LOMBÈ, VICARIATO APOSTOLICO DI

LOMBÈ, VICARIATO APOSTOLICO di - Cattedrale.

Questo stile severo, che poi domina sino alla metà dell'Ottocento, incontrastato, con gli architetti Cantoni, Cagnola, Albertolli, Perego ecc. Alla pittura «barocca» si sostituisce quella classicheggiante del Traballesi, del Knoll- ler, e soprattutto quella di Andrea Appiani.

Il romanticismo è capeggiato, nella pittura, da Francesco Hayez, dapprima, poi da Domenico e Gerolamo Induno a Milano, da Giovanni Carnevali detto il Piccio a Bergamo. Da queste fonti traggono alimento i pittori della scapigliatura lombarda, come Daniele Ranzoni, e Tranquillo Cremona, ai quali si affianca lo scultore preimpressionista Giuseppe Grandi.

Concludono lo sviluppo della pittura ottocentesca lombarda Giovanni Segantini con i suoi seguaci Previati, Grubicy ed altri «divisionisti». Nell'architettura il ro- manticismo assume aspetti per lo più deteriori, con fittizie reviviscenze di stili medievali. - Vedi tavv. C.I.CIII.

BIBL.: Per gli artisti lombardi in particolare V. le voci relative, nonché Bergamo; Brescia; Como; Cremona; Mantova; Milano. Per la bibliografia generale, a quella data da P. D'Ancona in Enc. Ital., XIX (1934), pp. 438-39 si aggiunge: M. Tarchiani, L'altare d'oro di S. Ambrogio in Milano, in Dedalo, 2 (1921); V. CONSTANTINE, La pittura lombarda, Milano 1922; G. Nicodemi, Pittori lombardi, Roma 1922; C. Ricci, La pittura del Cinquecento nell'Alta Italia, Verona 1928; A. Venturi, La pittura del Quattrocento nell'Alta Italia, Bologna 1930; G. Delogu, Pittori murali, Lombardi, piemontesi del Seicento e del Settecento, Venezia 1931; G. P. Bognetti-G. Chierici-A. De Capitani d'Artago, Santa Maria di Castelseprio, Milano 1948; P. Toscana, Il Trecento, Torino 1950. Antonio Morassi.

LOMBARDO RADICE, GIUSEPPE. - Pedagogista, n. a Catania il 28 giugno 1879, m. presso Cortina d'Ampezzo il 16 ag. 1938. Dapprima professore nelle scuole medie, passò dal 1911 al 1922 alla cattedra di pedagogia nella Università di Catania. Nel 1923-24 fu chiamato da G. Gentile alla Direzione Generale delle scuole elementari, colorando alla loro riforma e tracciandone i nuovi programmi. Dal 1924 alla morte insegnò pedagogia nell'Istituto Superiore di Magistero, ora Facoltà di Magistero, di Roma.

Abbracciò l'insegnamento come una missione; fu banditore di una scuola «serena», che, rispettando la spontaneità e la libertà del fanciullo, fosse in grado di indirizzarlo al culto della patria, della famiglia e della religione. Pur movendosi entro l'orbita del pensiero gen- tiliano (lo spirito inteso come creatore del proprio mondo, l'unità di maestro e scolaro, la cultura come superamento di ogni metodica), mostrò una più accorta sensibilità, che, nel contatto della scuola, gli fece meglio cogliere l'anima e il mondo infantile in tutta la sua essenza. Donde quel senso di humanità che pervade tutta la sua opera.

Diresse tre periodici di pedagogia: Nuovi doveri (1907-11), Rassegna di pedagogia politica e scolastica (1912-13), L'educazione nazionale (1910-33), e scrisse numerosi articoli in diversi periodici, e opere di valore, tra cui: Il concetto dell'educazione e le leggi della formazione spirituale (Palermo 1910); Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale (ivi 1915); L'ideale educativo e la scuola nazionale. Lezioni di pedagogia generale (ivi 1916); Athena fanciulla. Scienza e poesia della scuola serena (Firenze 1925); Saggi critici didattici (Torino 1927); Orientamenti pedagogici per la scuola italiana (ivi 1931).

