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telligenza, quantunque ne sia il mezzo più efficace e adeguato e che per mezzo di una sostituzione di stimoli sensoriali si può portare il s. alla espressione visibile del suo pensiero per mezzo di segni che fanno appello alla vista, posto che gli appelli per altre vie restano impervi e insuperabili.

Rimaneva, ora, il compito di trovare praticamente il modo di attuare questa constatata possibilità di istruire il s. Il primo tentativo fu intrapreso dal monaco benedettino Pedro Ponce de León (1520-84) del monastero di S. Salvador di Oña. Partendo dal principio che la parola parlata non è soltanto un fenomeno uditivo, ma anche visivo, egli pensò di indurre il s. a imitare i movimenti che compie l'organo vocale nell'atto stesso di pronunciare una determinata lettera alfabetica o sillaba o parola; cosi, imitando l'elemento visibile si poteva arrivare ad ottenere la produzione, da parte del s., anche dell'elemento udibile. Adottata come mezzo iniziale la scrittura, riuscì a far pronunciare al s. tutte le lettere dell'alfabeto, poi le varie sillabe e infine le varie parole; i nomi dei vari oggetti da esse rappresentati, a fare calcoli, recitare con senso le preghiere, confessarsi oralmente. Non lasciò nulla di scritto intorno al suo metodo; ma non molto dopo il sacerdote aragonesc Juan Pablo Bonet, che ne segul i procedimenti, li espose anche in un trattato teoricopratico: Reducción de las letras y arte para enseñar a hablar los mudos (Madrid 1620), primo trattato di didat-
tica speciale per i s. Egli si servi di un alfabeto manuale, inventò un sistema di segni visibili, rappresentanti il suono delle parole e diede anche una descrizione della posizione degli organi vocali nella pronuncia delle singole lettere, aggiungendo suggerimenti efficaci, ancora in uso presso i moderni cultori dell'articolazione vocale e della lettura labiale.

Il fisico gesuita Francesco Lana Terzi (1631-87), dopo aver accennato ad alcuni esempi di ottima riuscita del metodo orale, si indugia a descriverne l'arte "veramente mirabile", la stessa del Ponce e del Bonet, osservando che "ognuno di noi, anche prima che avesse l'uso di ragione, imparò a proferire le parole con meravigliosa industria della natura che, stimolata dalla necessità, si affaticava di imitare l'altrui parola con dare alle labbra diversi moti, fin tanto che ritrovasse quello che articolava la ricercata parola " (Prodromo owero Saggio di alcune invenzioni nuove, Brescia 1670, p. 48). Anche il celebre filologo Lorenzo Hervas y Panduro (1735-1809), missionario in America, pubblicò : Escuela española de surdo-mutas (2 voll., Madrid 1795), in cui insiste specialmente sul metodo di insegnare al sordo il significato delle parole astratte, dei termini della filosofia, teologia, sociologia, ecc.

Frattanto il metodo del Bonet si diffondeva nell'Inghilterra e nella Scozia per opera di Kenelm Digby (1603-65) seguito da alcuni membri della Società fonosofica di Londra, soprattutto da John Bulwer (1600-69), il quale con le sue opere : Chirologia e chironomia (Londra 1644) e Philocophus (ivi 1648) si propose di dimostrare che il fenomeno acustico della parola si trasforma per il sordo in fenomeno visivo, in cui è riposta l'essenza della lettura labiale, che rende utilizzabile nella vita sociale la parola articolata con o senza fonesi, nelle reciproche relazioni fra s., e fra s. e udenti parlanti. In questo modo completava la teoria del Bonet, che aveva trascurata la lettura labiale per fermarsi sulla comunicazione con l'allievo mediante un alfabeto manuale. Lo seguirono altri membri : John Wallis (1616-1703), William Holder (16161698). Tutti costoro trattarono l'argomento in opere a parte, riconoscendo agli istruttori dei s. un posto eminente nella storia della fonetica. Sulla stessa linea sono da ricordare per la Scozia Giorgio Delgarno (1628-87) di Aberdeen, che pubblicò nel 1661 Ars signorum e nel 1680 Didascolocophus or Deaf and dumb man's tutor, inventando un duplice alfabeto manuale; per l'Olanda, G. R. von Helmont (1618-99) con la sua dissertazione pubblicata nel 1682: Surdus loquens, e Giovanni Corrado Amman (1689-1724), originario svizzero, che nel 1700 pubblicò Dissertatio de loquela, lavoro che occupa uno dei primi posti nella letteratura didattica del sordomutismo.

La Germania, in questo campo, non ereò nulla di originale, ma tradusse parecchie delle opere accennate e le pose efficacemente in pratica. Vi si distinse soprattutto Samuele Heinicke (1729-90), chiamato il grande paladino del metodo orale (contro il metodo dei segni dell'abate de L'Epée), che fondò a Lipsia nel 1778 il primo istituto pubblico per i s. in Germania e diede una più logica applicazione ai principi fissati dal Bonet, dal

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Wallis e dall'Amman. In questo arringo l'avevano preceduto Guglielmo Kerger (1620-85), Giorgio Raphel (16731740) e Ferdinando Arnoldi (1737-83). Lo segui, invece, Federico Maurizio Hill (1803-74), considerato come il vero fondatore del cosiddetto "metodo tedesco", in contrapposizione al "metodo francese".

Il quale venne proclamato e divulgato dall'ab. Carlo Michele de l'Epée (1712-89). Preso da compassione per la triste condizione dei s., volle rimediarvi e avendo osservato come essi, prima ancora di ricevere qualsiasi istruzione, comunicavano tra di loro nel gioco e in altre occupazioni con una specie di pantomima e usavano gesti naturali significativi di oggetti e delle loro qualità e poteri, si fissò sull'idea di servirsi, come mezzo di istruzione, del linguaggio dei segni. Se le parole sono segni convenzionali delle idee, perché non lo possono essere anche i gesti naturali? Si rese perciò familiari i non molti gesti osservati, altri ne aggiunse di propria inventiva e nel 1760 aprì a Parigi la prima scuola per s., che resse fino alla morte, lasciandovi, come successore, l'ab. Ambrogio Sicard (1742-1822), che introdusse importanti perfezionamenti a colmare l'opera lacunosa del suo predecessore.

La scuola di Parigi assurse ben presto a fama europea e mondiale, sia perché il metodo dei segni era più facile ed estensibile ad un numero maggiore di s., sia perché vi furono invitati educatori di ogni nazione, che seppero poi muovere i rispettivi governi o gruppi di persone benefiche a istituire altre scuole nelle varie nazioni, in cui fossero applicati i metodi appresi alla scuola del de l'Epée e del Sicard. Così da Roma vi giunse il sac. Tommaso Silvestri, il quale poi nel 1784, per l'interessamento dell'irrocato concistoriale Pasquale di Pietro, che l'aveva inviato a Parigi, fonderà a Roma il primo istituto italiano per s.; dall'Austria il sac. F. Stork e G. May, che aprirono poi un istituto a Vienna nel 1779; dalla Svizzera il parroco Keller (1728-1802). Né l'America rimase indietro nel movimento ormai avviato. Già l'istituto dei s. sorto ad Edimburgo nel 1760 per opera di Tommaso Braidwood aveva tentato di stabilire nel 1812 altre scuole in Virginia, Nuova-York e Baltimora, ma con esito negativo. Perciò venne inviato in Europa il sac. Tommaso Hokins Gallaudet, il quale, incontratosi con l'ab. Sicard, ne visitò la scuola a Parigi, ne studiò i metodi e ne ottenne, come aiuto per la sua futura impresa, il migliore degli alunni, Lorenzo Clerc. Tornato in patria fondò ad Hartwood (Connecticut) il primo istituto americano per s. nel 1817.

