AGRIGENTO, DIOCESI DI

AGRIGENTO, DIOCESI di. - Nella Sicilia meridionale, è sede suffraganea di Monreale, detta sino al 1927 Girgenti; conta oggi 28 mila ab. ca. (35 mila nel comune) ed è capoluogo di una vasta provincia (kmq. 3043 e 475.600 ab.). Fondata nel 582 a. C., l'antica Akragas nei suoi primi anni fu dominata dal feroce tiranno Falaride (565-549). Più tardi si distinse la figura di Terone (488-472) che, alleatosi con Siracusa, vinse i Cartaginesi ad Imera (480) ed estese il dominio di A., da lui portata ad un grado di alta prosperità. Dopo di lui la città si resse con una

forma di governo repubblicano, ebbe periodi di grande floridezza, e subì il dominio straniero dei Cartaginesi prima, dei Romani dopo, sotto i quali cadde definitivamente nella seconda guerra punica (210 a. C.). Caduto l'impero d'Occidente, fu dei Vandali, dei Goti e poi dei Bizantini, con i quali la città era ormai decaduta. Nell'827 cadde sotto i musulmani, i quali riedificarono la città distrutta più in alto, cingendola di mura; solo nel 1086 fu strappata al loro dominio dai

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AGRIGENTO - Particolare del campanile del Duomo (sec. XV).
(fot. Alinari)
Normanni. Dopo aver partecipato alla guerra del Vespro (1283) e subito le vicende dei Chiaromonte (sec. xiv), il comune si sviluppò anche sotto il governo dei viceré spagnoli.

Non si può documentare l'esistenza di una comunità cristiana in A. prima della pace della Chiesa; le affermazioni contrarie, per essere basate su un inciso interpolato negli Acta autentici di s. Felice di Thibiuca, non hanno alcun valore di prova, come pure non hanno valore documentario vari testi agiografici relativi a santi in qualche modo connessi con A., trattandosi in genere di anticipazioni di fatti posteriori, o di reduplicazioni locali di santi autentici di altre località. Tra i dati forniti da tali fonti possiamo conservare solo il nome di Libertino, sia pure con riserve, come quello del protovescovo agrigentino: ma

nulla possiamo dire sull'età del suo pontificato. La testimonianza di una colonia giudaica (desunta da una iscrizione) potrebbe però farci ritenere possibile che non sia tardata a sorgere dal suo seno una comunità cristiana, le cui prime prove sono di carattere archeologico (alcune lucerne del sec. IV-V).

Notizie storiche possiamo trovare però solo sul finire del sec. VI, durante il pontificato di papa Gregorio I (590-604), dal cui epistolario risultano alcuni nomi di vescovi agrigentini, e precisamente di un Eusanio, che fu deposto da Pelagio II (578-90), e di un Gregorio, il quale, accusato non sappiamo di quale colpa, venne pure deposto, ma, successivamente riabilitato, tornò nel 598 in sede, ove era ancora nel 603. È da ritenere che tale Gregorio sia il celebre santo vescovo agrigentino, autore di un commentario sull'Ecclesiastie, in 10 libri, e di altre opere minori (non pervenutoci) ed assai venerato nella Chiesa orientale; di lui abbiamo quattro biografie, tutte greche, la principale delle quali scritta da un Leonzio monaco ed abate del monastero di S. Saba in Roma, e suo coevo (PG 98, 742-1181).

Successivamente, dalle firme degli atti del Concilio Lateranense del 643 e Costantinopolitano del 680, appaiono altri due vescovi agrigentini, Felice e Giorgio: gli ultimi noti prima dell'invasione dei Saraceni.

Quanto ai monumenti di tale periodo ad A., taluni sono menzionati nelle fonti agiografiche: tralasciandone alcuni minori, è da notare che la ricordata biografia di s. Gregorio scritta da Leonzio parla di una basilica e di un episcopio antichi, che, per essere stati profanati dalla presenza di un usurpatore durante il processo di Gregorio, vennero al ritorno di questo distrutti e riedificati altrove col consenso del Papa e dell'Imperatore, che in quella occasione avrebbero fatto grandi donativi.

