senschaft (1896, $2^{\text {a }}$ ed. 1932); Schutz dem Bauerustand (1898); Verschuldungsfreiheit oder Schuldenfreiheit (1904, $2^{\text {a }}$ ed. 1906); Monarchie oder Republik (1919); Th. v. Aquin als Balnbrecher der Wissenschaft (1925).
BibL.: G. Uhlhorn, Dem Gedächtnis von A. Sch., in Schänere Zuhauß, II (1936), pp. 734-35. Jaroslav Skarvada
SCHORLEMER-ALST, Burghard von. - Uomo politico tedesco, n. il 20 ott. 1825 a Herringhausen presso Lippstadt, m. il 17 marzo 1895 ad Alst (circondario di Steinfurt). Abbracciata dapprima la carriera militare, l'abbandonò in seguito per darsi alla politica ed alla difesa degli interessi dei contadini della Vostfalia.
Lo spinsero a deporre l'uniforme le critiche condizioni in cui dal 1850 in poi venne a trovarsi l'agricoltura, il cui sviluppo era compromesso dall'industrializzazione del paese. Egli fondò dunque il 10 giugno 1862 un'associazione tra proprietari agricoli, con l'intendimento di adoperarsi di comune intesa per la salvaguardia dei rispettivi interessi religiosi e sociali. Partito infatti dal concetto che l'industria e la potenza del capitale tendevano allo annientamento della piccola e media proprietà agraria e conseguentemente alla rottura del rapporto familiare particolarmente vivo tra i contadini, lo S., scorgendovi un tentativo di sovvertire dalle fondamenta, con la distruzione della famiglia, l'ordine cristiano, promosse tala unione tra i contadini per poter resistere con buone prospettive di successo non solo ai pericoli derivanti ai particolari interessi dei proprietari agrari e dei contadini, ma anche al decadimento del sentimento cristiano. La sua iniziativa fu di esempio ad altre organizzazioni analoghe, sorte sul modello di quella da lui fondata, e nel 1867 si procedette alla costituzione, su base federativa, d'una grande unione centrale dei contadini vasfialiani a Münster, il Westfälischer Bauernverein. Scopo fondamentale di tale Associazione era la difesa degli interessi morali e materiali dei possidenti agricoli mediante la costituzione di istituti di credito e di assicurazione, nonché di cooperative in modo da impedire lo sminuzzamento e la vendita dei poderi. Potevano far parte dell'Associazione solo coloro che coltivassero direttamente un fondo e che appartenessero ad una delle due confessioni cristiane, adempiendone però i doveri, e conducessero una vita conforme ai precetti della religione. Con l'istituzione del Bauernverein lo S. aveva gettato le basi per la solida difesa del mondo contadino ed agricolo tedesco di fronte alle minacce di altre classi sociali. Successivamente attraverso la sua attività politica si prefisse di rafforzare la posizione degli agricoltori nella vita del paese. Deputato alla Dieta del Regno di Prussia dal 1870 al 1890 ed al Reichstag dal 1875 al 1890 , lo S. divenne subito una delle figure più rappresentative del Centro cattolico e prese varie volte la parola durante il Kulturkampf, distinguendosi sia per la serietà e l'incisività delle proprie argomentazioni, sia per la causticità con cui talora attaccava gli avversari e replicava alle accuse mosse dal Bismarck al suo partito. La lotta per i diritti dei cattolici non distolse tuttavia lo S. dall'attenta considerazione delle condizioni dei contadini e dei possidenti agricoli. La crisi granaria
dopo il 1875 , determinata dalla concorrenza del grano indiano, russo ed americano, costrinse lo S. ed il Centro a non patrocinare ulteriormente il sistema libero-scambista, ma a richiedere in sua vece l'adozione di dazi protettivi. In seno al Reichstag egli, insieme a Windvhorst e ad 85 deputati del centro, costitui nel 1878 una Unione economica dei protezionisti, di

(per curtesia del p. Colciago) Schouvaloff, Agostino Maria - Ritetto. Incisione.
cui facevano parte anche molti parlamentari conservatori, nazional-liberali e di altri partiti per un complesso di 204 , in modo da formare il più forte gruppo per le questioni economiche. Di li a poco la politica distensiva del Bismarck verso il Centro rese allo S. più facile una collaborazione con il Cancelliere, di cui anni prima era stato accanito avversario, senza impedirgli tuttavia di votare contro il disegno legislativo antisocialista, considerato contrario ad ogni forma giuridica e ad ogni precetto morale.
Bibl.: A. Malvezzi-Campagni, Burgardo di S.-A., in La Rassegna nazionale, 84 (1896), pp. 343-55; H. Brück, Gesch. der bathel Kirche in Deutschland im 15. 20 bch., IV, 1-11. Magonza-Münster 1901-1908, passim; J. Groner, Die Geschichte der agrarischen Bessigung in Deutschland, Berlino 1909, passim; H. Reinarz, s. v. in Staatslex., IV, coll. 1302-1303. Silvio Furlani
SCHOUVALOFF, Agostino Maria. - Barnabita, al secolo Gregorio Petrovich, n. a Pietroburgo il 25 ott. 1804 dal conte Pietro e dalla principessa Sofia Cherbatoff, m. a Parigi il 2 apr. 1859.
Dall's ortodossia " in cui era nato e dall'indifferentismo e dal nichilismo, a cui lo avevano condotto gli esempi avuti nel Collegio protestantico di Hafwil in Svizzera, e dalla vanita della Corte imperiale di Alessandro I dove era stato capitano degli Ussari, la sua naturale rettitudine e il dolore acerbo della perdita della sorella convertitasi al cattolicesimo, poi del secondogenito, e infine della sua stessa sposa, Sofia Solfikoff, lo condussero alla conversione e all'abiura nelle mani del p. de Ravignan (Parigi, 6 genn. 1843); lo assistettero affettuosi e attivi nel lungo cammino la sig. Swetčine e i principi Galitzin e Gagarin (v.). La sua autobiografia: Ma conversion et ma vocation (Parigi 1859), da molti avvicinata alle Confessioni di s. Agostino, ha avuto diverse edizioni ed è stata tradotta anche in tedesco, in inglese e in italiano ( $4^{a}$ ed. it.. nella collezione Scrittori barnabiti, Firenze 1936). Accolto tra i Barnabiti a Monza, vi professò i voti il 2 marzo 1857 e poi il 18 sett., a Milano, fu ordinato sacerdote. Chiamato a Parigi, per invito di mons. Dupanloup, vi moriva dopo un breve, ma intenso apostolato di bene tra i poveri, i malati e i carcerati, e di conferenze e predicazioni in varie città della Francia, favorito dalla sua perfetta conoscenza delle principali lingue europee. E di sua ispirazione la "Associazione di preghiere per la conversione della Russia ", poi largamente diffusa dal suo confratello p. Cesario Tondini.
Bibl.: I. Gobio, Vita de p. A. M. S., Bologna 1867; Ab. Bannard, Le conte S., in La foi et ses victoires, Parigi 1882, pp. 1171; O. Premoli, Il p. Tondini e la convers. della Russia, Milano 1919; L. Levati, Menologia dei Barnab., IV, Genova 1933, pp. 21-31; G. Boffito, Scritt. barnabiti, III, Firenze 1934, pp. 461-65.
