ALESSANDRO SEVERO, imperatore romano. (M. Aurelius Severus Alexander). - Era figlio di Gessio Marciano e di Giulia Mamea; prima dell'adozione da parte del cugino Elagabalo (221) si chiamava Bassiano o Alessiano. Successe nel 222 a Elagabalo e cercò di governare con onestà e saggezza appoggiandosi al senato, respingendo l'assolutismo militare ed emanando molte disposizioni legislative per le quali si valse dell'opera del celebre Ulpiano. Di animo mite, si lasciò guidare troppo dalla madre; poco capace nelle armi, preferì pagare forti somme ai barbari che minacciavano le frontiere piuttosto che combatterli. Questo gli inimicò l'elemento militare che gli contrappose Massimino; fu ucciso nel 235 con la madre.
Come già i predecessori, membri della sua famiglia, egli fu seguace in religione di un conciliante eclettismo, ma più di loro si mostrò ben disposto verso i cristiani, giungendo a mettere l'effigie del Cristo tra quelle di altri illustri personaggi nel suo sacrario privato e adornando il suo palazzo di sentenze tratte dai Libri Sacri. I cristiani erano numerosi nella corte in quegli anni. Inoltre, essendo sorta una vertenza tra essi e i tavernieri di Roma per l'occupazione di una area, l'imperatore decise a favore dei primi perché, rispose, era meglio che in quel luogo fosse in qualsiasi modo venerata la divinità piuttosto che esso venisse consegnato ai tavernieri. L'episodio indica che la Chiesa già godeva del diritto di proprietà e che già si incominciava a non considerare più la religione cristiana, come una religio illicita.
Bibliografia2 opere
1874; I. I. Görres, Kaiser Alex. Severus und das Christenthum in Zeitschrift für wissensch. Theologie, 20 (1877), pp. 48-89; J. Réville, La religion à Rome sous les Sévères, Roma 1886; D. Vaglieri, s. v. in Diz. epigr. di E. De Ruggiero, I (1894), pp. 396-398; P. Batifol, La Paix constantinienne et le catholicisme, 4ª ed., Parigi 1929, pp. 35-40; A. Jardé, Etude sur la vie et le règne de Sévère Alexandre, Parigi 1925. V. anche MAMEA.