**ABU 'I-FARAG 'ABDALLAH IBN at-TAY'IB.** - Chiamato anche: *ibn at-Tib* e in latino *Benat-tibus*, fu monaco e sacerdote nestoriano dell'*Iraq*. Fiori nella prima metà del sec. XI (m. nel 1043) e fu segretario del patriarca della sua setta, Elia I (1029-49). Era stato segretario anche di Giovanni VII di Nazuk, eletto nel 1013 (*Amr et Sliba*, ed. Gismondi, 1897, p. 56 della vers. latina).
Cospicua fu la sua attività letteraria in arabo, ed è citato da Avicenna e da Averroè. Bar Ebreo accenna alle sue opere, ma più ne elenca Abū 'l-Barakāt, sacerdote copto monofisita (sec. XIII-XIV). Fece una vasta raccolta di canoni orientali e occidentali, di cui nel mss. arabo 57 della Biblioteca Medicea si ha un elenco completo, riprodotto nel catalogo della medesima da S. Ev. Assemani con tutte le opere di A. a pp. 93-96. Questi canoni figurano nel mss. Vat. ar. 153 che non contiene il nome dell'autore perché mutilo, ma Abū 'l-Barakāt ne dà un santo nel suo catalogo come opera di A. Inoltre la stessa raccolta è sotto il nome di A. nel Vat. borgiano 199. Essa è nota sotto il titolo di *Figh an-Nasrāniyyah* (Diritto della Cristianità). I mss. Vat. ar. 36 e 37 contengono i commenti di A. sul Vecchio e Nuovo Testamento, commenti che han per titolo *Il Paradiso di Cristiani*. Il Vat. borg. 231 contiene i commenti di A. sui Vangeli, il Vat. ar. 35 i commenti ai Salmi 33-60 e il Vat. ar. 157 un trattato sul matrimonio e il divorzio. Queste due ultime opere non sono menzionate né da Abū 'l-Barakāt né da Bar Ebreo; e dai commenti ai Vangeli i giacobiti, secondo Abū 'l-Barakāt, hanno tolto i passi che contengono dottrine nestoriane. A. scrisse ancora un trattato sull'eredità (Vat. ar. 150 e 160), uno sull'unità e ritirata e uno sulle Persone divine (Vat. ar. 145 dal f. 48 in poi). Un suo trattato di dottrina nestoriana contro chi affermava che Maria era genitrice di Dio, è nel Vat. ar. 153. Elia, metropolita di Nisibi, scrisse una disputa apologetica e prima di diffonderla la sottopose all'approvazione di A. Questa prolissa approvazione si legge nel Vat. ar. 180, f. 120 sg. A. «commento di Aristotele libri di Logica e di Filosofia, e di Galeno i libri di Medicina», come dice Bar Ebreo.
Di tutte le opere vide la luce soltanto il commento ai Salmi (Cairo 1908). Secondo il Vat. borg. 250 e il manoscritto del patriarcato ortodosso di Gerusalemme, *Diatessaron* (v.) fu tradotto dal siriaco in arabo da A. Anche A. Ciasca (v.), che pubblicò il codice mutilo Vat. ar. 14 (sec. XIII-XIV) completandolo del detto Vat. borgiano 250 (sec. XV), propugna questa opinione (A. Ciasca, *Tatiani Evangeliorum Harmoniae arabicae*, Roma 1888). Ma i fogli della Biblioteca dell'Università Cattolica di Beirut provano, secondo taluni, che la versione araba è anteriore ad A. (cf. L. Cheikho, in *Journ. As.,* 9a serie, 10 [1897], p. 301, e *al-Masriq*, 4 [1901], pp. 100-103).
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Si rese celebre per le sue «Concordanze evangeliche» fatte sui testi greco, copto, arabo e siriaco. È anche autore di una grammatica copta, di un trattato sullo stato dell'anima dopo la morte e del libro del maestro e del discepolo.
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