ABUKARA, TEODORO (Thāvūdūrīs). — Il suo nome in arabo suona Abu Qurrah, «padre della gioia». Era vescovo di Harrān (Mesopotamia). Si hanno indizi che egli sia vissuto tra il sec. VIII e il IX d. C. (A. Guillaume, A Debate between Christian and Moslem Doctors, in Centenary Supplement to the "Journal of the R. Asiatic Society", [1924], pp. 233-44, e G. Graf, Die arab. Schriften des T. Abu-Kurra, in Forschungen zur christlichen Literatur und Dogmengesch., X, Paderborn 1910, p. 77, nota 2). G. Graf (ibid., p. 20) ed altri dopo di lui hanno concluso che A. visse dal 740 all'820.
A. fu confuso con il vescovo di Caria che nel Concilio ecumenico VIII passò alla parte di Ignazio. Ma A. fiorì un secolo prima di questi e fu vescovo di Harrān, non di Caria, come risulta dai manoscritti arabi, da Bar Ebreo (G. S. Assemani, Bibl. Orient., II, p. 292, ove però scrive Haran invece di Harrān), da A. Mai (Bibl. Nova, VI, p. 169), dal Migne (PG 97, 1455) e da altri ancora. Per la stessa ragione non è nemmeno vescovo di Qārah. Si vuole identificare A. con Abū o Puggālā, menzionato nella Chron. de M. Le Syrien (ed. Chabot, III, pp. 29, 32-34) e con Epicuro del racconto di Vardan, presso Erw. Ter-Minassiantz (Die armenische Kirche in ihren Beziehungen zu den syrischen Kirchen, 1904, p. 29). Circa questa duplice identificazione, cf. Theol. Revue (marzo 1906, pp. 149-50) e Rev. Or. Christ., (2a serie, 1 [1906], pp. 103-04).
Delle dissertazioni di A., che sono una forte polemica contro gli infedeli e gli eretici, 42 furono pubblicate in greco e in latino nel 1606, interpretibus F. Turriano et F. Gretsero, e ripubblicate dal Migne con l'aggiunta di un trattato De Unione et Incarnatione (PG 97, 1461 sgg.). Il suo De cultu imaginum libellus fu pubblicato nel 1897 per cura di G. Arendzen dal ms. arabo di Londra Or. 4950. Degli altri suoi scritti arabi, C. Bāsā, in al-Mašrīq 6 (1903), pp. 633 sgg., 800 sgg., pubblicò, da un manoscritto di Dair al-Mukhallīs presso Sidone, un trattato sulla verità della religione cristiana, che pubblicò poi a Tripoli in francese nel 1903. L. Ma'lūf (ibid., pp. 1011-33) pubblicò dal suddetto ms. Or. 4950, che è il più antico degli arabi cristiani, una dissertazione sull'Incarnazione, che però Bāsā, nell'opera francese citata (p. 7), nega che sia di A.; lo stesso Bāsā pubblicò poi a Beirut (senza data) altre 9 dissertazioni, e finalmente L. Cheikho nel 1912 pubblicò, in al-Mašrīq, da un manoscritto di Dair-ash-Shir presso Beirut, un trattato sull'esistenza di Dio e la vera religione, da G. Graf dato in tedesco, in Beiträge zur Gesch. der Philosophie des Mittelalters (XIV [1913, fasc. 1]). A. scrisse anche 30 dissertazioni, in siriaco, come egli afferma nella 3a delle 9 dissertazioni, pubblicate da Bāsā (p. 60). I manoscritti delle versioni georgiane e slava sono da esaminarsi (Brosset, Hist. et Lit. de la Géorgie, Pietroburgo 1837, p. 135; e Karckowski, Christiankiy Vostok, 1916, p. 380). Pietro Sfair ABU I KHAIR IBN at-TAYYIB. — Scrittore copto del sec. XIII, medico e sacerdote, collaboratore con Abū Isḥāq nella Raccolta (v. ABDISHO) e più tardi autore dell'opera L'illuminazione delle intelligenze, attribuita fino a poco tempo fa ad Abū 'I-Barakāt, sintesi teologica secondo la dottrina monofisitica dei copti.