AGATONE, PAPA

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AGATONE, papa - Vela della volta del corridoio d'ingresso al Sacro Speco (sec. XV) - Subiaco.
AGATONE, papa - Vela della volta del corridoio d'ingresso al Sacro Speco (sec. XV) - Subiaco.

della riconciliazione tra le Chiese d'Occidente e d'Oriente, spiegano il ravvicinamento della Chiesa ravennate al Papa.

L'arcivescovo Mauro (648-71), imitato dal successore Reparato (671-77) s'era proclamato autocefalo, rifiutando di farsi riconoscere e consacrare, secondo l'antico costume, dal Papa; ma il nuovo arcivescovo Teodoro, venne in persona a Roma per regolarizzare la sua situazione e rendere omaggio ad A. (Pasqua 68). A intervenire pure risolutamente in una questione riguardante la lontana Chiesa d'Inghilterra. Teodoro di Canterbury aveva suddiviso la diocesi di York in altre quattro. Il titolare di quella Chiesa, Vilfrido, ridotto alla sede di Lindisfarne, protestò. Teodoro allora lo privò anche di quella sede. Vilfrido venne a Roma, ove giunsero anche i legati di Teodoro. A affidò la soluzione della cosa al sinodo romano (ott. 679), che decise la restituzione della sede di Lindisfarne a Vilfrido, al quale inoltre fu riconosciuto il diritto di designare gli altri vescovi.

Gli affari più importanti del breve pontificato di A. furono la condanna del monoteilismo e la riconciliazione con la Chiesa orientale. Costantino IV Pognato aveva scritto in merito al papa Dono (12 ag. 678); ma essendo questi già morto (11 apr. 678) la lettera imperiale fu ricevuta da A. Il quale in cosa di tanta importanza volle sentire il pensiero di tutta la Chiesa occidentale e quindi sollecitò la convocazione di sinodi locali. Avutine i responsi, A. convocò per la Pasqua un concilio a Roma, al quale presero parte 125 vescovi. Vi fu stilata una professione di fede sulla dottrina delle due volontà in Cristo e vennero scelti i delegati del Papa e del concilio alla conferenza che doveva aver luogo a Costantinopoli. Questa si raccolse il 7 nov. 68o nella sala del palazzo imperiale detta Trullo (cupola); e costituì concilio ecumenico, il VI (costantinopolitano III, 7 nov. 68o-17 sett. 681). Condannò il monoteilismo e i suoi fautori; invece accolse « fedelmente a braccia aperte », la dottrina delle due volontà in Cristo, esposta nella lettera di A. Inoltre nell'indirizzo all'imperatore dichiarò: « Una confessione scritta dal dito di Dio, ci fu data dall'antica Roma; la splendida luce della fede sfolgorò a noi dall'Occidente. Qui noi vediamo un foglio scritto; ma è Pietro che ha parlato per bocca di A. ». L'imperatore in quell'occasione soppresse l'imposta richiesta dalla corte per la conferma pontificia; ma non la conferma stessa, la quale cessò con Benedetto II (684-85). Infatti l'ultima formola conservataci dal Liber Diurnus per richiedere la conferma imperiale, non è posteriore al 68°. Alla sua morte, A. fu deposto in S. Pietro. Ci è stato conservato il testo dell'epigrafe che tesse un grande elogio del defunto (G. B. de Rossi, Inscriptiones christianae urbis Romae, II, 52, 129, 157). È festeggiato come santo, dalla Chiesa romana il 10 genn. e dalla greca il 10 o 20 febbr.

Bibl.: Jaffé-Wattenbach, I, nn. 238-40; Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, I, Parigi 1886, pp. 350-58; Hefele-Leclercq, III, Parigi 1909, pp. 316, 474-513, 539; J. P. Kirsch, s.V. in DHG, I, coll. 916-18; L. Brehier, in Storia della Chiesa diretta da A. Fliche e V. MARTINO G, V, trad. ital. Frutaz, Torino 1945, pp. 192-99; R. Aigrain, ibid., p. 422; M. Jugie, Le Schisme Byzantine, Parigi 1941, p. 79 sq.