volume-11

Back to Volumes
dove negli ultimi tredici anni insegnò teologia dogmatica.

Non molte le sue opere: Principia philosophiae ad mentem Aquinatis (Torino 1886; $2^{\text {a }}$ ed. ivi 1892); Disputationes metaphysicae specialis (2 voll., ivi 1888; $2^{\text {a }}$ ed. ivi 1894); Disputationes philosophiae moralis (2 voll., ivi 1891); De verbo Dei adversaria theologica (ivi 1895); De Gratia divina (Friburgo in Br. 1901); De virtutibus infusis (ivi 1904); Divinitas Scripturarum adversus hodiernas novitates asserta (Torino 1906); De vera religione (postumo, ivi 1909).

Ingegno profondo e ordinato, di giudizio squisito e di grande buon senso, sapeva, afferrando la materia nel suo insieme, sceverare il principale dall'accessorio, scegliere le prove più calzanti e persuasive; attingendo soprattutto all'Aquinate, di cui fu interprete assai stimato e acuto. Talora la troppa concisione nel condensare il pensiero nuoce alla chiarezza dell'esposizione, che però si faceva limpida e arguta nella sua viva esposizione orale, in cui era maestro.

Bibl.: necrologio, in Lettere edificanti delle prov. torinese della C. di G., Torino 1907, pp. 201-19. Celestino Testore

SCHILLER, Ferdinand Canning Scott. - Filosofo, n. il 16 ag. 1864 ad Altona (Germania), m. il 7 ag. 1937 a Los Angeles. Insegnò filosofia a Oxford e, dal 1929, all'Università di Los Angeles.
S. è il rappresentante principale del pragmatismo inglese, che egli però preferi chiamare idealismo personale o umanismo. Secondo lo S. il nostro pensiero è necessariamente mosso e guidato da interessi di finalità pratica e la verità rappresenta sempre un mezzo per raggiungere un bene ed è perciò essa stessa un valore. La teoria della conoscenza, delle sue forme e categorie fondamentali, non può pertanto essere costruita partendo dall'idea di una coscienza pura, ma dev'essere imperniata sul concetto dell'atteggiamento totale dell'uomo di fronte alla realtà. I principi del pensiero non sono verità assiomatiche, ma postulati che esprimono i presupposti del successo del nostro agire, nella realizzazione del bene, e la nostra immagine del mondo rappresenta il grado e il modo, in cui la realta corrisponde alla teleologia della nostra attività. Lo S. ha tentato di dare a questa gnoseologia pragmatistica un fondamento metafisico. La realtà o, più precisamente, ciò che è intelligibile in essa, è antropomorfá, cioè ordinata in modo da corrispondere, in un modo o nell'altro, alla finalità del nostro agire. Il mondo è un insieme di monadi spirituali, in cui la monade divina ha iniziato un processo di evoluzione, tendente all'unità e all'armonia delle attività di tutte le monadi individuali. Solo in quanto questo processo stobilisce una comunità o affinità di tendenze, il mondo è conoscibile perché ogni forma di coscienza è una funzione interamente subordinata al fine dell'armonia del tutto.

Opere principali : Riddles of the Sphinx (Londra 1891; ed. riveduta 1910); Humanism. Philosophical essays (ivi 1903; $2^{\text {a }}$ ed. 1912); Studies in humanism (ivi 1907; $2^{\text {a }}$ ed. 1912); Formal logic. A scientific and social problem (ivi 1912).

Bibl.: E. Chiocchetti, W. James et F. C. S. S., in Rev. di filos. neosc., 2 (1910), pp. 142-58; 3 (1911), pp. 24-33. 212-31; W. Bloch, Der Pragmatismus von S. und James, Lipsia 1914. Vari articoli in The Personalist, 19 (1937), fonc. 1; M. T. Viretté Gillio Tiss, L'umanismo di F. C. S., in Filosofi conting. Milano 1943, pp. 139-222.

Beda Thum
SCHILLER, Friedrich. - Poeta lirico e drammaturgo tedesco, n. a Marbach, nel Württemberg, il 10 nov. 1759, m. a Weimar il 9 maggio 1805. Suo padre prestò lungamente servizio nell'esercito; sua madre, di umile condizione, aveva l'educazione e la religione del cuore. Compiuti con grande profitto i primi studi, Federico fu accolto nella scuola militare di Solitudine nel 1773, dove studiò giurisprudenza e più tardi medicina; ma né questi studi, né la rigida disciplina di questo istituto si confacevano al suo temperamento e alla sua aspirazione. Insofferente di ogni restrizione e di ogni studio speciale, egli preferiva dedicarsi alla lettura dei classici e dei maggiori poeti moderni, alimentando così quella vocazione alla poesia che non tardò a rivelarsi prepotente.

Dopo alcuni tentativi lirici e drammatici, a soli diciotto anni, tra lo stupore e l'ammirazione dei compagni, scrisse la prima grande tragedia: Die Räuber, piena di impeto indisciplinato e di fervore lirico potentemente trasmodante, la quale, tra esagerazioni e inverosimiglianze, mostra una scomposta aspirazione alla libertà individuale al di sopra e anzi contro ogni legge morale. Seguirono la tragedia storica Die Verschwörung des Fiesho e la tragedia borghese Luise Millerin, intitolata poi Kabale und Liebe, due lavori drammatici appartenenti, come il primo, al periodo Sturm und Drang, nei quali è evidente il riflesso delle condizioni letterarie del tempo.

Dopo qualche anno vide la luce il Don Carlos, l'opera più tormentata di S. Concepita dapprima come una tragedia familiare - la insana passione dell'Infante per la maririgna, la regina Elisabetta - essa era venuta trasformandosi in una esaltazione di fede politica, nella

## Page 57

quale giganteggia la figura del marchese di Posa, il rappresentante dell'ideale politico - umanitario del poeta. Con la pubblicazione di questo lavoro una ampia parentesi si apre nella produzione drammatica di S. fino al 1797. Di questo periodo, oltre molte liriche, è una serie di scritti teorici, in cui sono esposti i principi di una estetica morale, e storici, privi peraltro, questi ultimi, di rigoroso metodo per quanto riguarda la ricerca e la critica
![img-3.jpeg](img-3.jpeg)
(per cortesia di P. Colciago)
Schilling, Carl Halffan - Ritratto.
delle fonti.