Virginio M. Colciago
SCHRADER, Klemens. - Gesuita, teologo, n. a Itzum (Hannover) il 20 nov. 1820, m. a Poitiers il 23 febbr. 1875.
Compiuti gli studi al Collegio Germanico a Roma, entrò fra i Gesuiti il 17 maggio 1848. Dopo un breve
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(per cortesia della Curia griscratisio
dei pp. Redentoristi)
SCHRIVERS, Joseph - Ritratto.
Serisse: Theses theologicae (serie $1^{0}-7^{6}$, Vienna 1861 1869; serie $8^{6}$, Poitiers 1874); De unitate Romana (I, Friburgo in Br. 1862; II, Vienna 1868); De triplici ordine, naturali, praeternaturali, supernaturali (Vienna 1864); De Deo creante (Poitiers 1875). Cooperò all'opera del Passaglia sull'Immacolata Concezione ed ebbe gran parte nella pubblicazione Der Papst und die modernen Ideen ( 5 fascc., Vienna 1864-67), in difesa e a chiarimento del Sillabo. Alla erudizione, all'acutezza e alla precisione non seppe sempre congiungere la desiderata brevità, che avrebbe, unita al suo stile vivace, accresciuta l'efficacia delle sue pagine.
Birl.: Sommervogel, VII, pp. 912-14; A. Steinhuber, Gesch. des Collegium Germanicum, II, Friburgo in Br. 1906. p. 511 sgg.; H. Schauf, Carl Passaglia und Clemens S., Beitruc zur theol. Gesch. des neunzehnten Jahrh., Roma 1937.
Celestino Testore
SCHRAM(M), Dominikus. - Teologo benedettino, n. a Bamberga il 24 ott. 1722, m. a Banz il 21 sett. 1797.
Fece professione (1743) nell'abbazia di Banz, ricostruita dopo la distruzione della guerra dei Trent'anni e fiorente come centro culturale; sacerdote nel 1748 , vi insegnò dal 1757; dal 1782 al 1787 dimorò a malincuore, come priore, nell'abbazia di Michelsberg (Bamberga).
Le sue principali opere sono: Analysis operum SS. Patrum et scriptorum eccl., 18 voll. (Augusta 1780-96), che giunge fino a s. Epilanio; Institutiones iuris eccl. publici et privati, 3 voll. (ivi, 1774-75; $2^{6}$ ed. 1782), in cui S. indulge ad errori del tempo; Epitome canonum eccles. ex conciliis Germaniae collecta (ivi 1774); l'ediz. riordinata e aggiornata fino a Pio VI della Summa Conciliorum di B. Carranza (v.), in 4 voll. (ivi 1778). L'opera cui è legata la fama di S. è Institutiones theologiae mysticae ad usum directorum animarum, curatorum omniumque perfectioni christianae studentium, 2 voll. (Augusta 1774, spesso ristampata; Parigi 1868); vi espone la dottrina degli scrittori "mystici primarii" sulla base dell'ampia opera del gesuita Emmanuel de La Reguera (2 voll., Roma 1740-45), che aveva arricchito di molti a scholia "e " quaestiones " l'opera del p. Michael Godinez S. J. Práctica de la theologia mística (edita 1681; nuova ed. latina Parigi 1920).
Birl.: A. Lindner, Die Schriftsteller... des BenediktinerOrdens in Bayern 1750-1880, II, Ratisbona 1880, p. 213 sg.; Humer, V. col. 392; J. de Guibert, Theologia spiritualis asc. et mystica, $2^{4}$ ed., Roma 1939, p. 453 e passim (cf. p. 500).
Antonino Romeo
SCHREIBER, Christian. - Vescovo e teologo, n. il 3 ag. 1872 a Somborn, m. il $1^{\circ}$ sett. 1933 a Berlino.
Compiuti gli studi a Roma (1892-99), insegnò filosofia (1899-1907), poi dogmatica e apologetica nel Seminario di Fulda, di cui nel 1907 fu nominato rettore. Confondatore e direttore della rivista Philosoph. Jahrbuch, nel 1921 fu nominato vescovo della ricostituita diocesi di Meissen, dove svolse grande attività, creando la com-
plessa organizzazione della diocesi, mentre teneva lezioni all'Università di Lipsia e ravvivava la fede nei cattolici della "diaspora", negli annuali solenni convegni. Amministratore apostolico di Berlino nel 1929, l'anno dopo ne divenne vescovo.
Uomo di azione e di alto sapere, dignitoso e insieme accostevole, ebbe l'intuito delle necessità del momento, dei mezzi opportuni e soprattutto il senso dell'organizzazione secondo le esigenze dei tempi nuovi. Numerose le sue opere: Christentum und Naturwissenschaft (1902); Die Schulaufsichtsfrage (1910); Die Weltkrieg und die Vorsehung Gottes (1913); Kant und die Gottesbeweise (1922); Wallfahrten durchs deutsche Land (1928).
Birl.: A. Strehler, C. S.. Berlino 1933. Vito Zollini
SCHRIJVERS, Joseph. - Scrittore spirituale, n. a Zutendaal (Belgio) il 19 dic. 1876, fece professione tra i Redentoristi nel 1895, m. a Roma il 4 marzo 1945. Insegnò filosofia e teologia ascetica ai giovani confratelli, dei quali fu prefetto spirituale. Fu visitatore della missione ucraina in Galizia, superiore provinciale e consultore generale. Uni attività apostolica ed interna vita interiore; scrisse molti libri di edificazione, attingendo nella dottrina di s. Alfonso, che propone però in maniera personale.
Tra i maestri della spiritualità contemporanea è uno dei più letti; le sue opere furono più volte pubblicate e tradotte in parecchie lingue. Si segnalano: Les principes de la vie spirituelle ( $1^{6}$ ed., Bruxelles 1913; $7^{6}$ ed. Parigi 1937), opera sistematica per la scuola; La bonne volonté ( $1^{0}$ ed., ivi 1913), stimata la migliore sua pubblicazione; Le don de soi ( $1^{0}$ ed., ivi 1918); Le divin ami ( $1^{6}$ ed., ivi 1922); Les âmes confiantes ( $1^{6}$ ed., Lovanio 1930); Message de Jésus à son prêtre (Bruxelles 1932); Ma Mère ( $1^{6}$ ed., Easchen 1925); Jésus parmi nous (1940); l'ultimo suo libro Notre Père qui êtes aux cieux (1942) contiene in sintesi gl'insegnamenti sparsi negli altri, che a migliaia d'esemplari continuano nel mondo a fare un bene inestimabile.
Birl.: M. De Meulemeester, Bibliographie générale des écrivains rédemptoristes, II, Lovanio 1935, pp. 391-95; III, ivi 1939, pp. 383-84; id., Un grande scrittore ascetico des nostri tempi, il p. Giuseppe S., in Vita cristiana, 16 (1947), p. 54 e sg.
Oreste Gregorio
SCHRÖDER, Alfred. - Storico ecclesiastico, n. il 4 febbr. 1865 a Passavia, m. il 16 marzo 1935 a Dillingen.
