a di biblioteconomia è stata istituita nel nov. 1934 presso la Biblioteca Vaticana, con il fine di istruire principalmente gli ecclesiastici e religiosi nei moderni metodi di ordinamento e governo delle biblioteche e di diffondere l'uso di regole comuni di catalogazione (il codice relativo, Norme per il catalogo degli stampati, è stato tradotto anche in francese, inglese, portoghese e spagnolo). L'insegnamento, di carattere pratico e storico, comprende presentemente cinque discipline.
b) Laboratori di restauro e fotografica. - Per provvedere alla conservazione e al restauro dell'ingentissimo e antico materiale pergamenaceo, papiraceo, cartaceo, legature ecc. della Biblioteca e dell'Archivio Vaticani, il prefetto Ehrle, che nel 1898 promosse a S. Gallo un convegno dei maggiori bibliotecari e paleografi europei al fine di trattare questi problemi, istituì uno speciale Laboratorio, che esegue con tecnica talvolta di estrema delicatezza tutte le varie operazioni necessarie per riparare i danni prodotti dal tempo, dal clima e da altre condizioni ambientali avverse e da cause meccaniche e accidentali varie.
Fin dal 1890, la Vaticana deliberò l'istituzione di un laboratorio per le riproduzioni fotografiche dei suoi manoscritti e stampati, affidato in un primo tempo all'opera di fotografi esterni. Nel 1937 venne esorto un laboratorio proprio, fornito di tutti gli apparecchi adibiti ai vari procedimenti: bianco su nero, positivo diretto, microfilm, lastre e pellicole di formato diverso; i raggi ultravioletti vengono usati per le riproduzioni dei palinsesti. In questo laboratorio, ampliato secondo le nuove esigenze, si effettua dal 1952 la fotografia in microfilm della massa principale dei manoscritti della Biblioteca Vaticana a uso dell'Università cattolica di St. Louis nel Missouri, che per concessione pontificia diventa depositaria della copia. Inoltre, agli studiosi è stato recentemente apprestato presso la Biblioteca Vaticana un gabinetto provveduto di vari apparecchi di lettura per il microfilm e di lampade di quarto per la lettura dei palinsesti e delle scritture svanite.
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IV. Pubblicazioni. - Numerose furono lungo i secoli le opere pubblicate per iniziativa o sotto gli auspici della Biblioteca Vaticana. Ma fu soprattutto il rinnovamento promosso da Leone XIII nella vita dell'Istituto a dare origine ad alcune serie scientifiche, che da allora hanno continuato ad accrescersi. In primo luogo sono da ricordare i nuovi cataloghi di manoscritti, Codices manuscripti recensiti, finora una trentina di volumi, che descrivono i seguenti gruppi di codici: Vaticani latini I-678 (M. Vattasso e P. Franchi de' Cavalieri; 1902), 679-I134 (A. Pelzer; 1931-33), 146I-2059 (B. Negara; 1912), 9852-10300 (M. Vattasso ed E. Carusi; 1914), 10.30I-IO.700 (M. Vattasso ed E. Carusi; 1920), 10.701-IO.875 (G.B. Borino; 1947); Vaticani greci I329 (G. Mercati e P. Franchi de' Cavalieri; 1923), 330603 (R. Devroesse; 1937), 604-866 (R. Devroesse; 1950), 1485-2683 (C. Giannelli; 1950); Palatini Ilatini I-920 (H. Stevenson jr; 1886); Palatini greci (H. Stevenson sr.; 1885); Urbinati latini (C. Stornajolo; 1902-21); Urbinati greci (C. Stornajolo; 1895); Reginensi latini I-500 (A. Wilmart; 1937-45); Reginensi greci e di Pio II (H. Stevenson sr.; 1888); Capponiani (G. Salvo Cozzo; 1897); Ottoboniani greci (E. Feron e F. Battaglini; 1893); Chigiani e Borgiani greci (P. Franchi de' Cavalieri; 1927); Ferrajoli I-736 (L. Berra; 1939-47); Codici etiopici (S. Grifonit ed E. Tisserant; 1933-36); Codici ormeni (F. C. Conybeare ed E. Tisserant; 1927); Codici capii (A. Hebbelynck e A. van Lantschoot; 1937-47); Papiri egiziani (O. Marucchi; 1891); Papiri latini (O. Marucchi; 1895).
Nel 1902 venne iniziata la collezione Studi e testi (v.), destinata all'edizione e illustrazione della materia di maggiore interesse contenuta principalmente nei fondi della Biblioteca e dell'Archivio Vaticano.
La serie di riproduzioni fototipiche, Codices e Vaticanis selecti quam simillime expressi, iniziata anch'essa dall'Ehrle, al fine di preservare e di divulgare in immagini fedeli moltiplicate fotomeccanicamente i più preziosi codici, comprende finora una trentina di volumi contenenti, tra gli altri, la Geografia di Tolomeo (Urb. gr. 82), le Storie romane di Cassio Dione (Vat. gr. 1288), il De republica di Cicerone (Vat. lat. 5757), i a Virgili a Vaticano (Vat. lat. 3225), Romano (Vat. lat. 3867), Palatino (Pal. lat. 1631) e Augusteo (Vat. lat. 3236), le Commedie di Terenzio (Vat. lat. 3868), i frammenti di Frontone (Vat. lat. 5750); la Bibbia greca, B (Vat. gr. 1209), il Rotulo di Gienù (Pal. gr. 431), il Menologio di Basilio (Vat. gr. 1613), la Topografia cristiana di Cosmo Indicopleuste (Vat. gr. 699); il Convivio (Barber. lat. 4086), la Monarchia e le Epistole di Dante (Pal. lat. 1729); il Conosciere (Vat. lat. 3195) e altri frammenti autografi del Petrarca (Vat. lat. 3196), il libro di disegni di Giuliano da Sangallo (Barber. lat. 4424). Una serie a parte, dedicata alle riproduzioni in facsimile di codici insigni appartenenti a biblioteche ecclesiastiche d'Italia, numera finora sette volumi.
Altre collezioni scientifiche edite dalla Biblioteca Vaticana sono le Piante maggiori di Roma dei secoli XVI, XVII e XVIII riprodotte in fototipia (1911-36), gli Studi e documenti per la storia del Palazzo Vaticano (in corso dal 1933), il Catalogo del Museo Sacro (iniziato nel 1936), i Monumenta cartographica Vaticana, a cura di R. Almagià (in corso dal 1944). E infine da ricordare qualche monumentale pubblicazione isolata come i Pontificum Romanorum diplomata papyracea quae supersunt in tabulariis Hispaniae, Italiae, Germaniae, phototypice expressa (1929) e il Mappamondo cinese del p. Matteo Ricci S. I., a cura di P. D'Elia (1938). - Vedi tavv. CXIII-CXV.
