AGNELLI, BENEDIZIONE DEGLI

AGNELLI, BENEDIZIONE degli - Momento della benedizione nella basilica di S. Agnese fuori le mura - Roma.

della cognazione, cessava per il minore che uscisse dalla famiglia per emancipazione, e per chiunque venisse adottato da un altro paterfamilias (ma Giustiniano distinse l'adoptio plena e l'adoptio minus plena, la seconda delle quali non toglieva l'adottato dalla sua famiglia); d'altra parte comprendeva, ad esempio, anche gli adottati dal paterfamilias, i quali invece non erano uniti da vincolo di cognazione con gli altri membri della famiglia.

Nel diritto giustiniano il vincolo civile dell'a. (che in genere fu considerato soprattutto relativamente alle persone di sesso maschile) perdette qualsiasi importanza giuridica, essendo a tutti gli effetti sostituito dal vincolo naturale della cognazione.

Anche i canonisti, fino al secolo scorso, usavano, nello stesso senso che avevano nel diritto romano, i due termini di a. e cognazione.

AGNELLI, BENEDIZIONE degli. - Nella ricorrenza della festa di S. Agnese, il celebrante, come conclusione del pontificale, benedice sull'altare della Santa due agnelli bianchi, la cui lana dovrà servire per la confezione dei sacri pallii (v. PALLIO). Questa consuetudine è già ricordata come tradizionale nel cerimoniale romano preparato da Agostino Patrizi Piccolomini (m. nel 1496) in collaborazione con Giovanni Burcardo (m. nel 1506), pubblicato nel 1516 da Cristoforo Marcello, arcivescovo di Corfù.

I due agnelli costituivano un canone annuo che la basilica di S. Agnese doveva al Laterano, ma, in seguito alle soppressioni del secolo scorso, tale tributo decadde ed è interessante notare che il governo italiano versò per qualche anno al Capitolo del Laterano la somma di lire 35 per l'acquisto di due agnelli e spese relative (Archivio Lat. O 95, 43 lettere 1875, 1876). L'onere della loro offerta, sostenuto di poi spontaneamente per qualche tempo da una buona famiglia romana, fu assunto mezzo secolo fa dai Padri Trappisti delle Tre Fontane. Il loro trasporto si fa ora senza speciali cerimonie, mentre nel passato si svolgeva in modo pittoresco, come si rileva da un documento del 1550, pubblicato dall'Armellini, e dalle descrizioni che ne fanno Nicola De Bralion e Domenico Macri nel sec. XVII. In quanto al rito della loro presentazione al Papa si deve osservare che talvolta egli dava loro soltanto una benedizione da lontano (da una finestra dell'appartamento). Anche per la loro custodia si è passati per varie fasi: dapprima erano affidati alle cure dei Suddiaconi apostolici, poi a un monastero secondo il beneplacito del Pontefice. Presentemente sono presentati al Pontefice dal Decano della S. Rota, da un Avvocato concistoriale, dai Camerlenghi del Capitolo lateranense, da un monaco trappista e dal Maestro delle cerimonie pontificie. In seguito sono consegnati alle monache benedettine di S. Cecilia, che ne devono filare la lana.

BIBL.: C. Marcello, Ritium ecclesiasticorum sive Sacrarum Ceremoniarum S. Romanae Ecclesiae libri III, Venezia 1516, c. XLVI B - XLVI A; A. Fulvio, Antiquitates Urbis, [Roma] 1527, c. VII A; G. Cassander, Ordo Romanus de Officio Missae, Colonia 1561, c. 65; O. Panvinio, Interpretatio multarum vocum ecclesiasticarum quae obscure et barbarae videntur, ed. Lovanio 1572, p. 119; N. De Bralion, Pallium archiepiscopale, Parigi 1648, pp. 43-46; Card. G. Bona, Rerum liturgicarum, lib. I, xxiv, 16, ed. Colonia 1674, p. 440; D. Macri, Notizie de vocaboli ecclesiastici, s. V. Pallium, ed. Bologna 1682, p. 361 (oppure vers. latina dal titolo: Hieroslexicon, ed. Venezia 1712, p. 414); G. Catalan, Pontificale Romanum... commentariis illustratum, I, Roma 1736, tit. XIV, § 3; D. Bartolini, Gli Atti del Martirio della nobilissima Vergine Romana s. Agnese, Roma 1858, pp. 189-192; M. Armellini, Le Chiese di Roma dal sec. IV al sec. XIX, ed. Cecchi, Roma 1942, pp. 1066-67. A. Pietro Frutaz AGNELLI, GIUSEPPE. - Gesuita, n. a Napoli il 10 apr. 1621, m. a Roma l'8 sett. 1706, professore di morale, celebre come compagno del Segneri nel combattere il quietismo (cf. Lettere inedite di Paolo Segneri, di Cosimo III e di Giuseppe Agnelli intorno alla

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condanna dell'opera segneriana « La Concordia », pubblicata da P. Tacchi-Venturi in Arch. Stor. Ital., 5a serie, 31 [1903], pp. 127-65). Fu anche rettore dei colleghi di Montepulciano, Macerata ed Ancona.

Si hanno di lui: Il Catechismo annuale (Macerata 1657) ripubblicato col titolo Il parrocchiano istruttore, 2 voll. in 4° (Roma 1677, Venezia 1731), un commento in 4 voll. agli Esercizi di s. Ignazio (Roma 1685-93), e due opuscoli ascetici un po' bizzarri per religiose: Il verisimile finto nel vero: Pensieri suggeriti dal Direttore ad una religiosa novizia scontenta per disporla alla professione; Pensieri suggeriti ad una novizia ravveduta disposta alla solenne professione (Roma 1702, 1703).

Bibl.: Sommervogel, I, coll. 65-68. Ambrogio M. Fiocchi