Ordinato sacerdote nel 1887 e conseguita la laurea in teologia a Monaco nel 1890 , fu nominato nel 1891 archivista e bibliotecario presso il vescovato di Augusta, quindi vicario del Duomo, e nel 1898 professore di storia e di storia dell'arte alla Scuola superiore di Dillingen. Dopo essersi occupato della genesi e dello sviluppo dell'arcidiaconato (Entwicklung des Archidiakonats bis zum 11. Jahrhundert, 1890), argomento sul quale ritornò anche in età più avanzata (Das Archidiakonat im Bistum Augsburg, 1921), proseguì l'opera dello Steichele sulla diocesi di Augusta (Das Bistum Augsburg, historisch und statistisch beschrieben, V-IX, 1895-1934). Promosse pure dal 1909 al 1929 la pubblicazione dell' Arch. für die Gesch. des Hochstifts Augsburg, di cui uscirono 6 voll.
Birl.: H. A. L. Degener, Wer ist's?, 104 ed., Berlino 1935. p. 1442; A. Bicelmair, s. v. in LThK, IX, col. 334, con bibl.
Silvio Furlani
SCHUBERT, Franz. - Musicista, n. il 31 genn. 1797 a Vienna, m. ivi il 19 nov. 1828.
Fatti i primi studi con il padre, con il fratello e con M. Holze, maestro di cappella della sua chiesa parrocchiale, fu ammesso alla Cappella imperiale e nel convitto dove fu primo violino.
Nel 1811 aveva già composto varia musica, fra cui una Messa in do maggiore e un Kyrie. A 16 anni lasciò il convitto e divenne istitutore, pur seguitando a comporre, tra l'altro, la Messa in sol maggiore e la Messa in fa, che, cantata il 16 ott. 1814 in occasione del $1^{\circ}$ centenario della parrocchia di Lichtental, ebbe un grande successo.
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Dopo la vasta produzione dei Lieder, ancora musica sacra : il Salmo 23 (che incontrò vivo successo alla "Musikverein") e la Missa solemnis, composta tra il 1820 e il 1822. L'elenco completo e cronologico delle opere sacre di lui comprende: Antifone, op. 113 (1820); Auguste inm coelestium, duetto per soprano e tenore (1816); Graduale, op. 130 (1815); 3 Kyrie (1812-13); Magnificat (1816); 6 Messe (1814-28); 5 Offertori (1816-28); 4 Salve Regina (1814-24); 2 Stabat Mater (1813-16); 5 Tantum ergo (1816-28); Deutsche Messe (1827).
Bibl.: W. Dahms, S., Berlino 1912; O. E. Deutsch, F. S., Lipsia 1912; Th. Görold, S., Parigi 1923; P. Landorny, La vie de S., ivi 1928; W. Vetter, F. S., Lipsia 1934; W. e P. Rehberg, F. S., Zurigo 1946; B. Paumgartner, S., $2^{\circ}$ ed., ivi 1947.
Luisa Cervelli
SCHULTE, Johann Friedrich von. - Canonista e storico del diritto, n. il 23 apr. 1827 a Winterberg (Westfalia), m. a Merano il 19 dic. 1914. Laureatosi nel 1851 in utroque iure a Berlino, divenne nel 1853 libero docente a Bonn, nel 1854 straordinario di diritto canonico a Praga, nel 1855 ordinario di diritto canonico e di storia del diritto germanico nella stessa Università; nel 1873 passò a Bonn e vi esercitò lo stesso insegnamento fino al 1906, anno in cui si ritirò a Merano.
Consigliere del Tribunale ecclesiastico matrimoniale di Praga (1856-71) e deputato al Reichstag germanico (1874-79), venne insignito del titolo nobiliare ereditario di cavaliere dall'imperatore Francesco Giuseppe nel 1869. Fu autore di grande fecondita. Le sue opere più importanti sono il System des allgemeinen katholischen Kirchenrechts (Giessen 1856), Die Lehre von den Quellen des katholischen Kirchenrechts (ivi 1860), il Lehrbuch des katholischen Kirchenrechts (ivi 1863 sgg.), l'edizione, insieme al Richter, dei Canones et decreto Concilii Tridentini (Berlino 1851); l'opera fondamentale è Die Geschichte der Quellen und Literatur des kanonischen Rechts (3 voll., Stoccarda 1875-80), che costituisce senza dubbio il frutto più importante della sua vita di studioso.
S. era uomo di grande intelletto e di grande capacità di lavoro; aveva un carattere fiero, indipendente, che cercava sinceramente la verità, ma che poteva essere duro e parziale. Devoto alla Chiesa cattolica fino al 1870, passò, dopo la proclamazione del dogma dell'infallibilità pontificia, al vecchio cattolicesimo di cui fu, per la Germania, anima e capo incontrastato. A lui questo movimento deve l'organizzazione: elezione dei vescovi, riconoscimento statuale, elaborazione dello statuto sindacale, diritto disciplinare del clero, abolizione del celibato.
Per quanto riguarda la sua opera di scienziato, si deve affermare che la Geschichte der Quellen (con le relative ricerche preliminari pubblicate in forma di articoli) gli merita il nome di padre dello studio della canonistica classica, in quanto egli per primo studia il vastissimo materiale manoscritto, sparso in tutta l'Europa, enumera e valuta scrittori e scritti di diritto canonico fino al suo tempo e crea così la base per i più vasti studi in questo campo. Egli pecca, peraltro, spesso per superficialità e mancanza di precisione scientifica. Le opere scritte dopo il 1870 , anche se non sono tra gli scritti polemici, manifestano la sua aperta, acerba avversione alla Chiesa cattolica e in modo particolare al papato romano.
Bibl.: autobiografia in Geschichte der Quellen, III, 1, pp. 435-38 e Lebenserinnerungen, 3 voll., Giessen 1908; A. Zimmermann, Glossen ou v. Schultes Lebenserinnerungen, in Der Katholik, 40 (1900), pp. 62-69; N. Hilling, 7. F. Ritter von S., in Archiv für hath. Kirchenrecht, 92 (1913), pp. 319-27.
Alfonso M. Stickler
SCHULTES, Reginald. - Teologo domenicano, n. a Peterzell (cantone di S. Gallo, Svizzera) l'11 febbr. 1873, m. a Roma il 20 febbr. 1928. Dal 1899 al 1910 fu professore e predicatore a Graz. Da questa data fino alla morte, eccettuato il periodo della prima guerra mondiale, insegnò teologia nell'Ateneo Angelicum di Roma, specializzandosi nella storia dei dogmi, in cui le sue vedute, benché non
da tutti condivise, rivestono un particolare interesse.
Tra i suoi scritti sono da ricordare: Rene und Buss. sahrament (Paderborn 1906); Die Urgeschichte der Menschheit nach der III. Schrift (Graz 1908); Wunder und Christentum. Konferenzen (ivi 1909); Die Gottheit Christi. Konferenzen (ivi 1910); Die unfehlbare Kirche (ivi 1911); la discussa Introductio in histeriam dogmatum (Parigi 1922), preceduta da De definiibilitate conclusionum theologicarum, in La ciencia tomista, 23-24 (1921), pp. 305-53 e seguita da Eclaircissements sur l'évolution du dogme, in Revue des sciences phil. et théol., 14 (1925), pp. 286-302; il noto trattato De Ecclesia catholica (Parigi 1925; $2^{\circ}$ ed. (vi 1931).
