ACCENTO. - Etimologicamente a. viene da «ad cantus», come cosa pertinente alla musica. Di fatto accentare tonicamente una parola, equivale a darle una certa melodia che progredisce dall'inizio fino alla sillaba chiamata tonica. Perciò non hanno propriamente a. i monosillabi isolati. La storia dell'a. latino si deve considerare in un triplice stadio: in epoca pagana o classica, in epoca cristiana, e anche nel passaggio da una all'altra. L'epoca che più interessa il latino liturgico, sarebbe il terzo periodo, ossia il sec. iv; allora l'a., conservando il carattere melodico, pur senza che sia del tutto sparita una certa forza iniziale nella prima sillaba, eliminando ciò che è convenzionale nel tener conto del peso prosodico delle sillabe, diventa leggermente intensivo; ben d'accordo col suo classico carattere melodico, si eleva con snellezza, dando vita e melodia all'intera parola. Si crea così, si può dire, la melodia liturgica. L'a. tonico influisce sulla melodia verbale, e questa, adattata allo sviluppo melodico con una discreta graduazione, forma gli incisi, membri di frasi e la frase intera, alla quale presta il disegno «ad arco» grazioso, solenne ed assolutamente romano. È nelle cadenze toniche specificamente che l'a. fa sentire il suo influsso. Ci sono cadenze toniche semplici, in cui esso pone in rilievo l'ultimo o i due ultimi a. del testo; oppure cadenze toniche cursive, quando dispone l'ultimo ritmo dell'inciso imitando il «cursus» oratorio, ma sostituendo, con la tonicità di questo, la quantità numerica.