olo Quaestiones super libros quatuor Sententiarum, l'opera di Ralando di Cremona (v.), terminata nel 1232 , è assai più una S. che un commentario. Lo stesso, anzi assai di più, si può dire a proposito della Summa de bono del cancelliere Filippo che costruisce la sua sintesi intorno alla nozione di bene, increato e creato. Dopo Guiardo di Laon e Guglielmo di Durham (dei quali rimangono appena rari estratti), si ebbe subito il Mysterium divinale di Guglielmo di Auvergne (1223-40), la Summa de creaturis composta da Alberto Magno all'inizio della sua attività scientifica, prima del 1246 e, dopo il 1270 , al termine della stessa, la Summa theologica. La composizione della Summa universae theologiae di Alessandro di Ales, si protrae, con le sue ramificazioni, per un periodo assai lungo (prima del 1245 - dopo il 1257). Dopo l'opera di Guido l'Elemminiere, la S. anonima di Basilea (B. IX. 18; verso il $1240-51$ ), si giunge a s. Tommaso con le sue grandi S.: Summa contra Gentiles; Summa theologiae. Quest'opera esercitò un influsso analogo a quello che prima avevano esercitato le Sentenze di Pietro Lombardo: divenne oggetto di studi e di commenti. Ma la corrente creatrice continua. La S. incompiuta di Ulrico di Strasburgo fu contemporanea a quella di s. Tommaso: composta tra il 1262 e il 1272, questa Summa de bono doveva essere divisa in 8 libri; si conoscono solo i primi 6. Un po' più tardi, l'Olivi (v.), con le sue Quaestiones super Sententias, pose gli elementi assai sviluppati di una S. teologica rimasta anch'essa incompiuta. La S. di Enrico di Gand, divisa in tre parti, ha largamente utilizzato, rimaneggan-
dole, le sue questioni disputate; nel 1280 era già in gran parte composta. Con Gerardo di Bologna, si entra nel sec. xiv. La sua Summa theologiae fu redatta tra il 1313 e il 1317 ; si ispira tanto a Enrico di Gand che a s. Tommaso di Aquino. La S. di Nicola di Strasburgo (prima del 1323) come la Summa de bono, anonima (cod. Fat. lat. 4305) attingono soprattutto da s. Tommaso e da s. Alberto Magno. Allora la vena s'inaridì, il grande periodo della scolastica si chiuse; in seguito i teologi si consacrarono soprattutto a commentari o a lavori più limitati. Soltanto poche S. ( 9 su 23) sono attualmente pubblicate.
Bib.: I. Simler, Des Sommes de théol., Parigi 1871; M. Grabmann, Die Gesch. der scholastisch. Methode, II, Monaco 1911, pp. 3-25, 476-85; G. Pari, A. Brunet, P. Trembles, La renaissance du XIIe siècle. Les écoles et l'enseignement, Ottawa 1933; P. Glorieux, Sommes théol., in DThC, XIV (1041), coll. 23412364: J. de Ghellinck, Le mouvement théol. du XIIe siècle, Bruxelles-Parigi 1648.
Palemone Glorieux
II. S. di diritto romano. - Prima dell'attività scientifica dei glossatori, S. significava semplicemente sunto di materia legale per lo più riguardo a determinati campi, ma alla tendenza a riassumere si unisce presto quella di sistematizzare sia il materiale legale sia la dottrina.
La S. come genere letterario nasce dalle "glosse summanti" ossia dalle spiegazioni che riassumono il contenuto di una legge. Quando questa spiegazione riassume e ordina il materiale contenuto in uno o più titoli del Corpus Iuris, si ha una summa tituli o summa titulorum. Se queste si estendono a tutti i titoli di una parte del Corpus Iuris, p. es., del Codice, si è già di fronte ad una S. propriamente detta. E da notare però che fino alla seconda metà del sec. xir si considera ancora la S. del titolo come unità indipendente e si parla perciò. p. es.. di Summae Codicis. Solo da allora in poi anche la denominazione di Summae fa intendere che si concepisce già l'opera come genere letterario uniforme che rispetta però ancor sempre l'ordine e l'autonomia dei singoli titoli, che vengono uniti attraverso le cosiddette continuationes titulorum. La sistematizzazione, fondamentalmente parziale, diventa generale in quanto le Summae del Codice adducono nei luoghi rispettivi anche il materiale delle altre parti del Corpus Iuris.
Le glosse sistematizzanti di un titolo oppure di una parte di esso si chiamano anche Summulae, se scritte e tramandate come opere per sé stanti che trattano punti o questioni particolari o particolarmente interessanti e utili. Si potrebbero paragonare alle moderne monografie; per questo furono chiamate, fino ai tempi più recenti, indistintamente anche tractatus, vale a dire monografie sistematiche vere e proprie.
Le prime Summulae devono attribuirsi a Bulgaro (1166). Oggi se ne conoscono 4 (De regula Catoniana $=$ D. 34, 7; De stipulationibus $=$ D. 45, 1, 83, 2; De dolo $=$ D. 4, 3, 7; De iuris et facti ignorantia $=$ C. 1, 18). Segue poi Ugo con la De petitione hereditatis (C. 3, 31). La prima S. in senso stretto, e cioè al Codice, è di Rogerio da Piacenza: una prima recensione va sotto il nome di Summa Trecensis, che fu fatta intorno alla metà del sec. xir a Bologna. Essa è la fonte di una s. con finalità praticoopopolare, chiamata La Codi, redatta in provenzale e tradotta poi in francese, castellano, catalano, latino. La seconda recensione arriva solo a C. 4, 57 e ha avuto, nella Summa Tubingenia, un continuatore anonimo. Piacentino (v.) ha scritto, in due tempi, la seconda S. al Codice. La terza è di Giovanni Bassiano (perduta). Azone, suo scolaro, la rivide e scrisse poi una propria S. al Codice tanto completa e perfetta che rimase fino al sec. XVII libro di scuola. Gli ultimi tre libri del Codice, dalla scuola considerati una collezione per sé etante, hanno anche delle rispettive S. Piacentino (v.) ne fece una incompleta che da Pillo fu continuata sino a C. 11, 62.
Accanto alle Summae Codicis nascono presto le Summae Institutionum. Dopo una, anonima, uscita dalla scuola di Bulgaro, ci sono tramandate quella di Piacentino, una probabilmente di Giovanni Bassiano, la grande di Azone che sta degnamente a fianco della sua Summa Codicis.
