t. Schule, Eile Beitrag zur Gesch. des deutsch. Geistes, 4* ed., Berlino 1920, cap. 3, p. 447 sgg.; F. Neubauer, Die Begriffe der Individualität u. Gemeinschaft im Denken des jungen S., StoccardaGotha 1923; E. Brunner, Die Mystik u. das Wort. Der Gegensatz zwischen moderner Religionsauffassung u. christl. Glauben, dargestellt an der Theologie S.s., Tubinga 1924; L. Stamer, Das Obernatürliche bei S., Würzburg 1925; W. Schultz, Die Grundprinzipien der Religionsphilos. Hegels u. der Theologie S.t. ein Vergleich, Berlino 1937; I. J. Rougo, Discours sur la religion. Traduction, introduction et notes, Parigi 1944; F. W. WentzlaffEggelbert, Deutsche Mystik zwischen Mittelalter u. Neuzeit, Tubinga 1947, pp. 226-30 e 337 sgg. (bibl.); K. Barth, Die protestantische Theol. im 19. Jahrb., Zurigo 1947, pp. 379-424; F. Flückinger, Philosophie u. Theologie bei S., ivi 1947 von bibl. completa (pp. 186-90); W. Ziegenfuss-G. Jung, s. v. in Philo-sephen-Lexikon, II, Berlino 1950, pp. 456-62 (con bibl.); H. Schloenmann, Vom göttlichen Oegrund, Amburgo 1950, pp. 121-51.
Cornelio Fabro
SCHLESWIG-HOLSTEIN. - Già ducato, ceduto dall'imperatore Corrado II alla Danimarca nel
1035 e retto col titolo di Duchi da membri della casa reale danese; passato in eredità nel 1386 ai Conti di Holstein-Schauenburg; ritornato, dopo la loro estinzione, alla Danimarca nel 1459; diventato provincia della Prussia nel 1867.
I primi missionari furono s. Willibrordo e Atrebano, morto martire nel 780 nella ribellione dei Sassoni. Sotto Lodovico il Pio, Ebbo, arcivescovo di Reims, e s. Ansgario, compagno del re Araldo di Danimarca, convertito nell'826 al cristianesimo, tentarono un'altra volta la missione. Per le incursioni dei Normanni e dei Venedi tutto fu di nuovo distrutto.
Sotto Enrico I la Marca sull'Eider fu nuovamente costituita iniziandosi cosi una nuova epoca missionaria. L'arcivescovo di Brema Adaldag fondò nel 948 la diocesi di S. e quelle di Ripe e Aarhus in Danimarca. Sotto il figlio di Araldo, Sven Barba Forcuta, vichingo, tornato nel 985 , la diocesi di Aarhus fu soppressa ed i vescovi di Ripe e di S. furono espulsi. Negli ultimi anni di sua vita Sven Barba Forcuta si fece cristiano. Suo figlio Canuto il Grande propagò il cristianesimo nell'intero suo regno (Danimarca, Inghilterra, Norvegia). Diventato Canuto anche margravio di S., lo S.-H., fino allora parte della provincia ecclesiastica di Bremad Amburgo, passò alla provincia danese di Lund, eretta nel 1104, alla quale rimase unita fino alla soppressione per mezzo di Cristiano III di Danimarca. L'ultimo vescovo cattolico di S., Godescalco von Aldefeld (1527-41), non riuscì a vincere la politica dei re di Danimarca, inclini alla riforma. Cristiano III proclamò nel 1536 il luteranismo religione di Stato e proibì la pratica della religione cattolica. Morto Godescalco, Tileman von Hussen divenne primo vescovo luterano di S. Nel 1542 il regolamento ecclesiastico di S.-H., eguale a quello danese del 1537, fu proclamato legge fondamentale dello Stato. Soltanto agli inizi del sec. xvir riuscirono a formarsi alcune comunità cattoliche. Dal 12 nov. 1669 il territorio appartenne al vicariato apostolico nuovamente eretto delle Missioni nordiche. Il 29 luglio 1868 fu eretta la prefettura apostolica di S.-H. e sottoposta al vescovo di Osnabrück come provicario. Dopo il Concordato con la Prussia del 14 giugno 1929 la prefettura apostolica di S.-H. con la cost. Pastoralis Officii Nostri del 13 ag. 1930 fu incorporata alla diocesi di Osnabrück.
Bim...: Joh. Metzler, Die apostolischen Vibariate des Nordens. Ihre Entstehung, Entwicklung und ihre Verwalter, Paderborn 1919, pp. 273-84.
Nicola Kowalsky
SCHLITPACHER, Johann (Giovanni di WeilHEIM). "Riformatore monastico e umanista benedettino, n. nel 1403 a Schongau (Svevia), m. in una pastilenza il 24 ott. 1482 a Melk. Fu educato a Schlitbach presso Weilheim (donde l'altro suo nome); "magister artium" a Vienna e a Melk; priore nei monasteri della Germania meridionale dove si adoperò per introdurre le riforme del Concilio di Basilea.
Sotto il cardinal legato Nicola Cusano fu visitatore e predicatore dell'indulgenza giubilare nella provincia ecclesiastica di Salisburgo dal 3 febbr. 1451 al 19 nov. 1452. Lavorò dal 1457 per unire l'osservanza di Melk con quelle di Kastl e Bursfeld. Dal 1468 al 1472 fu priore nei monasteri di Austria e di Baviera; nelle conferenze per l'unione (1471-72) rappresentò i monasteri austriaci, ma la sua attività fu senza risultato. Fece entrare pienamente nell'ambiente della riforma di Melk sia l'umanesimo monastico italiano, introdotto da Pietro di Rosenheim, sia le direttive scientifiche di Vienna. Come riformatore, scrittore e umanista, S. sta tra Pietro di Rosenheim e Bernardo di Waging ( 1400 -72), che furono i principali rappresentanti del movimento riformistico di Melk e dell'umanesimo monastico sud-germanico.
Si conservano di S. numerosi inediti nella Staatsbi-
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bliothek di Monaco e nel monastero di Melk : scritti sulla riforma, lettere, poemetti mnemonici (Gemma bibliae seu memoriale minus bibliae, 1447).
BibL.: J. Zäbernagv, S.s. Anfzcichmngen als Visitator des Ben. Kloster, in Mitt. Inst. Öst. Gesch., 1909, p. 268 sgg.; id., Die Legation des Kard. Nib. Cusanus, in Reformat. Stud. u. Texte, 63. Jus. Greving, xxix (1914), pp. 49-57; R. Newald, Beiträge zur Geschichte des Humanismus in Oberösterreich, Lins 1926, pp. 162-71; F. Thoma, Petrus v. Rosenheim u. die Melber Ben. Reformbewegung, in Stud. Mitteil. O.S.B., Monaco 1927, pp. 94222.
Francesco Thoma
SCHLÖGL, Nivard. - Al secolo Johannes; escgeta di grandi doti e di grandi difetti, n. il 4 giugno 1864 in Gaaden (presso Mödling, bassa Austria), m. a Vienna nel 1939. Entrato nall'Ordine cistercense nel 1884, professore di Vecchio Testamento a Heiligenkreuz dal 1896, all'Università di Vienna dal 1908, fu trasferito alla Facoltà filosofica nel 1922-23.
