ssibilità, dei danni arrecati. Queste condizioni sono sempre richieste; anche in pericolo di vita. La ritrattazione deve essere formale. Ogni volta che si presenti una difficoltà, fisica o morale, basta che la ritrattazione sia fatta nel modo migliore. Però l'assoluzione data senza una formale ritrattazione è valida, purché il penitente sia in buona fede e il sacerdote abbia la debita potestà.
BibL.: oltre i trattati di teologia morale (de paenitentia, de censuris) e i commenti al CIC (de poenitentia, de delictis et pomici, cf. E. Benzeli, De sollicitatione et absolutione complicis, Faenza 1897; A. De Smet, De absolutione complicis et sollicitatione, Bruges 1921; P. Cerato, De delictu sollicitationis, Padova 1922; G. Lawrence Murphy, Delinquencies and Penalties in the Administration and Reception of the Sacraments, Washington 1923; E. Murphy, Suspension ex informata conscientia, Washington 1932; B. H. Merkelbach, Ouaest. de poenitentiae ministro eiusque officiis, Liegi 1932, p. 112 sgg.; F. Cimetier, Sollicitation, in DThC, XIV, 2338-41; H. Linenberger, The false denunciation of an innocent confessor, Washington 1949.
Pietro Palazzini
SOLMI, Abrioo. - Storico del diritto, n. a Finale Emilia il 27 genn. 1873, m. a Roma il 5 marzo 1944.
Sostenitore dell'indirizzo sociologico con un lodato e discusso studio giovanile sulle Associazioni (1898), affrontava poi con l'opera su Stato e Chiesa da Carlomagno al Concordato di Worms il problema della essenza religiosa medievale e dei rapporti fra l'uomo e lo Stato. La sua padronanza della storia giuridica doveva apparire con il suo Manuale di Storia del diritto italiano ( $1^{\text {a }}$ ed. Milano 1907; $3^{\text {a }}$ ed. ivi 1930) : panorama fra i più completi e sintetic: della storia del diritto in Italia. Con la riscoperta della Honorantiae civitatis Papiae, cui dedicava una ricca edizione critica, riprese il tema della continuità delle antiche istituzioni civili in Italia, che, incoraggiato dall'opera del Mayer, gli faceva cercare un accordo con i punti di contrasto delle sue pagine giovanili : all'indirizzo di questo secondo periodo appartengono vari studi minori, i Discorsi sulla Storia d'Italia e l'opera postuma sul Senato romano. Fondò e diresse l'Archivio storico della Svizzera italiana, fu ministro guardasigilli e senatore del Regno; contribuì ad avviare i rapporti col Vaticano agli Accordi Lateranensi, di cui fu nel 1929 relatore alla Camera. Dal numerosi scritti politici, pur nell'adesione all'indirizzo dell'epoca, appare nella struttura l'idea nazionalista dalla quale egli proveniva. Attese all'elaborazione del nuovo Codice civile, condotto a termine dal ministro Grandi chiamato a succedergli. Esaltatore dei valori storici della nazione, motivo ricorrente in quasi tutti i suoi scritti, vi tenne fede sino ai suoi ultimi giorni, nei quali si andava concludendo anche il dramma di Roma e dell'Italia.
BibL.: E. Rota, A.S. nella sua opera di storico e di politico, Pavia 1934; G. P. Bognetti, L'opera storico-giuridica di A. S. e il problema dell'oggetto
e del metodo della storiogr. del dir. ital., in Riv. di stor. del dir. ital., 17-20 (1944-47), pp. 171-99.; E. Besta, Commemoraz., in Rendic. Accad. Lincei, cl. Sc. morali, stor. e filol., $8^{a}$ serie, 3 (1948), pp. 269-73.
Fulvio Crocera
SOLMINIHAC, Alain de, venerabile. - Vescovo di Cahors, uno dei restauratori della vita cattolica francese nel sec. XVII, n. il 25 nov. 1593 nel castello avito di Belet, m. il 31 dic. 1659 nel castello episcopale di Mercués.
Ricevuta una sommaria istruzione umanistica nel castello di Belet (Périgord), a 21 anni divenne abate del monastero di Chancelade, dei Canonici Regolari, per rinuncia dello zio. Alain si propose di vivere da religioso e di rialzare le sorti dell'abbazia distrutta dagli ugonotti. Completata la sua formazione intellettuale all'Università di Parigi, dove strinse amicizia con s. Vincenzo de' Paoli e l'Olier, ricostruì gli edifici conventuali di Chancelade e vi ripratinò, seguito soltanto da uno dei vecchi canonici, la vita regolare, secondo le nuove Costituzioni scritte da lui, con accentuato rigore di pratiche ascetiche.
Molti monasteri di Canonici Regolari chiadevano ad Alain di estendere anche ad essi la sua riforma, ma questa espansione venne attraversata dal disegno del card. de La Rochefoucauld (v.) di unire tutti i Canonici Regolari nell'unica "Congregazione di Francia". Per l'energia di S., l'abbazia di Chancelade rimase autonoma e perseverò tale fino alla Rivoluzione. Nel 1636, costretto ad accettare il vescovato di Cahors, continuò a vivere da religioso insieme a cinque dei suoi Canonici Regolari; aumentó, anzi, la sua austerità.
Secondo lo spirito del Tridentino, provvide alla riforma della sua diocesi; fece ininterrottamente la visita pastorale, preceduto dai suoi Canonici Regolari che predicavano, a sue spese, le missioni; ricostruì ospedali, aprì orfanotrofi, andò incontro ai bisogni del popolo profondendo tutte le sue entrate nei periodi di carestia o di peste. Scrisse un catechismo rimato perché i fedeli imparassero più facilmente le verità della fede. Ogni anno convocò il sínodo; costrinse i parroci alla residenza, fondò il Seminario, impose al clero il ritiro mensile e gli esercizi spirituali ogni anno. Vigilantissimo contro il pericolo protestante, controllava i libri, i predicatori e gl'insegnanti, allontanando dai posti di responsabilità tutti i sennetti di cresia. Non si dette pace fino a che non vide condannato il giansenismo e prosciutto il Traité des droits et libertés de l'Eglise gallicane dei fratelli Dupuy. Il suo corpo riposa nella cattedrale di Cahors. Sempre universalmente esaltato come un gran santo, il popolo lo invoca con lo strano titolo di «bienheureux Jérusalem». Pio XI ne proclamò l'eroicità delle virtù il 19 giugno 1927.
BibL.: E. Sol, Le véndrable A. de S., abbé de Chancelade et évêque de Cahors, Cahors 1928 (con tutta la vasta bibl. precedente). Giorgio Idamo Scatena

(da Comte de Saint-Saud, Pami Huat, Marguis de Fayolle, op. cit., pag. 171) Solminihac, Alain de, venerabile - Castello di Belet, presso Grignols, ove nacque il Venerabile.