Si entra così, dopo un cammino abbastanza lento ed aspro, nel sec. xix, che a ragione può chiamarsi per tutte le nazioni civili il secolo d'oro dell'assistenza ai minorati dell'udito e della parola, sia per il numero di istituzioni sorte, sia per le decisioni prese in vari congressi in favore del metodo orale e dell'inserzione dei s. nella vita sociale comune.

Né si deve tacere che questo è dovuto in maniera tutta particolare alle iniziative e agli sforzi del clero secolare e regolare e delle numerose Congregazioni religiose femminili, le quali abbracciarono tra le loro attività anche l'educazione integrale dei s. avviandoli sia alla conquista della favella con metodi scientifici e apparecchi sempre più perfezionati, sia all'apprendimento d'un mestiere per la vita mediante le scuole artigiane.

In Italia, la fioritura fu veramente meravigliosa. Seguendo, a prova, la Guida D, Annuario della Scuola e della cultura, edito dal Centro Didattico Nazionale di Firenze (Firenze-Roma 1951, pp. 788-97) si hanno i seguenti Istituti :
a) Statali - Roma, Istituto statale per s., fondato nel 1841 dal governo pontificio; Milano, Istituto nazionale di Stato per i s., sorto nel 1805 come scuola privata ad opera del lionese Antonio Eyraud e dichiarato istituto governativo con decreto imperiale del 1818; Palermo, Istituto statale per s. di Sicilia, fondato nel 1834 da Ferdinando II di Borbone.
b) Riconosciuti - Alessandria, Istituto per s., fondato nel 1893 per iniziativa del sac. Federico Sbrocca; Assisi (Perugia), Istituto serafico per i s., fondato nel 1871 dal p. Ludovico da Casoria; Bari, Pio Istituto a Filippo Smaldone s, fondato e retto dalle Suore Salesiane dei SS.

Cuori, istituite dal sac. F. Smaldone; Bergamo, Istituto per s. d'ambo i sessi, sorto per iniziativa di carità cittadina, nel 1843, affidato alle Suore Canossiane, che lo lasciarono nel 1860; Bologna, Istituto a Gualandi s, fondato nel 1850 dai fratelli sacerdoti Cesare e Giuseppe Gualandi, istitutori anche di due Congregazioni religiose, maschile e femminile, appositamente per l'educazione dei s., sotto il nome di "Piccola Missione per i s."; Brescia, Pio Istituto a Pavoni s, fondato nel 1827 dal can. Ludovico Pavoni; Cagliari, Istituto dei s., fondato per iniziativa di Ignazio Argiolas nel 1882 e affidata alle Figlie della Carità; Catanzaro, Istituto provinciale dei s., fondato nel 1859 dal sac. Luigi Aiello; Catania, Istituto a Maddalena di Canossa s, fondato dalle Suore Canossiane; Circolo didattico "Tito Minniti s, scuola statale ortolonica, ha funzionato nel 1949-50; Crema, Opera pia s. povere, fondata dalla b. Maddalena di Canossa nel 1840; Cremona, Scuola maschile per s., fondata nel 1847 da mons. Antonio Padovani e affidata alle Suore Canossiane; Istituto S. Canossiane, fondato dalle stesse nel 1947; Cimse, Istituto per s. e sordomute, fondato nel 1902 dalla locale Congregazione delle Suore di S. Giuseppe; Fano (Pesaro), Istituto "Palazzi Zavarese", per sordomute, fondato da mons. Pietro Bonilli, e affidato alle Suore della S. Famiglia; Firenze, Istituto nazionale per i s., sorto nel 1899 ad opera della Società fiorentina di Patronato per l'educazione dei s.; Genova, Istituto nazionale per s., sorto come scuola privata nel 1801 ad opera del p. G. B. Ottavio Assarotti (v.) scolopio, e nel 1805 diventata scuola ufficiale; Scuola statale per logopatici, fondata nel 1932-33 dal Comune; Istituto Contubernio d'Albertia, fondato nel 1866 da mons. G. B. d'Albertis, con Patronato per le ex alunne; Giulianova (Teramo), Istituto a Gualandi s, filiale di quello di Bologna, fondato nel 1903; Gorizia, Istituto provinciale s., fondato nel 1940 da mons. Valentino Stanig; Lecce, Istituto a Filippo Smaldone s, sorto nel 1883 per cura del sac. F. Smaldone; Licata (Agrigento), Scuola per s. (ortofonica) aperta nel 1947-48; Milano, Pio Istituto s. poveri, creato per iniziativa del conte Paolo Taverna e del sac. Eliseo Ghislandi. Il sac. Giulio Tarra vi profuse poi tutte le sue doti di ministro di Dio e di studioso dei problemi di psicologia, pedagogia e didattica; dipendono da questa casa : la "Casa lavoro" di Vedano Olona per le ex-allieve e la Casa dei sordoparlanti di Milano per la rieducazione dei giovani s. e ritrovo degli exallievi; Scuola speciale a Giulio Tarra s, aperta dal Comune nel 1919 per otologopatici; Molfetta (Bari), Istituto provinciale a Apicella s sorto nel 1863 per cura del sac. Luigi Aiello; Modena, Istituto delle Figlie della Provvidenza per le sordomute a Severino Fabriani s, sorto nel 1822 per iniziativa del sac. S. Fabriani; Magliano Veneto (Treviso), Istituto provinciale s.; Mompiano (Brescia), Istituto Canossiano per sordomute, fondato nel 1856 dalla canossiana Giulia Fantasia; Monte Olimpino (Como), Istituto provinciale sordomute, delle Suore Canossiane, riconosciuto idoneo nel 1936; Napoli, Istituto s., fondato nel 1778 dal sac. Benedetto Cozzolino, e riorganizzato nel 1890 dal prof. Ernesto Scuri; Pia Casa arcivescovile per s. e sordomute, sorta nel 1856 per opera del sac. Luigi Aiello, ora diretta dai Salesiani; Noventa Padovana (Padova), Istituto per s., pia fondazione Elena Vendramin Calergi ved. Valmarana, affidata alle Suore Canossiane; Oneglia (Imperia), Istituto s., fondato nel 1852 dal p. G. B. Negri, scolopio; Pavia, Pio Istituto s., sorto nel 1850 per cura di mons. Angelo Ramazzotti; Roma, Istituto a Gualandi s (filiale di quello di Bologna), sorto nel 1884; Istituto a Filippo Smaldoni s, filiale di quello di Lecce, fondato e retto dalle Suore Salesiane dei SS. Cuori; Saliceto (Modena), Educatorio per s. "Tommaso Pellegrini"; Sassari, Istituto per s., creato dalle province di Sassari e Nuoro nel 1925; Siena, Istituto a Pendola s, fondato nel 1828 dal p. Tommaso Pendola, scolopio; Sondrio, Istituto s., fondato dal sac. Emilio Citterio; Spoleto (Perugia), Istituto Nazareno per sordomute, fondato nel 1887 a Cannaiola da mons. Pietro Bonilli e trasferito a Spoleto nel 1898, affidato alle Suore della S. Famiglia; Torino, Istituto per s., fondato nel 1835 dal sac. Francesco Bracco di Acqui; Isti-

