(da Serafini, Monete e Bolle Pontificale)
ADRIANO III, papa - Denaro argenteo.
negare il permesso agli ecclesiastici che volessero appellarsi a Roma. Da quel momento l'alleanza tra la S. Sede e i Normanni si mantenne inalterata e provocò le ire dell'imperatore. Per questo e per vari altri motivi di carattere giurisdizionale, Federico Barbarossa mutò assai presto il suo primitivo atteggiamento verso il Papa e finì col venire in urto aperto con lui; l'episodio più significativo è quello dell'incidente occorso ai legati papali presenti alla corte di Besançon per ricordare al sovrano i numerosi «benefici» ricevuti dalla Chiesa. Tale parola fu male interpretata dai nobili ufficiali, gelosi custodi dell'onore sovrano, ma poi per opera di quanti erano desiderosi di mantenere la buona intesa tra le due autorità si venne ad un componimento della vertenza. Fu il Papa a cedere, anche perché il clero tedesco gli aveva scritto dichiarandosi d'accordo con l'imperatore; però le occasioni di riprendere la lotta non mancavano. Quando Federico scese nel 1158 in Italia, tenne una grande dieta a Roncaglia, dove, tra l'altro, riaffermò i suoi diritti sulla Corsica, che era dominio papale, e impose tributi anche sulle terre della Chiesa, rivendicando il possesso di varie città. Alle proteste papali l'imperatore rispose fieramente sostenendo che la sua sovranità su Roma non doveva restare un nome ed elevando minacce. Non essendo riuscito un tentativo di arbitrato, il Barbarossa guardò benevolmente ai democratici romani, sempre avversi al Papa, e questi s'intese con i Comuni lombardi in lotta con l'imperatore. La guerra ormai inevitabile fu invece scongiurata per la sopravvenuta morte di A., ad Anagni, il 10 sett. 1159. Il contrasto secolare, causa l'alta figura morale dei due avversari, aveva ormai raggiunto il suo momento critico che ripeteva la sua ragione dalla stessa organizzazione della società medievale.
Enrico II d'Inghilterra inviò nel 1156 un'ambasciata ad A. per chiedergli il permesso di conquistare l'Irlanda; era una domanda indiscreta in quanto il Papa avrebbe, acconsentendo, giustificato una aggres-
sione. Se la bolla di risposta che ci è rimasta è autentica, A. avrebbe posto varie condizioni all'effettuazione dell'impresa e non avrebbe ammesso il possesso ereditario dell'isola da parte dei re inglesi. Però la spedizione ebbe luogo soltanto assai più tardi.
A. continuò l'opera dei predecessori intesa a centralizzare sempre più l'organismo burocratico della Curia e perciò concedette numerosi privilegi ed esenzioni a monasteri per legarli alla S. Sede. Fu Pontefice energico e savio, oltre che eloquente, caritatevole e virtuoso.