfociarono anche in violenze, come per la traslazione a S. del corpo di s. Ansano (1107), fino al sec. xir, senza vantaggio per S., lasciando uno strascico d'animosità tra le due diocesi. Intanto sorgeva a pochi chilometri dalla città il famoso monastero benedettino di S. Eugenio (730) e pochi anni dopo all'estremo limite del contado si alzava l'ancor più famosa abbadia di S. Salvatore (v.). La vita religiosa metteva buone radici. L'autorità del vescovo,
già eminente accanto ai gastaldi longobardi, si rafforzava con i conti franchi.

Con lo sfasciarsi dell'Impero carolingio il vescovo rimase l'unica incontrastata autorità. Il conte imperiale rientrò in S. soltanto con Ottone I e per non durarvi a lungo. Il potere era passato al vescovo che l'esercitava con un consiglio di consoli nobili e chiamando la popolazione davanti alla chiesa per approvare le proposte. Di pari passo con l'evoluzione politica si svolgeva la vita ecclesiastica. Già fin dall'inizio del sec. x il Capitolo della Cattedrale è legato a vita comune con la sua Schola, della quale si son tramandati i nomi di alcuni maestri, priores scholae. Il Capitolo senese si gloria tuttora della appartenenza, sia pure fugace, del dotto s. Bruno di Segni a quella scuola. I canonici senesi fondarono l'ospedale di S. Maria della Scala per i pellegrini malati ed abbandonati, affidandone la cura ad una congregazione di laici, i Frati dello Spedale, ma riservandosi l'approvazione del rettore e la vigilanza sull'amministrazione. Fino alla fine del sec. xiv il Capitolo elesse il vescovo. A S. fu eletto contro l'intruso Benedetto X il papa Nicolò II (1058), segno che essa appoggiava il nuovo movimento di riforma. Ancor prima del conflitto per le investiture, la Chiesa senese aveva ottenuto (ca. 1055) prerogative quasi sovrane sopra un ampio territorio tra l'Arbia e la Merse, che avrebbe formato il feudo del vescovato, durato, tra contrasti e consensi, fino a Pietro Leopoldo (1786).

Del disordine politico e religioso originato dalla lotta tra Papato e Impero (quando Gregorio VII affrontava Enrico IV reggeva la Chiesa senese il vescovo s. Ridolfo (1072-84)) approfittarono i grandi feudatari per allargare i loro domini. Ma ormai il movimento per la unificazione della vita comunale non poteva arrestarsi; e sotto la guida del vescovo e dei consoli si andava limitando la potenza dei grandi. Si susseguono le donazioni al vescovo e alla Vergine Maria, al vescovo e al popolo, alla Vergine ed al Comune. Ai feudatari viene imposta la dimora in città. La nuova lotta tra il papa Alessandro III senese e Federico I trovò vescovo di S. l'attivo e zelante Ranieri (1129-67) al quale si deve il prezioso calendario-obituario della Chiesa senese (ca. 1140). Avendo i consoli, premuti dal vicario imperiale, imprigionato alcuni ecclesiastici, il vescovo scomunicò i consoli e pose l'interdetto sulla città e il contado. Il clero restò fedele al Papa, ma il vescovo costretto a fuggire non poté più ritornare (m. nel 1170). Risale a questo tempo la consacrazione della nuova Cattedrale. S. ghibellina ebbe il riconoscimentoimperiale delle città libere ( 1186 ); libera elezione dei consoli (che S. eleggeva da vari decenni), batter moneta, ecc.; riconoscimento che fu completato con l'istituzione del podestà (1199). Purtroppo il movimento di unificazione comunale fu intorbidato da guerre continue tra S. e Firenze, guerre che né lo zelo pastorale dei vescovi Buono (1189-1215) e Buonfiglio (1216-52), né la predicazione di pace dei nuovi Ordini domenicano, francescano, dei Serviti valsero a placare, finché S. riusci a debellare la rivale guelfa (1260) e a do-
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(fot. Givast, Siena)
Siena, arcidiocesi di - Trignamma bernardiniano sorretto da un angelo (sec. xv) - Siena, Conservatori Riuniti.