Bibl.: necrologi in Analecta S. Ord. FF. Prard., 18 (19271928), pp. 464-65; Memorie domenicane, 45 (1928), p. 111; Revue des sciences phil. et theol., 11 (1928), pp. 335-38. Studi: A. Wels, Andreas Kard. Frühwirth (1845-1922), Vienna 1950, passim.
Abele Redigonda
SCHULTZE, Gottlob Ernst. - Noto col nome di Aenesidemus, filosofo tedesco, n. a Heldrungen (Turingia) il 30 ag. 1761, m. a Gottinga il 14 genn. 1833. Insegnò filosofia a Wittenberg, Helmstädt e Gottinga.
Le prime opere dello S. sono dedicate alla filosofia stoica e platonica; quelle che raccomandano la sua fama sono dirette, però, alla confutazione dei residui dogmatici dell'idealismo (v.), incapace a suo giudizio, di eliminare le ragioni più profonde dello scetticismo (v.). Questi «non è altro che l'affermazione che nella filosofia non può essere stabilito nulla, secondo principi inconfutabilmente certi e universali, né circa l'esistere o il non esistere delle cose in sé, né circa i limiti delle forze conoscitive umane» (Aenesidemus ader über die Fundamente der von dem Herrn Prof. Reinhold zu Jena gelieferten ElementarPhilosophie nebst einer Vertheidigung des Skeptizismus gegen die Anmuntung der Vernunftkritik, 1792; ed. della Kantgesellschaft, Berlino 1911, p. 18). Un vero superamento richiederebbe, difatti, la possibilità di costruire una scienza delle cose in sé e la scoperta del fondamento reale e ideale del conoscere. Ciò che non è avvenuto con Kant per l'indebita ammissione dell'anima come fondamento reale delle conoscenze a priori (v.), né con Reinhold la cui deduzione degli elementi materiali e formali della conoscenza ricade nel vizio dogmatico di considerare il potere rappresentativo come causa reale della conoscenza oggettiva.
La critica ricca di ulteriori sviluppi, sebbene in molti punti inefficace per la ristretta visione del criticismo (v.), è stata continuata in numerose altre opere, tra cui principali : Kritik der theoretischen Philosophie (2 voll., Amburgo 1801); Enzyklopaedie der philosophischen Wissenschaften (Gottinga 1814); Psychische Anthropologie (ivi 1816); Uber die menschliche Erkenntnis (ivi 1832).
Bibl.: A. Wrechmer, Ernst Platners und Kants Erkenntnistheorie mit besonderer Berüchahhtigung von Tetens und Aenesidemus, Berlino 1891; E. Fischer, Von G. E. S. zu Schopenhauer, Aarau 1901; H. Wiegerdtamers, Aeneidem-S., der Gegner Kants und seine Bedeutung im Neuhantianismus, Berlino 1910; P. Carabellese, Il problema della filosofia da Kant a Fichte, Palermo 1929, pp. 139-67; A. Mascolo, Fichte e la filosofia, Firenze 1948, pp. 17-25.
Enrico Garulli
SCHUMANN, Robert. - Musicista, n. a Zwickau l'8 giugno 1810, m. a Endenich il 29 luglio 1856. Iniziato da giovane agli studi musicali, vi aggiunse
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poi la giurisprudenza a Lipsia e ad Heidelberg, ma in seguito, nel 1830 , si dette esclusivamente alla musica a Lipsia. Nel 1834 fondò la rivista Neue Zeitschrift für Musik nelle cui pagine riversò tutto l'ardore polemico e critico del suo spirito. Nel 1847 divenne direttore della Liedertafel, nel 1848 organizzò la Società corale di Dresda (Gesangverein), nel 1850 fu nominato direttore musicale a Düsseldorf. Oltre le numerose composizioni per orchestra, da camera e pianistiche, scrisse una messa (op. 147) per coro a 4 voci e orchestra (1852) ed un Requiem (op. 148) per coro e orchestra (1852).
Bibl.: M. Maréchal, S. sa vie et ses oeuvres, Parigi 1906; C. Mauclair, S., ivi 1906; E. Wolf, R. S., Berlino 1906; W. Dahms, S., ivi 1916; F. Nicolas, R. S., Londra 1925; R. Pitrau, La vie intérieure de R. S., Parigi 1925; H. Gilbert, La maladie de R. S., ivi 1939; K. H. Wörner, R. S., Eutigo 1949; V. Terenzio, L'arte di S., Bari 1950.
Luisa Cervelli
SCHUPFER, Francesco. - Storico del diritto, n. a Chioggia il 5 genn. 1833, m. a Roma l'8 ag. 1925.
Indirizzato agli studi giuridici dall'ambiente di Vienna, dove aveva seguito il padre, ivi trasferitosi presso la Corte di Cassazione, lo S. si iscrisse all'Università di Innsbruck (1850), fu poi ad Heidelberg e ancora a Vienna, dove si laureò. Dopo un periodo di perfezionamento a Gottinga (1858), divenne libero docente a Padova (1860), Straordinario a Innsbruck (1864), ritornò a Padova per il Diritto romano (1866), subito in contrasto col Pertile (v.) che vi insegnava la Storia del diritto, e partecipò alle lotte amministrative locali. L'indirizzo anticlericale manifestato in tale occasione, insieme alla competenza scientifica, lo fecero invitare dal governo per essere contrapposto agli accademici pontifici : egli accettò l'invito e si trasferì a Roma (1878). Lo S. ha lasciato un'orma profonda nel campo della storia del diritto; la sua opera, ininterrotta per sessantadue anni, vivace e personalissima ma ineguale, risente dell'influsso della scuola germanistica, di cui accetta troppo spesso le conclusioni, e intende provare la generale infiltrazione dei costumi germanici in ogni parte dell'Italia. Essa rimane tuttavia per molti aspetti fondamentale ancor oggi, iniziando con quelle coeve del Pertile e del Del Giudice la moderna ricerca storica del diritto italiano.
Bibl.: G. Ferrari Dalle Spade, Necrologio, in Arch. giuridico, 95 (1926), pp. 3-6; P. Patetta, Stor. del Dir. ital., introd. a cura di L. Bulteretti, Torino 1927, p. 188 sgg. Fulvia Crosara
SCHÜRER, Emil Johann. - Storico, critico e teologo protestante, dell'indirizzo di Abrecht Ritschl (v.), n. ad Augusta il 2 maggio 1844, m. a Gottinga il 30 apr. 1910.
