PIER D'A-MIANI, santo. - Dottore della Chiesa, n. a Ravenna nel 1007, m. a Facenza il 23 febbr. 1072. Dopo un'infanzia tribolata (v. S. Giovanni da Lodi, Vita b. Petri D., i: PL 144, 115-16) trovò nella sorella Roselinda una seconda madre (Ep. Agneti imp., ed. A. Wilmart, in Rev. bénéd., 44 [1932], p. 128) e nel fratello magno (fot. Atinari) cui forse il suo secondo nome (giudica e sostegno nel suo avviamento allo studio (Op., 47: PL 145, 710-715 ecc.) che iniziò a Ravenna per poi perfezionare a Faenza e a Parma (Op., 51, 13: ibid. 145, 762; Op., 45, 6: ibid. 145, 699-700).
Più tardi egli stesso si acquistò un nome nell'insegnamento, ma per breve tempo, Fonte Avellana (v.) verso l'anno 1035 (Ep. Agneti imp., cit.). La sua personalità si impose nel piccolo gruppo di eremiti che vivevano colà; fu richiesto come oratore dall'abbazia di Pomposa, dal monastero di S. Vincenzo di Petra Pertusa e da altri e, quando tornò al suo eremo di Fonte Avellana, vi fu eletto priore verso il 1043 (Vita, 6-7: PL 144, 123-25).
Ebbe allora origine il mirabile fiorire di questo eremo, che cominciò a propagare case filiali nelle Marche, Umbria, Romagna, Abruzzo, e a dare origine ad una Congregazione eremitica di ispirazione camaldolese, anche se in sé autonoma (Ep., VI, 32: ibid. 144, 429; Op., 15, prol.: ibid. 145, 335).
Afflitto dai mali della Chiesa, di cui i più palesi erano la simonia e l'immoralità del clero, entrò in relazione con Gregorio VI, il primo papa che fece sperare una riforma (Ep., I, 1, 2: ibid. 144, 205-207). Le ingiunzioni dell'imperatore Enrico III, che lo voleva collaboratore del papa tedesco Clemente II, vinsero le ultime riluttanze del suo animo, anelante solo alla contemplazione ed alla mistica (Ep., 1, 3: ibid. 144, 207-208; Op., 19, 5: ibid. 145, 432); e la sua opera a favore della Chiesa prese forme concrete al tempo di Leone IX (1049-54), sotto cui scrisse i due più famosi trattati, il Gratissimus (Op., 6: PL 145, 99-156 e MGH, Libelli, I, ed. L. de Heinemann, Hannover 1891, pp. 15-75) ed il Gomorrhiianus (Op., 7: PL 145, 159-90), per quanto alcuni attriti con il Pontefice non facilitassero sempre la sua cooperazione nella riforma (Ep., I, 4: ibid. 144, 208-209). La sua attività (Ep., I, 5: ibid. 144, 209-10) riprese con Vittore II (1055-57), finché con Stefano IX (1057-58) fu creato, suo malgrado, cardinale vescovo di Ostia (Op., 19, prol.: ibid. 145, 423). L'amico Ildebrando, futuro Gregorio VII, riuscì così ad averlo al suo fianco nella lotta intrapresa. E con lui fu presente a Siena all'elezione di Niccolò II (1059-61), contrapposto all'intruso Benedetto X (Ep., I, 7, 8: ibid. 144, 210-13). Sotto Niccolò II svolse la sua prima missione a Milano (1059) per la riforma di quella Chiesa e di altre della Lombardia, ed egli vi applicò la sua teoria, non del tutto esatta nella impostazione, ma ortodossa nelle sue conclusioni pratiche, sulla validità delle ordinazioni simo-
PIER D'A-MIANI, santo. - Dottore della Chiesa, n. a Ravenna nel 1007, m. a Facenza il 23 febbr. 1072. Dopo un'infanzia tribolata (v. S. Giovanni da Lodi, Vita b. Petri D., i: PL 144, 115-16) trovò nella sorella Roselinda una seconda madre (Ep. Agneti imp., ed. A. Wilmart, in Rev. bénéd., 44 [1932], p. 128) e nel fratello magno (fot. Atinari) cui forse il suo secondo nome (giudica e sostegno nel suo avviamento allo studio (Op., 47: PL 145, 710-715 ecc.) che iniziò a Ravenna per poi perfezionare a Faenza e a Parma (Op., 51, 13: ibid. 145, 762; Op., 45, 6: ibid. 145, 699-700).