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Le Summae al Digesto hanno solo funzione complementare di fronte a quelle scritte al Codice. Per questo motivo l'unica conservata sembra essere un'opera miscellanea, la cui proprietà letteraria si dividono probabilmente Bulgaro, Giovanni Bassiano, Azone, Ugolino. A Giovanni Bassiano si attribuisce pure una Summa all' Authenticum, aggiornata da Accursio. Giovanni Bassiano è probabilmente anche autore di una Summa feudornm. Certamente ne ha scritta una Pillio, riveduta da Jacopo Colombi. Importante è soprattutto la Summa feudornm di Jacopo d'Ardizzone. Dopo Accursio si hanno non poche altre Summae di diritto feudale. La Summa legis Langobardorum non è da attribuirsi alla scuola di Bologna, ma piuttosto a quella di Pavia. Il famoso Liber pauperum del Vaccarius, scritto a Oxford per gli studenti poveri, è piuttosto un estratto di testi legali con glosse. Con maggior diritto vanno avvicinate alle S. alcune famose opere della scuola francese, che tende in modo particolare all'esposizione sistematica, quali il Libro di Tubinga, il Libro di Ashburnham, le Exceptions legum Romanarum Petri, di cui le due prime opere sarebbero due precedenti recensioni; tutte dei primi decenni del sec. xir. Da aggiungersi il Brachylogus e l'Epitome Exactis regibus. In senso improprio anche altre opere vengono chiamate S., ad es., la Summa contradictoonum, erroneamente attribuita a Guglielmo da Cabriano, che appartiene al genus delle Quaestiones legitimae. Questa terminologia ancor fluttuante, a cui si è già accennato, si nota ancora nelle opere della scienza di diritto canonico.
BibL.: E. Genzmer, Die justinian. Kodifikation und die Glossatoren, in Atti del Congr. intern. dir. rom. di Bologna, I. Pavia 1934, p. 403 sgg.; E. M. Moijers, Sommes, Lectures et Comment. (1100-1130), ibid., p. 433 sgg.; H. Kantorowicz-W.W. Beskland, Studies in the glossators of the Roman Late, Cambridge 1938, introd. p. 228 sgg.; St. Kuttner, Zur neuest. Glossatorenforschung, in Studia et docum. histor. et iuris, 6 (1940), p. 275 sgg.; E. Bosta, Fonti del dir. ital. dalla caduta dell'Impero Rom. sino ai tempi nostri, Padova 1938, p. 161 sgg.; 2* ed., Milano 1944, p. 142 sgg.
III. S. "DICTAMINIS ET ARTIS NOTARIAE". - Alla scienza del diritto si avvicinano le Summae dictaminis e quelle artis notariae. Le prime sono di carattere letterario-grammaticale, le seconde giuridico-pratico. Mentre quelle hanno per scopo principale l'accuratezza e la bellezza della stile, queste intendono fornire ai notai le formole giuridicamente corrette per i vari negozi giuridici. L'ars notaria divenne una vera facoltà nelle Università e suscitò una serie di S., teoricamente ben fondate ed elaborate. Ogni regione aveva il suo formolario. I retori e grammatici adattavano alla loro volta i loro trattati formulari a questa esigenza giuridico-pratica. Rimane ancora accanto alla S. il nome tradizionale di Formularium.
Capo-stipite di questi formulari nuovi, a tipo scien-tifico-sistematico, si dice quello attribuito allo stesso Innerio. Tra le prime, sono quelle di Ranieri da Perugia, di Bencivenni da Norcia, di Salatiele, di Giovanni e soprattutto quella di Rolandino Passagerii da Bologna, tutte del sec. xiri. Tra le Summae dictaminis meritano un accenno speciale quelle di Trasamundo della fine del sec. xir, di Tommaso da Capua, notaio e cancelliere di papa Innocenzo III, di Riccardo di Pofi, di Berardo di Napoli del sec. xiri, di Jacques di Dinant.
BibL.: L. Rockinger, Uber Formelbücher vom 13. bis zum 16. Jahrh. als rechtsgesch. Quellen, Monaco 1835; id., Briefsteller und Formelbücher des XI. bis XIV. Jahrh., in Quellen und Erörterungen zur bayrisch. und deutsch. Gesch., 9 (1863); A. van Hove, De rescriptis, Malines-Roma 1936, p. 17 sgg.; G. Masi, Formularium florentinum artis notariae, Milano 1943.
IV. S. DI DIRITTO CANONICO. - Anche presso i glossatori canonisti la S. si sviluppa dalle glosse "summanti». L'insieme di queste singole Summae costituisce una opera che si chiama Summa. I commentatori del Decreto di Graziano (Decretisti) sviluppano però di fronte ai legisti questo genere letterario in forme specifiche che dimostrano chiaramente l'evoluzione autonoma: anche per essi la S. costituisce un compendio sistematico del materiale legale-dottrinale che segue, generalmente, l'ordine della fonte ed è scritta a scopo didattico; ma in non poche opere di questo genere, dopo l'esposizione com-
pendiosa-sistematica, si aggiunge un commento esegetico alle singole parole o brani della legge di modo che, sostanzialmente, si è di fronte ad un vero Apparatus, ossia ad un insieme coerente di glosse esegetiche al testo legale. Da esso si distingue solo per il fatto che non fu, originalmente, scritta e pubblicata con il testo legale, ma separata da esso. Per questo motivo non è facile distinguere tra un Apparatus ed una Summa siffatta che si chiama, per questo, Summa a modo di Apparato oppure Summa mixta. Criterio di distinzione rimane solo quello esterno di tradizione (sempre senza il testo legale).
La ricca produzione di S. della scienza decretistica va catalogata secondo scuole. Prima fra tutte è quella di Bologna che oltre a qualche anonima ha una serie di S. scritte da decretisti ben noti : le Summae mixtae di Paucapalea (ed. Schulte 1890), di Rufino (ed. Singer 1902), di Stefano di Tournay (ed. parziale Schulte 1891), di Giovanni da Faenza, di Simone da Bisignano; la più grande e completa di tutte è quella di Uguccione da Pisa (v.) scritta attorno al rroo. Ultimo di questo S. bolognesi della seconda metà del sec. xir è la cosiddetta Reginamus (di Pietro di Benevento?). Summa tantum oppure S. solamente sistematico-sintetica è, praticamente, solo la S. di Rolando Bandinelli (Alessandro III, ed. Thuner 1874).
Fioriva anche a Parigi una scuola decretistica assai feconda di S.; non conoscendo per la maggior parte gli autori, si distinguono secondo gli Incipit oppure secondo il luogo di compilazione o di conservazione del manoscritto unico o prima trovato. Tra le altre minori e frammentarie occorre notare le Summae tantum: Elegantius in iure divino (Calossensis), Ingeratorum maieriatis (Munscensis), la Summa di Sicardo di Cremona che, giustamente, secondo posizioni recentissime (St. Kuttner, in Mélanges Joseph de Ghellinck. S. 7., II, Gentilous 1951, p. 783 sgg.) si deve attribuire piuttosto alla scuola francese anziché a quella bolognese. La Summula decretalium quaestionum dell'Eorardus Yprensis è una combinazione tra S. e Quaestiones. Di Summae a mal' di apparato si ha la Magister Gratianus in hoc opere (Parisiensis), la Tractaturus Magister, la Permistio quaedam, la Rererentia sacrarum canonum, la Et est sciendum (Glossae Stuttgartienses), tutte della seconda metà del sec. xir. La più grande: Animal est substantia (Bambergensis) è già dell'inizio del sec. xiri. La scuola anglo-normanna ha dato, sempre nel sec. xir, la Omnis qui iuste (Lipsiensis) con le connesse: De iure canonico e In nomine, tutte della specie mista. Inoltre le sistematiche pure: De multiplici iuris divisione, e la Prima primi uxor. I Decreta minara di Odo da Dover sunteggiano il Decreto e il commento nello stesso tempo.