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SOLOV'EV, VLADIMIR ŠERGHĖEVIČ. - Il più grande filosofo russo, n. il 16 (28) genn. 1853 a Mosca, m. il 31 luglio (13 ag.) 1900 presso Mosca.
Studiò nell'Università e nell'Accademia ecclesiastica di Mosca. Nel 1874 difese la tesi La crisi della filosofia occidentale, contro i positivisti. Insegnò nell'Università di Mosca (genn.-maggio 1875). Viaggiò in seguito a Londra, Parigi, Nizza, in Egitto (dove ebbe la celebre visione della "Sofia-Sapienza": cf. la sua poesia Tre incontri). Tra il 1880-81 tenne lezioni anche nell'Università di Pietroburgo. Di quel tempo sono: I fondamenti filosofici della conoscenza integrale (1877), La critica dei principi astratti (1877-80) e, più importante, Lezioni sulla divinoumanità (1878-81). Nel 1881 dovette rinunciare all'inser gnamento, perché aveva fatto pubblico appello alla elemenza per gli uccisori dello zar Alessandro II. Seguirono altri viaggi all'estero ( 1886,1888 -89, 1893 e 1899). Nel 1886 scrisse a Zagabria una parte di La storia e l'avvenire della teocrazia, ed ivi nel 1888 l'introduzione a La Russie et l'Eglise universelle (trad. it.), altra parte della vasta opera rimasta incompiuta. Si dedicò interamente allo studio di questioni religiose e politiche e ad un'ampia attività politico-religiosa per la riunione dei cristiani separati. Prima slavofilo, negli aa. $188 \mathrm{z}-88$ si distaccò sempre più dall'opinione degli antichi slavofili sulla causa dello scisma tra Oriente ed Occidente, e finì con l'accettare la dottrina cattolica sullo sviluppo dogmatico ed il primato del Papa. Al principio di quel periodo scrisse I fondamenti religiosi (più tardi spirituali) della vita (1882-84). Le ultime opere importanti sono: Sulla giustificazione del bene (1894-97; $2^{\mathrm{a}}$ ed. 1898), l'etica del S., e Tre discorsi (con alla fine, la Leggenda sull'Anticristo, 1899-1900). Iniziò pure una traduzione dei dialoghi di Platone. Nel 1896 S. accettò di nascosto il credo cattolico. Ricevette gli ultimi Sacramenti nella proprietà dei principi S. e E. Trubetskoj, non essendovi un sacerdote cattolico, del parroco non-cattolico del paese.
S. sta al centro della filosofia russa. Ha subito diversissime influenze: del neoplatonismo, di Spinoza, dellidealismo (Schelling, von Baader, ma anche Hegel), di Böhme, Shopenhauer, E. von Hartmann, A. Comte, della Cabala, teosofia, ecc. e fu in rapporto con i russi più eminenti del tempo (Dostoevskij, L. Tolstoj, K. Leont'ev, e molti altri). Egli cercava la sintesi, come di fede e ragione in un realismo intuitivo-mistico, cosi delle due correnti principali del pensiero russo, slavofilismo ed occidentalismo. Ha influenzato notevolmente il a Rinascimento russo "all'inizio del sec. xz ed i migliori filosofi russi : S. ed E. Trubetskoj, V. Ern, S. Bulgakov, N. Berdjaev, P. Florenskij, V. Ivanov, L. Karsavin, altri.
Le grandi idee sintetiche e universali del pensiero di S. sono : la "tuttunita" (vseedinstvo) di Dio e dell'universo cosmico e storico (nelle varie fasi della creazione, caduta, redenzione, escatologia); la "divino-umanità " (bogo-čelovĕčestvo) del Logos e della Sofia (Sapienza), di Cristo e della Chiesa; l'insieme della "teosofia, teocrazia e teurgia"; la "teocrazia universale" cristiana, cioè il regno di Cristo in terra (di cui fanno parte i tre principi del sacerdocio, del regno e del libero profetismo: il principio "trinitario "). S. abbandonò poi l'idea dell'attuazione terrestre della teocrazia, senza tuttavia rinunciare all'universalità della propria sintesi culturale, filosofica, religioso-cristiana.
S. fu uno spirito sistematico, con esperienze intuitivo-mistiche a base delle sue speculazioni teoriche. Ammirevole è il suo itinerario dalla posizione slavofila antiromana sino all'accettazione del primato del papa. Confutò in maniera classica lo slavofilismo. La sua sintesi presenta tuttavia dal punto di vista cattolico alcune incertezze : nel rapporto tra Dio e la creatura è trascurata l'analogia dell'essere increato e creato; la relazione di Dio al mondo è simile a quella tra l'anima e il corpo, per cui S. si avvicina al panteismo. Tentando dedurre logicamente misteri soprannaturali, come quello della

(per cartevia di mens. A. P. Frutaz)
Solov'ev, Vladimir Senghevic - Ritratto di S. a 38 anni.
S.ma Trinità (la cui esistenza egli suppone d'altra parte come rivelata), indulge a un certo semirazionalismo. Nell'intento di affermare e appropriarsi tutto ciò che è vero nelle varie confessioni cristiane, e specialmente volendo essere insieme "cattolico ed ortodosso ", S. si espresse talvolta nel senso di un sopraconfessionalismo, in cui non risulta abbastanza chiaramente che la Chiesa cattolica è l'unica vera Chiesa di Cristo, rimasta essenzialmente universale anche dopo le grandi separazioni d'oriente e d'occidente.
Biol.: opere in russo, $1^{\circ}$ ed. in 9 voll., Pietroburgo 19011907: $2^{\circ}$ ed. in 10 voll., ivi 1911-14; L'idea russe, Parigi 1888; La Russie et l'Eglise universelle, $1^{\circ}$ ed. Parigi 1889: $4^{\circ}$ ed. ivi 1922. Le lettere in russo, 3 voll., Pietroburgo 1908-11: $4^{\circ}$ vol., ivi 1923. Sono state tradotte parecchie opere di S. in ted. e alcune in franc.: in it.: I fondamenti spirituali della vita, Bologna 1922; nuova ed., Torino 1930; La Russia e la Chiesa universale, Milano 1947. - Studi : su S. fondamentale E. Trubetskoj, La concezione del mondo di V. S., 2 voll., Mosca 1913: M. D'Herbigny, Un Newman russe, $3^{\circ}$ ed., Parigi 1911: $6^{\circ}$ ed. 1934, in it. con il titolo L'avvenire religioso russo nel pensiero di V. S., Brescia 1928; D. Strémooukhoff, V. S. et son anuvre menianique, Parigi 1933: B. Schultze, Pensatori russi di fronte a Cristo, I, Firenze 1947; II-III. ivi 1949, passim; id., Russische Denker. Ihre Stellung zu Christus, Kirche und Papsttum, Vienna 1950, pp. 253-290; id., V. S. e i tre principi nella Chiesa, in Civ. Catt., 1920, III, pp. 37-52; id., V. S. ed il cattolicesimo, in Humanitas, 3 (1930), pp. 653-61; L. Müller, S. und der Protestantismus, Friburgo in Br. 1931.