Più tardi egli stesso si acquistò un nome nell'insegnamento, ma per breve tempo, Fonte Avellana (v.) verso l'anno 1035 (Ep. Agneti imp., cit.). La sua personalità si impose nel piccolo gruppo di eremiti che vivevano colà; fu richiesto come oratore dall'abbazia di Pomposa, dal monastero di S. Vincenzo di Petra Pertusa e da altri e, quando tornò al suo eremo di Fonte Avellana, vi fu eletto priore verso il 1043 (Vita, 6-7: PL 144, 123-25).
Ebbe allora origine il mirabile fiorire di questo eremo, che cominciò a propagare case filiali nelle Marche, Umbria, Romagna, Abruzzo, e a dare origine ad una Congregazione eremitica di ispirazione camaldolese, anche se in sé autonoma (Ep., VI, 32: ibid. 144, 207-208; Op., 19, 5: ibid. 145, 432); e la sua opera a favore della Chiesa prese forme concrete al tempo di Leone IX (1049-54), sotto cui scrisse i due più famosi trattati, il Gratissimus (Op., 6: PL 145, 99-156 e MGH, Libelli, I, ed. L. de Heinemann, Hannover 1891, pp. 15-75) ed il Gomorrhiianus (Op., 7: PL 145, 159-90), per quanto alcuni attriti con il Pontefice non facilitassero sempre la sua cooperazione nella riforma (Ep., I, 4: ibid. 144, 208-209). La sua attività (Ep., I, 5: ibid. 144, 209-10) riprese con Vittore II (1055-57), finché con Stefano IX (1057-58) fu creato, suo malgrado, cardinale vescovo di Ostia (Op., 19, prol.: ibid. 145, 423). L'amico Ildebrando, futuro Gregorio VII, riuscì così ad averlo al suo fianco nella lotta intrapresa. E con lui fu presente a Siena all'elezione di Niccolò II (1059-61), contrapposto all'intruso Benedetto X (Ep., I, 7, 8: ibid. 144, 210-13). Sotto Niccolò II svolse la sua prima missione a Milano (1059) per la riforma di quella Chiesa e di altre della Lombardia, ed egli vi applicò la sua teoria, non del tutto esatta nella impostazione, ma ortodossa nelle sue conclusioni pratiche, sulla validità delle ordinazioni simo-
PIER D'A-MIANI, santo. - Dottore della Chiesa, n. a Ravenna nel 1007, m. a Facenza il 23 febbr. 1072. Dopo un'infanzia tribolata (v. S. Giovanni da Lodi, Vita b. Petri D., i: PL 144, 115-16) trovò nella sorella Roselinda una seconda madre (Ep. Agneti imp., ed. A. Wilmart, in Rev. bénéd., 44 [1932], p. 128) e nel fratello magno (fot. Atinari) cui forse il suo secondo nome (giudica e sostegno nel suo avviamento allo studio (Op., 47: PL 145, 710-715 ecc.) che iniziò a Ravenna per poi perfezionare a Faenza e a Parma (Op., 51, 13: ibid. 145, 762; Op., 45, 6: ibid. 145, 699-700).
Più tardi egli stesso si acquistò un nome nell'insegnamento, ma per breve tempo, Fonte Avellana (v.) verso l'anno 1035 (Ep. Agneti imp., cit.). La sua personalità si impose nel piccolo gruppo di eremiti che vivevano colà; fu richiesto come oratore dall'abbazia di Pomposa, dal monastero di S. Vincenzo di Petra Pertusa e da altri e, quando tornò al suo eremo di Fonte Avellana, vi fu eletto priore verso il 1043 (Vita, 6-7: PL 144, 123-25).