Studiò nel 1864-66 teologia a Erlangen, Berlino e Heidelberg, ma si laureò in filosofia a Lipsia nel 1868, dove prese la libera docenza nel 1869 e fu nominato professore straordinario nel 1873; trasferito come ordinario del Nuovo Testamento alla Facoltà di teologia dell'Università di Giessen allora eretta, nel 1890 passò a Kiel e nel 1895 a Gottinga, dove rimase fino alla morte. Il suo Lehrbuch der neutestamentlichen Zeitgeschichte (Lipsia 1874) ebbe parecchie edizioni continuamente rifatte e ampliate, in base ad uno studio completo di tutti i testi; divenne un trattato classico con il titolo Die Geschichte des jüdischen Volkes im Zeitalter Jesu Christi (Lipsia: I: $2^{2}$ ed. 1890, $7^{2}$ e $4^{2}$ 1901, $5^{2}$ 1925; II : $2^{2}$ ed. 1886, $4^{2}$ 1907-1909; Register, 1902). L'opera, ancora utile, dovrebbe oggi integrarsi con molti studi particolari, alla luce dei nuovi testi e documenti. Non tratta soltanto la storia esterna del popolo giudaico a partire dai Maccabei, ma anche la sua cultura, la sua pietà e le sue idee messianiche. Altro merito di S. è di essere stato nel 1876 il fondatore della Theologische Literaturzeitung (v.), che passa in rassegna critica la letteratura teologica del mondo e si sforza di essere oggettiva in base al criticismo, e di averla diretta dal vol. 1 (1876) al 36 (1910), ad eccezione del 1881-87, quando, per poter liberamente preparare la sua grande opera in $2^{2}$ ed., la commise ad A. Harnack (v.), suo fedele amico e collaboratore.
Bibl.: Titius, E. 7. S., in Realenc. f. prot. Theol., XXIV (Eugänzungsband, 1913), pp. 460-66 (con elenco delle altre sue opere).
Pietro Nisber
SCHWALM, Benoît. - Teologo e filosofo domenicano, n. a Nancy il 15 ott. 1860, m. a Pass-Prest (St. Paul du Var) il 17 nov. 1908. Religioso nel 1878 , studiò a Flavigny, a Belmonte (Spagna) e a Valders (Tivolo); insegnò filosofia a Corbara (1884-86) e sociologia a Flavigny (1893-99).
Si occupò particolarmente dei problemi sociali del tempo, che approfondì e cercò di risolvere alla luce della filosofia tomistica mostrandone la modernità. Scrisse molti articoli sulle condizioni del clero, la posizione della Chiesa dal punto di vista politico e sociale, il socialismo, il diritto di proprietà, i rapporti fra l'individuo e la società in La science sociale (1892-94) e in Revue thomiste (18941898). Il suo pensiero in materia di sociologia è raccolto nelle Lecons de philosophie sociale (2 voll., Parigi 1911). Affrontò pure con senso di equilibrio e rigorosa ortodossia i problemi della nuova apologetica e della filosofia dell'immanenza; si ricordano: L'Acte de foi est-il raisonnable?, in Revue thomiste, 4 (1896), pp. 36-63; Les illusions de l'idéalisme et leurs dangers pour la foi, ibid., pp. 413-41; scrisse pure: La vie privée des juifs à l'époque de Jésus-Christ (Parigi 1910); Le Christ d'après st. Thomas d'Aguin (ivi 1910). S. fu uno dei primi a combattere gli errori modernisti.
BibL.: anon., Mort du r.p.S., in Amée dominicaine, 48 (1908), pp. 547-50; H. A. Montagne, In Memoriam, in Rerue thomiste, 17 (1908), pp. 95-97; anon., Nécrologie, in Revue des scisures phil. et théol., 3 (1909), pp. 183-86; A. Gardel, Le père S., Parigi 1911; id., La synthese apologétique du p. S., in Revue thomiste, 21 (1913), pp. 513-36. Alfonso D'Amato
SCHWANE, Joseph. - Teologo, n. a Dorsten in Vestfalia il 2 apr. 1824, m. a Münster il 6 giugno 1891.
Sacerdote nel 1849, libero docente nella Facoltà teologica di Münster nel 1853 , vi ottenne la cattedra di teologia morale e di storia dei dogmi (1859), in seguito (1881) quella di teologia dogmatica.
Oltre notevoli monografie su questioni particolari (Controversia de valore Baptismi haereticorum [Münster 1860]; De operibus supererogatoriis et consiliis evangelicis [ivi 1868], ecc.) e l'opera sistematica Specielle Moraltheologie ( 3 voll., Friburgo in Br. 1873 e 1878), pubblicò la nota e pregevole Dogmengeschichte (I e II, Münster 1862-69; III e IV, Friburgo in Br. 1882-90) che delinea, con erudizione di prima mano, lo sviluppo dei singoli trattati dogmatici secondo i quattro momenti principali della storia del pensiero teologico: età prenioma, periodo aureo della patristica, scolastica, età moderna.
Bibl.: G. Mausbach, s. v. in E. Wetzer u. B. Welte's, Kirchenlex., $2^{2}$ ed., X, Friburgo i. Br. 1897, coll. 2042-43; G. Fritz, s. v. in DTSC, XIV, col. 1583. Antonio Piolanti
SCHWARTZ, EdUARD. - Protestante, studioso di storia ecclesiastica e filologo, n. a Kiel il 22 ag. 1858, m. a Monaco di Baviera il 13 febbr. 1940. Fu professore di filologia classica alle Università di Rostock, Giessen, Strasburgo, Gottinga e Monaco.
La sua produzione scientifica, assai vasta, comprende studi sulla storiografia greca, sulla cronologia e sulla geografia antica, nonché sulla storia della letteratura. Nei suoi ultimi anni si diede alla storia antica della Chiesa e importanza particolare si acquistò nell' 'iniziala edizione critica degli atti dei Concili ecumenici, che, rimasta incompiuta, comprende solo i Concili di Efeso e di Calcedonia (Acta conditorum oecumenicorum, Berlino 1914-40). Procurò inoltre l'edizione critica della Storia ecclesiastica di Eusebio nel corpus Berolinense (Lipsia 1903-1909) e scrisse un volumetto su Costantino e la Chiesa (Kaiser Konstantin und die christliche Kirche, Lipsia 1913).
BibL.: necrologi: W. Otto, in Historische Zeitschrift, 162 (1940), pp. 442-44; anon., in Rivista storica italiana, 58 (1941), pp. 294-95. Silvio Furiani
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SCHWARZ, Wilhelm. - Pubblicista, n. il 20 apr. 1855 a Nordkirchen (Vestfalia), m. il 20 dic. 1923 a Münster.
Sacerdote nel 1878 , risiedette dal 1883 al 1887 a Roma, quale cappellano al Camposanto teutonico. Trasferitosi nel 1888 a Berlino, vi divenne redattore del periodico cattolico Germania e ne fondò il supplemento letterario; nel roo6 passò a Münster, canonico del Duomo e direttore della Società per la storia e lo studio dell'antichità della Vestfalia. Tra le sue pubblicazioni si ricordano quelle sull'imperatore Massimiliano (Briefe und Ahten zur Geschichte Maximilions I., 2 voll., 18891891) e sul nunzio Gropper (Die Nuntintur-Korrespondenz Kaspar Groppers, 1898).
BibL.: F. Rabeneck, s. v. in LThK. IX, coll. 367-68. Silvio Furlani
SCHWARZENBERG, famiglia. - Nobile famiglia originaria dalla Franconia, dello stesso stipite dei conti di Seineheim.