Btst.: per le antiche biblioteche pontificie e la storia complessiva: G. B. De Rossi, La biblist, della Sede apost. ed i catal. dei suoi monaci, in Studi e docum. di stor. e diritto., 5 (1884) pp. 317-80; De origine, historia, indicibus Scrinii et Biblioth. Sedis apost., introdus. a Codices Palatini lat. biblioth. Vatic., rec. H. Stevenson. I. Roma 1886; E. Tisserant, Biblioth. pontif., in I/Soc., III, coll. 766-81; G. Borghezio, s.v. in Enc. Ital., XXXIV (1937), pp. 1045-47; H. Leclercq (rived. da H. Marrou), Rome, XI, Biblioth. et arch. pontif., in DACL, XIV, coll. 3100-22; e vari capitoli dell'opera diretta da J. W. Thompson. The medieval library, Chicago 1939 e dell'altra diretta da F. Milkau e G. Le3\%.

(fol. Archivio Vaticano)
Vaticano - Salo del $1^{\circ}$ piano dell'Archivio Segreto, adiacenti al - Salone Sistino *, affrescate sotto Paolo V (1610-12).
Handbuch der Bibliothehnsiss., III: Gesch. der Bibliothehen, Lipsia 1940. Inoltre, il capitolo di A. Mercati, La Biblioteca Apost.e l'Arch. segreto Vatic., nel vol. Vaticano, Firenze [1946], pp. 469-93. Ampi riferimenti bibliografici sono dati in tutte queste opere. b) Fondamentale sulle bibliót. Bonifaciana e Avignonese rimane F. Ehrle, Hist. biblioth. Roman. Pontif. tum Bonifatianae tum Avonionensis, I. Roma 1890, ora con Addenda et emendanda, di A. Pelzer, Città del Vaticano 1947 (anche in questo ult. vol. copiose indicaz. bibliogr.). Altri inventari antichi di libri dell'Avignonese, in H. Hoberg, Die Iecentüre des päpstl. Schatzes in Avignon, 1314-76, Città del Vaticano 1944. - c) Per la storia della moderna Vaticana, in particolare: E. Münzz - F. Fabre, La bibloth. du Vat. au XVr siècle d'après des docum. inéd., Parigi 1887; su Niccolò V. cf. Pastor, I, pp. 498-504; su Sisto IV, J. W. Clark, On the Vat. library of Sistine IV, Cambridge 1899 e The care of bookr, ivi 1902, pp. 201-27. Sec. xVI; E. Münz, La Biblioth. de Vatic. au XVIr siècle, Parigi 1886; P. Batiffel, La Vaticane de Paul III à Paul V, Parigi 1890. Per Sisto V, oltre agli autori contemporanei J. B. Cardona, M. Pansa e A. Rocca, Pastor, X, pp. 486-93 e A. Dupront, Art et controréforme. Les frecques de la bibloth. de Sixte-Quint. in MdL d'archéol. et d'hist., 48 (1931), pp. 282-307. Sec. xvir : Pastor, sotto i vari pontificati: G. Mercati, Per la stor. della Biblist, apost. bibliotecario C. Baronio, in Opere Minori. III, Città del Vaticano 1937, pp. 201-75. Sec. xviri, fine: E. Münzz, La bibloth. du Vat. pendant la révolution frang., in Mcll. Julien Havet, Parigi 1895, pp. 579-91 e, specialmente per la sorte delle collez. numismatiche, il saggio stor. di S. Le Grelle, premesso al vol. I dell'opera di C. Serafini, Le monete e le bolle plumbee del Medagliere Vatic., Milano 1910. - d) Per il rinnovamento di Leone XIII: le due raccolte collettive Di alcuni lavori ed acquisti della Biblist. Vat. nel pontif. di Leone XIII, Roma 1892, e Nel giubileo episc. di Leone XIII, omaggio della Biblist. Vat., ivi 1893; F. Ehrle, Bibliothehtechnisches aus der Vatikanu, in Zentralbl. für Bibliothehnwesen, 33 (1916), ristampato a parte, Lipsia 1933; E. Carusi, Le innovat. della Biblist. Vat. dal 1883, in Accad. e bibliot. d'Italia, 5 (1931-32), pp. 208-14. e) Per i lavori compiuti sotto Pio XI: G. Borghezio, Pio XI e la Biblist. Vat., in La Bibliofilia, 31 (1929), pp. 210-31; E. Tisserant, Pius XI as librarian, in Library quarterly, 9 (1939), pp. 389-403 (con bibl.); L. Castelli, "Quel tanto di territorio Roma 1940, passim; M. Luella, Eugène card. Tisserant, in Librare quarterly, xx (1952), pp. 214-22. - f) Per gli anni dell'ultima guerra: Biblist. ospiti della Vat. nella sec. guerra mondiale, Città del Vaticano 1945. - g) Bibl. delle pubblicaz.: I libri editi dalla Bibliot. Vat., MDCCCLXXXV-MCMXLVII : catal. ragionato e illustrato, Città del Vaticano 1947. - Nello Vian
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Vaticano - Diploma purpureo a lettere d'oro, con la firma in rosso dell'imperatore Giovanni Comneno, inviato al papa Callisto II nel 1114. Inizio della versione latina del diploma, Archivio Segreto Vaticano, Armodio I. XVIII. 402.
## VII. Archivio Vaticano.
Istituito da Paolo V nel 1612, «è destinato a contenere tutti gli atti e documenti che riguardano il governo della Chiesa Universale».
Il titolo ufficiale è Archivio Segreto Vaticano: segreto perché - secondo l'uso del tempo - era chiuso alla pubblica consultazione e considerato privato come in genere erano gli archivi dei sovrani.
Il suo scopo è stato sempre ed innanzi tutto funzionale, cioè - come si esprime il motu proprio di Leone XIII del 1" maggio 1884 - "serve prima di tutto e principalmente al Romano Pontefice ed alla sua Curia, ossia alla S. Sede "; a questo primo scopo si è aggiunto poi l'altro, non meno importante, culturale, per il valore storico dei documenti posseduti.
1. Storia. - Fin dai tempi apostolici, i papi conservarono gelosamente le lettere, gli atti dei martiri e dei concili, i documenti amministrativi ed in genere gli scritti che si riferivano alla loro attività di magistero, di giurisdizione e di assistenza caritativa. Il complesso di tali scritture costitul il Chartarium o Scrinium Sanctae Romanae Ecclesiae, che di regola seguì i papi nelle loro residenze come parte della Cancelleria e dell'amministrazione. La presenza dell'Archivio pontificio presso la basilica di S. Lorenzo in Damaso ai tempi di papa Damaso (sec. IV) sembra ormai insussistente (cf. Künale, cit. in bibl.); certo è che nel 649 lo Scrinium era al Laterano, sede dei Papi; dalle notizie di Deusdedit risulta che nel sec. XI una parte almeno si trovava iuxta Palladium, cioè presso l'Arco di Tito sulle pendici del Palatino; Innocenzo III, risiedendo al V., avrebbe portato qui l'Archivio. Tuttavia la fragilità stessa del papiro, che fino al sec. XI era la materia normalmente usata nella Cancelleria pontificia per i documenti e per i registri, i trasferimenti e più ancora le guerre e i rivolgimenti politici (basti ricordare il saccheggio di Roberto il Guiscardo, nel 1084) hanno fatto si che il prezioso materiale archivistico anteriore ad Innocenzo III andasse totalmente perduto, salvo rare eccezioni, quali il diploma purpureo di Ottone I (962) ed il registro di Gregorio VII (1073-85), sono pure perduti i documenti (p. es., la professio fidei dei vescovi)
che si usava deporre e conservare presso la tomba di S. Pietro, mentre nel Sancta Sanctorum al Laterano è solo un piccolo frammento in papiro di donazione imperiale (sec. IX).