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tuto s. "Lorenzo Prinotti", sorto nel 1881 per iniziativa del sac. L. Prinotti; Trento, Istituto s., fondato nel 1833 dal vescovo Giovanni de Tschiderer; Trieste, Scuola provinciale per s., istituita nel 1882 dal maestro Federico Camus; Verona, Istituto "Provolo ", fondato nel 1829 dal sac. Antonio Provolo, il quale tra le materie d'insegnamento introdusse, e con esito soddisfacente, anche il canto.
c) Istituti prinoti, non riconosciuti dallo Stato - Chiavari (Genova), Istituto "Ottavio Assarotti", fondato nel 1878 dallo scolopio G. B. Ottavio Assarotti; Piacenza, Istituto s. "Madonna della bomba", sorto nel 1903 per iniziativa del canonico Francesco Torta; Istituto sordomute "Scalabrini", fondato nel 1880 dal vescovo mons. G. B. Scalabrini; Salerno, Istituto "Filippo Smaldone", aperto nel 1908 dalle Suore Salesiane dei SS. Cuori, fondate dal sac. F. Smaldone.

Come si rileva da questo rapido elenco, dei 34 istituti accennati la massima parte è stata fondata ed è retta dal clero o dalle suore.
d) Scuole di metodo - Per la preparazione degli insegnanti specializzati per l'istruzione dei s.: Milano, Scuola di metodo "Girolamo Cardano ", annessa all'Istituto statale dei s.; Roma, Scuola di metodo "Tommaso Silvestri "; Siena, Scuola di metodo "Tommaso Pendola".
2. Istitodi e congressi. - Il sec. xix non vide soltanto il rapido fiorire di istituti per i minorati dell'udito e della parola, ma anche il ragionevole trionfo del metodo orale su quello dei segni, cioè della cosiddetta scuola tedesca su quella francese. E ciò in conseguenza delle accese controversie sorte fin dal principio fra S. Heinicke, propugnatore del metodo antico della parola parlata e l'abate de l'Epée, ideatore del metodo minico o dei segni, diffuso quasi dappertutto fuori della Germania. Questo, infatti, se era più semplice e più rapido nell'insegnare un maggior numero di segni rappresentativi di cose e di azioni (in grammatica: nomi e verbi), tendeva però ad una specie di agrammatismo, perché trascurava le parti del discorso che rappresentano i nessi logici del pensiero. Privo dell'insegnamento accurato mediante l'esercizio discorsivo e conversativo, il s. tendeva al minor sforzo, cioè all'espressione più accellerate del pensiero, per la quale erano sufficienti i nomi e i verbi. L'altro metodo, invece, abituava il s. a percepire la parola parlata e scritta e letta dal labbro con tale rapidità da seguire con l'occhio tutto il discorso, come se la udisse. Si risvegliò, pertanto, un'azione comune per la revisione dei metodi, fomentata da Davide Hirsch, direttore dell'Istituto di Rotterdam, e in seguito da Maurizio Hill e in Italia dal prof. Pasquale Fornari del R. Istituto di Milano e più ancora dal sac. Giulio Tarra, tutti favorevoli al ritorno del metodo orale. Fra i tanti congressi nazionali e internazionali radunati per discutere i problemi del nuovo indirizzo, quello che riveste importanza storica è il Congresso internazionale tenuto a Milano nel 1880, presieduto dal Tarra, dove fu appunto deciso il ritorno al metodo della parola parlata e la decisione fu accolta favorevolmente da tutte la nazioni. Da allora non si mirò che a dare al metodo una pratica sempre più semplice, ma anche sempre più aggiornata alle conquiste scientifiche. Non solo, ma si presero a studiare i mezzi per risolvere i vecchi e nuovi problemi che riguardano l'assistenza medica, pedagogica e sociale dei s. e la loro condizione civile e giuridica di fronte alla legislazione dei singoli Stati, la loro entrata nel diritto comune a tutti i cittadini.
3. Il nuovo metodo vibratorio. - Constatata la gioia dei s. nell'avvertire in se stessi vibrazioni e la maggior facilità che hanno di leggere dalle labbra dei maestri, quando simultaneamente captano vibrazioni attraverso un mezzo conduttore, il prof. T. Rutten, dell'Università di Nimega, introdusse nelle sue scuole dei s. la musica e la danza accompagnata dall'organo. Con questo ottenne che i s. giungessero a riferire diverse vibrazioni colte in sé dalle diverse note e da vari toni e anche dalle minime sfumature ai diversi colori e alle diverse posizioni delle membra e del corpo per intrecciare le danze più armoniose (cf. U. Piazza, Musica per ricostruire la vita, in Ecclesia, 10 [1951], pp. 94-96).
4. S. ciechi. - La teoria della vicarietà degli stimoli
di percezione della parola, ha reso possibile la ricerca di un metodo anche per l'educazione dei s. ciechi. L'iniziativa di questi procedimenti si deve al fondatore dell'Istituto per i ciechi di Boston, S. G. Howe (1801-76), il quale ottenne pieno successo nell'assistenza alla s. Laura Bridgman. La tecnica e la pratica dell'Howe condusse ad analoghi risultati in Elena A. Keller, educata da Anna Sullivan, cieca ed educata a sua volta a Boston; la Keller riusci a frequentare i corsi universitari e ad imparare le lingue straniere; come pure in Clarence Selby, poetessa e scrittrice, educata da suor Doaites della Congregazione di S. Maria; in Lottie Sullivan, educata dalla signora G. W. Veditz, ecc. (cf. American annals of deaf, a cura di E. A. Fay, Washington giugno 1900). Fondamentalmente il metodo si serve del tatto nelle sue due immagini di senso-percezione, cioè contattopressione e forma-movimento. In questi procedimenti il tatto si affina tanto, che, come nel caso di E. Keller, può rilevare la parola del labbro di chi la pronuncia, posandogli, leggermente sulla faccia le tre dita della mano destra.