Nel ' 500 acquistò notorietà Adam (1584-1641), ministro degli elettori Giorgio Guglielmo e Federico Guglielmo di Brandeburgo durante la guerra dei Trenta anni. I S. ebbero nel 1599 il titolo di conti e nel 1870 di principi dell'Impero. Acquistarono successivamente grandi possedimenti in Stiria ed in Boemia. Tra i membri della famiglia si ricordano in modo particolare: Kasi, Philipp (1771-1820) che combatté contro i Turchi prima, contro i Francesi poi; fu nel 1813 con il grado di feldmaresciallo comandante delle forze antinapoleoniche alla battaglia di Lipsia ed entrò in Parigi nel 1814.
Bibl.: A. Berger, Das Fürstenhaus S., in Österreichische Revue, 11 (1866, iv).
Felix, statista e diplomatico austriaco, n. a Krumau (Boemia) il 2 ott. 1800 , m. a Vienna il 5 apr. 1852.
Abbandonò la carricra militare nel 1824 per entrare nella diplomazia. Fu addetto a Pietroburgo, Londra, Parigi e Berlino, poi nel 1839 quale ministro plenipotenziario a Torino, dove salvaguardò con particolare energia gli interessi imperiali e si trovò varie volte in conflitto con Solaro della Margherita. Ministro a Napoli dal 1828 al 1848 , dopo lo scoppio della Rivoluzione prestò servizio al comando di una brigata delle forze imperiali impegnate nell'Italia settentrionale. A seguito dei moti viennesi dell'ost. 1848 fu incaricato di fermare un nuovo ministero; ascoltato consigliere del nuovo imperatore Francesco Giuseppe, ristabili con mano ferrea l'ordine nella monarchia, compromesso dalle richieste delle singole nazionalità. In Germania rislò̀ il prestigio degli Asburgo di fronte alle velleità della Prussia di costituirsi quale potenza egemonica del Bund; in Boemia mise a tacere qualsiasi espressione d'insofferenza; in Ungheria pose termine, con l'aiuto dello zar Nicola I, alla guerra d'indipendenza magiara; in Italia infine, dopo essersi rifiutato a ogni mediazione di potenze estere, riaffermò con la forza delle armi l'egemonia austriaca. Incoraggiò inoltre il presidente Bonaparte ad inviare a Roma un corpo di spedizione per porre termine alla Repubblica mazziniana e restaurarvi il Pontefice. Non fu alieno dall'idea di far entrare tutto l'Impero asburgico nella confederazione tedesca, ma di fronte alle difficoltà incontrate non vi insiatette. L'improvvisa morte dello S. privò l'Imperatore del suo più acuto consigliere in politica interna ed estera.
Bibl.: E. Heller, Mittelsuropas Vorhämnfer: Fürst F. S., Vienna 1933; H. v. Srbik, Deutsche Einheit., I-II, Monaco 1932, passim; R. Moscati, Austria, Napoli e gli Stati conservatori italiani (1840-51), Napoli 1942, passim; A. Schwarzenberg, Priure F. zu S., Nuova York 1946, con bibl.; R. Kissling, Fürst Felix zu S., Graz-Colonia 1932. Su queste due ultime opere cf. anche S. Furlani, in Rast. stor. del Risorgivo, 34 (1937), p. 262 e in Nuova vw. stor., 30 (1946), pp. 431-36.
Friedrich, cardinale, n. a Vienna il 6 apr. 1809, m. ivi il 27 marzo 1885, fratello del principe Felix e cugino del principe Karl Philipp. Ordinato sacerdote nel 1833, fu canonico nella metropolitana di Vienna. Arcivescovo di Salisburgo il $1^{\circ}$ febbr. 1836, fu creato
cardinale da Gregorio XVI, il 24 genn. 1842. Il zo maggio fu trasferito all'arcivescovato di Praga. Nel 1848 presiedette la conferenza di vescovi tedeschi a Würzburg e l'anno successivo convocò a Vienna tutto l'episcopato dell'Impero asburgico dove fu elaborato un memoriale, sottoposto alle autorità governative, per il riordinamento delle relazioni tra Chiesa e Stato. Fu in tal modo preparato il Concordato del 1855, alla cui pratica attuazione in Boemia lo S. dedicò particolare fervore. Dopo la guerra del 1866 la buona armonia tra Chiesa e Stato, a causa soprattutto del sopravvento di tendenze liberali, venne tuttavia meno. Come membro della Camera dei Signori lo S. si oppose nel 1868 alla legge sul matrimonio civile e nel suo discorso del 20 marzo fece presente che tale progetto, togliendo qualsiasi crisma religioso al matrimonio ed alla famiglia, non solo metteva in dubbio le obbligazioni derivanti dal diritto canonico, ma aboliva le obbligazioni stesse, costituendo una minaccia alla libertà della Chiesa.
Nel Concilio Vaticano fece parte del gruppo dei vescovi che ritenevano inopportuna la definizione della infallibilità pontificia per le ripercussioni che poteva avere negli ambienti politici; e con loro lasciò Roma prima della solenne proclamazione. Pubblicò la relativa costituzione nella sua diocesi il 12 genn. 1871.
Bibl.: C. Wolfsgruber, F. Kard. S., 3 voll., Vienna 19061917. Silvio Furlani
SCHWETZ, Johann Baptist. - Teologo, n. a Bosan in Moravia nel 1803, m. a Vienna nel 1890.
Insegnò teologia dogmatica ad Olmütz e nell'Università di Vienna. Nel 1863 fu nominato parroco di corte e poi preposto del Capitolo di S. Stefano. Scrisse : Theologia dogmatica catholica ( 2 voll., Vienna 1861 ; più volte riedita e ampliata), manuale imposto in tutte le scuole teologiche dell'Impero austro-ungarico, che tenendosi lontano dal giuseppinismo e dal gïntherismo, esercitò un benefico influsso. Chiamato a Roma nel periodo antecedente al Concilio Vaticano, preparò lucidi schemi sugli errori di Günther, ora editi e commentati da L. Orbán, Theologia güntheriana et Conc. Vaticanum iuxta vota inedita consultorio 7. B. S. (2 voll., Roma 1942 e 1949).
Bibl.: Hurter, V. col. 1234; E. Müller, Autriche (publications catholiques), in DThC. I. col. 2618; E. Hacedor, Hist. de la theol. au XIVe siècle. II, Bruxelles-Pariqj 1952, pp. 26, 343. Antonio Piolanti
SCHYNSE, August Wilhelm. - Missionario, n. il 21 giugno 1857 a Wallhausen presso Kreuznach, sacerdote nel 1880, fu il primo tedesco ad entrare tra i Padri Bianchi nel 1882; missionario nel Congo dal 1885 al 1887, dal 1887 in poi nell'Africa orientale germanica.
Accompagnò Stanley nel suo ritorno alla costa orientale e nel 1890 Emin Pascià nella sua spedizione all'interno dell'Africa, m. il 18 nov. 1891 a Bukumbi. I suoi giornali di viaggio, pubblicati da Carlo Hespers, furono accolti con grande applauso in Germania: Zwei Jahre am Kongo (Colonia 1889); Mit Stanley und Emin Pascha durch Deutsch-Ostafrika (ivi 1890); P. Schymses letzte Reise (ivi 1892).