Bernardo Schultze
SOLOVKI. - Nome con cui ordinariamente viene chiamato il celebre convento russo, un tempo «stauropighiale ", nell'arcipelago di Solovjeckij (Mar Bianco a nord di Archangelsk), fondato nel 1429 dai monaci German e Savvatij; a loro si aggiunse poco dopo il monaco Zosima, che divenne con l'andar del tempo, assieme con Savvatij, uno dei più celebri santi della Chiesa russa. I monaci occuparono gradualmente tutte l'isole e parte del continente.
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Solsona, diocesi di - Abside della Cattedrale (sec. xit).
Il convento fu circondato nel 1548 da muraglie per proteggerlo contro assalti avversari. In esso fiorirono monaci di santa vita come l'ignmeno Irinarch (1613-46) e l'anacoreta Eleazar che visse nell'isola di Anzer (la metà del sec. xvir). Vi fu anche per un certo tempo Nikon, poi patriarca di Mosca. Negli inizi dello scisma dei Vecchicredenti S. si ribellò alle "innovazioni» di Nikon. Fu conquistato soltanto nel 1676 dopo un assedio di sette anni. Da quel tempo diventò sempre più la meta di numerosi pellegrinaggi durante l'estate.
Dopo la Rivoluzione bolscevica S. perdette tutti i possedimenti, l'isola fu trasformata in campo di concentramento, nel quale furono deportati numerosi sacerdoti cattolici condannati a lavori forzati in quelle foreste. Il convento non fu però ufficialmente soppresso; è possibile che tuttora (1953) vi risiedano alcuni monaci.
Biel.: P. Pascal, Accubum et les débats du Rashid, Parigi 1938; A. M. Ammann. Storia della Chiesa russa, Torino 1948, passim. Alberto Maria Ammann
SOLSONA, diOCESI di. - Città e diocesi della Spagna. Si estende nelle province civili di Lezida e Barcellona con una superficie di 4000 kmq .; ha 200.000 ab. tutti cattolici, e consta di 186 parrocchie e 426 chiese; il clero diocesano è composto di 264 individui; il clero regolare da 110 . Le case religiose maschili sono 12 , con 370 soggetti; le femminili sono 41 , con 417 religiose. Ne è vescovo Vincenzo Enrique y Tarancon, consacrato nel 1946. La diocesi è suffraganea di Tarragona.
La diocesi di S. in origine fece parte della diocesi di Urgel. Ma la regione di S., situata in zona assai montuosa e difficile, non poteva essere agevolmente visitata e sorvegliata dai vescovi urgellesi; e, per prevenire le infiltrazioni della cresia luterana, il re Filippo II ottenne dal pontefice Clemente VIII la creazione della nuova diocesi, con sede vescovile nella città di S. L'antica e celebre canonica di S. Maria, fondata nel sec. x e da poco secolarizzata dallo stesso Pontefice, fu scelta come cattedrale del nuovo Capitolo. La data di erezione della diocesi è del 19 luglio 1593 e il 4 ag. ne fu preconizzato primo vescovo il canonico di Barcellona Luigi Sanz.
Ventidue vescovi la ressero sino al 1838 , quando, decesso il vescovo Tejada, e con le rivoluzioni di quei tempi, restò prima senza presale e dopo, nel Concordato dell'anno 1851, fu soppressa ed unita alla diocesi di Vich. Tra i vescovi di S. sono degni di speciale memoria il p. Giovanni de S. Maria Alonso y Valencia, O.F.M. (1694-99), che meritò grandi distinzioni dei papi Innocenzo XI, Alessandro VIII ed Innocenzo XII, ed intervenne nei negoziati per la Pace di Ryswick; Giuseppe di Mezquia y Dias (1746-42), promotore di grandi attività
pastorali, e Raffaello Lasala y Locela, O.S.A. (1773-93), di esimia santità e carità; al suo tempo fu ordinato il ricchissimo Archivio dell'antica canonica. Restaurata la diocesi nel 1891, ebbe, prima, amministratore apostolico il vescovo di Vich e amministratore proprio nel 1895 ; nel 1933 risequiatò il titolo di vescovo. Tra gli amministratori apostolici si ricordano Francesco Vidal y Barraquer (1913-19), poi cardinale-socivescovo di Tarragona, fondatore del a Musaeum Archaeologicum Diocesanum s, con interessanti collezioni di preistoria regionale ed altre di arte medievale.
Oltre la Cattedrale, la cui costruzione ogivale conserva le absidi del sec. xir, meritano menzione la chiesa di S. Vincenzo di Cardona, del sec. xi; la piccola chiesa di pianta circolare di S. Pietro « el Gros», del sec. xi, a Cervera; l'abbazia di S. Pietro di Agor, la cui chiesa assai rovinata è del sec. xi; il monastero di S. Pietro della Portella, del sec. xi; e S. Maria di Serrateix, del sec. xi-xir.
Biel.: J. Villanueva, Viaje literario a las iglesias de España, VIII e IX, Valencia 1821; anon., La Diocesis de S., Barcellona 1904; J. Puig y Cadafalch, A. De Palguera, J. Goday, L'Arquitetura románica a Catalunya, II, iv; 1911; III, iv; 1918; P. Fr. Kehr, Papsturkunden in Spanien. Vorarbeitete zur Hispania Pontificia, I, Catalanmen, Berlino 1926. pp. 185-93.
Pietro Batlle
SOMAGLIA, Giulio della : v. della somaglia, giulio maria.
SOMALIA. - La S. corrisponde alla sporgenza triangolare dell'Africa orientale delimitata dal Golfo di Aden, l'Oceano Indiano ed il corso del Giuba.
I. Geografia. - Il paese si presenta come una serie di ripiani che dall'orlo montuoso dell'Etiopia continuantesi dall'Ogaden al Capo Guardafui, declina sull'ampia e piatta fascia litoranea, orlata da cordoni di dune. Il clima è monsonico subdesertico, con temperature elevate, forti escursioni termiche diurne e piogge scarse, limitate al periodo estivo. Il paesaggio dominante è la boscaglia o la steppa, questa predominante a N., dove le condizioni di aridità si fanno più decise, mentre lungo l'orlo montuoso le precipitazioni sono più copiose, ed il clima è più sano. In complesso, la S. è paese d'allevamento e di nomadi; l'agricoltura vi è possibile solo dove vi sia disponibilità di acque (pozzi e soprattutto irrigazioni dagli unici due fiumi che attraversano la S., l'Uebi Scebeli ed il Giuba), e l'industria ha scarsissime prospettive, data l'assoluta mancanza di risorse minerarie (tranne il sale ed un po' di stagno) e di fonti di energia. Sull'ampio territorio (oltre 700 mila kmq .) vivono appena 1,6 milioni di ab., quasi tutti Etiopici, distinti in Galla, per lo più agricoltori e sedentari dell'interno, e Somali sul litorale, in prevalenza pastori, gli uni e gli altri maomettani.
