AMBROSIANO, CANTO. - È il canto adoperato attualmente nella liturgia ambrosiana. Anticamente la sua estensione era molto più diffusa, arrivando fino a Benevento e Montecassino, benché a. fosse sempre sinonimo di milanese. Non si può in realtà affermare che il canto, come lo stesso ordinamento liturgico, sia opera di s. Ambrogio; però certamente nella salmodia, nell'innodia e in altre parti, quest'ultimo è stato una direttiva personale. Tutto però ci fa credere che al sec. VI almeno, canto e liturgia avessero una fisionomia propria, diversa da quella che dispose il papa s. Gregorio per Roma. Circa l'origine, benché ci siano molti dettagli ancora imprecisi, si crede che rispondesse, non esclusi gli influssi orientali e qualche orientamento gallicano, ad una tradizione più o meno latina; in tal modo si può dire che vi era una tradizione musicale romana, che fu stilizzata diversamente a Roma ed a Milano, forse anche data l'importanza diversa dei due centri. Per il ritmo, è certo che la tradizione fu la stessa; anzi i più antichi manoscritti musicali a. adoperano, si può dire, la stessa notazione nord-italiana, che presenta grande affinità con la Sangallese usata a Bobbio, e gli stessi segni ritmici addizionali. Nella parte modale, il c. a. testimonia ancor più del gregoriano la teoria antica, prima che fosse ritoccata e sistemata nel medioevo; esso è più conforme al genio latino, al ritmo libero e alle antiche teorie dell'armonica ellenica. I due canti, a. e gregoriano, benché si possano dire una stessa liturgia musicale, hanno ciascuno stile e formole proprie. Nell'a. i melismi sono, in genere, più prolungati, composti di intervalli più congiunti, di forma più somiglianze alla bizantina. I manoscritti sui quali si è potuto stabilire una edizione critica di questo canto sono relativamente numerosi, e risalgono ai secc. IX e X. La scrittura, dalla primitiva, si sviluppò sino ad assumere forme gotiche; oggi ben legittimamente si è potuto presentarla con tradizione neumatica latina comune. È notevole, nella modalità del c. a., l'assenza di ogni indicazione numerica dei modi all'inizio della melodia; ciò che risponde meglio al suo carattere primitivo. La salmodia non conosce melodia propria alla mediante, e come dominante per il canto del salmo sceglie logicamente quella nota che più ha dominato nell'antifona, con la quale deve formare un tutto armonico e liturgico. Quanto alla sua estetica, vi è, più che nel gregoriano, una gran diversità di formule per i diversi momenti liturgici. La sua espressione, benché a volte sia di una semplicità straordinaria, altre volte è più intensa, più sentita, più ardita; perciò è completamente falso l'appellativo ad esso applicato di «canto duro», in un tempo nel quale si ignorava il vero c. a. In complesso, è un'espressione musicale più primitiva, più spontanea, meno ricercata della gregoriana.
AMBROSIANO, CANTO
BIBL.: C. Perceg, La regola del canto fermo a., Milano 1622; G. A. Irico, De Ambrosianae liturgiae origine antiquitate et nomine, 1743 (incidito nella bibli. Ambr.). Antiphonarium et lectionarium ambrosianum sacce. IX et X, in Monumenta sacra et profana ex codicibus praesertim bibliotecae ambrosianae, Milano 1861; A. Ceriani, Notitia liturgica ambrosianae ante saec. XI medium, Milano 1895; M. Magistretti, La liturgia della Chiesa di Milano nel sec. IV, Milano 1890; P. Cagin, Antiphonarium ambrosianum du Musée britannique (Paléocraphie musicale Solem., 5-6), Sclenses 1896-1900; Kott, in Rassegna Gregoriana, 1905-1906; E. Garbagnati, Studi sull'antica salmodia ambrosiana, in Rassegna gregoriana, 1911, e Ambrosians, 1928; G. Bas, Sull'esecuzione metrica degli inni giambici ambrosiani, in Ambrosians, 1928.