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dopo la flagellazione di

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Breslavia, l'Estasi di s. Francesco di Assisi di Boston e l'incappucciato Monaco in preghiera della Galleria nazionale di Londra. Le virtù ritrattistiche dello Z. sono condensate nella superba testa virile del Museo di Brunswick, nel Dottore dell'Universitd di Salamanca (raccolta Gardner, a Boston) e nei Padri Gerolamo Perez, Pedro Machado e Francisco Zumel (Accademia di Madrid). Concretezza ritrattistica di sembianze è in parecchie evocazioni, a figura intera, di personaggi veneratissimi, come il sintetico S. Bruno vescovo di Grenoble (Cadice) e le bellissime ss. Casilda (Prado), Apollonia (Louvre), Margherita (Galleria nazionale di Londra), Elisabetta (collez. Horme a Montréal) e Rufina (Società Spagnola d'America a Nuova York).

BibL.: M. S. Soria, F. de Z.-A Study of his style, in Gaz. d. B. Arts, gonn. 1944, pp. 33-48; marzo 1944, pp. 123-74; id., Z.'s altar of Saint Peter, in Art Bulletin, 33 (1951), pp. 163173; M. L. Caturla, New facts on Z., in The Burl. Magaz., 86 (1945), pp. 303-304; id., Z. at the - Hall of Realms - at Buen Retiro, ibid., 89 (1947), pp. 42-43; id., Z. en Libreria, in Arch. Español de Arte, 1947, pp. 263-84; Helmet P. G. Seckel, F. de Z. as a painter of still life, in Gaz. d. B. Arts, ott.-div. 1946, pp. 279-300; H. Vollmer, in Thieme-Becker, XXXVI, pp. 600-603 (con bibl. fino al 1942); J. Destefano, Z. pintor de la devoción menacial, in Boletin del Seminario de Estudios de Arte y Arqueologia, 15 (1949), fasce. xlix-l, pp. 181-89. Alberto Neppi

ZURIGO, Trattati di. - L'ir luglio 1859, abboccandosi a Villafranca, Napoleone III e Francesco Giuseppe si accordavano sulla cessazione della guerra che aveva opposto Franco-sardi e Austriaci sulle pianure di Lombardia.

La sera stessa il principe Gerolamo Napoleone recava in Verona all'Imperatore d'Austria il testo dei preliminari di pace quale era stato concordato nel colloquio del mattino e Francesco Giuseppe, apportatevi alcune modificazioni - poi approvate anche dal Sovrano francese - lo sottoscrisse. Il documento sanciva la cessione della Lombardia a Napoleone III perché venisse trasmessa a Vittorio Emanuele II; la restaurazione del duca di Modena e del granduca di Toscana, autorizzando cosi tacitamente Francesco Giuseppe l'annessione di Parma alla Sardegna; la creazione di una Confederazione italiana, da porsi sotto la presidenza onoraria del Pontefice, nonché la promulgazione di una piena ed intera amnistia a favore di quanti si fossero compromessi politicamente nel Veneto e nell'Italia centrale. Per tradurre in uno strumento definitivo i preliminari di Villafranca venne scelta come sede di una conferenza per la pace la città di Z. e quivi le trattative si trascinarono dall'ag. al nov. 1859. Rappresentavano l'Austria il conte di Colloredo e il barone di Maysenburg; la Francia, il barone di Bourqueney e il marchese di Bonneville; la Sardegna, il cavalier Luigi Desambrois e il barone Alessandro Jocteau. Mentre duravano i negoziati, gravi avvenimenti si verificavano nei Ducati, dove il Farini in Emilia e il Ricasoli in Toscana assumevano la dittatura, essendo evidente per chiari segni che gli agitatori liberali non avrebbero tollerato il ritorno degli antichi sovrani.

Dal canto suo Vittorio Emanuele si opponeva all'inclusione del Veneto austriaco nella progettata Confederazione italiana e minacciava di abdicare ( 21 ott.) se non si addivenisse all'annessione pura e semplice della Toscana e delle Legazioni al Regno di Sardegna. Con altrettanta preoccupazione la conferenza veniva seguita a Roma, dove Pio IX ribadiva ( 26 sett.), con l'allocuzione Maxima animi nostri, l'allocuzione Ad gravissimum del 20 giugno, comminante le più gravi censure ecclesiastiche a quanti ossessero attentare al dominio temporale dei Pontefici. A sua volta, l'Inghilterra favoriva l'ingrandimento dello Stato sardo per avere nel Mediterraneo una potenza amica sufficientemente forte al fine di contrastarvi il predominio francese.

In questa situazione, il congresso di Z. si chiuse il 21 nov. con la contemporanea firma di tre distinti trattati fra la Sardegna e l'Austria, fra l'Austria e la Francia e fra i tre Stati assieme, i quali lasciavano del tutto impregiudicato l'assetto definitivo dell'Italia centrale, che avrebbe dovuto essere deciso da un Congresso
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Zurbarán, Francisco de - Il Padre Francesco Zumel - Madrid, Real Academia de San Fernando.
internazionale. Pio IX scrisse allora a Vittorio Emanuele II una lettera ( 3 dic.) per impegnarlo a sostenere in seno al Congresso i diritti della S. Sede, nel tempo stesso in cui solennemente protestava contro la pubblicazione di un opuscolo intitolato Le Pape et le Congrès, ispirato direttamente da Napoleone III, dove si suggeriva al Papa di rinunziare spontaneamente ai suoi domini temporali, eccezione fatta di Roma e del Lazio. Poche settimane più tardi, sostituito il Walewski col Thouvenel nella direzione della politica estera francese e tornato al governo il Cavour, dimissionario dopo Villafranca, l'Imperatore francese acconsentiva alle annessioni dietro il corrispettivo della cessione di Nizza e della Savoia, cosi che potevano effettuarsi i plebisciti dell'Emilia e della Toscana (11-12 marzo 1860), cadendo del tutto l'idea del Congresso, non meno che gli accordi stipulati a Z.

Bibl.: L. Debraus, La pace de Villafranca et les conférences de Z., Parigi 1859; Raccolta dei tratt. e delle convenz. in vigore tra l'Italia e gli Stati stranieri, vol. prelimin., Torino 1865, p. 738 sgg.; L. Desambrois, Notes et souvenirs inédits, Bologna 1901; D. Montini, La pace di Villafranca, Mantova 1909; M. Avetta, Dall'Arch. di un diplomatico (Jocteau), Casale 1924; P. Pirri, Pio IX e Vitt. Em. II dal loro carteggio privato, Roma 1944; A. C. Jemolo, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Torino 1952, p. 223.

Renso U. Montini
ZURITA Y GASTRO, JERÓnimo. - Storico aragonesa, n. a Saragozza nel 1512, m. ivi nel 1580.

Studio a Salamanca e nel 1548 fu nominato storiografo di corte. Percorse l'Aragona, Napoli e la Sicilia in cerca di documenti, avendo ottenuto da Filippo II nel 1550 libero accesso agli archivi pubblici e privati.

Dopo più di un trentennio di ricerche pubblicò gli Annales de la Corona de Aragón, dalle invasioni mo-

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resche alla morte del Re cattolico: la prima opera storica condotta con criteri scientifici, avendo lo Z. esteso alle fasi storiche più antiche il vaglio critico delle fonti, incluse le relazioni diplomatiche.
Z. fu anche segretario dell'Inquisizione in Madrid e, dal 1569 , intermediario tra questo tribunale e la Corte. Trascorse gli ultimi anni presso i Girolamini di S. Engracia in Saragozza.