Bibl.: anon., P. Aug. S. und seine Missionarviven in Afrika, Strasburgo 1894; anon., P. S. Sein Leben und Wirken, Treviri 1897 .
Giovanni Rommerskirchen
SCIALOJA, Vittorio. - Giurista, n. a Torino il 24 apr. 1856, m. a Roma il 19 nov. 1933. Laureatosi nell'Università di Roma nel 1877, dopo un breve periodo presso la presidenza della Corte di Cassazione di Roma, insegnò diritto romano nell'Università di Camerino e successivamente, quale professore ordinario, a Siena (1881) ed a Roma (1881), università che doveva illustrare con il suo magistero fino al 1931.
Fu socio nazionale e per qualche tempo presidente dell'Accademia dei Lincei, promotore e presidente dell'Istituto internazionale per la unificazione del diritto privato, senatore del Regno dal 1904, ministro di Stato
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(da Studi di Diritto romano pubblicati in onore di V. S., Milano 1965)
Sciacola, Vittorio - Ritratto.
dal 1927. Era dottore honoris causa delle Universita di Parigi, Strasburgo. Praga, Torino e 11 Cairo.
Il suo ingegno gli consentì di cimentarsi nei campi più diversi. Giurista, fu maestro insigne nelle discipline storiche come nei diritti vigenti, partecipò a lavori di codificazione in Italia e all'estero, fondò e diresse il Bullettino dell'Istituto di diritto romano dell' Università di
Roma che si era costituito per opera sua. Uomo politico, mantenne altissimo il tono dei dibattiti nel Senato e fu ministro di Grazia e Giustizia nel ministero Sennino (1909-10), ministro senza portafoglio nel ministero Boselli (1916-17), ministro degli Affari Esteri nei gabinetti Nitti (1919-20). Delegato alla conferenza della pace (1919-20) e alla Società delle Nazioni (1921-32), tenne alto in difficili momenti, con la sola autorità del suo nome e della sua competenza, il prestigio dell'Italia. Avvocato, costitul, con i suoi pareri e con le sue discussioni, un impareggiabile esempio di dottrina e di finezza rimasto fino ad oggi insuperato. Curatore di testi, collaborò attivamente alla edizione dei Digesta (Milano 1908-31).
Delle sue opere giuridiche le più importanti sono, oltre a numerosi corsi di diritto romano: I negozi giuridici, Roma 1892-93 (2a ed. ivi 1933); Teoria della proprietà in diritto romano, 2 voll., ivi 1928; Diritto ereditario romano, ivi 1933; Procedura civile romana (integr. da V. Arangio-Ruiz), ivi 1936. I numerosissimi articoli e discorsi furono in gran parte raccolti da L. Trompeo: Studi giuridici e scritti e discorsi politici, 7 voll., Roma $1932-36$.
Bull.: E. Albertario, Il pensiero e l'opera di V. S., in Rivital. scienze giurid., nuova serie, 9 (1934), p. 20 sgg.; S. Riccobono, V.S., in Bullettino d. Istituto di dir. romano, 42 (1934), p. 1 sgg. V. Arangio-Ruiz, V. S., in Revue al Quansum Wal latisad, 4 (1934), p. 109 sgg.
Rodolfo Danieli
SCIAMANISMO. - Dal tunguso shaman, vocabolo importato forse dal pâli "samana", lo s. è un fenomeno magico-religioso, attualmente osservabile, nella sua forma classica, tra le popolazioni dell'Asia centrale e settentrionale, e variamente diffuso in tutti i continenti, presso genti di diverso livello culturale. Lo s. può considerarsi una tecnica la quale pone colui che la esercita in uno stato di estasi e di comunione con le potenze soprannaturali (in genere spiriti dei morti, dèmoni, spiriti della natura), in modo che egli possa avvalersi del potere loro proprio, senza, peraltro, divenire un loro strumento. Solo eccezionalmente gli sciamani sono posseduti dagli spiriti.
Gli sciamani, per la intensità della loro esperienza religiosa, si distinguono nettamente dagli individui della comunità cui appartengono. Il potere di sciamano si acquista principalmente in due modi. Il primo consiste nella trasmissione ereditaria del potere stesso, la quale può avvenire e di padre in figlio (p. es., tra alcune popolazioni della California), o di nonno in nipote (p. es., in Manciuria, ove il figlio, cui spetta provvedere ai bisogni del padre non può egli stesso diventare sciamano), o di zio in nipote (in società matriarcali). Il secondo consiste nella vocazione spontanea o nella elezione da parte della divinità. Ad es., presso gli Ostiachi orientali, lo s. è un dono del cielo che si riceve nascendo. Può darsi anche il caso che individui
diventino sciamani spontaneamente (p. es., tra le genti altalche), o per volontà del padre (presso i Tungusi ed altri popoli). In questo ultimo caso, però, gli sciamani sono meno potenti. L'acquisto del titolo di sciamano si ottiene dopo un periodo preparatorio durante il quale il novizio, sotto la guida di uno o più sciamani anziani, apprende le tecniche mistiche e le tradizioni religiose tribali. Questo periodo termina in genere con cerimonie, chiamate "iniziazione dello sciamano", nel corso delle quali l'ini. zlando viene sottoposto a varie prove per dimostrare che ha realmente acquistato i particolari poteri inerenti la sua nuova posizione. Tali prove possono consistere nel camminare sul fuoco, mettersi in comunicazione con gli spiriti, dimostrare di essere sotto la protezione di uno spirito guardiano, compiere una ascensione ai cielo (attraverso l'arcobaleno, per mezzo di una fune, di un albero, di una scala e, semplicemente, a volo), compiere un viaggio nell'al di là, ecc. Durante il periodo preparatorio il novizio apprende, per lo più, anche un linguaggio segreto del quale deve servirsi nelle sedute per comunicare con gli esseri soprannaturali da lui evocati (p. es., tra gli Eschimesi, le popolazioni dell'Asia artica e subartica, i Semang, i Mentowei, i Caribi, i Salish, ecc.).
I poteri dello sciamano sono vari. Egli è guaritore (lo si trova spesso designato con il termine di uomomedicina), ma la sua attività si riferisce soprattutto al l'anima. Fa diagnosi e cura l'anima del paziente quando tenta di sfuggire dal corpo; la rintraccia e la riconduce al suo proprietario. Nella qualità di conduttore delle anime lo sciamano ha anche la funzione di accompagnare i morti agli inferi. I defunti, che esso guida, sono, per solito, quelli che non vogliono lasciare questo mondo.
La cura sciamanistica può anche consistere nell'espellere lo spirito " cattivo ", che si è intromesso nel malato : atto che egli compie, spesso, con l'aiuto di spiriti ausiliari, con minacce, rumori, ecc. La lotta contro gli spiriti cattivi è spesso pericolosa e stanca lo sciamano. P. es., presso gli Eschimesi, causa delle disgrazie è ritenuta frequentemente l'infrazione di qualche tabu, che irrita la Madre dei mammiferi marini : lo sciamano compie, allora, un viaggio negli abissi del mare per placare l'irata divinità. Alle volte si crede che causa del male sia l'introduzione nel corpo della vittima, da parte di uno sciamano o di spiriti, di oggetti malefici : compite dello sciamano curante è quello di estrarre l'oggetto. Il sistema più comune di estrazione è quello per succiamento. Non sempre, tuttavia, nella sua funzione di guaritore lo sciamano ricorre ai poteri magici : egli conosce ed usa anche le virtù medievali di piante ed animali, pratica massaggi, ecc.