Ebbe allora origine il mirabile fiorire di questo eremo, che cominciò a propagare case filiali nelle Marche, Umbria, Romagna, Abruzzo, e a dare origine ad una Congregazione eremitica di ispirazione camaldolese, anche se in sé autonoma (Ep., VI, 32: ibid. 144, 207-208; Op., 19, 5: ibid. 145, 432); e la sua opera a favore della Chiesa prese forme concrete al tempo di Leone IX (1049-54), sotto cui scrisse i due più famosi trattati, il Gratissimus (Op., 6: PL 145, 99-156 e MGH, Libelli, I, ed. L. de Heinemann, Hannover 1891, pp. 15-75) ed il Gomorrhiianus (Op., 7: PL 145, 159-90), per quanto alcuni attriti con il Pontefice non facilitassero sempre la sua cooperazione nella riforma (Ep., I, 4: ibid. 144, 208-209). La sua attività (Ep., I, 5: ibid. 144, 209-10) riprese con Vittore II (1055-57), finché con Stefano IX (1057-58) fu creato, suo malgrado, cardinale vescovo di Ostia (Op., 19, prol.: ibid. 145, 423). L'amico Ildebrando, futuro Gregorio VII, riuscì così ad averlo al suo fianco nella lotta intrapresa. E con lui fu presente a Siena all'elezione di Niccolò II (1059-61), contrapposto all'intruso Benedetto X (Ep., I, 7, 8: ibid. 144, 210-13). Sotto Niccolò II svolse la sua prima missione a Milano (1059) per la riforma di quella Chiesa e di altre della Lombardia, ed egli vi applicò la sua teoria, non del tutto esatta nella impostazione, ma ortodossa nelle sue conclusioni pratiche, sulla validità delle ordinazioni simo-
PIER D'A-MIANI, santo. - Dottore della Chiesa, n. a Ravenna nel 1007, m. a Facenza il 23 febbr. 1072. Dopo un'infanzia tribolata (v. S. Giovanni da Lodi, Vita b. Petri D., i: PL 144, 115-16) trovò nella sorella Roselinda una seconda madre (Ep. Agneti imp., ed. A. Wilmart, in Rev. bénéd., 44 [1932], p. 128) e nel fratello magno (fot. Atinari) cui forse il suo secondo nome (giudica e sostegno nel suo avviamento allo studio (Op., 47: PL 145, 710-715 ecc.) che iniziò a Ravenna per poi perfezionare a Faenza e a Parma (Op., 51, 13: ibid. 145, 762; Op., 45, 6: ibid. 145, 699-700).
Più tardi egli stesso si acquistò un nome nell'insegnamento, ma per breve tempo, Fonte Avellana (v.) verso l'anno 1035 (Ep. Agneti imp., cit.). La sua personalità si impose nel piccolo gruppo di eremiti che vivevano colà; fu richiesto come oratore dall'abbazia di Pomposa, dal monastero di S. Vincenzo di Petra Pertusa e da altri e, quando tornò al suo eremo di Fonte Avellana, vi fu eletto priore verso il 1043 (Vita, 6-7: PL 144, 123-25).
Ebbe allora origine il mirabile fiorire di questo eremo, che cominciò a propagare case filiali nelle Marche, Umbria, Romagna, Abruzzo, e a dare origine ad una Congregazione eremitica di ispirazione camaldolese, anche se in sé autonoma (Ep., VI, 32: ibid. 144, 207-208; Op., 19, 5: ibid. 145, 432); e la sua opera a favore della Chiesa prese forme concrete al tempo di Leone IX (1049-54), sotto cui scrisse i due più famosi trattati, il Gratissimus (Op., 6: PL 145, 99-156 e MGH, Libelli, I, ed. L. de Heinemann, Hannover 1891, pp. 15-75) ed il Gomorrhiianus (Op., 7: PL 145, 159-90), per quanto alcuni attriti con il Pontefice non facilitassero sempre la sua cooperazione nella riforma (Ep., I, 4: ibid. 144, 208-209). La sua attività (Ep., I, 5: ibid. 144, 209-10) riprese con Vittore II (1055-57), finché con Stefano IX (1057-58) fu creato, suo malgrado, cardinale vescovo di Ostia (Op., 19, prol.: ibid. 145, 423). L'amico Ildebrando, futuro Gregorio VII, riuscì così ad averlo al suo fianco nella lotta intrapresa. E con lui fu presente a Siena all'elezione di Niccolò II (1059-61), contrapposto all'intruso Benedetto X (Ep., I, 7, 8: ibid. 144, 210-13). Sotto Niccolò II svolse la sua prima missione a Milano (1059) per la riforma di quella Chiesa e di altre della Lombardia, ed egli vi applicò la sua teoria, non del tutto esatta nella impostazione, ma ortodossa nelle sue conclusioni pratiche, sulla validità delle ordinazioni simo-
PIER D'A-MIANI, santo. - Dottore della Chiesa, n. a Ravenna nel 1007, m. a Facenza il 23 febbr. 1072. Dopo un'infanzia tribolata (v. S. Giovanni da Lodi, Vita b. Petri D., i: PL 144, 115-16) trovò nella sorella Roselinda una seconda madre (Ep. Agneti imp., ed. A. Wilmart, in Rev. bénéd., 44 [1932], p. 128) e nel fratello magno (fot. Atinari) cui forse il suo secondo nome (giudica e sostegno nel suo avviamento allo studio (Op., 47: PL 145, 710-715 ecc.) che iniziò a Ravenna per poi perfezionare a Faenza e a Parma (Op., 51, 13: ibid. 145, 762; Op., 45, 6: ibid. 145, 699-700).