BinL.: A. Palau y Dullet, Manual del librero hispano-americano, VII, Barcellona 1927, pp. 263-64; E. Fueter, Storia della storiografia moderna, trad. it., I, Napoli 1943, pp. 282-84; II. ivi 1943, p. 355 .

Enzo Navarra
ZURLA, Placido. - Cardinale, n. a Legnago (Verona) il 2 apr. 1769 , m. in Sicilia il 29 ott. 1834.

Nel 1787 vestì l'abito camaldolese a S. Michele di Murano presso Venezia, mutando il nome di battesimo (Giacinto) in quello di Placido. I suoi studi preferiti furono le scienze fisico-matematiche, iniziando la sua attività (1790) con la dissertazione Sulla forza d'inerzia e di attrazione secondo il sistema di Netotou. Uscirono in seguito Sul Mappamondo di fra Mauro camaldolese (1806); Intorno ai viaggi e scoperte settentrionali di Nicolò e Antonio fratelli Zeni (1808); Di Marco Polo e degli altri viaggiatori veneziani più illustri (2 voll. 1818), un Commentario sulle antiche Mappe idro-geografiche lavorate in Venezia e una Vita di Marco Polo (1818). Nel 1802 era già apparso un altro suo scritto di contenuto teologicomorale : Enchiridion dogmatum et morum. Durante la soppressione napoleonica dei Regolari fu instancabile nella difesa di S. Michele di Murano, di cui intanto (1809) era divenuto abate; soppresso il cenobio (1810), lo Z. tentò dopo il ' 15 di rialzarne le sorti, ma invano; nel 1818 Murano passò ai Francescani e lo Z., dopo alcuni anni trascorsi quale professore nel Seminario di Venezia, si trasferì a Roma (1821) nel monastero di S. Gregorio al Celio. Eletto consultore di varie Congregazioni, associato a molteplici accademie, incaricato di riordinare il Museo Borgiano e la Biblioteca del Collegio Urbano di Propaganda, fu da Pio VII creato cardinale il 10 marzo 1823; da Leone XII il 17 nov. di quello stesso anno annoverato fra i componenti le SS. Congregazioni di Propaganda Fide, dell'Indice, dei Riti, delle Indulgenze e Reliquie, dell'Esame dei vescovi, e il 3 genn. 1824 nominato Vicario per la città e diocesi di Roma. Come primo atto, lo Z. provvide ad una nuova circoscrizione parrocchiale, riducendo a 44 le parrocchie di Roma, raggruppate in 14 rioni; richiamò al rispetto delle chiese e al decoro delle sacre funzioni; represse alcuni gravi inconvenienti di pubblica moralità; smascherò le vere finalità delle sètte segrete dei Francomuratori e dei Carbonari; organizzò la buona riuscita dell'anno giubilare 1824 1825; infuse nuova vita al Seminario Romano, dandogli migliore sistemazione nei vasti locali, dove prima era il Collegio germanico-ungarico e aiutò il Papa nella riforma dei grandi istituti di carità dell'Urbe. Morto Leone XII, ebbe da Pio VIII la conferma a Vicario di Roma e in più la prefettura della S. Congr. degli Studi (1829). Risale a quest'epoca, per merito dello Z., l'Accademia "S. Cecilia" di Musica sacra. Con l'elezione a Pontefice del confratello e amico, D. Mauro Cappellari (Gregorio XVI), di cui fu scelto a confessore, lo Z. si vide raddoppiato il lavoro e le responsabilità, perché divenne l'uomo di fiducia del nuovo Papa. Nonostante questo, non dimenticò i suoi cari studi scrivendo ancora Sui vantaggi della Religione alla geografia e scienze annesse (1822); Sui vantaggi della Religione alla poesia (1826); Sulla unità del soggetto nel quadro della Trasfigurazione di Raffaello (1830); Del gruppo della Pietà... di Antonio Canova (1834). Tutti lavori pubbl. nel 1835 a Roma, mentre altri sono conservati inediti.

Lo zelo per le ricerche archeologiche lo spinse nel 1834 a intraprendere un viaggio di studio in Sicilia, dove, dopo pochi giorni di malattia, fu colto dalla morte. Fu tumulato nella chiesa di S. Gregorio al Celio, e un monumento funebre, voluto dalla pietà di Gregorio XVI, ne ricorda la memoria.

BinL.: G. A. Moschini, Elogio del card. Z., Venezia 1834;
D. P. Del Signore, Oraz. nei funerali del card. Z., Roma 1835; P. E. Visconti, Elogio di Z., ivi 1836; F. Severino, Notizie sulla vita e la opere di P. Z., Milano 1857; Moroni, CIII, 493; A.Grego, Il card. P. Z., Milano 1934; A. Zavaglio, Il card. P. Z., Crema 1936.

Anselmo Giabbani
ZUZIM (ebr. Züzìm; gr. šbvq iqyıps̆), - Tribù autoctona dal distretto di Häm nel 'Ağlün, ad est del Giordano, vinta dal re Chodorlahomor (Gen. 14, 5) e appartenente alla razza gigantesca dei Refaiti, i quali nell'epoca presemitica popolarono la Transgiordania (ibid. 14, 5; Deut. 2, 11. 20; Ios. 12, 44; 13, 12) ed alcune zone della Palestina (Gen. 15, 20).

Gli Z. erano, forse, chiamati Zomzommin (Deut. 2, 20) dagli Ammoniti. Oscura è la loro storia ed incerto il significato dei loro nomi. Molto probabilmente nel nome è insito il senso di terrore e d'ammirazione che gli Ebrei provarono di fronte ai monumenti della cultura megalitica (dolmen, menhir) di cui è cosparsa la Transgiordania, da cui concludevano nei costruttori una forza gigantesca.

Donato Baldi.
ZVIZDOVIĆ, Angelo. - Missionario francescano, n. a Vrhbosna, nelle vicinanze dell'odierna Serajevo in Bosnia, nel 1420, da una famiglia nobile scismatica che egli stesso, dopo la conversione avvenuta in seguito alla predicazione di s. Giacomo della Marca, riuscì a condurre in seno al cattolicesimo.

Grande predicatore, converti alla fede cattolica molti eretici patarini e molti scismatici. Nel 1463, alla caduta del Regno di Bosnia, ebbe il coraggio di presentarsi al conquistatore turco, Maometto II, e da lui ottenne l' "Abd-names, cioè l'alto diploma di tolleranza e di protezione per i Frati Minori e per il popolo cattolico loro affidato. Grazie a questo privilegio i Francescani riuscirono a conservare il cattolicesimo nella Croazia occupata, e ad evangelizzare gli altri popoli balcanici soggetti ai Torchi. Z. mori ca. il 1498 e la fama della sua santità permane ancora presso il popolo.

BinL.: Marco da Lishona, Croniche, III, Napoli 1680, pp. 478-80; D. Fabianich, Storia dei Frati Minori in Dalmazia e in Bosnia, II, Zara 1864, p. 235; Waddine, Amalen, ad an. 1498, n. 2; Martyrologium Francisc., Vicenza 1939, p. 212.

Perez Capkun
ZWEIG, Stefan. - Scrittore austriaco, n. a Vienna da agiata famiglia ebraica il 28 febbr. 1881, m. suicida insieme alla moglie a Petropolis il 23 febbr. 1942.