Benché con Innocenzo III cominci la serie regolare dei documenti rimasti, altri trasferimenti ed altre perdite avvennero pure in seguito: nel 1245 l'Archivio pontificio era a Lione, poi seguì la Curia a Viterbo, ad Anagni, a Perugia, ad Avignone, da dove tornò a Roma a più riprese. Nuovi danni ebbe a soffrire l'Archivio pontificio nel sacco di Roma del 1527 e nell'occupazione francese del 1798, ma soprattutto quando nel 1810 , per ordine di Napoleone, fu trasportato interamente a Parigi, dove rimase fino al 1815. Ma fino al sec. XVI i volumi e i documenti antichi erano conservati in parte presso gli uffici stessi della Cancelleria e della Camera Apostolica, e in parte in altri luoghi del Palazzo Vaticano, nel Guardaroba e nella Bibliotheca secreta. Si sentì allora il bisogno di costituire un ente proprio per la custodia degli archivi, e si comincio col creare nel 1597 l'Archivio di Castel S. Angelo per i documenti più preziosi, i "privilegi della Chiesa Romana e in realtà questo non era un "archivio" nel senso moderno della parola, ma piuttosto il "trésor des chartes", conservato nella stanza più sicura del Castello insieme al tesoro pontificio.
La fondazione dell'Archivio Vaticano fatta da Paolo V dette inizio all'Archivio centrale della Chiesa. Furono destinate come sede alcune stanze adiacenti al grandioso
Salone Sistino della Biblioteca, che ancora oggi mostrano sugli antichi armadi di pioppo e nelle vòlte affrescate le armi gentilizie del fondatore. Alle prime sale furono presto aggiunte altre del piano superiore per collocarvi il carteggio diplomatico della Segreteria di Stato; nel 1784 venne da Avignone la parte dell'Archivio pontificio che ancora vi era rimasta, con i registri delle lettere detti "avignonesi»; nel 1798 fu trasferito al V. l'Archivio di Castel S. Angelo. Il successivo accrescersi del materiale rendeva necessari nuovi ampliamenti: le stanze della Torre dei Venti in tre piani, la lunga galleria delle soffitte che si estende per tutto il lato occidentale del Cortile di Belvedere, le sale al piano terreno del Cortile della Biblioteca e infine, nel 1930, le sale della vecchia Pinacoteca. Nel 1933 i locali terreni venivano dotati di una scaffalatura metallica per uno sviluppo lineare di oltre 13.000 m .; nel 1951 una scaffalatura analoga veniva messa in opera al piano delle antiche soffitte per altri 9000 m .
Un fatto decisivo nella storia dell'Archivio è stata la sua apertura alla libera consultazione degli studiosi nel 1881, per munificenza del papa Leone XIII; esso diveniva così il centro di ricerche storiche più importante del mondo determinando la fondazione in Roma dei vari istituti storici nazionali, e, mentre si moltiplicavano i lavori interni di ordinamento e d'inventariazione per far fronte alle nuove esigenze, si riconosceva ormai la convenienza di accentrarvi gli Archivi della Curia e di raccogliervi anche archivi estranei che avessero rapporto con la storia del Pontificato. Nel 1892 vi fu portato dal Laterano l'Archivio della Dataria Apostolica con le due importanti serie dei registri lateranensi (lettere pontificie) e dei registri delle suppliche; tra il 1904 e il 1908 i brevi lateranensi, l'Archivio della S. Congr. Concistoriale e i registri della Segreteria dei Brevi; numerosi altri fondi sono entrati specialmente negli ultimi decenni, fra i quali gli Archivi della S. Romana Rota, delle SS. Congregazioni del Concilio, dei Riti e dei Sacramenti, delle nunziature apostoliche all'estero, del Vicariato di Roma e di confratermite romane. Meritano una speciale menzione gli Archivi delle famiglie romane, ricchi di documenti relativi alla storia ecclesiastica: Borghese, Boncompagni, Della Valle-Del Bufalo, Patrizi-Montoro, Rospigliosi e Ruspoli. Presso l'archivio Vaticano è
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depositato lo schedario del censimento degli Archivi ecclesiastici d'Italia indetto nel 1942, con notizie sul contenuto dei singoli archivi vescovili, capitolari, parrocchiali, ecc.
II. Contenuto. - L'ordinamento dell'Archivio Vaticano rispecchia la sua formazione storica, per cui i versamenti dei vari fondi sono avvenuti in tempi diversi e senza un piano prestabilito. Riesce perciò impossibile, senza scendere a particolari, offrire un quadro organico completo del materiale archivistico seguendo la classificazione degli uffici da cui i documenti provengono : basta osservare che la serie importantissima dei registri vaticani è stata costituita nel sec. xvi mettendo insieme in ordine cronologico volumi di provenienza diversa, cioè della Cancelleria, della Camera, dei segretari comuni e dei segretari domestici. Solo nelle accessioni recenti il principio della provenienza è rigorosamente rispettato.
Tuttavia è possibile avere un'idea generale dell'entità del materiale dal seguente prospetto, rinviando alla guida descrittiva del Fink (v. bibl.) per notizie più precise:
1. Registri delle lettere pontificie, della Cancelleria e della Camera Apostolica (v. registri pontifici).
II. Camera Apostolica: Introitus et Exitus, 565 voll. dal 1279 al 1524; Collectoriae, 504 voll. dal 1274; Obligationes et Solutiones, 91 voll. dal 1295 al 1555; Diversa Cameralia, 253 voll. dal 1389 al 1572; Indulgentiae. 222 voll. dal 1470 al 1796; e molte altre serie relative a diverse funzioni della Camera Apostolica fino al sec. xix.
III. Concistoro, dal sec. xv al xix.
IV. Collegio dei Cardinali, con notizie dei conclavi dal sec. xv.
V. Dataria Apostolica, fra le serie più importanti: Brevi latcranensi, 852 voll. dal 1490 al 1800 ; minute, ca. 30.000 dal 1523 al 1599; registri delle suppliche, 7365 voll. dal 1342 al 1899; processi, 166 voll. dal 1622 al 1800.
VI. Segreteria di Stato; il carteggio dal sec. xvi alla fine del xvili è ordinato secondo la qualità dei destinatari (cardinali, vescovi, principi, particolari, soldati) e secondo le nunziature e le legazioni; dal 1816 in poi secondo il rubricario originale. All'Archivio della Segreteria di Stato occorre aggiungere gli Archivi delle nunziature apostoliche trasferiti in V. negli ultimi anni.
VII. Altre Segreterie: dei Brevi ( 5660 voll. dal 1566 al 1846); dei Brevi ad principes ( 252 voll. dal 1560 al 1836); delle lettere latine; dei memoriali.