La serie dei capolavori drammatici s'inizia con la trilogia del Mullenstein, nella quale il poeta dà l'affermazione matura dal suo genio, raggiungendo, in conformità dei canoni artistici, lungamente meditati, una rappresentazione umana, idealizzata da elementi storici. Nelle due tragedie successive: Maria Stuurd e Die Jungfrau von Orleans l'azione drammatica si allontana ancor più dalla realtà storica, mentre nella seconda non manca quell'elemento meraviglioso e soprannaturale che nella tragedia greca è rappresentato dal fato. In ambedue il poeta si preoccupa soprattutto di ritrarre caratteri umani. Una Schicksalstragödie può definirsi Die Braut von Messina, ma S. non trascende qui alle desolate conseguenze contenute in tali drammi per non negare il libero arbitrio. Ultima tragedia è il Wilhelm Tell - il Demetrius è rimasto incompiuto - il quale segnò una piena vittoria fin dalla prima rappresentazione ( 1804 ). Tell, personaggio immaginario, non ama che la sua famiglia, la sua patria, la sua libertà e rappresenta il difensore del diritto naturale; solo quando questo è offeso si ribella ed uccide il tiranno che nega e calpesta tale diritto. In quest'opera si riassumono in una sintesi mirabile i due grandi amori dello S.; l'amore per le bellezze della natura e quello per la libertà.

A un idealismo etico sono ispirate anche le liriche di S., da quelle giovanili scritte nel suo periodo Sturm und Drang, nelle quali, pur tra sfoghi di un temperamento acceso e ribelle, si avverte già l'aspirazione a un ideale di umanità più alta, al celebratissimo Lied von der Glocha. Esse ebbe dopo la morte del poeta un epilogo, scritto da Goethe, nel quale questi affermava che la luce che aveva illuminato lo spirito dell'impareggiabile amico perduto, era da tempo diventata la fede di migliaia di uomini.

Tutta l'opera schilleriana riassume ed esprime in sé l'aspirazione dell'anima tedesca a un ideale di vita e di umanità superiori. I drammi e le liriche sono dominati da un principio etico, da una stessa idea morale. Difficile sarebbe negare nel poeta istintivi impulsi di simpatia per i suoi eroi trasgressori della legge morale, soprattutto per Maria, colpevole d'ogni peccato, e perfino per Carlo Moor, spinto oltre il limite di ogni malvagità e pervertimento; ma anche in questa torbida tragedia è il preannuncio della idea ispiratrice dei drammi posteriori : il sogno di redenzione politica e umana del marchese di Posa, il conflitto interiore di Wallenstein, il fremito della coscienza morale di Maria, l'anelito al sacrificio e alla resurrezione di Giovanna : eroi ed eroine tutti strettamente congiunti a una medesima realtà etica. L'uomo secondo S., il cui pensiero procede sulle orme di Kant giunge alla vera conquista della libertà, cioè al possesso pieno della umanità e dell'armonia dello spirito, soltanto nella completa rivelazione dell' imperativo categorico della propria coscienza. Ma tale conquista implica necessariamente lotte e dolori. Tutti gli eroi schilleriani lottano e soffrono così per la propria e per l'altrui libertà, perché
il poeta, assetato egli stesso di libertà, anche se spesso indulge all'impeto delle loro passioni, mai li priva della fiamma della sua fede e del senso di responsabilità morale. In realtà dunque è sempre l'elevazione dell'individuo e in conseguenza della umanità la meta cui il poeta aspira, cui egli crede e che accende il suo sentimento e la sua fantasia. Donde l'unità ideale di tutta l'opera sua.

Bibl.: delle edd. delle opere di S. si segnalano: quella curata da E. v. der Hallen, 16 voll., Stoccarda 1004-1005; quella storicocritica a cura di O. Güntter e G. Wittkowski, 20 voll., Lipsia 1909-11, e la nazionale a cura di I. Petersen e H. Schneider, Weimar 1943 sgg. Biografie: H. H. Borcherdt (Lipsia 1929), H. Schneider (Stoccarda 1934); E. Tonnelat (Parigi 1935). Cf. inoltre: E. Kühnemann, S., ivi 1905; K. Berger, S., Monaco 1905-1909; L. Bellermann, S.s. Dramen, Berlino 1908; G. A. Alfaro, S.-I drammi della giecinezza, Torino 1929; R. Bottacchiari, Il dramma di F. S., Messina 1930; E. Bertram, S., Berlino 1934; L. Waldecker, S.i Studien, 1934; M. Gerhard, S., 1930. Per più ampio notizio bibl. cf.: J. Körner, Bibliographisches Handbuch des Deutschen Schrifums, Berna 1949, p. 276 sgg. Rodolfo Bottacchiari

SCHILLING, Carl Halfdan. - Barnabita, servo di Dio, n. a Cristiania il 9 giugno 1835, m. a Moussron (Belgio) il 2 genn. 1907.

Convertito dal luteranesimo (1854) mentre frequentava i corsi di pittura all'Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, nel 1868, sotto la guida del p. P. Shub (autore di libri spirituali assai diffusi, e costruttore della prima chiesa cattolica di Bergen, dedicata a s. Paolo), suo conseguente e pur esso convertito, entrava nel noviziato dei Barnabiti a Aubigny (Francia) e il 18 dic. 1875 era ordinato sacerdote. Cinque anni ad Aubigny, sette in Italia come vicemastero dei novizi di Monza, venti a Moussron, segnano i capitoli del suo operoso apostolato nel confessionale e nell'esempio di virtù eroiche. Durante il 1949 se ne è compiuto il processo apostolico per la beatificazione. Al Museo civico di Cristiania sono alcuni dei suoi quadri premiati, tra i quali Il mendico, suo capolavoro, e diversi paesaggi norvegesi. La sua causa di beatificazione fu introdotta il 22 nov. 1946 (AAS, 39 [1947], pp. 233-37).

Bibs.: G. Semeria, I miei ricordi oratori, Milano 1927, pp. 74-76; S. Dechercq, Un artiste norvegien converti, Bruxelles 1928 (vers. it. Roma 1930); L. Levati, Menologio dei Barnabiti. I. Genova 1933, pp. 23-29; F. Sala, Il p. C. S., Torino 1930. Virginio M. Colciago

SCHINDLER, Franz Martin. - Sociologo austriaco, n. a Motzdorf in Boemia il 25 genn. 1847, m. a Vienna il 27 ott. 1922. Ordinato sacerdote nel 1869 , fu nominato professore di teologia morale nella sua diocesi di Litomërice (1878-87) e poi (1887-1917) nella Università di Vienna; autorevole nei problemi sociali, fu uno degli ispiratori del movimento sociale cattolico.

Fra i fondatori e, negli aa. 1892-1917, anche segretario generale della Leogesellschaft, il S. adunò attorno a sé un circolo di personalità cattoliche molto influenti per la penetrazione dei principi cristiani nella vita pubblica sociale (p. es., Lueger, il principe A. Liechtenstein e altri); organizzò incontri serali degli accademici (Akademische Abende) e tenne nelle università lezioni sull'ordine sociale cristiano, frequentatissime dagli studenti di tutte le Facoltà. Uno dei fondatori e organizzatori principali del Partito cristiano sociale e presidente del Consiglio dirigente della Reichspost, organo centrale dei cristiani sociali di Vienna, il S. seppe propagare e difendere i principi cristiano-sociali anche contro la forte opposizione dei conservatori.

