ADORTO DE DEVOTE

ADORTO DE DEVOTE». - Ritmo "detto di s. Tommaso d'Aquino, proposto dal Messale romano come preghiera dopo la Messa.

L'A. si compone di sette strofe, ciascuna di quattro versi, rimati due a due, in versi senari troccati catatetici o tronchi, composti secondo l'accento. Il primo verso soltanto ha una sillaba d'avviamento o anacrisi, che lo potrebbe far scambiare con un trimetro giambico: Adoro te devote, - l'atens Détiás. Sono abolite le elisioni; la censura è dopo la prima tripodia. La struttura metrica lo rende particolarmente interessante, perché, a quanto sembra, non vi è altro esempio nella letteratura latina del medioevo.

La celebrità e popolarità dell'inno è posteriore alla sua inserzione nel Messale di Pio V (14 luglio 1570), tra le preghiere che completano il ringraziamento alla Messa. I manoscritti, ora conosciuti, sono una trentina, tutti dei secc. XV e XVI, eccetto tre del sec. XIV (il 128 di Monte-Cassino, il 286 di Klosterneuburg, e il 1493 lat. della Bibl. Naz. di Parigi).

Il Wilmart opina che s. Tommaso non sia l'autore dell'A., facendo i seguenti rilievi: 1) non si conoscono testimonianze dell'A. all'infuori dei manoscritti che ne danno il testo; il più antico di essi, il Klosterneuburgense, è del 1350 ca. e contiene una redazione del 1323, cioè di mezzo secolo dopo la morte di s. Tommaso (7 marzo 1274); 2) eccetto sei manoscritti che non specificano l'autore, tutti gli altri, compresi i tre più antichi, sono in favore di s. Tommaso; ma la circostanza, accennata da molti di essi, che Tommaso abbia composto l'A. «instante suo obito, ante sumptionem Corporis Domini», contrasta con quanto ci narra il suo biografo Guglielmo da Tocco (Vita s. Th., X, 59); 3) le poesie autentiche di s. Tommaso «quelle per l'ufficiatura del Corpus Domini - non hanno la semplicità e il lirismo dell'A. Ma a tale obiezione si può rispondere che anche l'A. ha, qua e là, venature di razzicino teologico, sia pure in grado minore che nelle altre composizioni dell'Aquinate, nelle quali, del resto, affiora sempre l'afflato poetico, per quanto contenuto dal rigore della terminologia dogmatica.

Comunque si risolva la controversia sulla partita di s. Tommaso, l'A. è un capolavoro di poesia cristiana, una composizione armoniosa, semplice e profonda, che ha molto giovato alla devozione cattolica.

In origine LEVITAZIONE (v.); il suo autore si dové ispirare a un testo già familiare alla pietà del popolo, testo che si riscontra nella Sun. Theol. (parte IV, q. 10) di Alessandro di Hales (m. nel 1245): Adoro te, Iesu Christe salvator, qui per mortem tuam redimisti mundum, quem credo sub hac specie, quam video, contineri.

Il memoriale del versetto 17 richiama le parole della consacrazione «in mei memoriam facietis» (cf. Lc. 22, 19, e I Cor. 11, 24); il pie pellicane del vers. 21 rievoca un noto simbolismo (cf. Dante, Par., XXV, 113).

In musica, la prima e l'ultima strofa, riunite, costituiscono un mottetto eucaristico. La melodia gregoriana, post-classica, di V modo, è composizione strofica. Tra le antiche, è da ricordare quella polifonica del 1625, anonima, a 3 voci pari, con la finale: Ave Iesu, verum Manhu, Christe Iesu! - Adauge fidem omnium credentium.

BIBL.: H. A. Daniel, Thesaurus Hymnologicus, I. Halle 1841, pp. 255-56; F. J. Mone, Lateinische Hymnen des Mittelalters, I, Friburgo in Br. 1853, pp. 275-76; U. Chevalier, Repertorium Hymnologicum, I. Lovanica 1892, nn. 518-21; C. M. Dreves, Analecta Hymnica Medii Aevi, 50 (1907), pp. 589-91; V. JALABERT, LOUIS, Les Livres d'Heures, I, Parigi 1927, p. 329; F. J. E. Raby, Histoire de Christian-Latin Poetry, Oxford 1927, pp. 410-11; A. Wilmart, La tradition littéraire et textuelle de l'« A. », in Recherches de Théologie ancienne et médiévale, 1 (1920), pp. 21-40, 149-76 (studio fondamentale, ripubblicato in seguito, con aggiornamenti, in Auteurs spirituels et Textes dévots du Moyen-Age, Parigi 1932, pp. 361-414); A. Gaudel, A propos de la contreserve touchant l'attribution de l'« Adoro te » du Saint Thomas, in Revue de sciences religieuses, 10 (1930), pp. 258-60; E. Dumouet, Aux origines des Saluts du Saint-Sacrement, in Revue Apologétique, 52 (1931, 1), pp. 421-25.