L'antico Sängerknabe (ragazzo corista) di Heiligenkreuz (dal 1876, a 12 anni), poeta anch'egli (Das Waldtalhänder, Paderborn 1897), ebbe spiccata preferenza per i passi poetici della Bibbia e il loro metro. Tradusse opere nel suo bello ed espressivo tedesco (ad es., Geist des hl. Bernard, ivl 1898). Alla metrica ebraica dedico parecchi studi, il migliore dei quali è il primo (De re metrica Hebraeorum veterum, Vienna 1899). Difese l'opinione del suo collega di Vienna Hubert Grimme, che ammetteva un ritmo non solo dei pensieri (parallelismo), ma anche delle parole. Tra i diversi sistemi da lui possati in rassegna, propose una sentenza conciliante basata principalmente sugli accenti, ma in seconda linea tenne conto delle quantità delle sillabe. Sulle orme di tale sistema, con idee di critica letteraria spesso troppo conservative e spesso troppo audaci, si mise a ricostruire i testi originali della Bibbia, ad es., 29, 12-49, 16 del Siracide ebraico appena ritrovati nella gönlzäh del Cairo (Vienna 1901), il Cantico dei Cantici (ivi 1902), i Salmi (Graz 1911 : ebr. e tedesco). Secondo i suoi criteri erano anche composizioni ritmiche e metriche o addirittura poesia, nel testo originale, Samuele (Vienna 1904), Re e Paralipomeni (ivi 1911). Sostenne infine l'opinione che tutti i libri del Vecchio Testamento sarebbero stati scritti, nella loro forma originale, con ritmo e metro, e si accinse a preparare un tale versione per il popolo tedesco; videro la luce solo i Salmi e Isaia (ivi 1915), e Giobbe (ivi 1916). Applicò le sue teorie metriche perfino al Nuovo Testamento (in gran parte versione dall'ebraico, non aramaico, secondo S.), pubblicando Schriften des Neuen Bundes (ivi 1920), cui aggiunse Schriften des Alten Bundes (ivi 1922; a voll., il $2^{\circ}$ senza imprimatur), in un tedesco eccellente e poetico, ma con arbitrarietà incredibili quanto al testo e al vocabolario. Questi scritti furono respinti unanimamente dall'esegesi cattolica tedesca (fatto trascurato dal recensore in Revue biblique, 30 [1921], pp. 466-69). La versione integrale della Bibbia è stata messa all'Indice nel 1922 (AAS, 14 [1922], pp. 41, 349). Ma neanche quel colpo disarmò la sua operosità immensa, che si esplicò in articoli e recensioni in riviste ed enciclopedie e, specialmente, nella composizione di un commento di tutta la Bibbia, che consta di 20 grossi volumi manoscritti, secondo questi criteri : ricostruzione del testo secondo le sue teorie metriche, versione integrale latina e tedesca, note filologiche e di altro genere per il grande pubblico; l'opera, naturalmente, non fu data alla stampa. Inoltre tradusse qualche libro talmudico in tedesco (Vienna 1922), sempre secondo i suoi criteri personali.
Una valutazione giusta di S. e del suo operato è difficile. Era un esegeta di tipo premodernista, formato al tempo in cui non operava ancora la Commissione biblica (v.) con l'influsso salutare dei suoi decreti. Inoltre si formò prima che gli scavi sistematici avessero rivoluzionate le conoscenze sull'Oriente antico. E un prodotto tipico della sua generazione; molti di quelli che vi appartennero, nonostante che finissero con l'essere messi all'Indice, diedero tuttavia forti impulsi al rinnovamento dell'esegesi cattolica. Fu un religioso esemplare; maestro dei novizi cistercensi dal 1890 al 1907, dedito più tardi
alla cura pastorale degli studenti a Vienna, era pieno di carità verso il prossimo, pronto ad ogni sacrificio.
BibL.: S. Grill, Universitätsprof. Dr. P. N. 7. S. 1864 1939. Eine kurze Würdigung, $2^{\circ}$ ed., Heiligenkreuz 1949 (già prima in Ost. Chronik del 1940).
Pietro Nober
SCHMALZGRUEBER, Franz. - Canonista, n. a Grusbach (Alta Baviera) il 9 ott. 1663, m. a Dillingen il 7 nov. 1735 .
Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1679, insegnò filosofia e teologia morale all'Università di Innsbruck e diritto canonico in quelle di Ingolstadt e Dillingen (1702, 1705-24). Fu in Roma consore per la stampa del suo Ordine (1724-26). Ripresa la cattedra a Dillingen nel 1727, morì otto anni dopo, rettore magnifico di quella Università.
Ebbe grande autorità, come canonista, nella scuola, presso le Curie e perfino nel campo protestante. Come autore, è annoverato tra i grandi classici del secondo rinascimento (schola culta) della scienza del diritto canonico nell'epoca postridentina. Il suo celebre trattato, Ius ecclesiasticum universum seu lausbrationes canonicae in quinque libros Decretalium ( 7 voll., Ingolstadt 1719) raccoglie il materiale trattato nelle dispute annuali universitarie, già in precedenza parzialmente pubblicate in una serie di trattati distinti secondo i cinque libri delle Decretali; ne è stato fatto un compendio: Succincta sacrorum canonum seu compendium iuris ecclesiastici (3 voll., Augusta 1747) ad opera di un suo allievo. Benché il trattato, tuttora molto in uso, riveli una larga dipendenza dai commentaristi precedenti, specialmente dal Reiffenstucl, l'autore vi eccelle per indubbi meriti personali, in modo particolare per chiarezza e facilità di esposizione, vastità di sintesi, sodezza e completezza di dottrina, abbondanza di testi legali e di soluzioni giurisprudenziali.
Scrisse inoltre: Consilia, seu responso iuris (2 voll., Ingolstadt 1722). Altri trattati minori, come Sponsalia et matrimonium (ivi 1713), Crimen fori ecclesiastici (ivi 1713), Clerus secularis et regularis, ecc. sono lavori parziali rifusi poi nel trattato principale.
BibL.: Sommervogel, VII, col. 795 sgg.; I. F. von Schulte, Gesch. der Quellen und Lit. des hunon. Rechts, III, Stoccarda 1880, p. 160 sgg.; Humor, IV, col. 1278-79; B. Duhs, Gesch. der Jesuiten in den Ländern deutscher Zunge, IV, II, Monaco-Ratisbonn 1928, p. 120; E. H. Fischer, Auf den Spuren eines grossen allinger Kirchenrechtslehrers und Universitäts-Kanzlers, in Dillingen u. Schwaben, Festschr. der Univ. Dillingen an der Donau, Dilings 1949, pp. 59-65.
Zaccaria di San Mauro
SCHMALZL, Maximilian. - Pittore, fratello laico dei Redentoristi, n. a Falkenstein (Baviera), il 7 luglio 1850, m. nel convento di Gars (Baviera) il 7 genn. 1930.
