pubblicisti russi del sec. XIX, figli di Sergio Timo-
fevič Aksakov (1791-1859). Il maggiore, Costan-
tino (1817-60), passò quasi tutta la vita a Mosca,
dove fece i suoi studi e pubblicò, nel 1847, la sua tesi
di laurea: Lomonosov nella storia della letteratura e
della lingua russa. Dapprima proclive «all'occiden-
talismo», divenne, col fratello Ivan, un seguace ar-
dente della scuola slavofila, diretta da Ivan Kirevskij
(1806-56) ed A. S. Chomjakov (1804-60; v.).
Il suo compito fu di dare un'apparenza di solidità,
mediante lo studio della storia nazionale, alla tesi fonda-
mentale del movimento: la corruzione totale e l'impotenza
degli Stati occidentali, tutti sorti dalla violenza e da essa
condotti alla rivoluzione politica e allo scisma religioso,
di fronte alla Russia, fondata sul principio della libertà,
che le ha assicurato l'unità della fede e l'unità liberamente
rispettata del potere. A sostenere questo grande paradosso
Costantino spiega molta ingegnosità. Ma la vera storia
della Russia contraddice apertamente le sue affermazioni.
Per dar consistenza alla sua tesi, egli ha fatto appello
anche alla poesia e al dramma. In vari scritti egli op-
pone il sano buonsenso del popolo russo alle classi bor-
ghesi, corrotte dalla cultura occidentale.
Suo fratello Ivan (1823-86) fu scrittore fecondo,
dopo aver condotto vita di funzionario fino al 1852.
Anche egli ha pubblicato, in difesa delle idee sla-
vofile, una serie di scritti a tendenza paternalisti-
camente democratica e panslavista. Perseguitato dalla
censura, che soppresse parecchi periodici di cui egli
era l'iniziatore, non si scoraggiò e continuò instanca-
bilmente fino alla morte a combattere per il suo ideale,
contro il liberalismo importato dall'Occidente.
russi) a cura di S. A. Vengerov, s. v., I, Pietroburgo 1889 (con
ampia bibliografia); P. Strube, in Slavonic Review, 2 (1923-24):
E. Radlov, Storia della filosofia russa, trad. E. Lo Gatto, Roma
1925; B. Jakovenko, Filosofii russi, Roma 1927. Martino Jugic