malattie, con l'uso di formole cabalistiche e grande abuso di nomi di angeli e combinazioni di lettere alfabetiche.
Esempi singolari di a. sono: a) Quella miniatra da Furio Dionisio Filocalo in fronte al libro da lui scritto per un alto dignitario del sec. IV: Valentine floreas in Deo; Valentine lege feliciter; Valentine vivas gaudeas, intrecciate insieme. b) Un'a. incisa più volte sulle colonne del teatro di Efeso e di altre città asiatiche nel sec. VII-VIII: δρθωδόξων βασιλέων χαλ Ἰφασίνων πολλὰ τὰ ἔτη, «agli imperatori ortodossi e ai verdi (fazio-ne del circo e poi anche politica) molti anni di vita». c) Tra i Greci ebbe moltissima fortuna e diventò come un luogo comune la formola Iesus Christus vincit, generalmente descritta sui quattro bracci di una croce I C X C N I K A d) Sono a, in parte già in uso presso gli Ebrei, le formole scritturali amen, osanna, alleluia, Deo gratias, Dominus vobiscum, pax vobis, kyrie eleison, divenute correnti nella liturgia e non rare anche nella letteratura e nell'uso epigrafico. Lo stesso si dica della dossolagna per eccellenza Gloria Patri et Filio, ecc., e del cosiddetto trisagio Sanctus deus, sanctus fortis, sanctus immortalis, miserere nobis, frequentissimo soprattutto fra gli orientali. e) Due acclamazioni frequentissime fra i Greci, specie in epigrafia, sono: εἰς δέος, εὐχὸς ονειρο δέοντος βοήθει, scritte sulle tombe, sulle case, sugli anelli e un po' per ogni dove (unus [est] Deus, e Domine ovvero Deipara adiuvat il tale). La prima, certo di derivazione pagana, trovandosi applicata già spessissimo a Serapide, è diffusa specialmente nella Siria e nell'Egitto e di uso paleocristiano; l'altra invece si ritrova nel medioevo e in ogni regione.
3. NEL CANTO
Anche nel canto si ritrovano numerose forme di a., principalmente il Gloria in excelsis, il Te Deum, i Benedicamus che chiudono l'ufficio; l'Itte Missa est del congedo finale della Messa, al quale precedevano altri congedi dei catechumeni come recedant cathecumeni; certi dialoghi come vediamo nel Prefazio, Pater Noster, ecc.Una specie particolare di a. furono quelle chiamate «gallicanae» dalle Chiese occidentali fuori di Roma, da dove passarono alla stessa Chiesa madre. Le Laudes o Acclamations pueriles, d'uso in certe solennità come Natale, Innocenti, Pasqua, erano acclamazioni infantili, proprie delle «Scholae puerorum» create presso le basiliche e i monasteri. Dalla circostanza solenne nella quale furono adoperate, divennero celebri le Laudes Hincmari (da Hincmara di Reims, 806-82) che hanno preso anche modernamente nuovo sviluppo con l'influsso del momento per il quale sono state composte. A queste precede sempre il Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat.
Musicalmente le a., collettive o di un solista, sono sempre semplici come conviene al loro carattere acclamatorio. La melodia delle più antiche viene sempre modellata sull'accento tonico, e anche le cadenze in quarte melodiche sono classiche e care ai compositori gregoriani.