Biss., T. Pendola, Le istituzioni dei s., in Italia, $3^{e}$ ed., Siena 1867; G. Monaci, Notizie storiche sui R. Istii. dei s. di Genova, Gevona 1881; G. Ferreri, Il s. e la sua educazione, III, Siena 1896; id., Le istituzioni americane per l'educazione dei s., Palermo 1903; id., Documenti per la storia della educazione dei s., 2 voll., Siena-Milano 1903-21; id., Disegno storico dell'educazione dei s., 2 voll., Siena 1917-20; id., Contributi pedagogicodidattici della R. Suola di metodo "Girolamo Cardano", 2 voll., Milano 1927-30; E. Scuri, Heiniche e de l'Epée nella controversia intorno ai metodi d'insegnamento dei s., Napoli 1906; S. Heinicke, Del modo di pensare dei s., vers. it., Siena 1914; A. Gaddi, Contributi pedagogico-didattici della R. Scuola di metodo "Girolamo Cardano", $2^{2}$ serie, 2 voll., Milano 1934-38. Inoltre: F. A. Moeller, Education of the Deaf and Dumb, in Cath. Dec., V (1902), pp. 313-21 (con bibl.); H. Firth, Taubstummabildung, in Lex. der Pädagogik, V (1917), coll. 48-61 (con bibl.). Per l'educazione dei s. ciechi, cf. Mead Howe - Fl. Howe Hall, Laura Bridgman Dr Howe's famous pupil and what he taught her, Boston 1903: H. Keller, The story of my life, Boston 1902, vers. it., Firenze 1907; id., The Word I Live in, ivi 1910, vers. it., Milano 1910; H. Fietl, Taubstummblind, in Lex. der Pädagogik, V (1917), coll. $44-48$.

Celestino Testore
II. Il problema etico. - Nel campo etico interessa soprattutto il problema della capacità morale e giuridica dei s. 1) Circa l'imputabilità il CIC non ha norme specifiche, applicandosi i principi degli atti umani, ripresi dal can. 2201, che parla di incapacità al delitto se si ha difetto totale dell'uso di ragione, di diminuzione proporzionata in caso di difetto parziale. Non sono certo responsabili come i sani; e anche se educati pienamente, le condizioni psichiche possono importare una diminuzione di imputabilità, da risolversi dai periti caso per caso. 2) Il Cod. pen. ital. (artt. 96, 141, 219, 222), esclude ogni imputabilità nei s., incapaci di intendere o volere; l'ammette diminuita nel caso di infermità di grado minore, perseguibile giudizialmente, imponendo però il ricovero in stabilimenti di cura. Il Cod. civ. invece (art. 413) ammette la capacità giuridica, se il s. ebbe educazione sufficiente; con particolari cautele può testare (artt. 603603) e deporre in tribunale (Cod. prov. civ., art. 124). 3) Quanto ai Sacramenti valgono le norme generali sulla capacità di intendere; in caso di incapacità totale o quasi sono da trattare come infanti (Battesimo e Cresima). Se capaci di peccati almeno veniali o nel dubbio, possono ricevere (sotto condizione) l'Estrema Unzione e l'assoluzione in pericolo di morte; mentre per la Comunione e Confessione da sani si esige una certa capacità di capire il valore del Sacramento. Constando della capacità psichica. p. es., per l'educazione avuta, possono accedere ai Sacramenti come tutti: escluso l'Ordine per irregolarità ex defectu (can. 984, n. 2); per il matrimonio valgono i principi che regolano il difetto di consenso e l'ignoranza (can. 1081 sgg.), per cui se il s. non è capace di consenso o ignori quello che è indispensabile per il valore dell'atto (can. 1082) il matrimonio è nullo. Per la Confessione in particolare, v. confessione. Il can. 936, derogando al can. 934, facilita l'acquisto delle indulgenze anche per i s., in quanto è sufficiente che, per la recita di orazioni eventualmente prescritte, si uniscano agli altri con disposizioni interne, o privatamente recitandole manifestino i

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(da Madre Savina Petrilli, Roma 1818. p. 18)
Sorelle dei Poveri di Santa Caterina da Siena - La Casa Madre dell'Istituto di S. Caterina - Siena
loro sentimenti con segni o le scorrano con l'occhio. - Vedi tav. LXIV.

Biel.: D. Prummer, Man. theol. moralis, III, $4^{4-5^{4}}$ edd., Friburgo 1928, nn. 189, 365, 556, 616, 755. Sisinio da Romallo

SOREL, Georges. - Sociologo francese, n. a Cherbourg il 2 nov. 1847, m. a Boulogne-sur-Seine il 30 ag. 1922. Esercitò per alcuni anni la professione d'ingegnere.

Dei suoi scritti (L'avenir socialiste des syndicats [1900]; Les illusions du progrès [1908]; La décomposition du marxisme [1908]; Matériaux d'une théorie du prolétariat [1919], ecc.) il più significativo resta Réflexions sur la violence (1908; trad. it. sulla $6^{a}$ ed. del 1923, Bari 1926). Egli è uno dei maestri del sindacalismo (v.) moderno e uno dei critici più scuti del marxismo (v.). Il suo pensiero politico-sociale è fortemente influenzato dal Bergson (v.) e dal bergsonismo, dalle filosofie dell'azione (v.) e della vita, tra cui bisogna annoverare la sua propria. Ciò spiega il suo disprezzo per la democrazia, espressione della mediocrità borghese e la sua critica severa dei "dogmi ciarlataneschi del sec. xviri. In questa condanna del mediocre egoismo, di cui la democrazia è espressione e nella contrapposizione ad esso della lotta eroica, dell'eccezionale e del vitale, il S. s'incontra con altri rappresentanti della Lebensphilosophie, quali Nietzsche (v.), Ortega, ecc.