VIII. SS. Congregazioni non più esistenti: della S. Consulta, dei Vescovi e Regolari, di Avignone, Lauretana, Economica, di Vigilanza, dei Confini. Ancora esistenti: Concistoriale, dei Sacramenti, del Concilio, dei Religiosi, dei Riti, degli Affari ecclesiastici straordinari, della Rev. Fabbrica di S. Pietro.
IX. Tribunali: S. Romana Rota. Segnatura.
X. Fondi particolari e archivi aggiunti: nella guida del Fink sono enumerati 75 fondi, tra i quali alcuni di grande importanza come gli Archivi del S. Palazzo Apostolico, del Vicariato di Roma (con gli archivi delle parrocchie) e delle famiglie patrizie romane (v. sopra). Alcune serie hanno il carattere di collezione e contengono materie diverse; p. es.: il Fondo Santini contiene fra l'altro 10 voll. di matricole di notai romani: la Collezione Spada 418 voll. con giornali, stampe, editti e incisioni relative alla Rivoluzione romana del 1849 .
Si può considerare in questo gruppo anche l'importante raccolta dei Miscellanea composta nel sec. xviI con volumi manoscritti di diversa origine, in genere importanti per la storia della Chiesa, tra cui p. es. il Liber Centnum (v.) e il Liber Diurnus (v.).
XI. Archivio diplomatico. Non esiste una raccolta unica delle pergamene, ma vari gruppi di diversa importanza e provenienza, oltre l'Archivio di Castel S. Angelo di cui si dirà a parte. Gli Instrumenta Miscellanea sono costituiti da oltre 8000 documenti dal sec. Ix in poi, ed oltre 3000 pergamene sono distribuite in gruppi minori; ad esse occorre aggiungere 16.712 pergamene (dal sec. Ix) provenienti da monasteri suppressi del Veneto e della Toscana, venute con l'Archivio della Nunziatura veneta.
XII. L'Archivio di Castel S. Angelo (v. sopra) contiene i documenti più antichi e preziosi conservati dalla Chiesa romana; privilegi e diplomi d'imperatori, let-
tre sovrane e in genere scritti di particolare interesse storico. Tra i più preziosi, il diploma purpureo di Ottone I del 962 scritto a lettere d'oro, che è un documento unico nel suo genere; i rotoli di Lione, copie solenni di privilegi sovrani munite del sigillo pontificio e di altri 40 sigilli dei cardinali e vescovi presenti al Concilio di Lione del 1245, che servirono al processo per la scomunica di Federico II; i 78 diplomi sovrani con sigillo d'oro, la più importante raccolta del mondo, da Federico Barbarossa (1164) a Napoleone (cappa d'argento dorato, 1803), compreso un sigillo di Filippo II di Spagna (1553) che pesa 820 grammi. Molti altri documenti sono di singolare interesse, p. es.: tre lettere in forma di rotolo inviate al Papa dagli imperatori d'Oriente Giovanni ed Emanuele Comneno (aa. 1124, 1127 e 1146), scritte in oro e finemente decorate; un diploma del Gran Khan di Persia del 1246; tre lettere di re mongoli degli anni 1267 (o 1279), 1290 e 1302: la domanda inviata al papa Clemente VII dal Parlamento inglese nel 1530 per lo scioglimento del matrimonio di re Enrico VIII, con 49 sigilli; due lettere su seta inviate a Innocenzo X nel 1644 da una imperatrice cinese convertita al cattolicesimo; la rinunzia al trono della regina Cristina di Svezia (a. 1654), con 306 sigilli; il Trattato di Tolentino (1797) e il Concordato napoleonico (1801).
Castitasione attuale. - L'Archivio Vaticano, proprietà del Sommo Pontefice, è governato da un cardinale che porta il titolo di archivista (v.) di S. Romana Chiesa.
La direzione dell'ufficio è affidata al prefetto; egli è assistito da un viceprefetto, a archivisti e a scrittori di nomina pontificia. Sono ammessi alla pubblica consultazione studiosi di ogni nazione, senza distinzioni di fede, dietro presentazione di una domanda corredata da opportune commandatizie; è ammessa la riproduzione fotografica dei documenti.
Il restauro delle pergamene e delle carte viene eseguito nello speciale laboratorio eretto presso la Biblioteca Vaticana.
All'Archivio è annessa la Scuola Pontificia di paleografia, diplomatica e archivistica (v. sotto). - Vedi tavv. CXV-CXVI.
Bibl.: per una informaz. particolare sui singoli fondi., sui rispettivi inventari ed indici e sulle pubblicaz. sistemat. di docum. vát. intraprese dagli istit. stor. dei vari paesi, v. la suida di h. A. Fink, Das Vatikan. Archiv: Einführung in die Bestände und ihre Erforschung, 2a ed., Roma 1951. Sulla storia degli Arch. pont. v. specialm. G. Marini, Mem. istor. degli Arch. della S. Sede, Roma 1823: G. B. De Rossi, De orig., hist., indicibus Scrivit et Biblioth. Sed. apost., in H. Stevenson-G. R. de Rossi, Codices Palatini lat. Biblioth. Vat., I, ivi 1886, pp. xvIIIxviII; G. Gasparola, Custitua. dell'Arch. Vat. e il suo primo indice, sotto il pontif. di Paolo V. Manoscr. ined. di Michele Lavigo, in Studi e docum. di storia e diritto, 8 (1887), pp. 3-64; M. Marini, Mem. stor. dell'accepaz. e restituo. degli arch. della S. Sede ecc., in Regestum Clementis papae V. I. Roma 1885, pp. xIIILxviII; A. Mercati, La Bibliot. Apost. e l'Arch. segreto Vat., in F., Firenze 1646, pp. 471-93; P. Künzle, Del cosiddito - Titulus Archivorum - di papa Damaso, in Riv. di Storia eccl. in Italia, 7 (1953), pp. 1-26.
III. Scuola Pontificia di Paleografia e diplomatica. - Corso di Archivistica. - La Scuola di Paleografia è stata istituita presso l'Archivio Segreto Vaticano da papa Leone XIII con «motu proprio» del $1^{\circ}$ maggio 1884 e ad effetto di promuovere ed afforzare i sodi studi di storia che riguardano il Pontificato e la Chiesa, e di addestrare il giovane clero alla conoscenza e illustrazione dei documenti che a quella si riferiscono». Ad essa sono tuttavia ammessi anche laici, uomini e donne.
L'insegnamento si svolge in due anni, al termine dei quali, superati gli esami prescritti, viene rilasciato il diploma di paleografo-archivista; la commissione esaminatrice è presieduta dal cardinale archivista di Santa Romana Chiesa. Il diploma della Scuola Vaticana è titolo di preferenza nell'assunzione degli archivisti dei dicasteri ecclesiastici e, in particolare, è riconosciuto dallo Stato italiano per l'art. 40 del Concordato.