Oltre i prodotti spontanei (incensi e gomme), se ne ricava soprattutto cotone, canna da zucchero, banane, sesamo, ricino e arachidi; i cereali (dura a granturco) servono all'alimentazione locale. Il capoluogo della S. italiana è Mogadiacio ( 35 mila ab., di cui 2500 italiani). Sul Golfo di Aden guardano il territorio ( 176 mila kmq.) della S. britannica (protettorato), sul quale vivono 700 mila ab., in grande prevalenza pastori, e che ha per capoluogo Berbera ( 20 mila ab.), e il piccolo ( 21 mila kmq.) lembo etiopico (a rigore fuori della S. vera e propriol della cosiddetta S. francese, che conta 46 mila ab. e si stende attorno a Gibuti ( 17 mila ab.), dove ha inizio l'unica ferrovia che penetri sull'altopiano abissino. A 150 miglia dal Capo Guardafui, nell'Oceano Indiano, è l'Isola di Socotra, estrema cuspide di nord-est della S. Ampia e desertica nella sua parte occidentale, l'Isola è montuosa e rivestita di boscaglie in quella orientale. La popolazione ( 12 mila ab., Arabi, Indiani, Somali) coltiva la palma da datteri e l'aloe, e vi alleva bestiame brado. Il capoluogo è Tamarida ( 1.500 ab .),
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Socotra fa parte del sultanato di Mara o Qishni, compreso nel protettorato orientale di Aden.
BibL.: A. E. Prons, S., Londra 1902; C. Cornu, La S. ital., Milano 1937; A. de la Rue, La S. francuise, Parigi 1939. Giuseppe Caraci
II. Storia civile. - Le vicende della S. prima della diffusione dell'islamismo sono avvolte nell'oscurità. L'ipotesi formulata da qualche studioso che la cosiddetta terra di Punt, menzionata in iscrizioni dell'antico Egitto faraonico, fosse da identificarsi con le regioni settentrionali della S. non poggia su dati certi.
Più attendibili sono le notizie relative alla expansione musulmana che sembra si iniziasse dalla vicina penisola araba nel sec. vir, allorche seguaci di Maometto, provenienti dallo Jemen, costituirono sull'altra sponda del golfo di Aden un sultanato con centro a Zeila, nell'odierna S. britannica. Tre secoli dopo pare che un'altra ondata di Arabi ponesse piede per la prima volta nella S. italiana e fondasse le città di Mogadisco e di Brava. Mogadiscio divenne di li a poco il centro più importante della regione e verso la metà del sec. xir sede di un sultanato ereditario. Agli albori dell'età moderna si hanno notizie vaghe di un Regno di Adel, stendentesi lungo le coste della S. inglese e comprendente i porti di Zeila e di Berbera, regno che nel corso del sec. xvi si estese fino a Horrar, per essere successivamente distrutto da invasioni di popolazioni galla. Dopo una assai temporanea e puramente nominale occupazione portoghese di Mogadiscio e di Brava, effettuata rispettivamente nel 1503 e nel 1507 da Tristão da Cunha, la cui possibilità fu già di per sé un'evidente testimonianza della decadenza del dominio arabo, si ebbe un risveglio della popolazione autoctona che, forse nel sec. xvir, distrusse Mogadiscio. Intorno allo stesso periodo si sfaldò il Regno di Adel, al quale subentrarono diversi emirati e sultanati indipendenti. Passeggera, dopo quella portoghese dei primi anni del sec. xvi, fu pure l'occupazione dei centri della costa somala meridionale da parte di un inviato dell'emiro di Oman, che ebbe in realtà l'unico scopo di affermare su quelle terre diritti nominali di sovranità, passati in seguito quali eredi dei sultani dell'Oman, a quelli di Zanzibar. La prima potenza europea che si interessò della S. fu la Gran Bretagna. Nell'intento di rendere sicura la via delle Indie con l'acquisto di un approdo per le navi, l'Inghilterra concluse infatti nel 1840 accordi con i Sultani di Tagiura e di Zeila.
Di li a poco anche la Francia di Napoleone III estese il dominio sulla regione del golfo di Aden, concludendo nel 1862 una Convenzione con il Sultano di Tagiura in virtù della quale, dietro versamento di 1000 talleri, essa entrava in possesso di Obock e di una finitima striscia litoranea di ca. 300 km . sul golfo di Tagiura. Tuttavia l'occupazione inglese e francese di tali territori acquistò un vero e proprio carattere duraturo e politico solo verso la fine del secolo. Fu l'insurrezione del Mahdi nel Sudan a spingere le due potenze ad ampliare la propria sovranità sul retroterra dei porti somali per impedire che le turbe di quel fanatico se ne potessero impadronire all'improvviso. Nel 1884 la Terza Repubblica concluse pertanto convenzioni con i Sultani di Tagiura e di Gobad per cui

(propr. Enc. Catt.)
Somalia - 1) Confini di colonia; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
essa entrò in possesso di tutto il golfo di Tagiura ed estese il proprio dominio sul litorale fino oltre Gibuti. L'anno dopo il protettorato sul sultanato degli Issa garantì alla stessa Francia l'influenza sul retroterra per una profondità di ca. 200 km . Nello stesso 1884 l'Inghilterra occupò i porti di Zeila, Bulhar e Berbera e convenzioni stipulate negli anni successivi con i sultani locali provvidero a rafforzare tali teste di ponte. Sulle restanti coste non ancora sottoposte ad influenze europee affermò il proprio protettorato l'Italia. Il primo sultano che richiese la protezione italiana fu quello di Obbia (febbr. 1889) cui seguì poche settimane dopo, nell'apr., l'altro dei Migiurtini. Nel 1891 furono delimitate le sfere d'influenza inglese ed italiana e tutta la regione ad est del fiume Giuba, con i territori di Merca, Brava, Mogadiscio, fu assegnata all'Italia. I confini con la S. britannica furono invece fissati nel 1894. L'anno successivo alla delimitazione delle sfere d'influenza, nel 1892, l'Italia era entrata anche in possesso della regione litoranea sita tra la foce del Giuba ed il protettorato di Obbia mediante una convenzione con il Sultano di Zanzibar, che esercitava la sovranità su quelle terre, dietro pagamento di un canone annuo: solo tredici anni dopo, nel 1903, l'Italia acquisterà tuttavia la piena sovranità su quella regione e vi eserciterà il suo diretto dominio. Promulgata nel 1908 la legge sull'ordinamento amministrativo della colonia con a capo un governatore civile, la S. italiana, nello stesso anno, ebbe definiti anche i suoi confini verso l'Etiopia in seguito ad un trattato stipulato con il negus Menelik. Nei decenni successivi si provvide a normalizzare ed a pacificare la colonia
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(per cortesia di Massimo Peltus)
Somalia - Ponte in cemento sull'Uebi Scébeli a Mahaddei.
curandone in modo particolare lo sviluppo agricolo con risultati assai lusinghieri. Durante la seconda guerra mondiale la S. italiana fu occupata da forze imperiali britanniche al comando del generale A. G. Cunningham nei primi mesi del 1941. Nello stesso periodo l'Inghilterra ritornò con la forza delle armi anche in possesso della S. britannica, che era stata occupata dall'Italia nell'ag. 1940. La S. francese, invece, mantenuta agli ordini del governo di Vichy fino al dic. 1943, passò il 28 di quel mese dalla parte del generale De Gaulle. In seguito al Trattato di pace di Parigi del 1947 l'Italia rinunciò, a norma dell'art. 23, alla sua sovranità sulla S., di cui tuttavia le Nazioni Unite il 21 nov. 1949 le affidarono l'amministrazione fiduciaria per dieci anni, trascorsi i quali la regione sarà costituita in Stato indipendente.
