ACÈMETI

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ACÈMETI. - Cioè gli «insonni» (ἀκολήγητοι): asceti chiamati così perché, divisi in vari turni, ininterrottamente si alternavano nella recitazione delle preghiere liturgiche. Furono istituiti da s. Alessandro l'Acemeta, di Costantinopoli. Risiedettero prima nell'Irenaiion (oggi Cibukli) sulla costa asiatica del Bosforo, poi a Costantinopoli nel monastero di Studios.

Il più illustre di essi fu s. Marcello, discepolo di Alessandro. Gli A. ebbero una parte efficace nelle controversie teologiche dei secc. v e vi, come difensori dell'ortodossia specialmente contro l'imperatore Anastasio e la basilissa Teodora.

Furono infatti gli A. a denunziare al papa Felice III il patriarca Acacio che aveva osato leggere sui dittici il nome del monofisita Pietro Mongo, durante la liturgia alla quale erano presenti anche i legati pontifici, i quali furono perciò scomunicati dal Papa che depose il patriarca (484).

Altra occasione di difendere l'ortodossia si presentò agli A., quando alcuni monaci della Scizia Minore (oggi Dobrugia) propostero a Costantinopoli (519) la formula «Uno della Trinità ha patito nella carne», ortodossa in se stessa, e che secondo loro avrebbe dovuto conciliare il tomo di Leone e gli anatematismi di Cirillo. La formula mise però in sospetto gli A. che attaccarono i monaci sciiti, i quali si recarono a Roma ad esporre le loro idee al papa Ormisda. Questi, dopo quattordici mesi (giugno 519-agg. 520) della loro non tranquilla permanenza a Roma, li rinviò in Oriente dichiarando, in una lettera all'imperatore Giustiniano e al patriarca Epifanio, superflua la formula cristologica da loro patrocinata di fronte a quella adottata dal Concilio di Calcedonia.

La posizione antimonofisita degli A., finì per spingerli verso l'eresia nestoriana in quanto per rivendicare la doppia natura, divina e umana, in Cristo, giunsero sino a velare il carattere divino della sua unica Persona; ciò che implicitamente fecero negando anch'essi, come i nestoriani, alla Vergine il titolo di Madre di Dio (ὁσότοκος). Il papa Giovanni II, dietro formale richiesta di Giustiniano, pronunziò contro di loro sentenza di condanna (24 marzo 534).

Dopo questo tempo gli A. scompaiono dalla storia. Ad essi succedono nel monastero di Studios e nella riforma della vita monastica i monaci studiti sotto la guida dell'egumeno s. Teodoro.

BIBL.: S. Vailhé, s. v., in DHG, I. coll. 274-82; G. Pargoire, s. V. in DACL, I. coll. 307-21; id., Un mot sur les Acémètes, in Échos d'Orient, 2 (1899), pp. 304-308, 365-72.