ABELE (legg. Akele) SIJJÖN. - « Quelli che fanno lutto per Sion », tra gli ebrei.
Il termine ricorre dopo la conquista araba della Palestina (634-40), ma già nel Talmüd si parla di persone che dopo la caduta del secondo tempio rinunciavano in segno di lutto alla carne e al vino. Il 9 di 'abh si recavano con gli altri correligionari a piangere sulle rovine del tempio.
Sotto il dominio arabo parecchi A. si stabilirono a Gerusalemme e quivi costituirono un'associazione a carattere ascetico-mistico che viveva in attesa dell'avvento del Messia. La Pesiqtā rabbati (verso l'545) parla di essi (ed. M. Friedmann, Vienna 1880, p. 158) con particolare venerazione. Gli abēlē beth 'olamiu o abēlē ha-hēkhēl (quelli che sono in lutto per il tempio) conducevano vita contemplativa e vivevano con le offerte della disspora. La setta durò dalla metà del sec. VII alla fine del sec. XI. Cessata la setta come tale, non cessò il lutto. In Germania vivevano nei secoli seguenti « quelli che fanno lutto per Sion e Gerusalemme », e vestivano sempre di nero. Si astenevano inoltre dalla carne e dal vino taluni ebrei yemeniti e anche alcuni caraiti stabilitisi a Gerusalemme al principio del sec. IX.