Biel.: A. E. Pease, Somaliland, Londra 1902; R. E. DrakeBrockman, British Somaliland, ivi 1917; L'Africa Orient., a cura della R. Soc. geogr. ital., Bologna 1935, p. 352 sgg.; L'Africa Orient., a cura dell'Ist. per gli studi di politica interna2., II, Milano 1936, p. 519 sgg.; G. Cerni, S. italiana, 2 voll., ivi 1937; E. Aubert De La Rue, La Somalie française, $3^{4}$ ed., Parigi 1939, Silvio Furlani
III. Evangelizzazione. - I. S. britannica. - Dipende dal vicariato apost. dell'Arabia con sede ad Aden, e non prima del 1891 i Cappuccini poterono lavorarvi. Fu eretta una residenza a Berbera e un'altra a Shimbafaleh. Ma nel 1910 il governo inglese allontanò i missionari, proibendo qualsiasi azione tra i Somali islamici. Solo nel 1931 fu di nuovo permesso ai missionari di esercitarvi di tempo in tempo il ministero tra i cattolici ivi abitanti.
2. S. francese. - Apparteneva al vicariato apost. di Galla. Una piccola stazione era stata eretta a Gibuti. Quando i missionari e i cristiani furono espulsi dalla S. britannica trovarono rifugio a Uras nella S. francese. Nel 1913 una terza stazione fu fondata a Daudah. Nel 1914 Gibuti fu eretta in prefettura apost. e affidata ai Cappuccini. La missione nelle 3 stazioni contava complessivamente 150 cristiani, quando nel 1915 fu ristretta alla stazione di Gibuti. Nel 1925 una parte del vicariato dei Galla, la S. etiopica, fu unita alla prefettura di Gibuti e vi furono erette 4 stazioni. In occasione della nuova organizzazione delle missioni etiopiche nel 1937 la prefettura di Gibuti fu ristretta alla S. francese e dipende dalla delegazione apost. di Dakkar (v. Gibutr).
Birl: Clemente da Tersorio, Le missioni dei Minori Capp., X. Africa, Roma 1938, pp. 219-26; autori vari, Diiboiti, in Grandi Lacs, 62 (1946-47), pp. 64.
3. S. italiana. - Nel 1904 fu eretta in prefettura apost. col nome di Benadir e affidata ai Trinitari. Il governatore italiano Mercatelli, però, non accordò l'accesso ai missionari, che perciò dovettero fondare la prima stazione sul confine nella S. britannica. Soltanto dopo il 1906, essendo stato richiamato il governatore nemico delle missioni, poterono stabilirsi a Brava e Dhelíh, li-
mitando la loro attività quasi esclusivamente al ministero tra i coloni italiani. Fu questo l'unico lavoro dei Missionari della Consolata, che assunsero la prefettura nel 1924, elevata a vicariato apost. nel 1927 col nome di Mogadiscio, e dei Francescani ai quali fu trasferita nel 1930. Tra i Somali musulmani i progressi sono molto lenti e quindi il numero dei cattolici indigeni nel 1939 era di 270 su 13.350 in tutto. E molto probabile che questo numero non sia aumentato di molto tra i 3340 cattolici coloni italiani (v. mogadiscio).
Birl.: G. B. Tragella, Italia missionaria, Roma-Milano 1939, pp. 274, 282-83; id., Il vicariato apostolico di Mogadiscio, Storia della Missione, in Le Missioni Cattoliche, 71 (1942), pp. 1921, 33-36, 43-47.
Giovanni Romourakirchen
IV. - Condizione giuridica della Chiesa. - Il vicariato apost. di Mogadiscio, che durante la guerra aveva abbastanza sofferto per scarsezza di personale, si è andato a mano a mano riprendendo. La missione gode oggi piena libertà di azione ed è in ottime relazioni con le autorità locali italiane. Naturalmente, trovandosi in un paese musulmano, l'attività missionaria consiste soprattutto, relativamente agl'indigeni, in una opera di penetrazione per mezzo di scuole, orfanotrofi, ospedali e nell' esercizio di altre opere di carità, che sono argomenti efficacissimi per un orientamento verso lo religione di Cristo. Così, in momenti molto difficili per quella colonia, la missione cattolica è risultata quale elemento insostituibile per l'opera di pacificazione intesa dal governo civile. - Vedi inv. LXII.
Birl.: Arch. S. Congr. de Prop. Fide, pos. prot. nn. 490/51, 2652/52.
Carlo Corvo
SOMASCHI. - Ordine religioso fondato per la cura degli orfani dal patrizio veneziano s. Girolamo Emiliani (o Miani [v.]) nel 1528, nella parrocchia di S. Basilio a Venezia, con l'appoggio morale di s. Gaetano Thiene e dal vescovo Gian Pietro Carafa (il futuro Paolo IV), direttore spirituale dell'Emiliani.
Poco a poco l'opera crebbe, e verso il 1532 le case erano otto, sparse nello Stato veneziano fino a Somasca (Bergamo) donde il nome dell'Ordine. In quell'anno l'Emiliani, visto che la sua opera si era sviluppata in una congregazione religiosa, radunò i suoi cooperatori a Merone per una specie di consulta allo scopo di coordinare i metodi ed il lavoro. E questo il primo Capitolo dell'Ordine, a meglio - secondo il nome che il Santo gli diede allora della Compagnia dei servi dei poveri. Alla morte del fondatore (1537), però, la Congregazione non aveva ancora consistenza canonica. I più fedeli si raccolsero allora in un secondo Capitolo a Somasca e si elessero ufficialmente a capo il p. Angiolo Marco Gambarana, con l'incarico di ottenere dalla S. Sede la conferma della Compagnia, che fu concessa da Paolo III il 4 giugno 1540 con la bolla Ex iniuncto nobis. Sei anni dopo il medesimo Papa, dietro preghiera dei padri S. e del card. Carafa, unil le due Congregazioni dei Teatini e dei S., lasciando liberi i secondi dal pronunciare i voti solenni. Lo scopo di tale unione era di sopperire con elementi teatini all'opera dei S. troppo poco numerosi rispetto agli orfani assistiti, ma presto si vide che l'opera caritativa dell'Emiliani avrebbe finito con lo scomparire, data la missione diversa dei Teatini; perciò lo stesso card. Carafa, divenuto Papa, separò di nuovo le due istituzioni. I S. ritornarono quindi agli statuti della bolla di Paolo III, riconfermata anche da Pio IV per interessamento personale di s. Carlo Borromeo. Finalmente s. Pio V, con la bolla Inionetam nobis del 6 dic. 1568, elevò la Compagnia dei Servi dei poveri a dignità di Ordine religioso con il nome, poi rimasto costante, di Chierici Regolari di Somasca, o S. La prima professione religiosa solenne fu il 29 apr. 1569 e primo preposito generale fu eletto il soprannominato p. Angiolo Marco Gambarana; fu costituita anche come casa madre la chiesa di S. Maiolo
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di Pavia. Donde in alcuni documenti la dicitura: "Clerici Regulares a Somascha sancti Maiali de Papia».
