ACCENTO CANTORALE. - Sono compresi sotto questa dicitura: a) gli elementi che formarono la notazione musicale primitiva; b) i segni adoperati nella lettura o canto semplice dei recitativi liturgici, specialmente lezioni; c) la distribuzione delle sillabe nella cadenza.
Fra tutte le ipotesi sull'origine della notazione musicale
della Chiesa latina, resta dimostrato il principio che ne
fissa l'origine nella grafia dell'accettazione tonica del testo,
da cui la parte del repertorio musicale latino ha preso
ispirazione e norma. Il segno grafico dell'a. tonico (ele-
vazione), corrispondente al gesto in alto dell'oratore clas-
sico o del direttore della danza antica, fu adottato per indi-
care la nota relativamente alta; da qui il segno chiamato
virga; e si noti che questa veniva tracciata da sinistra in
basso, a destra in alto. Invece l'a. grave veniva tracciato
dall'alto a destra, al basso a sinistra, stilizzatosi poi in
punctum, più o meno rotondo o orizzontale. Dalla combina-
zione di questi due elementi (virga e punctum) viene for-
mata tutta la notazione musicale antica, detta in « campo
aperto», senza rigo, e nella quale tutto il segno, e non i
soli estremi, ha un significato integrale, a differenza degli
attuali segni indicanti la nota.
L'uso degli a. tonici (solo acuti) nei recitativi li-
turgici, non è stato costante nei libri corali. A volte
non si trova nessun a., a volte sono graficamente ac-
centate soltanto le parole trisillabe, a volte tutte le
parole, eccettuati sempre i monosillabi.
Poiché le cadenze gregoriane possono essere ad
uno o due a., furono adoperati i segni dell'a. in
certi cantorali (Epistolari, Evangeliani, Leczianari del-
l'Ufficio) per facilitare l'adattamento da farsi poi dai
lettori ai prefissi formulari musicali. Giorgio M. Suñol