AGATA, santa, martire. - Una delle più popolari eroine dell'antichità cristiana, martirizzata per la fede a Catania. Non si conosce con certezza l'epoca del suo martirio, se durante la persecuzione di Decio, come comunemente si legge nei testi della Passio Agathae, ovvero in quella di Diocleziano, indicata da Aldelmo nel suo De laudibus virginitatis (cap. 42: PL 89, 142), seguito dal Martirologio di Beda, benché la prima ipotesi sia preferita.
Sin dai primi tempi che seguirono il suo martirio, A. fu oggetto di culto nella città natale, che custodì gelosamente il sepolcro della martire situato nel suburbio di Catania detto Hybla Maior, dove esistevano cimiteri cristiani con sepolcri di martiri illustri. Un'antica iscrizione latina rinvenuta in Catania nel 1730, dà notizia di una certa «Julia Florentina pagana nata... fidelis facta », cioè battezzata all'età di 18 mesi e 20 giorni, che moriva quattr'ore dopo ed era sepolta «pro foribus marturorum cum loculo suo per presbyterum », cioè presso il sepolcro dei martiri Agata e Eupio (cf. Bull. di Arch. Crist., 6 [1868], p. 75; CIL, X, 2, n. 7112). Così pure un'altra iscrizione cristiana, probabilmente contemporanea della precedente, e proveniente dall'isola di Ustica, parla di una certa Lucifera, morta il giorno della festa di s. A. (cf. A. Ferrara, Epigrafia sicula pagana e cristiana, in Riv. di Archel. Crist., 18 [1941], p. 237).
Il culto di A. non rimase limitato alla sola Catania, ma si diffuse presto nelle altre Chiese. Il suo nome compare nel Martirologio geronimiano ai giorni 5, 12 e 25 luglio, 5 ott. e 6 dic., oltre alla data tradizionale del 5 febbr., registrata pure dal Calendario cartaginese (ed. H. Lietzmann, in Kleine Texte, II, Bonn 1911, p. 6). Inoltre, sin dal sec. v, era inserito nel canone della Messa romana, ambrosiana e ravennate (Sacra-mentarium Gelasianum, ed. Wilson, Oxford 1894, pp. 123, 260; F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia...; Milano, Firenze 1913, p. 923), e in seguito anche nel calendario mozarabico (M. Férotin, Le liber Ordinum... Parigi 1904, col. 454) e nei Sinassari greci (Synax. Constantinop., p. 445). Celebrata in un inno falsamente attribuito a papa Damaso (G. Ihm, Damasi Epigrammata, Lipsia 1895, p. 75), da Venanzio Fortunato nel carme De virginitibus (VIII, 4), da Aldelmo nel De laudibus virginitatis (PL 89, 268), la popolarità della santa siciliana è pure confermata dal cospicuo numero di luoghi di culto sorti in suo onore. Papa Gelasio dà notizia di una basilica della martire «in fundo Calcano» (A. Thiel, Epp. Rom. Pont., I, Braunsberg 1868, p. 495); dal Liber Pontificalis sappiamo che Simmaco ne costruì un'altra «in fundum Lardarium» (ed. Duchesne, I, pp. 262, 267). Oltre tante altre di cui oggi si conosce solo il nome, come S. Agata in Caput Africae, ad Colles Iacentes, in Diaconia, de Tempulo, trans Tiberim (cf. C. Hülsen, Lechiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, pp. 165-68), nota soprattutto è quella di S. Agata in Subura, comunemente detta dei

Agata, santa - Particolare del muszico dell'abside del duomo di Monreale (sec. xit).
Goti (C. Hülsen-C. Cecchelli, *Sant' Agata dei Goti*, Roma 1924) fatta costruire nel 470 circa da Ricime-ro, adibita al culto ariano e riconsacrata al culto cat-tolico da s. Gregorio Magno (*Epp.*, IV, 19; *Dialoghi*, I, III, cap. 30), il quale nel 592 inviava reliquie della martire a Capri (*Epp.*, I, 51) e dedicava pure alla santa un monastero da lui costruito a Palermo, il *Luccasanum* (*Epp.*, IX, 20, 66, 82).
Storicamente pertanto accertati il martirio e il culto di A., non possediamo tuttavia particolari degni di fede riferentisi alla sua gloriosa fine. La *Passio S. Agathae* (BHL 133-36; BHG 36-38) pervenutaci in triplice recensione, una latina e due greche, si riportano ad un originale comune della prima metà del sec. VI sul quale non si può fare affidamento. Essa sembra aver subito l'influsso di certi riti pagani della Sicilia e tradisce anche reminiscenze classiche dell'antica storia della regione. Se resti di una tradizione storica sono stati inseriti nella *Passio*, oggi non è possibile discernerli dagli abbellimenti dello scrittore, preoccupato di comporre un romanzo di edificazione, anziché di coordinare con verosimiglianza i dati della tradizione della martire. Unico elemento sicuro storicamente è quello del luogo del martirio.
Patrona di Catania sin dall'antichità, A. venne spesso invocata durante le pericolose eruzioni dell'Etna; patrocinio che nel medioevo venne esteso a tutti i casi d'incendio. Per un facile trapasso si spiega pure come i costruttori di campane delle regioni italiane e alpine l'abbiano presa come loro patrona. Spesso infatti durante quest'epoca si usò incidere sulle campane il famoso epitaffio, che secondo la leggenda un angelo avrebbe portato inciso su una pietra con la quale fu coperto il sepolcro dopo l'inumazione della martire: «Mentem sanctam, spontaneam, honorem Deo et patriae liberationem».
Marco Scaduto
S. A. NELL'ARTE. - Caratterizzata fino al Trecento soltanto genericamente come martire, ebbe in seguito due categorie d'attributi individuali: risalgono diretta-mente alla *Passio* le tenaglie o più spesso un piatto con i seni recisi; invece la fiaccola accesa, che compare per la prima volta in una statua nel duomo di S. Stefano a Vienna nel sec. XIV, insieme con una casa in fiamme (tav. dell'Herlin del 1470 ca. nel S. Giorgio di Dinkelsbühl), una candela od un pane (quasi unicamente in opere di scultura svevo-alemanne alla fine del sec. XV) accennano ad A. come protettrice contro gli incendi. La diffusione del culto, onde essa appare frequentemente in sacre conversazioni, fa sì che alle sue numerose immagini negli sportelli d'altare del tardo gotico tedesco corrispondano allo stesso tempo non poche raffigurazioni italiane (Borgognone, Accademia Cararra di Bergamo; copia dal Luini, Roma, Galleria Borghese). Fra le rappresentazioni cicliche della leggenda, già rintracciabili in miniature del sec. XII, sono notevoli quelle di Giulio Campi nella chiesa di S. A. Cremona; per la scena principale del martirio il quadro michelangiolesco di Sebastiano del Piombo (1520, Firenze, Pitti) ed un altro del Tiepolo a Berlino.
S. A. NEL FOLKLORE. - Questa santa è molto venerata dal popolo siciliano, specialmente a Catania e

Agata, santa - S. A., copia dal Luini (sec. xvi).