ADAM. - Scrittore francese giansenista che si nasconde sotto lo pseudonimo di A. Secondo alcuni (cf. Reusch, II, p. 890) sarebbe il cappuccino Osmont du Sollier. Ha all'Indice (29 febbr. 1752) l'opera: L'avocat du diable, ou mémoires historiques et critiques sur la vie et sur la légende du pape Grégoire VII, avec des mémoires du même goût sur la Bulle de canonisation de Vincent de Paul, in 3 volumi.
Difende la condotta e l'opposizione dei giansenisti contro due decisioni della Chiesa; la prima di Benedetto XIII, che prescriveva (25 sett. 1728) alla Chiesa universale la Messa e l'ufficio in onore di s. Gregorio VII. Nella 5ª lezione del Breviario c'erano (e ci sono ancora) le parole: « Contra Henrici imperatoris impios conatus, fortis per omnia athleta, impavidus permanit... ac eundem Henricum... fidelium communione regnoque privavit atque subditos populos fide ei data privavit ». In questi tratti il clero giansenista e gallicano vide un tentativo ultramontano contro i governi, specialmente contro quello francese, e proibì, ricorrendo anche all'autorità del parlamento, la recita di quell'ufficio. I mandati di alcuni vescovi contro l'ordine di Benedetto XIII, furono condannati con vari brevi; e ogni opposizione anche laicale condannata con un breve generale del 19 dic. 1729. La seconda questione derivò dalla bolla di canonizzazione di s. Vincenzo de' Paoli (16 giugno 1737). Il passo incriminato era quello dove si diceva che Vincenzo era esaltato da Dio con miracoli in quello stesso tempo in cui i novatori si affaticavano a diffondere in Francia i loro errori, a turbare la pace della Chiesa ed a staccare i fedeli dall'unità con la S. Sede pubblicando miracoli falsi e inventati. I giansenisti vi scorsero una riprovazione dei miracoli, da essi conclamati, avvenuti Pâris (v.). L'A. giunse a chiamare s. Vincenzo « un infame delatore e un esecrabile mettimale »; e il parlamento difese la soppressione della bolla, perché con l'esempio di Vincenzo insegnava « il ricorso immediato alla S. Sede, favorendo moti impetuosi... tendenti a risolvere per via di auto-
rità le contestazioni che avvengono nella Chiesa ».
Luigi XV proibì ogni decisione e decreto contro la bolla.