I decretalisti, ossia i commentatori delle collezioni delle Decretali pontificie, non compongono più, salvo qualche rarissima eccezione, Summae mixtae, ma solo sistematiche che si chiamano, come quelle dei loro colleghi legisti, Summae titolorum e vogliono essere libri didattici che espongono sistematicamente il materiale legale e dottrinale, seguendo i titoli delle collezioni. Il prototipo di queste Summae titolorum è quella di Bernardo da Pavia della fine del sec. xir. Oltre qualche anonima è da notare la S. di Ambrosio e di Damaso Ungaro, scritte tra il 1210 e il 1215. Alle Decretali di Gregorio IX hanno composto S. Giovanni da Petesella Compostellano, soprattutto Goffredo di Trani (molto citata), Bernardo Parmense de Botone, Enrico di Merseburg e Baldovino di Brandenburgo.
Una Summa di genere particolare è la famosa Summa aurea di Enrico da Susa (v. SANTOSINOI, ENDICO). Vi sono poi nella canonistica classica del sec. xir S. che uniscono in una esposizione compendiosa tutto il materiale legale del Decreto e delle Decretali in un ordine sistematico libero. Esse si chiamano qualche volta, più esattamente, Specula iuris. Oltre la S. metrica, chiamata Juris Ysagoge dell'inizio del sec. xiri, è da segnare qui l'opera incompleta del giovane Raimondo da Peñafort (ca. il 1221), la Summa iuris che intendeva trattare tutto il diritto in sette libri, di cui si hanno, in un unico manoscritto conservatoci, solo i primi due, probabilmente gli unici elaborati. Verso la fine del sec. xiri fu composta in Inghilterra la Summa Summarum, che viene chiamata, nello stesso titolo del libro, anche Speculum e Repertorium. Un'altra specie di S. costitui-
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A sinistra: TRIONFO DELLA FEDE CATTOLICA sull'eresia per opera dell'Ordine domenicano. Affresco nella vòlta della sacrestia della chiess di S. Domenico Maggiore - Napoli. A destra: AUTORITRATTO - Firenze, Uffizi.
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In alto: VILLAGGIO INDIGENO lungo il fiume Giuba - Diguma.
In basso: ZONA MONTUOSA DI GALGALO (Migiurtinia) con tipica capanna locale.
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scono le Summae quaestionum le quali, nate nella scuola francese e anglo-normanna, probabilmente da Riccardo Anglico (de Mores) furono portate anche a Bologna alla fine del sec. XII. Esse uniscono Summae e Quaestiones in quanto che, dopo la glossa summante di ogni titolo, si discutono una serie di rispettivi casi. Da notare principalmente la Summa Quaestionum del Magister Honorius, inglese, e quella di Richardus Anglicus.
Di hanno pure le $S$. monografiche, quelle cioè che trattano in forma sistematica una determinata materia e che, per questo, si chiamerebbero meglio trattati, come le opere rispettive presso i legisti. Essi riguardano soprattutto il matrimonio e i processi.
Tra le Summae de matrimonio sono da notarsi quella di Bernardo di Pavia, di Tancredi, di s. Raimondo di Peñafort (seconda redazione della precedente), di Roberto Flamesburgense, di Giovanni Andrea che segue però il libro VI di Bonifacio VIII. Molto più numerose sono le Summae de ordine indiciario dette anche più comunemente Ordines indiciarii e che, per la evidente connessione dei due campi, trattano leggi e dottrine civili e canoniche. Tra le tante opere di questo genere (alcune anonime), meritano una menzione speciale quella di Riccardo Anglico, di Tancredi, di Roffredo Beneventano, Guglielmo de Drogheda, Bonaguida d'Arezzo, Martino di Fano, Egidio Foscarari, e in modo particolare il cosiddetto Speculum iuris di Guglielmo Durantis. Non mancano S. su altre materie come, p. es., de electione, de excommunicatione ecc.
Biel.: J. Juncker, Summen und Glossen, in Zeitschr. der Sonigayst. f. Rechtsgesch., kan. Abt., 14 (1925), p. 384 sgg.; St. Kuttner, Repertoriom der Kanonistik (Studi e testi, 71), Città del Vaticano 1937, pp. 123 sgg., 386 sgg., 438 sgg.; id., Bernardus Congestellinus Autiquus, in Traditio, I (1943), p. 277 sgg.; id., The Barcelona Edition of si. Raymonds first treatise on canon law, in Seminar (The Twist), 8 (1950), p. 52 sgg.; id. e E. Rathbone, Anglo-Normon Canonists of the Twelfth Century, in Traditio, 7 (1949-51), pp. 279 sgg.; A. Van Hove, Prolegomena, $2^{\mathrm{a}}$ ed., Malines-Roma 1945, pp. 432 sgg., 447 sg., 450 sgg., 476 sg., 490 sgg.
V. "Summae" casuum ecc. - Meritano trattazione speciale le Summae casuum, de casibus conscientiae, de confessione, confessorum, de paenitencia. Per sé sono giuridiche, ma perché sono dirette per l'uso in foro interno nella confessione e non escludono la dottrina dogmatica e morale in senso stretto, partecipano a tutte e due i settori.
Strettamente parlando si possono distinguere le Summae de poenitentia dalle Summae confessorum oppure de casibus conscientiae. Ma la stessa terminologia non distingue nettamente: s. Raimondo chiama, p. es., anche Summae de poenitentia la sua Summa de casibus. In esse si raccoglie sistematicamente tutto il materiale legale e dottrinale e canonistico necessario al ministro della penitenza privata. Da tutti si espone in forma più o meno concisa la S., il riassunto cioè della rispettiva materia, poi si adducono e risolvono casi pratici, e si aggiunge alla sistematica la casistica tanto desiderata e utile in materia di penitenza. L'ordine è generalmente logico-sistematico, qualche volta anche alfabetico.