Agli Orfanotrofi del Veneto si erano aggiunti intanto quelli della Lombardia, della Liguria, del Piemonte, della Romagna, delle Marche, della Toscana: a Cremona e a Milano i Padri avevano suscitata ed abbracciata come propria l'opera della Dottrina cristiana, ottenendo percio il titolo popolare di "Padri delle opere». Nel 1566 s. Carlo Borromeo affidò ai S. la parrocchia di Somasca, di recente eretta, e vi stabili sotto la loro piena direzione un Seminario rurale. Così l'Ordine allargò lo scopo iniziale. L'esito del nuovo indirizzo riscosse piena approvazione, siccluì il card. Madruzzi, principevescovo di Trento, affido ad essi il Seminario, cui seguirono quello di Venezia, Alessandria, Roma, Lodi, Napoli, Tortona, Treviso, Cremona, Brescia. Quando poi nel 1595 Clemente VIII chiamò i S. a reggere il più grande Collegio dell'Urbe, detto appunto il Clementino, per l'educazione dei nobili avviati a qualunque carriera, l'Ordine acquistò la sua definitiva fisionomia, che è quella che poi si èJmantenuta nei secoli successivi : cura degli orfani, istruzione della gioventù e aiuto al clero secolare nelle parrocchie.
In seguito furono accettati altri collegi : a Brescia, Salò, Bergamo, Venezia (detto Seminario Ducale) e quattro a Napoli. A questo espandersi per ogni regione d'Italia delle istituzioni somasche corrispose anche un incremento delle cosiddette "case professe", ossia case di formazione religiosa. Nel 1627 i religiosi erano 458 e nel 1713, 450 : gli orfani erano ca. 300 ; i convittori e gli altri alunni nei collegi oltre 1000 . Nel 1616 la Congregazione della Dottrina cristiana di Francia, fondata dal ven. servo di Dio Cesare da Bus, chiese di aggregarsi all'Ordine dei S.; Paolo V lo concesse, mantenendo però anche una certa distinzione, tanto che il preposito generale dovette portare il seguente lungo titolo: preposito generale dei Chierici Regolari Somaschi in Italia e della Dottrina cristiana in Francia. Nel 1626 l'unione fu riconfermata da Urbano VIII che approvò pure le Costituzioni e le regole in comune per le due istituzioni. Trent'anni dopo invece i Dottrinari francesi, desiderosi dell'antica loro forma autonoma anche perché erano esclusi dal generalato, chiesero ed ottennero da Innocenzo X di ricostituirsi in congregazione a sé. Nel 1661, Alessandro VII prescrisse la divisione dell'Ordine in tre province : la lombarda, comprendente i Ducati di Milano, Savoia, Mantova, Parma; la veneta nella Repubblica di Venezia, e infine la romana che si estendeva dalla Toscana a tutto il meridione d'Italia e comprendeva la Liguria. Nel frattempo l'Ordine si era esteso ancor più. Nel 1583 il card. Tolomeo Gallio aveva affidato ai S. il collegio che porta ancora il suo nome a Como, con l'espresso proposito di servire da baluardo contro il luteranesimo nella città. Durante la peste del 1630 morirono ca. un terzo dei sacerdoti, ma si notò un rapido riprendersi dopo il terribile flagello, si da registrare quasi subito il secolo d'oro dell'Ordine. I S. dettero alla Chiesa durante questo periodo di tempo 22 vescovi, fra i quali 4 cardinali; tenevano cattedre in parecchie università, e quando Clemente XIV nel 1773 soppresse i Gesuiti i S. li sostituirono in alcune loro istituzioni, ad es., alla Nunziatella di Napoli.
Sono pure di quest'epoca i pp. Jacopo Stellini, filosofo, che continuò e documentò le teorie del Vico; Gian Antonio Santini, professore alla Sapienza, corrispondente di Galileo e scelto da s. Giuseppe Calasanzio a istitutore dei primi Scolopi; Gaspare Leonarducci, poeta di buona fama e restauratore del culto di Dante; il teologo Agostino De Angelis, poi vescovo di Umbriatico, e, fra gli alunni, Benedetto XIV che presso i S., prima a Bologna, poi al Clementino di Roma, compì tutti i suoi studi. Ai S. appartenne anche il p. Giuseppe Maria Puiati, famoso giansenista, il quale, nonostante la grande cultura e una vita irreprensibile, chiese e ottenne di uscire dall'Ordine. Nel

(per serietia dei pp. Somaschi, Roma)
Somaschi - Il santuario di S. Girolamo e la Casa Madre - Somasca.
1769 il laicismo mosse i primi attacchi. La Repubblica di Venezia victo ai religiosi di intervenire ai Capitoli generali e ordino di governarsi separatamente; quasi subito l'Austria fece altrettanto nella Lombardia. Cosicché l'Ordine fu spezzato in tre tronconi e nel 1784 si crearono dai territori dove era ancora libero quattro province, e cioè la piemontese, la ligure, la romana e la napoletana. Ma nell'89 il Re di Napoli tagliò fuori anche quest'ultima. Pur mantenendosi all'interno sempre unito, l'Ordine non poteva non soffrirne per la mancanza di unità di governo. Perciò in seguito alla chiusura di altre case, operata dai Francesi nel 1797, di tutto l'Ordine si dovette fare una sola provincia, anzi, nel 1810, alla soppressione napoletnica, i S. non conservarono che la sola casa di Lugano.
Quando Pio VII il 22 ag. 1814 ripristinò gli Ordini religiosi, i S. poterono ricostituirsi abbastanza facilmente nel Piemonte, nella Liguria e negli Stati pontifici per merito soprattutto di padri che alla soppressione avevano fatto in modo di rimanere in alcune case in qualità di parroci o di titolari privati di collegi. Quattro anni dopo anche il noviziato di Somasca fu riaperto e furono ricostituite le provincie piemontese, genovese e romana ed in seguito anche la veneta e la lombarda, riunite in una sola. Delle case religiose precedenti furono riprese solo il Collegio Gallio di Como ed il noviziato con la parrocchia di Somasca. Con le soppressioni del 1866 e del 1874 diciotto case furono perdute, fra cui il Collegio Clementino, e dispersi 165 religiosi sacerdoti e 65 fratelli laici.