Decimo figlio di una famiglia numerosa, apprese l'arte di pittore e scultore prima a Ratisbona, poi a Monaco, ove frequentò anche l'Istituto superiore delle arti applicate. Il 20 maggio 1872 vesti l'abito dei Redentoristi a Gars, professandovi il 20 luglio 1878 e dedicandosi prevalentemente all'arte. Dal p. O. Schober, redattore liturgico della casa Pustet di Ratisbona, venne condotto alla decorazione dei libri liturgici, la sua massima gloria. Minió un messale per Pio IX (1877), disegnò l'alfabeto dei fiori per i messali Pustet e un numero stragrande di incisioni per i libri liturgici della detta casa che piacquero tanto al b. Pio X, che affidò allo S. la decorazione dei libri liturgici vaticani. Lo S. preparò gli schizzi per il graduale nel 1904-1906, per l'antifonale nel 1908-12 e quelli per il pontificale che poi non fu stampato (conservati nella Biblioteca Vaticana). Affrescò anche varie chiese e disegnò i cartoni per la decorazione di altre, per non dire dei lavori minori quasi innumerevoli. Come religioso fu esemplare e virtuoso. Dal 1924, per l'età avanzata e la malferma salute dovette rinunziare alla diletta arte. La sua produzione artistica riscosse grande ammirazione per più di mezzo secolo, soprattutto per lo spirito di profonda religiosità che la pervade.
BibL.: L. Eckl, Bruder Max. Ratisbona 1930, Giuseppe L. 6 w
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(de L. Eckl, Bruder Nux, Ratisbana 1938, p. 111) Schmalzl, Maximilian - S.ma Trinita. Incisione per illustrarne la festa.
SCHMID, Alois von. - Filosofo e teologo, n. il 22 dic. 1825 a Zaumberg bei Immenstadt (Baviera), m. il 16 marzo 1910 a Monaco. Compiuti gli studi ad Augusta e a Monaco, fu ordinato sacerdote nel 1849.
Insegnò nel Ginnasio di Zweibrücken ( $1850-52$ ), donde passò professore di filosofia a Dillingen (1853-66), poi per 37 anni tenne (fino al 1903) la cattedra di dogmatica e apologetica all'Università di Monaco. Nelle sue numerose pubblicazioni tentò un accostamento tra la filosofia tradizionale scolastica e il pensiero moderno, particolarmente di Kant, di cui intese correggere il soggettivismo, senza porre sempre una netta distinzione tra il naturale e il soprannaturale. Accusato pertanto di razionalismo, si difese energicamente dagli attacchi di Schäaler (v.) e Gloesner. Scrisse : Bisthumssynode (2 voll., s. I. 1850-51); Entwickelungsgesch. der Hegelschen Logik (Ratisbona 1858); Thomistische u. Scotist. Gewissheitslehre (Dillingen 1859); Wissenschaftliche Richtungen auf dem Gebiete des Katholizismus (1862); Wissenschaft u. Auctorität (1868); Untersuchungen über den letzen Gewissheitsgrund des Offenbarungsglaubens (1879); Gefühl u. Gefühlsvermögen (1884); Erkenntnisslehre (2 voll., Friburgo in Br. 1890); Apologetik als spekulative Grundlegung der Theologie (1900).
Bink.: T. Pesch, Dr. A. S. über die Erkenntnisslehre, in Phil. Tehrb., 7 (1895), pp. 306-16, 393-407; C. Schreiber, A. von S., ibid., 24 (1911), pp. 104-12; A. Schmid, Geheimrat Dr. Alois Ritter von S., Ratisbona 1911; H. Lange, A. von S. und die vatikanische Lehre von Glaubensabfall, in Scholastik, 2 (1927), pp. 342-70.
Vito Zollini
SCHMID, Christoph von. - Pedagogista, n. il 15 ag. 1768 a Dinkelsbühl, m. il 3 sett. 1854 ad Augusta. Allievo prediletto di Sailer a Dillingen, fu ordinato sacerdote nel 1791.
Si occupò dell'ordinamento scolastico in Baviera; fu ispettore scolastico del distretto di Mindel e dispiegò una grande attività in quel campo. Il suo merito principale è costituito dal fatto che per primo applicò praticamente le idee pedagogiche del Sailer (v.) nella sua vasta e continua attività di scrittore di favole e di racconti, tendenti ad un'educazione cattolica della gioventù.
I suoi racconti, a cominciare dai primi, redetti in forma epistolare e pubblicati nel 1806 sotto il titolo Das Glück der guten Erziehung, fino ai Erzählungen für Kinder und Kinderfreunde (Landshut 1823-29, in 4 voll.), non solo raccolsero e godono tuttora grande successo in Germania, ma furono tradotti in quasi tutte le lingue europee ed in molte extraeuropee (p. es., arabo, giapponese, cinese).
S. stesso ne curò dal 1840 un'edizione completa in 24 voll. Accanto a questa attività di scrittore per la gioventù S. volle liberare l'insegnamento della storia sacra da tutte le astrazioni che ne rendevano oltremodo difficile la comprensione alle menti semplici dei fanciulli: nel 1801 pubblicò pertanto una storia biblica adatta ad essi, Biblische Geschichte. Assai apprezzati furono anche i libri di testo che compose per le scuole bavaresi e pubblicò intorno al 1840 .
Bink.: Ch. v. S., Erinnerungen aus meinem Leben, 4 voll., Augusta 1823-57; E. Droesen, Das Verhältnis Chr. t. S. zu 7. M. Sailer in pädagogischer Hinsicht, Bonn 1906; J. Sellmair, s. v. in LThK, IX, coll. 283-85; F. Schnsbel, Storia religiosa della Germania nell'Ottocento, trad. it., Brescia 1944, p. 53-54. Silvio Furlani
SCHMID, Franz. - Teologo, n. a Trento nel 1841, m. a Bressanone nel 1922.
Alunno del Collegio Germanico, fu direttore spirituale del Seminario maggiore di Bressanone (1879), dove insegnò per 26 anni teologia dogmatica (1882-1908). Rettore del Seminario dal 1908, nel 1916 vicario generale e preposto della Cattedrale. Appassionato studioso di s. Agostino e di s. Tommaso, svolse una notevole attività scientifica ( $1918-21$ ).
Opere principali: De inspirationis bibliarum vi et ratione (Bressanone 1885); Quaestiones selectae ex theologia dogmatica (Paderbom 1891); Christus als Prophet und Wunderititer (Bressanone 1892); Die Wirksamkeit des Bittgebetes (ivi 1895); Die Sakramentalien der Kath. Kirche (ivi 1896); Die ausserordentlichen Heilswege für die gefallene Menschheit (ivi 1899); Der Unsterblichkeits-und Auferstehungsglaube in der Bibel (ivi 1902); Das Fegfener nach kath. Lehre (ivi 1904); Die Seelenläuterung im 7enseits (ivi 1907).
Giovanni Baur
SCHMIDLIN, Joseph. - Missionologo, n. a Kleinlandau (Alsazia) il 29 marzo 1876, m. nel campo di concentramento di Schirmeck nel 1943. Sacerdote nel 1899, dal 1914 al 1937 professore ordinario di storia ecclesiastica e di scienza missionaria all'Università di Münster in V.