Il punto di contatto essenziale tra S. e Marx (v.) è la lotta di classe come eliminazione radicale della società capitalista; per il resto, la "filosofia" del S. si muove su direttrici diverse da quella di Marx e precisamente si svolge sulla base di un assoluto volontarismo (v.) : la storia è divenire, azione, libertà, che si conquista attraverso la lotta violenta. Da qui il tema centrale della dottrina del S., la contrapposizione tra "mondo fantastico" e " mondo storico"; il primo, negazione del secondo, dipende dalla nostra attività, è creato dalla nostra volontà e perciò rende possibile la libertà. Agire ed esser liberi è crearsi un mito, che, sentito e voluto dalla massa, diventa sociale. Il mito si oppone all' "utopia ", prodotto dell' "intelletto" e non della volontà, modello o esemplare (nel senso platonico) di una società perfetta, alla quale si confrontano quelle esistenti (storiche) per riformarle o correggerle. Al contrario, il mito non modifica il mondo storico, lo distrugge; non si adatta, rivoluziona; non si dimostra e non si confuta, si attua con la lotta di classe e la violenza. In tal modo il volontarismo del S. sposta il socialismo dal piano intellettualistico e riformista della utopia (anche il marxismo è, secondo lui, appesantito da elementi utopistici) a quello del mito o della volontà appassionata e dell'azione libera, che, esaltata dal mito, irrompe e distrugge la situazione storica attraverso la lotta di classe totale e violenta. Questo il "sindacalismo", in cui il S. vede
l'espressione più alta del socialismo, l'affermazione delle virtù eroiche del proletariato, dello slancio vitale, che solo la guerra aperta e violenta può salvare dalle mortificazioni inevitabili, in cui vorrebbero imbrigliarlo il riformismo e le concessioni parziali. Alla violenza il socialismo deve " gli alti valori morali con cui offre al mondo moderno la sua salvezza" (Réflexions, p. 333). Oltre che espressione di energia vitale e di potenza d'azione, la violenza è infatti anche assertrice di valori morali, in quanto distrugga la "forza", che è propria della società e dello Stato borghese: la forza è dei deboli ed è oppressiva della libertà, la violenza è degli eroi che, negata la forza, rendono possibile una società di uomini liberi; la forza, potrebbe dirvi con Bergson, è della morale "statica", la violenza della morale "dinamica ", che è slancio ed eroismo. Il mito capace di alimentare, secondo il S., la lotta di classe e di mantenerla in uno stato continuo d'incandescenza è lo sciopero (v.) generale, il solo che possa tener desta la combattività del proletariato e segnare il passaggio dalla società capitalista a quella socialista; che è molto di più e diverso di un passaggio: è una "catastrofe", qualcosa di "grave, temibile, e sublime" (ibid., p. 168), il risultato di una potente energia spirituale. Né ha importanza che il mito si realizzi o no, in quanto il suo valore è nell'essere suscitatore di azione. Così il S. dà alla lotta di classe e al socialismo una portata non più economica ma spirituale; però il suo "mito", che prescinde da ogni situazione di fatto e vuole essere l'espressione dell'antintellettualismo, è anche esso una costruzione intellettualistica e perciò una utopia nel senso non migliore del termine.

Il S. ha avuto grande influenza sul movimento sociale francese e anche sul comunismo russo come pure, in Italia, sul fascismo (v.), che vide in lui, oltre che un sociologo volontarista e di spiriti nietzschiani e anche "dannunziani ", il critico di Wilson (v.) e di Versailles e il sostenitore delle rivendicazioni italiane. Bibl.: G. Perou, S. G., Parigi 1924; P. Perrin, Les idées sociales de S. G., ivi 1925: P. Angel, Essais sur S. G., 1: De la notion de la classe à la doctrine de la violence, ivi 1936; J. de Kadr, S. G. Het einde van een myrke, Amsterdam 1938; P. Th. Neill, S.s social myth., in The modern schoolmoms, 22 (1944-45), pp. 209-21: R. Humphrey, G. S., Cambridge, Mass., 1951.

Michele Federico Sciacca
SORELLE DEI POVERI DI SANTA CATERINA DA SIENA. - Fondate in Siena, l'8 dic. 1873, da Savina Petrilli (v.).

Il decreto di lode è del 5 sett. 1899. Le Costituzioni furono definitivamente approvate il 30 giugno 1906 e, revisionate in armonia col Codice, l'11 febbr. 1924.

Le suore si occupano dei poveri e dei sofferenti e in aiuto dell'infanzia: scuole, laboratori, asili, educandati, convitti, ricoveri, manicomi, ospedali, ricreatori. La Casa generalizia è a Roma, le suore sono oltre 750 in ca. So case.

Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, R. 39; G. Bonardi, Una volontà. M. Savina Petrilli, Torino 1937. Agostino Pugliese

SORELLE DELLA MISERICORDIA.- Fondate nella diocesi di Verona nel 1840, da Vincenza Puloni.

Il decreto di lode è dell'8 luglio 1931 e l'approvazione definitiva delle Costituzioni del 5 ag. 1941. Scopo: assistenza agli infermi, anche contagiosi, e istruzione ed educazione della gioventù specialmente povera (ospedali, ricoveri, sanatori, case di cura, orfanotrofi, asili, scuole comunali, scuole di lavoro). La Casa generalizia è a Verona. Le religiose sono oggi 2100 in 216 case.

Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, V. 92.
Agostino Pugliese
SORELLE MINIME DELLA CARITÀ DI MARIA ADDOLORATA (CAMPOSTRINI).- Sorte in Verona nel 1817 per opera della patrizia veronese Teodora Campostrini.

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Approvazione pontificia nel 1833; approvazione temporanea della Costituzione nel 1940. Scopo: istruzione ed educazione cristiana delle giovani. La Casa generalizia è a Verona. Le suore sono 131 in 13 case.

Bib.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, V. 2.

Agostino Pugliese
SORETH, Jean, beato. - Generale dei Carmelitani, n. a Caen nel 1394-95, m. ad Angers nel 1471.

Designato all'insegnamento della Bibbia e delle Sentenze nell'Università di Parigi del 1430 , vi ottenne la licenza nel div. 1437 e il magistero nel maggio 1438 , assumendo la reggenza nel successivo sett. Dal 1430 fu provinciale di Francia. Nel Capitolo del 1451 fu eletto unanimemente priore generale di tutto l'Ordine. Intervenne attivamente negli avvenimenti ecclesiastici del suo tempo; da notare il suo fermo atteggiamento nelle sedizioni che turbarono la Chiesa di Liegi. Venerato presto come santo, il suo culto fu approvato nel 1866. Festa il 28 (27) luglio.

La grande opera del S. fu la riforma dell'Ordine. Aiuto efficacemente la Congregazione di Mantova e in tutte le province costitui conventi riformati per la rigida pratica dell'osservanza regolare. Valendosi di una bolla di Niccolò V (1452), promosse la fondazione di monasteri di monache carmelitane (tra le quali ricevette la duchessa di Brexagna, beata Francesca d'Amboise) e di fraternite del Terz'ordine secolare, per il quale compose la prima Regola.

Scritti: Expositio paraenetica in Regulum Carmelitarum, stampata a Parigi nel 1625 con la vita scritta da Walter de Terranova, suo socio, ristampata nello Speculum Carm. (I, Anversa 1680, pp. 689-741); Constitutiones Ord. Carm., approvate dal Capitolo generale del 1462, stampate negli aa. 1499, 1524, 1573; Troisième règle des Frères et Socurs de Nostre Dame du Mont Carmel, stampata dal p. Filippo della Visitazione nel 1675 e ristampata in Analecta Ord. Carm. (3 [1914-16], pp. 263-65).

Bib.: L. Royer, Le bienheureux Jean S. de Caen, in La semaine religieuse du diocèse de Bayeux et Lisieux, 66 (1931), na. 10-11, 30-31; A. Cuschnici, Il b. Giovanni S., in Il Monte Carmelo, 11 (1925), p. 11 sgg.

Bartolomeo M. Xiberta
SORIANO AL CIMINO, Cimitero di. - Dall'etrusca Surriua vetus, distrutta dai Romani, deriva il medievale Surrianum alle propaggini dei Monti Cimini (provincia di Viterbo).
S. conserva la rocca, una delle più importanti del Lazio, costruita nel 1278 dal papa Niccolò III, della famiglia Orsini, la quale ebbe il possesso del paese, passato poi al Colonna, a G. Vitelleschi, alla Chiesa. S. è celebre anche per il "sasso menicante" (ricordato anche dagli scrittori romani), masso di trachite, del peso di ca. 170 tonn., in equilibrio oscillante sopra una rupe verticale.