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(fot. Orami, Siena)
Siena, arcidiocesi di - La Vergine protegge S. durante il terremoto del 1466 , bicherna del 1467 assegnata a Francesco di Giorgio Martini - Siena, Archivio di Stato.
minare sulla Toscana per un decennio, dopo essersi data una sapiente costituzione civile (1262). I grossi mercanti e banchieri guelfi arrivarono ad impadronirsi del governo che essi, i "Nove ", tennero con saggezza ed energia e senza notevoli scosse per un lungo periodo (1292-1355).

L'eredità del b. Andrea Gallerani (ca. 1200-51) fondatore della Casa di Misericordia (ca. 1240) si allargava con la Compagnia dei Disciplinati sotto le vòlte dello Spedale (1295), la quale tuttora continua qualcosa della beneficenza antica sotto il nome di Società di Esecutori di pie disposizioni; il b. Bernardo Tolomei (1272-1348) fondava nel 1319 la Congregazione degli Olivetani; sorgevano le Certose di Maggiano e di Pontignano; il Comune, non soddisfatto di avere una grande cattedrale, ne progettava una maggiore ed il vescovo Donusdeo (1313-51), benemerito della fede per la carità e fermezza usata verso i Fraticelli, come benemerito era stato il suo predecessore Buonfiglio (1216-52) nei riguardi degli Alhigesi, benediva (1339) la prima pietra della grande Cattedrale che, pure incompiuta, rimane a testimonianza di fede, d'ardimento e di genio.
S. era popolata di chiese, di conventi, di spedali avvivati tutti dalla grazia dell'arte. Tre anni dopo la peste micidiale, lo stesso vescovo Donusdeo beneficiava con il suo testamento (1351) 20 parrocchie, 34 conventi, a badie, 13 spedali. Il contado non sfigurava affatto nei confronti del centro della diocesi in questa gara di fede edicarità. Eppure profondamente agitato da torbide passioni, caduti i «Nove» il popolo si consumò in lotte continue interne ed esterne che portarono la Repubblica alla rovina (1555) con l'incorporazione nel Granducato mediceo. Durante questi due secoli l'Università di S. fu elevata da Carlo IV (1357) a Studio generale con facoltà al vescovo di conferire le lauree; sorse l'opera del b. Giovanni Colombini con i suoi Gesuati; si vide l'ardore di s. Caterina, la detta pietà degli Ilicetani; di s. Bernardino con la sua Osservanza; la permanenza in S. di Gregorio XII, mecenate dello Studio cui concesse la cattedra di teologia; la permanenza di Eugenio IV, Gabriele Conduimer, già vescovo di S. (1408); l'incompiuto Concilio ecumenico del 1423;
l'episcopato d'Enea Silvio Piccolomini (1450-58), poi Pio II, il quale elevò la sede di S. a metropolitana il 23 apr. 1459; poi quello di Fr. Piccolomini (1460-1501), poi Pio III; quello di Fr. Bandini Piccolomini, energico difensore della fede contro i novatori ( $1529-88$ ). E la fede restò salda nella chiesa senese, nonostante i casi sporadici di defezione culminati nell'apostasia di B. Ochino.

Caduta la repubblica, S. passava a far parte del Ducato di Toscana. Nel nuovo clima politico le norme tridentine ispirarono felici iniziative, dirette specialmente dai Cappuccini e dai Gesuiti, venuti a S. rispettivamente nel 1536 e nel 1555. L'episcopato del dotto arcivescovo A. Piccolomini (1588-97); dello zelantissimo card. Fr. Tarugi (1597-1607), che tenne un Sinodo provinciale (1599); del card. M. Bichi (1612-14), fondatore del Seminario; di A. Piccolomini (1628-71), che adattò alle mutate condizioni prudenti norme educative, ma incontrò anche fera resistenza all'attuazione delle prescrizioni canoniche da parte di due cospicue congregazioni laiche gelose di pretesi diritti, onorarono la Chiesa senese. Il Seminario, irrobustito dalla munificenza di Alessandro VII (1660), richiamava giovani da ogni parte della Toscana gareggiando con il Collegio Tolomei diretto dai Gesuiti; a questi dopo la soppressione (1774) successero gli Scolopi.

