AMORE (CONIUGALE).- È il mutuo affetto che lega i due coniugi nella vicendevole, piena e costante dedizione di se stessi: mente, cuore, corpo. La parola stessa «coniugi», «coniugale» indica subito che si tratta di un «giogo», quindi di una vita, di un viaggio «in due», che importerà necessariamente dei limiti, imporrà delle condizioni e anche degli eroi, LIBRO (v.), né l'amore-esperimento, né qualunque altra unione possono pretendere di possedere. L'argomento è sviluppato più oltre (v. finalità); qui si tratta solo delle qualità, dei frutti, e delle ricchezze che importa l'amore, quando fiorisce tra l'uomo e la donna che si sono uniti per un «cammino in due» ed è sublimato dal Sacramento istituito da Gesù Cristo.
I. L'A. C. È RECIPROCO ARRICCHIMENTO DEI CO-NIUGI. - a) Dio, creando l'uomo e la donna, ha dotato l'uno e l'altra di profonde differenze, non limitate all'ordine fisiologico, ma che si rilevano anche nel carattere, nelle doti, nelle tendenze, nelle aspirazioni. Nessuno dei due costituisce da solo un insieme compiuto sotto tutti gli aspetti e quindi domando, per completarsi e perfezionarsi, l'aiuto di un altro o di un'altra, con cui unirsi il più intimamente possibile. «Non è bene che l'uomo rimanga solo; faccia-mogli un aiuto simile a lui» (Gen. 2, 18). L'uomo e la donna devono completarsi vicendevolmente ciascuno per la parte sua, apportando l'uno ciò che manca all'altra. Le loro differenze possono quindi dirsi compromettenti, e pertanto destinate a trovare nell'a. c. la loro armoniosa fusione, con il conseguente arricchimento fisico e spirituale dei coniugi. La donna ha bisogno di sentire e trovare nell'uomo un essere che venera e ammira; l'uomo sente la necessità dell'influenza dolce e premurosa, accorta e benefica della donna. b) L'uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, che è «amore» (I Io. 4, 1), è anch'esso, nel suo più intimo, amore. Ora, come le tre divine Per-sone della S.ma Trinità sono infinitamente felici nel loro reciproco amore, così la famiglia nell'amore profondo dei suoi membri diventa la sorgente più pura e più vera della felicità. Ma l'amore vero e profondo non è egoismo, bensì dedizione ad altri: per la persona amata nessun sacrificio è troppo duro o pesante; tutto, anzi, diventa leggero, amabile, conquistabile; né ci si contenta di dare questo o quello; ma si dà tutto, anche se stessi, senza alcun rimpianto. L'immagine di questo amore si contempla nella S.ma Trinità e in maniera tanto commovente nella natura umana del Figlio di Dio. E s. Paolo (Eph. 5, 25-33) paragona l'amore dei coniugi all'amore di Cristo per la sua sposa, la Chiesa. L'a. c. deve tendere perciò a ripro-durre questi due ideali; e quanto più ad essi si acco-sterà tanto più si nobilierà e renderà felici. c) L'a. c. esige la fattiva cooperazione dei coniugi nelle varie vicende e situazioni della vita di famiglia. In questo «altri sono i doveri propri dell'uomo, altri i doveri spettanti alla donna, alla madre; ma, né la donna può rimanere interamente estranea al lavoro del marito, né il marito alle sollecitudini della moglie. Quanto viene fatto in famiglia vuol essere in qualche maniera frutto di collaborazione; opera, in qualche grado, comune dei due sposi» (Pio XII, Discorso agli sposi, 18 marzo 1942). Ora la collaborazione piena-dev'essere data con la mente, la volontà e l'opera; è fondata sulla reciproca stima e rispetto; subordina le opere e i gusti particolari al pensiero e al fine comuni; il che non può avvenire se ciascuno dei coniugi non sa a tempo e luogo imporsi le necessarie restrizioni alla propria libertà; evitare ciò che può costituire un'insidia alla fedeltà del cuore e del corpo (amicizie platoniche, civetterie imprudenti, conversazioni e visite arrischiate fuori tempo e misura); detestare le insidie e le lusinghe, ancora più gravi, degli affetti compensatori (cf. la trama del romanzo di A. Fogaz-zaro, Daniele Cortis [Tutte le opere di A. F., ediz. P. Nardi, III, Milano 1931, p. 460: «Sono sposi senza nozze, non con la carne, ma con il cuore»]); adattarsi all'indole dell'altro, tollerarne pazientemente le lacune e i difetti. Donde un continuo esercizio di virtù, talora anche eroiche, che se può parere duro o difficile, importa però, per chi lo sappia praticare, un vero arricchimento di virtù. d) Se, conforme al concetto di s. Paolo, gli sposi devono riprodurre l'amore reciproco del Cristo e della Chiesa, ne consegue che il loro amore rivestirà una funzione liberatrice. Si fonderà cioè sempre più nell'immagine del Cristo, veduto nell'altro coniuge, supererà la fase del sem-plice amore romantico, dell'attrattiva puramente sensibile; l'uno amerà l'altro per quello che esso è e rappresenta, cioè Dio; e senza affatto privarsi di nessuna delle gioie apportate dal matrimonio, le sfruttarà per un reciproco aiuto a formare e a perfezionare ogni giorno di più la mutua vita interiore, la serenità di una dolce e pur viva intimità; e il medesimo dono reciproco delle loro persone, con tutte le ricchezze morali e fisiche da esso importate, perderà, per così dire, ogni monotonia e ogni automatismo e si trasformerà nell'espressione spontanea e nell'incantevole coronamento dell'amore.
2. L'A. C. RESO SUBLIME DAL SACRAMENTO. - a) L'amore dei coniugi riveste un valore morale più alto ancora per il fatto che il matrimonio, che lo consacra, è stato innalzato da Dio alla dignità di sacramento. L'unione coniugale diventa così un canale di vita soprannaturale e santificatrice. Come i due sposi all'atto del Matrimonio sono stati strumenti di vicendevole santificazione, perché essi, e non il sacer-dote presente, sono stati i ministri del Sacramento, scambievolmente largito e ricevuto, così continuano a santificarsi nell'esercizio della vita coniugale, perché se il sacramento propriamente detto non è che un atto che passa e il gesto di un istante, ha però un effetto durevole e trasforma lo stato matrimoniale in uno stato spirituale permanente, sorgente di grazie continue. Per cui le si paragona al sacramento dell'Ordine e dell'Eucaristia; dell'Ordine, perché gli sposi ne sono i ministri, come il sacerdote è ministro degli altri; dell'Eucaristia, «perché è sacramento non solo mentre si fa, ma anche mentre perdura; e finché vivono i coniugi, la loro unione è sempre il sacramento di Cristo e della Chiesa» (Pio XI, enciclica Casti Comu-biti). Perciò in virtù della grazia sacramentale ricevuta nel sacramento, tutte le opere che concernono gli obblighi, le cariche dello stato matrimoniale (le attestazioni di amore, le tenerezze, le gioie, le testimonianze di riconoscenza, le cure della casa e della famiglia, i rapporti intimi), se compiute in grazia di Dio e nei modi legittimi non soltanto sono opere sante, ma anche di mutua santificazione. Il che spiega le cure e le premure della Chiesa nel preservare l'a. coniugale da ogni anche piccola ombra, la quale possa offuscarne lo splendore; e spiega pure la ragione per
cui l'esercizio sano e legittimo di esso possa giustamente chiamarsi una delle vie della santità.
AMORE (DEL PROSSIMO): V. CARITÀ.