La prima Summa confessorum, chiamata ancora Poenitentiale, è quella scritta tra il 1208 e 1210 da Roberto Flamesburgense, in 5 ll. Seguono, dopo il Lateranense IV (1215), le S. di Tommaso da Chabham, dei due domenicani Paolo Ungaro e Corrado di Hoeater, di Giovanni di Kent e Pietro di Poitiers. Tutte queste supera la famosa Summa de casibus di s. Raimondo da Peñafort, divisa in 3 libri scritti tra il 1227 e il 1234 a cui, nei due anni seguenti, aggiunse, come 1. IV, il de matrimonio. La Summa ebbe glosse e abbreviazioni (tra cui la Summa pauperum o Summala de Summa, di Adamo Teutonico), che dimostrano il grande uso che tutti ne fecero. Il francescano Monaldus scrisse prima del 1217 la Summa Monaldina, la prima alfabetica; tra il 1280 e 1298 il domenicano Giovanni da Friburgo la Summa Spannina che ebbe anche una abbreviazione e una traduzione in tedesco. Nello stesso tempo scrisse il francescano Giovanni di Saxonia (Erfurdensis) e, verso il 1311, Alberto da Brescia O. P. Nel sec. XIV emergono la Summa Astesana divisa in 8 ll. (il titolo 32 del I. V contiene una raccolta di canoni penitenziali assai
nota) di Astesanus O. F. M., un'anonima Summa rudium per i sacerdoti meno istruiti, la Summa Pisana (Magistrutia, Pisanella) di Bartolomeo a S. Concordio O. P. che ebbe, nel 1444, un supplemento per opera di Niccolò da Osimo O. F. M. Ca. ('anno 1486 A. Carlato da Chivasso scrisse la famosa Summa Angelica e nel 1483 Baptista de Salla (Trovamala) O. F. M. la prima redazione della Summa Baptistina o Rosella, in ordine alfabetico, che aumentò poi in una seconda redazione. All'inizio del sec. XVI Giovanni Cagnazzo da Tabia compose la Summa Tabiena e Silvestro Prierias (Mazzolino) O. P. la Summa Sylvestrina o Summa Summarum, disposta in ordine alfabetico. - Vedi tav. LXIII.
Biel.: J. Dietterle, Die S. confessorum, in Zeitschr. für Kirchengesch., 24-28 (1903-1907), v. indici; A. Testaert, La confession aux laïques dans l'Eglise latine, Lovanio 1926, pp. 347 sgg., 440 sgg.; St. Kuttner, Pierre de Roissy and Robert of Flamborough, in Traditio, 2 (1944), p. 492 sgg.; A. Van Hove, Prolegomena, $2^{\mathrm{a}}$ ed., Malines-Roma 1945, pp. 298 sgg.; 312 sgg.; sulle edizioni delle singole S. elencate in questa voce (molte sono inedite) vedi la bibl. citata (v. anche RAIMONDO DE PENAVIET).
Alfonso M. Stickler
SOMMERVOGEL, Charles. - Gesuita, bibliografo, n. a Strasburgo l'8 genn. 1834, m. a Parigi l'II maggio 1902.
Entrato nell'Ordine nel 1853 e ordinato sacerdote nel 1866, cooperò dal 1867 al periodico Etudes, del quale fu direttore dal 1871 al 1879. Ma già fin dal periodo degli studi, seguendo la sua forte inclinazione, s'era sempre occupato di ricerche bibliografiche, con le quali aveva grandemente aiutato i due fratelli Agostino e Luigi de Backer nelle due prime edizioni della loro Bibliothèque des Ecrivains de la Compagnie de Jésus ( 7 voll., Liegi 1833-61; 4 voll. ivi 1869-76), per cui alla morte dell'ultimo dei due fratelli, Agostino, venne nominato loro successore. Attese allora a preparare, su di un nuovo piano e con maggior completezza, la $3^{\text {a }}$ ediz. della Bibliothèque; passò un decennio a Lovanio, raccogliendo la maggior quantità di materiale possibile e già nel 1890 iniziava la nuova pubblicazione in 9 voll.: Bibliothèque de la Compagnie de Jésus (Bruxelles-Parigi 1890-1900). Il vol. X, già preparato, comprendente l'Indice analitico per materia, uscì postumo per cura del p. P. Bliard (Parigi 1909), che poi compose anche l'XI (ivi 1932) comprendente l'indice per autori e l'elenco delle opere sulla Compagnia di Gesù. L'opera è continuata dal p. I. Juambelz sotto il titolo Indro bibliographicus S. 7. (4 voll., Roma 1938, 40, 41, 53). Altre opera bibliografiche del S., sempre assai utili, sono: Tables méthodiques des mémoires de Trécoux (2 voll., Parigi 1864-65); Dictionnaire des ouvrages anonymes et pseudonymes publié de la Compagnie de Jésus (2 voll., ivi 1884); Moniteur bibliographique de la C. d. 7., voll. XIII-XXIII (ivi 1894-1901).
Biel.: J. Brucker, Le p. C. S., nella prefazione al X vol. della Bibliothèque, edito dal p. Bliard, pp. IX-xviI, con completa bibliografia. Celestino Tentore
SOMMO PONTEFICE: v. PAPA.
«SOMNO REFECTIS ARTUBUS». - Inno del Mattutino nel lunedi, di autore ignoto; lo si trova in manoscritti del sec. IX (G. M. Dreves, Anal. hymn., III, Lipsia 1888, p. 27 sg.).
Trascorsa la notte, al Signore va il primo sciogliersi della lingua, il primo palpito del cuore nel giorno che nasce, e come le tenebre cedono il posto alla luce, così la colpa, che è la tenebra dell'anima, si dilegui all'apparire della Grazia di Dio.
Biel.: G. G. Belli, Gli inni del Breviario tradetti, Roma 1836, p. 24; L. Biraghi, Inni sinceri di s. Ambrogio, Milano 1862, p. 13; G. S. Pimont, Les hymnes du Bréviaire romain, I, Parigi 1874, pp. 130-38. Silverio Mattei
SONCINO (SONCINI, SONCINATI). - Prenome derivato da una località del Cremonese e assunto da una famiglia ebraica di tipografi nomadi, la cui attività è posta, con varie interruzioni, fra gli aa. 1483 1547.
Capostipite è Giosuè Salomone, figlio del medico e rabbino Jièrà'èl Nāthān ben S̄èlōmōh, originario di Spira, stabilitosi in S. Inizid l'attività tipografica in detta loca-
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lità nel 1483-84 con l'opera Mossehheth Bêrâkhâth (Libro delle benedizioni 4), proseguendola fino al 1488 . Dal 1489 al 1492 si hanno alcune sue edizioni del Pentateuco stampate a Napoli.
Gin80st (Girolamo: 1460 ca. -1534), nipote del precedente, diede grande impulso alla stampa e alla diffusione di notevoli opere ebraiche, impresse in numerose località a causa dei suoi continui mutamenti di residenza. La sua attività, iniziata a Brescia, fra gli aa. 1491-94, prosegue a Barco (1496-97) con la protezione dei conti Martinengo; dal 1501 al 1519 si hanno saltuariamente suoi libri con la data di Fano, di Pesaro e di Ancona, ed è questo il periodo più fecondo della sua attività. Nel 1518 stampa a Ortona a Mare un volume antigiudaico di Pietro Galatino; fra il 1520 e il 1527 imprime a Rimini e a Cesena. Patto segno a continue restrizioni e persecuzioni, nel 1529 si reca a Salonicco, dove dal 1521 aveva impiantato tipografia il figlio Mosè; passa poi a Costantinopoli, dove, dopo la sua morte (1534), l'attività tipografica fu continuata dall'altro figlio Eleazar fino al 1547. Girolamo fu tipografo espertissimo ed ottimo conoscitore della lingua ebraica; tutte le sue edizioni, comprese quelle italiane e latine, sono pregevoli per correttezza di testi e perfezione grafica. Le edizioni ebraiche dei S. sommano a ca. 140 .