L'ambiente viennese gli offrì nella prima giovinezza quanto occorreva al suo spirito ansioso di accogliere le istanze più vive dell'umanità, nelle sue varie tendenze e manifestazioni. I viaggi che intraprese dopo la laurea in filosofia accrebbero le sue esperienze e l'innata eccezionale dote di comprendere e di sentire. Dei suoi soggiorni in diversi paesi e dei suoi rapporti con letterati di altre nazioni sono testimonianza i suoi studi su Baudelaire (1902), Verlaine (1907), E. Verhaeren (1910), R. Rolland (1920), e le sue biografie: Marie Antoinette (1932), Triumph und Tragik des Erasmus von Rotterdam (1934), Maria Stuurd (1935); mentre i suoi saggi in trittici: Drei Meister (Balzac, Dickens, Dostojewsky; 1919), Der Kampf mit dem Dämon (Hölderlin, Kleist, Nietzsche; 1925), Drei Dichter ihres Lebens (Casanova, Stendhal, Tolstoi; 1928), Die Heilung durch den Geist (Mesmer, Mary Backer-Eddy, Freud; 1931), rivelano il suo acume di psicologo non disgiunto da un superiore ideale di umanità e la sua arte narrativa, che spesso tocca accenti di indubbia poesia. Tentò anche la lirica (Silberne Saiten, 1900; Die früheren Kränze, 1907); ma il teatro (Terrier, 1907; Das Haus am Meer, 1912; Jeremias, 1917; Das Lamm des Armen, 1930) e specialmente la narrativa prevalsero. Die Kette, 3 voll. di racconti (Erstes Erlebnis, 1911; Legende eines Lebens, 1919; Amoh, 1921; Die Augen des ewigen Bruders, 1925; Verwirrung der Gefühle, 1926, ecc.), ci colpisce per la profonda conoscenza dello spirito umano, oltre che per la straordinaria sensibilità dello Z. Suo ideale fu l'unità

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spirituale europea al disopra di ogni barriera e divisione. Il dramma feremias, che è forse il suo migliore lavoro teatrale, esprime la sua intima rivolta contro la guerra, strumento di distruzione dell'auspicata fratellanza europea. Le circostanze politiche lo costrinsero invece a lasciare definitivamente Vienna nel 1938 per cercar riparo negli Stati Uniti, in Argentina e infine in Brasile. Ma cessata anche qui la neutralità, non seppe trovar la forza per continuare la sua vita di nomade. La distruzione morale e materiale dell'Europa, che frustrava lo scopo di tutta la sua esistenza tesa al raggiungimento di una intesa spirituale tra i popoli, fu la causa principale del suo suicidio.

BibL.: M. Elster, S. Z., Dresda 1922; E. Rieger, S. Z., der Mann und das Werk, Berlino 1928; F. A. Hünich-E. Rieger, Bibliogr. der Werke von S. Z., Lipsia 1931; H. Arens, S. Z., der Mensch im Werk, Vienna 1932; J. Romains, S. Z., Nueva York 1941; E. Rocca, Storia dello lott. ted. dal 1850 al 1933, Firenze 1950, pp. 285-304.

ZWETTL. - Abbazia cistercense in diocesi di St. Pölten (S. Ippolito), nell'Austria Inferiore.

Filiale di Heiligenkreuz (v.), della linea di Morimond, fu fondata dal cavaliere Adamaro I di Kuenring nel 1138, nel cuore del Waldviertel (regione delle foreste), in un'ansa del fiume Kamp, e molto operò per la colonizzazione e civilizzazione di queste immense distese. Fiori fino all'epoca degli Ussiti, che la devastarono; decadde al tempo del luteranesimo ma rifiori nei secc. xvuvxviI. Fu vessata da Giuseppe II; sfuggì alla oppressione come centro di cultura e continua ancora la sua alta missione : ha la cura di 15 parrocchie incorporate, ha uno studio teologico e un convitto di ragazzi cantori.

La chiesa, sul posto di quella primitiva romanica, è del primo gotico, con un "Hallenchor" e transetto a tre navate della stessa altezza, con 13 cappelle absidali, opera di un "msestro" Giovanni, sotto l'influsso di Clairvaux e Pontigny e delle cattedrali francesi. Del sec. xirxiII sono chiostro, sale del Capitolo e Cappella della fontana, un grandioso misto di tardo romanico e primo gotico. La parte posteriore della chiesa col campanile (alto 90 m .) è una maestosa costruzione di J. Munggenast (1722-27), con bella facciata ad un solo campanile. L'interno della chiesa è decorato, stuccato e affrescato in stile barocco da vari artisti, fra cui J. M. Schmidt, M. Altomonte e P. Troger. Magnifico organo (1730) di J. Egedacher. Gli stalli corali, i banchi, i confessionali, sono pregevolissima opera di conversi (M. Markl e L. Maleg). Anche il convento con i suoi 6 cortili, la chiesa, i giardini, gli edifici annessi formano un complesso di alto interesse pittorico e si presentano oggi come ricostruzione barocca. Notevole l'aula della Biblioteca, del Munggenast con affreschi di P. Troger, il refettorio e la residenza abbaziale. Nel Museo notevole la Madonna dell'abate Bohuslaus (12481258), delicata opera francese. La Biblioteca ha oltre 50 mila volumi e 420 manoscritti. Noto il p. Leopoldo Jansuschek (m. nel 1898), eminente storico dell'Ordine cistercense (Origines Cisterciennes, Vienna 1877 sgg.; Bibliographia Bernardina, ivi 1891, molti contributi sparsi in riviste ecc.). Anche la vicina città di Z. conserva molti monumenti, come due chiese romaniche a tre navate, un "Karner" (ossario) romanico, le mura e molte case gotiche e barocche.

BibL.: Cottineau, II, coll. 3485-86; J. Lentgeb, s. v. in LThK, X, coll. 1112-13; G. Dehio, Handbuch der deutsch. Kunstdenkmäler, II, Österreich, II, Vienna 1935, p. 423 sgg. (con pianta); Die bildende Kunst im Österreich, a cura di R. Ginhart, 3 voll., Baden 1936-39 (v. indici); E. Schafran, Kunstgesch. Österr., Vienna 1948, passim; E. Tomek, Kirchengesch. Österr., II, Innsbruck 1935-49.

ZWICKAU, PROFETI di. - Tre illuminati di questa cittadina della Sassonia, i tessitori Nicola Storch, Tommaso Drechsel e lo studente Marco Thomae, detto Stubner, che con la pretesa d'esser chiamati direttamente dallo Spirito Santo a insegnare, a Wittenberg rafforzarono il partito radicale iconoclasta, aggravando i disordini religiosi e sociali.