Scrisse : Ist der Staat zur Durchführung einer Zwangsversicherung berechtigt? (1885); Nacionalität und Christentum (1888); Der Lehnvertrag (1895); Aufgabe der Curitas (1895); Die Stellung der theol. Fakultät im Organismus der Universität (1904); Die soziale Frage der Gegenwart (1905, 4* ed. 1908); Lehrbuch der Moraltheologie (3 voll. 1907-11, 1913). Fu editore delle Sozialwissenschaftlichen Vorträge ( 1895 sgg.) e del Das soziale Wirken der Kirche in Österreich ( 10 voll., 1896 sgg.).

Bibl.: J. Hollnsteiner, s. v. in Staatsexikon, IV, coll. 12501252. Jaroslav Skarvada

## Page 58

SCHIRO, GIUSEPPE. - Scrittore e poeta siculoalbanese, n. a Piana dei Greci il 10 ag. 1865 e m. a Napoli il 17 febbr. 1927. Fin dalla sua fanciullezza cominciò a poetare in albanese, componendo i poemetti Skanderbeg e Kruja e traducendo dal greco le odi di Anacreonte ed altre poesie di autori antichi e moderni.

La sua passione era l'albanese. Nel 1887 pubblicò le Rapsodie albanesi e la rivista Arbri i Rii, acquistando ottima fama presso gli albanologi italiani e stranieri. A questa prima fase di attività, caratterizzata dall'uso esclusivo del dialetto italo-albanese, appartengono l'Archimio, raccolto di letteratura popolare, l'idillio Mili e Haidhia e Te Dheu i Huaj (a Nella terra straniera s), poemetti originali a sfondo folkloristico. Pubblicò in seguito alcune canzoni raccolte a Scutari d'Albania (1894), I Canti della battaglia (1897) e Canti popolari d'Albania (1901). Istituita nel 1900 la cattedra di Lingua e letteratura albanese nel R. Istituto Orientale di Napoli, ne fu insegnante e poi anche direttore fino alla morte. Così poté approfondire e allargare la conoscenza della lingua albanese in tutte le varietà dislettali nel comporre le sue molteplici opere in prosa e in verso. Nel 1904 pubblicò la rivista La bandiera albanese in albanese e in italiano il grosso volume Gli Albanesi e la questione balcanica, fornendo una ricca documentazione per la costituzione di uno Stato albanese amico dell'Italia. Dal 1912 al 1914 fu mandato dal governo italiano in missione in Albania e con le sue larghe conoscenze e la sua competenza rese possibile l'orientamento della politica albanese verso l'Italia. Tra le principali sue opere: Canti sacri delle colonie albanesi di Skrilia, Napoli 1907; di essi, divenuti popolari, gran parte è opera dello stesso S. Assidua fu la collaborazione in molti periodici italiani e albanesi. Con altri lavori è rimasto inedito il poema Kthimi ("Il Ritorno"), che completa il ciclo del Te Dheu i Huaj (il suo ritratto è riprodotto alla v. italo-albanesi).

Biel.: G. Petrotta, Popolo, lingua e letteratura albanese, Palermo 1931.

SCHIROFORIE ( $\Sigma \alpha \iota \rho \circ \rho \dot{\rho} \rho \iota \alpha$ ). - Antica festa ateniese in onore di Atena Skiras (cui erano associate Demetra e Kore) per ottenere dalla dea la protezione dai torridi raggi solari durante i lavori agricoli dell'estate.

Si celebrava il 12 del mese zkirophorion ( $=$ giugnoluglio) con una processione che muoveva dall'Acropoli, alla quale prendevano parte i sacerdoti di Eretteo (o Poseidon Erecttheus), di Helios e la sacerdotessa di Atena, mentre componenti della famiglia degli Etebutadi portavano un parasole ( $\sigma \times i \rho o v$ ) bianco. Lungo la Via Sacra che conduceva ad Eleusi, la processione si recava al luogo detto, per la natura gessosa del suolo, Skiros, di cui si narrava che fosse il primo campo seminato dagli Ateniesi e con la cui pietra Teseo aveva composto un'immagine di Atena.

Biel.: L. Dubner, Attische Feste, Berlino 1932, pp. 40-50Cesare D'Onofrio

SCHIZOFRENIA. - Sotto il termine di «demenza precoce " Kraepelin (1893) aveva raggruppato le forme della cosiddetta "catatonia" di Kahlbaum, della «ebefrenia» di Hecker e le forme "paranoidi", presentanti come caratteristica comune «una particolare alterazione dell'intima unità della personalità con disturbi prevalenti a carico della vita affettiva e della volontà».

Bleuler, invece, vide alla base della suddetta psicopatia un allentarsi delle associazioni intrapsichiche, quasi una fissurazione della coscienza donde il nome di s. (1908; $\pi \rho \zeta \zeta \omega=$ separo, divido e $\varphi \rho \tilde{\eta} \nu=$ spirito, mente), per cui troverebbero facile ingresso in essa costituenti estranei ad incunearsi nella coscienza provocandone la dissociazione. Tali costituenti estranei sono visti da Bleuler, con indirizzo psicoanalitico, come formazioni psichiche attuantesi sulla base di intense esperienze affettive, soprattutto sessuali, o di traumi psichici, avve-
nuti nella fanciullezza, che, respinti nell'inconscio, potrebbero essere riattivati in una qualsiasi circostanza attraverso il richiamo di una delle loro parti costituenti. Essi, inoltre, a causa della loro intensa tonalità affettiva, influenzano il contegno del soggetto con tale intrusione da superare ogni riflessione logica.

Bumke considera i sintomi schizofrenici piuttosto come una particolare forma reattiva del cervello ad agenti esogeni o a danni diversi.

La scuola di Heidelberg considera, invece, la s. come una forma di molattia cerebrale sviluppantesi sulla base di una speciale disposizione ereditaria (dimer-recessiva) con prevalente e progressivo distruggersi della personalità sociale attiva del soggetto, e nella quale si potrebbero distinguere, sebbene mai in modo netto, forme eboidi, ebefreniche, catatoniche e paranoidi.

Dide e Guiraud parlano invece di «ebefrenia» che caratterizzano clinicamente come un «indebolimento progressivo e precoce delle sorgenti istintive della vita mentale, che originano direttamente dal sistema nervoso vegetativo ". Il lo studio clinico degli ebefrenici dimostrerebbe appunto che l'indebolirsi dello slancio vitale, dell'interesse, dell'affettività rappresenta l'elemento necessario e sufficente per caratterizzare la malattia. Tale difetto primitivo è chiamato dagli stessi autori athymormie riallacciandosi con ciò al concetto della hormé di v. Monakow. L'anomalia intellettuale consisterebbe per molto tempo in un disordine, in un inceppo, in un contraddittorio orientamento dei processi psichici senza una definitiva distruzione di essi, mentre la vera demenza si avrebbe solo nel periodo terminale, senza esserne elemento necessario.
U. Cerletti, con analogo indirizzo e sulla base dei nuovi dati forniti alla clinica delle terapie da shock (v. shockTERAPIA) ed in special modo dall'elettroshock, inventato dallo stesso autore, ha riunito sotto il capitolo delle "distimie" sia la s. che egli considera un'«atimia» sia la psicosi maniacodepressiva che egli considera una "ipertimia". Per Cerletti, dunque, alla base del processo schizofrenico starebbe un progressivo e fatale decadere della sfera emotivo-affettiva per cui tutta l'attività volitiva ed intellettiva del soggetto, non più sostenuta e coordinata dal momento affettivo od emotivo, assumerebbe quell'aspetto così particolare di bizzarria e di stolidità. A tale venir meno del nucleo della personalità potrebbe imputarsi anche il grave disordine dell'attività sensoriale, che diverrebbe facile preda all'intrusione di meccanismi anomali con produzione di allucinazioni e pseudoallucinazioni.