Sotto l'impulso del p. R. Streit (v.) O.M.I. e del p. Friedrich Schwager S.V.D. entrò nel campo della scienza missionaria. Fu direttore della Zeitschrift für Missionswissenschaft, con una breve intermittenza, dal 1911 al 1937. Scrisse : Einführung in die Missionswissenschaft (2a ed., Münster 1925), Katholische Missionslehre im Grundriss (2a ed., ivi 1923), Katholische Missionsgeschichte (Seest 1925), tradotta in italiano dal p. G. B. Tragella ( 3 voll., Milano 1927-30), e Das gegenwärtige Heidenapostolat im Persen Osten (2 voll., Münster 1928). Fu anche attivo direttore della Commissione scientifica dell'Istituto internazionale per ricerche scientifico-missionarie. Con l'aiuto dell'Istituto fu possibile pubblicare i volumi della Biblioteca Missionum del p. R. Streit, le collezioni Missionswissenschaftliche Abhandlungen und Texte (14 voll.) e Missionswissenschaflliche Studien ( 7 voll.); sussidiare alcuni viaggi d'investigazione e organizzare i congressi missionari accademici fino al 1932. Può essere considerato un confondatore della scienza missionaria. Gli si deve pure la Papstgeschichte der neuesten Zeit (4 voll., Monaco 1933-39, vers. franc. del I volume in due tomi di L. Marchal riveduta da L. Cristiani, Lione 1938-40) che va da Pio VII a Pio XI e vuol essere la continuazione della Storia dei Papi del Pastor.
Bink.: autobiografia in Die Theologie in Selbstdarstellungen, Lipsia 1926; J. Beckmann, Von der alten zur neuen Zeitschrift für Missionsuiss., in Neue Zeitschr. für Missionswissenschaft., 1 (1945), pp. 4-6; Th. Ohm, 7. S., in Missionswissenach. und Religionswissenach., 3 (1947), pp. 3-11. Giovanni Rommerskirchen
SCHMIDT, Anton Maria. - Uomo politico e generale svizzero del Cantone di Uri, n. il 9 nov. 1792, m. nel 1880.
Dopo aver partecipato nel 1823 , con il grado di capitano, alla campagna di Spagna nelle file francesi, fu "Landmann" e "Landeshauptmann" di Uri dal 1824 al 1838, assumendo durante la guerra del Sonderbund il comando di una brigata dei cantoni cattolici. Entrò quindi
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al scrvizio della S. Sede e nel 1855 divenne colonnello del primo reggimento estero. Ebbe, cosi, modo di distinguersi sbaragliando il 21 giugno 1859 i novatori, che si erano impadroniti della città di Perugia (v.).
L'anno seguente, nel corso dell'invasione piemontese dello Stato Pontificio, fu alla testa della prima brigata con il grado di generale. L'essersi attardato fra il 10 ed il 13 sett. nel reprimere in quel di Città della Pieve l'opera di colonne di volontari provenienti dalla Toscana, lo tenne all'oscuro dello scoppio delle ostilità con i regi e della marcia su Perugia del corpo d'armata del gen. Fanti, impedendogli di riunirsi al grosso delle forze pontificie, che il gen. De La Moricière (v.) stava già concentrando sulla direttrice Spoleto-Foligno-Ancona. Rientrato rapidamente in Perugia al mattino del 14, la trovò già stretta da un grosso nerbo di regolari piemontesi e pervenne a stento, dopo aspri combattimenti per le strade, a chiudersi nella Rocca Paolina. La resistenza ivi opposta con meditata formezza dalla S. al Fanti, malgrado la schiacciante sproporzione di mezzi e di uomini, per l'intera giornata, ebbe il non trascurabile effetto di permettere alle retroguardie del De La Moricière di varcare, senza ostacoli, a marce forzate l'Appennino. Trasferito prigioniero in Piemonte, lo S. fece quindi ritorno nella Svizzera con passaporto rilasciatogli da Cavour.
Bibl.: E. Wynton, S., in Dirt, hist. et biogr. de la Sutter II, Neuchâtel 1932, p. 43. Per i fatti accennati cf. le ampie citazioni bibliografiche alle voci catteLifidardo: de la Moricière; perugis, ecc.
Psolo Dalla Torre
SCHMITE, Hermann Joseph. - Vescovo ausiliare di Colonia, canonista, promotore del movimento sociale, n. a Colonia il 16 maggio 1841, m. ivi il 21 ag. 1899. Ordinato sacerdote nel 1866, compiuti ulteriori studi di diritto canonico a Roma, fu dal 1868 viceparroco a Düsseldorf, dal 1886 arciprete a Krefeld e nel 1893 vescovo ausiliare di Colonia.
Oratore brillante, promosse sia dal pulpito sia nelle varie organizzazioni e conferenze dei cattolici le opere sociali e caritative. Tra i suoi scritti vengono lodati per la solidità scientifica specialmente i due volumi delle ricerche storico-canoniche sui penitenziali.
Opere principali: Cola di Rienzo (Friburgo in Br. 1879); Die Bussbicher und die Bussdisziplin der Kirche (Magonza 1883); Gattin und Mutter in Heidentum, 7ndentum und Christentum, sotto lo pseudonimo di Fabrizius (Bonn 1885); Die Bussbicher und das kanonische Buscverfahren (Düsseldorf 1898); poi collezioni delle sue prediche: Die acht Seligheiten des Christentums und die Versprechungen der Sozialdemokratie (M. Gladbach 1891; 5a ed., Colonia 1900); Tobias, ein Vorbild für Katholiken der Gegenwart (Magonza 1892; 5a ed., ivi 1904); Der Prophet Elias (Colonia 1897; 2a ed. 1898); David, der Mann der Hoffnung auf Gott (ivi 1899); dopo la sua morte fu edito da G. Hütten: Gegen den Strom (Einaiedeln 1901).
Bibl.: R. Fischer, Weihbischof Dr. H. 7. S., Bonn 1900; F. Lauchert, s. v. in Allgemeine deutsche Biographie, LIV, pp. 128-30. Jaroslav Skarvada
SCHMÖGER, Carl. - Scrittore redentorista, n. a Ehingen (Württemberg) il 24 febbr. 1819, m. a Gars il 14 ag. 1883. Sacerdote nel 1842 , entrò tra i Redentoristi ad Altötting nel 1850 , fu nel 1869 -68 rettore della casa di Gars sull'Inn e nel 1868-83, durante il Kulturkampf, superiore della provincia della Germania superiore.
Allo S. si devono eccellenti traduzioni di alcune opere di s. Alfonso, s. Bonaventura e s. Brigida; è il biografo della celebre veggente di Dülmen, Anna Caterina Emmerich (v.) ed editore delle sue visioni. Ricevuti dall'abate benedettino Hancburg i manoscritti di Clemente Brentano (ora nella casa generalizia dei Redentoristi), il quale aveva soltanto pubblicato la Passione e la Vita della Madonna, S. pubblicò nel 1858-60 la vita pubblica di Gesù in 3 voll. e nel 1867-70, in 2 voll., la vita della Veggente con molte visioni, tradotta in italiano e in altre 4 lingue. Infine pubblicò la grande sintesi delle visioni bibliche: Das arme Leben und bittere Leiden Jesu Christi und seiner heiligsten Mutter Maria nebst den Geheimnissen des Alten
Bundes (Ratisbona 1881) in un vol. di pp. 1210 in-40, con belle illustrazioni dei suo suddito, fratel Massimiliano Schmalzl (4 ed. 1892, a cura di G. Wiggermann).
BibL.: una breve vita anonima, Ratisbona 1883; G. Brandhuber, Die Redentoristen, Bambergs 1932, v. indice; M. De Meulemeester, Bibliographie générale des strtciains redentoristes, II, Lovanio 1935, pp. 386-87. Clemente Henze
SCHNEEMANN, Gebard. - Gesuita, scrittore, n. a Wesel (Basso Reno) il 12 febbr. 1829, m. a Kerkrade (Limburgo olandese) il 20 nov. 1885.