BibL.: G. Z. Antonucci, Catal. di opere ebraiche, greche, latine ed ital. stampate dai celebri tipogr. S. ne' secc. XV e XVI, a cura di C. Giannini - Z. Re, $3^{\circ}$ ed., Fermo 1870; F. Sacchi, I tipogr. ebrei di S., parte $1^{\circ}$ (unica pubblicata), Cremona 1877; M. Soave, Dei S. celebri tipogr. ital. nei secc. XV e XVI, Venezia 1878; G. Manzoni, Ann. tipogr. dei S., Bologna 1883-86 (opera fondamentale, rimasta incompleta; sono state pubblicate la parte $1^{\circ}$ del t. II, la parte $2^{\circ}$ del t. III, e la parte $3^{\circ}$ del t. IV); A. Freimann, Die Sonniraten Druche in Salenichi und Constantinopel, in Zeitsch. für hebräische Bibl., 9 (1905), pp. 21-23; G. Castellani, Gerolamo S., in La biblinfilia, 9 (1907), pp. 23-31; D. W. Amram, The Makers of hebrew books in Italy, Filadelfia 1909; A. Freimann, Theaonrus typographiae Hebraicae saeculi XV, Berlino 1924-31; S. Magrini, Perché un tipog. ebreo del ' 300 stampo un'opera antigiudaica, in Rass. mensile di Israël, 10 (1935), pp. 126-32.
Giannetto Avanzi
SONIS, Louis-Gaston de. - Generale, n. a Pointe-à-Pitre (Isola di Guadalupe nelle Antille francesi) il 25 ag. 1825, m. a Parigi il 15 ag. 1887.
Educato nel Collegio di Saint-Cyr, compì la sua formazione morale e militare a Castres, Parigi, Limoges, e soprattutto nei quattro anni di dimora in Algeria (18541859). Partecipò alle campagne di Montebello e Sofferino (1859) con le truppe francesi; indi passò al Marocco (1858-70), prendendo parte ad azioni militari contro i Kabili. Tornato a Parigi (1870), ottenne di combattere contro la Germania; poi fu nominato comandante in capo a Rennes, Servan, Châteauroux, donde inviò le sue dimissioni per non avere l'onta di cooperare con la forza all'equulsione dei religiosi dalle loro case; ma ripresero presto servizio di ispettore a Limoges e a Parigi.
Ufficiale di fede profonda ed esemplare, unita ad una fervida attività di apostolato, pronto al dovere come alla voce e all'amore di Dio, meritò che sulla sua tomba fosse compendiata la sua vita nelle parole "Miles Christi ".
BibL.: L. Baunard, Le général de S. d'après ses papiers et sa correspondance, Parigi 1890; 33* ed. ivi 1903.
Celestino Testore
## SONNAMBULISMO : v. IPNOTISMO.
SONNENSCHEIN, CARL. - Sociologo tedesco, n. il 15 luglio 1876 a Düsseldorf, ordinato sacerdote nel 1900, m. il 20 febbr. 1929 a Berlino. Figlio di artigiani, il S. mostrò sino dai suoi studi teologici a Roma un vivo interesse per le questioni sociali e la democrazia cristiana, e vivo entusiasmo per il movimento studentesco.
Ritornato in patria, nei vari luoghi del suo ministero (Aquisgrana, Colonia-Nippes, Eberfeld, München-Gladbach) prospettò una nuova visione dei problemi politici e sociali, facendosi pioniere di un nuovo metodo di apostolato intensivo nelle grandi città. A München-Gladbach fondò nel 1907 il Sekretariat sozialer Studentenarbeit per dare alla gioventù studentesca una solida formazione sociale
per mezzo di circoli sociali, di vari corsi organizzati nelle città universitarie, di congressi durante il tempo delle vacanze, della sua rivista Die sozialen Studentenblätter e della Biblioteca degli studenti, non dimenticando neppure opere di beneficenza, specialmente per gli studenti soldati durante la guerra. Dopo la prima guerra mondiale il S. si portò a Berlino. Personalmente povero, riuscì a fondare l'Allgemeines Arbeitsamt e il Kreis der katholischen Künstler per gli artisti; aprì una sala accademica di lettura cattolica; fondò una scuola superiore popolare e varie altre istituzioni di carattere culturale e caritativo, e diresse la rivista cattolica Das katholische Kirchenblatt für Berlin, dove uscivano le sue famose Notizen, osservazioni acute sui vari problemi attuali. Non sempre compreso, talvolta anche giustamente criticato, il S. rimane un vero pioniere dell'apostolato sociale e dei nuovi metodi del ministero sacerdotale nelle grandi città.
Scritti: Aus dem letzten fahrzehnt des italienischen Katholizismus (1906); Kann der moderne Student sozial arbeiten? (1908-10); Die sozialstudent. Bewegung (19091910); Der viitl. Wort der gesenckscheffl. Arbeit (1909; $3^{\circ}$ ed. 1910); Ideelle Werte der christl. Gewerbschaftsbewegung (1910); Die student. Wohnungsfrage (1911); Die Notwendigkeit der geistigen Bildung des Arbeiterstandes (1911); Bonn am Rhein (1912); Wir und die Gemeinden (1912); Wie Studenten wohnen (1913); Notizen, Weltstadtbetrachtungen (10 quaderni, 1925-29); Sonntagsevangelien, Erklärungen (1928).
Bibl.: E. Thrasolt, K. S., 1931; H. Nahen, s. v. in Staatsleschen, IV, coll. 1625-30; K. Hoeber, s. v. in LThK, XI, coll. 666-67.
Juridien Siorvode
SONNINO, Sidney. - Statista, n. a Pisa l'1 marzo 1874, m. a Roma il 24 nov. 1922.
Dopo un settennio (1867-73) trascorso nella carriera diplomatica, si stabilì a Roma, dove fondò e diresse la Rassegna, prima settimanale e poi quotidiana, che fu l'espressione della Destra, in quegli anni appunto allontanata dal potere. Deputato dal 1880 , divenne sottosegretario e ministro delle Finanze con il Crispi; nel 1896 portò il bilancio al pareggio. Fedele al Crispi anche dopo Adua, fu il capo riconosciuto dell'opposizione costituzionale, anche se non volle mai stringere i suoi amici in partito autonomo. Nel 1906 e poi nel 1909, ebbe la presidenza del Consiglio ma per pochi mesi, così che non riuscì ad attuare le riforme che egli auspicava, intese da un lato a migliorare le condizioni delle classi lavoratrici e dall'altro a rafforzare l'autorità dello Stato con una più rigida ed esatta applicazione della Carta costituzionale. Avversato dal Giolitti, discaro ai più per il carattere chiuso e sdegnoso, nel 1914 - morto il San Giuliano fu chiamato dal Salandra al portafoglio degli Esteri, che tenne sino al 1918. Israelita di nascita e protestante di religione, fece inserire nel Patto di Londra da lui concluso la clausola che escludeva la Santa Sede dal partecipare alla futura conferenza della pace e stipulò le conclusioni degli incontri di S. Giovanni di Mariana e Rapallo. Ministro degli Esteri anche nei gabinetti Boselli e Orlando, fu il maggiore fra i delegati italiani a Versailles; ma i suoi urti con il Clemenceau e soprattutto con il Wilson gli impedirono di assicurare all'Italia i benefici che si riprometteva. Alla caduta del ministero Orlando, si ritirò dalla vita pubblica, né partecipò ai lavori del Senato, pur avendo ottenuto il laticlavio nel 1920. Ultima sua manifestazione politica, il manifesto contro l'introduzione del sistema proporzionale nelle elezioni generali, che egli considerava eversivo del costume parlamentare.