Primo titolare della Scuola fu mons. Isidoro Ca-
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Vaticano - Rotativa dell'Osservatore Romano.
rini. Nell'ordinamento degli studi originario, il primo anno comprendeva nozioni generali di paleografia latina, diplomatica, critica storica e cronologia, e il secondo era dedicato all'applicazione pratica e all'esame dei documenti più importanti per la storia della Chiesa. Al Carini (m. nel 1895) successero d. Angelo Melampo (dal 1895 al 1913) e il p. Bruno Katterbach (dal 1913 al 1931), che diedero alla Scuola l'ordinamento attuale, riservando il primo anno alla trattazione sistematica della paleografia libraria dall'età romana all'umanesimo, compresa la de- dei manoscritti e la miniatura, e il secondo alla atpiomatica, con speciale riguardo a quella pontificia. Le lezioni sono illustrate con lo studio diretto dei cimeli della Biblioteca Apostolica e dell'Archivio della S. Sede.
Nel 1953 è stato emanato un nuovo Statuto della Scuola. Nel 1923 fu aggiunto il corso di archivistica, per la preparazione degli archivisti destinati agli archivi ecclesiastici, che nel recente ordinamento del 1953 è stato riformato ed ampliato : il corso è annuale e porta al conseguimento di uno speciale diploma.
Giulio Battelli
## VIII. Tipografia Vaticana.
Dai primordi dell'arte tipografica, la Chiesa si valse di essa per stampe ufficiali e di governo. A Roma, servirono tra altri la Curia i tipografi Eucario Silber, Jacopo Mazzocchi, Francesco Minicio Calvo e specialmente Antonio Blado, che almeno dal 1530 riscosse pagamenti per le sue stampe dalla Camera Apostolica.
Nel 1589, Sisto V concesse al figlio di lui, Paolo, privilegi e monopoli, rinnovati poi molte volte alla lunga serie dei tipografi appaltatori della Camerale; la quale, per tutta la durata dello Stato pontificio, continuò a imprimere le stampe di governo e amministrative del dominio temporale della Santa Sede. Nel campo delle edizioni erudite, ecclesiastiche e profane, svolse opera di mecenate il card. Marcello Cervini (nel 1555, Marcello II), attingendo specialmente alla Biblioteca Vaticana e valendosi dei tipografi Blado, Giunta e Priscianese. Nel 1561, Pio IV chiamò a Roma Paolo Manuzio per istituire una tipografia ufficiale, che passò alla fine del 1563 in proprietà del Comune o "popolo" romano e cessò la sua attività posteriormente al 1570 . Una tipografia universale della Chiesa, ideata già da Gregorio XIII, volle istituire Sisto V, sotto il governo della decimaquarta delle nuove Sacre Congregazioni, intitolata "pro typographia Vaticana" (bolla Immenza aeterni Dei, 22 genn. 1587); e la eresse quindi formalmente presso il Palazzo Apostolico, chiamando alla sua direzione lo stampatore veneziano Domenico Basa (bolla Eam semper, 27 apr. 1587). Stretti rapporti vennero stabiliti tra essa e la Bi-
blioteca Vaticana, che doveva fornire i testi da stampare e i correttori.
Questa prima Tipografia Vaticana durò ca. un ventennio e si uni poi alla Camerale, che ereditò i caratteri e ne portò per qualche tempo congiunto il nome. In diretto servizio dell'apostolato nei paesi di missione, affidato nel 1622 da Gregorio XV alla Congregazione di Propaganda Fide, sorse quasi contemporanemente presso questa una "stamperia poliglotta", fondata ufficialmente nel 1626 , con caratteri orientali ottenuti da varie parti e che ebbe vita per quasi tre secoli. Innumerevoli edizioni, specialmente scritturali e di opere religiose, vennero prodotte da essa, in lingue e caratteri svariati (nel 1873 erano posseduti tipi per imprimere in 180 idonei). Eroditi sopraintendenti e valenti tipografi, tra i quali il giovane Bodoni, vi lavorarono; fino a quando, nel 1909, la gloriosa stamperia cesserà di esistere separatamente.
Venuta meno, al principio del Seicento, la tipografia di Sisto V, la Biblioteca Vaticana continuò ad essere depositaria di caratteri e a promuovere edizioni di opere
dotte. In V., e più tardi al Quirinale, furono anche in opera saltuariamente tipografie "segrete" o private, ad uso diretto dei pontefici. Nel 1823, Leone XII richiamò in vita la Tipografia Vaticana, fornendola di ottimi torchi e caratteri di fabbricazione specialmente inglese; e in essa si stamparono, tra l'altro, due collezioni erudite del Mai. Ca. il 1837, anche la sua attività cessò, per la contemporanea esistenza delle tipografie Camerale e di Propaganda. Ma dopo l'occupazione di Roma, nel 1870 , un'officina tipografica in V. si rese necessaria. Ampliando quella "segreta" di Pio IX, Leone XIII ripristinò nel 1884 la Tipografia Vaticana, negli stessi locali adibiti da Sisto V, dai quali passò nel 1909, per ordine di Pio X, in un nuovo edificio, che essa anche al presente occupa. Intorno a questo tempo, avvenne la fusione dell'antica stamperia di Propaganda con la Vaticana, che assunse anche il nome di Poliglotta, ereditando i suoi numerosi caratteri esotici. Ingrandito ancora l'edificio da Benedetto XV, nel 1921, e aumentati continuamente sotto questo Pontefice e i successori i macchinari e gli impianti, la Tipografia Vaticana, ora una delle più vaste e modernamente fornite, imprime tutte le edizioni ufficiali e gli atti di governo pontificio e delle SS. Congregazioni; e inoltre innumerevoli altre opere per conto di privati. Una sezione di essa stampa l'Osservatore Romano (v.) e il suo settimanale illustrato. Dall'ag. 1937 l'amministrazione e la direzione tecnica della Tipografia sono state affidate ai Salesiani.
