ACCIDIA

ACCIDIA. - (Dal gr. ἀκῆδία = noncuranza, α priv. e κῆδομα). Comunemente si suole indicare col termine a. quel vizio per il quale si trascura di operare il bene; quindi l'a. è propriamente « fastidio o tedio del ben fare » e « negligenza per ciò che riguarda le cose di Dio e dell'anima ». È dunque opposta allo zelo e specialmente all'alacrità spirituale; quantunque denoti pure una inerte indifferenza e negazione di qualunque idealità, per cui volgarmente è detta anche pigrizia.

Per gli scrittori spirituali a. ha il senso di « scoraggiamento di un'anima che si crede incapace di superare certe difficoltà », ed è perciò causa alla medesima di tristezza e di sconforto. I teologi la considerano sotto due aspetti: come passione e come vizio o peccato. a) Come passione è manifestazione di tristezza e di sconforto di fronte allo sforzo che è necessario sostenere in qualsivoglia genere di attività. Tale passione non costituisce una mala tendenza soltanto individuale, ma è comune a tutti e a ciascuno, come inclinazione a quiete ed inerzia che tentano dissuadere l'uomo dall'incomodarsi per praticare questa o quella virtù. Tuttavia, anche come passione, l'a. riveste quasi sempre un carattere individuale; onde vediamo che si manifesta con innumerevoli gradazioni. b) Come colpa o peccato è non soltanto passione avente la sua sede nell'appetito sensitivo, ma anche effetto della stessa volontà: la quale però ordinariamente è secondata pure da qualche passione sensitiva. In tal senso s. Tommaso (Sum. Theol. 2°-3°c, q. 35, a. 1) definisce l'a.: un rincrecimento del bene spirituale, in quanto questo è bene divino; vale a dire: una tristezza che nasce in noi a motivo del dover mettere in pratica ciò che riguarda il servizio di Dio. Così l'a. viene ad essere uno dei sette vizi capitali (il settimo), che si oppone alla carità verso Dio.

Questo vizio può essere considerato: 1° in generale rispetto alla pratica d'ogni virtù; ed è un rallentamento d'animo, una noia, un torpore che porta alla negligenza nell'esercizio delle singole virtù, ad ognuna delle quali è necessariamente annessa qualche fatica; 2° in particolare, rispetto ai beni spirituali; ed allora è un tedio dell'amicizia e grazia divina. Sotto il primo

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ACCIDIA - L'a. in una miniatura genovese del sec. XIV. Berlino, Coll. Ball-Graepe.
(propr. B. Degrabart)
aspetto può essere peccato ora mortale ora veniale,
secondo che per esso venga violato il precetto di una
azione gravemente o leggermente obbligatoria; sotto il
secondo aspetto, se è volontario, è sempre peccato mor-
tale, perché gravemente ripugna alla carità verso Dio.

BIBL. A. J. Stapf, Theologia Moralis, II, Innsbruck 1846,
p. 233; J. Laumonier, La Thérapeutique des péchés capitaux, Pa-
rigi 1922; D. M. Prummer, Manuale Theologie Moralis, I, Roma
1935, n. 433 segg. Igino Tarocchi

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“ACCIDIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 143. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/accidia.