Erano stati iniziati all'interpretazione profeticomillienaristica della Bibbia da Tommaso Münzer che era stato mandato come predicatore a Z. proprio da Lutero; da lui avevano appreso il principio del primato dello spirito sulla lettera, che la parola interiore valeva più di quella esteriore letta o udita, che gli illuminati dallo Spirito dovevano costituire comunità compatte, chiamate a instaurare il regno di Cristo sulla terra ed il suo giudizio sui non credenti. I veri credenti dovevano farsi ribattezzare in segno della loro fede consapevole, non avendo valore il Battesimo dei bambini; così come il Battesimo, anche l'Eucaristia aveva significato solo simbolico (concezione zuingliana); la salvezza derivava non dall'opus operatum dei Sacramenti e neppure dalla fede fiduciale luterana, ma dall'impagno personale nella pratica dei comandamenti di Dio, interpretati però secondo l'illuminazione interiore. Ogni distinzione e ogni istituzione esistente veniva condannata, non solo nella Chiesa, ma pure nella società civile; quindi il loro regno del Cristo escludeva ogni proprietà privata, ammetterà la poligamia, per una singolare interpretazione della "libertà dei figli di Dio"; tale regno doveva esser retto da 12 apostoli e 72 discepoli, per ripetere la struttura della Chiesa apostolica. Nel 1521 dopo la fuga da Z. del Münzer, ch'era il loro sostenitore presso il ceto dirigente, essi, che predicavano le idee rivoluzionarie ai ceti più bassi, furono espulsi per l'intervento concorde delle autorità ecclesiastica e civile. Trasferirono così il centro della loro propaganda a Wittenberg, dove, assente Lutero (allora nascosto alla Wartburg per sottrarsi all'esecuzione del bando di Worms), i radicali, sotto la guida di Carlostadio, avevan preso mano, fiaccamente contrastati da Melantone. Questi aveva accolto con riguardo i nuovi venuti, i quali fornirono subito ulteriori argomenti alla polemica contro la vecchia Chiesa, contestando inoltre a Lutero d'averla veramente riformata. I profeti di Z. alimentarono i disordini già in atto in maniera così preoccupante, che lo stesso Lutero intervenne a contrastarli con lo scritto Fedele ammonizione a tutti i cristiani perché si guardino da disordini e incorrezioni (1522). Espulsi da Wittenberg, dove avevano guadagnato numerosi aderenti anche nell'Università, passarono nella Turingia predicandovi con successo l'anabattismo nelle campagne: qui lo Storch fu uno dei capi della guerra de' contadini e subì con la sconfitta la stessa morte degli altri insorti.

BibL.: P. Wappler, Th. Münzer und die Zueichauer Propheten, Dresda 1908; Nk. Müller, Die wittenberger. Bewegung, Wittenberg 1911; L. G. Walter, Th. Münzer et les luttes sociales à l'époque de la Réforme, Bruxelles 1927; H. Grisar, Lutero, trad. it., Torino 1933, p. 198 sgg.; M. Bendiacioli, Appunti di storia del cristianesimo, Milano 1946, p. 59 sgg.

Mario Bendiscioli
ZWINGLI, HULDRYCH. - Iniziatore della "riforma" protestante in Svizzera, n. il $1^{\circ}$ genn. 1484 a Wildhaus (signoria di Tonnenberg, dominio dell'abbazia di S. Gallo) da famiglia benestante, terzo di otto fratelli, m. nella battaglia di Kappel l'ir nov. 1531 .

Destinato alla vita ecclesiastica, fu affidato per la prima istruzione a uno zio sacerdote, frequentò le prime scuole a Basilea e a Berna; nel 1498-1500 passò all'Università di Vienna di recente riformata in senso umanistico; seguì un periodo oscuro, secondo alcuni di relegazione, secondo altri di viaggi, durante i quali avrebbe soggiornato anche a Parigi. Dal 1502 al 1506 fu di nuovo a Basilea dove completò gli studi teologici ed insieme iniziò l'insegnamento nelle scuole preparatorie. Qui ebbe docente di teologia il Wyttenbach, un fautore della via antiqua in teologia, contrario pertanto sia allo scotismo sia all'occamismo, seguace delle posizioni della scolastica pretomistica agostiniana, e conseguì nel 1506 il titolo di "magister sententiarum». Giovane di vivo ingegno, gioviale, amante degli studi, fu eletto parroco a Glarona, dove attese con zelo alle funzioni pastorali, pur senza trascurare gli studi e partecipando alle discussioni del mondo colto. Essendo Glarona un centro di reclutamento delle milizie svizzere, partecipò con i