Vari tentativi di aprir case all'estero fallirono e soltanto nel 1901 fu possibile aprire un collegio a Bellinzona nel Canton Ticino, e nel 1921, aderendo a ripetute richieste di vescovi, si stabilirono nello Stato di El Salvador nell'America centrale, poi nell'Honduras. Nel 1939 si formò nell'America centrale un commissariato. Al presente i S. sono in numero di 300 ; gli orfani assistiti ca. 700; gli alunni delle scuole oltre 1000; hanno 26 case in Italia, 1 nella Svizzera, 6 nell'America centrale.
Bibl.: Ordine dei Chier. Regal. S. nel IV cent. dalla fondaz., Roma 1928; P. Stoppiglia. Statist. dei pp. S., 3 voll., Genova 1934: M. Tentorio, I S., in Ordini e Congreg. relig., a cura di M. Escobar, L. Torino 1952, pp. 609-32; id., Distribue. delle sedi dei PP. S., in Ann. di ricerche e studi di geografia, 2 (1951).
Giovanni Battista Pigato
SOMBART, Werner. - Sociologo protestante, n. ad Ermsleben (Harz) il 19 genn. 1863, m. a Berlino il 18 maggio 1941.
Studiò alle Università di Pisa, dove ebbe per maestro il Toniolo, e di Berlino, e fu nominato nel 1890 professore all'Università di Breslavia, donde passo successivamente a Berlino.
Iniziò la sua attività scientifica nel 1888 con uno studio economico-sociale sulla campagna romana (Die römische Campagna), cui fece seguire una storia della poli-
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tica commerciale dell'Italia dal 1861 in poi (Die Hundelspolitik Italiens seit der Einigung des Königreichs, in Schriften des Vereins für Sozialpolitik, Lipsia, 49 [1892], pp. 77-166). La realtà delle condizioni economico-sociali, ed in particolare l'ascesa del socialismo, stimolarono in seguito il suo interesse e la sua curiosità di studioso ed il frutto ne furono un gran numero di opere sul capitolismo, sul socialismo e su particolari aspetti della vita economica, tra cui si ricordano: Der moderne Kapitalismus (1902); Die Juden und das Wirtschaftsleben (1911); Der Bourgeois (1913); Der proletarische Sozialismus (1924); Dentscher Sozialismus (1934). L'opera del S. costituisce il ponte fra la scienza sociale del sec. xix e quella del xx.
BibL.: C. Brinkmann, W. S., in Weltwirtschaftliches $A r$ chio, 34 (1941), p. I agg. (ripubblicato in Wirtschaftiformen und Lebensformen, $2^{2}$ ed., Tubinga 1950, pp. 105-19); S. Majerotto, W. S. In memoriam, in Rto. intermer. di scienze sociali, 49 (1941), pp. 518-20; G. Bruguier Pacini, W. S., in Arch. di studi corporativi, 12 (1941), pp. 493-507; W. A. Johr, Gedanken zum Lebens. uerh von W. S., in Weltwirtschaftliches Archiv, 53 (1942), pp. 321 340: L. Harmsja, Nachruf auf W. S., Helsinki 1942.
Silvio Furlani
SOMIGLI, Teodosio. - Minore francescano, al secolo Scipione, n. l'8 luglio 1864 nella parrocchia di Sandetole del Comune di Dicomano (Firenze). Entrò nell'Ordine Francescano il 22 luglio 1879 e fu ordinato sacerdote il 9 maggio 1887.
Insigne predicatore, dotato di vasta cultura, per ca. 40 anni esercitò un fecondo apostolato in Austria, in Grecia, Egitto, Brasile e soprattutto in Italia suscitando ovunque consensi e fervore di vita cristiana. Nel 1907 giunse per la prima volta in Egitto. Sull'invito del procuratore della missione francescana egiziana, il p. Atanasio Riccardo Fattori, progettò di scrivere la storia delle missioni francescane dell'Egitto e dell'Abissinia. Durante vari viaggi in Egitto studiò il materiale ivi esistente, completandolo a Gerusalemme ed a Praga. Il campo principale di ricerche però furono gli archivi romani, anzitutto quello della S. C. di Propaganda. Entrò ben presto in relazione con i pp. Leonardo Lemmens e Girolamo Golubovich, volendo nella pubblicazione dei documenti seguire il loro metodo. S. si propose due grandi parti : Abissinia Francescana e Egitto Francescano. Nel 1928 vide la luce il I vol. in due parti : Etiopia Francescana, comprendente gli anni dal 1633 al 1681. P. Golubovich lo inserì nella sua collezione Biblioteca bio-bibliografica di Terra Santa. Poco dopo, il 31 marzo 1929, S. morì a Roma. Soltanto dopo 20 anni il suo continuatore p. Giovanni Maria Montano poté pubblicare il II vol. (16911703). La sua opera, però, manca di vero senso critico. Pubblicò anche altre opere di carattere divulgativo e di predicazione e molte altre ne lasciò manoscritte (v. Studi francescani, 26 [1929], pp. 283-90).
BibL.: G. M. Montano, Etiopia franc., t. II. P. T. S. da Sandetole e la sua Etiopia franc., Quaracchi 1948, pp. xlixlixiI; F. T. Mengoni, In Memoria del p. T. S. da Sandetole, Rocca S. Casciano 1929.
Nicola Kowalsky
SOMME. - La voce "Summa" ebbe nel medioevo numerosi significati : da quello di compilazione enciclopedica assai vasta (tale potrebbe dirsi la produzione scientifica di s. Alberto Magno, di Guglielmo di Auvergne o di Raimondo Lullo, anche se non ne porta il nome) a quello di modesti riassunti, come la Summa totius, in cui Onorio di Autun (v.) traccia un rapido compendio di tutta la storia ecclesiastica, o come la S. di Simone di Hinton, nella quale sono successivamente esposti gli articoli del Simbolo, il decalogo, le domande del Pater, i Sacramenti, le virtù, i doni, le beatitudini, i vizi, ecc.
Anche il fine che i loro autori si proposero sono assai vari : dare ai predicatori argomenti di sermoni; ai notari modelli di lettere per tutte le eventualità; ai giuristi riassunti di leggi; ai confessori o ai penitenti regole di condotta o soluzioni di casi di coscienza; finalità didattica: presentare una piccola
sintesi agli studenti in modo da invogliarli a farne uso. E in quest'ultima direzione che verranno a collocarsi, nei secc. xil e xili, le S. teologiche, contrassegnate dalla triplice preoccupazione enciclopedica, sintetica, didattica.