La cittadina ebbe suoi vescovi fino al vir sec. quando fu unita con la sede di Bomarzo. A poca distanza da S. fu l'antica Ferentum (v.), dove è venerato un martire Eutizio al 15 maggio. Di questo Santo si ha una Passio leggendaria (BHL, 2779-80); si è pensato di identificarlo con l'Eutichio venerato in una chiesa della diocesi di Ferentino ricordato da Gregorio Magno (Dialoghi, III, 28 : PL 77, 316); un'iscrizione, che si ritiene di Tarquinia, ricorda "un Euticius confessor depositus viII Kalendas septembris in pace Christi" (CIL, XI, 3516); G. B. De Rossi propose di riconoscere il martire nel presbitero Eutichio degli atti dei martiri Valentino e Ilario (Bull. di arch. crist., $2^{a}$ serie, 5 [1874], pp. 101-18); vi è poi un Eutichio nella Passio dei martiri Nereo ed Achilleo (BHL, 6060, 19-20); ma non è dato fare alcuna identificazione. Sul fianco della collina si è rinvenuto un cimitero cristiano, di cui una parte venne distrutta per erigere una basilica in cui si venera s. Eutizio. Il cimitero fu costruito da un nucleo centrale, da cui si diramarono alcune gallerie, con la caratteristica che i sepolcri, a differenza di
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(10) Carotvallo, Napoli)

Sorrento, abcidocesi di - Panorama della città di Sorrento.
quelli dei cimiteri romani, sono chiusi con calcina e pietre ad uso di fabbrica, inoltre non sono scavati nelle pareti, ma costruiti a ridosso delle pareti stesse e coperti di calce, dove vennero graffite o dipinte le epigrafi. Tra queste è notevole quella di Apra, dell'anno 359, "Eusebio et Ypatio cons(ulibus) ". Il cimitero fu visto da G. Marangoni e da M. Boidetti che delineò una pianta della basilica e delle gallerie. Dell'antica basilica un'iscrizione (secc. viII-IX) ricorda la decorazione di lucidi marmi, posti sopra il sepolcro del martire Eutizio dal vescovo Stefano: "Stephanus vates tibi mar/tur Eutici speclatae marmoris dedi ".

BibL.: s. Gregorio Magno, Dialoghi, I, cap. 9: PL 77, 189200; III, cap. 38, ibid., 316-18; Acta SS. Maii, III, Anversa 1680, pp. 458-64; M. Boiberti, Osservaz. sopra i cimit. dei S. Martiri, Roma 1720, pp. 590-91, con tavv.; Germano di S. Stanislao, S. Eutizio di Ferenta e il suo sant. pasto nel terrii. di Soriano, Roma 1883; id., Memorie arch. e crit. sopra gli atti e il cimit. di S. Eutizio di Ferenta, ivi 1886; M. Armellini, Gli antichi cimit. crist. di Roma e d'Italia, Roma 1893, pp. 647-51; Lanzoni, I, pp. 433-536.

Carlo Carletti
SORITE : v. Sillogismo.
SOROCABA, diocesi di. - Suffraganea di S. Paolo, nello Stato omonimo, in Brasile.

Ha una superficie di $23.506 \mathrm{kmq}$. e una popolazione di 468.000 ab., di cui 450.000 cattolici, con 36 parrocchie, servite da 34 sacerdoti diocesani e 37 sacerdoti regolari. Vi sono 5 comunità religiose maschili e 15 femminili. Eretta in seguito a smembramento del territorio della diocesi di Botucatú, con la cost. apost. Ubi praeudes di Pio XI, del 4 luglio 1924, fu eletto come suo primo vescovo mons. José Carlos de Aguirre. Ha un seminario minore. Titolare della Cattedrale è Nostra Signora del Ponte.

BibL.: AAS, 17 (1025) pp. 498-500; G Brasil Católico 1047, Juiz de Fora 1947, p. 424; Ann. Pont. 1952, p. 384.

SORRENTO, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi in provincia di Napoli.

Ha una superficie di 133 kmq . con una popolazione di 72.320 ab. tutti cattolici, distribuiti in 39 parrocchie, servite da 141 sacerdoti diocesani e 75 regolari, ha un seminario, 14 comunità religiose maschili e 43 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 406). Unica diocesi suffraganea è Castellamare di Stabia. La Cattedrale è dedicata ai ss. Filippo e Giacomo; patrono dell'arcidiocesi è s. Antonino abate, di cui si celebra la festa il 14 febbr.

1. Storia. - L'epoca della istituzione della diocesi è molto incerta, ma sicuramente antichissima. Un'iscrizione cristiana appartiene all'anno 527 e al 19 marzo sono attribuiti a S. da vari martirologi (Acta SS. Martii, III, Parigi 1865, p. 278) un gruppo di martiri ritenuti poi africani.

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(fol. Emit)
Sorrento, arcidiocesi di - Chiostro di S. Francesco - Sorrento.

Una Vita di s. Antonino (BHL, 582) attribuita al sec. IX ha tramandato i nomi dei primi quattro vescovi, tutti santi venerati come protettori della città : Renato al 6 ott. (Acta SS. Octobris, III, Parigi 1868, p. 380), Atanasio al 26 genn. (ibid. Ianuarii, III, ivi 1863, p. 347), Baculo al 29 (ibid., p. 565 ) e Valerio al 16 (ibid. Ianuarii, II, ivi 1863, p. 393). In un'altra Vita scritta prima del Mille (BHL, 7113-18) probabilmente ispirata alla leggenda francese di Angers (sec. viI) su s. Maurelio, si pone invece prima di s. Renato un anonimus, che non ha ragione di esistere anche se fu accettato dagli antichi scrittori di storia patria. La epoca dell'episcopato di s. Renato resta però oscura : sia il Lanzoni (I, p. 247) che il Kehr (Italia Pont., VIII, Berlino 1933, p. 407) propendono per il sec. v. Il quinto della serie e primo storicamente accertato è Rosario, che fu tra i sottoscrittori al Concilio di Simmaco del 499; dopo di lui per un secolo manca ogni altra notizia. Dal 591 al 600 si ha notizia di un Giovanni (Jaffé-Wattenbach, i110; 1122; 1569; 1587; 1773), al quale segue un anonimo (ibid., 1774) revocato da Gregorio Magno, perché non idoneo al suo ufficio. Lo stesso Pontefice ordina al suddiacono Antemio d'indagare insieme al vescovo Fortunato di Napoli sull'operato del presbitero Amando, che sarà il vero successore di Giovanni. Dopo di lui Giaquinto è presente nel 680 al Concilio romano di s. Agatone. A questo punto il catalogo sorrentino si fa lacunoso: le vicende della città, funestata dalle incursioni saracene, hanno distrutto ogni memoria dei presuli e bisogna arrivare al sec. IX per trovare il racconto della venuta a S. del celebre s. Antonino, chiamato da Montecassino nel convento di S. Agrippino, del quale fu abate fino all'a. 830. Alla sua morte il popolo lo stesse patrono della città.

