ANTONIANO, SILVIO. - Cardinale, umanista, pedagogista, n. a Castello (diocesi di Penne) il 31 dic. 1540, m. il 16 ag. 1603 a Roma. Di umili origini, avendo fin da fanciullo rivelato particolari doti di ingegno e di capacità negli studi, trovò aiuto e protezione, e poté compiere gli studi giuridici a Ferrara, dove si addottorò, e nel cui ginnasio, appena sedicenne, dal duca Ercole fu posto ad insegnare eloquenza e umanità. Chiamato da papa Pio IV a Roma ad insegnare lettere, di qui, per la benevolenza dimostratagli dal card. Carlo Borromeo, si recò a Milano, e successivamente segui in Germania il card. Morone, legato pontificio. Ritornato a Roma, dove compì gli studi di teologia sotto la direzione di s. Filippo Neri e fu ordinato sacerdote, ricoprì alte cariche in Vaticano, e il 3 marzo 1599 ricevette il cappello cardinalizio.
Rappresentante del tardo Umanesimo, formatosi sullo stile di Cicerone, fu fecondo scrittore di carmi ed orazioni latine. Purista, criticò aspramente la Gerusalemme liberata del Tasso, e ne voleva purgata la forma, in modo che potesse esser data in lettura anche alle monache. Lo scritto che, dopo vari secoli, dà ancor ampia risonanza al suo nome, è il pregevole trattato di pedagogia, in tre libri, De Christiana pue
rorum educatione, tradotto forbitamente in italiano (Del'educatione cristiana dei figliuoli), che è un'ordinata esposizione dei principi fondamentali cui si è ispirata la controriforma nel campo educativo. S. Carlo Borromeo, per arginare la riforma protestante e porre la istruzione popolare e la superiore sul piano del nuovo indirizzo educativo espresso dal Concilio di Trento, spinse l'A. a scrivere quest'opera, e a darci con essa, fondata sulle verità della dottrina teologica, una sicura guida a genitori e maestri nell'educazione dei fanciulli.
Il libro fu pubblicato a Verona nel 1583, e, per il grande successo che ebbe, fu ristampato più volte fino al 1852, e un'ultima volta ancora recentemente nel 1928, a cura di L. Pogliani. Mentre l'A. scriveva il suo trattato, i Gesuiti organizzavano la loro «Ratio studiorum». Con il trattato l'A. si rivolge specialmente, come poi il Calasanzio, fondatore delle Scuole Pie, all'educazione delle classi popolari. Mentre è innegabile l'influsso di Plutarco, di Quintiliano, di Cicerone e di altri scrittori latini, anche per ciò che concerne le dottrine pedagogiche, sullo spirito umanistico dell'A., il suo trattato rispecchia, in modo particolare, le affermazioni morali del Concilio di Trento. Non vi mancano, però, spunti di nuove teorie, che hanno poi trovato ampio sviluppo nella pedagogia moderna: così, sulle inclinazioni e reazioni naturali, sull'indurimento fisico, sul metodo diretto nell'insegnamento delle lingue, sulla legge di graduazione didattica, ecc.
Nel piano degli studi è data la preferenza al latino sul volgare, e fine unico di tutta l'educazione è considerato quello di «allevare cristianamente i figliuoli conforme al timor santo di Dio e alle norme della santa sua legge». E perciò tutto un libro, il secondo, tratta dell'efficacia educativa della preghiera e dei Sacramenti. L'ultimo libro è invece dedicato agli aspetti civili dell'educazione, con una anticipazione anche delle necessità moderne dei nuovi tempi. L'opera dell'A., per l'indirizzo dell'educazione e istruzione elementare, non ha mancato di esercitare la propria influenza sui porto-realisti e su G. B. De la Salle.
BML: G. Castalione, S. A., S. R. E. Cardinalis vita a Tosepho, Castalione I.V.D. conscripta; Silvi Orations XIII, Roma 1610; G. Carafa, De Gymnasio romano et de eius professo-libus, 1751; L. Kunz, nella biografia premessa alla traduzione di De'educatione dei figliuoli, Lucerna 1888; G. B. Gerini, Gli scritori pedagogici italiani del sec. XVI, Torino 1897, pp. 439-344; M. Carbonera, S. A. o un pedagogista della riforma cattolica, S. Oratorio 1902; B. Peroni, Le prime scuole elementari governative a Milano (1773-96), Pavia 1906; A. Benini, Un pedagogista del Rinascimento, S. A., in Annuario del R. Liceo Ginnasio Dante Alighieri di Ravenna, 1928-29; G. Vidari, L'educazione in Italia. Dall'Umanesimo al Rinascimento, Roma 1930, p. 99 segg.
Rostario Guido Tentori