ADAMITI. - Con questo nome si sogliono designare gli aderenti ad alcune dottrine che, a cominciare dal sec. II, vennero via via affiorando nelle varie epoche. Ai giorni nostri, si potrebbe trovare un riscontro nelle teorie dei « nudisti ».
S. Epifanio (sec. IV) dà il nome di adamiti o adami, ad una seta che fa derivare dagli gnostici o basilidiani, mentre Clemente di Alessandria la fa derivare dai caprocziani, Anastasio Sinaita dai manichei, e Teodoro la fa derivare da Prodioc, donde anche il nome di prodichiani. Nel sec. IV, Sulpicio Severo attribuisce alcune delle loro dottrine ai priscilianisti. Nel sec. XII, nei Paesi Bassi, si parla di nuovo degli A. e del loro capo Tenchel, smascherato da S. Norberto. Nei secoli XIII e XIV ritornano a spuntare in Fiandra e nei paesi limitrofi con i bèghini o begardi, o fratelli e sorelle del libero Spirito, e coi turlupini. Da questa seta pare provenisse Picardo, che, secondo Enea Silvio Piccolomini, nel sec. XV introdusse in Boemia simili errori, ripristinando il nome di A. Scomparsi dopo la guerra usita, riapparvero sotto l'imperatore Giuseppe II (1780-90), ma per poco tempo, e si affacciarono intorno al 1848 nell'impero austriaco.
Non convengono gli autori sulla condotta degli A. Alcuni asseriscono che andavano del tutto nudi, o al più con qualche perizoma; altri che si spogliavano dei vestiti soltanto entrando nei loro conciliaboli; altri ancora, che vi entravano vestiti, e durante l'adunanza si spogliavano, ma spegnendo i lumi. Neppure si conoscono con sicurezza i motivi di questi loro procedimenti. Alcuni dicono che intendevano imitare lo stato di Adamo ed Eva prima della colpa (s. Epifanio); altri asseriscono che pretendevano con tale atto dimostrare che Gesù Cristo ci aveva restituito alla prima innocenza; altri sostengono che con la nudità volevano avvezare la ragione a vincere la passione, e dimostrare così il dominio della grazia sulla natura.