ALCHERO DI CHIARAVALLE (ALCHERUS; MENO ESATTO ALCÉRINO O ALCHIERO)

ALCHERO di CHIARAVALLE (Alcherus; meno esatto Alcérino o Alchiero). - Monaco cistercense di Clairvaux, ove fu discepolo di S. Bernardo. Poco si conosce della sua vita: sembra sia morto verso il 1180. Per soddisfare a un suo dubbio circa l'intima e misteriosa unione dell'anima con il corpo, Isacco di Stella (v.) gli diresse l'epistola o trattato De anima (PL 194, 1875-90). CELLA (v.) gli mandò il libro De consuetitia (PL 202, 1883-98) in risposta al suo quesito «quid sit bona conscientia» (PL 202, 1089). Solo da questi scritti si possono ricavare elementi che definiscono la fisionomia spirituale di A.: studioso e amante della «fisica», cioè della medicina e delle scienze naturali (cf. PL 194, 1882) e pio e solerte compilatore (cf. PL 202, 1089). Per tali sue caratteristiche gli vengono attribuiti alcuni opuscoli, già passati sotto i nomi di S. Agostino, Ugo di S. Vittore ed altri.

I. Principialissimo tra tutti, il De Spiritu et Anima (PL 40, 779-832): in appendice alle opere di S. Agostino, trattato di psicologia, che compendia tutta la tradizione precedente, sulla scorta di Agostino, Gennadio, Cassiodoro, Beda, Alcuino, Boezio, Ugo di S. Vittore, Isacco di Stella ed altri. Composto verso il 1160 e diffusosi anonimo, passò ben presto sotto il nome di S. Agostino, divenendo così un secolo dopo — specialmente a proposito della semplicità dell'anima — un vero cavallo di battaglia nelle lotte teologiche tra i rappresentanti della corrente platonico-agostiniana e quelli della corrente aristotelica. I primi l'attribuivano a S. Agostino e ne difendevano l'autenticità, allegandolo come un'«auctoritas»; gli altri l'attribuivano invece ad un monaco cistercense, che per alcuni era un tale Guglielmo, «qui multa falsa dixit»: così Alberto Magno (In I Sent., d. 8, a. 25, ad 1), che nella sua Sum. Theol. cita l'opuscolo una trentina di volte. Anche Tommaso d'Aquino lo cita spesso, nelle sue molteplici opere, per ragioni polemiche; ma, mentre nel commento alle Sentenze lo pone sotto il nome di Agostino, nella Sum. Theol. usa la formula anonima: «Sicut dicitur in libro de Spiritu et Anima»; notevole è quanto affermato in IV Sent.: «Ad primum dicendum, quod liber ille negatur a quibusdam esse Augustini: dicitur enim fuisse cuiusdam cistercensis qui eum ex dictis Augustini compilavit et quaedam de suo addidit» (d. 44, q. 3, a. 3, col. II, ad 1). Perciò, se in qualche edizione delle opere di S. Tommaso, come in quella del Frette (presso L. Vièvès di Parigi), il nome di A. è entrato nel testo, ciò non è conforme ai codici, che invece di Alcherus hanno Augustinus (cf. In IV Sent., d. 44, q. 1, a. 2, quaestiuencula 3, Sed contra, nella citata ed. di Frette, XI, Parigi 1874, p. 30).

Quanto all'uso di questo scritto nelle questioni controverse, l'Angelico conclude: «Nec multum curandum de his quae in eo dicuntur» (De Anima, a. 12, ad 1), poiché «libre ille auctoritatem non habet: unde quod ibi scripsum est, eadem facilitate contemnitur, qua dicitur» (Sum. Theol., I., q. 77, a. 8, ad 1).

Comunque, detto opuscolo fu caro a S. Bonaventura, che sotto il nome di S. Agostino lo cita una cinquantina di volte (cf. Opera omnia, X, Quaracchi 1902, p. 269, col. 3). Da questo stesso opuscolo (capp. 17, 49 e 50) sono stati estratti, verso la fine del sec. XII, i primi due pa-

ragrafi della Meditazione VII nella serie delle Medita-
tiones attribuite a s. Anselmo (PL 158, 709-820).