Compiuti gli studi nel Seminario di Münster in V., passò nel 1850 , già suddiacono, a Roma, dove l'anno seguente entrò nella Compagnia di Gesù. Sacerdote nel 1856, dopo un breve tempo di ministero a Colonia, insegnò filosofia a Bonn e ad Aquisgrana, poi diritto e storia ecclesiastica ai suoi confratelli a Maria Laach. Confondatore del periodico Stimmen aus Maria Laach, ne fu anche direttore dal 1879, seguendone le varie sorti. Fu uno dei più strenui difensori dell'infallibilità pontificia e del Sithibo, odiato perciò dai liberali e dai "Vecchi cattolici ". Iniziò la sua attività letteraria, scrivendo contro le Jesuitenfabeln del Döllinger: Studien über die Honoriusfrage (Friburgo in Br. 1864) e una bella serie di articoli sul Concilio Vaticano. Il suo capolavoro al quale consacrò senza risparmio tutte le sue forze, fin dal 1869 , è la cosiddetta Collectio Lacensis, o Acta et Decreta sacrorum Conciliorum recentiorum ( 7 voll., ivi 1870-90; l'ultimo pubblicato dal p. G. Th. Granderath) che va dal 1682 al Concilio Vaticano. Su questo già aveva pubblicato: Sacr. oecumenici et generalis Concilii Vaticani canones et decreto (ivi 1871). Intorno alla controversia della Grazia compose : Die Entstehung und weitere Entwicklung der thomistisch-molinistischen Kontroverse (fascicoli complementari di Stimmen, nn. 9, 13, 14, raccolti insieme e tradotti in latino dal p. G. Gietmann con il titolo: Controversiarum de divinae gratiae liberique arbitrii concordia, initia, progressus, ivi 1881), che suscitò naturalmente consensi e dissensi. E dissensi pure e accuse di falsario gli procurò la scoperta e la pubblicazione delle note di Paolo V sull'ultima seduta della Congregazione "de Auxiliis ": Weitere Entwicklung der thomistisch-molinistischen Kontroversie (ivi 1880); ma al manoscritto del fondo Borghese della Biblioteca Vaticana accenna il p. R. de Scoraille nella sua opera: François Suarez, I. Parigi 1912, p. 457 (cf. W. Hentrich, Aufzeichnungen Paulus V. über die Schlusssitzung der "Congregatio de Auxiliis" eine Fälschung Schneemanns?, in Scholastik. I [1926], pp. 263-67).
Bibl.: Sommervogel, VII, pp. 822-26; J. Fih, P. G. S., in Stimmen aus Maria Laach, 30 (1886), pp. 167-89; J. de Blic, s. v. in DThC, XIV (1939), coll. 1313-16. Celestino Testore
SCHNEIDER, Emilie. - Della Congregazione delle Figlie della S. Croce, al secolo Giulia, n. ad Haaren (presso Aquisgrana) il 6 sett. 1820, m. a Düsseldorf il 21 marzo 1859.
Entrata nella Congregazione a Liegi nel 1845, fu eletta nel 1851 a prima maestra delle novizie nella casa di Aspel; indi nel 1832 superiora a Düsseldorf, dove, superando ardue difficoltà, trasformò per cosi dire la comunità. Fu favorita anche di grazie mistiche particolari, specialmente intorno alla devozione del S. Cuore di Gesù. Sono stati iniziati i processi ordinari nel 1934.
Bibl.: A. Väth, Die ehrv. Mutter M. Th. Haze und ihre Stiftung, $2^{2}$ ed., Düsseldorf 1921, p. 180 sgg.; K. Richadmer, Eine moderne deutsche Mystikerin, Leben und Briefe der Sthm. E. S., Friburgo in Br. 1924.
Celestino Testore
SCHNEIDER, GIOVANNI: v. AGRICOLA, GIOVANNI.
SCHNEIDER, JOSEPH. - Scrittore ascetico, n. il 5 sett. 1824 a Friesheim (Germania), m. a Roma il 7 genn. 1884.
Nel 1852 entrò nella Compagnia di Gesù e si dedicò al ministero pastorale a Colonia, Aquisgrana, Magonza e Ratisbona, distinguendosi come direttore di Congregazioni Mariane di uomini. Chiamato a Roma, tenne l'ufficio di consultore della S. Congregazione delle Indulgenze e dei Religiosi.
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Tra le sue opere spirituali, le più note sono: Manuale sacerdotum (1862. $16^{\mathrm{a}}$ ed. 1905), Manuale Clericorum (1868, $5^{\mathrm{a}}$ ed. 1898); Medulla pietatis christianae, preghiere per giovani studenti (1861, $8^{\mathrm{a}}$ ed. 1901); Die Ablässe, ihr Wesen und ihr Gebrauch (1860. $15^{\circ}$ ed. 1921) riedito da Beringer. A S. si deve la pubblicazione di Decreto authentica S. Congreg. Indulg. et Religiosorum (1668-1882), Paderborn 1883, e di Rescripta authentica... necnon Summaria Indulgentiarum (Paderborn 1885) curate dal suo collaboratore e successore P. Beringer.
Bibl.: Sommervogel. VII, coll. 827-33; L. Koch, Jesuitenlexicon, coll. 1609-10. Arnaldo M. Lanz
SCHÖFFLER, Agostino. - N. il 22 nov. 1822 a Mittelbronn (Lorena), m. il $1^{\circ}$ maggio 1851 presso Son-Tay.
Entrò nel 1842 nel Seminario maggiore di Nancy ed il 9 ott. 1846 passò nel Seminario delle Missioni Estere di Parigi. Ordinato sacerdote il 29 maggio 1847, partì il 16 sett. 1847 per le Missioni di Tonchino occidentale, dove imperversava la persecuzione contro i cristiani. Il $1^{\circ}$ marzo 1851 fu catturato e dopo due mesi decapitato. Il 27 maggio 1900 fu beatificato da Leone XIII, insieme con i 77 martiri Annamiti (v.).
Bibl.: L. Finot, Un martyr lorrain en Extrême-Orient. Vie et mort du bienheureux Augustin S., Metz 1904. Nicola Kowalsky
SCHÖFFER, Pietro: v. GUTENBERG.
SCHOLA CANTORUM. - Con questo termine viene indicato un recinto rettangolare, spesso elevato uno o due gradini sul restante pavimento, collocato nelle antiche basiliche nel tratto della navata maggiore prossima al presbiterio.
In tale recinto trovavano posto, fin verso il sec. xim. i cantori che partecipavano alle sacre funzioni. Esempi se ne hanno in molte chiese romane. Ivi alcune s. c. conservano integralmente il carattere originario, altre sono frutto di sistemazioni e restauri successivi. Fra le più antiche si ricordano quella di S. Stefano sulla Via Latina, alcuni elementi di quella di S. Clemente (sec. iv-vi) riadoperati nella sistemazione del sec. xir, quella di S. Sabina (secc. viII-IX) e quindi le altre del sec. xiII di S. Maria in Cosmedin e di S. Saba. Addossati al recinto, che talvolta aveva sedili in pietra, sono spesso due pulpiti (v.) che non sempre tuttavia risultano essere originari della primitiva costruzione. - Vedi tav. III. Emilio Lavagnino
SCHOLASTIK. - Periodico trimestrale di filosofia e teologia, fondato nel 1926 dai Gesuiti professori del Collegio S. Ignazio a Valkenburg (Olanda).