Bedi, sulla storia di queste varie tipografie, si vedano G. Fumagalli, Lexicon typograph. Italiae, Firenze 1905, pp. 331359, e Giunte e correzz., ivi, 1939, p. 62; limitatam. al sec. xVI; F. Ascarelli, La Tipogr. cinquecentina in Italia, ivi 1923, pp. 6176; e inoltre Moroni, LXIX, pp. 218-254. In particolare, sul Calvo, "impressore apostolica", G. Mercati, Not. varie di ant. letter. medica e di bibl. Rome 1917, pp. 47-67, e F. Barberi, Le ediz. rom. di Franc. Minizio Calvo, in Misc. di scritti di bibl. ed erudiz. in mem. di L. Ferrari, Firenze 1992, pp. 57-98; sul Blado, G. Fumagalli, G. Bolli, E. Vaccaro Sofia, Catal. delle ediz. rom. di Ant. Blado Asolano ed eredi (1516-1593), Roma 1891-1942 (non ancora completata) e E. Vaccaro Sofia, Docum. e proricax. su Ant. Blado ed eredi tipografi camerali del sec. XVI, in Boll. dell'Ist. di patologia del libro, 9 (1930), pp. 48-83; sul Cervini, si veda P. Paschini, Un Cardinale editore: Marcello Cervini, nella cit. Misc. L. Ferrari, pp. 383-413; sulla Camerale, una raccolta di decreti, editti, bandi e stampa si trova nell'Arch. Vat., Miscell. Arm. IV, 70 e cf. inoltre B. M. Galenti, Note per la storia dell'arte della stampa in Roma: la "Stamperia Camerale" ed i suoi stampatori, in Boll. dell'Ist. di patologia del libro, 7 (1948), pp. 17-20. Per la storia della tipogr. promossa da Pio IV e l'elenco delle ediz., F. Barberi, Paolo Manuzio e la Stamperia del Popolo romano (1501-10), Roma 1942; e per quella di Propaganda. G. Monticone, Per la storia della "Stamperia poliglotta" della S. Congregaz. "de Prop. Fide", in Gutenberg Festschrift zur Feier des 25 jarlv. Bestehens des Gutenberg Museums, Mainz 1925, pp. 438-43. In fine, sulla Tipograf. Vat., Pastor, X, pp. 422 -
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(fot. Biblioteca Vaticana)
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(fot. Biblioteca Vaticana)
In alto: BIBLIOTECA VATICANA. Sala di consultazione rinnovata nel 1933, con scaffalatura metallica. Nel fondo, busto di Leone XIII che ne fu istitutore. In basso: BIBLIOTECA VATICANA. Sala di consultazione rinnovata nel 1933 con lo schedario generale degli stampati.
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(fol. Archivio Segreto Vaticano)
In alto: SALA DETTA DEGLI SCRITTORI nella Biblioteca di Sisto V (1583-90), affrescata da Paolo Brill e da Marco da Faenza. A lato della porta, che immette nel grande Salone Sistino, tavola marmorea con iscrizione compendiante la storia della Biblioteca pontificia. Ai muri, i ritratti dei cardinali bibliotecari. Banchi e spalliere del sec. xvi. In basso a sinistra: NUOVI DEPOSITI della Biblioteca Vaticana con scaffalatura metallica, voluti da Pio XI (1928 e 1931). Sei piani con sviluppo lineare di ca. 35 km . Terzo piano: è visibile il castello di sostegno della volta. In bono a destra: NUOVI DEPOSITI dell'Archivio Segreto Vaticano, con scaffalatura metallica, voluti da Pio XI (1933). Due piani con sviluppo lineare di ca. 13 km . Piano terreno. Pio XII nel 1950 ha rinnovato gli antichi depositi dotandoli di 468 armadi con km. 5,500 di scaffalatura metallica.
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(fut. Archivio Segreto Vaticano)

(fut. Archivio Segreto Vaticano)
In alto: SIGILLO D'ORO DI FILIPPO II di Spagna, nel diploma con cui riconosce ai Papa l'investitura del Regno di Sicilia ( $1^{\circ}$ ott. 1555) - Archivio Segreto Vaticano, Armadio I. XVIII. 522. In basso: LETTERA DELL' IMPERATRICE cinese cristiana, Elena, al papa Innocenzo X (1644) - Archivio Segreto Vaticano, Armadio I. XVIII. 1790.
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(per cortesia della Specola Vaticana) Vaticano - 1) P. Denza, barnabita, difettore della Specola V. dal 1891 al 1894.

(da G. Stsio G.Junkes, La Specola V aticana, Cifta del V. 180, far. contro p. 61 2) P. Giuseppe. Lais dell'Oratorio, vicedirettore della Specola V, dal 1891 al 1921.

(per cortesia della Specola Vaticana)
3) P. I. G. Hagen. S. J., direttore della Specola V. dal 1906 al 1930.
424: [A. Battandier], Imprimerie Vat., in Ann. pontif. cath., V, Parigi 1002, pp. 473-78; L. Huetter, Minuscula Vat., nel vol. V, Firenze (1946), pp. 680-86.
Nello Vian
## IX. Specola e Radio Vaticana.
I. La specola vaticana. - Denominazione ufficiale del Pontificio Osservatorio Astronomico, trasferito dal V. a Castel Gandolfo nel 1923 e accresciuto da un laboratorio astrofisico.
Nella loggia superiore della Torre dei venti, fatta erigere in V. da Gregorio XIII nel 1579, il dotto domenicano Ignacio Danti costrui un anemoscopio e la famosa meridiana, per mezzo della quale, secondo la tradizione, fu dimostrata al Papa la necessità della riforma del calendario. In seguito la loggia venne trasformata in una sala (da Urbano VIII) ad uso di biblioteca. Ma il card. Zelada, bibliotecario dal 1780 , volle ripristinare in questo luogo memorabile gli stufi scientifici; ne fu però sconsigliato da G. Calandrelli, allora professore di astronomia al Collegio Romano. Tuttavia, su insistenza di mons. F. L. Gilii, Pio VI consentì nel 1797 che si facessero gli opportuni restauri e affidò al Gilii la cura e la direzione della + Specola Pontificia Vaticana + , come venne chiamata per la prima volta. Questi, con gli strumenti, parte donati dal card. Zelada, parte acquistati a proprie spese, esegui regolari osservazioni meteorologiche, geofisiche ed astronomiche fino al 1821, anno della sua morte, con la quale si spense ogni ulteriore attività scientifica in questo luogo.
Quando nel 1879 anche l'Osservatorio pontificio del Collegio Romano, in seguito ai rivolgimenti del 1870 , passò all'amministrazione del governo italiano, si cominciò a pensare ad una eventuale ripresa della Specola Vaticana. Se ne presentò l'occasione nel 1888, quando, fra i doni pervenuti a Leone XIII per il suo giubileo sacerdotale, figurava anche una collezione di strumenti scientifici offerta dagli studiosi del clero italiano, raccolta ed ordinata dal famoso meteorologo e fondatore della Società Meteorologica italiana p. Denza, barnabita, e dal suo fedele collaboratore l'oratoniano p. G. Lais. Su proposta degli organizzatori, il Papa fece collocare questi strumenti per l'uso scientifico nella abbandonato Torre dei venti e ne affidò la direzione al p. Denza. Quando questi, nel 1889, incaricato dal Pontefice prese parte alla riunione del Comitato permanente per la formazione della carta fotografica del cielo a Parigi, fece al che anche alla nuova Specola fosse assegnata una zona del cielo ( $+50^{\circ}-+64^{\circ}$ ). Ordinò pertanto da Gautier di Parigi, un astrografo normale che fu collocato sopra una delle massicce torri della fortificazione di Leone IV sul
Colle Vaticano. Il lavoro fotografico fu affidato al vicedirettore p. Lais. Si giunse così al memorabile motu proprio Ut mysticam del 14 marzo 1891, con cui Leone XII stabilì in maniera definitiva la costituzione della Specola Vaticana la cui attivita comprendeva allora, oltre l'astronomia e l'astrofotografia, anche la meteorologia, la geofisica e la sismologia. A p. Denza, che mori nel 1894, successe nella direzione nel 1898 il p. A. Rodriguez, agostiniano, famosissimo meteorologo dell'Escuriale, che però, si interessò quasi esclusivamente della parte meteorologica.