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suoi parrocchiani alla campagna d'Italia a servizio del Paps (1513-15): per cui ottenne anche una pensione pontificia di 50 fiorini per continuare gli studi umanistici. Il sangue svizzero però che aveva visto scorrere nella battaglia di Marignano aveva suscitato in lui un vivo turbamento e ritornato in patria si oppose ai reclutamenti a servizio di stranieri. Proprio allora tra i suoi parrocchiani prevaleva il partito francese inteso a ingaggiare milizie per la Francia. Z. fu costretto ad allontanarsi e passò nell'apr. 1516 quale cappellano presso l'abbazia di Einsiedeln, santuario celebre e centro di pellegrinaggi. Da quest'anno datano i suoi diretti rapporti con Erasmo e se ne scorge l'influsso nella sua predicazione. L'esuberanza delle pratiche religiose nel Santuario, che nei fedeli sconfinavano spesso nella superstizione e nel clero in pratiche simonische, aveva destato presto scandalo nel giovane Z., sprendogli l'animo alle idee di riforma propugnate da Erasmo: semplificazione del cristianesimo in senso biblico, eliminazione di molti sviluppi dogmatici, ponendo in primo piano l'impegno etico, anziché lo zelo dottrinale e la pratica delle devozioni. Nel genn. 1519 Z. passò a Zurigo quale pievano del Grossminister a nella predicazione criticò con insistenza le indulgenze, commentò il Nuovo Testamento secondo il "puro Vangelo ", subendo la suggestione degli scritti di Lutero, ch'egli riteneva sostanzialmente nella linea del riformismo erasmiano, e comunque non in antitesi con esso. Sia per questo, sia per i riflessi psicologici del pericolo della peste, da cui s'era salvato a fatica, Z. non si dichiarò apertamente per Lutero ormai condannato, né scese ancora ad aperto conflitto con la Chiesa. Ciò ebbe luogo nel 1522 , con una predicazione contro l'obbligo del digiuno e con una lettera al vescovo di Costanza a favore del matrimonio dei sacerdoti, prendendo a convivere coniugalmente con una vedova, che "sposò " pubblicamente nel 1524. Z. aveva saputo conquistarsi l'appoggio della borghesia cittadina, ch'era in rapporti tesi con il vescovo e con il ceto ecclesiastico, prospettando la riforma della Chiesa non in termini puramente teolo-gico-ecclesiasticl, ma traendo partito dalle aspirazioni del ceto laico cittadino, facendo appello alle forze laiche per la sua attuazione, come aveva fatto Lutero. Cosl ottenne fin dal 1520 che il Consiglio della città pubblicasse un'ordinanza perché la predicazione si attenesse alle sole dottrine fondate sulla Bibbia s, e nel 1522 che proibisse qualsiasi servizio a potenza straniera, esplicitamente comprendendovi la S. Sede che in Svizzera reclutava milizie. Col 1522 Z. contestò sempre più radicalmente, oltre il celibato ecclesiastico e il digiuno, anche le devozioni popolari alla Madonna ed ai Santi, l'autorità dogmatica e disciplinare dei Concili e dei Papi, il culto delle immagini, la Messa come sacrificio; per conseguenza una pastorale del vescovo di Costanza e la stessa Dieta confederale proibirono la predicazione di errori e di novità. L'appoggio del consiglio cittadino si fece allora validamente sentire, soprattutto a proposito di due dispute di religione ( 24 genn. e 26 - 28 ott. 1523 ) organizzate dal Consiglio di Zurigo, in cui Z. difese dinanzi agli inviati del vescovo la sua dottrina. Questa ebbe proprio in quell'anno (1525) la sua prima formulazione nei due scritti Commento e prova di 67 conclusioni ( 14 sg .) e Breve introduzione cristiana ( 17 nov.) in cui riaffermava sistematicamente le ragioni delle sue prediche, preparando teoricamente la sua riforma, imperniata sull'eliminazione radicale delle cerimonie cattoliche, delle benedizioni, delle immagini sacre, della Messa stessa (a partire dal 1525); sopprimendo monasteri, trasformando il sistema dei benefici, trasferendo (dal 1525) alla città la raccolta delle elemosine, istituendo un tribunale per i casi matrimoniali composto di laici ed ecclesiastici, la cui competenza venne poi estesa alle controversie per i benefici. Il governo di Zurigo aveva dal canto suo sciolto Z. da ogni dipendenza dall'autorità del vescovo di Costanza, aveva introdotto la lingua tedesca nella liturgia, stabilito la pubblica lettura della Bibbia, abolito il celibato ecclesiastico (dal 1524). Z. pubblicò nel marzo 1525 il Commentarius de vera et falsa religione, che fu la prima e l'unica esposizione sistematica della sua teo-
logia, rivelando le conseguenze della sua esegesi filolo-gico-umanistica e insieme l'influsso subito da parte dell'anabattista Carlostadio; vi si trova infatti la sua concezione simbolica dei Sacramenti, compresi Battesimo ed Eucaristia, negando, per quest'ultima, la presenza reale, mantenuta da Lutero. L'Eucaristia è cosi per Z. una semplice commemorazione del sacrificio di Cristo, non rinnovazione. Il testo evangelico (Mt. 26, 26) "questo è il mio corpo ", è secondo Z. da intendere "questo significo il mio corpo ". Di qui il suo radicalismo nei confronti delle immagini, e della stessa messa luterana, fornendo esempi ed argomenti all'iconoclasticismo degli anabattisti. Proprio con loro però Z. scese a vivace polemica, promuovendo insieme contro di essi energiche misure repressive da parte dello Stato, senza poter contestare l'accusa da essi messagli di incoerenza nel respingere la dottrina anabattista della invalidità del Battesimo dei bambini e quella del primato dello Spirito Santo sulla lettera nell'interpretazione della Bibbia. Mentre però Z. polemizzava su tre fronti (con i difensori della dottrina e prassi cattolica, con Lutero, e con gli anabattisti) non trascurava la diffusione della sua dottrina oltreché con l'accesa propaganda, anche con l'azione po-litico-diplomatica, commisurandola alla potenza materiale dei singoli cantoni svizzeri. Cosl a Basilea, dove l'ambiente era stato preparato dall'umanesimo erasmiano, la dottrina di Z. fu diffusa da Giovanni Hausschein, detto Ecolampadio (v.). Nonostante il riserbo di Erasmo, ormai allontanatosi da Lutero e dalle innovazioni radicali da questi promosse con il De libero arbitrio, il Consiglio di Basilea nel 1527 riconosceva il libero esercizio del culto riformato accanto a quello cattolico, superando la fiacca resistenza del vescovo e del Capitolo in rivalità tra di loro ed eliminando gli ultimi residui del loro potere temporale sulla città. Cosl a Berna, dove Z. era riuscito a conquistare popolazione e governo, oltreché con la parola e gli scritti, con la pressione politico-diplomatica del Consiglio di Zurigo, nel 1528 il patristato berneae riformò la Chiesa nel senso di Z., abolendo la Messa, con riflesso anche su Basilea, dove nel febbr. del 1529 in seguito a tumulti promossi da Ecolampadio, furono fatti dimettere i membri cattolici del consiglio e fu decretata l'abolizione della Messa. Una simile pressione politica rafforzò la predicazione di Z. nel Vallese, a S. Gallo, donde furono espulsi abate e monaci, nei cantoni della Svizzera occidentale, negli stessi paesi renani. Anche molti cantoni rurali, tra cui quelli dei Grigioni e dell'Appenzell, avevano seguito l'esempio di Zurigo, imponendo come religione di Stato la nuova dottrina o almeno concedendo ad essa libertà di culto e propaganda. Però questa espansione dello zoingliemo, che intendeva anche, sotto veste di riforma religiosa, dare unità nazionale alla Svizzera, provocò la resistenza dei cantoni originari intorno a Lucerna e Friburgo, più saldi nelle proprie tradizioni religiose e più legati a Roma anche da interessi molteplici. Essi, rafforzati pure dalla disputa teologica di Baden tra lo Eek e rappresentanti di Z. (svoltosi intorno all'eretico concetto della presenza puramente simbolica del Corpo di Cristo nell'Eucaristia) si strinsero nella lega politico-militare valeria (nov. 1528), in opposizione a quella analoga costituita da Zurigo con Costanza, Berna, Basilea e nel 1529 con Strasburgo.

Nel frattempo Z. aveva cercato di allargare la lega dei riformati svizzeri anche oltre il Reno, come avevano già fatto i cattolici, con lo stringere un accordo con Ferdinando d'Austria (alleanza di Waldshut, apr. 1529): era però riuscito ad attirare dalla sua solo il langravio Filippo d'Assia e neppur l'abile mediazione di quest'ultimo era poi valsa a eliminare i dissensi tra Z. e Lutero. Lutero aveva attaccato il simbolismo eucaristico di Z. fin dal 1526 nel Sermone sul Sacramento del Corpo e dal Sangue contro i fanatici e Z., su sollecitazione dei teologi di Strasburgo desiderosi di una intesa, aveva risposto con lo scritto Amica exegeato del febbr. 1527 che provocava però un nuovo e più aspro scambio epistolare sul senso delle parole della consacrazione (apr.-giugno 1527). Il colloquio di religione di Marburgo (1529), predisposto da Filippo d'Assia tra Z. e Lutero, servi solo a

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sanzionare la divergenza sulla presenza reale tra i due * riformatori» che avevano formazione culturale e mentalità troppo diverse per intendersi. E quando Strasburgo presentò la sua professione di fede (confessio tetrapolitana) alla Dieta di Augusta (1530), questa non fu presa in considerazione né dai cattolici né dai luterani. Nonostante la mancanza di efficienti alleati tedeschi, Zurigo volle persistere nella sua politica di pressione sui territori cattolici. Allorché le città riformate, su proposta di Berna, decisero di chiudere ai cantoni cattolici l'importazione di vettovaglie attraverso i loro territori, questi ricorsero alle armi e nella battaglia di Kappel ( 11 nov. 1531) annientarono l'esercito zurighese abbandonato dai suoi alleati. Z., che nonostante il suo pacifismo erasmiano era intervenuto nella battaglia con spada e ascia, cadde nello scontro : il suo cadavere, riconosciuto, venne squar. tato e dato alle fiamme. Gli zurigh:si, scossi dal disastro a cui li aveva condotti la politica di Z., per reazione esclusero gli ecclesiastici dalla direzione politica della città. La pace che tenne dietro, consolidò la situazione di fatto, fermando l'espansione della "riforma» di Z. in Svizzera e limitandola a Zurigo, Basilea, Berna, Sciaffusa e Grigioni.

Nelle chiese "riformate» la funzione di capo ed ispiratore teologico-politico fu assunta, dopo la morte di Z., da Bucero (v. Confessioni di fede protestanti, III).