BIBL.: E. Formigini-Santa Maria, L. R. G., in Pedagogia, Roma 1931, coll. 176-83; E. Codignola, Pedagogisti ed educatori, Milano 1939, pp. 270-71 (con amplia bibliografia). E. Codignola, G. L. R., Firenze 1951; E. Codignola, G. L. R., Problemi ed esperienze, 1951. Nino Sammartano.

LOMBROSO, CESARE. - Psichiatra e antropologo, n. a Verona il 6 nov. 1835, m. a Torino il 9 ott. 1909. Si occupò prima in modo particolare di studi sul cretinismo e la pellagra, divenne poi (1896) professore di psichiatria dell'Università di Torino e qui stesso, successivamente (1905), ordinario di antropologia criminale. Professò il materialismo e negli ultimi anni s'interessò dei fenomeni medicinali, orientandosi verso lo spiritismo.

In rapporto all'impostazione materialista della sua mentalità, volle vedere nell'uomo delinquente un particolare tipo antropologico determinato nel suo operare delinquenziale da anomalie fisiche e psichiche ereditarie, epilessia, malattie mentali. Tale idea non germogliò d'insieme nella sua mente, ma attraverso lunghe tappe e ripetute elaborazioni, dalla prima edizione del suo Uomo delinquente (Milano 1876), fino alla quinta edizione del 1896-97, da cui le sue teorie uscirono definitivamente elaborate, giungendo al concetto del delitto come malattia e di dovere della società di curare il delinquente, in luogo di punirlo, riconducendo il reo a divenire membro utile o, nell'impossibilità di ciò, renderlo non dannoso con l'interramento in manicomini criminali. Da tali concetti nacque, per opera di E. Ferri e R. Garofalo, la «Scuola positiva di diritto penale»; con essi il L. nel 1880 fondò l'Archivio di psichiatria e antropologia criminale in cui fu tutto un continuo svolgersi di osservazioni, esperienze, aggiornamenti e sviluppi delle sue teorie. Tra le sue opere maggiori vanno ricordate: Genio e follia (Milano 1864); L'uomo delinquente (ivi 1876; 5a ed. Torino 1896-97); L'uomo di genio, (6a ed. ivi 1894); Grafologia (Milano 1895); Genio e degenerazione (Palermo 1898); Ricerche sui fenomeni ipnotici e spirituali (Torino 1909 e nuova ed. postuma, ivi 1914).

Per il giudizio scientifico e morale delle sue teorie, V.: ANTROPOLOGIA CRIMINALE; DELINQUENTE.

BIBL.: E. Servadio-U. Spirito, s. V. ENOCH. Ital., XXI, p. 442; M. Carrara e altri, Medicina legale, II, parte 2, Torino 1940, pp. 260-61; V. PALMIRA, Medicina forense, 4a ed., Città di Castello 1947, pp. 81-84; A. Pazzini, Storia della medicina, II, Milano 1947 (v. indice); A. Castiglioni, Storia della medicina, II, Verona 1948, p. 625, V. indice. Giuseppe de Ninno.

LOMBÈ, VICARIATO APOSTOLICO di - Cattedrale.

BIBL.: E. Servadio-U. Spirito, s. V. ENOCH. Ital., XXI, p. 442; M. Carrara e altri, Medicina legale, II, parte 2, Torino 1940, pp. 260-61; V. PALMIRA, Medicina forense, 4a ed., Città di Castello 1947, pp. 81-84; A. Pazzini, Storia della medicina, II, Milano 1947 (v. indice); A. Castiglioni, Storia della medicina, II, Verona 1948, p. 625, V. indice. Giuseppe de Ninno.

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Lomè, vicariato apostolico di - Cattedrale.

questo stile severo, che poi domina sino alla metà dell'Ottocento, incontrastato, con gli architetti Cantoni, Cagnola, Albertolli, Perego ecc. Alla pittura "barocca" si sostituisce quella classicheggiante del Traballesi, del Knoller, e soprattutto quella