Alla fine del sec. IX si ha menzione di Stefano, fratello di s. Atanasio, vescovo di Napoli, ambedue figure di primo piano nella lotta tra l'imperatore Ludovico II e il duca di Napoli Sergio II, nipote dei due presuli e protettore dei musulmani. Coinvolti nelle dolorose vicende, fu prima Atanasio a doversi rifugiare a S. perché ostile alla politica del nipote (871), ma qualche anno dopo ( 876 ca.) fu Stefano costretto all'esilio perpetuo, nonostante l'intercessione di molti e quella infruttuosa di Giovanni VIII presso il principe Gusiferio (Jaffé-Wattenbach, 3074). Per tutto il sec. x si hanno solo i nomi di due vescovi di nome Sergio, sui quali si discute se siano veramente due persone distinte o piuttosto uno solo - come i più sembrano propendere - e cioè quel Sergio traslato a Napoli verso il 990 e quindi creato arcivescovo, ovvero il Sergio I menzionato dai dittici sorrentini. L'ultimo noto della serie dei vescovi di S. fu Maraldo, già chierico e vestiario del duca Guaimaro nel 993-94, poi vescovo nel 1005.

Quando la diocesi sorrentina sia stata elevata a metropolitana non è precisabile. Tra le ipotesi la più probabile sembra quella del Capasso (v. Memorie, cit. in bibl., pp. 55-

57) seguito dal Cortese (v. op. cit. in bibl., p. 25). Se al 1005 è accertato il nome di un vescovo e viceversa nel 1059 si ha un "Johannes archiepiscopus" che si sottoscrive al Sinodo beneventano(Jaffé-Wattenbach, 561), e sei dittici sorrentini attribuiscono la nomina a un papa Giovanni, è probabile che tale promozione debba collocarsi tra il 1024 e il 1032, cioè sotto Giovanni XIX. Si deve segnalare tuttavia che nel Libro dei Confratri di Matteo da Salerno, scritto nel sec. XI-xII, si ritiene Maraldo primo arcivescovo di S. (Fonti per la storia d'Italia, LVI, 234). Ad ogni modo è certo Giovanni il primo arcivescovo storicamente noto: di lui si sa anche che nel 1071 assistette alla consacrazione della chiesa di Montecassino fatta da Alessandro II (Jaffé-Wattenbach, 586). Con la dignità arcivescovile la diocesi di S. ebbe come suffraganee le sedi vescovili di Stabia, Vico Equense e Massa Lubrense; attualmente però solo la prima è rimasta alle sue dipendenze.

Dopo Giovanni il catalogo sorrentino è pressocché completo. Allerio, già arcidiacono della Cattedrale consacrato da Celestino III(1191), è ricordato per aver ottenuto dal papa Innocenzo III il privilegio della obbedienza da parte dei vescovi suffraganei e degli abati, ecclesiastici e secolari della diocesi: in seguito però dallo stesso Pontefice venne sospeso sotto l'accusa di aver partecipato per Ottone IV e per simonia. Pietro, traslato da Carinola nel 1252 su richiesta del Capitolo, incorse nella scomunica insieme con i suoi colleghi per aver partecipato all'incoronazione di Manfredi, lo svevo nemico di Alessandro IV; condanna poi confermata anche da Clemente IV. Francesco Remolino (1501) spagnolo, eletto governatore di Roma e poi cardinale, passò l'arcivescovato al nipote Gilberto (o Giliberto) presente al V Concilio Lateranense di Giulio II (1512-17). Il successore, Fr. Filippo Strozzi della nobile famiglia fiorentina, cadde prigioniero nel sacco di Roma del 1527 e a stento poté liberarsi con forte riscatto e grazie al card. Colonna; ma rinunziò poi nel 1530 a favore di Fiorenzo Coquerel della diocesi di Arras. Bartolomeo Albani, trasferito da Sessa nel 1552, morì a Roma nello stesso anno (1558) in cui orde di Saraceni rasero al suolo la già florida città. Il successore Giulio Paveri ( 1558 ) fu al Concilio di Trento e vicario generale di Napoli; Antonio da Pezzo (1642) celebrò il Sinodo nel 1654 e compì vari restauri nelle chiese della città; Filippo Anastasio (1699), insigne teologo, istitutore del nuovo Seminario e riorganizzatore della diocesi, perseguitato e scacciato per 20 giorni, fu richiamato in sede e coperto di onori da Clemente XI e da Benedetto XIII eletto patriarca di Antiochia.

Delle suffraganee, nella riforma di Pio VII (1818), solo Castellamare di Stabia fu lasciata a S.; le altre, private della dignità vescovile, vennero incorporate nel territorio dell'arcidiocesi.
II. Monumenti. - Sotto l'Impero romano S. fu ricca di monumenti grandiosi; oltre ai templi di Afrodite, di Cerere e di Cibele, ebbe terme, circo, teatro, e perfino un Pantheon. Molto fu disperso nel medioevo, ma per S. il flagello più grave furono le flotte saracene, che scorazzarono lungo il litorale.

Dei monumenti superstiti, la basilica di S. Antonino, sorta in luogo di un oratorio sul sepolcro del Santo, non conserva molto del suo stato primitivo, dopo il rifacimento barocco. Oltre al portale del fianco destro (sec. XI), l'interno ha colonne antiche rimodellate nei secoli scorsi, la cripta anch'essa rifatta nel 1700 e buoni dipinti di Giacomo Del Po (1678) e G. B. Lama (1734) con episodi della vita di s. Antonino e della storia sorrentina. Il Duomo, rifatto nel ' 400 e ancora recentemente, è a tre navate sorrette da pilastri. L'interno conserva buone opere del passato; un pastorale gotico, il trono arcivescovile e il pulpito marmoreo dal 1573, un Presepio (tavola del sec. xv), una Madonna di Silv. Buono (1582), un bassorilievo del sec. xv ca. con il Redentore e gli Apo-

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![img-24.jpeg](img-24.jpeg)

In alto a sinistra: SUMMULÆ DEL, BULGARO (De regalis iuris) - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 11156, f. 140 r (sec. xit). In alto a destra: FRAMMENTO DELLA SUMMA DECRETALIUM di Damaso Ungaro Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 775, f. 1 r (sec. xit1). In basso a sinistra: PROTTENZIALE DI ROBERTO FLAMESBURGENSE - Biblioteca Vaticana, cod. Reg. lat. 395, f. 37 r (sec. xit1). In basso a destra: SUMMA ARTIS NOTARIÆ di Rolandino dei Paaseggeri - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 9394, f. 1 (sec. xiII).