A. Wilmart, esaminando i molti manoscritti del De
Spiritu et Anima (nelle sole biblioteche inglesi ne ha con-
tati una sessantina), è del parere che l'opera sia stata con-
cepita originariamente in tre libri: ciò spiegherebbe le
principali differenze dei manoscritti. Il primo ad attribuire
l'opuscolo ad A., è stato, nell'età moderna, il benedetto
P. Coustant (Admonitio in libri. de Spir. et Anima: PL
40, 779).

II. De diligendo Deo, pubblicato anch'esso dal Coustant
in appendice alle opere di s. Agostino (PL 40, 847-64):
libro, a giudizio di Erasmo, «pio e non privo di erudi-
zione». I pensieri di cui si compone sono tratti in gran
parte da Ugo di S. Vittore, s. Bernardo e s. Anselmo. Vin-
cenzo di Beauvais (Speculum nat., XXIII, 1) lo COMESTORE, PIETRO (v.); ma i Benedettini preferi-
scono considerarlo di A.

III. Gli stessi Benedettini (il Coustant e i Maurini,
autori della Histoire Litt. de la France) attribuiscono ad
A. anche altri opuscoli:

1. Il Manuale, che compare in appendice alle opere di
Agostino (PL 40, 951-68), redatto con estratti di Ago-
stino, Cipriano, Gregorio M., Ugo di S. Vittore, ecc.:
opuscolo celebre nel medioevo, che il Wilmart — rile-
vando come da esso provenga la XIV delle Meditazioni
attribuite a s. Anselmo — ritiene composto da un pio
compilatore al principio del sec. XIII.

2. Il Soliloquiorum animae ad Deum liber unus, anch'esso
in appendice alle opere di s. Agostino (PL 40, 863-98):
dipendente dagli scritti agostiniani e da Ugo di S. Vittore;
da non confondersi con i Soliloqui autentici di Agostino.

3. Il Liber Meditationum, parimenti in appendice a
s. Agostino (PL 40, 901-42).

Queste tre opere hanno tuttora larga diffusione, sia
in latino sia nelle lingue moderne, sotto il nome di s. Ago-
stino.

4. Il libro I e il libro III del De Anima, edito in ap-
pendice alle opere di Ugo di S. Vittore (PL 177, 165):
libri che corrispondono, il I alle Meditationes piissimae de
cogitatione humanae conditionis (PL 184, 485-508), e il III
al trattato De interiori domo, seu de conscientia aedificanda
(PL 184, 507-52): scritti, questi, pubblicati in appendice
alle opere di s. Bernardo.

Tuttavia è da tener presente che a garantire tutte
queste attribuzioni in favore di A., manca ancora — allo
stato attuale delle nostre conoscenze circa la tradizione
manoscritta di tali opuscoli — ogni argomento positivo.

Infine non sappiamo se A. soddisfece al desiderio di
Isacco di Stella, che nella sua epistola De anima lo pre-
gava di scrivergli intorno alla «struttura del corpo umano»;
si pensa che almeno l'opuscolo De Spiritu et Anima ne sia
stata una conseguenza.

Bibl.: PP. Maurini, Histoire Littéraire de la France, XII, Pa- rigi 1763, pp. 678-86 (art. riprodotto in PL 194, 1683-88); G. Théry, L'authenticité du De Spiritu et Anima dans la Thèse et Albert le Grand, in Revue des Sciences Phil. et Théol., 10 (1921), pp. 373-77; M. D. Chenu, «Authentica» et «Magistralia»: deux lieux théologiques aux XIIe-XIIIe siècles, in Divus Thomas, Pa- cenza, 28 (1925), pp. 171-73; F. Ueberweg, Grundris der Ge- schichte der Philosophie, II, 11a ed. (B. Geyer), Berlino 1928, pp. 260-61 e 708; A. Wilmart, Les Méditations réunies sous le nom de st Anselme, in Auteurs Spirituels et Textes dévots du Moyen Age latin, Parigi 1932, pp. 173-201 (cf. Revue d'Académie et de Mystique, 8 [1927] pp. 249-82); M. De Wulf, Histoire de la Philosophie Médiévale, I, 6a ed., Lovanio-Parigi 1934, pp. 223- 227; E. Gilson, La Philosophie au Moyen Age, 2a ed., Parigi 1944, pp. 302-303, 308, 473.