Sciolto il Collegio in occasione della seconda guerra mondiale, sottentrarono nella pubblicazione i Gesuiti professori della Facoltà teologica e della Scuola superiore filosofico-teologica di Francoforte sul Meno e della Facoltà filosofica del Collegio S. Giovanni Berchmans a Pullach (Monaco). Ne fu direttore fino al 1935 il p. Herman Lange; dal 1935 in poi il p. Herman Weissweiler. Il periodico mira a prendere posizione di fronte alle attuali questioni filosofiche fondamentali, partendo dalla filosofia e teologia scolastica. Ma scolastico e qui non va inteso nel significato storico della parola, bensi nel senso del suo principio fondamentale storico, di reale e ampia discussione delle questioni e dei problemi, senza legame con alcun sistema storico determinato. Ogni fascicolo contiene una chiara e penetrante introduzione alla nuova letteratura internazionale filosofica e teologica, in quanto concerne le questioni fondamentali. Corrado Algerminen
SCHOLLINER, Hermann. - Teologo benedettino, n. a Frisinga il 15 genn. 1722, m. a Welchenberg il 16 luglio 1795. Monaco a Oberaltaich (1738), studiò a Erfurt e a Salisburgo; divenne direttore degli studi benedettini in Baviera (1752), poi professore di dogmatica a Salisburgo (1759); dopo il 1766 si ritirò nella sua abbazia.
Fu chiamato a dirigere i Monumenta Boica (1768) e dopo essere stato per breve tempo parroco a Bogenberg, divenne priore (1772). Alla soppressione dei Gesuiti fu nominato professore di dogmatica a Ingolstadt (1773) dove

(1st. del Museo storico artistico di Vienna)
Schongauer, Martin - S. Famiglia - Vienna, Museo storico artistico.
riformò lo studio teologico. Divenne rettore nell'Università (1776), poi proposto di Welchenberg, succursale di Oberaltaich (1780-84). Tra le sue opere sono da ricordare: De Magistratuum ecclesiasticorum origine et creatioue (Salisburgo 1751-52); De disciplinae arcani antiquitate (Tegernsee 1755); Ecclesiae orientalis et occidentalis concordia in transubstantiatione ( Ratisbona 1756); Historia theologiae christianae primi saeculi (Salisburgo 1761).
Bibl.: F. X. von Schulte, s. v. in Allgemeine deutsche Biographie, XXXII (1891), pp. 224-25; M. Ott, s. v. in Cath. Enc., XIII, p. 532.
Hermine Kühn-Steinhausen
SCHÖNBERG (Schomberg, Scomber), NiKolaUS von. - Cardinale domenicano, n. a Meissen l'i i ag. 1472, m. a Roma tra il 7 e 10 ag. 1537.
Fu priore a Lucca, Siena, Firenze (S. Marco [15061507]), procuratore generale nel 1508-15; visitatore in Germania (1512), arcivescovo di Capua dal 1520 al 1536, cardinale di S. Sisto il 21 maggio 1535. Sotto Giulio II ebbe parte al Concilio Lateranense V. Da Leone X e Clemente VII fu inviato in Polonia, Ungheria, Spagna, Francia e Inghilterra. Governò Firenze nel 1530.
Scrisse Orationes 5 de admirando Christi pugna cum diabolo in deserto (Lipsia 1511 e 1684); Epistole in Lettere de' Principi (Venezia 1570-77); inediti i Sermones de tempore et sanctis e una parafrasi all'ep. di s. Giovanni (Cod. Monac., 298, f. 1-24).
Bibl.: Quétif-Echard, II, pp. 103-104; A. Welz, Zur Lebensgeschichte d. Kard. N. v. S.. in Mélanges Maudounet, II, Parigi 1930, pp. 371-87; id., I cardinali domenicani, Firenze-Roma 1940, pp. 31-32 con bibliografia: H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, trad. it., Brescia 1940, v. indice. Angelo Welz
SCHONGAUER, MARTIN. - Pittore ed incisore, n. ad Augusta o a Colmar in Alsazia fra il 1435 e il 1443, m. a Breisach nel 1491.
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Nel 1465 era a Lipsia ai servizj dell'Università, poi fu a Colmar donde nel 1489 si trasferi nella vicina Breisach e li rimase fino alla morte. L'unica sua opera datata è la grande Madonna del Museo di Colmar, da lui dipinta nel 1473, che mostra chiari riferimenti all'arte di Rogier van der Weyden che verosimilmente fu suo maestro. Maggiore la sua importanza quale autore di ben 115 stampe importantissime non solo per la formazione del Dürer (v.) ma anche per la diffusione che ebbere in tutta Europa compresa l'Italia, ove furono conosciute dallo stesso Michelangelo che, secondo il Vasari, negli anni giovanili avrebbe anche copiato quella di S. Antonio tormentato dai demoni.
Bib.: M. Lebrs, M. S., Vienna 1925; M. Weinberger, s. v. in Enc. Ital., XXXI, p. 119.
Emilio Lavagnino
SCHÖNSTATT, MOVIMENTO APOSTOLICO di. Sorse presso il santuario di "Mater Ter Admirabilis " a S., diocesi di Treviri, ad opera di Giuseppe Kentenich, durante la guerra 1914-18, per la formazione all'apostolato laicale e all'Azione Cattolica.
Ha un carattere eminentemente mariano ed è diretto dalla Società dell'apostolato cattolico e da preti secolari. E diffuso anche all'estero, ha una ricca letteratura ascetico pedagogica e ha dato un prezioso contributo alla rinascita cattolica in Germania.
Nel reno femminile del movimento lavorano le Suore Mariane, fondate nel 1926 dallo stesso Kentenich, che nel 1948 furono approvate dalla S. Sede come Istituto secolare senza voti. Sono diffuse nell'Europa centrale, in America e nell'Africa del Sud in numero di 1836 con 202 novizie in 154 case o stazioni.
