AGRICOLA, RODOLFO

AGRICOLA, RODOLFO. - N. a Bafloo, presso Groninga, nell'Olanda settentrionale, il 17 febr. 1444. A. mostrò fin da fanciullo inclinazione alla musica, al disegno, all'incisione in legno e alla plastica. Pare che fosse istruito da Tommaso da Kempis. Da Groninga A. passò, all'età di 12 anni, a Erfurt e da qui, due anni dopo, a Lovainio, che si avviava a diventare uno dei più importanti centri universitari. A Erfurt, non ancora quindicenne, ottenne la laurea di baccaliere, e a Lovainio, prima dei 17 anni, conseguiti il titolo di dottore. Da Lovainio, nel 1462, passò a Colonia, sede della teologia scolastica. Fu a Colonia che sorse in lui l'interesse per lo studio storico e scientifico della religione come reazione alla teologia dominante. Pare che trascorresse un po' di tempo a Parigi ove strinse amicizia con Giovanni Reuchlin. Nel 1468 o '69 poté venire in Italia, ove sembra abbia vissuto, salvo qualche breve interruzione, per un decennio. Gli anni trascorsi in Italia influirono decisamente sulla sua formazione. Dalle sue lettere apprendiamo che fu a Pavia dove attese allo studio del diritto. Come era costume dei nostri umanisti, fu precettore di giovani di distinte famiglie, tra cui Johann von Dalberg, il quale più tardi, quale vescovo di Worms, lo farà chiamare ad Heidelberg. L'A., che si era avviato prima allo studio del diritto, lo abbandonò poi per darsi tutto allo studio delle lettere classiche; ma volendo approfondirsi nella conoscenza della lingua greca e non trovando in Pavia chi veramente potesse impartirgli nella si trasferì (1475) in una sede più idonea, e precisamente a Ferrara, che chiamò « la vera patria delle muse » e dove era viva, per esservi continuata dal figlio Battista, la tradizione iniziativa di Guarino Veronese. Qui ebbe a maestri Battista Guarino e Teodoro Gaza. Da questo tempo per l'A. il greco divenne lo studio più interessante: tradusse Luciano, studiò Isocrate, Aristotele, Tucidide, Senofonte, Isidoro Sciulo e Polibio. Scrisse anche una Vita Petrarchae, che ci dice dell'amore che egli portò all'iniziatore dell'umanesimo. Studiò diligentemente la lingua italiana spinto com'era a penetrare nello spirito e nella comprensione dell'Italia. Amò la ginnastica, la musica, il canto e il disegno manifestando in tutte queste arti un'attitudine e una versatilità degne di grande rilievo. Durante il suo soggiorno a Ferrara ebbe l'onore di essere invitato a leggere una declamazione pubblica in latino in lode della vera filosofia e della cultura liberale in presenza del duca Ercole.

Nel 1479 l'A. tornò in Olanda portando seco una buona conoscenza del greco e del latino. Molte università si contendevano l'onore di averlo, ma egli non era uomo da poter vincolare la propria libertà a un principe o a una scuola, tuttavia non mancò di interessarsi attivamente, con lettere, con scritti e con la parola, dei metodi di insegnamento, allora in uso, al fine di riformarli. Il ricordo dell'Italia non lo abbandona. Anzi dell'Italia sente profonda la nostalgia che si può avvertire nel carteggio che egli mantiene (1480-1485) con gli amici rimasti al di qua delle Alpi.

Nel maggio del 1484, accettando l'invito del vecchio suo discepolo Dalberg, A. si trasferì a Heidelberg dove poco dopo il suo arrivo cominciò a insegnare e a Dalberg e a vari altri giovani. Accompagnò il vescovo von Dalberg a Worms dove, oltre a visitare i monumenti della città, fece delle lezioni su argomenti classici davanti a un uditorio composto in gran parte di maestri. Parlò anche al clero della diocesi che il vescovo desiderava interessare ai nuovi studi. Attorno ad A. si riunirono i migliori dotti del tempo tutti intenti a preparare traduzioni dei classici greci e latini. A. si diede anche agli studi religiosi non avvertendo, come del resto si riteneva nell'umanesimo italiano, alcuna contraddizione tra religione e umanesimo.

Nutrendo una viva nostalgia per l'Italia. A. potè appagare il suo grande sogno di rivederla nel 1484, in occasione della elezione al pontificato di Innocenzo VIII. Fu deciso dall'elettore Palatino di mandare una rappresentanza a congratularsi col nuovo Pontefice e la scelta cadde su Dalberg e A., i quali il 30 maggio, dopo un brevissimo soggiorno a Ferrara, giunsero a Roma ove soggiornarono tre settimane ammirando le bellezze della città. Declamata l'orazione, i due presero la via del ritorno, ma le fatiche del viaggio fiaccarono A., che dopo poco più di un mese morì ad Heidelberg, il 27 ott. 1485.

Interessa particolarmente la storia della pedagogia una lettera che A. scrisse nel 1484 a uno dei suoi amici, Barbirianus, sotto il titolo De formando studio. Questo lavoro è il primo di una lunga serie di studi tedeschi sull'educazione. A. esclude dalla nuova educazione tutte le discipline dei medievali. Più che la realtà delle idee a lui interessava il contenuto delle idee stesse. Nel piano di studi dell'A. hanno molta importanza la filosofia morale e le lettere: queste in relazione con quella valgono a formare e rafforzare il carattere. Perciò non solo i grandi moralisti, Cicerone, Aristotele, Seneca, ma gli storici, gli oratori, i poeti hanno grande importanza come guida della condotta. Si debbono leggere i grandi scrittori antichi per la loro autorità in ogni campo del sapere e perché con il loro esempi e modelli di carattere ci rendono «paratiore» di virtutem».

Altro aspetto della filosofia è quello di esprimere la verità, perciò anche per l'A. l'eloquenza non era un ornamento della mente, ma l'espressione stessa dell'uomo. A. nel suo manuale introduttivo di logica De inventione dialectica, tradotto in italiano dal Toscanella (Venezia 1567), insegna l'arte di indagare e disporre ogni oggetto sotto i suoi vari rapporti e le leggi generali e naturali del pensiero che le scienze debbono seguire. La logica come la grammatica è un fattore dello stile; la forza dell'argomento ha maggiore importanza degli ornamenti e della varietà. Lo stile non può essere separato dal contenuto: è un pensiero dell'A. ma già presente negli umanisti. A. inoltre stimava di notevole importanza, ai fini della formazione dell'uomo, lo studio teorico e pratico della pittura, dell'architettura e della plastica; non per nulla A. era stato in Italia nel periodo in cui fioriva l'Alberti. Fu anche uno dei primi ad escogitare mezzi speciali per istruire i sordomuti. A. esercitò una notevole influenza sulla diffusione della cultura classica tanto efficace ai fini della formazione della cultura moderna al di là delle Alpi.

Bibl.: T. P. Tresling, Vita et merita R. Agricolae, Groninga 1830; A. Bossaert, De Rud. Agric. frisio, litterarum in Germania restituere, Parigi 1856; M. Jhm, Der Humanist R. Aer., sein Leben u. s. Schriften, Paderborn 1893; W. H. Woodward, La pedagogia del Rinascimento, 1900-1600, trad. ital. di E. Codignola e A. Lazzari, Firenze 1923, pp. 79-102.

Nino Sammartano