AMORE (LIBERO). - Amore significa, qui, l'apetito sessuale; e l'aggiunta di «libero» vuole indicare la volontà di soddisfarlo senza alcun freno, ma secondo il proprio talento. Che può intendersi in due sensi: l'uno più ampio e totalitario, l'altro più ristretto e dipendente.
1. Inteso nel primo senso, l'a. 1. importa: a) l'essenzione da ogni legge di morale personale, la quale non ha nessuna ragione di esistere. L'amore, infatti, ci si impone senza affatto domandare né il nostro, né l'altrui consenso, ma sorge per impeto di natura; non ha altri doveri che verso se stesso; o meglio ha soltanto dei diritti. Quindi ciascuno deve essere libero di esercitarsi nel modo e nei momenti che vuole; b) l'essenzione da ogni legge sociale. L'autorità civile, religiosa, familiare, non hanno nulla da vedere, né limiti o restrizioni da prescrivere; al più hanno l'obbligo di assicurare a ciascuno il libero esercizio dell'amore; c) l'essenzione da ogni legge di convenienza, di pudore, di pregiudizi sociali o religiosi. Tutto questo è indegno dell'uomo; è nato dalla paura; fomenta e inasprice il senso erotico, togliendo quel sereno equilibrio che giova alla formazione e allo sviluppo pieno della personalità, come il cibo giova al rinvigorimento del corpo, riportandolo a quell'equilibrio che viene rotto dal logorio e dall'usura delle energie, causati dalle occupazioni e dalle fatiche giornaliere; d) inoltre l'a. 1. offre una via di scampo a tante persone, che per l'uno o per l'altro motivo non possono sposarsi. «Senza vita sessuale un essere umano è incompiuto o mutilato. E questo per fortuna lo sanno finalmente anche le donne. Va sempre crescendo il numero delle donne colte, oneste e operose, che non sono maritate o per qualsiasi motivo non lo possono essere, e tuttavia hanno relazioni sessuali. Sono donne coraggiose, conscie del proprio valore, che preparano alle loro sorelle tempi migliori» (dottoressa Adamo Lehmann, cit. in Förster, p. 59). E B. Russel, l'autore più sistematico in materia (Le mariage et la morale, vers. francese, 6a ed., Parigi 1930, p. 144) aggiunge: «Sotto l'aspetto della pura morale (l'a. 1.) segna un immenso progresso sul vecchio sistema. I moralisti tradizionali lo deplorano perché vi vedono un fallimento che non si può più dissimulare. Invece questa novella libertà dell'amore nei giovani deve formare argomento di gioia per noi, perché essa sta per creare una nuova generazione di uomini e di donne, liberi da ogni sofistica ritrosia»; e) finalmente l'a. 1. è una preparazione indispensabile alla felicità senza più delusioni nel matrimonio; il che vale non solo per i giovani, ma anche per le giovani. L'esperienza, infatti, acquistata dalle varie avventure, mentre attutirà i primi e più impellenti ardori, favorirà a suo tempo una scelta più felice del compagno o della compagna del resto della vita. È la tesi di L. Blum (Del matrimonio, vers. ital., Torino 1946, specialmente pp. 1-33); ed è pure la sostanza un po' velata del detto molto comune: «è necessario che la gioventù se la spassi», col quale si cerca di scusare disinvoltamente le deviazioni dei giovani.
2. Non tutti però nella teoria dell'a. 1. ardiscono scendere fino alle ultime logiche conseguenze, ma danno ad essa il significato di unione libera, nel senso che i coniugi devono poter separarsi a piacimento per intrecciare altre unioni, anche multiple; e poter colmare anche senza che intervenga separazione, con relazioni estrematrici in alcune o le deficienze o le insoddisfazioni che incontrano nel matrimonio legittimo.
L'amore, infatti, crea liberamente l'unione; liberamente la continua, liberamente la sopprime, appena scorge un oggetto più desiderabile. «Sarebbe assai buffo volersi far porti del falso onore di essere fedeli, seppellirsi per sempre in una passione, essere morti fin dalla giovinezza a tutte le bellezze che ci possono colpire lo sguardo» (Molière, Don Giovanni, atto I, scena 2°).