Bibl.: M. Viterbo, S. S., Milano 1923; A. Torre, s. v. in Enc. Ital., XXXII, p. 144 sgg., con ult. bibl.; S. Gatto, Attualità di una industria del 1878 sulla Sicilia, in Bellogor, 5 (1990), p. 229 sgg.
Renzo U. Montini
SONNO. - Il s., da un punto di vista biologico, si rivela come aspetto di un fenomeno comune a tutti gli esseri viventi, del regno animale e vegetale, i quali hanno alternanze di attività e di riposo. L'Houssay lo definisce uno stato fisiologico necessario, riparatore, normalmente periodico e reversibile, caratte-
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rizzato da una depressione della sensibilità, della coscienza e della motilità spontanea e soprattutto del tono muscolare, senza che si abbia un abbassamento notevole nel metabolismo basale e senza rallentamento sensibile delle funzioni vegetative.
I. Fisio-patologia del s. - Il passaggio dallo stato di veglia a quello di s. è di norma progressivo ed è annunciato da senso di affaticamento, di appesantimento, di abbandono, da disinteressamento di cio che accade attorno a noi, da difficoltà di mantenere aperti gli occhi; sopraggiunge dopo un alternarsi di fasi di attenzione e di disattenzione durante le quali hanno luogo le allucinazioni ipnagogiche, rappresentate da immagini sconnesse, momentanee, che subiscono rapide metamorfosi e si dileguano aprendo o muovendo gli occhi.
Nel s. predomina il rilasciamento di tutta la muscolatura, meno quella dei masseteri, dell'orbicolare delle palpebre, degli sfinteri e del pugno nel bambino. Le pupille sono contratte e i bulbi oculari sono ruotati in alto verso l'esterno. Il numero dei battiti cardiaci diminuisce di 10-30 al minuto e la pressione arteriosa di 10-20 millimetri di mercurio. Anche il numero delle escursioni respiratorie diminuisce, con fase inspiratoria lunga e rumorosa e fase espiratoria rapida. Il metabolismo basale scende, nel s. profondo, del $10-15 \%$ e la temperatura del corpo si abbassa di qualche decimo. La secrezione sudorale aumenta nel s. profondo e le urine sono meno abbondanti, ma dense, acide e più ricche di fosfati. La funzione gastrica non subisce variazioni notevoli. L'attività cerebrale è diminuita ma non abolita. Nell'elettroencefalo-gramma scompaiono, nel s. profondo, tutte le onde rapide e persistono solo le onde molto lente. La durata media del s. fisiologico varia secondo l'età, la costituzione, le occupazioni, la stagione; in generale il neonato dorme 20 ore al giorno e un bambino da uno a sette anni dorme da 10 a 14 ore; l'adulto dorme da 7 a 9 ore e il vecchio da 5 a 6 ore. Il s. è un bisogno indispensabile dell'organismo. Alcuni sperimentatori, tra cui il Kleitman, hanno osservato che dopo 80-115 ore di insonnia le persone da loro studiate presentavano disturbi psichici modesti; è stato tuttavia riscontrato che una insonnia prolungata di dieci giorni produce la morte nell'uomo, se coesistono sofferenze di altro genere. Il s. viene favorito da tutte quelle cause che riducono le eccitazioni sensoriali, cioè l'oscurità, il silenzio, la posizione sdraiata, la fatica; viceversa può essere ostacolato dai movimenti, dai rumori discontinui, delle emozioni, dal dolore fisico, dalle preoccupazioni, ecc.
Tra i disturbi del s. si ricordano i seguenti : 1. Ipersonnio costituzionale semplice: è caratterizzata da una particolare tendenza ad addormentarsi anche di giorno di fronte a condizioni anche parzialmente favorevoli come il caldo, il silenzio, la noia. 2. Ipersonnia vera: consiste in una spiccata disposizione ad addormentarsi profondamente anche quando le condizioni ambientali non sono confacenti. 3. Narcolessia: crisi parossistica di s. per cui il malato sente una sonnolenza invincibile: le sue palpebre si chiudono, si addormenta e questo s. dura da un quarto d'ora ad una ed anche due ore; si risveglia poi fresco e disposto a riprendere le proprie occupazioni. Si possono avere una o parecchie crisi al giorno. Gli attacchi hanno inizio improvviso e rapido, ma non brutale, sicché il paziente spesso ha il tempo di scegliere il posto dove dormire. Può associarsi alla cataplasia: il malato cade in terra per pochi istanti, ma la sua caduta non è così brusca come nell'atto apoplettico o nell'attacco epilettico; egli assiste alla sua crisi in piena coscienza ma non può profibrire parola. Questa crisi dura qualche secondo e qualche minuto, ed anche mezáora; poi il malato si rialza e riprende subito le occupazioni interrotte. L'associazione della narcolessia con la cataplessia costituisce la sindrone di Gélineau; sia la prima che la seconda sono in relazione con fatti emotivi. 4. Eucefalite letargica: ne è causa un virus filtrabile che si ritiene dotato di spiccata affinità nervosa e specialmente per la sostanza grigia del terzo ventricolo. Si manifesta con una sonnolenza più o meno spiccata e con fenomeni di deficit dei nervi cra-
nici, specialmente di quelli che innervano la muscolatura esterna dell'occhio. 5. Malattia del s. o trypanosomiasi africana: è causata dal trypanosoma gambiense trasmesso dalla glossina palpalis e dal trypanosoma rhodense trasmesso dalla glossina morsitans, mosche del tipo tsè-tsè. E caratterizzata da febbre, ingrossamento di alcune ghiandole, sonnolenza e poi s. prolungato e coma terminale. 6. Ipnotismo (s.): è un s. artificialmente provocato per mezzo della suggestione. 7. Insonnia: consiste nella difficoltà di addormentarsi o nella difficoltà di riprendere s. dopo essersi svegliati. L'insonnia del primo periodo si trova nei soggetti eretistici, nelle persone che digeriscono male, in molti bambini che fanno sogni che li impressionano; alcune volte dipende dal decubito del paziente, come nei cardiopatici che si risvegliano facilmente quando stanno supini. L'insonnia del secondo periodo si trova nelle intossicazioni croniche da alcool, nell'abuso di caffè, nelle cattive digestioni, negli abusi sessuali, nelle affezioni dolorose, dopo il lavoro affaticante, negli stati ansiosi.