Nel 1904 Pio X nominò mons P. Maffi, arcivescovo di Pisa e poi cardinale, presidente della Specola, il quale, scienziato anch'egli di fama, volle che avesse il primo posto il carattere astronomico dell'istituto. Nel 1905, il p. Rodriguez fu richiamato dai suoi superiori e Pio X chiamò alla direzione della Specola p. J. G. Hagen S. J. (v.), allora direttore dell'Osservatorio astronomico del Collegio di Georgetown e rinomato studioso di stelle variabili. In seguito il Papa destind la seconda Torre leoniana alla istallazione di un grande equatoriale per osservazioni visuali e l'attigua villa estiva di Leone XIII ad uffici ed abitazioni per gli astronomi. Mentre il p. Lais continuava fino alla morte (1921) la ripresa delle fotografie per il catalogo e la carta del cielo, il p. Hagen affrontò l'arduo compito della misura delle 1040 lastre, servendosi dell'aiuto di tre suore e d'un segretario, e riusci a pubblicare il Catalogo astrografico nel 1928. Invece delle 540 carte progettate, alla sua morte (1930) ne erano state edite soltanto 120. Fin dall'inizio continuò i suoi studi sulle stelle variabili e pubblicò altri due volumi del suo famoso Atlas stellarum variabilium, e, in collaborazione con il p. Stein S. J., una completa enciclopedia in due volumi sulle variabili (1924). Noti sono i suoi esperimenti per la prova meccanica della rotazione della Terra, fatti con l'isotomeografo da lui costruito, e le sue osservazioni delle nebulose oscure. Moriva, ancora lavorando, all'età di 83 anni, nel 1930.
Il suo successore, il p. J. W. Stein S. J. (v.), già suo assistente dal 1906 al 1910, si accorse fin dall'inizio che, per tener l'istituto all'altezza dell'elevato concetto di chi lo volle risorto a nuova vita, occorreva una attrezzatura moderna ed il trasferimento in località meno disturbata dalla illuminazione notturna. Pio XI accolse i nuovi progetti con grande interesse e mise senz'altro a disposizione il suo Palazzo estivo di Castel Gandolfo. Sulle terrazze del Palazzo furono collocati un grande rifrattore visuale e un astrografo doppio consistente in uno specchio e in un rifrattore fotografico a lente quadruplice, forniti, con le rispettive cupole girevoli, dalla ditta Zeiss di Jena. L'arredamento strumentario venne completato con mo-
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dernissimi strumenti di misura e fotometria. Aggiunse inoltre, sotto la direzione del p. Gatterer S. J., un laboratorio astrofisico, attrezzato con potenti spettrografi ed altri impianti necessari per ricerche astrofisiche e spettrochimiche, specialmente in vista di una futura analisi dei numerosi meteoriti della grandissima collezione raccolta dall'ing. marchese De Maurre e donata, dopo la sua morte, dalla vedova al Papa nel 1933. Il 29 sett. 1933 Pio XI inaugurò personalmente il nuovo istituto con una solennissima cerimonia.
P. Stein completò l'Atlante del p. Hagen con la edizione postuma del vol. VIII e compilandone l'ultimo, il IX. Continuò energicamente la carta fotografica del cielo, introducendo un nuovo procedimento fotografico e proponendo a Pio XI il trasferimento a Castel Gandolfo anche del vecchio astrografo, ciò che si effettuo sotto Pio XII nel 1942. I suoi assistenti, con i nuovi strumenti, cominciarono una ricerca sistematica della struttura della galassia con studi spettrali-statistici e di stelle variabili molto deboli. Per agevolare questi studi, ed anche per aggiornare lo strumentario della specola, il p. Stein propose a Pio XII l'acquisto di un nuovo telescopio del tipo Schmidt, attualmente (1953) ancora in costruzione. Nel laboratorio astrofisico si cominciarono presto le ricerche spettrochimiche, di cui un primo frutto fu la compilazione di vari atlanti spettrali, apprezzatissimi dai periti. In seguito il laboratorio diventò un rinomato centro di studi spettroscopici, al quale la Casa editrice Springer di Berlino affidò nei difficili tempi del dopoguerra l'edizione del vol. III della rivista scientifica internazionale Spetrochimica Acta, e l'Unione Astronomica internazionale nel 1948 la compilazione di un atlante di spettri molecolari di interesse astrofisico, lavoro che ancora (1953) è in corso. Gli studi scientifici di minore ampiezza ven-
la maggior parte pubblicati in due riviste proprie : astronomiche (dal 1939) e Ricerche spettroscopiche (dal 1938).
P. Stein moriva alla fine del 1951 all'età di quasi 81 anni e Pio XII nominò nel 1952 come suo successore il p. D. O'Connell S. J., direttore dell'Osservatorio astronomico del Riverview College, Sydney, Australia. - Vedi tav. CXVII.
Biel: G. Lais, La Specola Vatic., in Atti della Pont. Accad. N. Lincei, 32 (1879), pp. 239-47; F. Denas, Cenni storici sulla Spec. Vat. in Pubblic. Spec. Vat., 1 (1891), pp. 13-26; Apponts storici della Spec. Vat., ibid., 2 (1892), pp. 1s-xiII; J. Stein, Restauvi della Spec. Vat. in Riv. di Pis. etc., 18 (1908), pp. 665680; J. G. Hagen, Vatikan. Sternwarte, in V. J. S. der Astr. Gesellsch., 45 (1910), pp. 235-46; id., Vatican Observatory, in Cath. Encycl., XV (1912), pp. 309-11; A. Gatterer, Il laborat. astrofis. della Spec. Vatic., in Pabbl. Spec. Vatic., 16 (1935); G. Stein, La Spec. Vat., ibid., 16 (1937); Cinquanta anni di attivita della Spec. Vat. (1831-1941), in Mem. Soc. astr. ital., 15 (1942), pp. 4146; A. Gatterer, Ten years of scientif. research in the astrophys Laborat. of the Val. Observati., in Ric. spettr., 1 (1946), pp. 249-56; J. W. Stein, The Meridian Room in the Vatican Tower of the sende, in Misc. astr. Spec. Vat., 3 (1950), pp. 33-67; G. Stein - G. Junkes, La Spec. Vat. nel passato e nel presente. Città del Vaticano 1952. Giuseppe Junkes
II. La Radio Vaticana. - La Stazione radio Vaticana nacque il 12 febbr. 1931, nei giardini vaticani, per volontà di Pio XI, che volle fare di essa un'espressione della sovranità del nuovo Stato della Città del V. Dal primo momento volle essere, non un interprete ufficiale né ufficioso della S. Sede, ma un organo con sede in V. e avente lo scopo di essere eco della voce del Papa, riflesso della vita di Roma e di tutta la Chiesa.
