ALFANI, Guido. - N. a Firenze il 17 genn. 1876 dal prof. Augusto, accademico della Crusca, e da Luisa Carobbi, m. ivi il 20 nov. 1940. Scolopio il 10 maggio 1899. Nel 1905 succedette al p. Giovannozzi nella direzione dell'Osservatorio Ximeniano di Firenze, che rese noto al mondo intero per l'attività sismologica. Fu valoroso sismologo e geniale sperimentatore fisico. Perfezionò e ideò molteplici apparecchi sismici molto sensibili, che portano il suo nome, i principali dei quali sono: 1) i tropometrografi Omori-Alfani; 2) un ortosismografo; 3) due pendoli aperiodici; 4) un bipendolo; 5) il fotosismografo sul tipo Galitzin; 6) il vi-brografo accelerometrico; 7) il trepidometro portabile.
Studiò con particolare cura ed acume le vibrazioni e le deflessioni dei vari monumenti nazionali: quali il campanile di Pisa, la torre del Palazzo Vecchio di Firenze, la cupola del Brunelleschi. In questa ripeté l'esperienza del pendolo, fatta per la prima volta in Italia dagli accademici del Cimento, e poi a Parigi da Foucault nel 1851. Fu il primo ad impiantare in Italia una stazione radiotelegrafica per il servizio orario degli apparecchi sismici: Marconi ne collaudò il funzionamento.
Studioso indefesso, precisando l'epicentro di vari terremoti, dette tempestivo avviso alle autorità per il soccorso ai centri devastati (Messina: 28 dic. 1908; Avazzano: 13 luglio 1915; Mugello: 29 giugno 1919; Alpi Apuane: 7 sett. 1920) e sempre si portò sui luoghi sinistrati per lo studio diretto del fenomeno. Con scritti e conferenze divulgò la scienza con chiarezza e semplicità. Lascia circa un centinaio di memorie scientifiche di sismologia fisica, tecnica, edilizia; di astronomia e meteorologia, nella quale scienza si rese noto per l'invenzione di un altimetro e di un microbarografo, ammirabili per esattezza. Ha al suo attivo anche un telefono automatico e un tachimetro. Contribuì molto allo studio del clima di Firenze. Era libero docente di sismologia nell'Università di questa città.
L'A. non fu soltanto uno scienziato apprezzatissimo, ma anche sacerdote che sentì profondamente l'altezza del suo ministero, e si prodigò generosamente per confortare e riportare a Dio anime smarrite: non dovunque il caso di Giosuè Borsi, dal Nostro ricondotto alla fede cristiana. Fu padre e fratello di chi affidava a lui la propria coscienza, onde averne sanate le ansie e le ferite.
La sua scomparsa costituì un lutto vivissimo per tutta la città. Nella sua tomba, a Rivedi, una per-gamena dice: «Dottrina usus est ut hominum animos ad Dei cultum converteret».