Bibl.: A. Menningen, Apostolische Bewegung von S., Neuwies 1930; S. Mirjam, Schönstälter Marienachvesteru, Schönstatt 1934; F. Kastner, Unter dem Schutze Mariens. $3^{2}$ ed., Paderborn 1940; id., Das Schönstattwerk, Kallendar 1952; A. Nailis, S. von innen und aussen, Schönstatt 1950. Alessandro Menningen
SCHOPENHAUER, ARTHUR. - Filosofo, n. a Danzica il 23 febbr. 1788, m. a Francoforte sul M. il 21 sett. 1860. Educato in Francia e in Inghilterra, trascorse parte dell'adolescenza viaggiando con i genitori in Europa. Verso i diciott'anni venne addetto a una casa commerciale in Amburgo dove suo padre Enrico Floris, agiato mercante liberale, aveva posto la residenza da quando Danzica era passata ai Prussiani. Mancatogli il padre (probabilmente per suicidio), ottenne di proseguire gli studi interrotti e con la madre Giovanna Trosiener, nota scrittrice, si trasferi a Weimar. Qui conobbe, nell'àmbito delle relazioni materne, Wieland e Goethe, con il quale s'incontrò nell'interesse per la teoria dei colori. A Gottinga e a Berlino ebbe per maestri di filosofia Schulze (v.) e Fichte (v.). In questo tempo, sia nei testi sacri indiani tradotti da Anquetil Duperron, sia in Platone ed in Kant, cercò motivi per l'espressione di un precostituito pessimismo (v.). Si addottorò a Jena nel 1813 dopo un isolamento studioso nella cittadina di Rudolstadt, deliberato per indifferentismo patriottico e pacifismo: poi, per ca. 5 anni, attese in Dresda alla sua opera capitale. Nel 1818-19 viaggiò in Italia: a Venezia, dove si trattenne più a lungo, fece progetti matrimoniali, ma se ne distolse bruscamente essendosi ingelosito di G. Byron. Abilitatosi in filosofia (libera docenza), tentò a Berlino l'insegnamento in rivalità con lo Hegel (v.). Non riscosse consensi né come docente né come autore e di ciò ebbe conferma negli anni che seguirono a un suo nuovo viaggio in Italia (1822-23). Si ritirò, nel 1831, a Francoforte, dove nel suo ultimo decennio la fama desiderata lo raggiunse. Morì, non preparato né disposto, per un improvviso male di petto.
Opere: Über die vierfache Wurzel des Satzes vom zureichendem Grunde (Rudolfstadt 1813; tesi di laurea).
S. vi distingue principio di causa da principio di ragione, presentando quest'ultimo come norma a priori delle nostre rappresentazioni dal cui connettersi secondo quattro forme risulta il mondo. E qui sviluppato, fichtianamente, l'idealismo della dottrina kantiana. Über das Sehen und die Farben (Lipsia 1816) : a il risultato dei colloqui che S. ebbe con Goethe circa la teoria dei colori. Di essi viene data una spiegazione fisiologica dove si esclude, come nel l'opera precedente, il presupposto realistico di un intelletto kantianamente separato dall'intuizione sensibile. Die Welt als Wille und Vorstellung con una Kritik der kantischen Philosophie in appendice (ivi 1818) : opera principale. Consta di quattro libri, di cui i primi due espongono la dottrina gnoseologico-metafisica di S. e gli ultimi due la sua dottrina soteriologica. Il mondo, che è fenomeno (v.) rappresentativo (l. I) della cieca Volontà noumenica (l. II), può venir superato, in ordine alla conoscenza, dall'intuire estetico che valica il principio di essa (l. III) e, in ordine alla Volontà, dalla conversione rinunciataria della medesima (l. IV). Questa opera apparve accresciuta, nella $2^{a}$ ed. (ivi 1844), da un volume di Supplementi. Über den Willen in der Natur (Francoforte s. M. 1836): vi è esposta la dottrina cosmologica di S., che riprende in parte l'argomento del I. II della sua opera principale e, tra altri temi, tratta anche della magia. Die beiden Grundprobleme der Ethik (ivi 1841) : a) Preisschrift über die Freiheit des Willens, energica critica dell'operari umano fenomenico che, secondo S., sequitur esse; b) Über die Grundlage der Moral, in antitesi con il razionalismo etico kantiano (da lui frainteso notevolmente), S. intende rivendicare la spontaneità dell'azione virruosa fondandola sul sentimento della compassione. Parerga und Paralipomena ( 2 voll., Berlino 1831): insieme di trattazioni minori di carattere popolare e divulgativo. Di genere analogo sono i Neue Paralipomena, usciti dopo la morte del filosofo per opera di E. Grisebach, che curò le pubblicazioni degli inediti schopenhaueriani : A. S. Handschriftlicher Nachlass (4 voll., $2^{\text {a }}$ ed., Lipsia $1895-96$ ).

(par cortesia del dott. B. Degenbert)
Schongauer, Martin - S. Giovanni a Patmos. Incisione.
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Nel dissidio da lui sofferto tra vocazione contemplativa e ardore sensuale, S. riconosce il dramma stesso dell'universo ch'è rappresentazione e volontà. La volontà è brama torbida, dolorosa; la rappresentazione, che culmina con la filosofia, esteticamente intuitiva, nell'oggettività dell'Assoluto, è di per sé luce limpida (Die Welt, I, § 15; II, 17, 34). Non tale, però, è la rappresentazione rivelatrice delle cose e degli individui. Rinvenuti mediante un processo per analogia da noi, che ci cogliamo nell'esperienza interna, e in via immediata, come volere, essi non sono che il correlato del nostro deficit costitutivo (ibid., I, § § 18-19) : la conoscenza che si ha di essi e del mondo in cui rientrano è pertanto mera illusione. S., identificando fenomeno con illusione, impiega a certi effetti il fenomenismo kantiano che, in piena divergenza con gli idealiati Fichte, Schelling, Hegel, egli considera fondato sulla certezza-base del noumeno (v.). L'inconoscibile noumeno è appunto l'essere che sta a fondamento del conoscere : è la Volontà nel suo dinamismo irrazionale originario. Sebbene essa, cosi intesa, non sia un soggetto (v.), S. le dà un oggetto (v.) nel presentarla in qualità di voler vivere (Wille zu leben) che escogita i mezzi per realizzarsi (ibid., I, § 35). Qui S. segue gli schemi dell'emanatismo neoplatonico, risalendo con esso al Platone tradizionale delle idee archetipe. In queste la Volontà, che progettandosi nel molteplice ne fissa i modelli di qua dal tempo, ha il suo primo stadio di obiettivazione; poi c'è il passaggio dalle idee tipiche agli individui (secondo stadio) in virtù del principio di ragion sufficiente quadruplicemente determinato: principium essendi (spazio e tempo); principium fiendi (causa ed effetto); principium cognoscendi (principio e conseguenza); principium agendi (motivo. Cf. Über die vierfache Wurzel, § 46). Tutto quello che rientra in tale quadro, che è come l'impalcatura su cui la Volontà costruisce l'edificio della sua obiettivazione definitiva, è nullavolente e inconsistente : degna opera del cieco autore. Naturalmente non c'è eccezione per l'uomo che, individuato nello spazio e nel tempo, opera in base a motivi. In conformità a ciò S. svaluta e nega tanto la storia, priva di un vero fine e di un progresso (Die Welt, I, § 38), quanto la virtù delle opere, riducibile a un egoismo lungimirante (ibid., § 70). Valore e virtù entrano sulla scena soltanto allora: quando l'illusione egoistica se ne ritrae e ritraendosene determina il venir meno simultaneo e dell'individuo