Nella valutazione storico-teologica di Z. e delle sue dottrine va tenuta presente la formazione umanistica del primo e le peculiarità politico-sociali dell'ambiente. Questo era caratterizzato da comunità autonome, rette da un patriziato borghese insofferente della giurisdizione ecclesiastica, dove l'idea d'una riforma della Chiesa, da tempo sentita, venne presto alimentata dai numerosi esuli tedeschi rifugistivisi dopo il 1522 . Inoltre su Z. avevano influito l'antichità pagana e cristiana, l'umanesimo teologico di Erasmo, e la polemica antiecrle siastica di Lutero. Z. si differenzia da Lutero per posizioni che questi avrebbe chiamato pelagiane e cattolicizzanti (possibilità di una conoscenza razionale di Dio, con evidenti derivazioni da Pico della Mirandola: riduzione del peccato originale a un puro vizio ereditario, non meritevole della condanna eterna e senza incrinatura delle forze etiche dell'uomo; valore positivo della legge e non meramente negativo; felicità eterna accessibile anche ai saggi pagani, che avessero praticato la legge morale naturale); mentre d'altra parte si palesa più radicale del riformatore tedesco con il suo iconoclastismo rigido, con il suo simbolismo nella dottrina sacramentaria, con la sua escgesi prevalentemente filologicoletterale, affidata alla cultura e sensibilità individuale. Per questo ai suoi scritti fecero di preferenza riferimento gli anabattisti, pur contestandogli l'incongruenza della persecuzione da lui scatenata contro di loro.

BibL.: opere a cura di E. Egli, O. Farner, W. Köhler, nel Corpus reformatorum, voll. 87-97, Brunswig 1905 sgg., e anche in ed. indipendente a Zurigo 1905 sgg.; scelta in W. Koehler, Das Buch der Reformation Z.t., Monaco 1926: Ch. Graf, Z. Abschnitt aus seinen Schriften, Zurigo 1951. Fonti: J. Stumpf, Chronica vom Leben und Wirken des Z. (scritta nel 1531-34), edita da L. Weiss, ivi 1932 ( $2^{\circ}$ ed.); J. Stricker, Aktensammlung zur schweiz. Reformgesch. 1521-32, 5 voll., ivi 1878-84; E. Egli, Aktensammlung zur Gesch. der Zärcher Reform. Gesch., 1519-33, ivi 1879; id., Analecta reformatoria, 2 voll., ivi 1899-1901. Bibl.: G. Finsler, Z.-Bibliogr., Zurigo 1897; K. Guggieburg, Das Z.-bild des Protestantismus im Wandel der Zeiten, Lipsia 1934; le riviste: Zwingliana. Mitteil. zur

Gesch. Z. und der Reformation, edita dal Z.s-Verein a Zurigo dal 1897 e Quellen und Abhandl. zur schweizer. Reform.-Gesch., edita dalla stessa Z.s-Verein dal 1912; biografie: R. Staehlin, H. Z., 2 voll., Basilea 1895-97; B. Fleischlin, Z. s Person, Bildungsgang u. Werden, Lucerna 1903; W. Koehler, Z. und die Reform. in der Schweiz, Zurigo 1919; id., H. Z., ivi 1923; id., Z.t Bibliothek, ivi 1921; id., Die Geisteswelt Z.t, Gotha 1920; per la polemica con Lutero: W. Kohler, Z. und Luther, Lipsia 1924. Per il pensiero teologico: O Ritschl, Dogmengesch. des Protestant., III, Gottinga 1926; per le professioni di fede: F. K. Müller, Die Behenutnisschr. der reformierten Kirche, Heidelberg 1903 e anche W. Niccel, Behenutnisschr. und Kirchenordnungen der... reformierten Kirche, Monaco 1935; per la polemica con gli anabattisti: C. Bergmann, Die Töaferbewegung im Kanton Zürich bis 1660 , Zurigo 1916; J. V.-M. Pollet, s. v. in DThC, XV (1950), coll. 3716-3928; O Farner, Z. the Reformer, Londra 1922.

Mario Bendiscioli
ZWOLLE. - Città neerlandese (nel 1952 contava ca. 45.000 ab., di cui oltre metà cattolici), celebre per la casa che vi ebbe (secc. XIV-XVI) la Congregazione di Windesheim (v.).

Già mentre viveva Gerardo Groote (v.) alcuni suoi "convertiti" (Johannes de Ummen e altri) si unirono in una casa di Z. Per soddisfare il loro desiderio di una vita più ritirata, Groote assegnò loro una casa sul Nemelerberg vicino a Z. ove condussero vita comune senza regola monastica. Per essere organizzati più regolarmente, si affliarono a una comunità già esistente. La seconda fondazione nello spirito di Groote fu iniziata da Meynoldus di Windesheim, cittadino di Z., che volle fondare una "Domus fratrum" analoga a quella di Deventer. I suoi negoziati con Florens Radewijns condussero all'affiliazione alla Congregazione di Windesheim (v.), fondata nel 1387; ne risultò il «Capitulum canonicorum de Windesheim».

Gerard Scadde, formato al noviziato di Deventer, fu il primo rettore (1386). La casa di Z., chiamata Agnietenberg, si impose nonostante il piccolo numero e le grandi difficoltà materiali, per il valore della sua scuola, l'intensa vita interiore e l'apostolato diretto. Sotto il rettorato di Teodorico di Herxen (v.) la casa di Z. divenne di fatto il centro principale della Congregazione. Ospito varie celebrità, che ebbero molto influsso nell'Ordine e fuori di esso, come Mauburnus, Tommaso da Kempis, Johannes Cele. Fortemente scossa dalla "riforma", fu travolta (1570) dalle sciagure dei tempi, in parte occasionate dall'eresione di nuovi vescovati.

BibL.: J. Trajecti alias De Voecht, Narratio de inchoatione domus clericorum in Zwollis, Amsterdam 1908; R. Post, De Moderne Deontie, ivi 1040.

ZYTOMIR (Z̄YTOMERY), DIOCESI di. - Fondata nel 1321 e poi unita a Luck (v. Luceoria) l'8 ag. 1798, divisa di nuovo il 28 ott. 1925 e suffraganea dell'arcidiocesi di Mohilev. Dipende dalla Pont. commissione per la Russia.

L'amministratore apostolico mons. Teofilo Skalski fu incarcerato per la fede il 20 giug. 1926 ed esiliato nel sett. 1932. Contemporaneamente fu anche esiliato il vice-amministratore mons. Casimiro Naskrecky, già incarcerato per la fede il 20 luglio 1929. Z. aveva, nel 1925, 66 sacerdoti, 102 chiese e 350.000 fedeli. Da molti anni è devastata.

BibL.: AAS, 17 (1925), pp. 521-28; Sanarbochowski, Luck-Z., Varsavia 1926; Ann. Pont. 1933, p. 463. Giuseppe M. Schweigl

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# INDICE SISTEMATICO 

Nell'Indice sistematico le lettere A e B che seguono il numero della colonna si riferiscono alla divisione in parti uguali della colonna stessa.

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# INDICE SISTEMATICO 

L'Enciclopedia Cattolica, mentre costituisce di per sé un'opera di pronta e rapida consultazione intorno ai singoli argomenti accennati dagli esponenti, alfabeticamente disposti, abbraccia pure nel suo insieme la trattazione completa di tutte quelle discipline e scienze particolari che riguardano direttamente la dottrina, i precetti, la giurisprudenza, la liturgia, la storia, ecc., della Chiesa Cattolica e di quanto nel campo dello scibile ha con tali discipline una più o meno stretta attinenza.

Ma il raccogliere sia i singoli esponenti sia i vari argomenti trattati nelle molteplici loro divisioni e suddivisioni, sotto il titolo delle singole discipline, alle quali appartengono, disponendoli in nuovo ordine logico e alfabetico insieme, renderà certamente agli studiosi un notevole servizio e potrà essere di grande utilità. Infatti, permetterà loro così di abbracciare rapidamente, d'un solo sguardo, quanto alle singole discipline si riferisce. Il che faciliterà di molto l'eventuale studio sistematico di ogni soggetto, trattato nei suoi diversi aspetti nei diversi volumi dell'opera.

