AMBIZIONE. - Etimologicamente deriva dalla voce latina ambire «andare attorno» o brigare per ottenere onori o cariche.
In senso lato, assai frequente nel linguaggio popolare, a significa il desiderio di affermarsi, di conseguire onori, di arrivare a posti di responsabilità. In tale senso si suole parlare di a. nobili e sante.
In senso più ristretto, e il solo che ricorra in teologia morale, significa desiderio disordinato e ricerca sfrenata di onori e di cariche. Così intesa, nasce dalla superbia. S. Tommaso nella Sum. Theol., 2a-2a, q. 131, a. 1, così la definisce: «L’a. è un peccato con cui si persegue l’onore in maniera disordinata, o perché non lo si merita, o perché non lo si riferisce a Dio ma unicamente a se stessi».
L’a., come già avverte s. Tommaso nello stesso articolo, si può manifestare in tre modi, secondo la diversità della non ordinata ricerca e bramosia di onori, di cariche, di dignità: 1) desiderando dignità ed onori maggiori di quelli che possono convenire al desiderante; 2) cercando gloria ed onori per azioni o vie illecite: ad esempio con raggi, sollevazioni, ribellioni, ecc.; 3) cercando gli onori con vera e propria offesa di Dio. Tale vizio può giungere anche ad essere peccato grave, come nei casi seguenti: a) quando l’ambizioso ponga l’ultimo suo fine negli onori; b) quando cerchi gli onori con danno grave del prossimo o detenendo all’onore di Dio; c) quando cerchi ed ottenga gli onori con mezzi gravemente illeciti.