ACERENZA E MATERA, ARCIDIOCESI di. - A. sorge sulle rovine di Acheruntia, detta da Orazio «cel-sa» (Carm., III, 4, 13-16). Per la sua posizione sul condenne tra l'Apuia Daunia e la Lucania, venne considerata come il più importante punto di difesa delle due regioni. Fu più tardi una delle roccaforti del dominio bizantino nell'Italia meridionale e presidio di Totila nella lotta tra Greci e Goti. Aggregata al ducato di Benevento, le terre del suo gastaldato vennero, nell'849, suddivise tra Benevento e Salerno, ma tutto la faceva gravitare verso l'orbita di influenza greca, tanto che gli stessi funzionari longobardi finirono col collaborare con il governo bizantino. Nel 1041 fu conquistata dai Normanni, e Roberto il Guiscardo ne fece un baluardo di offesa e un centro di resistenza per la riconquista della Lucania e delle Puglie. Fu una delle poche città regie che si schierarono con Manfredi contro il Papa e, più tardi, con Renato d'Angiò contro Alfonso d'Aragona.
La città decadde a poco a poco e nel 1561 non contava che 2000 ab.; le forti correnti migratorie non permisero che potesse rifiorire. A. ha una superfice di kmq. 77, e fa parte della provincia di Potenza, da cui dista 42 km. Grandi lavori di consolidamento dell'abitato sono stati iniziati in questi ultimi tempi per ovviare alle gravi frane prodotte dalle piogge. Notevolissima la Cattedrale, eretta verso la fine del sec. VIII dal vescovo s. Leone II, con tre absidi circolari, un portale di stile romanico-pugliese ed un busto romano di Giuliano l'Apostata, venerato nel passato perché supposto quello di s. Canio, il cui corpo fu trasportato in A. nel 799. Distrutta da un incendio, fu ricostruita verso il 1082.
M. città di origine greca, fu colonia romana (Matteola), occupata da Pirro e da Annibale. De

Acerenza - Portale della Cattedrale (fine sec. xit-prine. xili).
vastata
dai Goti, fu ricostruita da Belisario e più tardi unita al ducato longobardo di Benevento. Distrutta ancora dai Franchi e dai Saraceni, alla fine del sec. X, dopo un breve periodo di dominazione greca, passò, nel 1042, sotto i Normanni e nel 1133 sotto il dominio regio. Nel 1663 passò a far parte della Lucania di cui fu capoluogo fino al 1806.
La Cattedrale è magnifica costruzione in stile romano-pugliese della prima metà del sec. XIII. Interessanti le due chiese di S. Pietro Caveoso e S. Maria d'Idris, entrambe situate sul Sasso Caveoso e scavata, la seconda, quasi interamente nel cuore della rupe. Numerose e notevoli chiese bizantine ipogee, sparse nel territorio materano, attestano il fiorire del rito greco nella regione. M. possiede inoltre i resti di un antico castello incompiuto ed un interessante museo paletnologico con suppellettili della necropoli di Timmari. Capoluogo di provincia, M. conta 20.243 ab.; la provincia ha una estensione di kmq. 3793 ed una popolazione di 157.002 ab., distribuita in 32 comuni.
La diocesi di A. fu fondata nel sec. IV ed il suo primo vescovo sarebbe stato Romano, ma il primo presule che si conosca con sicurezza è s. Giusto, che prese parte al Sinodo romano del 499. Nel sec. X l'imperatore e l'arcivescovo di Costantinopoli aggregarono abusivamente A. all'arcivescovo greco di Otranto e questo passaggio segnò un'altra vittoria del rito greco in Italia. Nel 993 fu unita di nuovo a Salerno e nel Concilio di Melfi del 1059 elevata ad arcidiocesi; Alessandro II nel 1068 confermò il provvedimento e Pasquale II, nel 1106, le assegnò come suffragane Venosa, Gravina, Tricarico, Anglona-Tursi e Potenza. Nel 1203, essendo quasi scomparsa A., Innocenzo III innalzò a cattedrale la chiesa di S. Pietro in M. affinché il vescovo potesse risiedervi degnamente, ma solo nel 1440 M. fu elevata a diocesi da Eugenio IV, e più tardi riunita ad A. aeque principia liter. Per sopire discordie e suscettibilità locali, nel 1471 Sisto IV decretò che l'arcivescovo si chiamasse di A. e M. quando si trovava in territorio di A., e di M. e A. quando si trovava in territorio di M. Nel 1599 Clemente VIII decretò la precedenza di A. per l'antica sua costituzione e stabilì la residenza in M. La diocesi di M. venne soppressa nel 1818, ma, aderendo alle preghiere dell'Arcivescovo e del Re, venne da Pio VII ristabilita nel 1822.
L'arcidiocesi ha ora come suffragane Anglona-Tursi, Potenza, Tricarico e Venosa. Ha unito il titolo abbaziale di S. Michele Arcangelo di Montescalpioso. L'arcivescovo risiede in A. da maggio ad ott., in M. da nov. ad apr. In totale si contano oggi 168.794 cattolici su 169.069 ab.; 185 chiese, 31 parrocchie, 88 sacerdoti diocesani e 7 regolari.
Bnl.: Ughelli, VII, p. 13; P. B. Gams, Series episcoporum ecclesiae catholicae, Ratisbona 1873, p. 841; F. Festa, Notisie storiche sulla città di M., Matera 1875; G. Gattini, Note storiche sulla città di M., Napoli 1882; Ch. Diehl, L'art byzantin dans l'Italie Médiionale, Parigi 1894; E. Berteaux, I monumenti medievali nella regione del Vulture, Napoli 1897; P. Vosa, Chiesa metropolitana e Seminario diocesano di A., Napoli 1897; Lanzoni, prop. 204, 209-300.