Si adoperava inizialmente soltanto un trasmettitore - Marconi* ( 18 kws .) su onde corte, preparato ed inaugurato personalmente dallo stesso Marconi; i servizi non erano periodici. Nel 1937 si aggiunse un trasmettitore $\cdot$ Telefunken + ( 25 kws.); più tardi tre trasmettitori $\cdot$ Marconi ( 5 kws .); e, finalmente, il 12 febbr. 1952 uno più potente - Marconi + ( 50.60 kws .). Per questa data si disponeva pure di due trasmettitori per onde medie, un $\cdot$R.C.A.* ( 5 kws .) e un + Safar + ( 2 kws.$)$.
Analoga evoluzione hanno sperimentato gli studi,
alloggiati prima nel fabbricato dei trasmettitori, ma più tardi trasferiti alla Vecchia Specola Vaticana, dove recentemente sono stati ampliati e corredati dei più moderni e abbondanti mezzi per trasmissione, controllo e registrazione. Con questi mezzi la Radio Vaticana svolge oggi, dopo analoga evoluzione nei suoi programmi, diversi servizi: 1) Tutto il traffico radiotelegrafico dello S.C.V.; 4) Un servizio ordinario di radiofonia in 25 lingue, che comprende due gruppi principali di trasmissioni: a) il notiziario I.R. Vat., dopo mezzo giorno, quotidiano in sei lingue; b) una serie di conversazioni, conferenze... ecc., la sera; 3) Trasmissioni straordinarie, come radiomessaggi pontifici, solennità e particolari evenienze vaticane. Durante la guerra ultima fu notevole il suo contributo all'opera umanitaria della S. Sede nella ricerca di prigionieri e dispersi; 4) Servizi sussidiari entro lo Stato vaticano per incisioni, altoparlanti nelle udienze e solennità... ecc. E notevole l'impianto di sonorizzazione nella basilica e nelle Piazza di S. Pietro.
La trasmissioni della Radio Vaticana comprendono dalle dieci alle dodici ore quotidiane; le lingue oggi regolarmente adoperate sono: italiano, francese, inglese, spagnolo, tedesco, polacco, portoghese, cece, ungherese, slovacco, latino, croato, lituano, sloveno, romeno, slandese, lettone, albanese, russo, arabo, ucraino, bulgaro, bielorusso, etiopico, cinesc. Altre lingue vengono adoperate in casi particolari.
La Radio Vaticana può dirsi che abbia esaurite le sue possibilità di sviluppo nell'interno della Città del V. Per migliorare i suoi servizi ha in progetto l'ampliamento dei suoi impianti nei pressi di Roma, in due località che hanno dal governo italiano la concessione della extraterritorialità, con accordo ratificato il 24 luglio 1952.
Il primo direttore della Radio Vaticana fu il p. G. Gianfranceschi S. J., seguito dal p. F. Soccorsi S. J., a cui va il merito principale di tutti gli ampliamenti odierni; l'attuale direttore è il p. A. Stefanizzi S.J. Vedi tav. CXVIII.
Pérez García
VATICANO CONCILIO. - Ventesimo ed ultimo concilio ecumenico, aperto da Pio IX, l'8 dic. 1869, nella Basilica Vaticana e interrotto dall'occupazione di Roma (20 sett. 1870).
1. Preparazione. - L'idea di un concilio ecumenico fu da Pio IX per la prima volta comunicata, in forma segreta, il 6 dic. 1864 ai cardinali della S. Congregazione dei Riti e poco dopo a tutti quelli residenti in Curia, pregandoli di esprimere, dopo maturo esame, il loro parere sull'apportunità dell'iniziativa. Su 21 cardinali interpellati, 19 risposero in senso favorevole, indicando anche gli argomenti che si sarebbero dovuti trattare; allora il Papa costituì (marzo 1865) una commissione cardinalizia (Parizi, Reisach, Panebianco, Bizzarri, Caterini) per i preparativi del Concilio e dietro consiglio di questa creò varie sottocommissioni o deputazioni: della dottrina (card. Biliol, della disciplina (card. Capalti), degli Ordini religiosi (card. Bizzarri), dei riti orientali e delle missioni (card. Barnabò), delle questioni politico-ecclesiastiche (card. Reisach); inviò lettere confidenziali a più di 40 vescovi dell'Occidente e dell'Oriente, distinti per dottrina e zelo pastorale, invitandoli a segnalare gli argomenti da essi ritenuti più importanti, nominò consultori competenti nei vari rami della scienza ecclesiastica, scegliendoli dalla Curia e dai vari paesi cattolici.
La sollecita ed entusiasta risposta dei vescovi consultati avrebbe determinato Pio IX a convocare il Concilio per il centenario del martirio degli apostoli Pietro e Paolo (1867), ma le difficoltà politiche del momento lo costrinsero a differire; tuttavia si numerosi vescovi (più di 500) convenuti per la circostanza a Roma diede l'annunzio ufficiale nel Concistoro segreto del 26 giugno 1867; l'anno seguente promulgò la bolla Aeterni Patris ( 29 giugno 1868) con cui indicava il Concilio ecumenico per l'8 dic. 1869. Erano convocati tutti i vescovi residenziali e titolari, gli abati generali degli Ordini monastici, gli abati nullini, i superiori generali degli Ordini religiosi. I capi degli Stati cattolici non furono invitati, perché praticamente ovunque la Chiesa era separata dallo Stato;
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furono invece invitati (lettera Arcano divinae providentiae, 3 sett. 1868) i patriarchi e i vescovi dissidenti della Chiesa orientale, che risposero con uno sdegnoso silenzio o con reciso rifiuto, e i protestanti (esortazione Jam vos omnes, 13 sett. 1868), che accolsero la proposta come una provocazione, eccentrati pochi postori luterani e alcuni anglicani.
L'annuncio del Concilio mise in agitazione l'opinione pubblica; la massoneria internazionale, su proposta del deputato Ricciardi, stabilì di celebrare un anti-concilio a Napoli, a cui aderirono Giuseppe Garibaldi, Victor Hugo, Ausonio Franchi (v.); i vari Stati europei, tutti dominati dal liberalismo, si mostrarono diffidenti; il principe Hohendohe, ministro degli Esteri in Baviera, spedì a tutti i Gabinetti una circolare per provocare una protesta collettiva contro le temute decisioni religioso-politiche da emanare dal prossimo Concilio; la proposta non fu presa sul serio e praticamente i vescovi di tutti i paesi poterono liberamente recarsi a Roma e il Concilio non ebbe alcuna opposizione dagli Stati, che tuttavia vigilavano, attraverso guardinghi osservatori, su tutti i movimenti della Corte romana e dell'assemblea episcopale. Nel campo cattolico la notizia del Concilio fu accolta con particolare soddisfazione : presidi insigni, come mons. Pie di Poitiers, mons. Dechamps di Malines, mons. Martin di Paderborn, mons. Manning di Westminster, mons. Gbilardi di Mondovi, mons. Zinelli di Treviso, con libri e lettere pastorali prepararono i fedeli al grande avvenimento; la stampa (la Civiltà Cattolica, l'Unità cattolica, l'Univers, le Stimmen aus Maria Laach) fece eco all'insegnamento dei vescovi, difendendo il Concilio dagli attacchi degli avversari.
Anche i gallicani e i liberali francesi, da principio, fecero buon viso all'iniziativa di Pio IX, nella speranza che il