ALMA MATER

Image from page 553
Image from page 553

ALMA MATER. - Espressione medievale, sinonimo di *Università*. Il concetto di «madre» fu applicato all’università fin dalle origini di questa gloriosa istituzione (sec. XIII); e ben presto vi si aggiunse quello correlativo della fecondità: «alma».

I documenti più antichi ci danno tre espressioni cronologicamente distinte: 1) *Mater Universitas*, che si riscontra per la prima volta in una *Ordinanza* di Oxford del 1300 circa (cf. H. Anstey, *Munimenta academica Oxon.*,

1. Londra 1868, p. 77); 2) Alma Universitas, frequente nei documenti del sec. XIV e successivo; 3) Alma Mater, che si ha in documenti della seconda metà del sec. XIV, quasi fusione delle due prime espressioni. Innocenzo IV parlava di Oxford come di una faccunda mater, la quale «de utero suo filios producit ad iustitiam eruditos» (6 ott. 1254). Un secolo dopo, nel 1342, il re Edoardo III d'Inghilterra considerava l'Universitas di Cambridge come «mater et propagatrix studentium peritorum». Da questo concetto della Mater Universitas derivano i termini di matricula e di immatricolazione degli studenti (alumni).

Detto di persone e di istituzioni, il termine alumnus racchiude sempre un significato di onore e di venerazione, di bellezza e di santità (Festo, s. v.). Così A. M., riferita ad università, è un'appellazione nobile, che in bocca agli alunni esprime l'affettuosa stima e riconoscenza verso l'Ateneo che li ha intellettualmente e spiritualmente formati. Alla scelta di questa espressione accademica non deve essere stata estranea l'ispirazione liturgica, offerta soprattutto Alma Redemptoris Mater (v.), e il «Dei Mater alma» dell'Ave maris stella.

BIBL.: H. Denife, Die Universitäten des Mittelalters bis 1400, Berlino 1885, pp. 33-35. - Per il valore di Almus e l'uso che ne hanno fatto gli scrittori latini, tanto pagani che cristiani, c. F. Eorecellini, Levitae totius Latinitatis, I, Padova 1940, p. 194. e, soprattutto, il Thesaurus Linguae Latinae delle Accademici Germaniche, I, Lipsia 1900, coll. 1703 sgg. Igino Cecchetti.