Il complesso sintomatologico della s., a seconda dei vari autori, è stato suddiviso ora in sintomi primari (senso di estraneità che conduce poi all'autismo) e sintomi secondari (deliri e allucinazioni); ora in sintomi essenziali (autismo, indebolimento della personalità sociale attiva, specie nella sfera volitiva ed affettiva, dissociazione psichica) e sintomi accessori (fenomeni motori, deliri, illusioni); ora in sintomi caratteristici (negativismo, turbe disprassiche, come manierismo, schizofasia) e sintomi non specifici (allucinazioni, deliri, deficit mentali).

1. Quadro clinico. - La s. è una malattia della giovinezza e dell'adolescenza e compare in genere fra i 15 e i 25 anni. A volte è più precoce (demenza precocissima di De Sanctis) comparendo a 10012 anni, a volte più tardiva e cioè tra i 30 e i 35 anni. L'inizio è polimorfo, potendo assumere aspetti vari che sono stati distinti clinicamente come tipo psicastenico, tipo neurastenico, tipo isterico, tipo maniacale, tipo melanconico.
2. Sintomi fondamentali. - Disinteresse: mentre l'adolescenza normale è il periodo delle grandi speranze e delle preoccupazioni per il proprio avvenire individuale e sociale, i malati diventano invece un po' per volta indifferenti alla propria situazione, cessa l'interesse per gli studi, per il giuoco, per lo sport e perfino per tutti gli avvenimenti familiari e sociali importanti. Inerzia: è la conseguenza e la manifestazione del disinteresse per cui il malato resta intere giornate immobile ed inattivo; è scomparsa ogni iniziativa e lo stesso senso della lotta per la vita. Tale inerzia può estendersi perfino ai bisogni

## Page 59

![img-4.jpeg](img-4.jpeg)
(fot. Alinari)
In alto: VILLA DUODO, ora Balbi-Valier, costruita su disegno di V. Scamozzi - Monselice. In basso: IL CORTILE DI PALAZZO BONIN, già Thiene (1590) - Vicenza.

## Page 60

![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
![img-6.jpeg](img-6.jpeg)
![img-7.jpeg](img-7.jpeg)
(die 11. Prosequelese, L'iscrammet di rccuagrafie (Vellasse del Rianci iarulo ed epgi, Einao 1926, ter., 22)
In olio a stelotto: SCENOGRAFIA DI UNA PIAZZA MONOMENTALE. Disegno di G. R. Pizzavoi (1722-78). In olio a stelotto: SCENOGRAFIA CLASSICA CON PIAZZA E ROVINO. Disegno di B. Perraco (1461-1534) - Procopi 1986. Gidomoto del disegno e delle scienze. In frato a stelotto: SCENA PER L'ATTU D' 280 .-SIGPRIDO. Disegno di A. Appia (1862-1929). In bono a dotrro: SCENA PER IL PROCESSO DI RAFKA-GIDE, al Teatro dell'Ussivencia di Roma (1949). Disegno di E. Frampoloni.

## Page 61

corporali più elementari, per cui i malati non hanno più cura della propria pulizia personale e del proprio abbigliamento, non mangiano, non bevono ed arrivano fino a trattenere urine e feci oppure ad insudiciarsi con esse. Cedimento affettivo: all'inizio può essere mascherato sotto le apparenze della buona educazione, ma ben presto conoscenti, amici e parenti divengono indifferenti al malato; o volte, a causa del sentimento di estraneità che lo colpisce, esso arriva fino ad assumere un atteggiamento ostile verso la famiglia in cui si sente isolato. Un tale stato di inaffettività può arrivare all's autismo ", in quanto questi malati sopportano difficilmente la vita sociale che appare loro non solo estranea ma ostile, ed allora spesso si isolano per lunghi periodi in una camera non uscendo da essa che per le necessità indispensabili. Ambivalenza: è la tendenza a sperimentare i fenomeni psicologici contemporaneamente sotto il loro aspetto positivo e negativo. Può essere considerata in rapporto al disinteresse in quanto ogni pensiero, ogni azione, ogni sentimento, appare senza alcun valore e pertanto uguale indifferentemente al suo contrario. Sentimento penoso di estraneità: per l'indabolirsi delle tendenze istintivo-affettive si ha un deficit dell'intuizione dell'Io, del sentimento della propria personalità, per cui spesso il malato è portato a continue verifiche di se stesso, passando lunghe ore davanti allo specchio ad osservarsi; per lo stesso motivo gli infermi hanno un sentimento penoso di irrealtà, non solo per tutto quanto li circonda, ma anche per la propria attività e soprattutto per il proprio pensiero che sentono come illusorio, freddo ed estraneo.
2. Sintomi necessari. - Sono per la maggior parte conseguenza dei sintomi sopra descritti e sono soprattutto riportabili al disinteresse ed alla perdita di valore affettivo di ogni rappresentazione mentale. Compaiono in tal modo i disturbi dell's auto-condotta" (Toulouse e Mignard). Il mondo esterno è percepito in modo corretto, l'orientamento nel tempo e nello spazio è spesso normale; ma tutto ciò avviene senza alcun interesse personale, per cui ogni attività è facilmente interrotta o deviata da idee parassite o da sensazioni anomale.

Così, per quanto riguarda la memoria, i fatti si svolgono davanti al soggetto senza che egli vi si interessi in alcun modo; pertanto la loro fissazione e la loro conservazione come fatti mnemonici appare debole e, d'altro lato, anche la loro rievocazione, non sostenuta da alcun interesse o momento affettivo, avviene difficilmente, ma soprattutto è disordinata e con le più strane associazioni dei ricordi stessi. Per gli stessi motivi anche il corso dell'ideazione avviene in modo buasarro traducendo la più o meno netta casualità delle associazioni per cui nel discorso compare il verbalismo e l'incoerenza.