Tra le sostanze capaci di conciliare il s. vanno ricordati gli oppiacei e i barbiturici che vengono somministrati per bocca o per iniezione; l'etere, il cloroformio, il protossido di azoto e il cloruro di etile che vengono usati per inalazione. Altre sostanze come simpamina, pervitin, ecc., servono a combattere la sonnolenza.
II. Varie teorie di interpretazione della genesi del s. - Numerose teorie cercano di spiegare la genesi del s. Il Blumenthal nel 1875 addusse che il s. è dovuto ad ischemia cerebrale, ma il Czerny nel 1891 e il Brodmann nel 1902 dimostrarono che nel s. si ha invece dilatazione dei vasi cerebrali. W. Preşee nel 1875 sostenne che il s. è prodotto dall'accumulo nell'organismo di sostanze ipnogene che sono prodotte dalla fatica. Contro queste teoria stanno due fatti: anzitutto manca corrispondenza tra grado di fatica e profondità del s.; secondo, resta senza spiegazione il s. prodotto dai rumori monotoni, dalla oscurità e dal silenzio. Lépine nel 1895 ha attribuito il s. alla retrazione delle ramificazioni cerebrali del neurone sensitivo centrale, simile a quella degli pseudopedi; nel risveglio tali ramificazioni si allungherebbero; però Ramon y Cajal ed altri hanno negato l'esistenza di detti movimenti ameboidi. Il Claparède nel 1903 ha emesso la teoria psicologica del s.: l'uomo primitivo si difendeva con il s. dagli incomodi della notte, donde il bisogno di dormire la notte, ereditariamente trasmesseci dagli antenati. Il s. sarebbe una reazione di disinteresse. Piéron nel 1913, dopo avere riscontrato che l'iniezione di liquido cefaloraclúdiano di un cane in stato di insonnia ad un cane risvegliato provoca in questo un s. profondo, ha ritenuto che questo sia causato da una ipnotossina prodotta dal cervello nello stato di veglia. E stato, però, dimostrato che effetti analoghi sono prodotti da iniezioni di liquido cerebro-spinale normale. Zondek e Bier hanno avanzato l'ipotesi che la ghiandola ipofisaria produca un ormone bromato ad azione ipnotica. Pavlov nel 1927 ha emesso una teoria secondo la quale il s. sarebbe effetto di un processo di inibizione interna irradiata. Ma la teoria è almeno incompleta, perché non spiega, p. es., il s. dei neonati i quali dormono prima che abbiano acquistato i riflessi condizionati. Il Kleitman nel 1929 ha spiegato il s. con la riduzione degli stimoli afferenti che provengono continuamente alla corteccia e più specialmente a quella delle eccitazioni propriocettive che traggono origine dai muscoli sotto l'influenza del tono muscolare. Questa diminuzione di eccitazioni, dovuta a fatica o a rilasciamento muscolare, sarebbe il fattore più importante dell'inizio del s.
In tutte le teorie sopracitate, si è tenuto conto soprattutto del substrato corticale del cervello. Sta però il fatto che osservatori, i quali hanno eseguito studi sopra gli animali, soprattutto cani e gatti, hanno notato che, in seguito a decorticazione, si presentano egualmente in essi, almeno in apparenza, stati di sonnolenza, non diversi da quelli che si osservano in animali normali. Il solo effetto che produce la decorticazione, osserva lo Spiobilini, è quello di convertire la perdicità del s. e della veglia da un tipo diuturno monofasico (s. lungo durante la notte e brevi stati di sonnolenza durante il giorno) ad
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un tipo polifasico caratteristico dell'animale lattante il quale presenta parecchi periodi di sonnolenza nelle 24 ore.
Gli studi di questi ultimi tempi, che hanno avuto inizio dalla epidemia di encefalite letargica del 1917; hanno potuto stabilire che, senza disconoscere l'importanza della corteccia cerebrale, hanno grande valore nella produzione del fenomeno del s. i centri sottocorticali. Tra gli autori che si sono occupati della questione si ricorderà il Demole, il quale nel 1921 ha osservato, nel gatto, che la iniezione nella regione infundibolare di dosi infinitesimali di una soluzione di Ringer, addizionata a cloruro di calcio, fa addormentare l'animale. Mess ha conseguito gli stessi risultati mediante eccitazione meccanica ed elettrica. Analogamente Foerster e Gagel da una parte e C. Vincent dall'altro, nel corso di interventi chirurgici hanno osservato, nell'uomo, che eccitazioni meccaniche cadenti nel pavimento del terzo ventricolo, nella regione perinfundibolare, provocavano nel paziente una irresistibile sonnolenza. La localizzazione di questo centro è stata in seguito precisata da Etors, da Bayley e Harrison che lo hanno stabilito nella regione dei nuclei posteriori e dei corpi mammillari. E verosimile che esista un centro del s. e uno del risveglio. Secondo A. Salmon la postipofisi avrebbe anche essa notevole importanza nella regolazione del s.
Biel.: H. Pitron, Le problème physolog. du sommeil, Parigi 1913; L. Luciani, Fisiol. dell'uomo, Milano 1923; A. Salmon, La falo-patologia del s., Bologna 1930; I. Spadolini, Tratt. di fisiologia umana, Torino 1946; R. Fabre - G. Rougier, Physiol. médic., Parigi 1950; B. A. Houssay, Physiol. humaine, ivi 1950; E. Boganelli, Corpo e spirito, Roma 1931, p. 163 sgg.; A. Salmon, Le rôle du système diencephalo-hipophysaire dans la physiol. du sommeil, 60 (1952), n. 3.
Eleuterio Boganelli
III. Note etiche e giuridiche. - Durante il s. non esiste per sé alcuna responsabilità, mancando la base per ogni imputabilità, cioè l'uso di ragione. Al più potrà parlarsi di responsabilità in causa, se le cause di certi fenomeni che avvengono nel s. siano state poste coscientemente prima, p. es., nei sogni erotici (v. soowo) e nelle emissioni seminali durante il s. o si tratti di s. artificiale provocato (v. ipnotismo). Riguardo alle emissioni seminali durante il s., precedute da sogni erotici, va osservato che di per sé si tratta di fenomeni puramente fisiologici e naturali, e quindi non imputabili. Lo stato di dormiveglia, che precede o segue il s. profondo, è uno stato in cui non si ha l'uso completo di ragione e quindi l'imputabilità e la responsabilità sono attenuate.
Il s. viene preso in considerazione anche dal diritto, in quanto toglie alla persona la capacità di intendere e di volere; togliendo quindi al soggetto dell'ordinamento giuridico la conoscenza e coscienza dei propri atti, lo rende incapace di porre in essere una volontà giuridicamente efficace, di essere imputabile per un suo comportamento illecito oppure delittuoso. Il s. naturale, ben si comprende, è il più normale e completo caso di incapacità della persona, alla quale toglie ogni potere di autodeterminarsi : generalmente anzi si accompagna a una inerzia e immobilità quasi assoluta del corpo (CIC, can. 2201 § r; Cod. pen. ital., art. 42).