Più tardi egli stesso si acquistò un nome nell'insegnamento, ma per breve tempo, Fonte Avellana (v.) verso l'anno 1035 (Ep. Agneti imp., cit.). La sua personalità si impose nel piccolo gruppo di eremiti che vivevano colà; fu richiesto come oratore dall'abbazia di Pomposa, dal monastero di S. Vincenzo di Petra Pertusa e da altri e, quando tornò al suo eremo di Fonte Avellana, vi fu eletto priore verso il 1043 (Vita, 6-7: PL 144, 123-25).
Ebbe allora origine il mirabile fiorire di questo eremo, che cominciò a propagare case filiali nelle Marche, Umbria, Romagna, Abruzzo, e a dare origine ad una Congregazione eremitica di ispirazione camaldolese, anche se in sé autonoma (Ep., VI, 32: ibid. 144, 207-208; Op., 19, 5: ibid. 145, 432); e la sua opera a favore della Chiesa prese forme concrete al tempo di Leone IX (1049-54), sotto cui scrisse i due più famosi trattati, il Gratissimus (Op., 6: PL 145, 99-156 e MGH, Libelli, I, ed. L. de Heinemann, Hannover 1891, pp. 15-75) ed il Gomorrhiianus (Op., 7: PL 145, 159-90), per quanto alcuni attriti con il Pontefice non facilitassero sempre la sua cooperazione nella riforma (Ep., I, 4: ibid. 144, 208-209). La sua attività (Ep., I, 5: ibid. 144, 209-10) riprese con Vittore II (1055-57), finché con Stefano IX (1057-58) fu creato, suo malgrado, cardinale vescovo di Ostia (Op., 19, prol.: ibid. 145, 423). L'amico Ildebrando, futuro Gregorio VII, riuscì così ad averlo al suo fianco nella lotta intrapresa. E con lui fu presente a Siena all'elezione di Niccolò II (1059-61), contrapposto all'intruso Benedetto X (Ep., I, 7, 8: ibid. 144, 210-13). Sotto Niccolò II svolse la sua prima missione a Milano (1059) per la riforma di quella Chiesa e di altre della Lombardia, ed egli vi applicò la sua teoria, non del tutto esatta nella impostazione, ma ortodossa nelle sue conclusioni pratiche, sulla validità delle ordinazioni simo-
PIER D'A-MIANI, santo. - Dottore della Chiesa, n. a Ravenna nel 1007, m. a Facenza il 23 febbr. 1072. Dopo un'infanzia tribolata (v. S. Giovanni da Lodi, Vita b. Petri D., i: PL 144, 115-16) trovò nella sorella Roselinda una seconda madre (Ep. Agneti imp., ed. A. Wilmart, in Rev. bénéd., 44 [1932], p. 128) e nel fratello magno (fot. Atinari) cui forse il suo secondo nome (giudica e sostegno nel suo avviamento allo studio (Op., 47: PL 145, 710-715 ecc.) che iniziò a Ravenna per poi perfezionare a Faenza e a Parma (Op., 51, 13: ibid. 145, 762; Op., 45, 6: ibid. 145, 699-700).