Allo sciamano incombe anche il dovere di salvaguardare la comunità da mali e periodi collettivi, oltre che individuali : scoprire, cioè, le cause mistiche di epidemie, carestie, ecc.; indicare i rimedi per sanarle, il modo per evitarle. In favore della comunità lo sciamano esercita ancora altri poteri, quali quello di arrestare la tempesta (Eschimesi), di provocare o far cessare le piogge (America settentrionale).
In virtù del potere di chiaroveggenza - che fa parte delle loro tecniche mistiche - gli sciamani possono ricercare uomini, animali e oggetti perduti, indicare ladri e malfattori, diventare, infine, guide del loro popolo, profeti, come Wowoka e coloro che si fecero iniziatori di movimenti religiosi e politici antioccidentali nel NordAmerica. Tra i poteri straordinari dello sciamano si ricordano ancora la levitazione, il dominio del fuoco (oltre che camminare sui carboni accesi, come si è accennato, mettere carbone acceso nella bocca, toccare ferri roventi, ecc.), farsi attraversare qualsiasi parte del corpo da armi da taglio o da proiettili di armi da fuoco, senza riportarne offesa, ecc.
Bisc.: W. Sieroszewski, Du chamanisme d'oprés les croyances des Yahoules, in Revue de l'hist. des religions, 46 (1902), pp. 204232, 299-338; R. Benedict, Vision en Plains Culture, in American Anthropologist, 24 (1922), pp. 1-23; J. L. Meddex, The Medicine Man. A sociological study of the character and evolution of shamanism, Nuova York 1923; G. Niezadze, Der Schamanismus bei den sibirischen Völkern, Stoccarda 1922; G. Sandschien, Weltanschauung und Schamanismus der Alarru-Buriaten (trad. dal russo di R. Augustin), in Anthropos, 22 (1927), pp. 576-613,
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(fat. Alinari)
In alto: SCHOLA CANTORUM della basilica di S. Sabina costruita o rinnovata sotto il pontuticato di Eugenio II (824-27), ricostruita con i frammenti originali nel 1936 - Roma. In basso: SCHOLA CANTORUM della basilica di S. Maria in Cosmedin costruita sotto il pontificato di Callisto II (1119-24), ricostruita con i frammenti originali nel 1898 - Roma.
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(fot. Hlucri)
A sinistra: MORTE DI S. SCOLASTICA. Affresco del sec. xiv - Subiaco, S. Speco. A destra: MEDAGLIONE CON S. SCOLASTICA; in basso s. Benedetto comanda al corvo di portare via il pane avvelenato. Affresco di Maestro Consolo e siuti (sec. xiri) - Subiaco, S. Speco, chiesa inferiore.
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933-34; 23 (1928), pp. 238-60, 967-86; W. Z. Park, Shamanism in Western North Amerita. A study of cultural relationship, North Western University, Evenstone-Chicago 1938; A. Ohlamakers, Studies zum Problem des Schamanismus, Lund-Copenhagen 1939; K. N. Chadwick, Poetry and Prophecy, Cambridge 1942; A. Metrous, Le shamanisme chez les indicus de l'Amérique du Sud tropicale, in Acta Americana, 2 (1944), pp. 107-119, 320-41; S. F. Nadel, A study of shamanism in the Nuba Mountains, in Journal of the Royal Anthropological Institute, 76 (1946), pp. 23 27; E. De Martino, Il mondo magico, prolegomeni ad una storia del magismo, Torino 1947; M. Bouteiller, Don chamanistique et adaptation à la vie chez les indiens de l'Amérique du Nord, in Journal de la Soc. des Americanistes, nuova serie, 39 (1950), pp. 1-14; id., Chamanisme et guericnn magique, Parigi 1930, p. 377; E. Miron, Le chamanisme et les techniques archaïques de l'extase, Parigi 1951, pp. 1-447.
Tullio Tentori
SCIENTISMO. - E la concezione secondo la quale la scienza (v.), come tipo di sapere contraddistinto dalla filosofia (v.), nonché dalla fede religiosa, è l'unica conoscenza valida ed è sufficiente a risolvere tutti i problemi umani.
Il termine s. (usato soprattutto con significato peggiorativo da coloro che polemizzarono contro questa posizione) si riferisce specialmente all'atteggiamento dominante nella seconda metà del sec. xix presso i materialisti e i positivisti francesi. Il materialismo (v.) di Vogt, di Moleschott, di Büchner, il monismo (v.) di Haeckel si presentano come soluzioni definitive date in nome della "scienza" ai problemi filosofici e religiosi. La scienza, come conoscenza di leggi naturali fisse e immutabili, postula, secondo questa concezione, il determinismo e il materialismo. Nello scritto polemico di C. Vogt, Köhlerglauke und Wissenschaft (Giessen 1854) si trova la frase, poi spesso ripetuta, che il pensiero sta al cervello come la bile sta al fegato. Nel monismo propugnato da E. H. Haeckel (v.) la teoria dell'evoluzione è presentata come la spiegazione scientifica da sostituire al mito della creazione. I dogmi di quella che Haeckel chiama filosofia dualistica e della religione tradizionale sono stati definitivamente confutati dalla scienza moderna della natura.
Il positivismo (v.) specie francese (Comte, Littré, Le Dantec) ha cercato di dare la giustificazione epistemologica di tale assolutizzazione della scienza. Per sé, il positivismo, asserendo di limitarsi alla conoscenza dei fatti, non si pronuncia sull'essenza della realtà, e quindi non implica una concezione materialistica, ma spesso la presuppone di fatto. Per Comte (v.) teologia e metafisica sono forme mitiche di sapere, rispondenti a stadi non ancora evoluti dell'umanità : unico sapere valido è quello scientifico: osservazione dei fatti e formulazione delle leggi che li regolano. Nello stadio scientifico la filosofia non è che la sintesi delle scienze particolari. E. Littré (1801-81) considera come risultato acquisito dalla filosofia di A. Comte "l'immutabilità delle leggi naturali, contro la teologia che introduceva interventi soprannaturali; la limitazione del mondo speculativo, contro la metafisica che persegue l'infinito e l'assoluto" (cit. da Bréhier [v. op. cit. in bibl.], p. 932). F. Le Dantec (18691917), che accetta per sé la qualifica di scientista, ritiene che le leggi naturali scoperte dalla scienza esprimano una assoluta necessità, e che la scienza, unico sapere valido, implichi una concezione materialistica e deterministica della realtà.
La critica allo s. venne in primo luogo da scienziatiepistemologi, come E. Mach, H. Poincaré, P. Duhem, i quali osservarono che la scienza non è una conoscenza perfetta e definitiva della realtà : anzi secondo Mach e Poincaré essa ha un valore puramente economico : i concetti scientifici sono schemi