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(fot. Martina Cuppera)
ESPERIMENTI SULL'EDUCAZIONE DEL SENSO VIBRATORIO, effettuati nell' Istituto olandese di St. Michielgaste) (ripertiti a Roma in occasione del pellegrinaggio dell'Anno Santo 1950) sotto la direzione del prof. T. Butten, dell' Univ. Cattolica di Nimega, con la collaborazione del sac. J. C. van Overbeek e delle suore della Congregazione delle Figlie di Maria e S. Giuseppe di Bois-le-Duc. In alto: Saggio coreografico. In basso a sinistra: Traduzione in colori di sensazioni vibratorie. In basso a destra: Saggio di pantomima.

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stoli nella prima cappella a destra e grandi dipinti nel soffitto della navata maggiore di Nic. e Or. Malinconico e Giac. del Po (1685) con la rappresentazione di 4 Martiri torrentini e 4 Vescovi patroni. Il portale del campanile ha due coppie di antiche colonne e frammenti vari: altri notevoli avanzi dell'antica Cattedrale si conservano nel settecentesco Museo Correale, tra cui due plutei adorni di pagasi e ippogrifi affrontati con tronco e vite, sei formelle decorate con l'aquila sveva o uccelli, leoni e mostri, frammenti di ambone e transenne e materiale vario forse del sec. xili. Delle altre chiese di S., notevoli quella di S. Francesco con il chiostro medievale dell'antico convento e l'altra di S. Baculo, ora della Vergine del Rosario, sorta sul posto del Pantheon romano.

Bibl.: Ph. D'Anastasio, Lucubrationes in Sarrentinorum ecclesiasticas caeloque antiquitales, Roma 1731; G. Maldacca, Storia di S., Napoli 1841; B. Capasso, Topografia stor. archesi della penisola sarrentina, ivi 1846; id., Memorie stor. della Chiesa sor rentina, ivi 1854 ; id., Mommenta ad Neapolitani ducatus historiam pertinentia, iv. 1881, passim; P. B. Gams, Series episcoporum..., Rativbona 1873, pp. 926-27; E. Bertaux, L'art dans l'Italie méridionale, Parigi 1904, p. 621 sgg., passim; B. Doria, Bibl. della penisola sarrentina e dell'itala di Capri, Napoli 1909; P. Toesca, Storia dell'arte ital. II medioevo, Torino 1927, pp. 442, 849 e passim; N. Cortese, Il Ducato sarrentino, in Arch. it. per le prini, napol., 13 (1927), p. 18 sgg. passim; M. T. Tozzi, Sculture mediev. dell'antico domus di S., in Boll. d'arte, 25 (1931-32), pp. 272 sgg., 303 sgg.; P. F. Kohr, Italia pont., VIII, Berlino 1932, pp. 406-11; G. Morazzoni, Il Museo Correale di S. (Itinerari di musei e monumenti d'Italia, 66), Roma 1938; M. Igusnez e L. Ceravoli - P. Sella, Rationes decimarum Italiae. Campania (Studi e testi, 97), Città del Vaticano 1942, p. 5 ro, passim. V. anche Eubel, I, p. 469 ; II, p. 268; III, p. 323 ; IV, p. 324 ; V, p. 366 ; Lanzoni, I, pp. $246-48$ e 260 ; Cottincau, II, col. 3066.

SOSIPATRO ( $\Sigma_{\text {sos }}$ (arxpos, Volg. Sosipater). Collaboratore di s. Paolo nell'attività missionaria.

Il suo nome si legge fra quanti inviano saluti nell' lettera a) Romani (16, 21). Ivi, insieme a Giasone ed a Lucio, è detto dall'Apostolo suo "parente" (ouyysvós), da intendersi con molta probabilità in senso largo e metaforico. Dsi testo si deduce la sua presenza in Corinto durante il terzo viaggio missionario, almeno negli ultimi giorni di permanenza dell'Apostolo in detta città.

Tale fatto rende molto plausibile l'identificazione di questo S. con quello che accompagna P. nel suo viaggio verso Gerusalemme (Act. 10, 4; cf. Rom. 15, 31). Ivi, però, è chiamato nei migliori codici greci Σcosatpo (Volg. Sopater) ed è detto "figlio di Pirro, di Berea" Il riferimento alla città lo fa supporre una conquista di Paolo durante il suo breve, ma fecondo, apostolato in Beres (Act. 17, 10-13).

Angelo Penna
SOSPENSIONE. - E una pena strettamente ecclesiastica con la quale i chierici vengono privati dell'esercizio di determinati diritti inerenti al loro ufficio o al loro beneficio o ad entrambi.

A differenza della scomunica (v.) e dell'interdetto (v.), la s. è di natura sua riservata in pena ai soli chierici ossia a coloro che hanno validamente ricevuto almeno la prima tonsura (v.); rimanendone pertanto esclusi i semplici fedeli, tutte le religiose e i religiosi laici.
I. Divisioni. - La s. può essere inflitta ai chierici come censura o come pena vendicativa; può essere disposta per legge o per precetto personale; si può incorrere immediatamente con il solo fatto della violazione della legge o precetto cui è annessa (latae sententiae), oppure può essere necessario l'intervento di chi di fatto e legittimamente la applichi (ferendae sententiae); può infliggersi a una comunità o a singoli individui; a tempo determinato, o indeterminato, o in perpetuo (e allora è una pena vendicativa), oppure fino a quando il soggetto, pentitosi del delitto che la merito, non ne sarà stato assalto (censura); può essere totale o parziale, sia relativamente alla qualità (s. da potere di ordine o da quello di giurisdizione), sia relativamente alla quantità dell'uno o dell'altro potere che viene proibito (p. es., dalle funzioni episcopali, o sacerdotali, o diaconali, ecc., tutte del potere di ordine). Di queste ultime parla il can. $2279 \$ 2$, ricordando le s. dall'ufficio,
dal beneficio, dall'uno e dall'altro insieme, dalla giurisdizione, dagli Ordini sacri, da tutti gli Ordini, dai Pontificali, ecc. Tutte le s. poi vengono divise in riservate e in non riservate, secondo che da esse possano assolvere tutti indistintamente i confessori (in foro interno) e i superiori del sospeso (in foro esterno), oppure solo alcuni determinati dalla legge (v. xozzevi). Anche la s. cosiddetta ex informatio conscientia, benché possa comprendere qualunque specificazione delle precedenti divisioni, può tuttavia essere inflitta solo secondo le modalità stabilite dal CIC nei casi di delitti occulti (che non è possibile cioè per l'uno o l'altro motivo dimostrare in foro esterno), ma certi; questa forma, però, può essere usata solo dagli Ordinari del luogo o dai loro vicari generali. Quanto alle s. riservate ve ne sono di riservate direttamente alla S. Sede, o all'Ordinario del luogo, o ad altri Ordinari e superiori appositamente previsti dalla legge.
II. EFFETTI. - Gli effetti delle varie specie di s. sono riferiti nel can. $2278 \$ 2$ che ammonisce potersi essi trovare anche separatamente nei vari soggetti. La norma generale, però, è che quando essa viene inflitta senza espresse restrizioni, comprende tutti gli effetti dei qua