Più tardi egli stesso si acquistò un nome nell'insegnamento, ma per breve tempo, Fonte Avellana (v.) verso l'anno 1035 (Ep. Agneti imp., cit.). La sua personalità si impose nel piccolo gruppo di eremiti che vivevano colà; fu richiesto come oratore dall'abbazia di Pomposa, dal monastero di S. Vincenzo di Petra Pertusa e da altri e, quando tornò al suo eremo di Fonte Avellana, vi fu eletto priore verso il 1043 (Vita, 6-7: PL 144, 123-25).
Ebbe allora origine il mirabile fiorire di questo eremo, che cominciò a propagare case filiali nelle Marche, Umbria, Romagna, Abruzzo, e a dare origine ad una Congregazione eremitica di ispirazione camaldolese, anche se in sé autonoma (Ep., VI, 32: ibid. 144, 207-208; Op., 19, 5: ibid. 145, 432); e la sua opera a favore della Chiesa prese forme concrete al tempo di Leone IX (1049-54), sotto cui scrisse i due più famosi trattati, il Gratissimus (Op., 6: PL 145, 99-156 e MGH, Libelli, I, ed. L. de Heinemann, Hannover 1891, pp. 15-75) ed il Gomorrhiianus (Op., 7: PL 145, 159-90), per quanto alcuni attriti con il Pontefice non facilitassero sempre la sua cooperazione nella riforma (Ep., I, 4: ibid. 144, 208-209). La sua attività (Ep., I, 5: ibid. 144, 209-10) riprese con Vittore II (1055-57), finché con Stefano IX (1057-58) fu creato, suo malgrado, cardinale vescovo di Ostia (Op., 19, prol.: ibid. 145, 423). L'amico Ildebrando, futuro Gregorio VII, riuscì così ad averlo al suo fianco nella lotta intrapresa. E con lui fu presente a Siena all'elezione di Niccolò II (1059-61), contrapposto all'intruso Benedetto X (Ep., I, 7, 8: ibid. 144, 210-13). Sotto Niccolò II svolse la sua prima missione a Milano (1059) per la riforma di quella Chiesa e di altre della Lombardia, ed egli vi applicò la sua teoria, non del tutto esatta nella impostazione, ma ortodossa nelle sue conclusioni pratiche, sulla validità delle ordinazioni simo-
PIER D'A-MIANI, santo. - Dottore della Chiesa, n. a Ravenna nel 1007, m. a Facenza il 23 febbr. 1072. Dopo un'infanzia tribolata (v. S. Giovanni da Lodi, Vita b. Petri D., i: PL 144, 115-16) trovò nella sorella Roselinda una seconda madre (Ep. Agneti imp., ed. A. Wilmart, in Rev. bénéd., 44 [1932], p. 128) e nel fratello magno (fot. Atinari) cui forse il suo secondo nome (giudica e sostegno nel suo avviamento allo studio (Op., 47: PL 145, 710-715 ecc.) che iniziò a Ravenna per poi perfezionare a Faenza e a Parma (Op., 51, 13: ibid. 145, 762; Op., 45, 6: ibid. 145, 699-700).
Più tardi egli stesso si acquistò un nome nell'insegnamento, ma per breve tempo, Fonte Avellana (v.) verso l'anno 1035 (Ep. Agneti imp., cit.). La sua personalità si impose nel piccolo gruppo di eremiti che vivevano colà; fu richiesto come oratore dall'abbazia di Pomposa, dal monastero di S. Vincenzo di Petra Pertusa e da altri e, quando tornò al suo eremo di Fonte Avellana, vi fu eletto priore verso il 1043 (Vita, 6-7: PL 144, 123-25).
