AGNESE, santa - Cassa d'argento fatta eseguire da Paolo V (1613)
Catt. [1939, 1], pp. 114-29) ; qui basti ricordare che A. è presentata sin dalla fine del sec. IV quale santa romana per eccellenza, che servat salutem... Quiritium, come canta Prudenzio, e ch' «ella già godeva d'una fama mondiale », come scriveva Girolamo a Demetriade (PL 22, 1123). Venendo al culto propriamente detto, A. figura al 21 genn., come si è detto sopra, nel più antico calendario della Chiesa romana, da cui è poi passata al Martyr. Hieronymianum, pp. 52-53); nel Canone della Messa romana e ambrosiana; nel calendario cartaginese del principio del sec. VI; nelle varie liturgie occidentali e nei sinassari greci, dove però la festa principale è registrata al 5 luglio (cf. Synax. Commentum). Nel Martyr. Hieronymianum e nei Sacramentari romani c'è una seconda festa di A., al 28 genn., chiamata: Agnæ in genuinum nel Martyr. Hieron.; in natali (Agnætis) de nativitate, nel Sacramentario gelasiano, in quello «geiasiano secolo VIII » e nei lezionari (T. Klauser, Das römische Capitulare Evangeliorum, Münster in Vestfal. 1935); natalis sanctae Agnæ de secundo nel sacramentario gregoriano. La festa ha l'aspetto di un'ottava, così infatti la chiamano alcuni Sacramentari dei secoli IX-X e molti rubricisti dopo Durando (Rationale div. Off., VIII, 1, 18), mentre in realtà sia il titolo della festa messo in contrapposizione al natali de passione del 21, come i testi propri della Messa (meno che nel Sacramentario gregoriano) ricordano la natività di A. (cf. J. M. Hanssens, in Gregorianum, 18 [1937], pp. 161-218).
Il monumento più celebre del culto è la piccola Basilica fatta erigere prima del 349 sulla tomba della martire da Costantina figlia di Costantino (moglie di Annibaliano e quindi del cesare Gallo), restaurata da Simmaco (498-514), e rifatta completamente da Onorio I (625-38). Il rifacimento onoriano col bel musaico absidale raffigurante A. vestita alla bizantina, fra i pontefici Onorio e Simmaco, suscitò una entusiastica ammirazione nei contemporanei (cf. Epitome de locis SS. Martyrum, ed. Valentini-Zucchetti, Roma 1942, p. 115).
Dipoi la Basilica ebbe vari restauri, tra i quali meritano di essere ricordati quelli dell'inizio del sec. XVII per opera del card. Alessandro Ottaviano de' Medici, cui si deve lo sterro della parte nord (1600) e del card. Sfondrati (1605), al quale dobbiamo l'attuale lacunare e un in-
terno rinnovamento; a lui si deve pure la ricognizione delle reliquie della martire (1605), che Paolo V rinchiuse nel 1615 in una cassa d'argento, deposta in una piccola camera sepolcrale sotto il nuovo e ricco altare ch'egli fece costruire per custodire il sacro pegno. Molti secoli prima, certamente sin dal sec. IX, si tolse dal sepolcro della martire il suo capo e lo si ripose nel tesoro papale, cioè nel Sancta Sanctorum. Ora, col permesso di Leone XIII, lo si conserva e si venera nella chiesa di S. Agnese in Agone. Sin dal 1621 fu posta sulla mensa dell'altare la statua di S. Agnese, dovuta allo scultore Niccolò Cordier, detto il Franciosino, il quale ad un tronco d'una statua classica di alabastro orientale agazzato aggiunse testa, mani e piedi di bronzo. Pio IX nel 1855 restaurò la Basilica e ne rinnovò l'interno.
La basilica di S. Agnese stava, agli inizi del sec. V, sotto la giurisdizione dei presbiteri del titolo di Vestina o di S. Vitale, e sul finire del medesimo secolo, sembra fosse già custodita da monache, come si rileva dal ritrovamento nella Basilica dell'epitaffio della Badessa Serena (m. nel 514).