3. VALUTAZIONE
La teoria dell'a. 1. è deprecabile sotto tutti gli aspetti e condannata dalla ragione e dalla religione per il capovolgimento che infigge ai veri valori della vita e le tristi conseguenze, a cui conduce. È vero che l'amore, inteso come appetito sessuale, favorisce il pieno sviluppo della personalità e perciò gli uomini hanno il diritto di cercarvi la loro felicità e il loro perfezionamento e di cercarli liberamente. Perciò la Chiesa molto insiste sulla libertà sia nella scelta dello stato matrimoniale, sia nella scelta della persona del coniuge. È anche vero che l'istinto sessuale è in sé un bene e che, non potendo l'umanità propagarsi e continuare senza che esso sia soddisfatto, non è male, in sé, il seguitivo. Ma l'uomo non è tutto e solo istinto erotico; ha pure altri sentimenti, è soprattutto spirito ed è creatura razionale e sociale. Ha quindi un fine da raggiungere degno di una creatura razionale; ha limiti e leggi da osservare per non comprometterne il conseguimento. E questo sia per rispetto al corpo e ai suoi istinti, sia per rispetto all'anima. Perciò non si può, né si deve «isolare l'erotico da ogni altra condizione e finalità della vita umana a tal segno da andare incontro al più elementare buon senso, da dimenticare i fatti fondamentali della natura umana, da trascurare le fondamentali esigenze della vita reale» (Förster, p. 102).Né va dimenticato l'avvertimento di Gesù: «Ci sono degli eunuchi che sono tali per nascita; altri ve ne sono, resi tali dagli uomini, e altri ancora, che si sono fatti tali per amore del regno dei cieli. Chi può intendere, intenda» (Mt. 19, 12). Con queste parole Gesù ha suscitato nel corso dei secoli legioni di uomini e di donne che hanno sublimato l'istinto della procreazione e invece di seguire l'attrattiva del matrimonio, hanno preferito serbarsi continenti e casti per un amore e una paternità o maternità più ampia e spirituale. Le ragioni di cui cerca ammantarsi l'a. 1., sono soltanto sofissimi e provengono soprattutto dalla mancanza di volontà di reagire e di padroneggiare le proprie inclinazioni, dalla presunta impossibilità di mantenersi puri e onesti. «Certo l'essere animali ragionevoli è un duro mestiere, e duro mestiere è dirigerne con l'anima il proprio corpo fin nell'intimo del proprio essere, là dove la volontà si innesta nell'organismo. Bisogna faticare e sanguinare, chi voglia riufficare e spiritualizzare lentamente queste regioni ottenere, dove il passato della nostra specie e di noi
AMORE e PSICHE - Affresco (sec. IV) - Roma, Cimitero di Domitilla.
stessi ha lasciato affondare troppe cattive radici. Ma la nostra dignità di uomini e di cristiani, la dignità dei nostri corpi, canne, si, ma pensanti; dei nostri corpi diventati col battesimo templi di Dio; breve, il nostro valore naturale e soprannaturale si raggiunge, non solo a questo prezzo... Non infliggiamo all'umanità l'insulto e il delitto di abbassare i suoi principi al livello delle sue debolezze; infrangere nell'armonia molla che la deve far salire in alto equivale ad impervirca di ciò che ha di meglio, di ciò che la deve rendere migliore» (Mersch, pp. 19-20). L'esperienza, poi, ci attesta le cattive conseguenze della teoria dell'al. nei suoi due aspetti: unioni infelici, concubinati, nudismo, controllo delle nascite, depauperamento della razza, abbassamento del livello della vera civiltà, dissoluzione dell'individuo e della famiglia.
Concludendo si può dire: prestando il nome di amore a tutti gli atti dell'a. 1., altro non si fa che scatenare, inverniciare e intronizzare la voluttà, l'abbiettezza, l'animalità, e invece di un a. 1. si ha un amore totalmente schiavo al peggiore dei padroni.
La dottrina della Chiesa, fondata sulla parola di Gesù Cristo (cf. ad es. Mt. 5, 8. 27-30; 18, 6-10), conferma e perfezione quello che dice la ragione, e nello stesso tempo, pur conoscendo e valutando le difficoltà insopprimibili suscitata dalla natura umana guasta dal peccato originale, offre i mezzi (mortificazione, vittoria di sé, preghiera, Sacramenti) per un felice superamento di tutti gli ostacoli e per la serena gioia dei cuori. «Se il chicco di frumento cadendo in terra non muore, rimane infecendo, se invece muore produce molto frutto» (Io. 12, 24) (v. CASTITÀ; DIVORZIO; MATRIMONIO).