**APORTI, Ferrante.** - Il nome dell'A., n. a S. Martino dell'Argine nel Mantovano il 20 nov. 1791 e m. a Torino il 29 nov. 1858, è legato al movimento pedagogico del Risorgimento italiano, soprattutto per l'opera da lui svolta in favore della istituzione degli asili infantili (v.). Spirito caritatevole l'A. sentì fin dalla giovinezza la vocazione al sacerdozio, che di- fatti abbracciò, entrando, ancora giovinetto, nel seminario di Cremona e ricevendo gli ordini sacri nel 1815. Nel 1816 l'A. fu inviato, insieme con altri giovani sacerdoti lombardi, a Vienna per seguirvi il corso superiore di teologia e di lingue bibliche, fermandovisi fino al 1819. A Vienna l'A. fu discepolo del pedagogista V. E. Milde, docente in quella Università e seguace delle dottrine illuministiche. Rientrato in patria, l'A. insegnò esegesi ed ermeneutica nel seminario di Cremona. Nel 1821 ebbe la direzione delle scuole elementari gratuite istituite dal governo austriaco, il quale non mancò nel 1838 di decorarlo, per le sue benemerenze nel campo educativo, della croce equestre della Corona di ferro. Nel 1844 l'A. fu chiamato a Torino, in occasione della istituzione in quella capitale della scuole straordinarie di metodo. Nell'estate dell'anno successivo l'A. ottenne la cattedra universitaria di metodo che inaugurò nell'ag. con generale consenso. In questo stesso anno fece ritorno a Cremona per ripartire però subito e per rifugiarsi, questa volta quale esule, a Torino. Proposto, con esito sfavorevole, all'arcivescovo di Genova, fu nel dic. del 1848 nominato senatore del Regno sardo e nel 1850 fu eletto presidente del consiglio scolastico e rettore dell'Università di Torino, incarico che tenne, con universale soddisfazione, per sette anni. Lasciato, per motivi di salute, questo incarico, fu nominato ispettore generale degli asili di Torino, ma, poco dopo, il 29 nov. 1858, l'A. chiudeva i suoi giorni.
Il nome dell'A. è legato, come s'è detto, alla istituzione degli asili infantili. Già fuori d'Italia l'istituzione degli asili si era notevolmente sviluppata, in Alsazia per opera di Federico Oberlin e in Inghilterra per opera di Roberto Owen, e qua è lì, in Italia e in Europa, sulla strada della buona tradizione cattolica, che risaliva a s. Gerolamo Miani e a s. Giuseppe Calasanzio, non mancavano iniziative atte a venire incontro ai bisogni educativi e morali dell'infanzia. Cer-
tamente l'A. fin dal suo soggiorno viennese non aveva mancato di seguire il movimento di rinnovamento scolastico in Europa e poté certamente avere conoscenza di quanto, nel campo dell'educazione infantile, si pensava e si sperimentava fuori d'Italia. Comunque non c'è dubbio, che fondando l'A., il 15 nov. 1827 in Cremona, il primo asilo nel quale accolse bambini agitati da 2 a 6 anni, fosse mosso e dal suo zelo cristiano e anche dall'intendimento di sperimentare nuovi metodi atti a far sì che «la istituzione riuscisse insieme educativa della mente, del cuore e del corpo». Due anni dopo, il 24 genn. 1829, l'A. ottenne dal governo austriaco la licenza di istituire una scuola infantile a pagamento a capo della quale pose il cremonese d. Alessandro Gallina. In questo primo asilo venivano seguite alcune pratiche che si credevano fossero meglio atte alla educazione del cuore, della mente e del corpo dei fanciulli. Si recitavano quotidianamente delle preghiere, si cantavano facili inni religiosi, si spiegavano alcuni fatti più rappresentativi e significativi della storia sacra: inoltre non mancavano alcuni calcoli mentali; poi la nomenclatura degli oggetti più noti e poi ancora esercizi fisici alternati con il giuoco. Ma l'aspirazione dell'A. era, oltre che pedagogica, cristiana e perciò egli desiderava poter raccogliere un gruppo di bambini poveri; difatti, ottenutone il consenso dal governo austriaco, poté, aiutato dalla munificenza di uomini e istituti caritatevoli, sul finire del 1830, aprire il primo asilo gratuito accogliendovi 34 bambini dai 3 ai 6 anni. Un primo asilo femminile sarà aperto nel 1833, e nel 1834 sarà istituito a S. Martino dell'Argine il primo asilo infantile rurale.