Le varie discipline si susseguono nell'ordine qui indicato:

| I. | Abbazie e monasteri. | XX. | Istituti superiori di cultura, Seminari e Collegi pontifici. |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| II. | Agiografia. |  |  |
| III. | Apologetica. | XXI. | Letterature dei diversi paesi. |
| IV. | Archeologia cristiana. | XXII. | Liturgia. |
| V. | Arte. | XXIII. | Medicina Pastorale. |
| VI. | Ascetica e mistica. | XXIV. | Missionologia. |
| VII. | Azione Cattolica. | XXV. | Musica. |
| VIII. | Bibliologia. | XXVI. | Omiletica e Catechetica. |
| IX. | Concili. | XXVII. | Opere caritative, Associazioni religiose e Confraternite. |
| X. | Cronologia. | XXVIII. | Ordini, Congregazioni e Istituti religiosi. |
| XI. | Curia romana, Rappresentanze, Corpo diplomatico, Commissioni, Cappella e Famiglia pontificia, Uffici, Amministrazioni palatine, Ordini Equestri, Tribunali. | XXIX. <br> XXX. | Paleografia. <br> Papi, antipapi, documenti pontifici. |
| XII. | Diplomatica. | XXXI. | Patrologia. |
| XIII. | Diritto canonicu e civile. | XXXII. | Pedagogia. |
| XIV. | Eresie, Scismi e deviazioni dottrinali. | XXXIII. | Protestantesimo. |
| XV. | Etnologia. | XXXIV. | Religioni non cristiane. |
| XVI. | Filosofia. | XXXV. | Sacra Scrittura. |
| XVII. | Folklore. | XXXVI. | Scienze esatte, fisiche e naturali. |
| XVIII. | Geografia. | XXXVII. | Sociologia e politica. |
| XIX. | Gerarchia ecclesiastica: Patriarcati, Arcidiocesi, Diocesi, Abbazie e Prelature nullius, Amministrazioni, Prefetture e Vicariati apostolici, Missioni sui iuris, Santuari. | XXXVIII. <br> XXXIX. <br> XL. <br> XLI. | Storia, Storici e biografie varie. <br> Teologia dogmatica. <br> Teologia morale. <br> Vaticano. |

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# I. ABBAZIE E MONASTERI 

## I. - Generalità.

Abate, I, 9, B.

- benedizione, I, 12, B.
- commendatario: v. Commenda, IV, 50, B.
- nullius, I, 13, B.
- primate, I, 13, B.
- sui iuris, I, 13, B.
- storia, I, 9, B.

Abbadessa, I, 17, A.

- benedizione, I, 19, A.
- autori, I, 19, B.
- storia, I, 17, A.

Abbazie definizione, I, 26, B.

- nullius, I, 27, B.
- sui iuris, I, 27, B.
- storia, I, 26, B.

Capitolo, III, 690, B.

- della culpa, III, 691, B.
- sala del, III, 690, B.

Monastero, VIII, 1270, B.

- misto o doppio, III, 1899, A.

Protettore cardinale, X, 188, A.
(Vedi anche Gerarchia ecclesiastica; Ordini, Congregazioni e
Istituti religiosi)

## II. - Elenco.

Abbadia S. Salvatore, I, 19, B. Abdinghof, I, 57, A.
Adelhausen, I, 300, A.
Altacomba: v. Haute-Combe, VI, 1376, A.
Alvastra, I, 935, A.
Annocy, monastero della Visitazione, I, 1369, B.
Badia di San Benedetto: v. Ferrara, V, 1189, A.

- a Settimo, II, 677, B.

Belém, Santa Maria de, II, 1155, B.
Beuron, II, 1527, B.
Breme, III, 56, A.
Camaldidi, III, 420, A.
Casamari, III, 966, B.
Centula: v. Saint-Riquier, X, 1637, A.
Certosa: v. Grande Chartreuse, La, VI, 996, A.
Chiaravalle, III, 1422, A.

- della Colomba, III, 1422, A.
- di Fiastra, III, 1422, B.

Chiaravalle di Fontevivo, III, 1422, B.

- Marche, III, 1422, B.
- milanese, III, 1423, B.

Cîteaux (Cistercium), III, 1730, A.

Chistvaux (Clara Vallis), III, 1767, B.
Clervaux (Clerf), III, 1868, B.
Cluny, III, 1883, B.
Corbie, IV, 529, B.
Dafni, IV, 1109, A.
Downside, IV, 1918, B.
Engelberg, V, 360, B.
Eutizio: v. Norcia, VIII, 1934, B.
Faria, V, 1035, B.
Finalpia, Badia di S. Maria, V, 1375, A.

Fleury-sur-Loire: v. Saint-Bencll-sur-Loire, X, 1620, A.
Fonte Avellana, V, 1407, A.
Fontevrault (Fons Ebraldi), V, 1303, B.
Fossanova, V, 1350, B.
Fruttuaria: v. Ivrea, VII, 540, A.

Gorze (Gorzia), VI, 934, B.
Göss, VI, 937, A.
Göttweig, VI, 963, B.
Grande Chartreuse, La, VI, 996, A.
Groenendaal ( Valle Verde 1), VI, 1173, B.
Haute-Combe, VI, 1376, A.
Heiligenkreuz, VI, 1393, B.
Hefita, VI, 1397, B.
Hersfeld, VI, 1422, B.
Herzogenburg, VI, 1426, B.
Jona (He), VII, 149, B.
Jasov, VII, 568, A.
Jumièges, VII, 624, A.
Kastl, VII, 658, A.
Klosterneuburg, VII, 718, A.
Kremsnünster, VII, 746, A.
La Chaise-Dieu, VII, 785, B.
Lambach, VII, 835, B.
Lérins, VII, 1193, B.
Lilienfeld, VII, 1350, B.
Lindisfarne, VII, 1368, A.
Lorsch, VII, 1564, B.
Lunzuil, VII, 1729, B.
Malmesbury, VII, 1923, B.
Maredsous, VIII, 61, B.
Maria Lasch, VIII, 137, A.
Mariazell, VIII, 154, B.

Medingen, VIII, 509, B.
Metten, VIII, 916, A.
Millstatt, VIII, 1011, B.
Moissac, VIII, 1212, B.
Molesme, VIII, 1217, A.
Monserrato, Santa Maria di, VIII, 1327, B.
Montmajour, VIII, 1381, A.
Nonnberg: v. Sankt Peter e Nonnberg, X, 1785, A.
Novalesa, VIII, 1968, A.
Ossisch, IX, 428, B.
Ottobeuren, IX, 466, B.
Piona, IX, 1554, A.
Pomposa, IX, 1734, B.
Rambona: v. Dittico, IV, 1759, B; Macerata, diocesi di, VII, 1767, B.
Reichenau, X, 665, B.
Reichersberg, X, 669, A.
Rein, X, 676, B.
Ripoll, Santa Maria di, X, 956, A.

Sagra di San Michele, X, 1615, A.

Saint Alban, X, 1619, B.
Saint-Benolt-sur-Loire, X, 1620, A.
Saint-Michel, Mont, X, 1633, B.