1. S. teologiche. - La S. di s. Tommaso, il tipo classico di tale produzione nel campo della teologia, permette di fissarne le caratteristiche. Il suo intento, come egli si esprime nel prologo, è di esporre tutto ciò che si riferisce alla dottrina cattolica; intende trattare cioè il complesso scientifico della "sacra doctrina", non si limita pertanto allo studio di un solo trattato, per es., del De Sacramentis o del De vitiis. Questa trattazione è concepita e svolta da s. Tommaso, "eo modo tradere secundum quod congruit ad eruditionem incipientium ". Essa è, sostanzialmente, opera di coordinamento e di ripensamento scientifico, non semplice compilazione di Sententiae di Padri e di antichi scrittori, come erano le deflorationes e i Libri Sententiarum dei secoli precedenti; ne risulta una costruzione in cui sono utilizzate tutte le risorse dell'intelligenza che opera nella luce della fede. Tali S. sono, infine, vere sintesi più o meno imponenti che si vanno costruendo nello sforzo di approfondire i dati della Rivelazione.
Lo schema interno delle S. teologiche poté subire variazioni, perché ognuno ebbe il suo modo personale di costruire una sintesi: Abelardo, Ugo di S. Vittore, s. Tommaso non adottarono lo stesso criterio; il metodo, la presentazione tecnica, le divisioni e le suddivisioni cambiano da autore ad autore, anche se il modo di argomentare è identico, secondo le grandi linee del pensiero scolastico. Sempre identica, però, è la caratteristica delle S. teologiche : lo stesso sforzo di sintesi, di esposizione completa, di adattamento.
Contrariamente ad altre opere del tempo e nonostante l'innegabile preoccupazione di entrare nella scuola, le S. teologiche non entrarono nel ciclo scolastico. Molte opere di allora non sono che la redazione o l'eco dell'attività scolastica. I sermoni furono realmente pronunziati davanti agli studenti universitari. I commentari sulle "Sentenze" sono il frutto dell'insegnamento impartito giorno per giorno dal baccelliere "sententiarius". I commentari biblici forniscono materia ai corsi del maestro di teologia; i commentari di Aristotele furono "letti" generalmente nella facoltà delle arti o in corsi simili; le dispute ordinarie, i Quodlibeti (v.) furono realmente discussi prima di essere scritti.
Le S. sono in margine a questo insegnamento scolastico, per quanto alcune abbiano potuto essere più o meno in correlazione ad esso. Non sono affatto un esortiisio scolastico; sconosciute, perciò, agli Statuti, si sottraggono a qualsiasi regolamento e controllo. Possono essere però opera tanto del baccelliere (come quella di Ulrico di Strasburger), che del maestro, redatte in un momento qualsiasi della carriera professionale : quella di s. Tommaso fu iniziata in Italia, a Roma e Viterbo, continuata a Parigi, terminata a Napoli. Gerardo di Bologna incominciò la sua S. dopo aver lasciato l'insegnamento, quando divenne priore generale dei Carmelitani. Tali S. non risentono affatto, nella distribuzione della materia o nella loro stesura, delle esigenze scolastiche. Ciò appare soprattutto quando si confronta la S. e i commentari alle Sentenze, che potrebbero aspirare anch'essi ad offrire un quadro completo della dottrina cristiana. Il baccelliere che legge le "Sentenze" è tenuto a seguire un testo e a farvi i relativi commenti. Se egli se ne discosta un po' troppo e si ferma eccessivamente su determinate questioni, i regolamenti lo richiamano all'ordine. Egli espone il pensiero di un altro, anche quando fa riserve e aggiunte. Sta sempre nell'impostazione fissata da Pietro Lombardo, anche se, personalmente, preferirebbe fare una sintesi diversa. L'autore di una S. invece non è tenuto a queste leggi : ciò spiega il fiorire di tali opere durante il sec. xiri.
Il passaggio dalle "Sentenze" alle S. avvenne gradualmente, mano mano che i commentari e il pensiero personale dell'autore si impongono sulla semplice raccolta di
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testi patristici. I quattro libri delle "Sentenze" di Pietro Lombardo (v.) furono un primo tentativo ben riuscito, il quale, dopo il Concilio Lateranense IV (1215), ebbe una fama non certamente sospettata dall'autore. Dopo Pietro Lombardo, Gandolfo di Bologna, poi, verso il 1152-60, Roberto di Melun, i cui due libri, che trattano nella prima parte dell'Incarnazione, costituiscono una vera S. Nel 1160 apparve la S. Quoniam homines di Alano di Lilla, con la sua tinta platonica e con atteggiamenti veramente personali. Pietro di Poitiers, utilizzando l'opera del Lombardo, pubblicò verso il 1168 -70 i suoi Sententiarum libri quinque, che portano in certi manoscritti il titolo di Summa. Verso la stessa epoca, 1165, Simone di di Tournai scrisse la sua Summa o Institutiones in sacram paginam, il cui schema comporta, dopo una introduzione De sermone theologico, un primo trattato De Deo et divina natura, poi De rebus divinis quae sunt ipse Deus, id est de personis; immediatamente dopo, De rebus divinis quae sunt a Deo: gli angeli, l'uomo (creazione, caduta, peccato originale, virtù); De Christo incarnato pro homine ipso reparando (l'Incarnazione, la Legge, il Decalogo); infine De Sacramentis Christi per quae fit reparatio hominis.
Subito dopo, verso il 1180-90, maestro Martino redasse la sua S. in tre parti; si ispira a quelle di Simone e di Pietro di Poitiers (v.). Tra il 1190 e il 1197 si ebbe la Summa de Sacramentis di Pietro Cantore; verso lo stesso periodo (1193-1200) lo Speculum universale di Radolfo Ardente e, quasi subito dopo, la S. di Prevostino di Cremona, che viene ad aggiungersi alla sua Summa de officio e alla Summa contra haereticos. Nel 1201-1202 Pietro di Capua dedicò la sua S. all'arcivescovo di Palermo, Gualtiero. Apparve, tra il 1202 e il 1206, la S. di Bamberga, per lungo tempo attribuita a Stefano Langton, la quale adotta la divisione tripartita: Dio e la sua opera; l'Incarnazione; i Sacramenti. Apparvero successivamente la S. di Roberto di Courçon (1204-1207), quella di Guglielmo di Auxerre (1215-20), di Ardengus, di Erberto di Auxerre, che spiegavano e riassumevano tutte e due le precedente. La Summa aurea di Guglielmo di Auxerre ebbe un notevole successo; nei suoi quattro libri tratta: De mundo archetypo; De mundo creato; De reparatione per. cati: Incarnazione, Redenzione, seguita dal trattato delle virtù e del decalogo: in ultimo, De Sacramentis con i Novissimi.
Da questo momento, se non prima, le S. di teologia recano impresso quasi una specie di desiderio di sottrarsi allo schema delle "Sentenze" di Pietro Lombardo e spaziare in un campo più libero che fu subito dopo imposto ai baccellieri e ai commentatori. Nonostante il titolo Quaestiones super libros quatuor Sententiarum, l'opera di Ralando di Cremona (v.), terminata nel 1232 , è assai più una S. che un commentario. Lo stesso, anzi assai di più, si può dire a proposito della Summa de bono del cancelliere Filippo che costruisce la