e dell'azione. Infatti la massima del diritto, che costituisce per S. il primo capitolo della morale, suona negativamente: neminem laede. L'imperativo etico che le si aggiunge, completandola e superandola, imo omnes quantum potes iuno (Uber die Grundl. der Mor., 17), afferma solo la positività di un sentimento negatore della ragione. E questo sentimento è la pietà (Mitleid). Nella pietà o compassione (scambiata e confusa da S. con l'érées) paolina causa l'inesperienza di una reale socievolezza [ibid., 18]), l'uomo ravvedutosi dall'inganno dell'individuazione vive il dolore degli altri noumenicamente e proprio perciò quale suo proprio. S. tuttavia non sa spiegare come avvenga un simile ravvedimento, incompatibile con l'uomo che è tale perché fenomeno; ricorre pertanto, sempre a suo modo, a un altro concetto cristiano: quello di Grazia. La virtù autentica, non doverosa, è un vero miracolo della Grazia (della Grazia che ci è immanente [Die Welt, I, § 70]) e non è l'unico miracolo, né l'ultimo. Il miracoloprincipe è l'ascesi (di là dal male quanto dal bene) relativa alla conversione della Volontà che, abdicando a sé medesima come Voluntas, ci lascia limpidi conoscenti; liberi persino dal Mitleid della morale (ibid., 7, § 68; II, § 48). E altre questo miracolo, la santità, c'è l'altro, per non durevole che sia, della contemplazione estetica (sul cui piano nascono le arti). In essa il soggetto varca il fenomeno e raggiungendo, oltre l'àmbito dei concetti illusori presieduti dal principio di ragione, l'idea eterna, ne diviene partecipe (ibid., I, § 36). S., in proposito, parla di una perdita nell'oggetto dell'individualità che vi pervene (l'individualità empirica data già per esclusiva) ma in effetti il suo platonismo esorbita fecondamente, in senso mistico positivo, sia dalla lettera gnoseologistica che lo deprime, sia dall'irrazionalismo che lo subordina formalmente con il relativo travolgimento di concetti e di
valori. S. aspira (e questa è la sua vera anche se implicita esigenza) alla fondazione di una mistica in una ragione pura che dia il metro per giudicare inganncvole e sostanziata di cecità la ratio empirica mondana. In base a tale esigenza S. cerca di reintegrare come persone i soggetti negati come individui fenomenici, facendo corrispondere e ognuno di essi un'idea (v.) platonica nel mondo intelligibile. Ripristinando in questo libertà e responsabilità, egli mostra
d'altronde come si di sopra delle negazioni brahmaniche e buddhistiche il Nulla ascetico debba riempirsi di una positività assoluta (Die Welt, I, in fine). Tutto ciò sta a provare come certa metafisica nullistica contemporanea, di evidente ispirazione schopenhaueriana malgrado gli scagionamenti del fondatore (Heidegger), si definisca nel limite di S. (cf. T. Moretti Costanzi, L'ascetica di Heidegger, Roma 1949; id., Circa un giudizio della Heidegger sulla mia "Ascetica di Heidegger», in Teoresi, 6 [1951], pp. 11-17).
S. si affermò ateo ma non fu tale, forse, che nei confronti del Dio pre-cristiano e anti-cristiano (il "Dio giudaicus, com'egli disse) istituito dall'umanesimo mondanistico. Dalla intenzione di condannare questa empietà in nome del cristianesimo, S. fu portato a contraddirlo con la sua metafisica pessimistica. Il suo pensiero è sostanzialmente un'eresia gnostica (cf. Ch. Renouvier, Schop. et la métaphysique du pessimisme, in L'année phil., 1892).
Bibl.: un preciso rendiconto delle varie edizioni parziali e complete, con relative ristampe, delle opere di S. trovasi in Uberweg. IV, pp. 133-47, dove è data, altresi, una vasta informazione bibliografica (pp. 186-90). La migliore edizione critica delle opere di S., compresi inediti e carteggi, è quella di P. Drussen in 16 voll., Monaco 1911-42, Delle A. S.s nimifiche Werke a cura di J. Frauenstädt, c'è una nuova edizione riveduta e rielaborata da A. Hübscher in 6 voll., Wiesbaden 1946 sgg. Traduzioni italiane: La poubriplice radice del principio di ragion sufficiente, Lanciano 1915; Il mondo come volontí e rappresentazione, 3 e ed., 2 voll., Bari 1928-30 (notevole, per la profazione di B. Varisco, è la traduzione italiana di N. Palanga della stessa opera [vol. I] edita a Perugia nel 1913); Saggio sul libero arbitrio, Milano 1908; Metafisica dell'amore (dal Die Welt a. W. u. V., vol. II), Napoli 1906; S., scelta antologica a cura di P. Martinetti e con sua pref., Firenze 1941; dai Parenga und Paralipomena: La filosofia delle universita, Torino 1949; Morale e religione, ivi 1908; Memorie sulle scienze seculte, ivi 1939 (il primo cap. di questo libro è tratto da Uber den Willen in der Natur).
Nel campo della vastissima bibliografia su S. valga soprattutto, per una informazione esauriente, lo Jahrbuch der S. Gesellschaft, Kiel 1910-48. Qui ci si limita all'indicazione degli studi che interessano maggiormente da un punto di vista cristiano: E. Seiflière, S., Parigi 1912; G. Faggin, A. S. e la mistica, in Sophia, 1 (1933), pp. 430-33; e 2 (1934), pp. 84-103; P. Mignosi, S., Brescia 1934; U. A. Padovani, S., Milano 1934; T. Moretti Costanzi, S., Roma 1942. Le più note opere d'insieme su S., ovunque citate, sono: K. Fischer, S. (Gesch.d.n. Philos., 9), Heidelberg 1893; 3 e ed. ivi 1908; J. Volkelt, A. S., Stoccarda 1900; A. Covotti, La vita e il pensiero di A. S. Torino 1909; Th. Ruyssen, S., Parigi 1911. Per le notizie riguardanti la persona e la famiglia di S., l'opera più esauriente è quella di R. Borch, S., Berlino 1941. Bibl. recente in G. A. De Brie, Bibliographia philosophica 1934-45, I, Utrecht-Bruxelles 1930, pp. 455-59; G. Faggin, S., il mistico senza Dio, Firenze 1951.
Teodorico Moretti Costanzi
SCHÖPFER, Aemilian. - Politico e sociologo tirolese, n. il 29 apr. 1858 a Bressanone, m. il 24 marzo 1936 a Innsbruck.
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Ordinato sacerdote nel 1880, dal 1887 al 1913 fu professore di S. Scrittura e lingue orientali nel Seminario di Bressanone. Attivo come era, cercò di organizzare varie opere sociali e culturali e di diffondere la sana dottrina per mezzo della stampa. A Bressanone fondò la Brisence Chronik, poi l'Unione cattolico-politica per la stampa (Cathol.-Polit. Pressverein), nel 1892 la rivista Tiroler Volksbote, nel 1907 la casa editrice "Tirolia - con propria tipografia a Innsbruck; nel 1913 la rivista Alpenländerbote e nel 1918 il settimanale Neues Reich. Capo del Partito sociale cristiano, il S. fu membro del Consiglio del Tirolo (Tiroler Landtag, 1895-1927), e nel periodo 1897-1923 anche del Consiglio imperiale e quindi nazionale austriaco (Reichs. poi Nationalrat). Si distinse specialmente nel campo della politica agraria.
Scritti : Geschichte des Alten Testaments (1893, $6^{\text {a }}$ ed. 1923); Bibel und Wissenschaft (1896, $2^{\text {a }}$ ed. 1932); Schutz dem Bauerustand (1898); Verschuldungsfreiheit oder Schuldenfreiheit (1904, $2^{\text {a }}$ ed. 1906); Monarchie oder Republik (1919); Th. v. Aquin als Balnbrecher der Wissenschaft (1925).
BibL.: G. Uhlhorn, Dem Gedächtnis von A. Sch., in Schänere Zuhauß, II (1936), pp