Saint-Ouen: v. Rouen, arcidiocesi di, X, 1408, A.
Saint-Riquier, X, 1637, A.
Saint-Wendrille: v. Rouen, arcidiocesi di, X, 1408, B.
San Benedetto Polirone, X, 1746, A.
San Fruttuoso, X, 1758, A.
San Galgano, X, 1758, A.
San Giovanni in Fiore, X, 1769, B.
San Girolamo, X, 1770, B.
Sankt Florian, X, 1780, B.
Sankt Lambrecht, X, 1782, A.
Sankt Paul im Lavanttal, X, 1783, A.
Sankt Peter e Nonnberg, X, 1783, B.
San Nicczio, VII, 1395, B.
San Paolo d'Argon, II, 1382, A.

San Salvatore di Messina, X, 1807, B.
Santa Maria d'Arabona, X, 1829, A.

Santa Maria e San Pellegrino in Bominaco: v. Valva e Sulmona, VII, 1009, A.
Sant'Antimo, X, 1836, A.
Santo Stefano, II, 1803, A.
San Vincenzo al Volturno: v. Vincenzo al Volturno, San, XII, 1441, A.
San Zeno: v. Verona, XII, 1293, A.
Sassovivo, X, 1948, A.
Secovia, XI, 220, B.
Seitennzetten, XI, 267, B.
Sensnque, XI, 300, A.
Scato al Rigbena, XI, 430, B.

Silos, XI, 290, A.
Silvacane, XI, 591, A.
Solesmet, XI, 936, A.
Solignac, VII, 1364, B.
Stams, XI, 1199, A.
Strumi, XI, 1429, A.
Summaga, XI, 1518, B.
Thoronet, XII, 63, A.
Tongerloo, XII, 304, A.
Tournus, XII, 385, B.
Unterlinden, XII, 888, A.
Valamo, XII, 963, B.
Vallombrosa, XII, 997, B.
Valviciolo, XII, 1010, B.
Vendôme, XII, 1180, B.
Vezzolano, XII, 1347, B.
Vilstring, XII, 1422, B.
Villeneuve-Lee-Avignon, XII, 1430, B.
Vincent, Saint, XII, 1436, A.

Vincenzo al Volturno, San, XII, 1441, A.
Vivarium, XII, 1564, B.
Vorzo, XII, 1625, A.
Wadstena, XII, 1641, A.
Wandrille, Saint: v. Rouen, X, 1408, B.
Wearmouth: v. Benedetto Biscop, II, 1295, B.
Weingarten, XII, 1662, A.
Westminster, XII, 1676, A.
Wettingen-Mehrerau, XII, 1676, B.
Wilbering, XII, 1685, B.
Wilten, XII, 1694, B.
Zire, XII, 1804, A.
Zobor, XII, 1806, B.
Zwettl, XII, 1835, A.

## II. AGIOGRAFIA

## I. - Generalità.

Acta Sanctorum: v. Bollan ${ }^{-}$ disti, II, 1782, B.
Agiografia, I, 499, B.

- etiopica, V, 698, B.

Ampolla di sangue, I, 1115, B.
Analecta Bollandiana: v. Bollandisti, II, 1790, A.
Atti dei martiri occidentali, II, 327, B.

- orientali, II, 335, A.

Beatificazione, II, 1090, B.

- equipollente, II, 1095, A.
- formale, II, 1090, A.
- processi, II, 1090, B.
- storia e sviluppo, II, 1096, A.

Beatificazioni formali, elenco 1662-1949, II, 1098, A.
Beato, santo nuncupato: v. Culto, conferma del, IV, 1040, A.
Brandea, III, 24, A.

Calendari, VIII, 244, B.

- elementi, VIII, 245, A.
- principali, VIII, 245, B.

Canonizzazione, III, 569, A.

- episcopale, III, 574, A.
- equipollente, III, 602, B.
- papale, III, 575, B.
- procedura fino a Urbano VIII, III, 575, B.
- riforma di Urbano VIII, III, 591, B.

Canonizzazione, procedura da Urbano VIII al 1930, III, 599, B.
Canonizzazioni, elenco 15941950, III, 599, B.
Conferma del culto, X, 1855, A.
Confessore, IV, 249, A.
Corpi santi, IV, 586, B.
Culto dei santi: v. Santi, - culto dei, X, 1851, B.
Depositio episcoporum, IV, 1440, A.

## Page 1132

Depositio Martyrum, IV, 1440, A.

Leggende agiografiche, VII, 1066, A.
Martiri cefalofori, VIII, 241, B.
Martirio e martire, VIII, 233, B.

Martirologi, VIII, 244, A.

- generali, VIII, 248, B.
- germanismo, VIII, 249, B.
- nuove inserzioni, VIII, 256, B.
- romano, VIII, 254, A.
- storici, VIII, 252, A.

Menenn, VIII, 681, B.
Menologion, VIII, 689, A.
Natale (dies natalis), VIII, 1673, A.
Perquisizione degli scritti, IX, 1194, B.
Positio (causae), IX, 1822, A.
Postulazione e Postulatore, IX, 1843, A.
Reliquie, X, 749, B.

- abuso e commercio, X, 756, B.
- ricognizione, X, 757, B.
- traslazione, X, 754, B.

Sacra Congregazione dei Riti, IV, 330, B.

- Sezione storica, IV, 332, A.

Sanctuaria: v. Reliquie, X, 749, B.
Santi, culto dei, X, 1851, B.
Santo, X, 1877, B.
Smasani, XI, 561, A.
Veronica, XII, 1299, B.
Vindicatio, XII, 1446, B.

## II. - Santi.

Abaco: v. Mario, Marta, Audiface e Abaco, VIII, 165, B.
Abbondanzio e Abbondio: v. Rignano Flaminio, X, 913, B.
Abbondio, I, 35, B.

- e Abbondanzio: v. Rignano Flaminio, X, 913, B.
Abbone di Fleury, I, 37, B.
Abdon e Sennen, I, 58, A.
Abercio, I, 69, A.
Abondio: v. Abbondio, I, 35, B.

Abramo di Clermont, I, 124, A.

- di Harran, I, 124, B.

Acacio, I, 156, B.

- I, 157, A.

Achilleo: v. Nereo e Achilleo, VIII, 1764, B.
Acuzio: v. Gennaro e Consoci, VI, 9, A.
Adalardo, I, 261, A.
Adalberto di Praga, I, 264, B.
Adalgaro, I, 265, B.
Adalgiso, I, 266, A.
Adamanno: v. Adamnano, I, 269, B.
Adamnano, I, 269, B.
Adautto: v. Felice e Adautto, V, 1138, A.
Adelaide, Imperatrice, I, 295, A.

Adeodato I (Deusdedit), papa, I, 303, B.
Adolfo, I, 315, A.
Adone, I, 318, A.
Adriano di Nicomedia, I, 337, A.

- III, papa, I, 344, B.

Aelredo di Hexham, I, 355, B.
Afra, I, 377, A.
Agape: v. Sophia, Pistis, Elpis e Agape, XI, 969, A.

- Irene e Chione, I, 425, B.

Agapito: v. Felicissimo e Agamito, V, 1138, B.

- di Palestrina, I, 427, B.
- I, papa, I, 428, B.

Agata, I, 432, A.
Agatone, papa, I, 436, B.
Agatonice: v. Carpo, Pápilo e Agatonice, III, 929, A.
Agnese, I, 467, B.

- di Assisi, I, 474, A.
- di Montepulciano, I, 475, B
- di Poitiers, I, 476, B.

Agobardo, I, 491, B.
Agostino di Canterbury, I, 513, A.

- Aurelio di Ip