ACCORAMBONI, VITTORIA. - Di nobile famiglia, n. a Gubbio nel 1557 e si trasferì presto a Roma, dove nel 1563 andò sposa a Francesco Peretti, nipote
del card. Felice Peretti, il quale fu poi papa Sisto V. Volubile, dissipatrice, ma bella, pare che, spinta dai parenti e specie dalla madre, abbia accettato i favori di Paolo Giordano Orsini, duca di Bracciano, ed abbia tramato per liberarsi del marito e convolare con lui a nozze. Il Peretti fu infatti trucidato, ed essa nel 1581 riparò in casa dell'Orsini. Incarcerata - perché non si osò toccare il duca di Bracciano, mandante ormai palese dell'assassinio, - e liberata sotto promessa di non passare a quelle nozze delittuose, vi passò invece pubblicamente nell'anno 1584. Quando però il card. Peretti divenne papa, i due sposi corsero a mettersi in salvo nello Stato di Venezia, sul lago di Garda. Sisto V non li perseguitò; ma Paolo Giordano Orsini fu colto da morte nel 1585, dissero per avvelenamento da parte del Granduca di Firenze. L'A. si ritirò a Padova, in quello stesso anno, e vi fu pugnalata da Ludovico Orsini. Morì con molto coraggio, e cristiana pietà.
Il Quadrio la disse poetessa, ed il Mazzuchelli le dedicò un articolo; ma alla poesia ella diede solo argomento (J. Webster, The Tragedy of P. L. Orsini). Se ne scrissero anche romanzi, uno dei quali, molto breve, corse in centinaia di copie che si incontrano comunemente nelle biblioteche d'Italia per mano di copisti dei secoli XVI e XVII.