Altre anomalie del corso del pensiero sono rappresentate dalla presenza nel discorso di improvvisi arresti (barrage degli autori francesi) o da uno "stagnare" del pensiero che dà esito ad una "diffuenza" verbale per cui il discorso si dilunga attorno ad una stessa idea con frasi che non aggiungono nulla. Altre volte la fragilità dell'ideazione non sostenuta dall'interesse fa sì che il discorso venga deviato su argomenti del tutto diversi da quelli del suo scopo iniziale; oppure può aversi persino una mescolanza di due idee diverse la cui espressione avviene contemporaneamente e quindi in modo incongruo ed incomprensibile. Naturalmente, è facile comprendere come, su questa strada, il malato arrivi facilmente ad essere preda, durante il discorso, di automatismi verbali, quali : l'enumerazione di serie verbali, come nomi di animali, di piante, ecc.; le associazioni verbali per contiguità o per assonanza; le deformazioni verbali ed i neologismi per perseverazioni ed assonanze sillabali; la verbigerazioni, le stereotipie verbali, l'insalata di parole, l'ecolalia.

Sulla base del sentimento di estraneità e di dissoluzione della personalità fisica e mentale, originano i deliri dello schizofrenico, con il carattere comune di un'aggressione misteriosa alla propria personalità fisica e psichica : idee di negazione, di distruzione di organi, di introduzione di persone estranee o di animali nell'organismo, di influenzamento del pensiero, di magnetismo, di trasmissione del pensiero.

Da parte dell'attività motoria si possono osservare nella forma catatonica (v. catatonil) della s., disturbi caratterizzati soprattutto da immobilità o ritardo della attuazione di azioni comandate o volute dal soggetto stesso, che una volta iniziate possono anche interrompersi bruscamente, a volte come per un contrordine (ambivalenza), a volte per uno svanire dell'energia di esecuzione dell'atto (disinteresse del malato all'atto stesso). Per lo stesso motivo si può avere la cosiddetta catalessia (v.) per cui il malato conserva a lungo degli atteggiamenti passivamente impostigli, anche se del tutto incongrui e scomodi. In tale sindrome di arresto o torpore motorio possono improvvisamente comparire i cosiddetti impulsi (v. impulsività) per i quali il soggetto, uscito di colpo dalla sua inerzia e senza motivo apparente, a volte sotto lo stimolo di un'allucinazione acustica, colpisce con il pugno un vicino, scaglia un oggetto o si strappa i vestiti per poi tornare magari nell'immobilità di pochi istanti prima.

La clinica ha distinto, oltre la forma di demenza precocissima di De Sanctis che colpisce i fanciulli, la forma semplice (caratterizzata soprattutto dalla indifferenza e dall'inerzia, senza deliri né disturbi motori), la forma catatonica (con segni motori molto accentuati), la forma delirante o paranoide (con predominio dei fenomeni deliranti), la forma eboldo-frenica (che ne rappresenterebbe una forma frusta, nella quale l'inerzia e l'apatia interessa solo il desiderio di provvedere alle proprie necessità con un impiego regolare e produttivo e l'affettività familiare e sociale; per ciò tali malati vivono di espedienti, terrorizzando la propria famiglia per ottenere del denaro e compiendo furti o atti di violenza).

Bras.: E. Bivale; Dementia praecox odor Gruppe der Schizophrenien, Lipsia-Vienna 1911: id., Die Probleme der Schizoidie und der Syntonie, in Zeitschr. f. Neur., 78 (1922), p. 373; E. Tanzl, E. Lugaro, Tratt. delle malattie mentali, II, Milano 1923, pp. 463546; E. Kraepelin, Psychiatrie, Berlino 1927, v. indice; O. Binswanget, E. Siemerling, Tratt. di psichiatria, Milano 1927, v. indice; J. Berze, H. W. Gruble, Psychologie der Schizophrenie, Berlino 1929; C. Schneider, Die Psychologie der Schizophrenen, Stuttgart 1930; O. Bumbe, Handbuch der Geisteskrankheiten, IX, Berlino 1932, v. indice; K. H. Stauder, Die tödliche Katatonie, in Arch. f. Psychiatr., 102 (1934), p. 614; A. Vallejo Niaoua, Tratado de psiquiatría, Barcellona 1949, pp. 376701; W. Mayer-Gross, Psychopathology of de laziens, Congr. Internat. Psychiatr., X, Parigi 1930; P. Guéraud, Psychiatrie générale, ivI 1950. Lamberto Lonzhi

Per la cura della s., v. psicoterapia chirurgica; SHOCKTERAPIA.
II. Valutazione morale. - Sotto l'aspetto morale, la s. conclamata, ancor più di ogni altra malattia mentale (v.), per le gravi alterazioni che produce nella mente dell'individuo togliendole la facoltà di intendere rettamente e volere secondo motivi regionevoli, priva in pieno l'infermo della responsabilità dei suoi atti e della validità del consenso. Nei gradi iniziali della malattia, il parziale disturbo delle facoltà mentali, a volte non facilmente determinabile da un esame non profondamente specializzato, può dare l'apparenza di una piena normalità di pensiero e di atti; anche in tal caso, però, non può ammettersi la completa responsabilità; questa va considerata particolarmente, al lume degli episodi successivi, nel giudizio storico degli atti dell'individuo, già più o meno lesa, in proporzione del grado in cui le facoltà erano lese e della rapidità e gravità con cui si giunse al completo squilibrio.

In rapporto alla terapia operata, può aversi nella s. arresto del processo e anche regressione, fino all'apparenza di una piena normalità; in un'alta percentuale di casi, però, la malattia riprende il suo corso, fino a raggiungere, nel susseguito delle tappe, la più completa disgregazione della personalità. Nei periodi di sosta e di miglioramento del male, il giudizio se si tratti di veri ritorsi alla normalità con piena ripresa delle facoltà mentali ( $»$ lucidi intervalli) e soltanto di periodi di "larvata quiete" e, corrispondentemente, la determinazione del grado di responsabilità morale e di validità di consenso dell'infermo, rappresentano quesiti spesso assai difficili e controversi, affidati all'opera dei periti. Vedi, a tale proposito, alcune decisioni della S. Rota :

## Page 62

![img-8.jpeg](img-8.jpeg)
(da F. v. S. Werke, I, Vienna 1855)
Schlegel, Friedrich von - Ritratto.

- Lucida intervalla non sunt confundenda cum "conspectu umbratae quietis "... neque cum plena et definitiva sanatione infirmi... Infirmi in lucidis intervallis actus humanos elicere et etiam matrimonium inire possunt - (Decisiones Rotales 1930, pp. 133-34); come pure CIC, can. 754 sul Battesimo degli aamentes et furiosi s.

Bibl.: J. H. Vander Velde-R. P. Odenwald, Psychiatry and Catholicism, Nuova York 1932; v. bibl. a IMPUTABILIT'́, SESPONSABILIT'́ e alle varie PSECOsI.

Giuseppe de Ninno
Giuseppe de Ninno
Giuseppe de Ninno

## SCHLATTER, Adolf. - Teologo protestante,

fra i più influenti nei tempi recenti, tipico per la maniera di conciliare il criticismo con la fede, n. il 16 ag. 1852 a S. Gallo (Svizzera), m. a Tubinga il 19 maggio 1938.