Ebbe allora origine il mirabile fiorire di questo eremo, che cominciò a propagare case filiali nelle Marche, Umbria, Romagna, Abruzzo, e a dare origine ad una Congregazione eremitica di ispirazione camaldolese, anche se in sé autonoma (Ep., VI, 32: ibid. 144, 207-208; Op., 19, 5: ibid. 145, 432); e la sua opera a favore della Chiesa prese forme concrete al tempo di Leone IX (1049-54), sotto cui scrisse i due più famosi trattati, il Gratissimus (Op., 6: PL 145, 99-156 e MGH, Libelli, I, ed. L. de Heinemann, Hannover 1891, pp. 15-75) ed il Gomorrhiianus (Op., 7: PL 145, 159-90), per quanto alcuni attriti con il Pontefice non facilitassero sempre la sua cooperazione nella riforma (Ep., I, 4: ibid. 144, 208-209). La sua attività (Ep., I, 5: ibid. 144, 209-10) riprese con Vittore II (1055-57), finché con Stefano IX (1057-58) fu creato, suo malgrado, cardinale vescovo di Ostia (Op., 19, prol.: ibid. 145, 423). L'amico Ildebrando, futuro Gregorio VII, riuscì così ad averlo al suo fianco nella lotta intrapresa. E con lui fu presente a Siena all'elezione di Niccolò II (1059-61), contrapposto all'intruso Benedetto X (Ep., I, 7, 8: ibid. 144, 210-13). Sotto Niccolò II svolse la sua prima missione a Milano (1059) per la riforma di quella Chiesa e di altre della Lombardia, ed egli vi applicò la sua teoria, non del tutto esatta nella impostazione, ma ortodossa nelle sue conclusioni pratiche, sulla validità delle ordinazioni simo-
PIER D'A-MIANI, Saint. — Doctor of the Church, born in Ravenna in 1007, died in Faenza on 23 February 1072. After a troubled childhood (v. the sad episodes narrated by St. John of Lodi, Vita b. Petri D., I: PL 144, 115-16), he found in his sister Roselinda a second mother (Ep. Agneti imp., ed. A. Wilmart, in Rev. bénéd., 44 [1932], p. 128) and in his elder brother (cf. Atinari) — perhaps the source of his second name — a guide and support in his early studies (Op., 47: PL 145, 710-715 etc.), which he began in Ravenna and later completed in Faenza and Parma (Op., 51, 13: ibid. 145, 762; Op., 45, 6: ibid. 145, 699-700).
Later he himself gained a reputation as a teacher, but only for a short time, since he Fonte Avellana (v.) around the year 1035 (Ep. Agneti imp., cit.). His personality made itself felt in the small group of hermits living there; he was sought after as a preacher by the abbey of Pomposa, the monastery of St. Vincent of Petra Pertusa, and others, and when he returned to his hermitage at Fonte Avellana, he was elected prior around 1043 (Vita, 6-7: PL 144, 123-25).
It was then that the remarkable flourishing of this hermitage began, which started to spread branch houses in the Marches, Umbria, Romagna, and Abruzzo, and to give rise to an eremitical Congregation inspired by Camaldolese ideals, though autonomous in itself (Ep., VI, 32: ibid. 144, 207-208; Op., 19, 5: ibid. 145, 423). His work on behalf of the Church took concrete form during the pontificate of Leo IX (1049-54), under whom he wrote his two most famous treatises, the *Gratissimus* (Op., 6: PL 145, 99-156 and MGH, Libelli, I, ed. L. de Heinemann, Hannover 1891, pp. 15-75) and the *Liber Gomorrhianus* (Op., 7: PL 145, 159-90), although some friction with the Pope did not always facilitate his cooperation in the reform (Ep., I, 4: ibid. 144, 208-209).
PIER DAMIANI — PIER DELLE VIGNE
in *Acta congr. iuridici int.*, 11, Roma 1935, pp. 303-307; I. Cavignoli, *De sententia s. Petri D. circa absolutionem complices in peccato turpi*, in *Apollinaris*, 12 (1939), pp. 35-39; J. De Ghellinck, *Littérature latine au moyen âge...*, 11, Parigi 1939, pp. 69-73; A. De Girolamo, *La teologia sacramentaria di s. P. D.*, Napoli 1942; V. Vailati, *La devozione all'umanità di Cristo nelle opere di s. P. D.*, in *Divus Thomas*, 46 (1943), pp. 78-93; A. Giabbani, *Lo spirito della regola di s. Benedetto e la vita monastica eremitica secondo s. P. D.*, in *Benedictina*, 1 (1947), pp. 135-56; O. J. Blum, *S. Peter Damian, his teaching on the spiritual life*, Washington 1947; P. Palazzini, *Note di diritto romano in s. P. D.*, in *Studia et documenta historiae et iuris*, 13-14 (1947-48), pp. 253-68.