La nuova Basilica, sorta restaurando «un tempio idolatrico vicino alle mura meridionali», è sicuramente quella rimasta sino ai lavori del sec. XVIII entro il tempio dorico detto della Concordia, nelle pareti della cui cella vennero aperte arcate, abbattendo anche la divisione con l'opistodomo in modo da ottenere un'ampia nave centrale, chiudendo poi la peristasi e ricavando così le navi laterali, come similmente e più o meno contemporaneamente era avvenuto a Siracusa per il tempio di Atena, l'odierno Duomo di quella città. La Basilica, dedicata al ss. Pietro e Paolo, ricevette poi il nome del dedicatore («S. Gregorio delle Rape»). Ma i monumenti più antichi sono di carattere sepolcrale e si trovano nella zona delle mura meridionali. Immediatamente a sud di tali mura si estendeva la necropoli romana, una parte della quale scavata nel 1899 ha rivelato di essere stata poi usata anche dai cristiani. Altre tombe praticate nello spessore stesso delle mura meridionali appartengono pure, per la caratteristica loro forma ad arcosolio, all'età paleocristiana e bizantina. In tutta la zona, poi, tra il tempio detto di Giunone e la Porta Aurea (sempre quindi lungo le mura meridionali) sono praticate nel suolo roccioso numerose formae e circa una ventina di camere sepolcrali ipogee, la maggior parte delle quali ottenute dalla trasformazione di antiche cisterne di acqua e di antichi depositi di cereali. La più grande di queste camere, la cosiddetta grotta Fragapane, può dirsi per la sua estensione una vera e propria catacomba; essa conserva ancora tracce di decorazione pittorica intorno ad alcune delle sue tombe. Per quanto estremamente devastata, il suo sviluppo può venir fissato tra la fine del sec. IV ed il corso del secolo successivo. Coeve o poco posteriori le formae «sub divo» e le altre camere sepolcrali, come pure le tombe delle mura.

Con l'invasione araba A. seguì la sorte delle altre chiese di Sicilia e la sua gerarchia soppressa fu ripristinata solo con la conquista normanna di Ruggero I, che nel 1086 nominò vescovo s. Gerlando di Besançon (m. nel 1104). Da allora la successione episcopale si è mantenuta ininterrotta sino ad oggi. Durante il pe-

periodo normanno-svevo i vescovi di A. ebbero spesso parte attiva nelle vicende politiche: così, per es., il tedesco Gentile, che era già stato cancelliere del re d'Ungheria, promosso ad A. da Guglielmo I (1054) (Ugo Falcando tracciò un quadro di questo turbolento prelato noto per la lotta fatta a Stefano di Perché); Bartolomeo Offamil, di origine inglese, fratello di Gualtiero e suo successore nella sede di Palermo; Ursone, favoreggiatore di Tancredi, spodestato da Enrico VII e reintegrato dall'Imperatrice Costanza; Rinaldo di Acquaviva (1244-64), scomunicato da Alessandro IV per aver favorito e incoronato re Manfredi. Nei tempi moderni, durante la lotta per la «monarchia sicula» si distinse Lorenzo Gioeni d'Angiò (1730-54).

Benché nel secolo scorso sia stata smembrata, la diocesi di A. resta tuttora una delle più vaste della Sicilia. Le giurisdizione del suo vescovo si estende a 46 comuni con 98 parrocchie, 474.500 cattolici, 345 sacerdoti secolari e 82 religiosi.

Tra i monumenti sacri di A. sono da ricordare: il Duomo (sec. XIV), dedicato a s. Gerlando, rimaneggiato nel sec. XVIII, con un grandioso campanile incompiuto del sec. XIV (notevole nell'aula capitolare un sarcofago rettangolare greco di squisita fattura con quattro episodi della storia di Fedra); S. Maria dei Greci (sec. XIV), S. Nicola (sec. XIII), S. Giorgio, con portale del '300, il monastero di S. Spirito o Badia Grande (1290), uno dei più belli della Sicilia. In tempi andati furono celebri le abbazie di S. Maria del Bosco, S. Leonardo di Chiusa, S. Angelo di Prizi, S. Maria di Palazzo Adriano, S. Giorgio di Triocala, S. Maria di Refesic, ed altre. - Vedi Tav. XLII.

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“AGRIGENTO, DIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 363. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/agrigento-diocesi-di.