Influi sulla sua educazione il padre pietista, ministro della setta battista, e la madre rimasta nella Chiesa riformata svizzera, nella quale fu battezzato. Studio nelle Università di Basilea e Tubinga e adottò una teologia srealistica, che si attiene al messaggio centrale del Nuovo Testamento e giudica tutto secondo l'amore verso Gesù. Parroco a Zurigo e a Kesswil-Uttwil, sul lago di Costanza, fra colleghi di stampo liberale e razionalistico. Per opera del pietismo bernese, diventato influente nella Dieta del cantone, fu chiamato (1880) all'Università di Berna come libero docente di Nuovo Testamento e scrisse allora il suo primo libro, sul Concetto di Fede, fondamentale per la sua teologia del tutto originale. Fu quindi (1888) nominato ordinario di teologia sistematica a Greifswald, allora roccaforte della teologia credente e pietista in Germania. Nella cittadina studentesca della Pomerania aderì ad un patriottismo tedesco un po' spinto. Quando Guglielmo II, per affrontare la crisi determinatasi dopo che A. Harnack aveva scatenato la controversia sul Simbolo apostolico, fondò (1895) una cattedra di teologia credente nell'Università di Berlino, S. accettò la cattedra delicata, che stava al centro delle contestazioni della politica religiosa di allora. Riuscl a stringere relazioni di sincera collaborazione col - grande padrone * Harnack (v.). Nel 1897 accettò a Tubinga la cattedra neotestamentaria con diritto di tenere
lezioni anche di dogmatica e etica: vi svolse un'immensa attività letteraria, che in punto importante, l'esegesi della Lettera ai Romani, fu in aperto contrasto con Lutero.

Nella dottrina sulla Rivoluzione si scostò dal "cristomonismo " neokantiano e ritschliano, parlando del divino nella natura capace di attestarci Jddio. Ma in ciò in contrasto con K. Barth, S. volle seguire il sentiero stretto tra quel cristomonismo e la teologia naturale, gettando via il grecismo dalla teologia. Perciò approfondi lo studio delle cose giudaiche e rivendicò l'autonomia dei concetti biblici rispetto a quelli greci. Di tali idee è colorato anche il suo concetto del cristiano, che esclude che nella Chiesa, oltre l'unità della fede, si esiga una conformità di dottrina come ammette il sistema della Chiesa " greco-romana". Già nel titolo dell'importante collana Beiträge zur Förderung christlicher Theologie, che fondò nel 1897, da lui spiegato più volte, il "christliche" fu il significato già esposto : la collana è aperta a tutti gli orientamenti di teologia esclusi solo quelli che con l'intellettualismo soffocherebbero la fede in Gesù; lo Spirito Santo spira in tutte le altre correnti, che devono progredire sempre più. Con questa presa di posizione S. ha causato, almeno indirettamente e in parte, l'ecumenismo (v.) oggi molto diffuso tra i protestanti.

Oltre le numerose monografie edite nei Beiträge, pubblicò tra l'altro: Der Glaube im Neuen Test. (Leida 1885; Stoccarda 1896; 1905; 1927); una collana Das N. Test. ausgelegt für Bibelleser (Stoccarda 1887-1910) riassunta in Erläuterungen zum N.T. (3 voll., ivi 1908-10;); Einleitung in die Bibel (ivi 1889, $5^{\circ}$ ed., 1933); Gesch. Israels von Alexander bis Hadrian (ivi 1901, 1906, 1923); Theologie des N. T. (2 voll., ivi 1909); rimaneggiamento in: I. Die Gesch. des Christus (ivi 1920, 1923) e II. Die Theologie der Apostol (ivi 1922); Die philologie. Arbeit seit Carissina (Gütersloh 1906, 1910); Das christliche Dogma (Stoccarda 1911, 1923); Die christliche Ethik (ivi 1914, 1924, 1929), Hülfe in Bibelnot (2 voll., Essen 1926-27, $2^{\circ}$ ed., I vol. 1928); notevoli commenti ai 4 Vangeli (Stoccarda 1929; 1935), a Giacomo (ivi 1932), epistole ai Corinti (ivi 1934), ai Romani (ivi 1935), a Timoteo e Tito (ivi 1936), in di Pietro (ivi 1937). Oltre queste grandi opere, cf. le altre in R. Brezger, Das Schriftum A. Schletters (Gütersloh 1938; Beiträge, 40, 2).

Bibl.: autobiografie : Die Entstehung der Beiträge zur Förderung christl. Theol. (Gütersloh 1920) ( - Beiträge 25, 1); Erlebtes (Berlino 1924, 1925, 1929); in E. Stange (ed., Die Religionswissenschaft. der Gegenwart in Selbstdarstellungen), Lipsia 1925, pp. 145-71; Rüchblich auf seine Lebensarbeit hrg. von Th. Schlatter, Gütersloh 1952; inoltre Brezger, cit., nn. 39, 77, 247, 248, 359, 396, 400, 403. - Studi: P. Altbain-G. Kittel-H. Strath-mann-W. Lütgert, in memoria (Beiträge, 40, 1), Gütersloh 1938; G. Kittel e altri, Gedächtnisheft der Deutschen Theol., Stoccarda 1938; H. Kittel, A. S., in Theolog. Literaturzeitung, 73 (1948), col. 221 sg.; Aus A. S. Berner Zeit, Berna 1952.

Pietro Naber
SCHLEGEL, August Wilhelm von. - Critico, filologo e poeta tedesco, n. ad Hannover il 5 nov. 1767, m. a Bonn il 12 maggio 1845.

Studio prima teologia, a Gottinga, che lasciò presto per la letteratura. Dal 1795 a Jena (ove fu professore nel 1798) collaborò alle Horen e al Musenalmonach di Schiller con le prime traduzioni poetiche e alcuni saggi sul rapporto tra forma e contenuto nella poesia (Briefe über Poesie, Silbenmass u. Sprache); poi fondò con il fratello Friedrich la rivista Achenzeum (Berlino 17981800) ove condusse una critica demolitrice contro la letteratura francesizzante di moda. Nel 1801 tenne a Berlino le Vorlesungen über schöne Literatur u. Kunst - polemica contro l'illuminismo e rivalutazione della poesia medievale - attirando intorno a sé un gruppo di giovani poeti romantici. Un vero talento rivelò nel tradurre opere poetiche: 17) drammi abakespeariani (17971810), 5 drammi di Calderón (Spanisches Theater, 18031809), altra poesia romanza (Blumenstränze italienischen, spanischer u. portugiesischer Poesie, Berlino 1904) e, parzialmente, Dante. Dopo il 1804 viaggiò con M.me de Staël attraverso l'Europa, rivolgendo il suo interesse anche alle arti figurative (onde più tardi le Vorlesungen

