LOMBARDY, APOSTOLIC VICARIATE OF — Cathedral.
This severe style, which then dominated unchallenged until the mid-19th century, was shared by architects such as Cantoni, Cagnola, Albertolli, Perego, etc. In painting, the “baroque” style gave way to the classicizing manner of Traballesi, Knoller, and above all Andrea Appiani.
Romanticism in painting was led first by Francesco Hayez, then by Domenico and Gerolamo Induno in Milan, and by Giovanni Carnevali, known as il Piccio, in Bergamo. From these sources sprang the painters of the Lombard *scapigliatura*, such as Daniele Ranzoni and Tranquillo Cremona, alongside the pre-Impressionist sculptor Giuseppe Grandi.
The development of 19th-century Lombard painting concluded with Giovanni Segantini and his followers Previati, Grubicy, and other “divisionists.” In architecture, Romanticism mostly took on debased forms, with spurious revivals of medieval styles. — See plates C.I–C.III.
LOMBARDO RADICE, GIUSEPPE. — Educator, b. Catania 28 June 1879, d. near Cortina d’Ampezzo 16 Aug. 1938. After teaching in secondary schools, from 1911 to 1922 he held the chair of pedagogy at the University of Catania. In 1923–24, summoned by G. Gentile, he became Director-General of Elementary Schools, shaping their reform and drafting the new syllabuses. From 1924 until his death he taught pedagogy at the Istituto Superiore di Magistero (now the Faculty of Education) in Rome.
He embraced teaching as a mission; he championed a “serene” school that, while respecting the spontaneity and freedom of the child, would guide him toward reverence for country, family, and religion. Though operating within the orbit of Gentile’s thought (the spirit as the creator of its own world, the unity of teacher and pupil, culture as the overcoming of every method), he showed a more discerning sensitivity that, in the classroom, enabled him to grasp the child’s soul and world in their full essence. Hence the sense of humanity that permeates all his work.
Diresse tre periodici di pedagogia: Nuovi doveri (1907-11), Rassegna di pedagogia politica e scolastica (1912-13), L'educazione nazionale (1910-33), e scrisse numerosi articoli in diversi periodici, e opere di valore, tra cui: Il concetto dell'educazione e le leggi della formazione spirituale (Palermo 1910); Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale (ivi 1915); L'ideale educativo e la scuola nazionale. Lezioni di pedagogia generale (ivi 1916); Athena fanciulla. Scienza e poesia della scuola serena (Firenze 1925); Saggi critici didattici (Torino 1927); Orientamenti pedagogici per la scuola italiana (ivi 1931).
LOMBROSO, CESARE. - Psichiatra e antropologo, n. a Verona il 6 nov. 1835, m. a Torino il 9 ott. 1909. Si occupò prima in modo particolare di studi sul cretinismo e la pellagra, divenne poi (1896) professore di psichiatria dell'Università di Torino e qui stesso, successivamente (1905), ordinario di antropologia criminale. Professò il materialismo e negli ultimi anni s'interessò dei fenomeni medicinali, orientandosi verso lo spiritismo.
In rapporto all'impostazione materialista della sua mentalità, volle vedere nell'uomo delinquente un particolare tipo antropologico determinato nel suo operare delinquenziale da anomalie fisiche e psichiche ereditarie, epilessia, malattie mentali. Tale idea non germogliò d'insieme nella sua mente, ma attraverso lunghe tappe e ripetute elaborazioni, dalla prima edizione del suo Uomo delinquente (Milano 1876), fino alla quinta edizione del 1896-97, da cui le sue teorie uscirono definitivamente elaborate, giungendo al concetto del delitto come malattia e di dovere della società di curare il delinquente, in luogo di punirlo, riconducendo il reo a divenire membro utile o, nell'impossibilità di ciò, renderlo non dannoso con l'interramento in manicomini criminali. Da tali concetti nacque, per opera di E. Ferri e R. Garofalo, la «Scuola positiva di diritto penale»; con essi il L. nel 1880 fondò l'Archivio di psichiatria e antropologia criminale in cui fu tutto un continuo svolgersi di osservazioni, esperienze, aggiornamenti e sviluppi delle sue teorie. Tra le sue opere maggiori vanno ricordate: Genio e follia (Milano 1864); L'uomo delinquente (ivi 1876; 5a ed. Torino 1896-97); L'uomo di genio, (6a ed. ivi 1894); Grafologia (Milano 1895); Genio e degenerazione (Palermo 1898); Ricerche sui fenomeni ipnotici e spirituali (Torino 1909 e nuova ed. postuma, ivi 1914).
Per il giudizio scientifico e morale delle sue teorie, V.: ANTROPOLOGIA CRIMINALE; DELINQUENTE.
LOMBÈ, VICARIATO APOSTOLICO di - Cattedrale.

questo stile severo, che poi domina sino alla metà dell'Ottocento, incontrastato, con gli architetti Cantoni, Cagnola, Albertolli, Perego ecc. Alla pittura "barocca" si sostituisce quella classicheggiante del Traballesi, del Knoller, e soprattutto quella