Le controversie giansionate sfiorarono appena la diocesi. Ma quando Pietro Leopoldo pretesse attuare con le provvide riforme economiche le improvvide riforme religiose, l'arcivescovo P. Borghesi, benemerito, in seguito alla soppressione granducale delle compagnie laicali, del riassestamento delle parrocchie cittadine ( $1783-86$ ), difese fermamente i diritti della dottrina e disciplina ecclesiastica, Ospite di S. fu l'esule Pio VI nel febbr.-maggio 1798. Gli Ordini religiosi soppressi dai Francesi (1808-1809) ritornarono dopo la restaurazione. Il periodo risorgimentale non trovò impreparata la diocesi ai nuovi tempi, che degni prelati come il dotto e generoso arcivescovo G. Mancini (1824-55) ne reggevano il governo. Il Seminario-
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(fot. Emit)
Siena, arcidiocesi di - Palazzo Tolomei (primi anni del sec. xiri).

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Collegio continub la formazione dei giovani chierici e secolari, fino al sorgere di questo secolo, quando si ebbe la separazione del Seminario dal Collegio; e per opera dell'arcivescovo P. Scaccia il Seminario ottenne la facoltà di conferire lauree in teologia (1914-31). L'Università di S. aveva soppresso la teologia nel 1860 .
II. Personaggi illustri. - Onorarono la loro Chiesa e patria senese: Rolando Bandinelli, insigne giurista, poi Alessandro III (1139-81); il card. Riccardo Petroni (ca. 1250-1313), profondo giurista e mecenate; i due papi Piccolomini; Camillo Borghese, oriundo senese, poi Paolo V (1605-21); Fabio Chigi, letterato e diplomatico, papa Alessandro VII (1655-67); Ambrogio Caterino (Lancellotto Politi : 1487-1553) poeta, teologo; Claudio Tolomei ( 1480 ?-1555), poeta, filologo, politico, vescovo di Corcira (13491555); Stato da S. (1520-69) convertito dal giudaismo, dottissimo esegeta biblico; Salluatio Bandini (1677-1760) arcidiacono del Duomo, acuto economista; Fabate Giovanni Caselli (1815-91), fisico, inventore del pantelegrafo; mons. Nazzareno Orlandi (1872-1945), pioniere dell'Azione Cattolica, fondatore della Federazione delle Associazioni del Clero in Italia (F.A.C.I.). Ai santi già ricordati fanno degna corona il b. Ambrogio Sansedoni (1220-82); b. Andrea Gallerani (ca. 1200-51); b. Francesco (m. nel 1328) e b. Antonio Patrizi (m. nel 1311); b. Giovacchino Piccolomini (1258-1305) e le bb. Caterina Lenzi, Nera Tolomei, Caterina Colombini, con le altre, delle quali ogni casata senese tiene a menar vanto.
III. Monumenti insigni. - S. abbonda di monumenti.
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(fot. Fotocotere, Torino)
Siena, arcidiocesi di - Abside del Duomo e facciata della chiesa di S. Giovanni (battistero), progettata probabilmente nel 1382 - Siena.

Tra questi, primissimo il Duomo, dedicato all'Assunta. Qui dal sec. xir ha lavorato una pleiade di artisti creando in composta armonia capolavori di ogni stile. Il campanile romanico (sec. xiri), la cupola (1266), il pergamo di N. Pisano (1268), la facciata di G. Pisano (1297) e Giovanni di Cecco (sec. xiv), il pavimento a graffito su disegni di Beccafumi, Matteo di Giovanni, ecc.; il coro di Fr. del Tonghio e del Riccio; l'altar maggiore del Peruzzi; il tabernacolo del Vecchietta; le statue bronzee e marmoree di Giovanni di Stefano, Francesco di Giorgio, Tino di Camaino, Donatello; l'altare Piccolomini di Andrea Bregno (1503), con statue di Michelangelo; la cappella di S. Giovanni con la reliquia del braccio del Battista; la statua del Battista di Donatello; di S. Caterina di Alessandria di Neroccio e quadri del Pinturicchio; la cappella del Voto ove si venera l'arcaica immagine della Advocata Senenaium con il S. Girolamo e la Maddalena del Bernini e un servito cesellato da altare, del Cellini; l'annessa libreria Piccolomini con la Vita di Pio II del Pinturicchio, al quale appartiene l'Incoronazione di Pio III sulla parete interna del Duomo.