Dal sec. IX al XII i custodi di S. Agnese furono monaci e chierici, rimossi questi ultimi nel 1112 da Pasquale II che vi stabilì monache benedettine, sostituite da Sisto IV (1480) con i religiosi di S. Ambrogio ad nemus di Milano, surrogati da Innocenzo VIII (1489) con i Canonici regolari del S.mo Salvatore (Renani), oggi lateranensi, che ne sono gli zelanti custodi. La Basilica fu elevata a titolo cardinalizio nel 1654 da Innocenzo X, che ne trasferì il titolo da S. Agnese in Agone, titolo dal 1517, e, nel 1708, vi fu eretta una parrocchia.
Si è localizzato il posto del postribolo dove fu esposta A. (Prudenzio e la leggenda non forniscono all'uopo nessun dato topografico) in un fornisco dello stadio di Domiziano, dove nel sec. VIII era una chiesina dedicata alla martire (cf. Itinerario di Einsiedeln, ed. Valentini-Zucchetti, Roma 1942, p. 180; P. Romano-P. Partini, Piazzà Navona nella storia e nell'arte, Roma [1944], pp. 25-30), detta poi di S. Agnese in Agone. All'inizio dello stesso sec. VIII si ha pure notizia dell'oratorio e monastero di S. Agnese ad Duo Fuma, presso S. Prassede. Della Basilica eretta a Ostia c'è probabilmente il ricordo della dedicazione nel Martirologio geronimiano al 18 ott.
Iconografia. - Nel sec. IV A. è rappresentata sotto forma di orante: giovanissima nella transenna

AcNese, santa - Cassa d'argento fatta eseguire da Paolo V (1615)
cordati quelli di S. Maria di Donna-Regina (Napoli), del sec. XIV, e della coppa d'oro (British Museum), che il duca Giovanni di Berry voleva offrire al re Carlo V di Francia, in occasione del suo genetliaco, il 21 genn. 1381. Ma essendo questi morto nel frattempo, detta coppa venne poi offertanei 1391 al re Carlo VI di Francia (cf. C. H. Read, in Vetusta Monumenta, VII, III, Westminster 1904, della Society of Antiquaries of London [descrizione]; L. Delisle, in Journal des Savants, 1906, pp. 233-39; al re Carlo V furono offerti molti altri oggetti preziosi con raffigurazioni di s. A.).
Il musicista del sec. VII, che ha rappresentato A. nell'abside della Basilica onoriana, ispirandosi alla redazione greca della leggenda, ha raffigurato la martire sotto le sembianze di una matrona vestita come un'imperatrice bizantina, tenente in mano un libro ed avente ai piedi gli strumenti del martirio: il fuoco e la spada.
CIMITERO. - Poco oltre il 20 km. da Porta Pisa sulla sinistra della via Nomentana, dove sorge la basilica di S. Agnese, esisteva un'area cimiteriale cristiana anteriore alla martire eponima. Dell'area sepolcrale sopra terra non si conserva più che il grande recinto ellittico, adibito a sepoltura nel sec. IV, sul lato nord-ovest del Costanza (v.). L'ipotesi testé affacciata da F. W. Deichmann (Die Lage der constantinischen Basilika der Heiligen Agnes an der Via Nomentana, in Rivista di Archel. Cristiana, 22 [1946], pp. 213-34), secondo cui il precitato recinto ellittico rappresenterebbe i resti della grandiosa basilica costantiniana eretta in onore di s. A., è priva di fondamento.
Del cimitero sotterraneo, già a tre piani, in parte distrutto dalla Basilica, costruita nel fianco della colonia per portare l'altare maggiore sopra la tomba di A., rimangono ancora tre grandi regioni con un arenario e alcuni cubicoli pagani inclusi posteriorme.
dell'altare dell'epoca di papa Liberio, giovane nei vetri dorati; dal sec. vi in poi il tipo iconografico di A. si fissa : una giovane con ai piedi o in braccio un agnello, simbolo di purità e allusivo al suo nome. La più antica rappresentazione di questo tipo è contenuta nell
