ABULIA. - Dal gr. à privativo e βουλή «volontà»; l'a. è una alterazione patologica della volontà, che consiste in una più o meno notevole diminuzione dei normali processi volitivi (come negli stati di comune indecisione) o addirittura nella loro totale abolizione.
I. MEDICINA
Dalla maggior parte degli studiosi il meccanismo patogenetico dell'a. è ritenuto dipendente da due elementi fondamentali, che agirebbero contemporaneamente o separatamente: povertà di ideazione e abbassamento del tono affettivo. Con ciò s'intende dire che se l'a. è considerata o detta «malattia della volontà», non è che la facoltà volitiva, potenza spirituale, sia lesa in maniera diretta ed intrinseca; ma che nel suo libero gioco è debilitata o paralizzata da malattie o da modificazioni dell'organismo e delle facoltà sensibili, sia conoscitive che affettive.Si distinguono varie forme di a., ognuna delle quali va connessa con diverse manifestazioni morbose: a) per difetto di attenzione e riflessione: ad es. in un adulto le passioni sono così forti, i sentimenti così accesi, che esplodono senza possibilità di resistenza (a. esplosiva); b) per difetto di decisione: si discute o si esamina senza venire mai al punto; eccesso quindi di analisi (idee fisse degli scrupolosi, dei maniaci, dei paurosi); c) per incapacità o difficoltà grave di passare all'azione (velletà, desideri di agire, che sfumano al primo sforzo o al primo disagio o alla più lieve contrarietà, arrendevolezza a tutti i venti che spirano nell'ambiente dove si vive).
Queste diverse forme di a. sono più o meno gravi e quindi l'inazione, che ne rappresenta la manifestazione esteriore, è più o meno accentuata nelle singole malattie, di cui l'a. è uno dei sintomi (nevarstenza, isteria, epilessia, amenza, sindromi melanconiche, demenza precoce, demenza senile, ecc.).
A queste espressioni diverse di grado e di gravità dell'a., un'altra se ne deve aggiungere, nota col nome di a. morale. Questa consiste in una più o meno accentuata impotenza della volontà di fronte all'azione morale. La persona così affetta, pur avendo chiara la conoscenza del bene e del male e del dovere, di cui sente l'obbligatorietà, non è in grado d'impegnare la sua energia per operare il bene. I poteri volitivi sono come paralizzati e si arrendono senza lotta di fronte alle difficoltà e agli istinti che si sovrappongono allo sviluppo dell'azione etica.
2. VALUTAZIONE MORALE
Se l'a. è totale (idiozia, demenza precoce, ecc.), toglie ogni responsabilità ed ogni imputabilità; se invece è parziale, diminuisce e responsabilità ed imputabilità, specialmente quando si tratti di azioni esteriori; però si resta pienamente responsabili di quei gruppi di azioni, che non entrano nel campo di questa a. parziale. Inoltre: si può essere responsabili, se non delle singole azioni di un'a. totale o parziale, della loro origine e della loro causa (volontario in causa): le a. ad es., provocate da abitudini colpevoli, quali l'abuso degli alcoolici, degli afrodisiaci, dell'oppio, ecc., almeno oscuramente presente. Non è sempre facile giudicare la responsabilità degli abulici, a volte può anche essere impossibile; Dio soltanto può conoscerla e pesarla.L'a. può essere talora incurabile (a. ereditaria o dipendente da malattie organiche insanabili); ma nella maggior parte dei casi può diminuire tanto da permettere una vita normalmente morale, e può anche scomparire. Il trattamento sarà nel medesimo tempo e fisico e psicologico, dosato variamente secondo l'entità e la diversità dei casi.