Il Museo dell'Opera, annesso al Duomo, contiene ricchezze inestimabili : sculture, statue (già nel Duomo), le Tre Grazie, disegni, codici miniati, oreficerie, avori, ricami, reliquiari, paramenti con la tavola di Duccio, la Maestà (1309-11) fatta per l'altare maggiore del Duomo.

Lo Spedale di S. Maria della Scala di fronte al Duomo, gigantesca costruzione a due e sei piani (secc. 3xiv), racchiude con i capolavori dell'arte nella chiesa, negli oratori sottostanti e nel suo interno, particolarmente nel Pellegrinaio (1440-43) di Domenico di Bartolo e del Vecchietta, la storia di dieci secoli di cristiana carità. La pieve di S. Giovanni costruita (sec. xiv) sotto il presbiterio del Duomo ha il fonte battesimale lavorato da Jacopo della Quercia, Donatello e Ghiberti.

La basilica di S. Domenico ( 1223 sgg.), oggi Basilica Cateriniana, vanta la cappella delle Volte con il ritratto di s. Caterina di Andrea di Vanni e la cappella di S. Caterina con la testa della Santa e gli affreschi del Sodoma e una maestosa cripta. La basilica di S. Francesco ( 1246 sgg.), ampia e austera con capolavori di Ambrogio e Pietro Lorenzetti, danneggiata in vari tempi e nella seconda guerra mondiale, è meta di pellegrinaggi per il prodigio delle Sacre Particole conservatesi intatte dal 1730. Adiacente a S. Francesco è l'oratorio di S. Bernardino con dipinti del Beccafumi, Sodoma, Del Pacchia; con il cuore del Santo e la tavoletta del Nome di Gesù disegnata dallo stesso Santo. La basilica di S. Maria dei Servi (ca. 1260), con la facciata incompiuta rinnovata (1534) e dedicata all'Immacolata, è stata restaurata ai primi di questo

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(fot. Alinari)
e il profeta Isais (maniera di Sano di Pietro, prima metà del sec. xv). Corale nella Libreria Piccolomini - Siena.
secolo, con dipinti di Matteo di Giovanni, Taddeo di Bartolo, P. Lorenzetti e Fungai.

La chiesa di S. Agostino ( 1258 sgg.), rimaneggiata in più tempi, ampia e luminosa, ha un trittico di Simone Martini, una Crocefissione del Perugino, la Strage degli Innocenti di Matteo di Giovanni e l'Epifania del Sodoma. S. Maria del Carmine (secc. xili-xiv), restaurata in questo secolo, possiede un'arcaica Madonna dei Mantellini ed il S. Michele del Beccafumi. La casa di S. Caterina, trasformata in oratòri ( 1464 sgg .), è un santuario al quale accorrono fedeli da tutto il mondo; ha lavori del Sodoma, Pacchia, Neroccio, Fungai, Riccio e ricordi della Santa. S. Maria di Provenzano ( 1596 sgg .) è un'insigne collegiata, strettamente collegata col tradizionale Palio, ricchissima di preziose suppellettili; è l'unica chiesa barocca della città. S. Maria di Fontegiusta (sec. xv), è singolare costruzione cubica, con capolavori del Marrina, Peruzzi, Fungai. La chiesa dell'Osservanza (basilica di S. Bernardino all'Osservanza, sec. xv), distrutta nella seconda guerra mondiale e completamente rifatta, a breve distanza dalla città, ha l'Incoronazione della Madonna di A. della Robbia, il Reliquiario della tonaca di s. Bernardino di Fr. d'Antonio (1454); S. Elisabetta di Benvenuto di Giovanni; pollitici di Sano di Pietro e del Sassetta. Tra i luoghi sacri sono anche da ricordare gli oratòri delle storiche 17 contrade, ancora intimamente legate alla vita civile e religiosa dei senesi.

Le innumerevoli ricchezze pittoriche e scultoree, sparse nelle chiese del territorio della diocesi, son finite in massima parte nella Pinacoteca cittadina.

