ALCHIMIA

ALCHIMIA. - Il nome deriva dall'arabo al, arti-
colo, e dal greco χημεῖα ο χημεῖα = fusione. Nel
concetto popolare l'a. è la scienza e insieme l'arte di
trasformare i metalli in oro e argento. In realtà è
questo un concetto troppo parziale e unilaterale che
non tiene in alcun conto la vasta e complessa co-
struzione creata dai veri alchimisti filosofi (p. es.
Paracelso). Infatti la legge fondamentale dell'a. era che
i minerali, i vegetali, gli animali, l'uomo, le entità astrali
delle sfere celesti, ecc., sono mossi dal supremo Fat-

ALCHIMIA

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- Porta magica (sec. XVI).
Roma, Piazza Vittorio Emanuele.

tore per mezzo di un unico permanente flusso vitale di
varie gradazioni e secondo un'unica virtù informa-
tiva. Tale legge regola in identico modo il macrocosmo
(mondo universo) ed il microcosmo (uomo) e non
riguarda solo la materia: con cui queste due entità
sono costituite, ossia il loro stato chimico, ma anche
tutto il complesso dei fenomeni vitali interdipendenti
e cioè le relazioni cosmiche (astrologia), le malattie o
squilibri, i reciproci influssi, ecc.

Per quanto concerne la chimica, le basi dell'a.
erano, nel medioevo, ridotte alle seguenti leggi: 1) Tut-
te le specie sono invariabili e non possono essere trasfor-
mate le une nelle altre. 2) I metalli appartengono ad
un'unica specie e possono trasformarsi (ridursi per de-
purazione) dallo stato ville all'oro, ossia alla purezza
assoluta.

Nel campo chimico-farmaceutico e iatrochimico,
l'a. ammetteva che la malattia fosse dovuta ad uno
squilibrio di fluidi creato nel campo umano o per
azione dei cibi o dei veleni, o, più spesso, per in-
fluenze cosmiche, ossia per ripercussione di fatti, me-
teorologici od astronomici, sul microcosmo. Ogni or-
gano del corpo umano aveva perciò una relazione con
gli astri, ed ogni metallo pure da uno di questi di-
pendevia. La terapeutica doveva, quindi, servendosi
dei metalli, o meglio dei loro sali, ripristinare nel-
l'umano organismo l'equilibrio turbato.

Base dell'a. fu la sperimentazione continua, ma limi-
tata solo a trattamenti termici della materia. Per mezzo
di questo metodo sperimentale, si ebbero le principali sco-

perte chimiche, nonché la formazione di un'a. tecnica, che ebbe per esponente in Italia Vannoccio Biringuccio. Questi, benché seguace del metodo di ricerca alchimistica, negò la seconda delle suesposte leggi. Molti alchimisti dalle ricerche di magia naturale vollero, a scopo di lucro, o per deviazione religiosa, passare nel campo della magia nera, ossia diabolica, incorrendo nelle più gravi sanzioni; altri ricorsero alle truffe più delittuose, incappando pure nella giustizia.

Il mezzo per ottenere la trasformazione dei vari metalli in oro era rappresentato da una sostanza ipotetica, detta pietra filosofale, dalla quale derivava la polvere di proiezione, che, gettata sul composto metallico da depurare, operava la trasformazione. Nel campo umano, a questa pietra corrispondeva l'elisir di lunga vita, altra ipotetica sostanza che, come farmaco, doveva riprodurre l'equilibrio fisiologico permettendo di arrivare ai più estremi limiti della vita naturale, eliminando le malattie come cause di morte.

Dal punto di vista della religione, l'a. non fu condannata, se veniva esercitata con intendimenti onesti e consoni alla morale. A tali condizioni, il Concilio di Trento dichiarò essere lecita quest'arte allorché non intervenisse alcuna frode. L'a. tradizione medievale faceva s. Domenico detentore di un segreto per la trasmutazione. Questo segreto sarebbe stato trasmesso a s. Alberto Magno, per tramite di eredi spirituali del santo fondatore, e da s. Alberto sarebbe passato a s. Tommaso d'Aquino. Tutto ciò (che si è dimostrato privo di qualsiasi fondamento) fu detto per dare valore alla supposta attribuzione a s. Tommaso di due trattatelli: uno sulla pietra filosofale e uno sull'arte dell'a. Questi due libretti, il secondo dei quali è dedicato a un tal frate Reginaldo, sembrerebbero opera di un altro domenicano, amico di s. Tommaso; il quale, peraltro, dal canto suo (In II Sent., d. 7, III, vol. VI), pur mostrandosi a perfetta conoscenza delle operazioni alchimistiche, si rivela assai spesso scettico riguardo a questa scienza, dubitando della possibilità di poter trasformare i metalli.

Tra gli alchimisti ufficialmente riconosciuti è anche Raimondo Lullo. È scritto sulla guardia di un codice del sec. XIV (scrittura italiana proveniente dalla Spagna): Raimondo finì questa lettura nella città di Genova l'anno del Signore 1303 il giorno primo di febbraio in

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Alchimia - Strumenti ad uso degli alchimisti nel sec. xvir.

onore di Gesù Cristo. Commentò a voce questa ed altre sue opere { }^{n}.
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Alchimia - Strumenti ad uso degli alchimisti nel sec. xvir.
onore di Gesù Cristo. Commentò a voce questa ed altre sue opere.

L'a. poteva divenire arte peccaminosa per i mezzi usati e per gli scopi prefissi di frode. Uno degli esempi più celebri fu il maresciallo di Francia, Gilles de Laval, che la favola ha trasformato nel famigerato Barbablù.

Per quanto concerne la trasmutazione dei metalli, oggi il sogno degli alchimisti si può dire attuato nelle trasmutazioni artificiali degli elementi (v. NUCLEO), ma, naturalmente, su basi affatto diverse.

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