## Page 63

über Theorie u. Geschichte der bildenden Künste, Berlino 1827), e soggiornò con lei nella famosa villa di Copper centro della nuova cultura europea. Al tentativo della Staël di far conoscere ai Francesi la nuova fase della vita dello spirito tedesco partecipò combattendo contro l'invasione del classicismo francese (Comparaison entre la Phèdre de Racine et celle d'Euripide, 1807). A Vienna nel 1808 tenne quelle Vorlesungen über dramatische Kunst u. Literatur (Heidelberg 1808-11), in cui codificò il concetto di "arte romantica" (arte della nostalgia, anelito a Dio, al mistero dell'Universo; unione di vita e morte, di sensualità e spiritualità) e cioè l'arte di Shakespeare e degli Spagnoli, e lo contrappose a quello di "arte classica" (arte del possesso e della gioia serena, armonica legislazione del mondo, partecipe dell'autonoma perfezione della natura), l'arte dei Greci, Romani, Francesi, Italiani; tale divisione aprì la via alle contese letterarie del primo '800. Dopo il 1818 fu all'Università di Bonn e, primo professore di sanscrito in Germania, introdusse, con la rivista Indische Bibliothek (1823-30) e con l'edizione e la pubblicazione di opere indiane, lo studio scientifico di questa letteratura. In Berichtigung einiger Missdentungen (1827) espose la sua avversione al cattolicesimo, I suoi ultimi scritti, specialmente il Musenalmanach del Wendt (1832), sono satire violente contro antichi compagni romantici, Schiller, Goethe e il proprio fratello Friedrich. Mediocre la sua produzione poetica (Gedichte, 1800; Poetische Werke, 1811; il dramma 704 [1803], su modelli di Euripide). Spirito più imitatore che creatore, ma che sapeva penetrare nell'intimo di altri poeti, ha dato preziosi contributi critici e additato nuove vie nel campo dell'estetica. Troppo lontano però ha spinto l'opposizione contro il sec. xvili, perdendo di vista la natura per aderire al concetto fichtiano dell'opera d'arte quale esclusiva emanazione dell'Io soggettivo.

Bibl.: ed.: l'unica intesa è quella vecchia di Ed. Böcking (12 voll., Lipsia 1846-47). Studi: O. Wassermeier, Die Kunstlehre A. W. S.'s und ihr Verhältnis zu Kants und Schillers Aesthetik, ivi 1923; Comtesse J. de Pange, A. G. S. et Mme de Staël d'après des documents inédits, Parigi 1938; B. v. Brentano, A. W. S., Stoccarda 1943.

Alba Cori
SCHLEGEL, FRIEDRICH von. - Filosofo, n. ad Hannover il 10 marzo 1772, m. a Dresda il 12 genn. 1829. Studiò filosofia nelle Università di Lipsia e di Gottinga; fu cultore di lingue antiche (sanscrito, persiano), appassionato lettore di classici greci e delle opere del Winckelmann. Dopo aver trascorso alcuni anni a Dresda (1794), a Jena (1796) e a Berlino (1797), dal 1800-1806 insegnò filosofia a Jena ove divenne l'araldo del nuovo movimento romantico. Nel 1803 si recò a Parigi; quindi, tornato in Germania, fu, nel 1808, a Vienna, segretario alla Cancelleria imperiale.

Nel primo scritto con cui iniziò la sua attività scientifica Über das Studium der griechischen Poesie (1796), contrappone la poesia antica alla moderna; in seguito, sotto l'influsso della Doctrina della scienza di Fichte, scopre l'essenza della filosofia moderna nel divenire spirituale, e auspica l'avvento della poesia romantica che deve essere una poesia universale progressiva. Più tardi, per merito dello Schleiermacher, rivolse ogni suo interesse sul problema religioso (la sua conversione al cattolicesimo è del 1808 per opera di s. Clemente Hofbauer). Ingegno fertile ma disorganizzato, anima tormentata, sensibilissima alle variazioni dell'ambiente, lo S. ha espresso con molta efficacia i tre momenti dell'evoluzione romantica, l'estetico, il filosofico e il religioso, e ha dato nei singoli campi contributi che hanno giovato soprattutto alla chiarificazione e all'approfondimento dello spirito del romanticismo.

Bibl., edizioni: Sämmtliche Werke, 10 voll., Vienna 1822-23; $2^{\circ}$ ed., 12 voll., ivi 1846. Da questa raccolta sono esclusi, tra altri numerosi scritti: Preaische Jugendschriften, a cura di J. Minor, 2 voll., Vienna 1822; riat., ivi 1906; A. Wilhelm u. F. Sch., in Ausmahl, a cura di O. Walzel nella Deutsche National Literatur di W. Kürschner, CXLIII, Stoccarda 1891-94; Neue philas. Schriften, a cura di J. Körner, Francoforte 1935; Philosophische Vorlesungen, a cura di C. H. Windischmann, Bonn 1836-37. Tradu-
zioni: Frammenti critici e scritti di estetica, trad. di V. Santoli, Firenze 1936: Storia della letteratura antica e moderna, trad. di F. Ambrosoli, Milano 1928; Filosofia dell'istoria, trad. it. $2^{\circ}$ ed., Napoli 1838. Studi: J. Rouge, F. S. (1711-17), Bordeaux 1904; C. Enders, F. S., Lipsia 1912; R. Haym, Die romantische Schule, $3^{\circ}$ ed., Berlino 1914; J. Korner, Romantiker und Klassiker, ivi 1924; B. Magnino, Il pensiero di F. S., Torino 1929; H. Kalthoff, Glauben u. Wissen bei F. S., Bonn 1939; J.-J. Anstett, La pensée religieuse di F. S., Parisi 1942. Altre indicaz. in G. A. De Brio, Bibl. philos., 1732-33; I. Citreche-Brucalles 1950, pp. $443-46$.

Bianca Magnino
SCHLEIERMACHER, Friedrich Ernst DaNiel. - E il caposcuola della teologia romantica tedesca e il rappresentante più insigne della rottura della religiosità protestante con il razionalismo speculativo. N. il 21 nov. 1768 a Breslavia da un pastore e dalla figlia di un pastore, ebbe un'educazione famigliare profondamente religiosa a sfondo pietista, che continuò nel Collegio della - comunità dei fratelli - (Brüdergemeinde) a Niesky e poi nel Seminario di Barby dove provò i primi dubbi sulla Chiesa. Compì gli studi superiori a Halle, e quindi fu nominato predicatore prima a Landsberg (1794) e poi alla Charité a Berlino (1796) dove conobbe F. Schlegel e frequentò, presso Henriette Herz, la migliore società berlinese. Nel 1799 è predicatore a Potsdam e nel 1802 a Stolpe in Pomerania; nel 1804 incominciò la carriera universitaria come professore straordinario a Halle e nel 1810 fu chiamato alla cattedra di teologia della nuova Università di Berlino. S. ebbe molti dolori famigliari (separazione dalla moglie e perdita del figlio prediletto Natanaele, nel 1829) e dovette sostenere aspre lotte dottrinali (specialmente con Hegel, che trionfava nella Facoltà di filosofia). M. a Berlino il 12 febbr. 1834. Fu il fondatore e presidente fino alla morte dell'Accademia delle scienze di Berlino.