Bini, : RIS, Cronacbe senesi a cura di A. Lisini e F. Iacometti, XV, vi, Bologna 1931-39; S. Tizio, Historiarum libri X ms. B III. 6. nella Bibliot. comunale di S.; O. Malavolii, Historia, Venezia 1599; G. Tommasi, Historie di S., ivi 1625; I. Ugurgicri-Azzolini, Le Pompe senesi, Pistoia 1649; Ughelli, III, con note manoscritte di U. Bonvoglienti nella Bibliot. comunale di Siena; G. Gigli, Diario, Lucca 1723; Eubel, I, pp. 446-47; II, pp. 259; III, p. 316; IV, p. 312; G. A. Pecci, Stor. del senese. di S., Lucca 1748; id., Mem. storico-critiche, 4 voll., Siena 1750-60; P. Rossi, Le origini di S., ivi 1897; R. Davidsohn, S. interdetta sotto un papa senese, in Bull. sen. di st. patria, 2 (1898); R. L. Douglas, History of S., Londra 1902, trad. it. di P. Vigo, Siena 1926; V. Lusini, Il Capitolo della Metropolìt. di S., Note stor., ivi 1893; id., I confini stor. del ve-
scop. di S., ivi 1901; A. Lisini, Il Costituto del Comune di S. del 1262, volparizzato nel 1309-10, 2 voll. ivi 1903; V. Lusini, Il duomo di S., ivi 1911-39; N. Mengozzi, Il feudo del vec. di S., ivi 1911; W. Heywood-A. L. Olcott, Guide to S., ivi 1924. E. Carli, Il moneo dell'Opera e la Libreria Piccolomini di S., ivi 1946. Per la contesa tra i vescovi di S. e Arezzo, v. E. Besta, in Arch. Stor. it., $3^{\circ}$ serie, 37 (1906), pp. 61-92. Per i monasteri: Cottinesu, II, coll. p230-32. N. Ottokar, S., Firenze 1944; V. Passeri, Genesi e primo sviluppo del comune di S., in Boll. senese stor. patr., 51-54 (1944-47), p. 31 sgg.; G. Prunzi, Lo studio senese, ibid., 56 (1949), p. 53 sgg.

Venanzio Savelli
IV. Arte senese. - Il periodo di maggior splendore delle tradizioni artistiche di S. cade tra la metà del sec. xili e i primi decenni del xvi, e corrisponde all'incirca a quello che vide l'affermarsi del libero Comune. L'architettura raggiunse il massimo sviluppo e caratteri di schietta autonomia durante l'età gotica: infatti non rivelano accenti di spiccata originalità le poche costruzioni romaniche tuttora conservate in città, come l'abside di S. Cristoforo, la chiesa di S. Pietro alla Magione e quella di S. Maria in Betlem, nelle quali non senza una certa grazia si rielaborano motivi di origine lombarda. E, se mai, il contado a darci una notevole serie di chiese romaniche, tra le quali emergono la collegiata di S. Gimignano, la collegiata di Asciano, la pieve di S. Quirico in Osenna nella Val d'Orcia e soprattutto la famosa abbazia di S. Antimo a Castelnuovo dell'Abate, edificata nel sec. xit da maestranze probabilmente monastiche educatesi sui modi di Borgogna.

Nel secolo seguente invece è dal territorio senese che si irradiano per tutta la Toscana gli impulsi ad un generale rinnovamento dell'architettura religiosa: la chiesa abbaziale di S. Galgano nella Valle della Merse, costruita tra il 1224 e 1288, oggi in rovina, fu infatti tra le primissime testimonianze di una interpretazione italiana del gotico d'oltralpe e servì da modello a buona parte dell'edilizia chiesastica toscana dei secc. xili e xiv. Intanto agli stessi monaci cistercensi di S. Galgano, a partire dal 1258, veniva affidata la costruzione della massima impresa costruttiva di S. : la Cattedrale, dedicata a s. Maria Assunta. Essa nell'interno (terminato ca. il 1265-67) riflette con grande eleganza ed armonia di proporzioni forme di transizione romanico-gotiche; nell'esterno (fac-
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(da E. Carli, Scultura lignea senese, Milano-firenze 1911, tav. II) Siena, arcidjocesi di -