Il metodo da seguire in questo tipo di scuola e i vantaggi che se ne possono trarre sono dall'A. esposti nelle sue opere che venne via via pubblicando dal 1833 al 1847 (v. BIBLICA). L'opera dell'A., pur con i suoi difetti, ha nella storia dell'educazione un'importanza notevolissima. E mentre le altre istituzioni del genere potevano avere uno scopo più spiccatamente caritatevole quella dell'A. aveva anche un fine educativo, perché concorreva a preparare l'animo e il corpo dei fanciulli a quella più chiara intuizione del mondo fisico morale e religioso quale loro avrebbe dovuto dare la scuola elementare. Nella nuova istituzione dell'A. si incontravano, per riceverne unità, il metodo del Pestalozzi e quello del p. Girard. Al principio dell'intuizione si univa quello del parlare in lingua nazionale. L'educazione e l'istruzione intellettuale si doveva realizzare con la conoscenza degli oggetti usuali e dei loro nomi, «disposti sistematicamente e distribuiti per classi, di maniera che mentre i fanciulli li apprendono, siano diretti a distinguere le somiglianze, le dissomiglianze, il tutto e le sue parti dipendenti, i generi e le specie». In questa cognizione della cosa si doveva procedere col metodo intuitivo che l'A. chiama dimostrativo. Inoltre non mancava in questa prima formazione della mente lo studio dell'alfabeto e quello della religione, ritenuto quest'ultimo quale principale. Per l'educazione e l'istruzione morale e religiosa si dovevano quotidianamente recitare in italiano preghiere, facili canti religiosi, studio della storia sacra. L'istruzione fisica si doveva ottenere col canto, con giochi, con esercizi ginnastici, con frequenti ricreazioni e con «gli studi stessi a maniera di divertimento e di piacere». Non c'è dubbio che il piano educativo dell'A. portava in sé qualcosa di vieto e di scolasticamente incapace ad essere sentito dalle tenere menti. Quella lunga elencazione di parole distribuite per classi per distinguere in esse il tutto e le parti dipendenti, il genere e le specie; l'istruzione religiosa impartita per mezzo della storia sacra e del piccolo catechismo, tutto ciò doveva risultare oltre che eccessivamente verbalistico, pesante e incapace di essere sentito da bambini dai 3 ai 6 anni. L'apprendimento poi dei salmi, delle preghiere e delle massime morali era troppo mnemonico perché potesse tradursi nella co-
scienza dei piccoli in vere norme di condotta e quindi in vera formazione morale. Senza dire che troppo era il tempo dedicato all'istruzione e troppo la scuola era intesa e piegata ad una finalità tutta istruttiva, anche se non mancava il giuoco e la ginnastica. Nell'istituzione portiata mancava un centro di unità perché, in fondo, una profonda conoscenza psicologica dell'animo infantile mancava nell'A. stesso, riducendosi la sua opera ad una raccolta di precetti e di cognizioni empiriche. Ma, bisogna cercare di spiegare e di penetrare l'intimo motivo dell'istituzione per comprendere il successo che essa ebbe, la passione che pro o contro suscitò negli uomini del Risorgimento. Questo motivo va ricercato nel grande amore e nello spirito cristiano da cui fu animato l'A. e dall'intuizione che la formazione dell'uomo deve avere inizio dagli anni più tenteri. Senza dire poi che, pedagogicamente, nonostante gli avvertiti difetti, l'idea di raccogliere in asili i bambini allo scopo di dar loro una prima educazione intellettuale, morale, religiosa e fisica, e quella di realizzare un metodo che, partendo dall'intuizione sensibile dell'oggetto asociale a questa la parola, l'esercizio di talune attività pratiche, l'introduzione del canto come mezzo di espressione, una scuola, infine, sentita come giuoco, non potevano non suscitare negli italiani del tempo adesione e consenso. Gli asili portanti, infine, erano così permeati di spirito cristiano che quantunque la loro istituzione fosse divenuta quasi la bandiera dei liberali del tempo, pure essi furono introdotti nello Stato pontificio sotto il pontificato di Pio IX, e nel 1847 il cardinale prefetto della S. Congregazione degli Studi scriveva ai vescovi affinché, promossero gli asili infantili (E. Formiggini-Santamaria, L'istruzione popolare nello Stato pontificio, Bologna 1909).
Opere: Sulle scuole di Lombardia e principalmente sulle infantili, in Atti della Accademia dei Georgofili, 11 (1833), pp. 206 sgg.; Manuale di educazione e di ammaestramento per le scuole infantili, Cremona 1833; Guida dei fondatori e direttori delle scuole infantili di carità derivata da quanto si pratica nelle scuole infantili di Cremona, Milano 1836; Metodo per adoperare fruttuosamente «l'Abbeccadario e sillabario ad uso dell'Infanzia» e definizione delle parole in esso contenute, ossia «Maniera pratica di sviluppare le idee ed educare l'intelletto e la mente dei fanciulli proposta alle madri di Famiglia e alle istitutrici dell'infanzia, Cremona 1840; Elementi di Pedagogia o Storia della ragionevole educazione dei fanciulli, Roma, 1847.