L'opera di S. è quanto mai vasta e abbraccia, oltre le prediche, tutto l'àmbito delle scienze filosofiche e teologiche. La sua traduzione di Platone (manca il Timeo) è ancora classica e lo studio sulla filosofia di Eraclito ha aperto la via alle moderne indagini sul misterioso filosofo. Il pensiero di S. è una sintesi fra la dottrina spinoziana dell'unica sostanza e l'immediatezza kantiana del "sentimento". La conoscenza umana è condizionata dai sensi esterni e interni, dai quali l'innelletto elabora rispettivamente il suo intendere, l'uno "organico " e l'altro "intellettuale" in cui si contiene l'elemento a priori. Tempo e spazio sono le forme di esistenza delle cose; la molteplicità degli oggetti forma un'unità reale d'insieme ch'è un tutto inorganizzato. Questa è il mondo: l'unità della totalità del mondo è la divinità. Ogni parte del mondo sta in rapporto scambievole con tutte le altre, di attività e passività. Quello dell'attività è dato, nell'uomo, dal sentimento della libertà, quello della passività, dal sentimento della dipendenza, sul quale per S. si fonda tutta la religione. La sua teologia non è che lo sviluppo del "sentimento di dipendenza" (Abhängigkeitsgefühl) a traverso i problemi fondamentali del cristianesimo. Trasferendo l'ideale romantico nella riflessione teologica e filosofica, S. cerca la via diretta di accesso dell'umana coscienza nel "Tutto" dell'essere e nella verità della Rivelazione, ed egli la indica nella "mistica", nell'atteggiamento di pura passività del sentimento. Pietista per educazione e contemporaneo di Fichte, Schelling, Hegel, ridusse la religione al sentimento della relazione diretta dell'anima con la divinità, indipendentemente da ogni circostanza storica. Nelle Reden über die Religion (1799), che gli aprirono la carriera, egli dichiara: « Gli uomini fanno della loro religione una religione storica. Essi vedono Dio in Giudea e in Egitto, in Mosè e in Gesù, ma non attorno a sé. Noi abbiamo bisogno di una religione viva: di avere nei nostri cuori la fede che albergava nel cuore di Abramo e di Paolo. Ho bisogno non di una religione libresca, ma emanante da tutte le cose». Questa

## Page 64

religione, senza dogmi e senza Chiesa, non è né un sapere né un fare, è sentimento, cioè la coscienza immediata della dipendenza del finito dall'infinito, dell'uomo da Dio, ed ha la sua sede nell'affettività (Gemüth). Nel Monologe del 1800 S . difese energicamente la libertà di coscienza. Nella più matura Dialektik il sentimento sembra assumere una funzione ancor più trascendentale: esso è il "portatore" (Träger) di tutte le altre funzioni, al di là quindi del conoscere e del sentire ordinari, in quanto è l'identità originaria di entrambi. Perciò il sentimento non è soggettivo ma attua l'autocoscienza sua individuale come universale: "è la forma universale dell'aver-sestessi" (Dialektik, ed. integrale di R. Oldebracht, Lipsia 1942, § 215, p. 286 sgg.). La rivelazione non è una comunicazione straordinaria che venga dall'alto, ma consiste nel prender coscienza della propria vita intima e di una nuova intuizione che in essa nasce dall'Infinito. La religione più perfetta è il cristianesimo e Cristo è la personalità religiosa più alta, apparsa nella storia: nella sua anima si è dispiegata la divinità con piena chiarezza mostrando che ogni finito abbisogna di una comunicazione più alta per aderire a Dio. Inutile quindi discutere sulla storicità della vita di Cristo e dei suoi miracoli. La rivelazione continua sempre in ogni scoperta della spirito umano, e la profezia non è che un'anticipazione che questo spirito fa dal suo sviluppo. L'opera principale : Der christliche Glaube (1823), svolge in modo sistematico il principio del "sentimento di dipendenza" mostrando come i vari dogmi sono la "modificazione" (Modification) di quel sentimento; quindi di ogni verità dogmatica circa gli attributi di Dio, la Trinità, l'Incarnazione, la Redenzione, il peccato e la Grazia ecc., il contenuto valido per la coscienza cristiana è determinato da ciò che il "sentimento di dipendenza " esprime nella coscienza dei singoli in un dato momento (Der christliche Glaube, parte 1a, cap. 2, 30). Questo sentimento dunque tiene il posto dei miracoli, delle profezie, del magistero ufficiale e delle prove di qualsiasi genere: esso è l'unico interprete della "sola fides", ch'è qui intesa come il sentimento che nasce dall'incontro dell'autocoscienza della libertà di fronte alla natura e alla storia (op. cit., § 32). Questi principi furono ripresi dal modernismo (v.) e dai fautori della "teologia del sentimento" (Gefühlstheologie): esso ha ispirato lo sviluppo dei moderni indirizzi della filosofia della religione e della storia delle religioni i quali esauriscono l'essenza della religione nella " esperienza religiosa " (R. Otto, A. Ritschl, W. Herrmann, G. Wobbermin). Critici radicali di S. sono stati Hegel, B. Baur, Strauss, Feuerbach e tutta la sinistra hegeliana.

Bim... opere: ed. completa in 3 parti (teologia 13 voll.; prediche 10 voll.; filosofia 8 voll.), Berlino 1835-64; Briefe. 4 voll., 2* ed., Berlino 1869. Studi: F. Lichtenberger, Histoire des idées religieuses en Allemagne depuis le XVIIIe siècle jusqu'à nos jours. II. Parigi 1888, pp. 6s-238; M. O. Stammer, S.t. Aesthetizismus in Theorie u. Praxis während der Jahre 1796-1807, Lipsia 1913; W. Dilthey, Leben S.t. Berlino 1870; 2* ed., Berhino-Lipsia 1920; P. Schutz, Das künstler. Element in der Metaphysik S.s., Brema 1914; I. Wendland, Die religiöse Entwicklung S.t. Tubinga 1915; Th. Siegfried, Des romant. Princip in S.s Reden über die Religion, Berlino 1916; R. Haym, Die romant. Schule, Eile Beitrag zur Gesch. des deutsch. Geistes, 4* ed., Berlino 1920, cap. 3, p. 447 sgg.; F. Neubauer, Die Begriffe der Individualität u. Gemeinschaft im Denken des jungen S., StoccardaGotha 1923; E. Brunner, Die Mystik u. das Wort. Der Gegensatz zwischen moderner Religionsauffassung u. christl. Glauben, dargestellt an der Theologie S.s., Tubinga 1924; L. Stamer, Das Obernatürliche bei S., Würzb