Diverso è il caso del s. artificiale per il quale sogliono distinguersi varie forme e fra queste l'ipnosi, la narcosi, la narcoanalisi (v.), il sonnambulismo. Tutte interessano il diritto a seconda del grado di mancanza di libera determinazione dei propri atti che producono nel soggetto. E poiché trattasi di restrizione di libertà, cui viene sottoposto da terzi il soggetto, le prime tre forme trovano senz'altro la sanzione nella stessa Costituzione della Repubblica Italiana, all'art. 13. Quanto all'ipnotizzato - che agisce come un automa, comandato da altri - la legge lo ritiene non imputabile agli effetti della norma penale e incapace di agire agli effetti della norma civile, se l'ipnosi è vera e completa. Sarà invece punibile colui che ha promosso l'ipnotizzazione o lo stesso ipnotizzato che si sia sottoposto a tale suggestione per commettere impunemente un reato (Cod. pen., artt. 86, 87, 613; Cod. civ., artt. 591, 1423, 2046). Una ipnotizzazione per necessità curative viene peraltro ammessa (Cod. pen., art. 728).
Quanto alla narcosi, che si accompagna all'immobi-
lità fisica assoluta, potrà essere punito chi avrà approfittato di questo s. artificiale per scopi illeciti su una persona (Cod. pen., artt. 519 n. 3, 521-579 n. 2). La narcoanalisi, poi, non può essere ammessa nel diritto penale né come mezzo istruttorio, né quale indagine peniale (Cod. proc. penale, artt. 314, 365) né può essere considerata un esperimento giudiziale (Cod. proc. pen., art. 312): si ricordi che nella narcoanalisi si usa del cosiddetto "siero della verità e e di altri farmaci.
Le stesse cose si possono dire del s. del sonnambulo, cui lo stato morboso permette di compiere vari atti, ma senza volontà alcuna, quindi irrilevanti per il diritto : potrà configurarsi se mai una responsabilità in chi è tenuto a sorvegliare il comportamento del sonnambulo.
Biel.: V. Palmieri, Medicina legale canonistica, Città di Castello-Bari 1946, p. 30 sgg.; J. Robin, Droplet di polizia, Brescia 1951.
Paolo Zamboni
SONORA, DIOCESI di. - Città e diocesi dello Stato omonimo nel Messico (America sect.).
Ha una superficie di 180.000 kmq . con una popolazione di 400.000 ab . quasi tutti cattolici, distribuiti in 20 parrocchie servite da 48 sacerdoti diocesani; conta i seminario e is comunità religione femminili (Ann. Pont. 1953, p. 405). Il 7 maggio 1779 Pio VI eresse la città di S. a diocesi, facendola suffragance dell'arcidiccesi di Messico; nel 1863 divenne suffragonea della nuova arcidiccesi di Guadalajara. Nel 1891 il papa Leone XIII con la bolla Illud in primis separò la diocesi dalla provincia di Guadalajara e la fece suffraganca di Durango.
Biel.: C. Crinelli s. v. in Cath. Enc., XIV, col. 145; anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LVII (1927), pp. 412-18. Enrico Josi
SOOCHOW, diocesi di. - Nella parte meridionale della provincia del Kiangsu, nella Cina centroorientale.
Fu eretta il 9 giugno 1949 con 5 sottoprefetture civili della diocesi di Sciangai e fu affidata al clero secolare cinese. E suffraganea di Nanchino.
Ha un'estensione di ca. 5600 kmq . Al momento della sua erezione, su una popolazione totale di 3.100 .000 ab., i cattolici erano 26.981 e i catecumeni 1051 ; i sacerdoti 18, i seminaristi maggiori 9; 17 le suore presentandine; 112 i maestri; 2 scuole secondarie e diverse primarie; 74 tra chiese e cappelle.
Le origini cristiane di S. risalgono al p. Matteo Ricci, che visitò la città (da lui chiamata la Venezia della Cina) nel dic. 1598 e nel genn. 1799 e poco mancò che non fissasse ivi la sua residenza; i suoi confratelli vi fondarono due chiese, che gli imperatori cinesi dotarono di due iscrizioni : «Onorate la dottrina celeste» «Onorate il Cielo». In seguito si ebbero martiri tra i missionari e tra i cristiani. Sacerdoti secolari cinesi curarono i fedeli dopo la soppressione dei Gesuiti, i quali rientrarono nel Kiangsu nel 1842 e intensificarono talmente l'apostolato, da portare alla costituzione nel territorio di una diocesi indigena.
Biel.: AAS, 41 (1949), pp. 588-91; Arch. di Prop. Fide, Incario erezione S. 1949; MC, 1950, p. 342. Adamo Pucci
SOPHAR (ebr. Sōphar). - Uno dei tre amici di Giobbe (v.); è detto naamatita o di Naama, in cui alcuni vedono una regione abitata da Aramei o da Idumei, mentre altri pensano ad una tribù. S. interloquisce per ultimo, ribadendo il concetto comune che la calamità di Giobbe non fosse altro che effetto di un castigo divino per peccati commessi.
Poiché il tribolato aveva già rifiutato una tale tesi con l'affermazione della sua innocenza, S. insiste nel segnalare possibili colpe occulte e nel consigliare il ravvedimento ( $I o b$ II, 1-20). Nella seconda disputa, offeso per le forti espressioni di Giobbe contro i suoi presunti amici libid. 13, 4 sgs.; 16, 2; 19, 5), S. lo rimprovera per tale ardire nel giudicare e tratteggia brevemente la figura e la sorte dell'empio libid. 20, 1-29). Nella terza disputa S. non interviene, ma ciò potrebbe essere effetto di una trasmissione poco felice del testo, sospetto qui di disordine e di lacune.
Angelo Penna
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SOPHIA, PISTIS, ELPIS e AGAPE, sante, martiri. - Sconosciute ai più antichi documenti liturgici romani furono inserite da Adone nel suo Martirologia donde passarono nel Romano al 30 sett. S., ed al $1^{\circ}$ ag. le altre.
Le ricordano tuttavia gli Itinerari del sec. vii ed il papiro di Monza sia sulla Via Aurelia come sulla Via Latina, per cui qualche autore ha sostenuto l'esistenza di gruppi differenti. Nel sec. viri il presbitero Giovanni di Milano divulgò una leggenda senza fondamento, che pone il loro martirio al tempo dellimperatore Adriano.
Boll.: G. B. De Rossi, La Roma sotterr. crist., II, Roma 1867, pp. 171-80; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, $2^{\circ}$ ed., Bruxelles 1933, p. 286; Martyr. Romanum, pp. 318, 428; R. Valentini - G. Zucchetti, Codice tapage, della città di Roma, II Roma 1942, p. 36 ; G. de Tervarent, Contribution à l'iconeg. de ste S. et de