AGNELLI, BENEDIZIONE degli. - Nella ricorrenza della festa di s. Agnese, il celebrante, come conclusione del pontificale, benedice sull'altare della Santa due agnelli bianchi, la cui lana dovrà servire per la confezione dei sacri pallii (v. PALLIO). Questa consuetudine è già ricordata come tradizionale nel cerimoniale romano preparato da Agostino Patrizi Piccolomini (m. nel 1496) in collaborazione con Giovanni Burcardo (m. nel 1506), pubblicato nel 1516 da Cristoforo Marcello, arcivescovo di Corfù.
I due agnelli costituivano un canone annuo che la basilica di S. Agnese doveva al Laterano, ma, in seguito alle soppressioni del secolo scorso, tale tributo decadde ed è interessante notare che il governo italiano versò per qualche anno al Capitolo del Laterano la somma di lire 35 per l'acquisto di due agnelli e spese relative (Archivio Lat. O 95, 43 lettere 1875, 1876). L'onere della loro offerta, sostenuto di poi spontaneamente per qualche tempo da una buona famiglia
romana, fu assunto mezzo secolo fa dai Padri Trappisti delle Tre Fontane. Il loro trasporto si fa ora senza speciali cerimonie, mentre nel passato si svolgeva in modo pittoresco, come si rileva da un documento del 1550, pubblicato dall'Armellini, e dalle descrizioni che ne fanno Nicola De Bralion e Domenico Macri nel sec. XVII. In quanto al rito della loro presentazione al Papa si deve osservare che talvolta egli dava loro soltanto una benedizione da lontano (da una finestra dell'appartamento). Anche per la loro custodia si è passati per varie fasi: dapprima erano affidati alle cure dei Suddiaconi apostolici, poi a un monastero secondo il beneplacito del Pontefice. Presentemente sono presentati al Pontefice dal Decano della S. Rota, da un Avvocato concistoriale, dai Camerlenghi del Capitolo lateranense, da un monaco trappista e dal Maestro delle cerimonie pontificie. In seguito sono consegnati alle monache benedettine di S. Cecilia, che ne devono filare la lana.